Inevitabile come la morte e le tasse e i rigori per la juve, ecco il consueto post sulla sconfitta elettorale a cui vi siete abbonati inconsapevolmente il giorno in cui avete deciso di essere di sinistra. Sono quasi 25.000 caratteri, quindi prendetevi del tempo per leggerlo. Oppure passate ad altro. Avremo bisogno di tempo, per trovare una via d’uscita. Sempre che ci sia. Sempre che ci piaccia quello che c’è dopo.
Che bel divertimento.

La società italiana ha la giusta pretesa di essere trattata da adulta e responsabile, una comunità che fa scelte avvedute e sa occuparsi del bene collettivo in modo efficace. 

Oggi è successo, l’Italia si è espressa e ha scelto di premiare, con un voto di massa, la destra più estrema, una scelta che non ha uguali nel mondo occidentale e che avvicina, politicamente, il paese alle “democrature” che ci sono in Polonia e Ungheria, con uno sguardo anche al regime russo, da sempre finanziatore e ispiratore delle destre europee e in particolare di quella italiana.

Come tanti, mi sto chiedendo anch’io quali siano le ragioni dietro questa scelta che è davvero sentita, partecipata e non accidentale. Non le trovo, se non ricorrendo al repertorio di urla da stadio della curva sinistra (la mia) contro quella destra. Con un po’ di sforzo, ne sto lontano. E cerco di capire. Non ci riesco benissimo 

UNO SPIONE DI SINISTRA 

Quello che vedo è che sicuramente è un voto voluto, intimo e forse identitario. Non è una fase, una mania passeggera, un amour fou: gli italiani hanno convintamente scelto la destra e, al suo interno, hanno premiato la sua versione estrema, orgogliosamente post-fascista e nostalgica del “pre”, xenofoba, machista, omofoba, ultra-cattolica e nemica dei diritti civili. 

Non sono sorpreso. Per il poco che vale, il pezzo di mondo che mi capita di incrociare nella mia quotidianità e anche fuori dalla mia bolla di consuetudine conforta l’ipotesi che l’italiano medio sia esattamente l’elettore-tipo di questa destra. Mi guardo intorno e vedo persone poco capaci a interpretare il presente, senza la voglia e gli strumenti per migliorarsi a livello intellettuale, sociale ed economico, intrise di odio più o meno manifesto verso ciò che è nuovo e/o diverso e soprattutto insoddisfatte, rabbiose per qualcosa che non identificano bene. 

Si direbbe, a parlarci e a spiare le loro chiacchiere, che siano tutte risentite perché hanno perso la sensazione di controllo sulle proprie vite e si sentono dominate da qualcosa più grande di loro, che vogliono combattere.

OK, MA PERCHÉ VOTATE LA DESTRA?

Vincendo la mia naturale ritrosia torinese, ho provato a parlare con alcuni nuovi elettori della destra estrema. E ho scoperto che non sanno bene rispondere alla domanda “perché voti la destra estrema?”. Anzi, buona parte delle persone con cui ho interagito contesta la domanda: per loro non è destra estrema, per loro sono “la Meloni e Salvini”, due figure che si vedono in tv e che quindi appartengono a un immaginario naturalmente rassicurante e accettabile. 

I leader della destra peggiore d’Occidente sono stati normalizzati, così non c’è più nessun confine etico, nessuna remora “patriottica” a tenere certe figure lontane dai posti di potere. È una colpa lunga, questa, le cui radici risalgono al 1994, al primo Berlusconi e alla normalizzazione superficiale di Lega e post-MSI, fino ad allora partiti poco votati perché considerati fuori dall’arco democratico e del buonsenso. 

Chi mi ha risposto alla domanda “perché voti la destra estrema?” ha prodotto argomentazioni sottili, superficiali, generiche: “perché la gente non ce la fa più”, “perché è ora di dire basta ai poteri forti”, “perché bisogna combattere le banche”, “perché in Italia non c’è più giustizia”, “perché Draghi e i tuoi amici del PD se la contano mentre la gente sta male”, “perché non sappiamo più come pagare le bollette”, più la consueta pennellata di argomentazioni anti-immigrazione e novax.

Al di là del generico “la gente stanno male” di grillina memoria, la sostenibilità delle argomentazioni a favore del voto alla destra che mi è capitato di raccogliere è piuttosto bassa.

