Scritte, rottami, teppismi e Negri con la maiuscola – il negazionismo NOTAV e la città violata

January 30th, 2012 § 66 comments

Sabato un corteo Notav per le strade di Torino ha richiamato in città qualche migliaio di manifestanti. Non erano in tanti, contando che la manifestazione era preparata e annunciata dal lungo tempo, ma il corteo è riuscito a fare numerosi danni in città.

La manifestazione, infatti, ha lasciato una grande quantità di scritte sui muri (alcune creative, altre orribili e preoccupanti) e macchie di vernice contro edifici “antipatici” al movimento. I cittadini si sono, giustamente, incazzati, un po’ perché la pulizia è a carico della città, un po’ perché le scritte e i deturpamenti hanno colpito alcuni aspetti simbolici della città.

 

I FATTI

Ci sono due cose in particolare che hanno fatto sensazione:

– l’imbrattamento dell’immagine di Norberto Bobbio su un poster della ex libreria de La Stampa di via Roma

– la minaccia al giudice Giancarlo Caselli. “Caselli, TAV-visiamo” su un muro lungo il percorso del corteo.

 

LA POLEMICA

Tralasciamo per ora le minacce a Caselli, limitandoci a notare che vive sotto scorta ed è una delle figure di primo piano nella lotta prima al terrorismo e poi alla mafia. Ed è uno che fa il suo dovere con equilibrio, al punto di ritenere necessario commentare gli arresti di alcuni leader violenti dei Notav con parole rassicuranti e di grande civiltà, a tutela della parte sana e pacifica del movimento.

Ieri su Twitter è scoppiata – anche e soprattutto per causa mia – una notevole polemica sullo sfregio all’immagine di Bobbio.

La polemica ha avuto uno strascico piuttosto lungo, che dura anche questa mattina. L’indignazione per lo sfregio all’immagine di Norberto Bobbio è stata accolta male dai militanti Notav su Twitter, in particolare quelli che fanno riferimento alla sinistra radicale, ai centri sociali e più in generale all’antagonismo.

I motivi della loro critica sono sostanzialmente due (li riassumo tenendo conto che ne sono arrivati a pioggia, ciascuno con le sue sfumature), spesso concomitanti:

– la TAV è un’opera che a nostro giudizio farà molti danni e siamo molto incazzati, non andiamo molto per il sottile: tenetevi il centro imbrattato, non è poi la fine del mondo; (con corollario di notav romani che dicono di trovarsi benissimo in una città deturpata dalle scritte sui muri ed evidentemente vogliono estendere il piacere anche a Torino). Insomma, la famosa massima brechtiana per cui i portatori di gentilezza non poterono essere gentili. Bah.

– l’immagine del deturpamento della fotografia di Bobbio è un falso.

 

 

IL “FALSO”

Rispondo all’accusa di falso, perché sono stato tra i primi a proporre online l’immagine del povero Bobbio (che, per i non informati, è questo signore qui) violato dalla vernice lanciata dai Notav contro la ex libreria della Stampa (che loro credevano essere sede della Stampa, mentre è un edificio chiuso in cui presto sarà aperto il secondo Apple Store di Torino: non pretendiamo che il movimento sia informato, no?).

La polemica nasce da questa fotografia, che è un close-up che ritrae Bobbio “verniciato” accanto alla parola “servo”. L’ho presa da questo status qui, di un amico. Il quale l’ha presa da un suo contatto. E’ uscita nel pomeriggio, dopo le 16.

Va da sè che mi è scattata l’indignazione: violare l’immagine di Bobbio, che è da sempre un teorico della nonviolenza e una delle figure alte di riferimento della democrazia italiana, senza colori di sorta (pun intended), mi è sembrata e mi sembra tuttora una cosa raccapricciante. E soprattutto una cosa stupida da parte di un movimento che si dichiara pacifico e gioca a fare la vittima e in ogni sua manifestazione riesce a produrre e attirare solo violenza (anche con eccessi polizieschi nella risposta, talvolta, perché la violenza chiama violenza in un’escalation senza fine).

Qualche ora più tardi un altro amico, che fa il fotoreporter, condivide una fotografia più allargata dello scempio a Bobbio.


La fotografia rivela una buona notizia e una cattiva.
Quella buona è che lo scempio a Bobbio è meno infame: hanno sfregiato la sua fotografia, ma almeno non gli hanno dato del “servo”.
Quella cattiva è che l’appellativo “servo” è riferito a Massimo Numa, giornalista de La Stampa oggetto di una polemica dai contorni poco limpidi (è accusato dal movimento di aver postato commenti falsi a detrimento della causa Notav) su cui il giornale non ha fatto chiarezza (e visti gli elementi a carico si capisce anche perché).

 

 

#BOBBIO vs #FAKEBOBBIO

Visto lo sfregio all’immagine di Norberto Bobbio, ho cercato – insieme ad alcune persone in Rete – di diffondere il più possibile l’immagine dello scempio e di far riflettere i miei contatti online sulla natura del movimento Notav, ormai ostaggio dell’ala violenta e antagonista, estranea alla Valle Susa (lo dimostrano gli arresti dei violenti della settimana scorsa: solo 3 hanno riguardato valsusini).

A un certo punto è emersa su Twitter l’idea di portare tra i Trending Topic l’hashtag #Bobbio per rimediare, in sedicesimo, al danno e riabilitare l’immagine di un uomo che non si merita la vernice in faccia e la violenza teppista. L’operazione è riuscita e l’indignazione registrata in Rete è stata tantissima, per quanto – temo – effimera.

Il problema di Torino deturpata di fatto e deturpata nei suoi simboli ha costretto il (formalmente) leader dei Notav a una imbarazzata retromarcia con un delirante finale in cui vaneggia di “infiltrati” e non si prende alcuna responsabilità politica. E soprattutto non chiede scusa e non annuncia una sana operazione di pulizia a cura del movimento, che – lo capisce anche l’ultimo degli allievi a un corso di PR – sarebbe un’operazione d’immagine utilissima alla causa.

Trovatosi in difficoltà e messo in crisi da 4 gatti online, il movimento non ha potuto fare altro che aggrapparsi all’unico elemento possibile: la scritta “servo”.
E’ vero, quando è uscita l’immagine “ristretta” l’indignazione (mia e di tanti) era tripla, perché il povero Bobbio oltre che deturpato era pure insultato. Quando poi si è scoperto che gli insulti erano rivolti “solo” a Massimo Numa (uno a cui online dedicano inquietanti testi anonimi intitolati “Massimo Numa è ancora vivo“), l’accusa si è ridimensionata. Bobbio è stato solo deturpato, non insultato.

L’accusa dei Notav a me e a chi ha contribuito alla causa #Bobbio è di aver fatto montare ad arte la polemica sulla prima immagine. Peccato che sia stato io a diffondere via Twitter l’immagine più allargata, grazie al mio amico fotoreporter. E abbia ovviamente corretto all’istante il tiro alle accuse, peraltro ripetendo la cosa più volte (per esempio qui e qui, ma potrei andare avanti per due righe di “qui”) e basando le accuse – ovvie e indiscutibili – solo sullo scempio all’immagine del filosofo torinese.
COME FUNZIONA IL NEGAZIONISMO

[Edit: visto che qualcuno si lamenta, quella che segue non è una reductio ad Hitlerum ma una nota di metodo che non segue il sentiero di paragoni azzardati, ché qui si è per i toni poco accesi]

Non so se vi è mai capitato di parlare con un negazionista o leggere i suoi scritti. Di solito sono persone preparatissime nel dettaglio. E seguono un copione che tanti anni fa fu intelligentemente tracciato da Furio Colombo in un articolo che, purtroppo, non trovo più ma è da recuperare (anzi, se qualcuno ce l’ha sotto mano e me lo manda mi fa un grande piacere).

Scriveva Colombo che chi nega l’Olocausto segue una prassi precisa per raggiungere il suo obiettivo: corregge le minuzie e si basa su piccoli errori per dimostrare (o dare la sensazione) per sineddoche che tutto il resto sia sbagliato.
Se rievochi le malefatte di un gerarca nazista nel campo tal dei tali, il negazionista ti farà notare che il nome è scritto sbagliato o che il suddetto gerarca non aveva gli occhi azzurri ma verdi. E quindi è tutto sbagliato, tutto falso, eccetera.
E cercherà di far pesare i dettagli (su cui magari ha pure ragione) rispetto alla mostruosa evidenza di fatti più grandi.

