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Linkami, pagami un euro e migliorerai la vita ad un bambino (forse)

Mi appresto a fare un post antipatico e problematico più del solito, perché mi sento in dovere di dire quello che penso su un’iniziativa che ho trovato – volendo usare un eufemismo – disdicevole e che ha bene o male coinvolto un pezzo della “scena” blog nazionale, anzi ha fatto di peggio ma procediamo con ordine.

Premessa: l’ho già scritto in tutte le salse, ma credo sia utile ripeterlo: sono contrarissimo alla carità come prassi e come cultura. La trovo conservatrice, pietista e sostanzialmente inutile. La carità è quella cosa per cui tu ricco e satollo regali un pesce (oggi, senza impegno per domani, giusto perché ti gira e sei mosso a pena) ad uno che ha fame e solo ed esclusivamente a lui. E lo sfami per un giorno, sentendoti pure buono. Fare la carità non contesta lo status quo, non combatte le cause del male, non migliora – se non transitoriamente – il mondo. E spesso ha un solo vero effetto duraturo: sciacquare un po’ la coscienza di chi la pratica.

Non sono certo un grande fan di Gesù, ma in effetti concordo con lui quando spiega che forse è più intelligente insegnare a pescare agli affamati, così mangeranno per tutta la vita (e in caso di penuria di pesci, ci pensa lui a moltiplicarli). Insomma, rispondere al male con interventi strutturali e non con la monetina buttata lì distrattamente al barbone di turno.
E’ una polemica vecchia e ricordo che la gestì molto bene Ingrao, che credo addirittura abbia prodotto un pamphlet in passato sull’argomento. Forse è anche l’unica cosa in cui concordo con Ingrao, ma chi se ne frega.

Quindi alla carità preferisco l’azione politica (in senso largo, capitemi) tesa a migliorare la vita altrui: mi sembra un modo più efficace e risolutivo di spendere energie e risorse per migliorare le cose.

HELP 2.0, OVVERO VOGLIAMO I TUOI SOLDI E PURE I TUOI LINK

Tutta questa noiosissima e scontata premessa per dire che l’iniziativa Help 2.0 (che non linko) non solo non otterrà la mia adesione e la mia fiducia, ma mi fa pure partire – per quel che vale – un invito a tutti quanti a non aderire, non diffondere, non promuovere il tutto.

Il motivo? Beh, non mi fido e ora spiego perché. Riavvolgiamo il nastro. Qualche settimana fa viene annunciata in pompa magna l’iniziativa Help 2.0 su 3 o 4 blog. Iniziativa di cui si sa solo il nome e il fatto che, cito testualmente, il post d’accompagnamento dice così:

I rapporti fra i blog e il mondo si stanno stringendo, la velocità dei post accelera le comunicazioni.
Qualcosa di nuovo c’è nell’aria, sta esplodendo.
Un’onda non prevedibile nella sua dimensione che in pochissimo tempo può mutare un’esistenza. Esserci o non esserci. Chi c’è fa parte della prima folata, gli altri lenti, emarginati, soli.
Help 2.0
Numerosissimi con lo stesso cuore virtuale. Sentite il battito? Rimanete pronti sulla tastiera, martedì 4 settembre uno tsunami di inaudita potenza emergerà dalla rete e noi potremo essere i protagonisti. Fatelo sapere in giro. Molti ne parleranno
.”

Il tutto è accompagnato dalla richiesta di linkare il post del promotore dell’iniziativa e diffondere la notizia. Io qui già mi preoccupo: non linko e non diffondo una cosa di cui non so nulla e che mi obbliga ad aspettare fino al 4 settembre per capire cosa è. E mi chiedo chi sarebbe disposto a linkare alla cieca una cosa completamente ignota, per di più scritta con un tono enfatico-pubblicitario assolutamente fuori luogo e fastidiosamente iperbolico.

Nei giorni seguenti si capisce, a spanne, che Help 2.0 si dovrebbe trattare di qualcosa che riguarda la beneficienza, cosa che mi scoraggia ancora di più, ma c’è una bella differenza tra il non aderire ad un’iniziativa e l’arrivare a sconsigliarla.

Il peggio deve ancora venire: nei giorni precedenti all’ “unveiling” La Stampa se ne esce con un articolino – pare copiato quasi totalmente da un comunicato stampa dei promotori, a giudicare dalla prosa – che dice sostanzialmente che la blogosfera sta per essere percorsa da uno tsunami che cambierà il mondo, visto che hanno aderito “tutti tranne Beppe Grillo” e che addirittura “cambierà gli equilibri persino nelle classifiche tradizionali della Rete“.

Sconsolato mi guardo intorno: evidentemente non conosco nessuno nella blogosfera, visto che nel centinaio abbondante di blog che leggo quotidianamente vedo un singolo riferimento a Help 2.0. Vabbè che gli tsunami arrivano d’improvviso, ma pure qui mi scatta la diffidenza: la stessa prosa roboante, le stesse iperboli, quella perdibile insistenza sulle classifiche della Rete e nessuno che parla dell’evento. Sento puzza di bruciato, altro che tsunami.

In serata esprimo le mie perplessità su Twitter e scopro che non sono il solo. In effetti un’iniziativa benefica che è tenuta segreta fino all’ultimo, manco fosse l’unveiling dei nuovi iPod non mi convince. Non riesco, insomma, a capirne la logica. Ma basta attendere un giorno e tutto sarà spiegato.

