Poco Relax, by TIM

October 16th, 2006 § 11 comments § permalink

Mi accodo anch’io alla diffusione preoccupata di questo post, che testimonia SERI PROBLEMI (tradotto: ti ciulano duemila euro dal conto) per chi si è abbonato a Tutto Relax di TIM.

Stiamo accuorti, perché è da un po’ che ho l’impressione che il nuovo terreno su cui gli operatori hanno una voglia matta di metterla in quel posto alla gente è proprio la connettività.
D’altronde è difficile da verificare (perfino i telefoni più avanzati non hanno dei log precisi si quando e quanto si scarica se connessi via GPRS/EDGE/UMTS/HSDPA) e in bolletta è impossibile capire bene come funziona il conteggio del dovuto (almeno per TIM è tutto tariffato strano, a scatti invece che a kb).

La fregatura è che navigare via GPRS/EDGE/UMTS/HSDPA ha dei prezzi impossibili, ben oltre il concetto di furto. Mi spiego: con Tim 1 Megabyte costa la bellezza di 6 euro. Sì, avete capito bene: caricate 2 volte la homepage di questo blog e avete speso 6 euro. Oppure andate sul sito di Repubblica (che supera il Megabyte agevolmente) e preparatevi a tirare fuori 7 o 8 euro ogni volta che cambiate pagina.

Con tariffe simili è praticamente impossibile navigare col telefonino o usando il cellulare come mode. Fortunatamente esistono le semi-flat, cioè tariffe che per un tot mensile danno agli utenti un tot di Megabyte gratuiti per navigare.
Al di là della farraginosità delle tariffe, ciò che è palese è che TIM (non parlo per gli altri operatori perché non li pratico, ma se tanto mi dà tanto…) fa di tutto per gabbare l’utente.

La cosa, tra l’altro, è facilissima: basta fregare l’utente sul tempo. Esistono, per dire, flat che ti danno 9 Gb mensili di navigazione via Internet, basta che le fai di sera (tipo dalle 18 in poi) e nei festivi. Ed esistono altre flat incasinatissime per cui ogni mese puoi scaricare 500 Megabyte di dati e se rinnovi l’abbonamento mensile alla flat vinci altri 500 Gb di dati da scaricare.
Ecco, per l’0peratore truffaldino non c’è altro da fare che fregare l’utente sui minuti (es. ti connetti alle 18 e 03 ma per gli orologi della TIM sono ancora le 17 e 58: in 2 minuti di navigazione UMTS è possibile scaricare un bel po’ di Megabyte, cioè 30 o 40 euro di addebito senza colpo ferire), oppure dimenticarsi di far scattare in tempo il bonus di 500 Mb (es. tu navighi e sei alla soglia dei tuoi 500 Mb iniziali e il bonus non si attiva subito, ma dopo un tot di tempo in cui paghi delle coltellate ad ogni pagina caricata).

Attenzione, non voglio fare il sospettoso per natura, però un dato è chiaro: non c’è nessuno strumento ragionevole che gli operatori predispongono per avvertire l’utente che sta per fare una delle spese più rapide e salate della sua vita. E’ difficilissimo tenere traccia di quanto si è navigato, quanti Megabyte si sono scaricati, ecc. Pensare che – per gran parte dei cellulari – basterebbe fare un programmino in J2ME e tutto sarebbe risolto. Da questo punto di vista la TIM non ti dice nulla: ti fai i conti oppure chiami – se funziona – il servizio informazioni e chiedi quanto manca alla scadenza della flat. Di solito c’è un messaggio registrato che ti dà questo dato dopo 15 minuti di babble noiosissimo. Sperando che i dati siano aggiornati, ovviamente.

