Faccio subito coming out: io sono bersaniano. Ma proprio tanto.

Perché Bersani le ha tutte: ha un’età e un’esperienza politica e amministrativa tale da garantire competenza senza avere addosso troppo vecchiume, ha una storia politica affine alla mia, cioè è un ex comunista diventato sinceramente democratico con venature liberaleggianti ed è pure un esempio perfetto di “modello emiliano” con cui credo di avervi assillato negli ultimi vent’anni circa (scusatemi), peraltro avendo ragione.

Insomma, Pierluigi Bersani mi piace da morire come persona, come politico, come amministratore.
Dirò di più: Bersani mi rappresenta. Mi riconosco in lui e tra tutti i candidati alle Primarie è quello nei fatti più affine a quello che sono per storia, educazione, valori.
Ogni volta che guardo quell’immagine un po’ ingrata in cui lui è lì che si beve una birretta da solo (mentre pranza e lavora, perché quelli come noi sono degli stakanovisti quando si tratta di militare) mi viene voglia di pagargli un secondo giro e tenergli compagnia: la conversazione sarebbe di sicuro deliziosa.

Non ho problemi ad ammetterlo: Bersani sarebbe un perfetto leader di un centrosinistra di chiara matrice socialdemocratica. Nel 1992.

 

[Il post prosegue per altre 11 pagine di Word (sì, l’ho scritto in Word, sono un romantico a Milano), peraltro senza figure. Quindi o vi fermate qui o vi sincerate di avere un sacco di tempo e di pazienza a vostra disposizione. Se siete dei don Ferrante e il tempo non vi manca, proseguite oltre.] Oppure scaricate il post in PDF e ve lo leggete come più vi aggrada, qui.

Il problema è che vent’anni dopo il 1992, il centrosinistra e soprattutto il paese non hanno bisogno di una coalizione di scuola socialisteggiante, pur avendo bisogno di sinistra.

E le Primarie – e in generale le elezioni – non sono un contest in cui voti il candidato che ti assomiglia di più o ti sta più simpatico, ma quelle in cui il buon senso impone di votare chi propone le soluzioni migliori per risolvere i problemi di tutti.

;

Questo è un post in cui provo a spiegare perché alle Primarie voterò per Matteo Renzi e per le idee e il modello di sinistra e di paese di cui si fa promotore.

Provo a ragionare pubblicamente e a raccontarmi, perché confesso che per un bersaniano naturale come me la scelta non è stata facile e prevede un bel po’ di passaggi, che tra l’altro hanno a che fare con boh “quel sentimento di percezione che si ha di se stessi e non si abbandona mai” (quasi di certo c’è una parola tedesca che lo riassume)

Ecco, quindi, un po’ di punti su cui mi sono trovato a riflettere. Iniziano tutti, tranne le conclusioni, con “Nel 2012”, perché il punto è anche un po’ quello.

 

1 – GUSTOSE RICETTE D’ALTRI TEMPI

Nel 2012 la ricetta socialdemocratica dura, pura e indiscussa, non funziona più. E non lo fa dalla fine del secolo scorso. Se su questa ricetta mettiamo la salsa della contiguità con la CGIL, il piatto diventa immangiabile.

E non lo dico io, che ho studi economici limitati a qualche esame all’Università e sono scarso in matematica: lo dicono i fatti.

 

Faccio sempre il solito esempio (l’avrete già letto in qualche mio commento in giro o ve l’avrò direttamente fatto dal vivo, se siete sfortunati).
Prendete la vostra rubrica telefonica. Se è su carta, lasciate perdere e votate direttamente Bersani. Se è su uno smartphone, prendete nota di quanti tra i vostri amici sono assunti a tempo indeterminato.
Quasi nessuno, vero? Adesso contate quanti di questi assunti a tempo indeterminato lavorano nel pubblico impiego. Si contano sulle dita di una mano, di solito.

Ecco, la crisi del modello proposto dalla componente catto-socialisteggiante del PD e dalla CGIL è tutta lì. Lavorano, sicuramente animati da buone intenzioni, per garantire e difendere quelli che non stanno sulla vostra rubrica. Gente che, giustamente, è già garantita di suo. Ma voi (noi) no.

La gente come me (e come voi), insomma, per quel pezzo rilevante di sinistra NON ESISTE. Ed è difficile spiegare alla CGIL che le partite IVA piccole sono i nuovi sfruttati che fanno lavori para-dipendenti senza alcuna garanzia e non sono il nemico evasore.

 

Questa cosa va cambiata. E va fatto perché in questo momento la CGIL è, ai miei occhi, uno dei più grandi freni all’innovazione e al progresso in Italia. Non per cattiveria, ma perché proprio non ce la fa a capire. Come certe nonne adorabili ma un po’ rintronate.
Perché – fateci caso – se sommiamo le nostre rubriche telefoniche piene di tutto fuorché assunti, viene fuori una generazione. La nostra. Dimenticati. Lost.
Con la sua assurda pretesa di applicare vecchi concetti a una società, un mercato e a gente nuovi, il sindacato fa danni. O, come capita più spesso, si gira dall’altra parte e non ci vede.

Cambiare questa cosa non significa dimenticarsi i diritti dei lavoratori e tutte le sacrosante garanzie che in anni di battaglie giuste sono state conquistate.
Credo, semplicemente, che non sia una bestemmia porsi il problema di aggiornare la visione, di adattarsi ai nuovi tempi, di modernizzare le modalità di tutela del lavoro e dei lavoratori.
Magari capendo che i termini della questione non sono più quelli di un tempo (che era un tempo in cui a 18 anni facevi un lavoro e andavi in pensione avendo fatto sempre lo stesso lavoro nello stesso posto: ditemi chi fa, tra i nostri coetanei, una vita così, ora).

 

Ecco, Matteo Renzi propone di cambiare questa visione. E suggerisce una soluzione di sinistra (non lo dico io: lo dicono tutti gli analisti e perfino Wikipedia) che si chiama Flexicurity.

Se avete voglia di studiarvela, non è una cosa difficile da capire. In compenso è uno dei motivi per cui i lavoratori danesi (che è dove la Flexicurity si è attuata) sono tra i più felici al mondo, nonostante ore e ore di esposizione al pop locale.

Normalmente quando parlo di Flexicurity qualcuno mi risponde “eh, sì, ma noi non siamo mica la Danimarca”. Questa è una classica risposta “perdentista” (il copyright è di Aldo Cernuto, con cui ho il piacere di lavorare) tipica italiana e, odio dirlo, caratteristica di certa sinistra conservatrice.

 

Ovvio che non siamo la Danimarca. Ma nulla ci impedisce, se non la nostra inerzia fatalista e un certo timore che il nostro paese dia i natali a una nuova Whigfield, di provare ad assomigliarle.

D’altronde lo scopo della politica bella è quello di tracciare scenari lunghi e ambiziosi. Perfino utopie, va.

Il piccolo cabotaggio mi è venuto a noia, perché non produce risultati credibili e fa proliferare gli Scilipoti.
Credo, invece, che in Italia ci sia bisogno di quello che in anglo-milanese fighetto si chiama “paradigm shift”. Cioè, provare a rivoluzionare un ambito, senza distruggerlo, ma cambiandolo con forza con criteri scientifici, spostando letteralmente più in là la soglia tra problemi e soluzioni e adottando un punto di vista inedito.

Magari facciamo una sperimentazione limitata nello spazio e nel tempo, magari mettiamo a confronto materialmente due modelli, magari ci arriviamo col tempo, visto che qui nessuno vuole tutto e subito. Ma proviamoci, dannazione!

E facciamola tutta, non un pezzo (perché qui abbiamo l’abitudine di fare le riforme sul lavoro approvando prima le parti sfavorevoli ai lavoratori e poi darci malati quando bisogna approvare quelle favorevoli).

 

Rassegnarsi al “qui non si può fare” mentre altrove si può e funziona è una cosa che mi urta da morire. E sono di sinistra perché, come il bambino col pallone in “Comici spaventati guerrieri” non rinuncio a cercare il quisipuò.

 

 

2 – UN PARTITO ZIMBELLO

Nel 2012, a pochi anni dalla sua nascita, il Partito Democratico italiano è una barzelletta vivente. Vorrei dire cose più lusinghiere del partito che ragionevolmente voterò, ma non riesco a produrre di meglio.

Diciamoci la verità: il PD così com’è non piace a nessuno. E nel caso migliore questa condizione genera rabbia, che almeno è una reazione che nasce dal dispiacere. Nei casi peggiori la gente fa spallucce, gira gli occhi al cielo. O ride, direttamente.

La quantità di persone che non riescono a prendere sul serio il PD, considerato nei casi migliori una maionese impazzita (cioè una cosa immangiabile che nasce da ingredienti buoni, ma deve diventare qualcos’altro o la si butta via), è impressionante.

 

Perché non funziona? Perché al Lingotto ci eravamo detti che avremmo fatto un partito a vocazione maggioritaria, con altri riferimenti politici e culturali che non fossero gli epigoni del PCI e della DC.

Ora guardate il gruppo dirigente del partito. Esatto: ex PCI + ex DC. Che sorpresa.
La verità è che il PD, dimenticata la giornata al Lingotto, è diventato una sorta di compromesso storico tascabile che scontenta tutti. La solita medietà che nasce dall’assemblaggio di due cose vecchie spacciate per nuove: alla fine si incollano sempre le due metà peggiori.

 

Ora, non sembri che ci sia ingratitudine verso le due grandi culture politiche che hanno caratterizzato il Novecento (in verità sono grato solo a una delle due e peraltro con riserve). Ma, appunto, hanno caratterizzato il Novecento, che – cari compagni della mozione “Novecento”- è finito!
Ora la società è cambiata e pure il secolo non è più lo stesso. E quelle due chiese lì, peraltro strutturalmente poco propense a mettersi in discussione e aggiornarsi, non raccontano più il mondo in modo giusto. E se analizzano male il presente e i suoi problemi, figuriamoci quanto riescono a proporre soluzioni efficaci per il futuro.

I problemi non finiscono qui. C’è anche il fatto che negli ultimi anni la pratica politica quotidiana del centrosinistra manca di capacità di produrre visioni, orizzonti, idee. E il PD non ha funzionato nemmeno bene nel ruolo di oppositore, visto che quello di propositore non gli è congeniale.