Quel giorno arriva ed è oggi. Alle ore 10 ecco spiegato Help 2.0. Un blogger chiede alla blogosfera di mettere un euro sul suo conto in banca (edit: suo nel senso di “indicato da lui”, non “suo personale”) (ri-edit per far capire che nessuno qui insinua che i soldi di Help 2.0 poi se li fottono gli organizzatori: il conto indicato e’ quello di una onlus) e contemporaneamente chiede a tutti di linkare il suo post e il suo blog. I soldi dovrebbero andare ad un bambino di 12 anni che ha bisogno di cure mediche piuttosto costose.

LA BENEFICIENZA NON E’ UN IPOD

Da stamattina alle 10 sono ancora più irrequieto riguardo ad Help 2.0. Ricapitoliamo: c’è un bambino che sta male e ha bisogno di cure. E qual è l’iniziativa dei suoi presunti salvatori?

1) annunciare un evento solidale e non attivarlo per settimane

2) tenere segreto il tutto, fino a stamattina

Sarò scemo io, ma sono 2 punti che *danneggiano* la causa del bambino, no?

In queste cose conta la velocità nel far circolare l’informazione attraverso il consenso e la trasparenza e la capacità nel convincere il prossimo a donare. Qui, invece, si annuncia la rivoluzione e ci si trova di fronte ad una versione 2.0 delle richieste di soldi per bambini ammalati (vere o false) che qualche tempo fa giravano a manetta via email. Ricordate? Quelle che Paolo Attivissimo bastonava regolarmente sul suo blog anti-pacco.

Mi arrabbio ancora di più quando scopro che il bambino per cui si chiedono soldi con Help 2.0 è lo stesso per cui – 2 o 3 post più in là sul blog del promotore dell’iniziativa – si chiedono soldi. Roba di 8 mesi fa. Insomma, non è nemmeno una novità: i soldi li ha già chiesti.

Se devi raccogliere soldi per un’iniziativa caritatevole, ci fai un post, cerchi di contattare un po’ di gente e potendo attivi alcuni strumenti che garantiscano la circolazione dell’informazione: un antipixl, un bannerino, un ribbon. Insomma, tipo i BarCamp.
Ma se prometti uno tsunami, parli di classifiche e insisti affinché la gente linki il tuo blog, a fronte di zero informazione fino all’ultimo minuto (per di più su una cosa che prima si fa e meglio è), beh non mi convinci.

E mi convince ancora di meno un’iniziativa che di fatto propone il meccanismo della catena di Sant’Antonio in salsa blog, fortunatamente, – come fa notare Davide Salerno su Twitter – senza menare rogna a chi non aderisce. Dov’è la novità?

CARITA’ E CARITA’ PELOSA

Che cos’è la “carità pelosa”? (blogger con una solida cultura biblica propongono una definizione alternativa che approvo: “fariseismo”) E’ fare carità reale, nascondendo secondi fini meno nobili dietro gli intenti benefici palesi.
Ciò che De Andrè massacrò con una formula micidiale (lui si riferiva a Sting e ai “cantanti buoni” come lui e gli U2). “per l’Amazzonia e per la pecunia”. Oppure ciò che i Chumbawamba irrisero nel loro immenso album “Pictures Of Starving Children Sell Records”.

Insomma, io prima dell’intento benefico noto un po’ di cose:

– una comunicazione fasulla, mistificatoria e pompata ad arte, piena di iperboli ingiustificate

– un’appropriazione indebita del “2.0” come concetto e della volontà/identità della blogosfera (la prossima volta che esce un comunicato che dice che “tutti i blogger aderiscono” vado per avvocati o mi metto a rigare qualche macchina), che tra l’altro è quanto di più eterogeneo ci sia

– una richiesta sì di soldi, ma soprattutto di visibilità (su questo punto ci torniamo), link e attenzione (non a caso qualche settimana fa il promotore faceva un post interessatissimo sulla sua posizione nelle varie classifiche dei blog)

– una sorta di tentativo di “acchiappo” dei blogger: partecipa, così ti linkano in tanti e sali in classifica (sai che gioia)

Poi, dopo tutto questo, c’è (forse) un bambino che ha bisogno di soldi per curarsi. E ce ne sono altri milioni. Io francamente non so scegliere e non voglio scegliere, ma questo è un problema mio.

Ecco la carità pelosa. Il meccanismo è tale per cui anche quando viene “beccata” si registra da parte dei più sensibili (o ingenui?) una certa accondiscendenza nei confronti di chi la pratica. Sì, ok, hanno fatto una porcata però il bambino sta male davvero, ecc. Un bel ricattino morale servito a colazione.

HEY, SONO IO, STO FACENDO DEL BENE! SONO BUONO, GUARDATEMI! SONO BUONO! VISTO?*

* sì, mi sono venuti in mente gli Skiantos

Per quanto ne so io, è buona norma fare la carità in silenzio, senza “usare” la carità. E’ elegante, è perfino cristiano. Invece dalla lettura del blog del promotore di Help 2.0 traggo solo sensazioni negative: il trionfo dell “io buono e voi no”, una sorta di auto-epica con atti di eroismo, spreco di buoni sentimenti e un abuso non trascurabile di “prima persona singolare”. Stucchevole. E assolutamente di cattivo gusto, per quanto mi riguarda: il bene si fa in silenzio, lontano dai riflettori e senza vantarsi.

Il tutto, per di più, condito da antipolitica d’accatto e di bassissima lega, in cui l’eroico titolare del blog lotta, con la sua beneficienza, contro i cattivi politici magna magna (ovviamente quelli di centrosinistra). Come qualunquismo siamo oltre i limiti più estremi del Beppegrillismo, malattia infantile del blogghismo.