Leggere la bolletta e capire il trasferimento dati è semplicemente impossibile, perché è tutto conteggiato strano, a colpi di un tot di centesimi per volta (di fatto ti tariffano a kb ma ti bollettano a scatti, in nome della trasparenza, ovviamente). Cioè, costruire la propria history (come si fa sul browser del computer) è praticamente impossibile: non si sa mai cosa, quanto e quando si è scaricato. L’unica voce chiara è il totale a fondo bolletta.

Se TIM fosse un’azienda seria metterebbe delle forme di avvertimento, un double check prima di connettersi, un allarme che ti dice che sta per scadere il limite della flat, dei pop-up che spiegano che si sta entrando in un mondo in cui un click sbagliato ti costa come un pranzo. Invece niente: sono lì e aspettano solo che tu sbagli, che ti connetta un minuto prima, che sfondi il tetto della flat. Fai un errorino e ti ritrovi con una bolletta da capogiro, come non ne ricevevi dai tempi in cui avevi la fidanzata fuori città e pagavi ancora le interurbane a Telecom.

Potrei incazzarmi per le cifre vergognose della connettività: 6 euro al Megabyte è un furto e non ci sono politiche commerciali che tengano, è strozzinaggio bello e buono, fatto da oligopolisti che da anni fanno cartello, tanto per cambiare. In verità mi preme di più chiedere trasparenza agli operatori a cui – tra una cosa e l’altra – devolvo tranquillamente più di 3000 euro l’anno.

Il tutto nell’attesa che la diffusione in massa del Wi-Fi e tecnologie simili gliela facciano pagare. Ecco un motivo in più per spendere 5 euro e comprarsi un router di FON (fatelo: siamo in tanti e la cosa funziona!): cercare di ridurre al minimo le occasioni in cui la vita grama ci obbliga a regalare fior di euro ai monopolisti della telefonia mobile.

E ora tutti in coro invochiamo l’intervento di “Mi manda Rai 3” o speriamo che le associazioni di consumatori – ora che hanno smesso di farsi la guerra, presentarsi alle elezioni e vendersi al miglior offerente – inizino ad occuparsi di tutto ciò. Lo scandalo non è solo la truffa (o la svista, come la chiama TIM): è la fregatura implicita, la vita piena di trabocchetti, ecc.

John Peel Day*

October 12th, 2006 § 10 comments § permalink

Oggi è il John Peel day, cioè+ il giorno in cui chiunque abbia un minimo di gusto musicale celebra uno dei più grandi deejay della storia della radio, dirò di più: uno dei più grandi promotori musicali al mondo.

John Peel Day

Personalmente sono molto affezionato all’idea del dj come spacciatore di musica, una sorta di diavoletto tentatore che propone novità a raffica. John Peel era proprio uno così, con la differenza che non si limitava a proporre gruppi nuovi e sonorità inedite, ma il suo carisma faceva sì che i vari artisti che volta per volta erano chiamati ad esibirsi nelle ormai famigerate (e protette da trademark) Peel Sessions, non si limitassero a fare il compitino ma proponessero qualcosa di nuovo, fosse anche solo una cover, una alternate-take, un remix, un’idea diversa dal solito.

Questo ha fatto sì che decine e decine di gruppi e cantanti che adoro e ho adorato abbiano prodotto e registrato Peel Sessions, cioè un grande passo avanti rispetto alla noia e alla tristezza della “promozione radiofonica”, cioè dell’artista che va lì, fa la sua canzoncina-hit di fronte al microfono e va via.
Qui un elenco ragionato di chi è passato a suonare di fronte al signor Peel.

Facciamo un parallelo: John Peel – se fosse vivo – avrebbe più o meno l’età anagrafica di un Luzzato Fegiz, di un Bertoncelli o di qualche altra cariatide del giornalismo musicale nostrano.
Ma di certo non ne avrebbe l’età mentale e soprattutto il provincialismo triste, l’incapacità di comprendere i movimenti della musica, la totale ignoranza dell’elettronica, l’appiattimento sul mainstream.