Sta succedendo lo stesso con lo scempio a Bobbio. La sua immagine è stata violata e questo è un fatto indiscutibile e chiara a chiunque abbia il dono della vista.
Non gli è stato dato del “servo” e, appena la cosa è stata chiara (meno di un’ora dopo), ho diffuso l’immagine e corretto il tiro, eliminando le accuse di insulti e mantenendo quelle evidenti di scempio. E mantenendo l’indignazione, come tanti.

Il tentativo di ribaltare la verità basandosi su un dettaglio (che non cambia di molto i fatti: è giusto un’aggravante in meno) e tralasciando che sono stato colui che l’ha diffuso non è molto onorevole, ma visti i soggetti coinvolti (rottami anni Settanta rovinati dai sofismi filo-violenza di Toni Negri) non c’è da meravigliarsi.

Tra l’altro la scusa “non volevamo dare del servo a Bobbio, volevamo solo imbrattare la sede di un giornale per insultare un giornalista”, non so voi, ma a me suona male da qualsiasi lato la si prenda.

 

CAMMINA COME UNA LUCERTOLA, SI NUTRE COME UNA LUCERTOLA, DORME COME UNA LUCERTOLA…

Uno ci prova anche a essere comprensivo, a pensare bene, a illudersi che no, l’attacco all’immagine di Bobbio non è stato intenzionale e il movimento non è né stupido né violento e si è trattato di un compagno del plotone “uova di vernice” con la mira particolarmente grama.
Fosse stato un episodio isolato in un corteo pacifico, pulito e rispettoso della città, sarebbe stato un peccato non provare a essere ottimisti.
Ma la realtà non è così. Il movimento non solo è capace di violenze di piazza, ma deturpa la città e ha nelle sue corde toni, parole e slogan preoccupanti, in certi casi infami e che rievocano memorie oscure.

E il corteo ha lasciato dietro sè uno scempio totale del centro di Torino, con via Po imbrattata di scritte su ogni colonna.

E poi scritte brutte, pericolose. Come quella minaccia contro Giancarlo Caselli, gravissima. Non un errore del movimento: un orrore.
E mi meraviglia che gli epigoni di Toni Negri non siano ancora partiti con le scuse: ce l’avevano con Caterina, quella bugiarda.

 

QUINDI

Dati alla mano, gli scempi restano, la polemica negazionista crolla in modo inequivocabile. E i violenti Notav fanno l’ennesima brutta figura.

E fanno l’ennesimo errore strategico, inimicandosi i torinesi (gli unici a cui possono sperare di estendere l’ottica NIMBY della valle per recuperare un po’ di consenso, visto che sono in crisi di popolarità da tempo).

Come avrete notato, tutto quello che ho detto è indipendente dal giudizio di ciascuno sulla TAV. Indipendentemente da come la penso su quell’opera, sono indignato come torinese se vedo la mia città (che negli anni è diventata sempre più bella e pulita) sporcata da una manifestazione.
Mi sarei incazzato, da iscritto all’ANPI, perfino se la manifestazione del 25 aprile avesse deturpato la città e i suoi simboli (cosa impossibile, va da sè).

E non c’è fine, non c’è emergenza che giustifichi i mezzi. E non c’è infamia (presunta) di un giornalista che giustifichi inondare di vernice i muri della mia – della nostra – città.
E non c’è emergenza che giustifichi il teppismo, soprattutto se colpisce soggetti terzi.

Qualcuno, dopo questi episodi, dice “vietiamo le manifestazioni”. No, non vietiamole: la stupidità di pochi non deve ledere un diritto di molti. E i Notav hanno tutto il diritto di poter manifestare in pace e senza violenze in divisa. Ma in cambio DEVONO rispettare le leggi. Tutte.
Ci riusciranno solo quando l’ala pacifica del movimento isolerà quella violenta, che attualmente comanda e detta la linea (militaresca) del movimento.
Spacciarsi per ecologisti a colpi di teppismo e mancato rispetto per il prossimo non è una buona strategia. Speriamo facciano chiarezza. E speriamo corrano a ripulire Torino, dopo che l’hanno ridotta male.

Sabato i Notav hanno voluto portare i rottami del cantiere in Valle Susa di fronte al Consiglio Regionale. Si preoccupino dei rottami ideologici che si portano dietro dagli anni Settanta, perché fanno solo danni. Anche alla loro causa.

 

§ 66 Responses to Scritte, rottami, teppismi e Negri con la maiuscola – il negazionismo NOTAV e la città violata"

  • suzukimaruti says:

    Hai detto bene “storyfizzato come”. Cioè oggetto di un tentativo di forzatura della realtà. Tentativo fallito.
    E gli autori sono così impauriti da impedirmi di commentare. E non si capisce come mai.
    Quindi sì, il dibattito colto prosegue altrove. Basta che non sia un dibattito democratico. A furia di darsi ragione a vicenda i soliti 4 gatti sono convinti di essere un esercito. E sono, invece, un’incrostazione del ’77 nel 2012. Con metodi da branco: tanti contro uno, imbevuti di balle, zittendo la vittima.

    Bella gente.

  • pino says:

    I tuoi commenti finiscono nel dimenticaio della storia.
    Mentre il dibattito colto prosegue altrove.
    Mi spiace ci hai provato ti ha detto male.
    Hai fatto comunicazione sulla pelle di chi è in galera per difendere gli interessi degli sciocchi come te.
    Addio Sola la rete ti ha già dimenticato.
    Per la cronaca oggi il sole 24ore boccia la torino lione.
    http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-31/promossa-solo-milanoroma-064241.shtml?uuid=AaI0IskE
    Pericolosi anarchici di confindustria…..
    E tu tornerei a due o tre commenti la massimo, mentre ti fai le pippe mentali.
    Addio Sola storyfizzato come un provocatore fallito.

  • suzukimaruti says:

    mazzetta (sorry per la cosa di luigi bobbio, mi rivolgevo a un altro ma ho sbagliato a leggere): la campagna su Bobbio è stata montata per la vernice e – come diceva l’assessore Palmiro Cangini – “i fatti mi cosano”.

    Ti assicuro che se gli insulti si fossero rivelati diretti a Bobbio avrei fatto una campagna molto ma molto molto molto più pesante. Sarei ancora lì a sputacchiare bile, fidati! 🙂
    Invece ho picchiato solo sulla cosa evidente: lo sfregio alla sua immagine. E la cosa, a quanto pare, è servita. 🙂

    Ho subito specificato nella mia timeline, appena ricevuta la foto larga, che gli insulti “cadevano” altrove. Insomma, ti sto riscrivendo il post, quindi non vado oltre, ché l’hai – credo – già letto.

    I discorsi di malafede e buonafede sono presto fatti: non essendoci dolo, perché nessuno dei promotori della campagna pro-Bobbio si è prestato all’equivoco, non c’è nulla da dire in merito.

    In compenso è bello notare come sia uomoinpolvere sia quei noti democratici dei wu-ming abbiano impedito a me, parte in causa, di commentare i post in cui mi davano, ingiustamente, del taroccatore: quei bei processi unilaterali in cui parla solo l’accusa e se la suona e se la canta.

    Visto che sei così gentile da comunicare con me (e lo apprezzo), capisci la differenza di metodo tra me e altri che, per aver leggiucchiato un bignamino di Tronti, fanno i settantasettini fuori tempo massimo. E continuano imperterriti a fare i fascisti, con le loro logiche di branco.

    Anzi, sfido apertamente i Wu-Ming a un confronto sui temi a loro cari (ma non accetteranno, vedrai). Come vogliono, dove vogliono, quando vogliono.
    Inizino pubblicando il mio commento sul loro blog.