 

Nel corso degli anni mi sono passati sotto il naso tutti i fallimenti, i no show, i tentennamenti , gli imbarazzi e le scelte sbagliate di un partito che sa benissimo da quali antiche parti è composto ma non sa dove vuole andare in futuro e si preoccupa più di non scontentare nessuno che di fare politica.
Faccio giusto qualche esempio:
– ciance infinite sulle unioni di fatto (qualche genio, addirittura, fece scrivere la proposta di legge alla Bindi) che hanno prodotto il nulla e lasciato praterie alla destra clericofascista

nessuna legge sul conflitto d’interessi, a fronte del conflitto d’interessi più grande al mondo

nessuna proposta innovativa sul mercato del lavoro se non difendere la formalità dell’esistente (è vero che il PD è il partito dalla parte dei lavoratori: peccato che il problema di quest’epoca sia diventare lavoratori)

timidi accenni di dialettica sul fine-vita, sui diritti della persona, ecc. subito auto-cassati per non spiacere al clericofascista di turno, peraltro imbarcato direttamente nel partito o tenuto da conto come amatissimo alleato ricattante

nessuna iniziativa sul tema (per me secondario, ma importante a livello comunicativo) dei costi e dei privilegi della politica, se non tardiva, derivativa e tirata per i capelli

tentennamenti (e poi tifo spudorato per i listini bloccati, senza  le primarie per scegliere i candidati o con “parlamentarie” (si usa?) farlocche in mano ai capibastone)

carenza d’iniziativa riguardo agli ultimi referendum (quelli sull’acqua pubblica, ecc.), con un esempio perfetto di non-schieramento

indisciplina e lassismo nell’opposizione a Berlusconi, quando governava (e tassi d’assenteismo inaccettabili tra i parlamentari)

linea ondivaga, per cui un giorno fai la foto di Vasto con Vendola e Di Pietro, poi fai un’alleanza strutturale in Sicilia con l’UDC (cioè, l’UDC siciliano, una realtà al cui confronto la Spectre è la Caritas), poi fai quasi una federazione con il partito di Vendola e corteggi l’UDC mentre Vendola lo sfancula e tu ti trovi in mezzo al fuoco incrociato di due partiti che in un paese civile non dovrebbero esistere.

 

Ora i casi sono due. O cambiamo radicalmente il partito e ne facciamo qualcosa di nuovo. Oppure continuiamo a regalargli un voto di risulta, più identitario e di posizionamento che politicamente motivato, fino a quando avremo pietà per noi stessi. Finendo chissà dove. Forse in un posto peggiore. Forse a casa a fare i rancorosi, come tanti.

 

Si respira incertezza, di questi tempi. Lo so. Ma sono certo di una cosa: votare per la coalizione di ex boiardi PCI ed ex boiardi DC che sostiene il povero Bersani significa affermare col voto che il PD così com’è ci piace da morire e che tutto quello che è stato fatto finora ci è sembrato inappuntabile, giustissimo.
Insomma, chi vota Bersani esprime un inequivocabile “continuate così” al PD.
E’ giusto che tutti lo sappiate.

 

 

3 – DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHE NON GOVERNI

 

Nel 2012 la prospettiva di avere un partito socialdemocratico di massa che si allea con un partito di estrema sinistra fino a poco prima extraparlamentare (oltre che guidato da un ex parlamentare che non ebbe problemi a far cadere il migliore – nonché unico credibile – governo di centrosinistra che l’Italia abbia mai avuto, cioè il primo Prodi) mi lascia perplesso.

 

[Ok, chi prendo in giro. Allearci con Vendola e rifare il PCI è una figata incredibile. E tutti i miei ormoni da sedicenne fanno la capriola da ore, dopo vent’anni di letargo. Però allora torna TUTTO indietro, eh. Torniamo a essere la quinta economia mondiale, torna l’URSS, il Toro torna a piazzarsi fisso nella parte alta della classifica di serie A e io torno adolescente e mi arricchisco col calcioscommesse clandestino, tanto so tutti i risultati da allora a oggi (note to self: nel 1999 compra azioni Tiscali ma poi vendi prima dell’estate) e non mi rifidanzo con la fidanzatina di allora.]

 

Battute a parte, la prospettiva del PD “storico” è la solita: fare un partito profondamente identitario, cioè un partito che viene votato da gente che si definisce di sinistra, che è intimamente di sinistra e che fa del suo essere di sinistra una questione esistenziale. Non so se ho scritto “sinistra” un numero di volte sufficiente nel periodo prima di questo, ma spero di aver reso l’idea.

Chiariamoci: là fuori è pieno di gente che è intimamente di sinistra. Gente che se perde la memoria, la prima cosa che ricorda quando la recupera è “sono un comunista”.
Sono uno di quelli pure io, uno di quelli che ai funerali dei nonnetti dell’ANPI si commuove se suonano l’Internazionale, che prova un certo brivido di appartenenza a chiamarsi “compagno” tra compagni e che sa tutte le canzoni di Guccini a memoria (testo e accordi, eh) nonostante abbia fatto di tutto per dimenticarsele.

Però quella percentuale di persone lì, ammesso che voti tutta per intero e che non sia morta nel corso degli anni, in Italia ammonta al massimo al 34% dell’elettorato.
Abbiamo una sorta di sindrome del 34%, è una storia lunga. Cioè il massimo storico raggiunto dal PCI in un’elezione a carattere nazionale.
Giusto un punto in più di quanto prese il PD al suo esordio, nonostante Veltroni leggesse lacrimevoli missive di bambini moribondi a ogni comizio.

 

Se vogliamo che il centrosinistra conti qualcosa in più di un misero terzo dell’elettorato, dobbiamo raccogliere i voti di chi non si definisce di sinistra ma è disposto a concordare con le proposte del PD, con le sue idee e perfino i suoi valori.

Là fuori è pieno di gente così, gente di buonsenso, civile, integra, che crede nei valori giusti, ecc.
Magari persone che qualche volta hanno votato a sinistra, altre no, altre sono state a casa. E che non sono di sinistra, nel senso che non gli interessa definirsi secondo quel parametro o semplicemente hanno altri stili di vita.

L’avrò scritto in decine di post, quindi vi risparmio la solfa, ma la questione per cui se voti un partito tu “sei” di quel partito e quella scelta caratterizzerà la tua vita, il tuo modo di pensare, essere e concepire il mondo è una sonora. e macroscopica pippa mentale di noi vetero di sinistra.

Il fatto che noi siamo così non implica che il resto del mondo lo sia. Ma, abituati così tanto a fissarci intensamente l’ombelico, non ce ne siamo mai accorti.

Ed è dovuto arrivare uno “straniero” rispetto alle nostre identità per svegliarci dall’ipnosi causataci dai nostri interessantissimi ombelichi identitari.

Qualcuno è lì che reclama ancora 5 minuti di sonno ombelicale, ma è tempo di svegliarsi e andare.

 

Andare dove? Dove ci eravamo detti che saremmo andati, cioè verso la famosa “vocazione maggioritaria”. Ovvero, per tradurlo dal politichese, verso un partitone che prende almeno il 40% dei voti, in virtù della sua capacità di aggregare l’elettorato attorno a precise parole d’ordine programmatiche, non basandosi più su parametri identitari, su posizionamenti politici novecenteschi e così via.

Su questo Renzi è imbattibile. Qualsiasi sondaggio (e il buonsenso, chiacchierando in giro) conferma che, essendo la prima figura di spicco espressa dal centrosinistra a non avere forti caratteri identitari novecenteschi, è in grado di far votare il programma del centrosinistra a gente che non si definisce di sinistra. Perfino da gente che in passato ha votato dall’altra parte.

E non lo fa alterando la natura programmatica del centrosinistra (anzi, dal campo bersaniano lamentano “ci copia il programma”, dimenticando che Renzi e Bersani sono nello stesso partito), ma riuscendo a comunicare con quella parte dell’elettorato che cambia canale appena sente in tv l’ampollosa prosa sinistrese e considera una tortura l’ascolto di una canzone intera di Guccini.

Il partito a vocazione maggioritaria, cioè, è quello che compete per togliere voti ai potenziali alleati.
Il partito minoritario immaginato dal campo bersaniano è sempre il solito: quello che si ritira nell’orticello identitario, lasciando libere praterie agli alleati che, casomai si andasse al governo, avranno peso e importanza tali da compiere ricatti a raffica.
E visto che abbiamo già subito l’umiliazione di farci ricattare dagli estremisti di sinistra e di centro nelle due incolori esperienze di governo nazionale di centrosinistra, credo sia giusto dire basta. O volete un altro Prodi-bis in cui ogni mattina ci svegliavamo con l’ansia che il senatore Pallaro avesse perso l’aereo da Buenos Aires?

 

L’ipotesi di Renzi, dichiarata a gran voce negli ultimi giorni, di fare un PD a vocazione maggioritaria che non si allea con i clericofascisti familisti dell’UDC e taglia i ponti con le cariatidi anticapitaliste fricchettone di SEL e punta al 40% e oltre per me è la migliore disponibile.

Sottolineo la parola “disponibile”, perché si fa quel che si può. E ragionevolmente il PD da solo non avrà i numeri per governare.

Li avrà, forse, se fa un’ammucchiata che imbarca cani e porci da Diliberto a Casini. Sarà il governo più ricattabile e debole del mondo, che tra litigiosità e incapacità di decidere spalancherà entro pochi mesi le porte al trionfo berlusconiano-grillino.
Io l’ammucchiata non la voglio più. E trovo stupido che al PD non si accorgano che è la scelta peggiore. Peggio dell’opposizione.

Da soli, con un partito forte, le chance di governare in solitaria sono pochissime (dipendono molto dalla legge elettorale).
In compenso, visto che tutto ci porta verso una grande coalizione Monti-bis, un PD al 40% potrebbe contare molto di più e far fare a Monti le cose buone che non ha fatto, visto la brutta maggioranza (a guida PDL) che lo supporta.

 

 

4 – IL PIU’ GROSSO PROBLEMA DEI RENZIANI E’ RENZI. IL RENZI PERCEPITO A PELLE

Nel 2012 non riesco più, dopo vent’anni di Berlusconi, a prendere sul serio chi oppone sensazioni personali a ragionamenti politici.