Questo perché John Peel ha passato la vita a scavare nell’underground alla ricerca di gemme, a sfatare miti e rompere convenzioni, in primis quella odiosa regola radiofonica per cui ogni canzone che passa non deve durare più di 4 minuti ed è peccato mortale suonare due pezzi ravvicinati dello stesso gruppo.

Insomma, era uno a cui la musica che suonava piaceva davvero. E se gli piaceva non guardava in faccia nessuno, nemmeno i programmisti della BBC. E un bel giorno, per dire, ha suonato tutto di fila un intero album dei Cocteau Twins su Radio One, senza interruzioni. In Italia lo avrebbero lapidato nella sala mensa di via Asiago (non so se c’è una sala mensa, ma l’avrebbero istituita ad hoc).
E una sera ha preso e suonato entrambe le facciate di Tubular Bells (che palle…), pochi giorni prima che diventasse un successo clamoroso per Oldfield e per la sua rampantissima label. E ha pure fatto fare una Peel Session agli Uzeda, gruppo indie catanese assolutamente non profeta in patria.

Insomma, un anticonformista del genere figo, non una macchietta. Ma soprattutto uno che capiva i movimenti, li intuiva, anticipava le mode, ecc.
Se nel Regno Unito hanno avuto il passaggio del punk – e poi la passione del reggae – un paio d’anni prima del resto del mondo, il merito è tutto suo: suonava dischi che facevano incazzare l’establishment musicale, violava convenzioni, *osava* e di fatto ha costituito un pezzo di storia della musica di questi anni.

Il modo migliore per celebrarlo, per un blogger filo-dance-elettronica, è ricordare che John Peel è stato colui che ha orientato pesantemente la BBC verso i suoni prima indie-dance, poi direttamente dance/elettronica. Se Radio One tuttora è una delle cose migliori da ascoltare al mondo, lo dobbiamo a lui.
A me piacerebbe prendere i vari tromboni che blaterano di musica dalle colonne dei quotidiani e metterli alla prova: scommetto che ignorano completamente l’elettronica, i tanti suoni digitali, la musica dagli anni Novanta in poi. Probabilmente il Luzzato Fegiz di turno se la caverebbe con qualche frase di circostanza sui Kraftwerk, un accenno ai Massive Attack e morta lì.

John Peel, invece, è uno che non si è mai tirato indietro di fronte a chi abbandonava le chitarre per fare qualcosa di meno scontato, di più originale. E come ascoltatore gliene sono grato. Penso al suo insistere per far conoscere al mondo i Fall (per cui ha letteralmente perso la testa) o i New Order.

E proprio su questa strana linea di rocchettari con l’animo un po’ oscuro che sperimentavano i suoni digitali, ecco il mio personale gig (la BBC ha chiesto ai tanti dj del mondo di celebrare John Peel allestendo un mini-show a tema), per ricordare una delle persone a cui sono musicalmente più grato.

Ovviamente non ho il tempo per fare una trasmissione vera e propria, più che altro perché purtroppo trasmetto il martedì e il mercoledì in radio e il giovedì mi attacco al tram, ma ho ripescato dalla polverosa borsa dei dischi le Peel Sessions registrate dagli Orbital e che si trovano solo sul poco diffuso “Diversions”.

Siamo nel settembre 1993 e i due fratelli Hartnoll, per nulla preoccupati di fare elettronica in un contesto rock, riprendono due tracce del mitico Brown album, le remixano da capo a piedi e le trasformano in un medley unico di quasi un quarto d’ora in cui si alternano suoni cupi, didgeridoo, ritmi trasversali, i celebri accordoni di quinta alla Orbital, campionamenti inquietanti e molto groove britannico. Bellissimo, insomma.

Cliccate qui (meglio se col destro e salvate il file) e godetevi Lush3 (Euro Tunnel Disaster) / Walkabout. Tenetevi 15 minuti liberi.