  • mazzetta says:

    secondo me la rettifica non è stata fatta, persino tu sei ancora qui a menarla con l’offesa a Bobbio colpito forse alla testa forse no e che quindi…

    e se l’hai fatta tu non l’han fatta gli altri “indignati” del momento, che neppure hanno retwittato le rettifiche di altri

    infine, non so a chi rispondi qui, non ho mai speso una parola su Luigi Bobbio qui o altrove:
    “- mazzetta (3): le posizioni di Luigi Bobbio (ex LC, ricordiamolo) credo siano irrilevanti ai fini della discussione. Ma se vuoi giocare questa carta, ben venga.
    Ma mi sembrerebbe un’operazione un po’ losca, come valutare la memoria di Bob Marley attraverso i dischi di Ziggy Marley (tutti in coro! “Tomorrow people…”) ”

    io non gioco carte, io ho visto una torma urlante di gente che ha gridato all’oltraggio a Bobbio perché ingannata dalla foto che anche tu hai messo in giro, e poi NON ho visto nessuno scrivere: “scusate, ho agito di fretta e mi sono sbagliato, Bobbio non l’ha offeso nessuno”

    ritornando a noi
    non c’erano da smentire le scritte, il casino non ci sarebbe stato per le scritte sui muri

    c’era da smentire _ con la stessa forza- un’accusa falsa e ritenuta infamante dagli stessi che l’hanno pronunciata e che come tale andava smentita, se in buona fede, con altrettanto impegno, anche perché fondata su un falso che alcuni fin da subito sapevano essere tale

    impegno che non ha visto nessuno, eppure che ci vuole ad ammettere di essere stati ingannati da una foto?

    evidentemente ci vuole quel minimo di onestà e di correttezza di cui sono del tutto sprovvisti quanti si sono lanciati a sciacallare la figura di Bobbio travestendosi da difensori della sua memoria

    perché, se una cosa del genere non la si fa in buona fede, è un comportarsi da sciacalli, spero che almeno su questo converrai

  • jjj says:

    @umanesimo: quando dici “gli arresti sono stati fatti per provocare questo tipo di reazione. “: cadere nelle provocazioni è bene o male? davvero bravi?

  • suzukimaruti says:

    Facciamo così: fate pure calembour sul mio cognome o date della buona donna alla mia povera mamma.
    Ma il prossimo che scrive che Torino è una città ingrigita lo corco di mazzate. Non perché la cosa mi dia fastidio, ma perché – banalmente – non è vera. Ed è un cliché che puzza di anni Ottanta più di una Timberland dimenticata in una scarpiera. 🙂

    (poi volendo possiamo spiegare a chi ha tempo e sensibilità la bellezza di quella Torino grigia di allora e il furore creativo del suo underground)

  • No Tav siete solo ignoranza da annientare quando fate i teppisti! says:

    Credo che nel momento in cui verrà arrestato fino all’ultimo No Tav teppisti, solo allora l’Italia potrà dirsi uno stato civile. TANTO LA FERROVIA SOTTO IL CULO VE LA FANNO!!

  • umanesimo says:

    @jjj

    quelle scritte erano la risposta a un’ondata di arresti assurdi (diceva gaber ai tempi: “si riempiono le galere di gente che non c’entra un cazzo”) e con una valenza politica.

    entrambi i fatti non riguardano quello di cui si dovrebbe veramente parlare: ovvero la realizzazione di una mega-opera pubblica e la fiera resistenza (trasversale alle generazioni e alle ideologie) di una valle di persone per bene, ai diktat del potere centrale (e alle sue tante diramazioni).

    gli arresti sono stati fatti per provocare questo tipo di reazione. perché qualcuno scrivesse una cosa su un muro. perché un giornale (collegato alle diramazioni di cui sopra) pubblicasse una foto croppata e si scandalizzasse. perché twitter – che è pieno di gente che urla “look at me! look at me!” come in quella canzone di laurie anderson – ospitasse una campagna che servisse ad alzare polvere e rumore, e a nascondere il vero scandalo che non è la vernice su un muro di una città ingrigita e ingobbita, ma una grande opera che deve muovere del denaro (tantissimo: da distribuire tra appalti e tangenti sugli stessi) che ora è bloccato, grazie ai valligiani di cui sopra.

    sarebbe interessante parlare anche della linea c della metro di roma, che è uno scandalo enorme, per quello che è costata in relazione all’utilità (numero di stazioni) che avrà per il pubblico.

    il fatto è che la nostra economia è basata su queste cosiddette infrastrutture che non vengono quasi mai realizzate secondo criteri economici (in senso letterale), ovvero secondo un’analisi costi/benefici. è un paradigma che i valsusini hanno fatto saltare.

    bravi.

  • JJJ says:

    2012. Possibilità di informare, informarsi, discutere, associarsi e unire le forze aggregandosi verso obiettivi. Se mai c’è stato un momento in cui tutto ciò è possibile è questo. Ma se prima ci sono le possibilità, poi ci sono le persone e la loro capacità. E tutto diventa non più possibilità ma realtà. E se tutto ciò si trasforma in una lavagna su cui tornare a proporre ragionamenti antagonisti basici modello 1970, pazienza. Se tutto ciò significa che non si possono avere opinioni divergenti senza che saltino fuori i giochi di parole delle elementari e gli insulti del bar sport, pazienza. Se tutto ciò si riduce a “se non la pensi come me sei un bastardo e non capisci un cazzo ” (sintesi rapida di un po’ di cose lette qui sopra) pazienza. Fa un po’ tristezza ma pazienza. Allora, facciamo che la tav è un danno collaterale del progresso così come certe forme di protesta sono giustificabili dall’oggetto della protesta, e siamo a posto. Allora facciamo che se si dicono cose a caso, manco avendo letto, allora vale a costruire binari a caso, alla faccia delle documentazioni che si continuano a non, anallizare e discutere sui numeri, sui dati, e questo su entrambi i lati. Provo semplicemente una noia mortale a star dietro a certe prese di posizione che nel come si pongono – nel modo di argomentare (?), nella capacità di dialogare (?) e nella scelta dei temi (le parole su caselli sono state opportunamente dimenticate?)- riescono solo a convincermi sempre più che il problema non è la Tav, ma l’incapacità di fare politica, fare società, stare insieme e discutere dei problemi comuni. Vale per tutto. Per le valli e le città, che dovremmo pensare che sono beni comuni, non campi di battaglia, del progresso o della protesta. Chilometri di binari, scritte, insulti: sono la stessa cosa, sino a che si peseranno in modo diverso faranno solo sì che ognuno pensi ai casi suoi. Caselli è un infame, erano solo ragazzi? Se non si riesce a prendere posizione sui propri comportamenti se non scusandoli e basta, difficile essere credibili. Ecco, non vi credo più da un pezzo, pur non essendo molto distante dal vostro obiettivo (e torniamo alla difficoltà di non argomentare per slogan o leggendo solo quanto arriva dalla propria area di riferimento).

  • paolo says:

    è da giorni che provochi sui notav.
    non ti riesce la polemica che hai scatenato su bobbio, l’accusa ai notav di essere mafiosie altre simpatiche amenità…
    Ma non ti vergogni di misificare la realtà per sostenere la tua rispettabile ma singola visione delle cose?
    Tu sei a sinistra nella tua immaginazione immensa, nella realtà sei solo un piccolo presuntuoso qualunque.

  • Frank Ameba says:

    Devo ribattere.
    Il “punto debolissimo” che individui nel mio precedente commento, semplicemente non è parte del commento. Non c’è. Io ti avevo rivolto “l’accusa” di applicare quel metodo negazionista, di cui parli nel post, in modo impeccabile e molto più efficace rispetto all’obiettivo verso cui tu lo avevi rivolto.

    Tu hai scritto: “Tra l’altro la scusa “non volevamo dare del servo a Bobbio, volevamo solo imbrattare la sede di un giornale per insultare un giornalista”, non so voi, ma a me suona male da qualsiasi lato la si prenda.”

    Ebbene, io in questa frase (non so se è una tua sintesi o se qualcuno l’ha scritta così com’è davvero) non vedo alcuna scusa: è la realtà. Basta osservare la foto intera per rendersi conto che tutta la facciata è stata colpita da palle di vernice, e sulla stessa facciata si trovava il poster di Bobbio. E ti prego di non rispolverare il fatto che è stato colpito alla testa. Se sono stati lanciati trenta palloni di vernice, uno può averlo colpito alla testa. A me pare leggermente più sopra della testa, quindi anche in questo caso potresti aver accomodato la verità alle tue esigenze.