Registro giusto due temi forti: una richiesta generica e non ben focalizzata di “giustizia sociale” e una manifestazione, anche questa a grandi linee, di disagio economico generalizzato. 

Su questi due punti verrebbe da chiedere agli elettori della destra estrema in che modo pensano che i loro beniamini politici siano determinanti nel portare più giustizia sociale e una migliore redistribuzione della ricchezza in Italia. 
È una domanda interessante, perché la storia politica, dal Dopoguerra a oggi, ha un solo dato costante: quando governa la destra, aumenta l’ingiustizia sociale, i poveri diventano più poveri e i ricchi diventano più ricchi. E diminuiscono le possibilità che i poveri hanno di progredire sul piano economico-sociale.

Quindi chi vota la destra italiana si aspetta che faccia il contrario di quello ha sempre fatto (e che per altro non è nota per fare in generale, anche fuori dall’Italia).

SIETE SICURI DI VOLERE LA DESTRA AL POTERE?

Ma c’è un altro cortocircuito che toglie ancora più basi di logica e buonsenso al voto alla destra italiana più estrema. Ed è il fatto che in verità gli italiani non vogliono cose di destra, come ha intelligentemente analizzato Pietro Raffa su Twitter.  

Un’indagine CISE piuttosto seria e recente, pubblicata poche settimane prima del voto, rivela che sui temi più importanti a giudizio degli italiani (quindi la priorità è indicata dagli italiani stessi), il paese ha in larga maggioranza opinioni progressiste. Si legge qui.

Qualche esempio?
L’84% vuole una legge sul salario minimo (a cui la destra, da sempre schierata col padronato peggiore, è contrarissima). 

Il 78% vuole mantenere la progressività fiscale (quindi è contrario alla flat tax proposta dalla destra, che taglia le tasse ai ricchi e le alza ai poveri, sempre che gli elettori siano in grado di capirlo)

L’86% è favorevole all’eutanasia, a cui la destra è contrarissima. L’82% a mantenere inalterato il diritto di aborto, altro tema antitetico con la destra. 
Il 71% è per inasprire le pene contro chi compie reati di odio omo-transfobico (insomma, il DDL Zan, contro cui la destra ha fatto le barricate e pure un pezzo di sinistra)

Il 67% è favorevole ad aumentare le tasse di successione ai ricchi (che Berlusconi abolì, facendo un danno enorme)

IL 57% è favorevole a dare più facilmente la cittadinanza ai figli degli immigrati regolari nati e cresciuti in Italia. E addirittura il 56% è favorevole a legalizzare le droghe leggere. 
Perfino un tema generico e prepolitico come “Ridurre le differenze di reddito tra redditi alti e redditi bassi” vede il 79% favorevole, in totale opposizione col concetto “equity builder” della destra.

Secondo la ricerca, gli unici temi su cui gli italiani sono schierati con la destra sono la limitazione dell’immigrazione (68%) e il presidenzialismo (58%, ma ho seri dubbi che la gente sappia di cosa sta parlando, ché il tema è complesso).

Dati alla mano, gli italiani votano convinti ed entusiasti la destra, ma in gran parte non vogliono la destra, le proposte della destra, le idee della destra. O la vogliono giusto in funzione anti-immigrati, non sapendo che sugli immigrati la destra frega la gente. 

C’è da chiedersi perché queste opinioni non si trasformino in una domanda politica, contando che l’offerta c’è. Forse perché chi è responsabile dell’offerta non è credibile? Forse perché gli italiani sono convinti che siano sogni impossibili da realizzare? 

Fossi uno dei traballanti (spero) capi del centrosinistra, inizierei a farmi quelle domande. 

Domande che tra l’altro qui ci facevamo già 4 anni fa, in un post sulla “sinistra inutile”.

THE GREAT IMMIGRATION SWINDLE

Votare la destra per ridurre i disagi, i pericoli e in generale le conseguenze negative che l’immigrazione può avere sulla popolazione residente è un atto egoista, ingiusto e moralmente esecrabile. Ma è soprattutto un atto controproducente. 

La realtà è che la destra contro l’immigrazione non fa niente, perché non può fare niente. Tutti i proclami del tipo “basta immigrazione”, “chiudiamo le frontiere”, ecc. non si sono mai concretizzati in qualcosa di credibile, per una semplice ragione: chiudere le frontiere di un paese è difficilissimo, non ci sono riusciti nemmeno gli Stati Uniti con Trump. Figuriamoci chiudere le frontiere di un paese che è in mezzo al mare.