QUINDI

Ecco perché non partecipo. Perché le buone cause (o le cause “buone”, come sarebbe meglio dire) si seguono e promuovono con la trasparenza, l’onestà e un profilo basso e discreto. E non certo banfando, abusando di termini che è meglio prendere con le pinze, cooptando a parole gente che non è stata nemmeno avvertita, ecc. Il tutto, per di più, per poi proporre una banale raccolta fondi.

I miei soldi li affido a chi si conquista la mia fiducia. Chi gioca un po’ sporco (magari anche per una causa “buona”) mi spiace ma non mi offre garanzie.

91 comments

  1. Ehi, sei un genio, Suzukimaruti, non facciamo niente per nessuno, pensiamo solo a noi stessi.

  2. d’accordo a metà…

    ne ho lette di tutti i colori su stà cosa qui …. però il il mio l’ho fatto perchè avevo voglia di farlo … un pizzico di libertà!

    poi se stavolta ho sbagliato … vedrò di fare in modo di non replicare!

  3. aggiungo: non sorprenderti se me la prendo con chi gioca sporco; non amo essere manipolato e non amo chi, per farlo, mette di mezzo un poveraccio di 12 anni che se la passa pure malino (fracamente: c’è chi sta peggio e ci sono mille casi più urgenti e gravi, se proprio bisogna fare la carità [io non la faccio mai]).
    .
    Vuoi un parere in più? Credo che l’organizzatore di Help2.0 sia una persona estremamente confusa e non so se per questa iniziativa è stato malconsigliato o se ha fatto tutto da solo (opterei per la prima ipotesi, così d’istinto). So per certo che operazioni simili – cioè chiedere soldi – hanno senso se fatte da chi da tempo ha stabilito un legame di fiducia con chi lo legge e risulta trasparente, onesto, chiaro negli intenti ed affidabile a tutti. Cioè, se i soldi me li chiedono Sergio Maistrello o Antonio Sofi (faccio 2 nomi a caso), glieli do al volo perché so che sono persone affidabili, accurate e con una visione lucida del mondo.
    .
    Se i soldi me li chiede un perfetto sconosciuto innamorato di se stesso e coi deliri di onnipotenza perché lui è tanto buono (e con la sua bella dose di post qualunquisti sulla politica: preferisco i fascistoni come te ai qualunquisti, lo sai! :-)), mi passa la voglia.

  4. Samuele:
    Fregare la blogosfera: creare un clima d’attesa per un evento che si è rivelato la ricucinatura di una raccolta fondi vecchia di 8 mesi. Vendere una catena di sant’antonio come una cosa “2.0”. Millantare uno “tsunami” e uno sconvolgimento inovativo del Web e non esserne all’altezza. Vendere ai media una partecipazione collettiva della blogosfera che non c’è mai stata. Pietire link ai singoli blog (vedi il commento di Kurai e la twitterata oggi del Beggi). Insultare preventivamente chi non partecipa (vedi il post di presentazione di Help2.0). Chiedere, durante il “buildup” dell’evento, link “alla cieca” alla gente, dicendo “tutti ne parleranno”. Promettere implicitamente un balzo in classifica in cambio di 1 euro per il bambino malato (almeno lo avessero fatto esplicitamente).
    .
    Credo l’elenco sia sufficiente.

    L’articolo de La Stampa derivava da…? (mia ipotesi: da un comunicato di Help 2.0 un po’ troppo banfone mandato ai giornali, visto che la giornalista tira fuori dettagli che sul blog non ci sono)
    Guarda che nel mio post cito testualmente dal blog del promotore di Help2.0, mica dall’articolo de “La Stampa”, che semmai è solo un rafforzativo.
    Ma tutta la pippa sullo tsunami, il gigantismo, le iperboli, ecc. sono tutte lì sul post di lancio di Help2.0.

  5. “che il traffico generato dall’aver cercato di fregare la blogosfera”

    Fregare la blogSfera?
    Ma chi? Dove? Perchè?

    E’ questo il tuo errore.
    Tu sei convinto di questa cosa e ci stai marciando sopra ed è questo che ti rode. Hanno cercato di fregare la BlogSfera. BASTARDI, ma la pagherannno… ah, se la pagheranno!!

    Tu ti riferisci esclusivamente all’articolo de “La Stampa”, di Torino beninteso.

    Tue parole:
    (o vuoi illuminarci su chi è che ha prodotto il comunicato, quello dello tsunami, di Beppe Grillo, di “tutta la blogosfera”, ecc.),

    Sono tutti presi da “La Stampa”. E tu sai meglio di me quanto capiscono poco i giornali di Blog. Quello era scritto esclusivamente per fare presa sul pubblico non blog…

    Questa tua presa di posizione così incredibilmente netta mi lascia davvero perplesso… non capisco i motivi…

  6. Matteo: non mi sembra una discussione che trascende e non mi sembra ridicola.
    E non ho affatto detto che nella vita è meglio stare fermi e sperare che nessuno ci noti.
    Ripeto: evita di mettermi in bocca parole o concetti che non ho detto. Sei una persona intelligente, dai.