    Ritornando al “punto debolissimo”: io spero vivamente che il movimento non cada nel tranello che i media e gli opinion leader pro-tav gli stanno tendendo, che è proprio quello di creare spaccature e dissapori al suo interno. Cosa che, al pari dei miserabili attacchi subiti nelle ultime ore da vari fronti, porterebbe ad un allontanamento dall’obiettivo della causa.

    Infine, voglio porgerti alcune domande:
    – ti dichiari di sinistra, ma riformista; la tav è una riforma? Rappresenta il tanto agognato “progresso”?
    – essere di sinistra, ma riformista, significa approvare (“ma con alcune riserve”) un’opera inutile rifiutata dalla stragrande maggioranza delle comunità della valle, istituzioni locali comprese?
    – in uno dei commenti hai finalmente dichiarato di essere un pro-tav (“ma con alcune riserve”): come puoi dunque pretendere di dettare il metodo di protesta del movimento a te opposto? Perché non ti sei solo limitato a condannare, molte osservazioni critiche dànno come l’impressione di voler essere delle linee guida sul modo di manifestare.
    Un palla di vernice contro violente manganellate, una scritta minacciosa contro degli arresti forse immotivati. Il capitalismo non dialoga. Il capitalismo agisce, e quando non ottiene ciò che vuole con il raggiro, lo ottiene con la violenza associata al raggiro. Violenza giudicata legale. La partita è evidentemente ìmpari.

    Solidarietà a TUTTO il Movimento NoTav, da grande distanza.

  • suzukimaruti says:

    – taliesin (per i Deep Purple?): mi fa piacere che segnali che le scritte sono lavabili. che i notav vengano a lavarle, allora. Non capisco la relazione scritte-tunnel (che peraltro non è stato fatto). In qualche modo la questione TAV abilita chiunque a imbrattare la città? O non si fa e basta? 🙂

    – marco villa: la pensi così, io no. penso che, lanciando la vernice contro una ex libreria chiusa, potevano tranquillamente evitare di prendere il povero Bobbio (che era un po’ in disparte ed è stato centrato da un uovo in piena fronte).
    Sono opinioni e diverse interpretazioni di una fotografia, ci mancherebbe. E siamo entrambi titolati a differire.
    Mi limito a dire che da chi scrive “TAVvisiamo” a un magistrato c’è da aspettarsi anche questo. Senza malizia.

    Se poi lo sfregio a Bobbio è stato un danno collaterale di un attacco a un giornalista (ma non ne sono convinto), l’immagine simbolica resta. E certifica una violenza stupida fatta sulle cose (peraltro quelle sbagliate, essendo la suddetta vetrina l’ex libreria della Stampa e non più la sua sede da decenni) contro una persona (probabilmente una persona nel torto, ma la giustizia non si fa privatamente, vero?).

    – Watanabe: come capirai dal post, non sono tra gli autori di un bel niente, per il semplice fatto che quella pagina lì non è stata scritta. 🙂 Il caso #bobbio è venuto fuori per il deturpamento della sua foto e non per gli insulti. Concordo sul pippone 2.0.
    La prossima volta, i notav stiano attenti a dove imbrattano. O non imbrattino, che è meglio 🙂

  • Watanabe says:

    Picco di popolarità?
    Alla fine essere indicato come uno dei fautori delle pagine più brutte di Twitter in Italia, piglia bene…
    Faccio per sdrammatizzare. Alla fine fra tutti l’avete fatta più lunga di quello che meritava la cosa. Diciamo che il caso #Bobbio è un gigantesco pippone 2.0

  • marco villa (@marcov2) says:

    Né insulto, né deturpazione. Guardando le immagini, anche solo la prima, si vede bene che non è sulla sua figura che si concentrano le macchie di vernice ma sono distribuite su tutta la facciata dell ex sede della Stampa. Se al posto del manifesto con Bobbio ci fosse stato quello del Circo Medrano non sarebbe cambiato niente.
    Non c’è una mezza buona notizia, ma, per dirla alla Luca Sofri, una notizia che non lo era, almeno per la parte relativa a Bobbio. Punto.
    Poi sulla TAV e sui movimenti antagonisti condivido gran parte di quello che c’è scritto nel post, ma qui non c’entra nulla col fatto che, per un pomeriggio, è circolata una falsa notizia. Sono sicuro che non c’era malizia ma ci si dovrebbe interrogare sul perché di tanta precipitazione. L’antipatia verso i No TAV è stata ininfluente?
    Dopo si è cercato di correggere ma quel punto era troppo tardi, anche perché una smentita è sempre una notizia data due volte.

  • Taliesin says:

    Ma in che fetido anfratto della rete sono capitato? Cosa non si fà per un po’ di visibilità non è vero Enrico Sola? Hai appreso bene la lezione dai media convenzionali, quasi quasi sembri Il Giornale!! Oltrettutto qui si paragonano delle scritte ( lavabili) ad un tunnel di 53 kilometri, ehssi c’avete proprio il senso della misura, ma annateva a fa’…, io sono di Roma ma sono No Tav, spero di non capitare più per sbaglio in un luogo di falsità e menzogne come questo, a ‘sto punto è meglio Il Giornale!

  • suzukimaruti says:

    Ancora risposte (recupero un po’ di commenti arrivati mentre rispondevo):

    – mazzetta (3): le posizioni di Luigi Bobbio (ex LC, ricordiamolo) credo siano irrilevanti ai fini della discussione. Ma se vuoi giocare questa carta, ben venga.
    Ma mi sembrerebbe un’operazione un po’ losca, come valutare la memoria di Bob Marley attraverso i dischi di Ziggy Marley (tutti in coro! “Tomorrow people…”) 🙂

    – marco villa: in verità qualche dubbio mi è venuto. anzi, ne ero travolto e non mi capacitavo che qualcuno fosse così scemo da dare del servo a Bobbio. La mezza buona notizia era che non l’avevano insultato, ma solo deturpato di vernice.
    E sono stato io a diffondere l’immagine completa via Twitter e a dare la mezza buona notizia.

    – redtaras: sarò reazionario e perbenista e un citatore a sproposito di De Andrè come dici tu. Oppure sono uno che non vuole che i manifestanti deturpino di vernice la sua città e uno dei suoi simboli più cari (a noi di sinistra, by the way).
    Mi spiego: mettere delle etichette è facile, si appongono in fretta e da una parola in su uno dà del perbenista a un altro.
    Come già dicevo in un commento precedente, se domani protesto contro la fame nel mondo (tema miliardi di volte più grave della TAV) e nel farlo ti rompo i vetri di casa, scommetto che ti incazzi. E magari sei anche contro la fame nel mondo. Eppure ti incazzi uguale.
    E se lo fai notare non ti fa piacere che ti dicano “ecco, tifi per la fame nel mondo: infame, perbenista!”.
    Quindi cerca di capire che il male fatto a Torino avrà fatto dispiacere a migliaia di persone, alcune pro-tav, altre no-tav, altre boh-tav. E’ una cosa brutta, è un errore strategico ed è un’ingiustizia. Ce ne sono di peggiori? Certo. Ma non vedo perché aggiungerne altre.
    Credete che imbrattare Torino serva a fare più giustizia e serva alla vostra causa? Pensateci.

  • suzukimaruti says:

    – Telesio: ok, non hai letto. Provaci, fa bene alla mente e riduce gli effetti dell’ipertrofia delle certezze. Ripassa quando hai letto e dicci la tua, please.

    – Frank Ameba: applichi intelligentemente una logica circolare, che però ha un punto debolissimo: stiamo ancora aspettando che il movimento notav condanni chi ha fatto le scritte o si assuma la responsabilità politica di averle consentite. Certo, c’è una folle intervista a Perino che dice “le signore dicevano ai ragazzi di non farle” e poi straparla di “infiltrati”. Ma mi sembra poco e ridicolo: se hai la responsabilità di un movimento di protesta hai il dovere di tutelarti da queste iniziative, se le vedi male.
    A me sembra più che altro che il movimento abbia reagito per forza, per tamponare il danno d’immagine che si è auto-causato. Ma la contiguità tra gli antagonisti e i valsusini all’interno del movimento notav è ormai cosa nota.
    Infatti il corteo di sabato era per chiedere la scarcerazione di gente che con la Valle, salvo rari casi, ha ben poco a che fare.

