iPhone 3.0: come fare se non vi funziona il tethering con Tre (post notturno per nerd senza una vita)

June 18th, 2009 § 9 comments § permalink

E’ uscito il firmware 3.0 dell’iPhone e il mondo vi sorride. Sì, perché siete dei nerd all’ultimo stadio esattamente come il titolare di questo blog.
Quindi vi sarete sicuramente fiondati a scaricare i 230 Mb di aggiornamento sul vostro gadget preferito, pronti a godervi il cut&paste, gli MMS e – finalmente – il tethering, che per i non-nerd dotati di una vita sessuale sarebbe a dire “usare il cellulare come modem 3G per navigare in Internet col computer”.

Vi sarete subito accorti che, pur essendo tecnicamente possibile, il tethering non funziona subito sui vostri telefoni, meno che mai se avete Tre, che teoricamente non dovrebbe nemmeno supportare l’iPhone, visto che la Apple continua a non filarla.
Però in giro è pieno di soluzioni per attivare il tethering con le SIM di tutti gli operatori. Si tratta di scaricare un piccolo file di configurazione che – in teoria – dovrebbe risolvere tutti i problemi. Se siete fortunati, queste soluzioni funzionano al primo colpo.

Se non siete fortunati, con buona probabilità le avete provate tutte, incluso rivolgere preghiere al Santissimo, inginocchiati verso Salita Ruinà, con il risultato che spesso il vostro iPhone smette di navigare via 3G.

Niente panico. Ripristinate il profilo del telefono (andando su Impostazioni – Generale – Profilo, cancellando il profilo corrente e poi rimettendo l’APN giusto in Impostazioni – Generale – Rete – Rete dati cellulare) e leggete sotto.

Se non vi funziona il tethering può darsi che siate clienti business di Tre e abbiate scelto una delle opzioni Simply Dati Business (sono 3: B.on, B.time e B.unlimited), che vi garantiscono una chiavetta HSDPA con  dentro una SIM che, come molti, avete messo nell’iPhone.
[Personalmente ho la B.on che mi garantisce (esclusivamente, cioè non potete usarla per telefonare) un traffico dati di 5Gb alla settimana, cioè molto di più di quanto potrei immaginare, a un prezzo veramente basso: 14€ al mese.]

La caratteristica delle SIM di queste offerte è che utilizzano, per accedere a Internet, un APN diverso dagli altri terminali Tre. Infatti il loro APN è datacard.tre.it.

Tutte le soluzioni per abilitare il tethering sull’iPhone che si trovano online finora non tengono conto di questa famiglia di SIM e, per Tre, contemplano solo l’APN tre.it, che ovviamente non funziona con le SIM Simply Dati Business, col risultato che se le adottate il vostro iPhone smette di navigare.

Che fare?
L’unica è farsi un file di configurazione personalizzato. E’ facilissimo.

1 – Andate qui http://www.iphone-notes.de/mobileconfig e, invece che selezionare un operatore preconfigurato, fatevene uno personalizzato. In sostanza scegliete “custom carrier” e scrivete datacard.tre.it nel campo APN.  Lasciate tutti gli altri campi vuoti.

2 – Inserite in cima alla pagina uno degli indirizzi e-mail che leggete con l’iPhone (anzi, con il programma di posta dell’iPhone), riempite il noiosissimo captcha, cliccate su “send” e vi verrà spedito il file.

3 – Sull’iPhone aprite il messaggio di posta che vi è testé arrivato, cliccate sull’allegato, dite sì a tutto (fidatevi) e come per magia il tethering funzionerà anche a voi.

Attenzione, a volte il menù del tethering sull’iPhone (che si trova in Impostazioni – Generali – Rete) non funziona a meno che non abbiate fisicamente collegato il telefono al vostro computer tramite USB. Fatelo e vi permetterà di collegarvi anche via Bluetooth, ma la prima connessione è meglio che sia via cavo.

Da lì in poi tutto dovrebbe funzionare bene. Qui, almeno, va tutto (usando un Macbook): infatti questo post è stato pubblicato usando l’iPhone come modem.

Sicuramente emergeranno soluzioni più raffinate (anzi, se ne avete sono benvenute e aggiorniamo il post), ma nel mentre il tethering c’è.

Un mese con l’unto del signore – una recensione laica e personalissima dell’iPhone

August 9th, 2008 § 43 comments § permalink

E’ passato poco meno di un mese da quando mi è capitato fortuitamente per le mani un iPhone 3G e credo sia il tempo di un parere dopo un accurato tempo di utilizzo.

Quando mi capitò, anche lì per pura fortuna, di provare il primo iPhone a poche ore dal suo lancio negli USA, scrissi la mia recensione dopo poche ore di uso. Curiosamente, non fu una recensione-lampo dovuta a fretta editoriale o ad ansia di pubblicare qualcosa. Il fatto è che col primo iPhone mi erano bastati pochi minuti per accorgermi di pregi e difetti del melafonino, anche perché all’epoca c’era ben poco da fare: lo si poteva accendere, si poteva giocare un po’ con il software di sistema in dotazione e nulla più.