  7. Se qualcuno ha bisogno, chiede. Se qualcuno può DEVE aiutare. Se qualcuno non lo fa è, a mio parere, sia chiaro, un pezzente. In tutto ciò, in questo caso non riesco a capacitarmi di una cosa: del linguaggio usato, delle parole scelte, delle modalità di comunicazione da advertising scelte. Un susseguirsi di piccoli slogan, claim… fa quasi senso a me usare queste parole adesso anche solo per definire ciò che ho letto. Chiedere e dare devono essere cose semplici, e non solo perché la semplicità garantisce la correttezza, ma soprattutto perché è la vera garanzia della moralità dietro le scelte di dare o non dare. Per questo sto con Suz: non giudico chi ha deciso di dare un certo colore all’iniziativa, ma proprio per preservare la dignità che deve star dietro al chiedere e al dare sono convinto che si debbano evitare certi toni, più vicini al commercio che non alla scelta di aiutare qualcuno. E per preservare tutto ciò, se da una parte – ripeto – non giudico chi li usa, credo però sia altrettanto corretto metterne in discussione il metodo. E quindi Suz può dire quello che gli pare e basta. E’ il tono con cui tutto ciò è partito che fa sì che si debbano accettare discussioni così. Perché , mi spiace dirlo, non c’era dignità in quelle parole. Di cui non discuto l’intenzione. Ma il tono sì.

  8. E’ un mondo difficile.
    Meglio stare fermi e sperare che nessuno ci noti troppo.

    Buonanotte.

  9. Ok, questa discussione sta diventando ridicola e, quanto a teste di legno, probabilmente è una bella gara.

    Facciamo così, lo dico io che nel settore si annidano persone poco raccomandabili. Ok?

    Ma ci siamo capiti, credo.

  10. (senza contare tutte le Onlus che regolarmente vengono istituite dai commercialisti per far scaricare i soldi delle donazioni ai clienti per motivi fiscali, ma questo è un altro discorso: ci andrebbe una bella ripulita nel mondo delle Onlus e molta attenzione per separare i criminali dalle brave persone)

  11. Matteo: anche tu, non fare la testa di legno. Ho per caso detto che il terzo settore è pieno di truffatori?
    Dopo un decennio di mia militanza attiva in quell’ambito credo di poter conoscere piuttosto bene l’ambiente, almeno per quanto riguarda il non-profit “di sinistra”.
    .
    E, figurati, conosco decine di persone che hanno una mini-onlus e sono ammirevoli e a cui do tutta la fiducia e, se necessario, perfino le chiavi di casa (per dire, ho un amico che consuma ogni weekend per portare a sue spese decine di bambini disagiati a fare alpinismo e per farlo ha messo su una onlus).
    .
    Detto questo, essere una Onlus non è un certificato di santità automatico. Io mi fido delle persone e dei loro comportamenti. Onlus o non Onlus. E per fidarmi devo conoscere, informarmi, ecc.
    .
    Pensa alla gente fregata dai soldi dati a Telethon e finiti in zoccole e champagne e capirai che prima di fidarsi è opportuno verificare molto bene.

  12. Detto questo, una Onlus a me non dà sicurezze per il solo fatto di essere tale: per raccogliere soldi ci vanno soggetti credibili e una Onlus la fondiamo io e mio cuggggino in poco tempo. Ma sto divagando.

    Beh, ma quello è un problema tuo. .

    Il terzo settore oltre che sui soliti noti, di ispirazione cattolica o laica che siano, si basa anche sul lavoro di migliaia di volontari e soci di onlus anonime che probabilmente non avranno mai la tua fiducia, ma che fortunatamente hanno quella di tante altre persone (allocchi? ingenui?).

    Io in questi casi penso sempre all’esempio di “jamesnonmorira.org”, che appunto è una onlus di tipo familiare.

    It’s the long tail, baby. Per fortuna.

  13. Samuele: so benissimo che l’appello per Gramos (ma che nome è?) era stato fatto in precedenza, tanto che l’ho scritto nel post.
    Ed è proprio per questo che mi incazzo: bastava ribadire la richiesta.
    .
    Invece la tattica di montare su un caso controverso, millantando cose che non stanno nè in cielo nè in terra, è vero che genera “awareness” della questione, ma è una porcata ed è scorretta. E ha il risultato che la gente non si fida più.
    .
    Lezioncina di comunicazione semplice semplice: ci sono mercati per cui ha senso l’audience, cioè più gente c’è e meglio è, indipendentemente dal fatto che la gente sia presa bene o male da noi.
    E poi ci sono mercati per i quali ha senso l’indice di gradimento (che è un parametro qualitativo e non quantitativo) o l’indice di fiducia (idem): meglio pochi che si fidano rispetto a tanti che non si fidano e ti fanno pubblicità negativa.
    .
    Basta un nonnulla per far bollare al pubblico come “controversa” un’iniziativa e vanificarne gli intenti. Figurati, poi, cosa accade se un’iniziativa benefica si presenta al pubblico con una porcata.
    .
    La fiducia si conquista, non si accumula. Anche perché, sollevato il dubbio su un’iniziativa, anche i più disposti tentennano: tanto ci sono altre tremila cause su cui spendere un euro.
    .
    Quindi ti confermo, da comunicatore di mestiere, che il traffico generato dall’aver cercato di fregare la blogosfera con un comunicato fasullo e roboante (a proposito: chi l’ha scritto? chi ha ideato la campagna? perché è stata tenuta segreta fino a stamattina? perché non è partita subito? ma non era urgente la storia del bambino malato?) è assolutamente ininfluente ai fini della riuscita dell’evento. Insomma, la furbata ha danneggiato il bambino.

  14. Samuele: è ben poco corretto cercare di controbattere ai miei rilievi spostando il discorso e cercando di montare una polemica su cose che non ho detto.
    .
    Poiché non ho mai affermato che gli organizzatori di Help2.0 si tengono i soldi che raccolgono *e lo sai*, ti pregherei di non insistere su questo tasto.
    .
    Se hai altri argomenti (o vuoi illuminarci su chi è che ha prodotto il comunicato, quello dello tsunami, di Beppe Grillo, di “tutta la blogosfera”, ecc.), sono ben accetti. Ma i giochetti retorici qui no. Già li devo fare durante il giorno per mestiere.