    Quindi, per rispondere al tuo quesito, continueremo a considerare il movimento un “tuttuno” fino a quando qualcuno al suo interno non inizierà a fare distinzioni.
    E’ tanto difficile per i notav della valsusa dire “cari centri sociali e antagonisti, non vi vogliamo: fatevi le vostre manifestazioni e lasciateci fare la nostra lotta con metodi più civili”?
    Attualmente le distinzioni latitano. E tutti proclamano unità. (secondo me facendo un errore anche strategico).
    Il motivo credo di averlo colto: Perino è un leader inadeguato, ottimo come arruffapopolo ma a quanto pare succube degli antagonisti, che dettano metodi e linee politiche. (un movimento pacifico non avrebbe MAI assaltato un cantiere, neanche per ridere).

    Non credere che non si vedano le due anime del movimento (i pagliacci, le signore coi cartelli, etc e contemporaneamente i duri e puri coi bastoni, le fionde e la vernice). Spetta al movimento fare distinzione.
    Altrimenti, come dicono loro, “si entra insieme e si esce insieme” (dalla galera, temo).

  • suzukimaruti says:

    nino d’angerous (in cui credo di riconoscere una vecchia conoscenza): concordo su molto di quanto scrivi. E cioè sul fatto che in certi momenti, per certe cause e in certe condizioni storiche qualcuno si è messo ad agire al di fuori della legge vigente per affermare valori sani.
    Insomma, la Resistenza non l’avrebbero fatta senza disertare (che è illegale) e sparare ai fascisti (idem). E meno male che l’hanno fatta.

    Però, ecco, qui mancano le condizioni storiche, manca la dittatura, la guerra, la fame. E mancano i numeri. Nessuno sta difendendo la civiltà dal nazifascismo e dai nemici della democrazia, in uno scenario con morti a milioni.

    Qui, anzi, si tratta di una minoranza numericamente poco rilevante anche nelle sue zone che rifiuta l’assunto democratico per cui chi “vince” comanda e decide (suona brutta, ma è la democrazia, baby).
    E ci sta pure che la rifiutino e continuino a fare opera di proselitismo, di protesta, di informazione dei cittadini. Ma dentro un contesto democratico.

    Manca, quindi, il contesto. E mancano i metodi e la cultura politica. Perché la resistenza passiva è una cosa (Gandhi, per capirci). Ed è nonviolenta e rispettosa delle persone e delle cose.

    E la Resistenza (quella con la maiuscola) è direttamente su un altro pianeta, con cause storiche, umane, eccetera che non nomino neanche perché le sappiamo tutte.

    Quindi sì, il movimento spacca tutto perché non gli resta altro da fare, da quando ha scelto l’assalto al cantiere della TAV come metodo di lotta. Peccato.
    Fossi un no-tav (non lo sono e non sono un talebano pro-tav: vorrei la tav ma ho serie riserve su come intendono farla; cazzo, sono un riformista!), lavorerei su altri aspetti della questione. Ma forse non mi chiamerei nemmeno “notav”, ma “tavcomediciamonoi” e terrei il fiato sul collo alla politica e ai costruttori su temi come la trasparenza dei cantieri, le compensazioni in valle, la salute pubblica, l’accountability, eccetera.
    Tutte cose che il movimento, da qualche tempo, non fa più. E che prima faceva male.

  • redtaras says:

    Mi unisco al giudizio di mazzetta.
    Inoltre, per favore, lascia stare almeno De Andrè, nelle tue filippiche reazionarie e perbeniste.
    “Al vostro posto non ci so stare” si riferisce agli “uomini e donne di tribunale”. Non credo che tu concordi più di tanto, non sarebbe “rispettoso” nei confronti della legge.

  • suzukimaruti says:

    Ancora risposte:

    – mazzetta (1): la tua è una ricostruzione assolutoria che non ha nessuna base. Ci può anche stare, eh, il compagno lancia-uova che sbaglia mira. Ma, detta tutta, il povero Bobbio è stato proprio centrato nella testa. E la cosa sembra improbabile.
    Fatto sta che non è arrivata nessuna smentita dagli autori del gesto. Nessuno che abbia pensato bene di rimediare. E se gli autori di quello sfregio sono quelli che immagino io (cioè gente del giro dell’antagonismo), ricordo con antipatia volantini nel 1991 in cui davano dell’infame a Bobbio perché non era del tutto contrario alla prima guerra in Iraq. E lo ricordo bene perché ahimé ero tra quelli che li distribuiva. Avevo 17 anni ed ero un frescone.

    In Rete si è protestato per Bobbio, perché è stato imbrattato. L’equivoco sull’insulto è stato chiarito molto prima – guarda la mia timeline su Twitter – della campagna con l’hashtag #bobbio. Campagna che non ha mai equivocato. Si protestava perché Bobbio era stato imbrattato, non perché era stato insultato.

    Quindi no, nessuna scusa a chi ha violato la mia città, imbrattato l’immagine di un partigiano e minacciato un magistrato (cosa su cui agevolmente sorvoli).
    Anzi, il movimento deve decidere se coprire gli autori del deturpamento di Torino o prendere spugna e sapone e venire a ripulire i danni e chiedere scusa a tutti.
    Conoscendoli, faranno l’ennesima scelta sbagliata. Perdendo ancora.

    – Mazzetta (2): per il tarocco (che non era un tarocco: era l’unica foto a disposizione fino a quel momento) è stata fatta una rettifica da me, nell’istante in cui – per primo – ho ricevuto e diffuso via Twitter l’immagine allargata, come spiego nel post.
    E, ripeto, la campagna d’indignazione è stata fatta per l’imbrattamento, non per gli insulti poi rivelatisi diretti ad altri.
    Quindi, per risponderti in breve: la rettifica è stata fatta, perché io stesso ho ricevuto da un reporter la foto per esteso e l’ho diffusa. E la campagna non ha riguardato quell’equivoco. Non luogo a procedere.

  • suzukimaruti says:

    Ennesimo giro di risposte:

    umanesimo: meriti una risposta per punti.

    – dici che non c’è nessuna prova che le persone arrestate siano violente. Può darsi. Ma comunque in Italia c’è la presunzione d’innocenza.
    Però c’è anche l’istituto dell’arresto prima dei processi, in caso di indizi gravi. E pare che gli arrestati – così dicono gli inquirenti – siano tutti stati identificati attraverso video che documentano le loro azioni violente.
    L’unico a mia disposizione è quello in cui Fissore picchia i poliziotti con la stampella, incatenato a un cancello durante un’occupazione illegale. Si trova qui. http://video.repubblica.it/dossier/battaglia-no-tav/cosi-guido-fissore-colpi-gli-agenti-con-la-stampella/86700/85090
    Mi limito a ripetere quanto hanno dichiarato pubblicamente gli inquirenti. Se non è così, emergerà durante i processi. Insomma, non è affar mio. Ma se a qualcuno interessa farmi causa alla cazzo di cane, mando i miei dati molto volentieri via mail a tutti i non anonimi: un po’ di soldi in risarcimenti non fanno mai male.

    – dici che faccio della reductio ad hitlerum. No, non la faccio. Ho perfino aggiunto una nota per specificarlo. Faccio un’osservazione di metodo. E il metodo è quello. Si usa anche per cause a noi più simpatiche.
    Ma ho il buon gusto di soppesare le cose. E francamente le proteste notav non hanno nulla da spartire con l’Olocausto (e mi sono guardato bene dallo scriverlo). Così come i notav non hanno nulla da spartire con la Resistenza (ma hanno cercato di appropriarsene, offendendomi come militante dell’ANPI e antifascista).

    – dici che ho detto “hanno spaccato la città”, mentre l’hanno solo deturpata nei fatti e nei simboli. Vero. A un certo punto ho scritto “spaccano la città e mi incazzo” in un reply a te su Twitter. Eccesso verbale, me ne rendo conto. Infatti l’ho fatto una volta sola, credo nella foga di rispondere a centinaia di persone. My fault. Ma non l’ho usato per la “campagna” contro il deturpamento.
    Questione di lana caprina, insomma. Come tutti i negazionisti ti attacchi a una parola che non cambia l’entità dei fatti: il corteo ha imbrattato il centro di Torino con frasi orribili. vernice, eccetera.