* Per una frazione di secondo mi è venuto in mente di intitolare il post “Cchiù Peel per tutti”, poi sono rinsavito, mi sono auto-sputato in un occhio e mi sono fatto furbo.

Minuzie radiofoniche

October 10th, 2006 § 20 comments § permalink

Post telegrafico, solo per dire che la qualità delle mie giornate è enormemente migliorata da quando ha ripreso ad andare in onda Viva Radio 2.

E pensare che Fiorello mi è stato sulle balle per anni, col suo codino e l’occhio da cocainomane. I tempi cambiano, le persone anche.

La cosa preoccupante è che non mi perdo – potendo – una singola puntata pure di 610, la trasmissione di Lillo e Greg, che è una rivoluzione copernicana rispetto al contiguo (e apprezzato per altri motivi, in primis perché parla di cose serie e meno serie con toni leggeri e tempi rapidi) Luca Sofri.

Non so perché li ascolto, perché tecnicamente non dovrebbero far ridere, visto che fanno l’umorismo più bieco ed infantile dell’universo, quello coi giochi di parole, le scenette assurde, i tormentoni.
Eppure mi fanno morire dal ridere. Un po’ me ne vergogno, ma forse è lo stesso fenomeno per cui all’epoca di “Indietro tutta” la gente impazziva per Frassica che poi – senza Arbore accanto – ha inanellato una catena di insuccessi come nemmeno Mario Segni.

Devo anche dire che Lillo e Greg già mi facevano ridere quando avevano il gruppo (Latte e i Suoi Derivati), ma anche lì era un mistero capire come mai mi piacessero: non avevano la sagacia di Elio, non avevano il nonsense poetico degli Skiantos eppure so quasi tutti i loro brani a memoria.

Boh, forse ci vorrebbe un analista per capire quale parte di me sghignazza come un beota ascoltando le loro trasmissioni. Però sghignazza e si diverte davvero. Forse è proprio vera la frase per cui dentro ogni adulto c’è un bambino morto: il mio è ancora semivivo e si diverte con quello che passa il convento.

Sciopero! L’antisindacalismo giova ai miei nervi (in certi casi)

October 6th, 2006 § 14 comments § permalink

Perché i TG in “edizione ridotta” durante i giorni di sciopero, che in 5 minuti ti dicono tutto quello che devi sapere senza per forza renderti edotto sulle ultime dichiarazioni di Schifani e sulla vita culturale di Paris Hilton, mi piacciono così tanto?

Ma soprattutto, sulla BBC li fanno sempre così: sono in stato di agitazione permanente o hanno capito che i TG servono a dare le notizie e per la monnezza c’è tutto il resto della programmazione da utilizzare?

Speriamo che i giornalisti scioperino un po’ di più: erano mesi che non guardavo un telegiornale senza bestemmiare per la facilità con cui sprecano i miei soldi del canone in servizi inquietanti e inutili.

Lost 3×01 – la recensione (?)

October 5th, 2006 § 16 comments § permalink

E’ ripreso Lost. Ed è ripreso col botto, con un’altra puntata di quelle che riescono a farti fare il balzo sulla sedia.

[di qui in poi un po’ di spoiler]

E’ innegabile che i primi 5 minuti sono stati scritti e girati da un genio malefico e sono degni dei primi mitici 5 minuti del season premiere della seconda stagione: non capisci dove sei, ma poi lo capisci e il mondo ti crolla addosso.

Dopo 2 annate sulla cresta dell’0nda è lecito, come spettatori maligni, aspettarsi che la serie si imbolsisca, che gli attori comincino a fare le star, che il tutto diventi un gran carrozzone di figuranti in mano agli uomini marketing. Felicemente, almeno a giudicare da questa prima puntata, Lost non solo resiste, ma rilancia.

Può sembrare strano, ma questa è stata una delle puntate più anomale di tutta la serie. Di fatto si sono visti solo 3 protagonisti delle stagioni precedenti e tutto ciò che accade al resto dei naufraghi per ora ci è ignoto. Focalizzare l’attenzione sul trio Kate/Sawyer/Jack è un rischio non da poco: si perde la dimensione corale, ma ne guadagna la profondità di ciò che si vede.