Quelli che “Renzi mi sta antipatico”, “Renzi ha una faccia che non mi piace”, “Renzi è un furbetto”, ecc. non si rendono conto che stanno percorrendo il lato B della concezione carismatica della politica. Una concezione su cui Berlusconi ha fondato vent’anni di vittorie elettorali.

 

Il lusso delle scelte d’impulso, la velleità di affidarsi all’intuito, la moda dannosa di giudicare “a naso” hanno fatto danni politici mostruosi. E anche danni altrove, ma restiamo nel campo politico.

Tra l’altro se l’intuito delle masse fosse davvero una cosa buona, ci saremmo risparmiati un sacco di problemi in passato. Ma dai tempi di “Barabba, Barabba!” diffido dei giudizi “a pelle” della gente.

E, non offendetevi, l’espressione “intuito politico” da parte dell’elettorato italiano (sì, anche tu) è un ossimoro. Fatevene una ragione.

 

Fatte tutte queste premesse doverose, capisco il disagio di molti. Di molti come me.

Sì, perché quel tizio lì che a 37 anni vuole fare il capo può effettivamente stare sull’anima.
Ma, di nuovo, il problema siamo noi. Ci sta sull’anima per un sacco di motivi sbagliati.

 

Il più emergente dice “a 37 anni non sei nessuno”, “chi ti credi di essere”, “ne devi mangiare di Ovomaltina per essere credibile con la Merkel, e così via.

Ecco, questo è un ragionamento da vecchi.
Ma vecchi brutti, vecchi dentro. Perché a 37 anni, nei paesi civilizzati, non solo sei pronto a tutto, ma sei pure “un po’ in ritardo.

E se non ci ribelliamo noi di sinistra alla dittatura della vecchiezza, per cui c’è gente che fa la prima esperienza di lavoro seria ben dopo i 30 anni di età, allora siamo spacciati.

Siamo una gerontocrazia mentale, oltre che de facto.

E ci tengo a ricordare a tutti che a 27 anni Jim Morrison era già Jim Morrison e Bergomi ha vinto il suo primo mondiale a 18 anni, con due baffi da uomo.

 

Siamo così abituati al fatto che il giovane (e l’Italia è l’unico posto dove a 37 anni sei giovane) è uno sfigato da considerare spavalderia la legittima aspirazione a contare di più. Dove contare di più non significa conseguire alla soglia dei quarant’anni il primo contratto di lavoro non semestrale, ma governare il paese.

 

Il secondo è che Renzi “non è uno di noi”, non parla come noi, delude le nostre aspettative formali, ecc. Cosa profondamente vera.

Mi chiedo solo se è sano essere così presuntuosi da pensare che ciò che non ci assomiglia sia automaticamente il male.

Anzi, fatemi rigirare il concetto. Dopo anni a votare ed eleggere gente che alla fine non ci è piaciuta tantissimo, ma ci assomigliava in modo impressionante, non è forse il caso di chiederci se il problema siamo noi?

Pecchiamo di superbia, talvolta. E ancora più spesso di chiusura mentale.

E ci ritroviamo a pensare che esista una sola via per il bene: la nostra.

Però, alla millesima dimostrazione che non è proprio così, forse potrebbe essere intelligente chiedersi se è possibile davvero un’altra via, peraltro affine a quella che, storicamente e pervicacemente, abbiamo seguito.

 

Non si tratta di uno spostamento epocale, cioè di svegliarci una mattina, tradire gli affetti e iniziare a tifare per i cattivi, ma di riconoscere che lo spirito di sinistra può prendere altre forme, magari più efficaci e di successo e capaci di fare presa su chi non è come noi.
Certo, accettare questo implica automaticamente dirci che evidentemente non eravamo il migliore dei mondi possibili. Abbiamo il coraggio di farlo?

 

Il terzo è una sorta di contenitore e ha a che fare con il complottismo paranoico tipico delle comunità chiuse. E quindi a seconda dei casi Renzi è di destra, Renzi è un democristiano, Renzi è come Berlusconi, Renzi è come Blair, eccetera.
Tutte accuse generiche, fatte a monte, e dipendenti da un solo motivo: la diversità di Renzi rispetto a quelli a cui siamo abituati.
Prese una a una, le accuse crollano con un soffio.

 

Renzi è di destra? Leggi il programma e scopri che non lo è affatto. E tra l’altro la dicotomia destra-sinistra su cui si basa questa accusa è scaduta da una quindicina d’anni e inizia a puzzare in frigo.
Renzi è un democristiano? Sì, la sua esperienza politica “prima” è stata nei popolari, quelli post-dc che ci piacevano tanto. Poi ha fatto altro, a sinistra, per esempio due esperienze amministrative di alto livello, una delle quali in una specie di piccolo ministero degli Esteri e del Turismo che si chiama Città di Firenze.

E come uomo della sinistra ci è andato benissimo, senza battere ciglio, per ben due elezioni.
Mi chiedo che problemi possa dare a chi ha votato Prodi, democristiano per davvero.

 

Renzi è come Berlusconi? Sì, è come Berlusconi nella capacità di comunicare, nel dominio dei media, nella capacità di semplificare un messaggio e renderlo comprensibile a tutti e non solo ai laureati con lode in scienze politiche e lunga esperienza di militanza attiva. Per il resto cosa ha da spartire con Berlsconi, visto che la sua forza comunicativa è il peggiore nemico del grande seduttore che ha abusato di questo paese per vent’anni?

 

Renzi è come Blair? A parte il fatto che essere come Blair non sarebbe necessariamente un male, se in Italia manca del tutto l’esperienza di una sinistra in grado di uscire dal proprio recinto ideologico (esclusi pochi casi, tipo Chiamparino), forse è il caso di recuperare.
E in ogni caso se di tutta l’esperienza blairiana ricordiamo solo la deriva finale, non facciamo un buon servizio alla verità. La svolta extraideologica è un passaggio obbligato della maturazione della sinistra. Arriviamo con comodo dopo il Regno Unito, ma forse è il caso che prima o poi ci adeguiamo.

 

5 – QUINDI?

 

Quindi dovrei fare quella che in comunicazione si chiama call-to-action, cioè invitare la gente a fare qualcosa che ritengo giusto o utile.
In verità non me la sento, perché mi piacerebbe che questa lunga prolusione fosse una sorta di call-to-thought.
Pensateci, avete ancora qualche giorno.

 

Da un lato c’è l’occasione di cambiare la sinistra e forse il paese, con idee nuove (e con alcune idee vecchie e “nostre” per cui continuiamo a lottare), una visione realistica e di buonsenso e un investimento sul potenziale di un leader e di una classe dirigente che scalpita, tenuta lontana dal potere per troppo tempo da boiardi di partito.

C’è un programma esteso, ragionevole e pieno di novità a cui (limite mio, ma piacevole sorpresa) non avevo nemmeno pensato, c’è l’emergere sulla scena politica di persone che fino a oggi si erano tenute lontane da comizi e affini ma hanno trovato una inedita voglia di partecipare, c’è un leader a sinistra che finalmente sa comunicare, padroneggia i linguaggi, le piattaforme, gli stili.

E c’è l’opportunità di provare a fare qualcosa di diverso in un contesto sicuro, perché il segretario resta Bersani e la sinistra siamo tutti noi, capacissimi di cambiare rotta.
Alla peggio (ma ho valide ragioni per considerarlo uno scenario improbabile, però ci tenevo a rassicurarti, nonno), se ci accorgiamo che è stato un errore, ci sono tutte le garanzie per ripartire dalla casella precedente.

L’errore è aver paura di osare. E l’errore è ancora più grave è aver creato questo clima in cui Renzi è il capellone e il PD fa la parte delle anziane anni Sessanta, scandalizzate.

 

Dall’altra, escluso il segretario che è una brava persona e sarebbe un ottimo ministro dell’Economia, ci sono i boiardi di partito, le solite facce della solita sinistra con le solite parole d’ordine, i soliti slogan e niente di nuovo se non un “ora tocca a noi” reclamato più per solite questioni di turno che di merito. C’è il solito, per capirci.

Non vi dico di scegliere Renzi subito. Non fatelo, almeno non fatelo dopo aver letto questo post. Leggete il programma, capite se e quanto vi piace. E leggetevi i programmi degli altri e fate due conti con la realtà.
Ma, mi raccomando, non scegliete (mai più) a pelle. Nemmeno se a pelle vi viene di votare per Renzi. Impariamo dagli errori.

 

Se sceglierete l’idea che la sinistra in Italia faccia un salto di qualità rispetto al solito laburismo ricucinato, arrivi a pesare quasi la metà dell’elettorato e la smetta di farsi ricattare da alleati micragnosi con idee e persone orribili (sto parlando di UDC e SEL), credo farete bene al paese e anche a voi stessi (lo so, sembra una lettera di una catena di Sant’Antonio, questa parte).

 

Se sceglierete ancora la sicurezza e la disciplina (di partito) per dire alla sinistra di continuare così dopo vent’anni di successi politici ed elettorali straordinari, contenti voi.

 

Segnatevi, però, questo post . Perché nel caso lo tirerò fuori quando ci accorgeremo troppo tardi che il PD sta facendo la parte della rana bollita lentamente (la metafora è di Alessandra Farabegoli) e che la sinistra va scemando piano piano a favore di chissà cosa.

 

Siamo di nuovo a una svolta, come nel 1994. La crisi si fa sentire e non è solo una questione economica, è un fatto di sfiducia complessiva, di stanchezza, di esasperazioni che si sommano e che meriterebbero altri tempi, altre garanzie, perfino altre gentilezze che non abbiamo potuto preparare.
Nel 1994 ci affossò un nemico inedito, con elmi e armi nuove che non sapevamo esistessero e poco dopo non sapevamo usare. Perdemmo male e non ci siamo del tutto ripresi da allora.

Ora abbiamo l’occasione per dare una svolta, e forse per imprimere un segno di dignità da parte della nostra generazione via via sventurata, inibita e viziata.
Scegliere Renzi non è una risposta definitiva, lo sappiamo tutti, lo sa e lo ha detto anche lui stesso. Però è il tentativo più forte, più credibile, più affascinante di rinnovare la sinistra, proporsi con idee nuove al paese, provare davvero a cambiare le cose. E cambiare significa anche cambiare la sinistra. E pure cambiare noi.