  15. Il punto “sul suo conto in banca” in effetti mi era sfuggito. Ma ripeto: Suz non ha letto molto. Forse ha trovato davvero il cappello di Paolo Attivissimo!!!

    😀

  16. matteo: una cosa è dubitare, una cosa è dare del truffatore al prossimo, cosa che mi sono ben guardato dal fare (e non lo penso). Io semplicemente dubito (nel senso che non ho certezza su dove vadano a finire i soldi e non ho elementi per fidarmi di chi promuove l’iniziativa, visto che l’unica cosa per cui l’ho conosciuto – i comunicati – si è rivelata falsa, iperbolica e tendenziosa). Ho fatto tutte le accuse esplicite possibili e le ribadisco: dietro la facciata benefica, fatta riciclando una campagna vecchia e presentata come “the next big thing”, c’è fondamentalmente una volontà di protagonismo di un ego ipertrofico e una zozzeria per far risalire in classifica qualche blog. Tutto lì. Non è reato: è solo inelegante e ben poco corretto.
    .
    Detto questo, una Onlus a me non dà sicurezze per il solo fatto di essere tale: per raccogliere soldi ci vanno soggetti credibili e una Onlus la fondiamo io e mio cuggggino in poco tempo. Ma sto divagando.
    .
    In sostanza, non ho nessun astio pregiudiziale contro chi ha montato su Help 2.0, ma una sana antipatia post-giudiziale (si dice?) dopo che ho visto che cosa è e come è stata presentata (cioè dicendo balle e con un’operazione di marketing dietro cui c’è una serie di balle e strumentalizzazioni della blogosfera).

  17. Suzukimaruti ho seguito un po’ la discussione oggi via Twitter un po’ nei giorni scorsi e concordo su sulla tua analisi. L’iniziativa ha del tutto perso di credibilità grazie ai metodi coi quali è stata promossa. Peccato.

  18. Beh, Suz, rileggi tu 🙂

    Quel giorno arriva ed è oggi. Alle ore 10 ecco spiegato Help 2.0. Un blogger chiede alla blogosfera di mettere un euro sul suo conto in banca e contemporaneamente chiede a tutti di linkare il suo post e il suo blog. I soldi dovrebbero andare ad un bambino di 12 anni che ha bisogno di cure mediche piuttosto costose.

    In un tuo commento inoltre affermi che, almeno per dare credibilità all’iniziativa, si faccia garante un’ulteriore ente benefico.

    Da quel che ho letto però è già coinvolta una onlus e ogni eventuale versamento dovrebbe essere effettuato su CC della stessa onlus.

    Magari non era voluta, ma un’allusione “truffaldina” mi è giunta forte e chiara.

    Poi discutiamo quanto vogliamo sulle modalità dell’iniziativa (e di quanto mutevoli e volubili siano gli umori dei blogger in relazione ai vari contest). A me però frega poco assai.
    Frega di più sapere se sei solo incazzuso col tipo per ragioni tue o se hai messo il cappello di Paolo Attivissimo.

    Concludo chiarendo che non ho rapporti di alcun tipo con il blogger, con Help2.0, con la onlus coinvolta, nè aderisco all’iniziativa. Giusto per…

  19. Il tag help 2.0 riporta circa 170 nell’ultima settimana. Non è male direi. Su blogbabel. Non ti dico su technorati, anche se in questo caso il dato è poco credibile.

    Ho riletto il tuo post, ma tu continui a non leggere il blog di Morgan.

    “Se si fosse fatta una richiesta di fondi onesta, limpida, degna di fiducia e senza strombazzamenti egotici, sono convinto si sarebbero raccolti molti più soldi”.

    Già fatta… non hai letto. Forse mi ripeto.

    “nei commenti la gente che annuncia di aver versato la grana si conta sulle dita di una mano”.

    Forse perchè è l’unica cosa in cui hai ragione. La gente non si vanta di far beneficenza. La fa e basta. Hai letto qualche mio commento del tipo: “Ho versato” “Ho donato” Appunto.

    “Me ne compiaccio? No, perché nella scorrettezza machiavellica di chi si è inventato quella – posso dirlo? – stronzata di Help 2.0 ci va di mezzo un bambino ammalato”.

    Ma perchè? Secondo te qualche blogger prima della “stronzata” di Help 2.0 avrebbe donato qualcosa a Gramos? Dai, trovane uno!! Ti sfido…

    Riguardo alla partecipazione di Help 2.0, contando i post contro, le twitterate, i commenti e l’indifferenza generale, direi che non c’è nessuno tsunami, nessun evento che sconvolgerà la blosofera, nessuna cosa che altererà le classifiche. Niente di tutto quello che era stato – ecco il pacco truffaldino di cui mi lamento – falsamente annunciato.

    Tu ne hai parlato.