Il post è lungo, trattandosi di una recensione che tiene traccia di 30 giorni di molestie ad un prodotto tecnologico. Quindi se ci tenete a non bruciarvi il resto dell’estate, passate oltre. Se, invece, siete già stati in vacanza o contate di passare quel periodo seduti di fronte al computer, cliccate qui sotto e proseguite.

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WordPress per iPhone: la libertà di bloggare (senza tastiera – e senza accenti)

July 22nd, 2008 § 20 comments § permalink

Sto provando ad usare l’applicazione che WordPress ha creato per l’iphone. Quindi questo post è scritto con la disastrosa tastiera virtuale del melafonino. Almeno sarà breve.

L’idea di un client specifico con cui bloggare in mobilità è ottima: di fatto risparmi banda rispetto all’uso del backend Web e hai un’interfaccia ottimizzata.

Oggettivamente il programmino di WordPress è fatto bene ed è facilissimo creare un nuovo post o editarne uno vecchio. Conserva pure in bozza i post scritti e lasciati a metà, salvandoli sull’iphone.

Purtroppo manca del tutto la possibilità di inserire link nel testo, d’altronde senza copia-incolla darebbe una feature con poco senso.

Insomma, per scrivere i post e per piazzarci pure qualche fotografia (e pure qualche immagine presa dal Web) va decisamente bene.

Confesso che mi aspettavo di trovare anche le opzioni per gestire i commenti, ma almeno per questa release non ci sono.
Peccato, perché la gestione dei commenti in mobilità (per esempio cancellare lo spamming che passa nonostante Akismet o approvare i commenti in moderazione) credo sarebbe stata molto utile.

Alla fine credo che un client simile, visti anche gli attuali limiti del telefono (niente tastiera e niente copia-incolla), sia molto utile per postare foto fatte in giro, con una didascalia o un mini-commento. Che poi, credo, sia il “succo” del mobile blogging.

Se avete un iphone e un blog su WordPress, provatelo. E’ gratis sull’App Store in mezzo ad altri trecentomila programmini in gran parte inutili (soprattutto videogiochi di bassa qualità: quelli belli sono 2 o 3), a parte le dovute eccezioni tipo Twitterrific, Evernote e il già lodato Remote.

 

Edit: come non detto, non prende gli accenti. Ma magari è un problema del mio blog. Se li vedete corretti è perché li ho cambiati a mano dal computer. Ma sappiate che, almeno qui, li sbaglia.
Ah, mi ha pure creato un post vuoto con il titolo “$Title$”, che quella geniaccia di xlthlx ha commentato “$Comment$” 🙂

Remote: la soluzione di un problema per musicofili pigri

July 15th, 2008 § 24 comments § permalink

Sto per fare un altro post in cui parlo relativamente bene di qualcosa che ha a che fare con Apple, ma che si può usare tranquillamente senza avere un Mac. No, non ho battuto la testa: semplicemente, da utente laico, quando qualcosa mi piace ne parlo.

Ah, il post non è niente di che: racconto come funziona Remote per Apple e come mi ha risolto un problema casalingo di non poco conto. Se siete utenti più che esperti, perdetevelo. In alternativa, cliccate avanti (non è lunghissimo, per una volta)

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Visto che me lo chiedete, ecco il mio piano tariffario per l’iPhone

July 13th, 2008 § 27 comments § permalink

Chiarito il fatto che considero tutte le tariffe specifiche per iPhone uscite finora un bieco tentativo di prendere per il collo gli utenti, vi racconto come uso l’iPhone e quanto spendo. E vi svelo il segreto (?) di come riesco ad usarlo per l’always-on e la geolocalizzazione senza svenarmi con le bollette.

Ovvio, l’iPhone ha senso solo se uno ha piena liberta’ di consumare banda mobile. E, grazie al cielo, io ce l’ho. E non faccio niente di speciale, mi sono limitato a scegliere l’offerta giusta.

Ecco in quattro pratici step la spiegazione.

 

Primo: ho la fortuna di non averlo pagato, ma se fossi stato un utente che non vi puo’ rinunciare, avrei sicuramente preso l’iPhone “secco” a 569 euro, che conviene e non ti impegna con nessun operatore.

 

Secondo: ho gia’ due telefoni con cui gestisco la mia vita quotidiana, pertanto non ho bisogno di telefonare con l’iPhone. E se posso consigliare a tutti di prenderlo come secondo telefono, lo faccio. Tenetevi anche un eventuale ciofecone per le chiamate e usate iPhone per la Rete: in quel modo li’ da’ il massimo.