Non so se sarà una battaglia che vinceremo. Ma non mi perdonerei mai di non averla combattuta, nel 2012.

163 comments

  1. enzo da desio, perdonami, ma la tua descrizione della flexicurity non è corretta. La bozza Ichino non prevede affatto di lasciare il mercato (del lavoro) com’è e far intervenire lo stato solo per correggere le storture, spinge invece per una riorganizzazione e semplificazione del diritto del lavoro (che non vuol dire, come è stato fatto credere, “Questi vogliono distruggere l’articolo 18”, ma riaggiornare il quadro normativo alla situazione presente, articolo 18 compreso, si capisce). Questo prevede, fra l’altro, uno snellimento strutturale in entrata (unificando i tipi di contratto esistenti, di fatto eliminando gli aspetti più nefasti della precarietà) e in uscita, il che però non vuole affatto dire “licenziamenti facili”. Vuol dire una maggiore responsabilizzazione dell’azienda, o impresa, nel percorso di ricollocamento del lavoratore licenziato (per motivi riorganizzativi, ad esempio) e un suo diretto coinvolgimento al riguardo.
    A volerla prendere alla lontana, un esempio di mercato libero articolato intorno ad un “patto di fiducia” di etica minima che altro non è se non l’idea di liberalismo (e di liberismo economico) delle origini (Smith, per intenderci). Non è che la crisi l’abbia causata il liberismo, o abbia dimostrato che il liberismo non funziona; è che ci si sta facendo credere che liberismo sia una cosa che, in realtà, non è.

  2. questo non è il congresso del PD, ma le primarie in cui si decide da “chi compreresti un’auto usata.” per questo voterò bersani e non renzi.
    se fosse per lo spirito di libertà dalle consorterie e dalle corporazioni che affliggono il paese e che lui vuol compbattere, lo voterei. se fosse per il progetto di flexicuritry io – partita iva mal considerata dalla cgil – voterei per lui. e se fosse per le stupidaggini e le calunnie diffuse su di lui, lo voterei. (è di sinstra, non è un liberista, non è berlusconiano).
    ma da lui non comprerei l’auto usata, perchè non so chi siano i “noi” di cui parla sempre, ma che non si vedono mai, perchè la sua vittoria spaccherebbe il PD, perchè non è uomo di mediazione e di alleanze, e di mediazioni e alleanze il paese ha bisogno.
    quando si presenterà al congresso come segretario, allora avrà il mio voto, ma ora no.
    e comunque, anche che bersani sia “socialdemocratico” è una semplificazione stupida, così come è una cattiveria dire che quelli di sel sono orribili. se si sta insieme nelle primarie e si accetta di correre insieme con loro, non si può dire che sono orribili e che dopo la vittoria vanno massi ala porta.

  3. Se deciderò di votare Renzi non sarà per i contenuti del suo programma o per le considerazioni svolte nel post, tutte discutibili. Non sono certo infatti che di fornte alla crisi del modello di sviluppo attuale, il “nuovo di Renzi(qualunque cosa sia) sia più efficace del vecchio di Bersani (la socialdemocrazia europea che almeno sappiamo cos’è). Se deciderò di votare Renzi è perchè, da candidato premier, sembra avere più possibilità di prendere più voti di Bersani, cioè di vincere meglio le elezioni e di dover subire in seguito meno condizionamenti da destra e da sinistra. Preferisco vincere bene con Renzi che vincere malino con Bersani. Se mai, siccome sono un vecchio comunista, darò battaglia insieme a D’Alema per condizionarlo dall’interno del Partito, pur rispettando il principio che si sta in minoranza e non si rompe.

  4. Tante cos egiuste e ragionevoli. Mi concentro su una:
    il supermaneto dell’ideologia.
    Ma cosa c’è di più ideologico oggi dell’adesione acritica ad un modello economico fondato sulla lotta di classe al contrario? Su un modello che dagli anni 80 in poi ha fatto la guerra alle conquiste dei lavoratori? Che ha man mano smantellato il welfare e tutti i beni pubbòici e comuni? Perchè naturalizzare questo capitalismo iniquo? Perchè credere che la sinistra oggi possa solo contrattare con le lobby per parare lo schiaffo alle classi deboli? Perchè dobbiamo affidarci ad un Renzi così prono alle corporazioni che hanno avallato un sistema basato sul mostro a tre teste Vaticano-Confindustria-Casta?

    Mi dirai: ci vuole realismo, la politica non vive sulle nuvole… Ma questa è la sinistra?

  5. Caro Enrico, probabilmente abbiamo la stessa storia , abbiamo di sicuro lo stesso giudizio su Bersani come persona, ma arriviamo a conclusioni opposte. Tu sostieni Renzi, io Bersani. Come mai, chi sbaglia? Se mi concedi un decimo del tempo che ho dedicato alla lettura del tuo post , proverò a farti capire l’errore che stai facendo. Che è prima di tutto un errore di analisi politica. Tu sostieni: Bersani sarebbe stato il candidato ideale nel 1992. No, io sostengo esattamente il contrario, proprio uno come Renzi sarebbe stato ideale 20 anni fa, quando il modello liberista (e la flexicurity , che ne è la versione di ‘sinistra’) sembrava a molti di noi l’unica prospettiva di sviluppo mondiale. Quello che tu purtroppo non consideri è la crisi più devastante del mondo capitalistico dal 1929, quella che dal 2007 scuote le nostre economie e che mette a rischio il progetto di Stati Uniti d’Europa, e che l’attuale dirigenza europea (quasi tutta di scuola liberista) sta aggravando. Questa crisi sta mostrando la vetustà di una tesi del tipo massima libertà al mercato, massimo intervento dello stato ma solo per rimediare le ingiustizie ( la famosa ‘flexicurity’). Questa crisi ha fatto maturare in quasi tutta la sinistra europea un pensiero critico sulle proprie posizioni degli anni ’90; oggi viene maturando una visione internazionale comune su basi neokeynesiane e il PD , con Bersani, è parte attiva di questo processo.
    E’ questa analisi che mi fa ritenere assolutamente inadatta l’ipotesi di un Monti-bis.
    Vengo alla parte più deprimente , anche se coerente, del tuo ragionamento. Tu dici: vista l’impossibilità di evitare un Monti-bis, meglio andare soli , fare il pieno di voti e condizionare da sinistra un nuovo governo Monti ( per la gioia dei vari Montezemolo, Casini & C )! Ma ti rendi conto a cosa riduci le nostre primarie? Alla scelta di un modesto vice- Monti ? Per questo effettivamente Renzi è l’ideale , e allora fai ‘bene’ a sostenere Renzi.
    Io e molti altri siamo un pò più ambiziosi, vogliamo scegliere un candidato premier e non un modesto vice, perchè oggi tocca governare a una sinistra rinnovata rispetto alla curvatura liberista degli anni ’90 e Bersani è precisamente il rappresentante di questa tendenza. Bersani è una scelta di libertà per chi vuole almeno tentare di non rassegnarsi a priori a una modesta riedizione del governo Monti a trazione centrista . Grazie per la pazienza.

  6. Io lo voto Renzi. Lo voto pure per tutte le cose che hai scritto tu. Peró quanto mi ha fatto male quella risposta sul conflitto israelopalestinese che ha dato alla Gruber senza mai nominare la parola Palestina e dicendo che nessuno mette in dubbio l’esistenza di uno stato palestinese, nemmeno Israele. È una cosa falsa questa. Falsa e ingiusta.

  7. rispondo a chi dice che non IO non conosco chi sta dietro a renzi, chi lo appoggia: intanto parlate di cayman ma io parlo di Andrea Marcucci, poi di amministratori e sindaci che appoggiano renzi ne conosco, visto che sarei nel pd. e il comitato pro-renzi della mia città è composto da gente spuntata fuori dal niente (politicamente parlando) che si impegna solo per le elezioni (ne ho vista tanta di gente così). Peggio ancora sono i renziani attivi in politica, che fanno promesse del tipo: se le cose vanno come devono andare, poi si fa di qui e di la.
    cose viste e sentite con i miei orecchi. fatevelo un giro in sezione, ogni tanto.

  8. Ci sono talmente tante cose con cui sono in radicale disaccordo in questo lungo e appassionato post che ci vorrebbero altre dodici pagine per speigarle, e non credo di trovare il tempo di scriverle (non oggi, non prima di domenica, ma magari la settimana prossima..). Ma voglio dire qualcosa sulla premessa di fondo. La socialdemocrazia ha fatto il suo tempo quindici “alla fine del secolo scorso”; e, a corollario di ciò, ci si dice che la dicotomia destra/sinistra ha fatto il suo tempo “una quindicina di anni fa”. Ecco, questi non sono solo vuoti luoghi comuni. Sono affermazioni serie, ma completamente sbagliate. Negli ultimi quindici anni il liberismo ha sprofondato l’europa e il mondo occidentale nella peggiore crisi economica del secolo. La sinistra liberista di Blair ha lasciato una gran bretagna impoverita e indebitata. Vent’anni fa, forse, un tentativo di rendere la sinistra meno ortodossamente socialdemocratica, di aprirla ai meriti della prospettiva liberale, aveva senso. Oggi no. Oggi moltissimo è stato fatto in quella direzione, anche nella sinistra italiana. Oggi abbiamo bisogno di riscoprire la funzione dello stato sociale, la sua funzione economica ed etica. Il che non vuol dire naturalmente lasciare le cose intatte; ci sono moltissime cose da cambiare in Italia. Ma vuol dire che lo stato sociale è da riformare e non da rottamare. Sono le idee di Renzi ad essere vecchie di vent’anni, a puzzare di muffa. Lasciamo Blair negli anni novanta per favore, e guardiamo al futuro.

  9. Condivido in pieno analisi e proposta. I dubbi su Renzi (e su chi non se ne possono avere?) equivalgono alla acquiescenza col vecchio sistema che ci sta costando letteralmente ‘la vita’. Eppoi bisogna abituarsi a pensare che non è un singolo che può determinare la svolta quanto il fatto che scegliere il nuovo implichi una assunzione di responsabilità attiva e personale: è finita per sempre l’epoca dello scambio simbolico fra rappresentanza di bisogni assistenziale vs. consenso come passe-partout di ogni sorta. E’ la struttura (marxianamente) stessa della società che è cambiata e così la struttura del suo ‘conto economico’ e di quello morale. Things change.