La destra, contro l’immigrazione, fa una sola cosa: toglie diritti e cittadinanza agli immigrati. Gli immigrati arrivano lo stesso (con la destra che fa la scenetta di facciata di tentare di fermare “l’invasione”), ma lo fanno con zero diritti, da clandestini totali. 
Così costano ancora meno sul mercato del lavoro (anzi, sul mercato dello schiavismo agricolo e delle narcomafie), non sono integrati, non imparano la lingua e la cultura del paese che li ospita e sono costretti a vivere nell’indigenza totale, sfruttati e isolati. 

Risultato: come tutti i disperati, gli immigrati finiscono a lavorare per chi li schiavizza, finiscono a fare manovalanza per la criminalità o si danno al piccolo crimine, quello che colpisce quelli marginalmente meno poveri di loro, creando ancora più odio per gli immigrati. E lo fanno da alieni alla società, non integrati, spesso incattiviti, chiusi. Situazione perfetta per chi si candida con una piattaforma xenofoba. 

Insomma, per la destra il problema immigrazione è una garanzia costante di consensi. E si guardano bene dal risolvere il problema, perché la soluzione che propongono è falsa e non applicabile e il problema più è grave, più li premia con voti e consensi. 
E le condizioni sono tali per cui nessuno andrà mai dalla destra a dire “non avete fatto niente!”, perché la destra risponderà “Come no? Abbiamo corcato/privato di diritti tutti i ne*ri che abbiamo incontrato!” e agli elettori, non esattamente dei mostri di approfondimento, basterà questo aspetto vendicativo per ritenersi soddisfatti. 
Non sono loro che sono razzisti, sono loro che sono neri/slavi/zingari/meridionali/veneti, ecc. 

Fateci caso, ma più un quartiere di una grande città è caratterizzato da un’immigrazione mal gestita e clandestina, più la gente vota a destra. E più la destra vince, meno fa per risolvere gli aspetti problematici dell’immigrazione. Agisce contro gli immigrati, semmai. Ma mai contro l’immigrazione e le criticità che può portare.

D’altronde dal 1994 ha governato per un bel po’ di anni la destra o qualche cosa di simile. 
È calata l’immigrazione, secondo voi? È migliorata la situazione? Hanno fatto qualcosa di interessante e utile per ridurla? (sempre che sia un risultato auspicabile, beninteso). 

UN GRANDE ASSENTE: LA SINISTRA

Sì, finora non ho scritto una riga sulla sinistra, un po’ perché ho finito le parole da dire e un po’ perché forse non se le merita.

Nel corso degli anni ho provato pure io una progressiva disaffezione nei confronti della sinistra tutta, da quella istituzionale e moscia che assomiglia alla destra e spesso ci si allea a quella estrema che assomiglia alla destra e ultimamente ci si allea. 
Vedete anche voi un pattern problematico e trasversale alle varie identità/anime della sinistra? 

Ho scritto una valanga di post, tweet, pipponi, ecc., nel corso degli anni, per avvertire la sinistra dei pericoli che correva nel relazionarsi coi populisti. Ovviamente non hanno dato retta a un anonimo pubblicitario di Torino e, sventurati, hanno risposto alle sirene degli “amici del popolo” di leniniana memoria. 
Questo ha generato mostri: ha tirato fuori le peggiori anime assistenzialiste e anti-economiche di certa sinistra e, soprattutto, ha legittimato il populismo come qualcosa che può avere una natura di sinistra (mentre è vero il contrario: il populismo è lo stadio larvale dei fascismi, guardate dove sono finiti tutti i voti al M5S del 2018: a destra). 

Non solo, la sinistra si è così innamorata del populismo da non preparare nessun piano B qualora l’alleanza coi populisti fosse andata male. E ovviamente è andata male, anche perché casualmente i populisti si sono trovati insieme alla destra a far cadere il governo di unità nazionale e di larghe intese che stava tenendo in piedi la baracca con risultati e perfino un po’ di stile.

E intanto avevano pensato bene di dividersi, litigare, ecc. E poi, isolati, si sono messi a presidiare, da bravi cosplayer, il campo delle rivendicazioni (non dei valori: non li hanno) tipico della sinistra.