  20. Grande Enrico, meglio di così non si poteva scrivere.
    Ho notato che l’articolo è stato linkato anche da blogs notoriamente anticlericali. Ti immagini se alla fine saltava fuori che l’iniziativa era di CL? 😀

    Magari chiedevano un euro per l’obolo di San Pietro 😀

    … catena di santantonio 2.0 … dopo anni di mail da Rasmus Linus (1.0) … mavvaff …

  21. Matteo e Samuele: non ho scritto da nessuna parte che i soldi se li tiene Help 2.0 e non li dà al bambino malato.
    Help 2.0 è un’iniziativa di carità pelosa e ho spiegato chiaramente nel post che cosa significa. Rileggete, please.
    .
    Riguardo alla partecipazione di Help 2.0, contando i post contro, le twitterate, i commenti e l’indifferenza generale, direi che non c’è nessuno tsunami, nessun evento che sconvolgerà la blosofera, nessuna cosa che altererà le classifiche. Niente di tutto quello che era stato – ecco il pacco truffaldino di cui mi lamento – falsamente annunciato.
    .
    Questa è una catena di Sant’Antonio per dare visibilità a un tizio che è ossessionato dal proprio ego, pompato dal fatto che fa volontariato: è improbabile che raccolga tutto questo successo.
    Non a caso guardo online e scopro che le reazioni a tanta enfasi sono decisamente poche rispetto a quanto annunciato e nei commenti la gente che annuncia di aver versato la grana si conta sulle dita di una mano.
    .
    Me ne compiaccio? No, perché nella scorrettezza machiavellica di chi si è inventato quella – posso dirlo? – stronzata di Help 2.0 ci va di mezzo un bambino ammalato.
    .
    Se si fosse fatta una richiesta di fondi onesta, limpida, degna di fiducia e senza strombazzamenti egotici, sono convinto si sarebbero raccolti molti più soldi.

  22. “Dai un’occhiata in giro e accorgiti dei danni che ha fatto il voler “fregare” la blogosfera: è pieno di gente che non solo non partecipa all’iniziativa, ma le dà contro e se la prende con chi l’ha organizzata così truffaldinamente.”

    Stai sfiorando il ridicolo. Perchè fregare? Ha ragione Matteo. Cos’è tutto questo zelo? C’è qualcosa sotto? Hai elementi chiari per definire truffaldina questa iniziativa? Cioè dillo chiaro: stai pensando che Morgan oppure chi altri si tenga i soldi per se? Dalle tue parole si evince proprio questo. Io girando la blogsfera leggo di un sacco di gente che aderisce all’iniziativa, tu forse leggi solo i commenti del tuo post.

    Ti ripeto: vai a leggere il blog di Morgan, ma fallo bene. Leggi i post, leggi dell’associazione del quale fa parte e alla quale vanno i soldi. Leggi del suo aiuto ai senzatetto.

    Io rimango allibito dal tuo zelo contro senza aver letto e senza sapere niente. Perchè è questo: non sai niente. Poi comunque fai il nostro gioco

    E soprattutto: “I mezzi in questo caso hanno rovinato il fine. Tutti sanno del povero ragazzino e nessuno partecipa”

    E questo come lo sai? Lo dici tanto per dire una cazzata, vero?

  23. Il vero peccato è che una risorsa online come Fundable sia stata ancora una volta snobbata.

  24. Generalmente, se sono particolarmente convinto della bontà di un’iniziativa benefica, la promuovo. Altrimenti, semplicemente, la ignoro.
    Quindi mi sorprende un po’ tutto questo tuo zelo, questo accanimento, e mi sorge un dubbio: hai degli elementi chiari per definire truffaldina e/o poco chiara l’iniziativa di Help2.0?

  25. Suz io sono con te e infatti non ho scritto un bel niente, nel mio piccolo. Avevo già letto mesi fa l’appello, quindi non comprendo questo conto alla rovescia arrichito da link in stile “Telethon” o “giornata della ricerca”. Che però sono altre cose (ho risposto al telefono a persone ex malate e non che donavano “certe” cifre, tutto un altro mondo…).
    Insomma, una volta che ho letto, se mi sento, se ho voglia di donare, non me ne frega niente di un banner, un’attesa e di un post chiamato Help 2.0 che ti rende popolare. Dono i soldi e rimango anonimo.
    In più stamattina la cosa che mi ha fatto insospettire sono stati gli articoli usciti sui quotidiani on line. Molto strano.

    @samuele
    quello che suzuki intende dire è che, teoricamente, fino ad oggi nessuno (a meno che abbia letto l’appello di mesi fa) ha donato un bel niente visto che nessuno sapeva di cosa cacchio si parlava. Non è bello il giochino insomma. La causa va avanti da tempo…appunto, meglio rinfrescarla piuttosto che farsi linkare e mandare mail ai limiti dello spam. Ma che diavolo di solidarietà è? “Linkami eh…però poi dona!”. Linkami?! Ma linkami cosa e perché? E come fai a sapere a prescindere che “molta gente ne parlerà”? Poi arriva l’articolo sulla stampa col riferimento a Beppe Grillo (rosicata)…eddai su!!!

    Suzuki ha centrato in pieno tutti i punti. Questo è poco ma sicuro. Rimango allibito.