  10. UN Post molto smart, per dirla in anglo-fighettese.
    Una sola osservazione sul “partito zimbello” (sparlare del PD è come sparare sulla Croce Rossa o Emergency per essere ancora anglo-fighettesi), Non trascuriamo il fatto che il PD è il primo partito in Italia, l’unico su cui può contare la nostra fragile Democrazia e lo è con percentuali “europee”, il PS francese, la SPD e persino il Labour non sono più forti, lo stesso Obama raccoglie poco di più al netto delle altissime astensioni americane. Questo hanno fatto in questi anni i bistrattati novecenteschi “boiardi” del PD, lo sarebbe ancora con Renzi leader?

  11. Bel pezzo, lungo q.b.
    È la migliore difesa (argomentata) di Renzi che ho sentito fin ora, e devo dire che si accorda a quel che sento a pelle – e di cui (come te) non mi fido.

    E poi da “Papa, Giovanni” non si torna indietro. Se fai il socialista e lecchi così, mi vengono in mente solo i Patti Lateranensi e la delusione di Marinetti.

  12. l’ho letto tutto il tuo post…avevo proprio tempo. Potrei dire che sei “furbetto” ma mi viene meglio “paraculo” (scusa il linguaggio, ma rende meglio l’impressione che mi hai dato). Ma sei Renzi? Suvvia, scherzo! Hai ragione quando dici che c’è bisogno di cambiare, ma ricordo che qualcosa di simile (il nuovo che avanza) fu detto anche vent’anni fa…su un altro campo di gioco. Il nuovo non sempre è la cosa migliore e questo lo sanno tutti. Uscire dal torpore, questo sì che è giusto. Svegliarsi e combattere, questo va bene. Ma io ho ancora bisogno di credere, e mi scuso per questo, che chi mi rappresenta oltre ad essere molto comunicativo e capace di catturare anche i voti degli ex berlusconiani (senza peraltro fargli cambiare le idee ma accarezzando le loro) sia onesto, e non furbetto, sia trasparente, una persona di cui mi possa fidare, Abbiamo già fatto l’errore di lasciarci ammaliare (non io personalmente ma comunque buona parte degli italiani) dalla seduzione televisiva e dal sorriso manipolatore. Voglio di più e francamente se questo di più non è Bersani di sicuro non è Renzi. .

  13. Caro Enrico,
    Renzi ci ha fatto capire come dovrebbe essere il leader del centrosinistra del futuro. Ma non è lui.

  14. Il mio giovane nipote mi passa questo post via FB.

    Mi convince, mi convince quasi tutto.
    Sono d’accordo su molti passaggi: che con il voto non c’entra l’identità, che serve flessibilità e sicurezza, che siamo in mezzo ai fortini di una guerra fra poveri mentre il mondo fa altro, che Bersani è una bella persona, che Renzi ha un percorso interessante.

    Ma non so … non reggo le contrapposizioni … specie fra le persone intelligenti che mi piacciono anche se diverse … non reggo i conflitti … non credo che si esca con il conflitto … non capisco perché nel 2012 la politica dentro lo stesso raggruppamento debba essere così tranchant.

    Non capisco perché c’è quest’ansia “di salvataggio generazionale”. Cioè lo capisco … cioè lo so che si giocano passaggi importanti … cioè lo so che le nuove generazioni stanno arrancando … so anche che la politica è gestita da cani … ma non so …

    [Non mi spiacerebbe, poi, per inciso, che si potesse mettere nel dibattito sulle generazioni anche un po’ in senso storico … ogni generazione si è trovata in certe congiunture e ha trovato il suo modo per sopravvivere alla storia. In certi passaggi cruciali, per alcune generazioni, c’è stata anche la possibilità di farla la storia, per altre più di subirla. Siamo comunque dentro uno stesso mondo e credo che i legami fra le generazioni siano molto più complessi e ricchi e poco rottamabili quando si esce dall’agone della politica e si entra per esempio nella vita delle famiglie]

    La logica della rottamazione che è sottintesa, in modo serio e di qualità nel post, sinceramente per certi versi mi convince pure … ma non mi convince del tutto, non nel profondo.

    L’idea di buttare via il vecchio – il vecchio come vecchio perché il mondo è cambiato – non mi piace. Non mi piace buttare via, non mi piace accaldarmi perché sto buttando via. Non mi piace sostituire.

    Mi piacerebbe integrare, cambiare, innestare, meticciare costruire il meglio, salvare il meglio e arginare il peggio.

    Bisognerebbe votare non in modalità dicotomica ma esprimendo un “grado di fiducia/capacità di convinzione/accettazione della sfida” a tutti i candidati: Bersani 75% Renzi 65% Puppato 70% Tabacci 60% Vendola 40%. Lo so che le percentuali poi escono lo stesso e sono le percentuali del “corpo votante” ma la cosa, il contenuto del risultato è diverso. Mi piacerebbe dire a Bersani, mentre lo voto “mi convinci di più .. ma mi convince anche Puppato e Renzi. Ascoltatevi e lavorate assieme, che c’è da tirarsi sù le maniche”.

  15. Grazie! Sei riuscito a chiarire a me stesso i mille motivi per cui “a pelle” ho sentito da subito che, votando Renzi, ci giochiamo una battaglia molto più fondamentale che le primarie.

  16. Concordo in pieno… Spero che Renzi vinca… Lo spero per il mio paese… il paese che a 24 anni ho lasciato per fare ricerca, e quel paese nel quale ormai torno soltanto per insegnare corsi estivi d’ estate… Io, piu` giovane di Renzi, ma della stessa generazione, sono dovuta andar via per poter trovare lavoro e dignita` nell’ accademia … C ‘ e’ bisogno di rinnovare la politica, e rinnovare la testa degli italiani. A 30 anni non si e` ragazzi, si e’ adulti… A 30 anni si entra nella fase piu` produttiva della parabola dell’ esperienza umana. L’ Italia non si puo` piu` permettere di sprecare il proprio capitale umano.

  17. Compagno Enrico,credo che il lungo trattato si possa sintetizzare con le parole famose della grande mammona Iva zanicchi :Abbiamo provato tutto ,perché non provare con il nuovo ,Chissa che non ci riesca ?
    Quanto alla flex Security ,mi pare che si traduca con ammortizzatori sociali ,la seconda gamba del libro bianco di Biagi diventata la legge trenta ,quella che “intanto cancelliamo i diritti” e poi ancora aspettiamo..
    qualcosa che coincide con il teorema liberista secondo il quale prima si crea il benessere poi …si redistribuisce .Teorema che suona all´orecchio del credente come quel beati i poveri perché di essi sará il regno dei cieli .
    Come vedi caro compagno il mondo non é poi tanto cambiato dal 92 al 2012 ,ovvero é cambiato si,e molto, ma nella direzione opposta ,verso l´ottocento. Caso mai volessi trovare una dimostrazione matematica ,non serve un trattato di economia ,basta fare una semplice considerazione sul concetto di competizione nella globalizzazione . Essa implica l´innovazione nella misura in cui si é capaci e/o riforme “strutturali” ,cioé avvicinamento alle condizioni dei paesi emergenti (Cina in primis,non in quanto comunista ma capitalista ottocentesco).
    Se vuoi cambiare l´Italia non servono idee nuove ,bensí vecchie universalmente note e applicate nei paesi europei piú seri ,devi cioé fare una Europa omogenea nella normalitá ,affinché sia locomotiva di crescita di diritti e legalitá prima ancora che del pil.
    Troppo, per chi anzicché reclamare leggi che riportino la finanza al servizio dei cittadini crede di dover compiacere ad essa affinché non ci strozzi.TROPPO PER IL GIOVANE RENZI !

  18. bruno
    Dopo la caduta del Prodi II neanche Babbo Natale vinceva le elezioni, se si presentava col centrosinistra.

  19. dici che non si deve ragionare e dare giudizi a pelle ed un rigo sotto dici che SEL è guidata da gente orribile… come ? a pelle ? mi hai fatto un pò rabbrividire… e ricorda che nonostante il suo 34 % Veltroni ha regalato alla peggior destra di sempre la più vasta maggioranza di sempre esattamente con la stessa illusione del “farcela da soli”