E poi c’è meno azione: meno inseguimenti, meno mostri inafferrabili, meno urla. E in compenso molta più psicologia, tensione emotiva, focalizzazione sui personaggi. Manco ce ne accorgiamo e Lost ci cambia – di molto – sotto il naso. E ci piace allo stesso modo, anche se l’identità (almeno parziale) degli Others ci viene rivelata così, con una battutina buttata via, anche se non c’è nessun nuovo mistero rilevante da svelare.
Insomma, cambiano le meccaniche dello show, cambiano le geometrie esistenziali dei personaggi e noi siamo – immagino – tutti lì con la stessa faccia serissima di prima. I veri prigionieri (felicissimi di esserlo, almeno nel mio caso) siamo noi.

Una puntata straordinariamente statica (i tre sono in gabbia, nel vero senso della parola), ma incredibilmente movimentata a livello psicologico. E soprattutto un bel viaggio nel background del dottore più amato del piccolo schermo (dopo Clooney in ER, ok!), che è palesemente vittima di una sindrome da Henry Tuttle (l’uomo che trovava eversivo – e moralmente doveroso – riparare le cose rotte in “Brazil” di Terry Gilliam) e non si rivela essere quel buon samaritano che ci hanno venduto finora. Tu pensa: l’unico personaggio tutto d’un pezzo che ci era rimasto (presumo per tranquillizzare l’americano medio) viene preso e smontato fino a rivelarne qualche lato non esattamente edificante. Niente buoni-buoni e cattivi-cattivi: non è un western manicheo, questo.

E poi c’è lei, Juliette: misteriosa, affabile ma forse semplicemente dominatrix. Vai a capirla. Sembra la sorella minore carina di Marta Flavi, con un bel po’ di capacità manipolatoria in più. A me questi Others così paternali e – nel caso di Henry Gale/Ben – decisamente perversi mettono un po’ di magone: fanno i piccolo-borghesi e accanto alle loro villette da Happy Days marciscono i resti di un progetto tanto ignoto quanto inquietante, con della tecnologia da laboratorio quasi steampunk (la Skinner box!), forse frutto di un’utopia andata a rotoli (e quale non lo è, si chiederebbe Lyotard?).

Insieme a Studio 60 On The Sunset Strip e Desperate Housewives (guardatevi il season premiere della terza stagione: è ottimo e la serie sta diventando sempre più volutamente grottesca e nichilista, alle soglie dei Monty Python), il miglior inizio di stagione. Già faccio il conto alla rovescia per la settimana prossima.

Lost 3×01 – i sottotitoli

October 5th, 2006 § 27 comments § permalink

Premessa: qui giustamente non si ha la potenza editoriale del buon Neri, a cui tutti lost-maniaci devono un monumentino (anzi, per stare a tema un mozzicone di monumento).

Però ci si aiuta a vicenda e – grazie ad Axell che li ha scovati – ecco i sottotitoli in italiano della prima puntata della terza stagione di Lost, uscita stanotte alle 5.

Non ho idea di chi sia l’autore, ma il fatto che 12 ore dopo l’arrivo della puntata in DivX ci siano già i sottotitoli (non li ho testati: verificate che non siano fasulli) è un segno palese del successo di Lost anche da queste parti.

In ogni caso – sarà che ci ho fatto l’orecchio – Lost in inglese è comprensibilissimo anche senza traduzione.

Come scaricare le serie Tv automaticamente

October 5th, 2006 § 57 comments § permalink

In occasione dell’arrivo della prima puntata della nuova stagione Lost (sono qui sveglio e cerco qualcosa da fare mentre attendo il lieto evento), ne approfitto per condividere una soluzione che ho adottato per evitare di fare la notte ad aspettare che le puntate “escano” su Mininova per poi scaricarle.