  26. Samuele: quindi affermi che riguardo ad Help 2.0 non c’è stato il buildup di un evento e la rivelazione oggi alle 10 di un’iniziativa tenuta segreta?
    .
    Dai, non prendermi in giro. Oppure spiegami cosa sarebbe stato svelato stamattina sui blog aderenti ad Help 2.0.
    .
    Io perdipiù non penso affatto che il fine giustifichi i mezzi e trovo SPAVENTOSO che questa ottica venga utilizzata per questioni delicate, perché genera solo danni. Dai un’occhiata in giro e accorgiti dei danni che ha fatto il voler “fregare” la blogosfera: è pieno di gente che non solo non partecipa all’iniziativa, ma le dà contro e se la prende con chi l’ha organizzata così truffaldinamente.
    .
    I mezzi in questo caso hanno rovinato il fine. Tutti sanno del povero ragazzino e nessuno partecipa, perché i promotori della sua causa sono stati disonesti e gli hanno provocato un danno. E’ una brutta responsabilità da portare sulle spalle.
    .
    Fidati di uno che di mestiere comunica per spillare soldi al prossimo (cioè io): chiedere soldi al prossimo è una questione di fiducia.
    E con la truffa, le bugie, i comunicati iperbolici, i ricattini (dammi un euro e ti linko così sali in classifica [per di più Beggi costa 90centesimi e rende di più :-)] non si ottiene niente, salvo fregare qualche soldino ai più ingenui.
    .
    Ecco, io credo che se proprio gli organizzatori di Help 2.0 vogliono salvare il salvabile e non passare pubblicamente per furbetti potrebbero almeno buttare la palla in corner e:
    .
    1) correggere la campagna ed evitare di chiedere/promettere link sul blog del promotore
    .
    2) mettere tutto su uno spazio Web neutro, non linkato a nessuna iniziativa egotica di nessun malato di protagonismo
    .
    3) evitare di pubblicare la lista dei pochi che “ci sono cascati”: si trasformerebbe in una gogna mediatica in cui sono esposti i più ingenui e non gli si farebbe un favore
    .
    4) trovare una parte terza seria e riconosciuta (la Caritas, il Gruppo Abele, ecc. fate voi) che faccia da garante
    .
    5) chiedere scusa per il modo truffaldino adottato, per i comunicati che cooptavano la blogosfera senza permesso, per l’abuso dell’espressione “2.0” del tutto fuori luogo e in generale per la loffiaggine della proposta
    .
    6) riflettere sul fatto che la beneficienza – se proprio è necessario farla (io non lo credo) – si fa in silenzio e lontano dai riflettori, senza vantarsene sul blog
    .
    7) mettere di tasca propria un po’ dei soldi che la condotta scriteriata degli organizzatori ha inesorabilmente tolto al bambino ammalato (e farlo senza vantarsene)

  27. Triste è ancora di più il messaggio lapidario di Denis Del Bianco lasciato su questo post.
    Mi è parso di capire che in questo articolo non si sono messe totalmente in discussione le buone intenzioni dell’autore dell’iniziativa.
    E’ naturale che una persona, davanti a tanto misteriosismo, ragiona e reagisce scetticamente.
    Per quanto riguarda il post, mi trovo in accordo su tutto, salvo quando si mettono in discussione le buone intenzioni di Denis.
    Che, per la cronaca, è tenuto ad essere il più trasparente possibile, d’ora in avanti, e non rifugiarsi dietro la corrispondenza privata.
    Ormai è diventato un affair pubblico e come tale deve essere trattato: non per gusto di spettegolare, non per curiosità, non per gossip; semplicemente per correttezza.

  28. Leggo solo qui della cosa, non do giudizi sull’iniziativa in particolare, ma un po’ sul “genere”: roba da Studio Aperto.
    Per carità, ben venga sempre e comunque la beneficenza verso chi ha bisogno, ma c’è veramente bisogno di appelli del genere? Chi vuole fare beneficenza (senza dover essere o sentirsi obbligato, che non è bello) non conosce già persone, associazioni, cause verso le quali dirigere la propria coscienza?
    Tutti gli inviti a donare “proprio lì”, fanno sorgere tantissimi dubbi, sempre e comunque, a meno che chi fa l’appello non sia un’associazione tipo Croce Rossa o Caritas, ad esempio per lo tsunami in Indonesia.
    Tra i primi dubbi, normalmente, c’è quello che ti fa chiedere se l’appellante abbia dato veramnte qualcosa, prima di chiedere agli altri.
    Ovviamente fatto salvo il fatto che il “caso umano” sia vero…

  29. Commento solo due righe:

    1) annunciare un evento solidale e non attivarlo per settimane
    2) tenere segreto il tutto, fino a stamattina
    Sarò scemo io, ma sono 2 punti che *danneggiano* la causa del bambino, no?

    Non sei scemo, sei disinformato. E questo mi rende inutile tutta la lettura del resto. Mille parole da una persona disinformata dell’argomento valgono circa zero. La causa di Gramos va avanti da tempo sul blog di Morgan (mi sembrava che l’avessi letto) quindi nessun segreto e quindi l’evento solidale va avanti già da tempo. Ne avevi sentito parlare? No. Adesso? Si. Ok, funziona. Punto.Può piacere oppure non piacere. Sai che frase attribuiscono al mio amico Macchiavelli? Si, lo sai. Vedremo i risultati dopo. Se ci saranno, penso e spero di si, avremo raggiunto un fine. E come tutti hanno detto il fine è nobile.

  30. Mah. Ti ho citato sul mio blog preso da un impeto di rabbia. Hai ragione. E’ tutto patetico.
    Ma forse se ne parliamo anche in termini negativi alimentiamo il fenomeno. Non so. Sono perplesso.

    Saluti.
    Rob

  31. leggevo stamattina su twitter e mentre leggevo facevo sì con la testa perché io trovo che la carità – come le dame di carità, come molte iniziative che si propongono di essere buone – sia qualcosa di cui dobbiamo vergognarci, perché se esiste qualcuno che sta peggio di noi, c’è già qualcosa di sbagliato. A maggior ragione se la si trasforma in una sorta di mercificazione virale. Io mi indigno a cento livelli per queste cose. Tutta la blogsfera un cacchio. Poi visto che abbiamo l’italiano e ci si deve muovere su un terreno incidentato quale la comprensione dell’utente o bloggers che dir si voglia, usiamolo bene, chiariamo subito gli intenti che a me paiono fumosi e non è la solita tiritera c’è qualcosa sotto. C’è che bisogna essere chiari. La mail l’ho ricevuta pure io con enormi perplessità. Direi giustificate a questo punto.