  20. Perchè Enrico Sola ha ragione :
    Venti giorni fa sono andato a Cesena alla serata di Matteo Renzi,-Per me un evento : la prima volta, dopo circa vent’anni, che ri-partecipavo ad una manifestazione politica !
    Con la nausea della Tangentopoli N.1, e con l’esaurimento della mia esperienza sindacale , mi sono presto autorottamato, finendo col seguire distrattamente da lontano il teatrino comico/drammatico di questi vent’anni della politica-politicante italiana
    Appassionato di storia e di sociologia politica, mi era perfettamente chiaro che la politica italiana, senza un nucleo riformista forte e radicato, convinto e convincente, sarebbe andata a sbattere: tra leghismo e berlusconismo nascente, e gioiose macchine da guerra di una sinistra vecchia ed obsoleta che non avrebbe fatto altro che alimentare le nuove Destre, invece di togliergli spazio e argomenti …Storia.
    Posso ora misurare anche su me stesso, la portata di questa nuova speranza, interpretata da Renzi, che parte da dentro il Partito Democratico, e che soprattutto nasce dal basso. I volti che ho cominciato a vedere a Cesena, e poi ho ripercepito alla Leopolda, sono quelli normali e bellissimi dell’Italia di tutti i giorni, con tantissimi giovani e tantissime donne !
    Io in questi vent’anni– per le elezioni politiche nazionali – ho votato per testimonianza rassegnata per il piccolo partitino socialista, a volte il partito radicale; ma da due anni, avevo deciso che a votare non ci sarei proprio più andato!
    E’ anche per questo che ho trovato surreale la formulazione di regole troppo burocratiche che dovessero complicare la partecipazione invece che alimentarla (autolesionista soprattutto lo sbarramento ai sedicenni/diaciassettenni), essendo Primarie per la scelta del candidato del centro-sinistra, non quelle del segretario del PD
    Anche se Matteo Renzi non vincerà le Primarie, il PD – che è il principale partito della sinistra italiana – risulterà arricchito e trasformato da un movimento grande e autenticamente riformista, alimentato dal basso e da energie giovani e nuove. Una vera rivoluzione, l’unica che serve davvero nella drammatica situazione italiana
    L’Italia…da sempre allergica al Riformismo
    Il popolo italiano, pur splendido e magnifico, è sempre stato allergico al riformismo. Cinque secoli di Controriforma, vent’anni di fascismo, quarant’anni di Democrazia Cristina & Partito Comunista, vent’anni di Berlusconismo e dintorni…: l’opzione politica riformista è sempre stata minoritaria, estremamente minoritaria nel paese di Niccolò Machiavelli…La metafora che mi ha sempre di più impressionato è quella di Benito Mussolini, il più allergico di tutti: che come socialista massimalista e rivoluzionario, al Congresso di Reggio Emilia del 1912 fece espellere dal PSI i capi della corrente riformista, Bissolati e Bonomi; e appena solo 10 anni dopo, realizzò la conquista del potere col fascismo..!
    Gli epigoni di adesso, a sinistra, di questo massimalismo/estremismo parolaio e inconcludente ma paritempo devastante, sono – come sempre – tantissimi e rumorosissimi in Italia. Primeggia Grillo naturalmente, poi Di Pietro (quando comparve lo ribattezzai subito fra me e me : Mani (apparentemente) pulite / Coscienze sporche), e tanti troppi giornalisti tromboni che fanno solo il male delle cause che vorrebbero perorare… Ora, partono le bordate di tutti contro l’estremismo di Grillo, la sua mancanza di programmi, l’improvvisazione, ecc. : tutto vero, ma non bisognava lisciargli il pelo quando si supponeva che facesse comodo…
    Una sinistra riformista all’opposizione che aspira a governare, deve ben guardarsi da cedere a toni e proposte demagogiche: una volta al governo, tutto ritorna poi indietro come un boomerang implacabile… E il vecchio Nenni diceva : se imposti la tua politica sull’intransigenza demagogica, ci sarà prima o poi, inevitabilmente, un puro- più puro- che ti epura !
    Renzi non lo dice (forse non lo sa) ma la nascita del movimento dentro e fuori il PD copre una area strategica (anche per vincere le elezioni) sinora orfana di una offerta politica chiara, coerente e convincente: quella della sinistra moderata che ha per padri nobili nell’album di famiglia, il socialismo riformista di Filippo Turati e di Claudio Treves, l’umanesimo socialista del municipalismo e della cooperazione solidale…
    Cosa significa essere di sinistra negli anni 2000 >>>Le proposte di Matteo Renzi mi sembrano quelle più adeguate per una sinistra autenticamente riformista che voglia salvare e rilanciare l’Italia da mali antichi, e governare un cambiamento che deve essere radicale e profondo, anche nel modo di fare politica e approcciarsi ad essa. Anche ieri sera a Cesena, Renzi ha corretto la barra sul concetto di ‘rottamazione’: rottamazione di idee vecchie e superate, ha detto; anzi, direi io, in riferimento all’intera politica italiana: rottamazione della sconsolante mancanza di idee, visioni e proposte concrete !!
    Mi piace molto del movimento di Renzi, il metodo e lo stile, tipico del tratto riformista e delle sinistre nord-europee: essere sempre costruttivi, parlare di noi e delle nostre proposte, non demonizzare il competitor. Ricordo che in un memorabile discorso sulle differenze tra la nostra politica e quella inglese, Marco Pannella esaltò la loro genuina e salda tradizione liberaldemocratica : io riconosco il mio avversario come un grande, perché io vorrò, e potrò dimostrarVi, di essere più grande di lui..!
    L’evoluzione del partito laburista inglese e l’esperienza di Tony Blair sono un modello a cui giustamente Renzi si ispira : le elaborazioni sul socialismo liberale e le battaglie vincenti di Blair per la modernizzazione della sinistra e della società inglese, sono il solco più avanzato nelle evoluzioni delle socialdemocrazie d’Europa. In Italia due giganti delle politiche riformiste sono stati due sindacalisti, veri maestri che ho conosciuto e visto al lavoro: Luciano Lama e Bruno Trentin. La cui mancanza – oggi – nella sinistra politica e sindacale si sente: eccome…!!
    Una alleanza riformista tra il Merito ed il Bisogno >>> anch’io credo che nella sinistra degli anni 2000 delle società capitaliste complesse ci sia, dopo più di 150 anni, la necessità di aggiungere, a quelle storiche del socialismo e del solidarismo (eguaglianza, giustizia sociale, ecc.), qualcun altra parole d’ordine come: merito, libertà individuale, responsabilità individuale. Con le lotte politiche e sindacali di tutto un secolo che, almeno in Occidente, hanno portato alla parificazione (teorica) delle basi di partenza, la sinistra italiana per essere vitale e detenere rappresentanza dei ceti nelle società occidentali post moderne, non può ignorare questi fondamentali valori, già fatti propri dalle sinistre nordeuropee e nordamericane
    Claudio Martelli (Conferenza programmatica del PSI, Rimini 1982, ben trent’anni fa!!) già teorizzava l’ alleanza riformista tra il mondo del merito e il mondo del bisogno. Il professor Stefano Zamagni ha consigliato recentemente di usare la parola meritorietà, invece di meritocrazia, e va benissimo: ma pensiamo come il riconoscimento del merito, dell’impegno e dello sforzo individuale, possa ben essere di sinistra, in una società – come quella italiana – dominata, saccheggiata ed umiliata dal familismo, nepotismo e degenerazioni del partitismo! A tutti i livelli, naturalmente, non solo in politica : nel giornalismo, nella sanità, nella magistratura, nella scuola…pensiamo forse che nella maggior parte dei casi, vengono davvero premiati o assunti, i più meritevoli, i più bravi, i più impegnati ?? Molto vicino e connesso al concetto della meritorietà, sta quello della responsabilità individuale. Ma quanto è di sinistra, di una sinistra nuova e moderna, una società che aiuta i più deboli e al contempo premia il merito, e pretende dagli individui responsabilità sempre, ovvero dare conto e coerenza di quello che si fa e dell’impegno che ci si mette??
    Una sinistra che per il futuro abbia la convinzione, la forza e lo sviluppo di idee e di proposte – come accade negli altri paesi europei – di potersi presentare sul piano politico e programmatico con la propria faccia, senza più la ricerca ossessiva di una fonte legittimante (ricordo: Dini , Ciampi, Prodi, Monti..), senza compromessi al ribasso che presuppongono politiche e comportamenti dalle doppie verità…
    La vittoria di Renzi aprirebbe “rivoluzionarie” e concrete speranze per il PD, per la sinistra e per l’Italia, di un rinnovamento epocale, decisivo e profondo

  21. In buona sostanza, siccome ci sono tanti problemi, allora W Renzi.
    Peccato che tutto ciò sia contraddittorio con la dichiarata antipatia per le decisioni a pelle.
    Ad esempio, lodi la Flexsecurity. Cioé? Escludendo che la flexsecurity sia un luogo dove scorrono latte e miele, la flexsecurity è un mix di ragionevole libertà delle imprese (perché, se quelle deperisocno, il lavoro, semplicemente non c’é) unita a ragionevoli garanzie per i lavoratori.
    E cioé, ragionando in termini puramente politici, è la realizzazione esatta della socialdemocrazia.
    Detto questo, poerò, non abbiamo detto niente.
    Perché il problema è qual’è il ragionevole mix di libertà d’impresa e garanzia per i lavoratori, non se fare o non fare un mix.
    Nemmeno Sacconi pensava di lasciare i lavoratori senza tutele.
    Ad esempio, l’opzione della Fornero di rendere costo certo dei licenziamenti (il c.d. contributo d’ingresso per l’ASPI) maggiore e minore quello incerto (le sanzioni ex art.18 Stat. lav.) è “de sinistra” o “de destra”?
    Sicché, oggi, quel che serve non sono visioni globali nuove, smartphone o altre amenità del genere.
    Serve semplicemente tanta saggezza e concretezza. E, sorry, uno come Renzi che, pur di vincere, è disposto a infliggere ferite interne piuttosto gravi al partito non dà grandi garanzie di essere uno saggio.

  22. Molto ben scritto, fotografa la situazione sconforante in cui siamo -per colpa nostra, inteso come “noi italiani”- e indica una via d’uscita. Non andro’ certamente alle primarie, perche’ dal 1993 ad oggi ho capito che le primarie della sinistra italiana sono una presa per il culo per chi vota, e un finto manto di investitura popolare per chi vince (quasi sempre si sa prima chi vincera’, tanto che i casi in cui il cavallo “non indicato dalla segreteria del PD” vince, scoppia il casino), ma alle politiche mi tocchera’ votare per chi da queste primarie-fuffa e’ uscito.
    Io credo sara’ Bersani, visto che le regole sono a favore di apparati e militanti vecchio stampo. E aggiungo “purtroppo” sara’ Bersani: con lui non s’arriva certo al 35% dei voti…
    .

    Barney

  23. Spassoso… Condivido quasi tutto, è quello che stavo cercando di scrivere ad amici e conoscenti, ma tu l’hai scritto molto meglio di come l avrei scritto io. Complimenti!

  24. Condivido quasi tutto della tua analisi.
    E’ assurdo però che uno debba leggerselo il programma di Renzi, perché ci si ricorda solo della “rottamazione”. Voglio dire, votando o non votando Vendola, che sembra non goda della tua stima, si sa cosa si prenda o cosa si lasci (anzi, se posso permettermelo, dire “idee e persone orribili” parlando anche di SEL è stata prorpio una caduta di stile nel tuo post). Mentre quello che tu chiami “il tentativo più forte, più credibile, più affascinante di rinnovare la sinistra” mi sembra un po’ uno slogan, come tanti altri di Renzi, per dire “proviamoci e poi si vede”.

    Un inizio della Terza Repubblica così mi pare un po’ da arrabbattoni.

    Comunque grazie.

  25. erano tre giorni che cercavo di riassumere (si fa per dire 🙂 tutte le motivazioni per cui voterò Renzi, davanti alle facce di chi mi guardava con l’espressione del: tu quoque? Ora ho semplicemente inoltrato questo post!