È andata così: i populisti del Movimento 5 Stelle, dopo aver fatto il più grande favore possibile ai loro ex alleati di destra estrema, facendo cadere il governo Draghi, hanno letteralmente rubato le parole d’ordine, i temi, le rivendicazioni alla sinistra. E hanno raccolto dei frutti notevoli, in metà Italia. Sì, al Nord questo gioco ha funzionato poco, perché lo sguaiato reddito di cittadinanza non incide in modo così rilevante nelle vite delle persone, dato che c’è lavoro e in generale un’economia e una società meno in sofferenza. 
In compenso al Sud ha funzionato tantissimo, al punto che il Movimento 5 Stelle è ormai una perfetta Lega Sud, con le tradizionali ricette (politiche) del Sud: assitenzialismo, soldi dello Stato per tutti e una visione della società che non si basa sullo sviluppo ma sullo Stato come mucca da mungere. 

Mi pare una cosa logica: regali soldi per legge alla gente e questa ti vota, perché non vede cosa significa in termini reali e nel tempo una follia come questo disgraziato reddito di cittadinanza, che non genera occupazione, non riqualifica professionalmente le persone che lo ricevono e quindi non affranca e “salva” le persone con il lavoro. Lo hanno detto i grillini stessi “non pensavamo di creare posti di lavoro, col reddito di cittadinanza”. E infatti non ne genera. Così c’è mezza Italia che vive a spese dell’altra metà e solo una piccola parte di questa è davvero gente bisognosa e incapacitata a lavorare.

Resta un fatto, alla fine. Se perfino i populisti grillini, che hanno firmato insieme alla Lega alcune delle leggi più di destra e crudeli del Dopoguerra (i decreti Salvini, su tutto), che hanno accolto Trump come un eroe, che hanno flirtato con i gilet gialli, che hanno evidenti sudditanze alla dittatura di Putin, che hanno trovato modo di bocciare tutte le leggi sui diritti civili, che hanno espresso negli anni personaggi e idee imbarazzanti, riescono in 2 mesi a intestarsi i valori di sinistra e a darsi un’identità progressista più efficace del PD, forse c’è da farsi qualche domanda sul PD stesso (ok, e anche sulla creduloneria degli italiani, ormai preda della sindrome di Super Pippo, cioè non rendersi conto di cose evidenti, plateali, facili facili). 

CHE FARE? NIENTE O FORSE TUTTO

Ok. E adesso? Che si fa?

Non si fa niente: lo scenario della sinistra o del centrosinistra è preda di ego, di gruppi di potere e di incrostazioni ideologiche che bloccano qualsiasi ipotesi di ripensamento della formula. 

Il problema è il PD. E no, non è un problema legato a chi lo guida. Quello semmai è un’aggravante e sicuramente due segreterie terribili, ondivaghe, disperate, poltroniste e incapaci come Zingaretti e Letta hanno fatto danni enormi, ma aggiuntivi al problema di fondo. <


Il problema di fondo è che il PD non è più credibile; è una sigla a cui, anche se domani si mettesse a proporre la presa del Palazzo d’Inverno e la dittatura del proletariato, nessuno crederebbe. 
Di fatto il PD è un brand fallito, di cui la gente non si fida più, che è rovinato e respingente agli occhi degli elettori ancora prima che esprima le sue idee. 

Le ragioni sono molte, alcune di queste sono puramente di politica di Palazzo: il PD ormai è una vita che perde le elezioni e trova il modo di governare con larghe intese con chiunque e mettere Franceschini alla Cultura. Altre sono gravi e concrete: il PD è lontano dalle persone, è debole sui territori, non ha un’identità definita con cui proporsi alla gente e oggettivamente non ha una linea. 

Mi fa ridere che nessuno abbia provato a chiedere a Letta o a chiunque del PD una cosa semplice, in queste elezioni: “Scusate, ma chi proporreste come Presidente del Consiglio, nel caso vinceste le elezioni?”. Voi lo sapete? No. Nemmeno io. Nemmeno quelli del PD. 
Questo dà l’idea di quanto sono confusi, chiusi mentalmente nei palazzi romani, ossessionati da alleanze, geometrie, conti, ecc. Non sanno dire nemmeno chi sarebbe stato il loro “capo”, nelle loro intenzioni. 