Mi sono, infatti, aggiornato tecnologicamente in modo tale che il mio computer scarichi le nuove puntate delle serie che preferisco in maniera del tutto automatica: mi basta lasciare il pc acceso e fa tutto da solo.
Questo significa che attualmente il mio client di BitTorrent è programmato per scaricare in totale autonomia le varie serie Tv che seguo, non appena vengono pubblicate online: è una pacchia, perché ora non devo più cercare di ricordarmi cosa esce e quando (l’anno televisivo passato avevo uno schemino appeso ad una mensola e ogni giorno appena sveglio lo consultavo), ma fa tutto “la macchina”.

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Lost in technology

October 4th, 2006 § 5 comments § permalink

Questa è una di quelle cose che mi fanno impazzire: PC Magazine – credo dopo aver distribuito vari tipi di droghe in redazione – ha prodotto un articolo in cui si chiedono quali gadget tecnologici avrebbero usato i vari protagonisti di Lost, se solo non si fossero schiantati con l’aereo.

Lost e geekness al 100%: cosa c’è di meglio per salutare l’arrivo della nuova stagione di Lost (la terza), che inizia stanotte?

Anzi, lo ripeto: MA VI SIETE RESI CONTO CHE LOST RIPRENDE STANOTTE?
Domani, appena esaurisco la puntata, le prime impressioni.
(il tutto è stato scritto mentre mi producevo nella tradizionale danza di vittoria dei lostmaniaci)

SUV: ri-facciamo chiarezza grazie a Quattroruote

October 4th, 2006 § 30 comments § permalink

Contrordine. In questi casi la disinformazione dilaga e ovviamente pure io ho dato il mio bel contributo. Altrettanto ovviamente ne ho lette di tutti i colori nei commenti, per il 99% ad opera di destrorsi che temo vadano in giro a creare allarme e a seminare balle.

Utilizzando le tabelle di Quattroruote – che tra l’altro è un giornale che da qualche tempo ha una linea berlusconiana assolutamente lampante, culminata con un’intervista-marchetta al nano brianzolo qualche mese fa – facciamo chiarezza realmente (si presume che loro siano esperti della materia, no?) sul superbollo, sul bollo normale e in generale su come la Finanziaria incide sul possesso di automobili.

SUPERBOLLO

Ci ero andato vicino, ma ho ciccato l’ultimo metro: il superbollo tassa tutte le automobili che hanno una massa massima di 2,6 tonnellate. E la massa massima (che espressione cacofonica!) è diversa dal peso. Al liceo ero scarso con la Fisica, scusatemi.
Questo vuol dire che i modelli colpiti dal superbollo sono un po’ più di quelli che avevo indicato. Non tanti di più, diciamo che ci sono i grandissimi SUV (inclusa la Cayenne del Ranzani) e le berlinone di rappresentanza. Tutte auto da 50.000 euro in su, ad occhio.
Qui c’è l’elenco: in tutto sono 47 modelli (l’elenco include anche modelli non più a catalogo, ma presenti su strada e nei saloni), quindi ben poca roba. Ma così la legge è meno demenziale rispetto a come mi era sembrato fosse prima.
In sostanza è una legge che colpisce i grandi SUV e le berline di lusso e non tutte le 4×4 alla cieca, come annunciato allarmisticamente in precedenza dai media.
In sostanza si valuta come parametro del grado di inquinamento prodotto la massa complessiva e non il peso. E il ragionamento è sensato, giacché ci sono auto relativamente leggere che possono essere caricate come muli e che quindi nei fatti inquinano tantissimo.

Giudizio mio: provvedimento discreto: colpisce le auto di lusso che pesano, ingombrano e inquinano (ma nel mezzo ci è capitata una povera Tata proletarissima: mi spiace!), anche se è stato presentato male.