  32. Ti seguo da un po’, con questo post entri nell’olimpo dei blogger imperdibili, nonostante tu sia ciecamente schierato politicamente.
    Per il resto mi sembra un’analisi obbiettiva e asciutta che esprime perfettamente il tuo punto di vista, nonostante la spinosità dell’argomento.
    Concordo e soprattutto hai spiegato molto bene la tua posizione letta su Twitter e che mi lasciava dei dubbi.

  33. ecco detta così come l’hai scritta , mi suona meglio e meglio mi ha fatto riflettere sull’operazione stessa.Io sono uno di quelli che all’epoca fece il post banale , linkando solo l’organizzatore. Ora voglio credere alla buona fede della cosa..ma , secondo me come tutti hanno detto, forse doveva esser messa su con maggiore attenzione. Tutto qui. posso comprendere i dubbi. ora leggo anche l’opinione di dario salvelli. ciao suz.

  34. La mia l’ho detta qui e sai come la penso. Bastava prima di chiedere link esporre in maniera chiara e totale l’idea: ci sarebbero stati meni dubbi.

  35. Riporto qui quanto pressapoco già inserito in Twitter: personalmente spero (e credo) nella buonafede dei promotori di Help 2.0, ma anche che la beneficienza sia un fatto di coscienza da non sbandierare. Altrimenti diventa marketing, cioè tornaconto personale, ovvero qualcosa di diametralmente opposto. Sono inoltre infastidito dalle critiche rivolte in uno dei blog di presentazione (non ricordo quale, né dove) a chi non accetterebbe di aderire all’iniziativa Help 2.0.

  36. grazie per la “solida cultura biblica” ma son solo bolle di catechismo che dopo tanti anni vengono ancora a galla…

  37. Appena tornata dalle vacanze, finalmente libera di dare un occhio alla rete, ho visto i post di cui parli e ne sono stata infastidita anche se non li ho valutati con la tua lucidità.
    Per bene che vada si tratta di un tentativo un po’ maldestro di chiedere e ottenere attenzione e partecipazione.
    Di regola io non rifiuto la beneficenza, ma preferisco affidare i miei soldi a persone che conosco personalmente e che attuano progetti rivolti ad intere comunità…

  38. Non posso che essere completamente d’accordo. Peraltro il signore in questione mi ha mandato diverse mail in cui mendicava di parlare di questo bambino, con il classico tono di chi ti vuol fare sentire in colpa se non lo fai.
    Passo, grazie.
    A Genova si dice: emmu za daetu.

  39. Bellissimo post, ma l’ho letto solo in scanning mode, e con la stessa rapidita’ lascio un commento. Uomo (lettore) avvisato.

    In merito alla ricerca di visibilita’, mi pare che si sia soltanto spostato il limite un pochettino oltre rispetto a quanto gia’ non sia stato fatto con meme, contest, e cavolate simili.
    Parafrasandoti: “vedi quanto sono simpatico? ti regalo questo e quello, vedi?”

    Ah, ma non lo faccio per le classifiche, a me non interessano… pero’ linkami, cosi’ ci divertiamo.
    Pero’ linkami cosi’ facciamo beneficenza.

    E’ solo un passettino in piu’.

  40. Non mi meravigierei se ci fosse dietro qualche giornale con una operazione studiata “ad hoc” per demonizzare un po’ il mondo dei blog e del web 2.0 … domani leggeremo …

  41. A malincuore, dico di esser d’accordo con te…anche a me ha lasciato molto perplesso tutta questa segretezza, che ho cercato di interpretare in un modo tutto mio, senza colpevolizzare nessuno…rimango comunque molto molto perplesso sui modi, i metodi e le tempistiche del tutto…

  42. Ciao… mi ha chiamato un amico dicendomi di leggere ciò che scrivi. Ti confesso che sono basito. Davvero.
    Posso comprendere i dubbi e le riflessioni sul modo in cui si è fatto partire un’iniziativa, questo sì, assolutamente.
    Ma i giudizi gratuiti sulla mia persona e, vorrei fare notare, neppure ci conosciamo, questo proprio non lo capisco. E non aggiungo altro.

    Confido nella tua intelligenza affinché tu mi scriva alla mia mail denisdalbianco@libero.it
    e ci si possa parlare in separata sede, magari a telefono, per chiarire non solo gli errori che ci sono nel tuo post, ma farti capire che sotto non vi è nulla di losco come sospetti.

    Altrimenti se non mi scriverai pazienza, ma per favore prima di lanciare vagonate di sassi contro una persona sarebbe auspicabile informarsi.

    Morgan

  43. Premessa: ho fatto 10 anni di volontariato

    Help 2.0 mi convince poco anzi pochissimo. L’idea potrebbe essere buona ma lo svolgimento mi pare pessimo
    In primo luogo per quella sensazione da “Craig vuole tante cartoline” che mi ha lasciato leggere la cosa. In secondo luogo per la mancanza di informazioni sul progetto e sulla destinazione dei fondi.
    Per capire chi fosse l’associazione e cosa intendesse farne, ho dovuto cercare in rete se vi fosse un sito e leggere a cosa sarebbero serviti quei fondi.
    In secondo luogo non mi e’ chiaro se sull’andamento della raccolta e sull’utilizzo dei fondi vi saranno aggiornamenti e cifre rese pubbliche.
    Poteva essere una buona idea se portata avanti in maniera diversa. Cosi’ mi e’ parso un incrocio tra una catena via mail ed una sorta di fund raising very naif

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