Tolgo un momento la giacchetta del militante depresso e metto quella del comunicatore di mestiere e dico una cosa forte: il PD non si salva. Non sarà un congresso (che immagino ci sarà, avendo il PD post-Renzi fatto un risultato peggiore di Renzi, tenendo anche conto che dentro il PD c’era MDP) a cambiare le sorti di questa sigla. Non cambierà nulla cambiando il segretario, rivoluzionando tutto (cosa che tra l’altro non avverrà; ormai i soliti noti governano il partito a colpi di vecchietti con la tessera che fanno quello che gli dicono i vari potentati locali e nazionali che “possiedono” il partito).

Il problema è che se ti sei bruciato la credibilità, se alla faccia degli elettori sei un trafficone che trova sempre il modo di governare senza identità, infilandosi nelle maggioranze altrui, se hai dato l’impressione di aver dimenticato i valori e le necessità della tua constituency, se per anni ti sei moderato al punto di aver perso i connotati di un partito di sinistra (un esempio su tutti: hai un segretario democristianissimo che sembra un prete e ogni anno voti per dare 400 milioni di euro alle scuole parificate, cioè cattoliche, e in più continui a candidare i TeoDem, cioè bigotti con le idee di Adinolfi), se da decenni candidi sempre le stesse persone (Fassino!), se hai tolto dalle liste tutti i giovani promettenti, la gente non ti vota più nemmeno se inizi a comportarti bene, cosa che tra l’altro non fai comunque. 

Il problema è tutto qui: nella sinistra non cambierà mai niente fino a quando ci sarà il PD, che continuerà a prendere quel 18-20% di voti pigri, di risulta, identitari e a tratti anche ragionevoli, perché nel PD si candidano anche un certo numero di persone valide (a fronte di un grande numero di gente inqualificabile), le cui ali sono tarpate dalla dannosità del “brand” con cui si presentano agli elettori. 

Quella quota di elettori strenui del PD è il problema, perché con un partito così si perde, perché le proposte perdono credibilità e perché tutti quegli elettori bloccati su una nave arenata non vanno da nessuna altra parte. E ci sarebbe bisogno del loro voto per aprire nuove realtà, con nuove idee, ecc. 
Altrove è già successo, in Francia i socialisti tradizionali sono letteralmente spariti, per dire. Ed erano i socialisti francesi, non il PD che candida (e non fa eleggere, evviva! gente come il TeoDem Lepri).

Qui no, qui la baracca fa pietà ma non si svuota come dovrebbe. E dovremmo svuotarla noi, perché così si liberano voti che possono fare da massa critica per sostenere nuove realtà. 

Bisogna smettere di votare PD. Io ho smesso da 4 anni e sto benissimo (allego mia foto mentre salto una staccionata in modo acrobatico).

No, nessuna delle realtà attuali intorno al PD è credibile, ora come ora. Personalmente ho visto in Possibile, dopo aver fatto per anni la guerra a Civati quando era mal consigliato, un po’ di speranza su cosa fare per la sinistra di domani: il programma era ottimo, l’età media era bassa, le idee non banali, anticonformiste a tratti e ben approfondite. Infatti è un partito che attualmente esiste come testimonianza o poco più. Vediamo se si potrà fare qualcosa per crescere. 

Il problema resta. Bisogna togliere voti al PD (perché da solo non si scioglierà: è comunque una macchina, seppure sempre più inceppata, di seggi sicuri per i soliti noti, compromessi e impresentabili, più qualche bravo che emerge e viene regolarmente umiliato) e forse potrà succedere qualcosa. 

Nel mentre, non succederà niente. La destra spadroneggerà e farà tutto il male possibile partendo dai più deboli e fissandosi sulle operazioni di facciata. Troveranno nuovi colpevoli per le loro incapacità (perché questi non sanno governare: sono il PDL, li conosciamo; li abbiamo cacciati a calci nel 2011 con lo spread a 500 e il debito impazzito) e continueranno a vincere facendo leva sulle paure degli italiani. 

Lo dicevo già 4 anni fa (queste sono le elezioni di 4 anni fa, con buona parte dei voti di M5S e Lega finiti giustamente al partito più smaccatamente fascio in campo), c’è tempo. Non sarà una passeggiata e questa cosa qui, questo mostruoso rigurgito di inciviltà della società italiana, è dominante e ci avremo a che fare per 15-20 anni. 

C’è tutto il tempo per ricostruire una sinistra che sicuramente continuerà a perdere, perché la società italiana rifiuta radicalmente i valori di sinistra anche se questo significa andare contro i propri interessi. Ma almeno perderà bene, magari contro una destra non sguaiata, fascistoide e collusa con la criminalità organizzata (ci avete fatto caso che ne arrestano uno al giorno di FDI per corruzione?). 