BOLLO AUTO

Qui i commentatori (ispirati da chi?) si sono scatenati, di fatto contando un sacco di balle. Lo dico una volta per tutte: IL BOLLO PER LE AUTO EURO4 NON AUMENTA NEMMENO DI UN MILLESIMO DI EURO: RESTA COSI’ COME ERA.

Aumenta, invece, il bollo per le auto più inquinanti, cioè quelle EURO3, EURO2 e così via.
Permettetemi un commento: è una norma sacrosanta, che tra l’altro è alla base del concetto di avere le classi di inquinamento (cioè i vari EURO1/2/3/4), che prevede la suddivisione in classi e la disincentivazione nei confronti dei veicoli che inquinano di più.
Più inquini, più paghi: succede così in tutta Europa, dove la classificazione EuroX è in vigore.
Quindi il bollo sarà aumentato per le auto più inquinanti, in base alla loro classe, con un criterio proporzionale. Niente di trascendentale, ma un principio chiaro e – credo – indiscutibile e condiviso da tutti, destra inclusa. O c’è qualcuno che preferisce l’inquinamento?

Giudizio mio: provvedimento ottimo, indiscutibile e – credo – dovuto all’Europa. Più inquini l’ambiente (che è di tutti), più paghi alla comunità. Perfetto.

SUPERBOLLO PER I VECCHI DIESEL

Torna il superbollo per i diesel vecchi, che all’epoca era assurdo giacché questi inquinavano meno dei motori a benzina, ma che ora è sacrosanto perché una vecchia Punto TD 70 emette quantità inquietanti di particolato, micropolveri, ecc.
Anche qui vale il principio che chi inquina di più paga di più.

Giudizio mio: provvedimento ottimo e assolutamente logico, soprattutto alla luce del fatto che ora si considerano anche le emissioni di particolato per valutare l’impatto ambientale dei veicoli.

ESENZIONI E INCENTIVI PER I VEICOLI CHE INQUINANO MENO

Darà molto dispiacere ai critici di destra, ma la vera novità è che questo Governo ha fatto una cosa che trovo ottima: incentivare l’acquisto di veicoli a ridotto impatto ambientale.
In sostanza, se date via la vostra vecchia macchina Euro1/0 e ne comprate una Euro 5 (quando usciranno: giustamente la Finanziaria si occupa anche degli scenari in arrivo e non solo del presente & passato) o una Euro4 che risponde a particolari requisiti (banalmente: emettere meno di 140 g/km di anidride carbonica), non pagate il bollo per 2 anni o per 3 anni (qualora l’auto abbia una cilindrata inferiore ai 1300 cc).
Diciamo che è una versione di sinistra della rottamazione, con chiari intenti ecologici e di ricambio delle vecchie carriole che inquinano singolarmente come centinaia di Euro4 (ricordate: 50 Cayenne non inquinano, anche sgasando tutti in prima, come una vecchia Cinquecento).
C’è pure la facoltà di esenzioni aggiuntive per veicoli a GPL e simili, affidate alle Regioni (per la serie: il federalismo che funziona!) 🙂

Giudizio mio: provvedimento ottimo e assolutamente logico. In questo modo si invogliano i proprietari di vecchie Dedra color caghetta a comprarsi una Panda 1.2 e si produce un beneficio notevole al cittadino (che non paga il bollo per 3 anni), all’industria (che prospera con questi benefici, soprattutto questo che non è “a pioggia” come la vecchia rottamazione) e pure allo Stato (che ovviamente ne ricava una riduzione dei costi di recupero ambientale).

GLI AUTOCARRI TASSATI COME AUTOVETTURE

Questo in sostanza è un “tampone” per fermare chi ha furbescamente approfittato della legge Tremonti per comprarsi il Cayenne e far credere allo Stato che fosse un autocarro, ricavandone benefici fiscali a non finire. Di fatto quella era una marchetta della destra al suo elettorato: una cosa vergognosa, che ha riempito la Brianza di finti-autocarri Mercedes, Porsche, BMW, ecc. E’ anche il motivo per cui in Italia siamo il paese in cui si vendono più SUV dopo gli Stati Uniti.