  26. In principio l’idea di rinnovamento e il coraggio di osare, mi trova d’accordo ma osare lo si fa con qualcuno che da garanzie, con un track record notevole, anche non perfetto, e con chiari segni di discontinuita’ con il passato. Lo si fa con qualcuno che ha un messaggio inclusivo e ampio. E non con chi tutto sommato e’ una faccia presentabile di una politica tutt’altro che nuova. Renzi non ha statura per guidare il paese (queste sono le primarie di coalizione). Renzi corre su un track recordo molto sottile, senza alcuna sfida vinta a livello nazionale.
    Idee nuove? Liberismo anni 90? Personaggi come Blair alzati a miti e conditi con tutti gli slogans presi in prestito dagli USA senza manco riadattarli?
    Enrico prende poi una toppa titpica di chi ha fretta di voltare pagina perche’ fa fico. Quella di considerare la dicotomia destra-sinistra sorpassata. Non lo e’ non lo e’ affatto. Non lo e’ solo perche’ il PDL e’ in caduta nei sondaggi e non lo e’ perche’ Grillo “sembra” parlare in termini al di sopra di destra e sinistra. Al momento di governare, quando ci sara’ da scegliere tra austerity e sviluppo, tra salvaguardia dei diritti dei lavoratori e il mercato puro, allora verra’ fuori destra e sinistra. Per questo preferisco e votero’ Bersani.

  27. Scusa, ma perchè se vuoi votare Renzi non lo voti e basta? “Sono Bersaniano ma……” sembra tanto quando dici a una donna “ti amo troppo, devo lasciarti” 🙂

  28. Da brivido lungo la schiena!!. E’ una esperienza libidinosa leggere quello che vorresti dire tu agli altri, con parole così chiare e eccitanti. Perchè altrimenti uno si addormenterebbe alla seconda pagina, e invece queste dodici pagine si leggono via via sempre più in fretta, si divorano!!. E’ davvero l’immagine più vera, inattaccabile, sincera, autorevole del PD da Veltroni (ma direi anche dall’Ulivo di Prodi) ad oggi, cioè l’immagine di un quadro incompiuto, di un prosecco di qualità aperto e lasciato “invecchiare” e amuffire sul tavolo. Non è il vino che fa schifo, è quella bottiglia lì che va vuotata nel lavandino. Condivido ogni virgola che sta dentro questo sfogo. E’ penso che sia lo sfogo che appartiene a tanti, forse ai più nel PD. E se non avremo coraggio domenica, si troveranno davvero quattro amici al bar alle prossime elezioni a bere quella bottiglia aperta…….

  29. Ho la stessa età del titolare del blog (un anno in più).
    Ho fatto il giochino della rubrica telefonica (è sullo smartphone, tranquilli).
    90% abbondante dei miei amici e coetanei o quasi sono assunti a tempo indeterminato.
    Solo in due lavorano per lo stato, tutti gli altri per aziende private.
    Voto Bersani.

  30. Sono Luigi Muffato,
    ho 62 anni, la mia vita politica si é svolta attivamente solo in ambito del comune di Martellago (Ve) dal 1975 al 1991 come iscritto al PCI. Sono stato in quegli anni molto presente, assieme a molti “compagni” come attivista e come consigliere comunale per circa un decennio.
    Di professione ho sempre fatto l’ingegnere libero professionista, prima, e dirigente di una società di ingegneria ( di cui sono socio) ,poi.
    La mia collocazione politica é sempre stata ben nota nel campo della mia professione che si é svolta prevalentemente nel Veneto e, credo, alla fine mi abbia più ostacolato che agevolato.
    Ciononostante, anche dopo aver smesso la attività politica diretta, non ho mai smesso di essere un simpatizzante, ho votato nelle varie elezioni, dalla mia prima volta, sino all’ultima, sempre per il PCI, PDS, DS, PD, anche turandomi il naso, come nel caso di La Malfa o Calearo.
    Credo che il PD, in ambito nazionale, sia il meno peggio che la situazione attuale offra anoi cittadini ed elettori italiani, detto questo, peró, credo anche che dovrebbe migliorare di molto ed adeguarsi molto velocemente alla situazione presente.
    Sono assolutamente convinto che il PD, ma anche tutto il centrosinistra, deve cambiare radicalmente pelle, non basta una ristrutturazione, serve qualcosa di nuovo.

    Stimo Bersani come persona e come politico, onesto, serio e capace, ma non credo sia in grado di attuare il cambiamento di cui il PD ha bisogno: ha troppi legami, troppi collaboratori, troppa storia radicata nell’attuale organizzazione per avere la forza di imporre quei cambiamenti che sarebbero necessari. E che magari, anche nel suo intimo, vorrebbe.

    Stimo, per quel che conosco, anche Puppato, ma non credo neanche lei capace di effettuare i cambiamenti ora: parte troppo svantaggiata, non ha il peso necessario, la notorietá, la presenza per essere vincente.
    Magari la prossima volta, per lei potrebbe essere la buona.

    Conosco Renzi per quel che leggo, vedo, da quello che scrive e dice, dal suo programma, non posso dire che sia il migliore e più esperto politico in circolazione, come non posso essere sicuro che manterrà tutto quello che dichiara e che non farà in futuro qualche sbaglio, come quelli che ha già fatto in qualche passata occasione. Ma, detto questo penso sia in questo momento, per tutta una serie di circostanze e meriti a lui favorevoli, in grado di portare una ventata di aria nuova all’interno del PD
    è della vita politica italiana. Cosa che gli altri, per i mot ivi appena detti, non ritengo in grado di fare. Lo vedo, non come Matteo Renzi, ma come il rappresentante di una esigenza di grande cambiamento nella nostra mentalità di comportamento civico e di governo della cosa pubblica. Con lui la platea elettorale del PD potrà allargarsi, sia verso chi non voterebbe mai l’attuale ns offerta politica, sia verso i molti delusi nostri ex sosteniori.

  31. P.S. – E comunque una forza democratica, liberale e con posizioni molto forti sui diritti civili c’è già (e da un bel pezzo): si chiama Partito Radicale.
    Non vedo per quale motivo uno che tiene a queste componenti dovrebbe votare per il PD.

  32. Il problema non è che Renzi mi sta antipatico (cosa comunque di per se stessa evidente) ma che ritengo Renzi non in grado. Anche a prendere il 40% lo prendi con gente che ti sei inimicata per tutta la campagna delle primarie. E non parliamo di una minoranza, parliamo del 75% di quel 40% che andresti effettivamente a prendere. Gente con cui devi poi fare i conti in parlamento, gente che non sarebbe la prima volta che ti vota contro “per questioni di principio”, gente che si va spazzata magari anche via, ma che se ti porta 50.000 voti, visto che e considerato che nel 2006 ne sono bastati la metà per vincere le elezioni forse così schifo non fa. Adoro Bersani e lo ritengo la risoluzione ad ogni male? No, assolutamente no, tant’è che c’ho pensato bene prima di decidere di votarlo. Ho guardato Renzi chiedendomi sempre: “sarai in grado?”. La risposta che mi sono sempre dato è no. Sul resto siamo tutti d’accordo. Probabilmente se ci fosse stato qualcun’altro non avrei votato Bersani. Probabilmente se ci fosse stato qualcun’altro Bersani non si sarebbe nemmeno candidato. Perchè alla gente devi parlare e la devi capire, non puoi dire “fora dalle balle” anche se per 20 anni hanno sbagliato tutto, soprattutto se nonostante 20 anni di errori prenderebbero ancora il 31% da soli. Minchia, se avessimo fatto tutte le cose giuste probabilmente saremmo al 60.
    Saluti!

    P.S. Mi sembra ovvio che se per puro caso il secondo turno fosse Renzi Vendola voto Renzi proprio ad occhi chiusi eh.

  33. “Ciance”, dici, Daniele: buono a sapersi.

    Se devo votare per una sinistra o un PD – o quel che è – che considera le problematiche dei diritti civili “ciance”, preferisco astenermi ad libitum.

  34. Condivido il tuo senso di appartenenza e sinceramente, fino a pochi giorni fa, non avevo mai pensato di votare Renzi. Ho letto il suo programma e ci sono troppe cose che non mi convincono o su cui, palesemente, non sono d’accordo. Ad iniziare dal fatto che la parola mafia è scritta per la prima volta alla penultima pagina. Ma alla fine quello che veramente non mi piace di Renzi, è che non è Renzi abbastanza. E’ un innovatore troppo educatino, troppo appena uscito, ahimè, dalla chiesa dove faceva il chierichetto. E non c’entra nulla l’età, ché io sono pure più giovane di lui, ma non sono d’accordo che le idee che compongono la nostra (mi permetto) identità siano da buttare. La sinistra storica non ha fallito perché ha fatto troppe cose “vecchie” di sinistra, ma per il motivo opposto,perché non ne ha fatta nessuna. E quindi, al netto del sacrosanto rinnovamento della classe politica (voglio anche Civati e gli altri) ecco il paradosso: uno non di sinistra come Renzi, per dimostrare di avere un senso nel Pd sarà “costretto” a fare più cose di sinistra di un Bersani, che per il motivo opposto -dimostrare di non esserlo troppo- alla fine, come sempre, non ne farà nessuna.

  35. Pur apprezzando quello che scrivi, io credo che il problema sia alla radice.
    Secondo me, che siate tutti convinti di cambiare il partito semplicemente cambiandone il leader, questo è il problema.
    Perchè o non è vero, e allora le primarie valgono molto meno di quanto si dice (anzi, di quanto dice Renzi, che ne fa una questione di vita o di morte), oppure è vero, basta cambiare Renzi con Bersani o con Vendola e il partito diventa tutta un’altra cosa. E allora non è un partito, è una cosa diversa che non risolve i problemi miei e vostri, e probabilmente ne crea molti altri (come tra l’altro ha fatto finora), ed è meglio non votarlo.