    – dici che ho “usato un morto” e che ti fa schifo chi usa i morti. Anche a me fanno schifo quelli che usano i morti. E mi guardo bene dall’usarli. Infatti non l’ho fatto. Ho difeso la memoria di un morto violato da gente che manifesta grazie a quelle libertà democratiche che Bobbio stesso ha permesso di affermare.
    E no, non l’ho fatto “per non parlare del merito di una questione” importante come la TAV.
    Quello che non riuscite a capire (vale per tutti voi notav) è che *non c’è merito della questione che giustifichi violenze e deturpamenti*. Anche aveste tutte le ragioni di questa terra, non potete e non dovete affermarle così, a danno di altri.

    – in ultimo decidi di psicanalizzarmi gratis, come se fossimo ancora su Splinder. Strano che tu non abbia scritto “dovresti scopare di più”, che di solito non manca mai da questo tipo di idiozie.

  • suzukimaruti says:

    Altre risposte ancora:

    Pobraghieri: già non leggi, poi quando leggi capisci male. Nel post, riferendomi all’affaire-Numa, dichiaro in sostanza di sospettare fortemente dell’operato di Numa. E critico anche io La Stampa per non aver ancora risposto chiaramente. Insomma, vi do ragione su una cosa.

    Thiswas_: mi sa che hai letto male il post. Le mie critiche ai notav riguardano l’imbrattamento della foto di Bobbio. L’equivoco sull’insulto “servo” è stato chiarito da me per primo (prima che se ne accorgessero i notav stessi, se noti).
    Ma la vernice sulla faccia del povero filosofo resta ed è una cosa odiosa.

    Martina: non concordo con la tua apologia delle frange violente dei movimenti a difesa di quelle pacifiche. Anche perché è una storia vecchia di decenni e la storia ha già dimostrato quanto possono fare male queste frange (una volta li chiamavano “servizi d’ordine” e di fatto erano diventati egemoni in piazza, finendo – nel caso di Lotta Continua – per dare fuoco e uccidere un tizio che prendeva il caffè nel bar sbagliato a Torino).
    Su tutto il resto, posso condividere parte delle tue perplessità sulla militanza online. Ma ti assicuro che, fin dalla più tenera età, ho una lunga militanza offline di cui bullarmi nelle gare a chi è più comunista.

  • suzukimaruti says:

    Altre risposte (le evado man mano: abbiate pazienza, cerco di rispondere a tutti ed è benvenuto ribattere).

    Mauro Vanetti: la semplificazione che fai è sbagliata e tendenziosa. E lo sai. Ma forse, essendo tu – credo – un notav, non sei nuovo a questa pratica :).
    Le battute sul mio cognome (che hanno smesso di fare effetto nel 1978), ecco, qualificano le logiche pesanti. Rileggi bene e comportati meglio, se vuoi essere preso sul serio (e sono dispostissimo a farlo, in un contesto di reciproco rispetto).

    Zeropregi: non mi sembra di aver offeso i romani (amo Roma con tutto il cuore, by the way), semmai di aver segnalato la spiacevole tendenza di alcuni lettori romani a minimizzare i muri deturpati. A Torino fanno notizia, a Roma – con la piaga dei manifesti abusivi e delle scritte politco-calcistiche – no.

    Ri-pobraghieri: commenti man mano che leggi il post. Il discorso del genere “adessobbbbasta” è roba da estremisti. In mezzo al problema-TAV ci sono le vite e i cazzi quotidiani di altra gente. E nessuno dà il diritto a chi protesta di fare danni. Altrimenti veniamo a romperti i vetri di casa perché c’è la fame nel mondo. Scommetto che ti incazzi. E fai bene.

    iTorinese: analisi interessante. ma non è un problema di Twitter (i social network non sono mai un problema), semmai attraverso le persone che usano Twitter si può avvia re una narrazione delle cose che vada oltre le verità di comodo del giornalismo e dell’auto-assoluzione dei movimenti. Vediamo, raccontiamo, reagiamo. Senza mediazioni. Il citizen journalism, gioiosamente venato di opinioni, non sempre colpisce i poteri costituiti, talvolta (e questo è il caso) tocca anche i movimenti di protesta. Soprattutto se colpiscono simboli e luoghi cari ai cittadini.

  • marco villa says:

    Quello che non mi è ancora chiaro è perché a una persona intelligente come Sola non sia venuto nessun dubbio, anche dopo aver visto la prima immagine, sulla volontà di oltraggiare la figura di Bobbio.
    Evidentemente siamo sempre bravi a riconoscere e combattere i pregiudizi degli altri, meno con i nostri.

  • umanesimo says:

    luigi bobbio (il figlio) che parla della tav.
    http://www.avventuraurbana.it/labiblioteca/b_documenti/au_bobbio_tav.pdf

    per assurdo: avete usato il santino del padre trasformandolo in un falso martire, per evitare di parlare nel merito della questione tav.
    cosa che invece il figlio fa in modo esaustivo (e prendendo posizione).

  • suzukimaruti says:

    Un po’ di risposte:

    – mario: il problema è che, dati alla mano, la gente è favorevole alla TAV. E non alle città deturpate.

    – luca: il poster di bobbio è brutto come la madonna scassata durante gli scontri a Roma. ma la vera notizia è che l’area politica di riferimento è la medesima in entrambi i casi. alla faccia dei notav pacifici.

    – blicero: la tua è un’ipotesi. ma c’è un fatto. E il fatto è che Bobbio è stato proprio centrato sulla testa. E fossi stato al posto di un lanciatore di vernice (ma al loro posto non ci so stare) avrei fatto attenzione a non prenderlo. per rispetto.

    – pobraghieri: se ti fossi preso la briga di leggere il post, avresti notato che non solo ho pubblicato la foto che hai suggerito ma ho addirittura linkato l’articolo di mazzetta che dici. Capisco quanto è facile disinformarsi se non si legge 🙂

  • Frank Ameba says:

    Questo articolo infelice è inutilmente prolisso: non aggiunge nulla alla forzata polemica generata dallo stesso autore su twitter, in seguito alla sua personale ed errata interpretazione di una foto parziale. Poi, invece di chiedere scusa ed ammettere l’errore davanti alla foto completa, insiste nel lanciare accuse prive di qualsiasi fondamento circa l’oltraggio all’immagine di Bobbio. E’ molto evidente che l’immagine è stata imbrattata in quanto si trovava sulla porta dell’ex libreria de La Stampa (presa di mira in più punti), e non in quanto immagine di Bobbio.
    E poi, anche se avessero voluto sverniciare il poster, io mi chiederei: posso giudicare tutto un largo movimento di persone che si oppongono alla deturpazione del proprio territorio in favore dei grandi capitali da questo episodio, da questo dettaglio?
    E qui ci si scontra con la grave contraddizione contenuta in questo post: l’autore riassume il cosiddetto metodo negazionista, ovvero la capacità di “di far pesare i dettagli (su cui magari ha pure ragione) rispetto alla mostruosa evidenza di fatti più grandi.” Dunque mi domando: non è esattamente quello che ha fatto l’autore di questo post, nonché responsabile di aver innescato tale polemica infamante?

  • Martina says:

    Non capisco perché il mio commento non sia stato pubblicato. Lo faccio presente prima di renderlo pubblico.

  • Telesio says:

    Una tirata così lunga solo per peggiorare la posizione di chi ha preso una cantonata grossa quanto la TAV.