Giudizio mio: provvedimento sacrosanto, che recupera una furbata della destra che ancora adesso fa scandalo

SUV: facciamo chiarezza su chi paga e chi no

October 2nd, 2006 § 56 comments § permalink

Mi sono documentato e ho scaricato la Finanziaria, che è comodamente disponibile in PDF dal sito del Corriere.

Bene, è ufficiale che i giornali stanno facendo del qualunquismo sulla questione dei SUV. Il peggio è proprio ad opera del Corriere, che è riuscito a fare un articolo pieno di commenti indignati di gente come Daniela Santaché, calciatori vari e briatorume in genere.

Tutti si allarmano perché c’è una tassa ingiusta sui SUV, che penalizza questo tipo di automobili. Bene:non hanno letto legge. La cosa triste è che lo fa pure gente che fa politica (ehm…buffoni…ehm), nello specifico – sebbene su posizioni opposte – Paolo Cento e Marco Taradash, grazie al cielo due che non voterei nemmeno sotto minaccia fisica.

Ora, io capisco poco di leggi e amministrazione, ma so capire un testo se mi viene messo sotto gli occhi.
Ecco, la legge – verificate a pagina 61 e a pagina 62 del PDF – dice esattamente questo “Autovetture e autoveicoli per trasporto promiscuo di peso complessivo superiore a 2600 Kg, con esclusione di quelli aventi un numero di posti uguale o maggiore di 8″ e poi specifica l’entità del superbollo.

La cosa commovente è che l’articolo del Corriere, ma anche su Repubblica non scherzano, non capisce una cosa: il superbollo si applica solo alle automobili che pesano più di 2,6 tonnellate. E vi assicuro che sono davvero poche, cioè gli Hummer H1 e H2 (l’H3 pesa “solo” 2 tonnellate), alcuni modelli della Land Rover (tutti i modelli del Discovery e alcuni modelli del Range Rover, ma nessun Range Rover Sport), la Maybach, la Rolls Royce Phantom (solo la versione EWB) e il Volkswagen Touareg (ma solo la versione V10 diesel) . Ho guardato su Quattroruote, non è che vado a memoria. E sono tutte automobili che pesano sì e no 50-100 Kg in più del limite: vedrete che nel 2007 molte “dimagriranno” di un quintalino.

Quindi di fatto il superbollo colpisce sì e no una decina di modelli, per di più non tutti diffusissimi (e in gran parte di ultra-lusso (e molti non-SUV). Quindi tutto l’allarmismo non solo è ingiustificato, ma fa un po’ ridere. Cioè, se avete il Porsche Cayenne, anche quello turbo, non pagate il superbollo.

Tradotto in termini pratici, ogni mese i SUV immatricolati sono il 5,9% del totale venduto nuovo. Di questo 5,9% nessun modello citato sopra è menzionato nella classifica di vendite di Quattroruote (cioè le vendite di Hummer, di Range Rover e Discovery, che sono i modelli più diffusi e coinvolti dal provvedimento, sono statisticamente irrilevanti).
Quindi è un superbollo di fatto inesistente: lo pagheranno sì e no 300 persone in tutta Italia, ad essere ottimisti.

Ora, però, vorrei la testa di quegli incompetenti spara-dichiarazioni a vanvera di Marco Taradash e Paolo Cento su un piatto d’argento. Anzi, su un cerchione da 19 pollici di un Land Rover.

UPDATE: dopo un po’ finalmente al Corriere si sono accorti di aver scritto menate, anche se cercano di nasconderlo dicendo che “non si capisce” (no: è che non hanno capito loro!). In ogni caso, ecco qui l’articolo che corregge il tiro e dice le cose come stanno (e para il culo alla testata).

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