  36. @Andrea, io li conosco quelli che stanno con Renzi e lo supportano. Sono i sindaci e amministratori di piccoli e grandi comuni italiani che si fanno un mazzo così per far funzionare le cose a livello locale. Sono i giovani che fanno politica per passione e a cui, per la prima volta nelle primarie, il PD ha negato diritto di partecipare. Sono le madri con i bambini che vorrebbero poter lavorare e non solo fare le mamme a tempo pieno come adesso. E te ne potrei dire tanti altri.
    Se ti sei bevuto le balle sul candidato teleguidato da Gori o dalle Cayman allora prendi pure le tue notizie dall’agenzia di stampa Nord-Coreana che tanto il livello di valore è lo stesso.
    Su Renzi è stata aperta una campagna di disinformazione ridicola (e anche contraddittoria, visto che lo accusano di essere di destra ma anche di aver “copiato” il programma del PD) dato che gli argomenti per controbattere le sue battaglie sono veramente poveri. Allora, in vecchio classico stile stalinista, si attacca la persona, la si accusa di Trozky-fascismo come ai bei tempi.
    Io non pretendo che uno voti Renzi (anche se per me se uno ha due neuroni funzionanti, lo fa) ma almeno che se non lo voti lo faccia per una ragione reale. Rispetto molto di più chi dice “voto Vendola perchè il capitalismo è fallito”, piuttosto che chi si è bevuto la disinformazione della Pravda sulle Cayman. Non vuoi votare Renzi…fai pure, ma almeno vai a leggerti il programma sul sito (come suggerisce bene Enrico) e confrontalo con quello di Bersani (se lo trovi, visto che sembra essere un segreto di stato) e poi decidi quale dei due ti da maggiore fiducia di poter tirare fuori l’Italia dalla melma in cui siamo impantanati da venti anni.

  37. È parecchio difficile partecipare a questa discussione, perché gli interventi sono tanti e si intrecciano fra loro. Perdonatemi quindi se non rispondo personalmente a quanti mi hanno espresso le loro opinioni sul mio commento.

    Fate conto che il mio sia un discorso generale.

    C’è questa tendenza a giustificare la scelta di Renzi con due motivazioni:
    – basandosi su un fantomatico confronto con “quello che offrono gli altri” (che poi questa sia una visione selettiva, per cui “gli altri” diventano solo “Bersani”, come se i candidati alle primarie fossero solo in due, è un altro discorso). Ma a me, perdonatemi, la cosa non interessa: non ne faccio un problema di confronto con gli altri, ma di motivazione personale. Non posso giustificare Renzi perché “altri farebbero di peggio”. È un ragionamento sciocco, per quanto mi riguarda: non si vota turando il naso; noi lo facciamo da anni e non è *assolutamente* una cosa normale.
    – in visione di una realizzazione “entro 100 giorni” della civil partnership. Da questo punto di vista, fatemi sottolineare che di promesse non mantenute sono piene le fosse. Renzi non è il primo che fa promesse che poi non manterrà, e a quanto mi hanno detto in giro non è neanche la prima volta che succede. Ed in ogni caso, se devo sperare nelle promesse, preferisco puntare su promesse meno micragnose e con più possibilità di portare a un risultato (come dicevo sopra: se parti dal matrimonio arrivi alla civil partnership, perché in Italia si gioca sempre al ribasso; se parti dalla civil partnership arrivi – probabilmente – a una stretta di mano).

    Ma più in generale, se qualcuno ha la possibilità di chiederlo a Renzi – che si è espresso CONTRO il matrimonio omosessuale, altro che “futuri progetti che potrebbero nascere dopo l’approvazione della civil partnership” – glielo domani, il perché della sua posizione. Purtroppo, su questo argomento si tende a non andare mai a fondo… Perché lo sanno, i candidati premier, che sui diritti agli omosessuali si giocano molte alleanze veterocattoliche. Lo sanno bene, e glissano.

    Ed io uno che glissa non ho più intenzione di votarlo, anche perché dimostra la mancanza di coraggio politico, lo stesso coraggio necessario per salvare l’Italia dallo stato di degrado in cui versiamo.

  38. Enrico il post è molto affascinante e “tocca” tutta una serie di “punti G” di chi, come me, si identifica con la sinistra da prima della caduta del muro: i brividini conseguenti a questo solleticare fanno abbassare un po’ la guardia su alcuni passaggi che, a una seconda lettura (sì pure due volte, tanto ero solluccherato), qualche “meh” lo sollevano. Il succo del post è: il meno peggio, anche perché in sintonia formale con il proprio tempo, è Renzi, quindi prendetelo in considerazione. Sì. Ovvio. Ma siamo ancora una volta “al meno peggio” che, a differenza dei meno peggio sin qui prodotti, ha un ottimo spin doctor, qualche capace ghost-writer e, non ultimo, non soffre di “digital divide” che fa tanto contemporaneo.
    Speriamo che l’ottimismo della volontà porti i risultati sperati e grazie comunque del contributo alla riflessione.

  39. Bel post, ma ho da ridire su alcune questioni.
    Articolo 18: bella la flexicurity, peccato che, di fatto e come scritto nel post, si inizi togliendo l’articolo 18 e non migliorando le politiche di welfare. A me, gggiovane col contratto a tempo determinato, lascia perplesso che il primo atto per modernizzare il mercato del lavoro sia togliere un diritto, senza che me ne venga in tasca nulla, senza che nessuno lo chieda (agli imprenditori, soprattutto esteri, non gliene frega nulla dell’articolo 18).
    “Noi di sinistra veterocomunista”: sono molto d’accordo col discorso, mi stupisce che questo concetto venga rilanciato in posti (non questo blog) in cui si fa spessissimo quest’errore (tanto per non fare nomi, il blog di Luca Sofri).
    “Renzi è di destra e berlusconiano”: lo è dopo aver letto il programma (sui diritti civili, ma non solo) e dopo averlo sentito parlare, non perchè bravo a comunicare (è un merito) ma perchè parla del nulla (e lo fa molto bene). Riascoltatevi l’incontro su Sky: Puppato si esprimeva piuttosto male, ma è quella che più spesso ha citato qualche proposta concreta e non sterili slogan. Sempre Puppato sul fatto fa notare, al Fatto, che ci sono cose nei 100 punti della Leopolda che non sono più presenti nel programma di Renzi. Perchè?
    In questo mi sento preso in giro, come pure quando va ad Arcore in gran segreto – non è sbagliato andare ad Arcore, è sbagliato non dirlo prima, dato che Arcore non è una sede istituzionale e Berlusconi è Berlusconi (Uqbal: lo sai).
    Dulcis in fundo: leggere berlusconiano trattino grillino mi fa parecchio incazzare. Se devo spiegare perchè ho perso in partenza.

    Non penso Renzi possa cambiare alcunchè nel PD: alcune idee son vecchie, altre son di destra, altri atteggiamenti son cose già viste. E’ già superato. Un esempio? Possibile che solo Puppato (pare anche Vendola) abbia risposto alle domande di Science, sebbene con un grosso scivolone alla fine?
    Una bella facciata, nulla più. Purtroppo.

  40. Si potrebbe essere anche d’accordo con certi analisi (potrebbe … perche’ grattata via la retorica brillante e alcuni stantii luoghi comuni, alcune idee risultano assai discutibili) ma quello che non comprendo e’ perche’ la produttoria di tutte queste belle cose (compresa la dichiarazione d’affetto per Bersani) dia come risultato ottimizzato “Renzi”.
    E’ una questione di cuore, di sentimento, di speranze, di stanchezza e delusione e perche’ no … di fede. Non tirate ai quattro angoli il lenzuolo corto sotto il quale vi volete cacciare: Renzi e’ il motore al quale appioppare la scocca che vi piace, continuera’ ad aggregare fin quando avra’ questa possibilita’ e questa capacita’.
    Affidatevi a queste di categorie, che sono gia’ piene, buone e sufficienti di per se e non infilateci dentro (per paura di far la figura degli ingenui) cose piu’ materiali, perche’ altrimenti certe vostre contraddizioni appariranno visibili prima ancora che la gioiosa nave sia entrata in porto, a partire da ‘sta storia del ricambio generazionale che qualche imbarazzo “di comunicazione”, pare, lo abbia gia’ creato.
    SAluti.

  41. A quelli che dicono “Ma chi c’è dietro Renzi, chi monta sul palco con lui?” (Andrea e altri che sono troppo pigro per recuperare scrollando): dietro c’è il PD e i militanti del PD: se Renzi governa Firenze è perché ha vinto delle primarie PD, si è presentato sotto il simbolo del PD, gli elettori del PD lo hanno votato. Se si presenta alle primarie è perché sono state raccolte delle firme, perché dei membri dell’assemblea hanno dato la propria firma perché lo facesse.

    Renzi dice in continuazione che rispetterà l’esito delle primarie (D’Alema ha detto che farà una battaglia feroce, invece, scordandosi che in quel caso farebbe una battaglia feroce contro la maggioranza del partito…).

    Renzi dice e stradice che rimarrà nel PD e che il suo è il progetto del PD. Magari mente, ma dopo aver mentito tanto, si farebbe solo ridere appresso se andasse con Rutelli (che evidentemente non lo aveva sentito il suono delle risate d’addio).

    A Mario che difende la CGIL: facile buttarla sull’ironia scandalizzata. Ma una domanda sul perché la gente non si iscriva più ai sindacati ce la vogliamo fare oppure no?

  42. A leggere i commenti purtroppo questo paese non lo cambieremo mai, nemmeno se al posto di Renzi ci fosse Obama: siamo troppo legati a concetti politici ed economici figli dell’800/900, non riusciamo a vivere nel 2012 senza paura e, come hai detto te, mentre i giovani lottano per avere un lavoro qualsiasi i sinistroidi italioti si lamentano contro chi vorrebbe aggiornare le cose ed adattarle ai tempi.
    Finiremo nella melma, scontenti e poveri (economicamente e culturalmente) ma di sicuro con l’onore intatto di essere rimasti fedeli ad una bandiera che oggi ha lo stesso valore politico della carta igienica.

    Quasi quasi emigro prima che ‘sti imbecilli ci facciano uscire dall’unione europea…

    Ah dimenticavo, bel post, condiviso dove potevo 🙂

  43. Io inizialmente ero favorevole a Renzi, ho cominciato a dubitare quando ho conosciuto chi è la gente delle mie parti che lo supporta: Giovani sono giovani, ma sono quasi tutti i figli di quelli che per 60 anni hanno gestito la politica prima con la DC e poi con Berlusconi. Pensavo di non dovere morire democristiano, ma mi sa che non ce la faccio.

Leave a comment

Your email address will not be published.