  • nino d'angerous says:

    dissento vivamente dall’assunto fondante del post, che (correggetemi se sbaglio) potrebbe essere riassunto in “si può protestare, ma con civiltà”.
    bisogna rispettare la legge? sì, certo, ma conosciamo anche il principio dell’obiezione di coscienza, giusto?
    è terreno assai spinoso il come e quando opporsi alla legge, e non è certo questo il luogo dove affrontarlo, ma un complesso di interessi industriali (probabilmente inutili e dannosi, se non per pochi) come l’alta velocità non si combatte pronunciando civilmente e pacatamente le civilissime parole “non sono d’accordo, e per questi motivi”.
    o meglio, questi furono i toni iniziali del movimento. totalmente inascoltati.
    si giunge giocoforza ad altri toni, e concordo con l’autore nel valutare controproducenti e pericolose per il clima che creano alcune azioni ma le ritengo (attenzione: sia che siano compiute con intenzione e dopo accurata riflessione, sia che vengano da giovani semincoscienti mani) reazioni all’apparente ineluttabilità del cantiere.
    sì, ci sono relitti ’70 (intendo idee e modalità più che individui) nei movimenti, ma quando si è già conclusa la dialettica “ehm.. non saremmo d’accordo – cazzi vostri” non sono i muri imbrattati il problema peggiore, secondo me.

  • nino d'angerous says:

    dissento vivamente dall’assunto fondante del post, che (correggetemi se sbaglio) potrebbe essere riassunto in “si può protestare, ma con civiltà”.
    bisogna rispettare la legge? sì, certo, ma conosciamo anche il principio dell’obiezione di coscienza, giusto?
    è terreno assai spinoso il come e quando opporsi alla legge, e non è certo questo il luogo dove affrontarlo, ma un complesso di interessi industriali (probabilmente inutili e dannosi, se non per pochi) come l’alta velocità non si combatte pronunciando civilmente e pacatamente le civilissime parole “non sono d’accordo, e per questi motivi”.
    o meglio, questi furono i toni iniziali del movimento. totalmente inascoltati.
    si giunge giocoforza ad altri toni, e concordo con l’autore nel valutare controproducenti e pericolose per il clima che creano alcune azioni ma le ritengo (attenzione: sia che siano compiute con intenzione e dopo accurata riflessione, sia che vengano da giovani semincoscienti mani) reazioni all’apparente ineluttabilità del cantiere.
    sì, ci sono relitti ’70 (intendo idee e modalità più che individui) nei movimenti, ma quando si è già conclusa la dialettica “ehm.. non s’aremmo d’accordo – cazzi vostri” non sono i muri imbrattati il problema peggiore, secondo me.

  • Mattia says:

    Ma se l’immagine di Bobbio non fosse stata toccata dalla vernice, e tutto il resto rimanesse uguale, sarebbe cambiato qualcosa? Prendiamocela pure con l’indignazione facile che Twitter di certo incoraggia, ma non nascondiamoci dietro un dito. Bobbio non era che un simbolo di quegli imbrattamenti, una sineddoche (già che parliamo di figure retoriche). Ripeto, per me se anche non fosse stata toccata quell’immagine sarebbe cambiato meno di niente.

  • mazzetta says:

    p.s.
    per essere più esplicito: la tirata contro l’imbrattamento mi sembra un pippone per schivare il punto -che non sono le scritte- ma il tarocco e l’uso che ne è stato fatto

    e che non sarebbe giustificato nemmeno se avessero verniciato i passanti insieme ai muri

    com’è che per il tarocco nessuno di quelli che l’ha diffuso si è speso in rettifiche o scuse?

  • mazzetta says:

    il punto è che non è vero che “l’immagine di Bobbio è stata violata”

    è successo che una bomba di vernice tra le molte che hanno tirato su quella facciata sia finita su un manifesto di Bobbio

    poi è successo che qualcuno ne ha tratto un oltraggio a Bobbio, che ne ha fatto scandalo e che ha spinto altri a farne scandalo

    altri che magari nell’imbrattamento della facciata nen ci vedevano oltraggio e nemmeno nelle offese Numa

    che non si capisce perché se mezzo mondo da del servo a gente come Minzolini, adesso diventi così criminale scriverlo su una serranda

    tanto più che in rete si è protestato per #bobbio, non si è certo gridato all’imbrattatore

    quindi no, mi sembra un tentativo di scusarsi debole e mancante del necessario coraggio di ammettere che il problema non sono “gli antagonisti” che si sono offesi per il tarocco, ma chi ha cavalcato quel tarocco per (ormai) evidente schieramento di parte

    cosa per la quale si dovrebbe scusare prima di tutto con i NoTav

  • umanesimo says:

    pescando a caso, scrivi:


    al punto di ritenere necessario commentare gli arresti di alcuni leader violenti dei Notav

    (lo dimostrano gli arresti dei violenti della settimana scorsa: solo 3 hanno riguardato valsusini).

    siccome non c’è alcuna prova che le persone arrestate siano effettivamente violente e responsabili dei fatti a loro ascritti, e siccome dubito che tu abbia conoscenza delle carte processuali e degli interrogatori di garanzia, le tue affermazioni (categoriche, sommarie, assolute) non solo lasciano il tempo che trovano, ma in un sistema che tenga conto della legalità come quello di cui tu superficialmente vagheggi, logica vorrebbe che queste persone che tu etichetti come violente, te le suonassero: e non con la vernice, ma con una bella denuncia per diffamazione.

    poi – sempre pescando a caso – ci sono altri fatterelli:
    – come il negazionismo, che non c’entra un cazzo (paragoni della vernice su una saracinesca – fatto senza rilevanza penale peraltro – a un genocidio);
    – tu che ieri scinquettavi senza sosta: “hanno spaccato la città! hanno spaccato la città!”, e poi ha detto “è una questione terminologica” facendo marcia indietro (perché nessuno aveva spaccato nessuna città), prima di passare alla storia di bobbio; non era una questione di termini, ma una questione di lessico, non dicevi cane invece di canide, dicevi spaccare;
    – il fatto che bobbio l’hai usato, il fatto che hai (tu ma non solo, ma tutto è partito da te) usato un morto, per non parlare del merito di una questione (il progetto di una grande opera) ma piuttosto di un fatto totalmente insignificante (per la vita tua, mia e di tutti gli altri) come la scritta su un muro di una delle città più grigie d’italia; questo fatto di usare un morto e farlo diventare un mezzo per portare avanti una propria battaglia di retroguardia, beh a me fa un po’ schifo, e a persone che fanno questo, a me fa senso persino dare la mano. o starci di fianco al bancone del bar.

    e poco cambia se tu stai facendo tutto questo rumore (sì, rumore, polverone) per interesse personale, per uno scopo politico, o semplicemente (come penso) per nutrire tue mancanze di qualche tipo. non mi interessano i tuoi moventi. forse non ce l’hai neppure con i no-tav, li hai presi come bersaglio per caso, perché ti servono per generare traffico, per sentirti meno solo, per non rimanere da solo con qualcosa che non vuoi sentire, è un rumore coprente quello che cerchi? sembri uno che vuole essere bacchettato.
    come woody a. in quel film non suo dove va nel bronx – bardato con casco e armatura protettiva – e urla “negri!” ad una gang.
    e poi inizia a scappare.

  • Martina says:

    Parto dal presupposto che ognuno sceglie il suo metodo di lotta (o, se preferisci, di protesta) in modo libero e che metodi più pacifici non escludono automaticamente quelli più violenti, che anzi, devono essere molto più strutturati dei primi in quanto devono essere pronti a fronteggiare situazioni di emergenza e difendere le frange pacifiche (in realtà ultimamente i pacifisti sono diventati delatori esaltati degni di uno stato orwelliano).

    Detto questo, anzitutto il movimento NoTav non si è mai definito totalmente pacifico, ed è anzi uno degli ormai pochi casi in cui i pacifisti ringraziano la presenza dei gruppi “corazzati” che hanno portato loro soccorsi quando sono stati attaccati con i gas CS (vietati nei conflitti internazionali e dalla convenzione di Ginevra, ma usati in Italia e nella ex Jugoslavia per reprimere sommosse…).

    Su un piano più personale, invece, mi sento di dirti che a me ste cose stanno davvero sul cazzo. Mi farebbero ridere da morire, se non fossero irritanti come l’ortica nelle mutande. E quando dico “ste cose” intendo le proteste virtuali, le proteste da casa, fatte diffondendo contenuti altrui.
    Anche io, pur non avendo partecipato alle manifestazioni dei NoTav in Val di Susa mi sono ritrovata a fare dei bollettini sui social network attraverso notizie che mi arrivavano da amici che erano lì. Ma mi sono permessa il lusso di farlo perché per tante altre occasioni sono stata in prima linea, non necessariamente in proteste, ma in emergenze umanitarie sì. E so cosa vuol dire metterci (e rischiare) la faccia.