Nel mentre c’è da sperare che, dopo aver sbattuto il naso contro ogni propria scelta sciagurata, la società italiana inizi a capire qualcosa, cambi, si rinnovi. Sono processi lunghi e attualmente sta succedendo l’esatto contrario. Ma con la società messa così, rovinata da decenni di pedagogie berlusconiane che fanno sì che la gente diffidi della competenza e consideri “professorone” un insulto, non c’è nessuna speranza di vittoria, se non tattica. 

Guardiamo i libri di Storia: nel Dopoguerra la sinistra, per quanto moderata, non ha vinto mai mai mai, se non per il rotto della cuffia nel 1996, perché la destra si era presentata divisa, e nel 2006, per una manciata di voti e con una maggioranza risicatissima e crollata poco dopo.
La realtà è evidente: gli italiani non vogliono la sinistra e non l’hanno voluta mai. 

Fateci caso, negli ultimi anni lo scenario è questo ed è in 3 step: 
1 – la gente vota la destra peggiore, che ovviamente fa danni, ruba, distrugge e crea ingiustizia; metaforicamente, pestano una cacca e la portano in casa. 

2 – indignati, gli italiani votano i populisti, che promettono di demolire la casa in cui è stata portata la cacca. 

3 – i populisti al potere fanno danni, creano ingiustizia, creano caos. E la gente, spaventata, torna al punto 1 votando la destra. 

Come potete notare, la sinistra in questo schema non tocca palla. Non ci considerano nemmeno, sia come problema sia come soluzione. 

Tocca rassegnarsi a questo fatto e, riprendendo una delle battute con l’uso più stronzo che ci sia (la battuta è bella, ma la usano quelli di destra per dire che noi di sinistra non interpretiamo bene ciò che la gente vuole, cosa verissima, dato che la gente vuole cose orribili, in gran parte), cambiare gli elettori. 
Cambiarli dentro, intendo. Informarli, fargli capire che ci sono idee migliori dell’odio, discuterci, litigarci, convincerli. Fare politica è questa cosa qui. Non la farò certo io (ho già dato, grazie), ma forse mio figlio, forse i più giovani. A me è passata la voglia. 

QUESTO È IL VOSTRO PAESE. NON IL MIO. IO CI ABITO E BASTA.

I tempi sono lunghi, l’ambiente è da sempre ostile alle idee di progresso e non c’è nessun silver lining nemmeno accelerazionista (storie montanelliane del tipo “ora il paese si sorbisce la peggio destra, così capisce e cambia idea”; non è vero, non capiscono e non cambiano idea e se la cambiano votano per i populisti) a cui ci si possa aggrappare. 

Agli italiani è possibile dire una sola cosa: questo è il vostro paese. 
Siete voi che lo avete voluto così e spetta a voi la responsabilità delle scelte fatte e di cosa comporteranno per la collettività. 
Forse alla fine un paese arruffone, in cui domina il familismo amorale, in cui la prepotenza è uno strumento che in qualche modo fa ordine, in cui la prevaricazione è regola e in cui si giudica la gente per ciò che è e non per ciò che fa può fare per voi. 
Forse vivere in un paese orribile vi piace, perché almeno dà una spiegazione ai vostri insuccessi, ai vostri mali. Votate i politici peggiori per potervi lamentare contro “questi politici” ogni volta che vi va male (e vi andrà tanto male, prossimamente), per poi votarne di peggiori al prossimo giro.


Personalmente sono anni che mi difendo da voi, che cerco di frequentarvi il meno possibile, che vi temo e diffido di chi siete e di cosa vi piace. 

Vivo in Italia, non ripongo nessuna speranza nel luogo in cui vivo e nelle persone che ci abitano. 
Forse qualcosa cambierà, col tempo. Ma nel mentre vivrò qui da persona diversa da voi. Ho un altro sistema di valori, altri riferimenti, un’altra idea di mondo. 

2 comments

  1. Un vero peccato che tu debba scrivere un post così bello per una situazione così tragica ma forse questa è l’essenza dello scrivere, lo si fa per sciogliere una sofferenza enorme. L’Italia di questi italiani non ti merita, vattene. Vieni via. Hanno rovinato il nostro futuro prossimo, ci toglieranno quel poco di libertà che abbiamo. L’Italia ha un male incurabile. Il suo male sono gli Italiani.

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