    Nulla contro le tue opinioni sulla questione, sulle quali non concordo, ma almeno non sono esaltate come quelle dei pacifisti da solotto che vedo in giro.
    Quello che ti contesto sono i presupposti da cui nascono le tue opinioni, l’idolatria dell’immagine, qualche banalità sparsa e soprattutto la venerazione per certi canali artificiali che danno l’illusione della realtà e della condivisione.

  • Annarella says:

    “una valle militarizzata in stile Afghanistan” ? non sapevo che l’Afghanistan fosse pieno di gente che ci va a sciare.

    Bardo o Sauxe come Kabul, scusate, mi suonano decisamente comici. Anche Avigliana come Kandahar

  • thiswas_ says:

    Beh, ho letto questa tanto agognata risposta e ti devo dire che non mi hai convinto affatto. Provo a spiegarti perché. Nessuno ha negato che ci siano state scritte sui muri a Torino. Si potevano evitare? Sì, forse sì. Ma tu e gli altri su twitter non avete concentrato le vostre critiche al movimento no-tav basandole sulle scritte, ma sull’offesa a Bobbio.
    Questo è ciò che si nega. Nessuna offesa è stata recata a Bobbio (e perché poi? perché qualcuno avrebbe dovuto offendere un intellettuale scomparso da anni?). Le scritte che tanto hanno indignato te e gli altri twitteri (molti dei quali, ne sono certo, hanno scoperto ieri chi fosse Bobbio), non erano rivolte a Bobbio. Le scritte erano contro il giornalista Numa ed il suo giornale (La Stampa) per una vicenda penosa dai contorni torbidi sulla quale i no-tav si sono già rivolti alla magistratura. Ora, il modo corretto di riportare la notizia sarebbe stato “i no-tav scrivono sui muri di Torino, insultato il giornalista Numa e minacciato Caselli”. E chi avrebbe potuto dire niente? Certo, sarebbe stato un modo di dare la notizia che ignorava completamente le ragioni della protesta, ma ormai a questo siamo abituati in Italia. E invece? E invece avete puntato tutto sulla presunta offesa a Bobbio che non c’entra niente. E’ come se qualcuno imbrattasse la mia macchina per insultarmi ed io lo accusassi di blasfemia perché sul cruscotto c’è l’immagine di Gesù con la scritta “guida piano”.

  • Tiziana says:

    La verità è che queste manifestazioni di violenza sono solo una maniera per sfogare frustrazione. Qualunque buona intenzione, qualunque principio ideologico viene ridotto in macerie. Proprio come quelle che si lasciano dietro questi cortei senza nerbo.

  • Pobragheri says:

    “La Stampa oggetto di una polemica dai contorni poco limpidi (è accusato dal movimento di aver postato commenti falsi a detrimento della causa Notav) su cui il giornale non ha fatto chiarezza (e visti gli elementi a carico si capisce anche perché).”

    Si informi, la cosa è molto più grave.

    E, mi scusi, cosa si dovrebbe capire del perchè la Stampa non chiarisce i tentativi evidenti e provati da parte di un suo giornalista di calunniare il movimento?

  • 1torinese says:

    tutto vero e giusto, unico dubbio in merito (non al fatto, ma alla reazione):
    mi sembra che tutto ciò sia stato generato da un circolo vizioso (sfortunamente tipico di twitter negli ultimi mesi) del tipo: io twitto la foto e commento indignato, l’altro mi risponde, io continuo, l’affare si ingrossa e tutto va a farsi benedire.
    Insomma, in una manifestazione (neppure io entro nel merito TAV), uno o due persone lanciamo due uova di vernice sui muri di via po e colpiscono un poster di bobbio, noi ci incazziamo (e alcuni lo twittano) e si genera una reazione a catena (secondo me spropositata).
    Poi, capitolo a parte, il Movimento NON informato, Numa (e il silenzio di Calabresi), i pilastri di Via Po, i No TAV extra valsusa che fanno solo casino, etc. etc.

    in sintesi: il peso delle cose (e il peso degli Ego) in salsa twitter

  • Pobragheri says:

    In più:
    ci siamo rotti che invece che parlare del problema Tav e delle infinite ragioni contro si continui a parlare di violenti sì o no e di scritte e di cattivi maestri e di stupidaggini varie.
    La rottura, purtroppo, genera rabbia.
    In questo la maturità del movimento No Tav è stata massima, volevo vedere voi, in quelle condizioni, con una valle militarizzata in stile Afghanistan e un coro di media e politici attaccati alla tautologia, incapaci di un qualunque discorso, di recepire le obiezioni dettate dal minimo buonsenso e capaci di rispondere solo con una forza bruta che nemmeno sono in grado di dispiegare.

    Per favore, piantiamola.

  • Zeropregi says:

    Complimenti per il passaggio sui *Romani*.
    Siamo passati da chi “esporta” democrazia a chi esporta città deturpate da terribili scritte “terroristiche”.
    Sei semplicemente un BUFFONE ma d’altronde il cognome tuo a Roma significa “uno che da fregature”.

    A MAI PIU’

  • Pobragheri says:

    Ovvero, l’altra andrebbe decisamente tolta, perchè decontestualizzante

  • Traduzione di questo post al netto della logorrea:

    “Chi scrive sui muri, è un terrorista. Chi pretende che le informazioni che io faccio circolare su Internet contro codesti terroristi siano precise, è un negazionista nazista.”

    Insomma, quel che distingue la ragione dal torto, tema su cui inutilmente filosofi e parolai di vario genere si sono arrovellati per secoli, è soltanto un paio di semplici criteri:

    1. Chi scrive sui muri ha torto, chi non scrive sui muri ha ragione.

    2. Chi dice cose precise ha torto, chi calunnia a cazzo di cane ha ragione.

    Se ne deduce che il signor Enrico Sòla, nonostante l’evocativo cognome, siccome (1) non scrive mai su altro che il web o la carta o al massimo il cartoncino e (2) non dice mai cose precise ma sempre assolutamente approssimative e infondate, ha sempre ragione.

  • Pobragheri says:

    Questa è la foto che, per correttezza, l’estensore di questo blog, se dotato di onestà intellettuale, dovrebbe pubblicare:

    http://28.media.tumblr.com/tumblr_lykpliP5TG1qf7ijuo2_500.jpg

    Capiamoci, sto Numa che viene insultato ( e non Bobbio, siamo seri) ha fatto di ben peggio che una scritta su una saracinesca.

    http://mazzetta.wordpress.com/2011/11/21/mario-calabresi-deve-spiegare/

  • blicero says:

    > Tra l’altro la scusa “non volevamo dare del servo a Bobbio, volevamo solo imbrattare la sede di un giornale per insultare un giornalista”, non so voi, ma a me suona male da qualsiasi lato la si prenda.

    Più che una scusa, è la verità. Se al posto di Bobbio ci fosse stato, chessò, un poster che pubblicizzava un concerto di Rihanna avreste pompato su Twitter #RIHANNA e #NOALRAZZISMONOTAV?

  • emanuele139 says:

    Il Bobbiogate è diventato qualcosa di ridicolo: forse su twitter le reazioni sono state esagerate, ma a me sembra resti il nonsenso di un movimento che, per non far deturpare una valle, deturpa una citta’. E lo fa, tra l’altro, senza neanche aver chiari gli obiettivi contro cui si dirige (una libreria perche’ un tempo era la sede de La Stampa e l’immagine di Bobbio perche’ ci sta vicina? Mah…).
    Le frasi rivolte a Caselli, poi, sono del tutto vergognose…

  • luca says:

    Un poster di Bobbio (preso poi per caso e di striscio da qualche pallata di vernice) diventa un altro caso tipo Madonna rotta dagli indignati.
    Ma la laicità?
    Un poster è un oggetto sacro?
    Poi hai scritto tutta sta roba che sa molto di arrampicarsi sugli specchi insaponati

    Del resto “Sola” nome nomen, almeno a Roma

  • mario says:

    invece la gente non si incazza che la TAV è a carico di noi tutti eh? si incazzano perché la pulizia è a carico della città????

    per favore, su…

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