 

Terzo: quindi ho piazzato sull’iPhone la SIM di Tre che uso per navigare in mobilita’, che ha sopra il meraviglioso e mai sufficientemente lodato piano Tre “Simply Dati Business”, che per 19 euro al mese (anzi, ora e’ in promozione a 14 euro al mese, cosa aspettate?) ti da’ la bellezza di 5Gb di traffico dati *alla settimana!* su rete Tre. Ripeto: 5Gb di traffico dati alla settimana. Sufficienti per fare tutto quello che voglio con l’iPhone senza pormi problemi di banda e anche per togliere la Sim, piazzarla nel modem HSDPA che mi ha fornito la Tre e navigare piu’ comodo col Pc e col Mac.

Se fate la versione non-business, riservata a chi non ha la partita IVA, i 5Gb sono al mese, cosi’ imparate a fare i dipendenti! 🙂

Non ho idea se sulla stessa SIM possa convivere un piano voce. A me non serve. Fosse possibile, sarebbe il massimo, perche’ cosi’ uno padroneggia pienamente la spesa per i dati e per le telefonate, in modo chiaro e distinto. Sarebbe una vera liberta’ di scelta. 

Ecco, l’elemento dirimente qui e’ il fatto di restare sotto rete Tre, perche’ se si va in roaming si paga (poco ma si paga).

Per me non e’ un problema: lavoro tra Torino, Genova (dove ho una casa) e Milano e in tutti i luoghi che frequento ho piena copertura 3G di Tre, con HSDPA ovunque, tranne che nella casa di Genova (che non e’ proprio a Genova ma li’ vicino), in cui l’HSDPA lo piglio solo se sto in giardino e indoor mi devo accontentare dell’UMTS.

Se puo’ servirvi, l’intera autostrada Torino-Milano e coperta da 3G di Tre e la Torino-Genova lo e’ in gran parte, salvo il tratto pieno di gallerie.

Inutile che vi dica che i centri delle tre citta’ sono piu’ che coperti, perche’ il discorso vale pure per le periferie. Giusto a Genova nei caruggi piu’ stretti e incassati il segnale non c’e’, ma non c’e’ per tutti gli operatori e basta fare due passi per ritrovarlo.

 

Quarto: attenzione, onde evitare spiacevoli sorprese dal roaming bisogna assicurarsi che l’iPhone resti agganciato alla sola rete Tre.
Niente di piu’ facile. Nelle impostazioni dell’iPhone, alla voce “Gestore”, togliete il segno di spunta dalla voce “Automatico” e cliccate su “Tre 3G” (nota: l’elenco dei gestori puo’ metterci un po’ a caricarsi: aspettate) (nota 2: se alla voce Gestore vedete, prima di cliccarci, la scritta “Tre 3G”, non fidatevi! Vuol solo dire che in quel momento siete sotto rete Tre, ma dovete dire al telefono che volete usare quella e solo quella. Quindi cliccate, aspettate l’elenco degli operatori e scegliete “Tre 3G”)

Cosi’ siete certi che il telefono non molla la rete Tre e, se non c’e’ campo Tre, non va in roaming sugli altri operatori e non spendete un singolo euro in piu’.

 

Postilla: scrivo questo post in cui parlo bene di Tre e di una sua offerta per il solo motivo che la presenza della Littizzetto nelle pubblicita’ e il fatto che il loro ex testimonial Matteo Cambi (il buzzurrone della Guru, uno impresentabile che ancora a pensarci mi viene voglia di uscire e calpestare un paio di aiuole) sia stato arrestato per bancarotta, frode e chissa’ cos’altro, mi hanno riconciliato parzialmente con il marchio. 
Speriamo che serva all’ufficio marketing di Tre per riflettere sul fatto che la comunicazione e’ un’arma a doppio taglio.
 

Tra Jerry Calà e il futuro: riflessioni con un iPhone in mano

July 13th, 2008 § 43 comments § permalink

Eviterei di ripescare il vecchio concetto di “destino cinico e baro” per commentare il fatto che, dopo essermi fatto da tempo la fama di non-ammiratore dell’iPhone, l’attesissimo (da altri) telefono della Apple mi è stato regalato, in versione da 16 Gb, nera.

E’ ovvio che, se per caso esiste un dio delle piccole cose, ha una propensione allo scherzo degna di un Franti e merita perfino un po’ di scanzonata e laicissima devozione.

Da qui in poi parte un post in cui, con un iPhone 3G in mano, ragiono sul futuro della comunicazione mobile. Classico argomento scaccia-donne (tranne le geek girls, che sono le migliori!) che peggiorerà ulteriormente la vostra già sporadica e raccogliticcia vita sessuale, se siete maschi.
Ma in ogni caso il post è così lungo da impedirvi de facto una vita sessuale, perché vi impegnerà in lettura da qui all’andropausa.

Se proprio ci tenete a proseguire, cliccate qui sotto e buona lettura.

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Chi modera i moderatori?

July 7th, 2008 § 71 comments § permalink

Come temevo, il post polemico sui costi dell’iPhone ha prodotto i primi casi umani nei commenti.

Devo riconoscere che la “scena” è evoluta, perché fino a circa un centinaio di commenti il tono è rimasto entro i limiti del decoro, mentre in passato un post simile avrebbe generato centinaia di commenti scazzati a priori.

Bene, è un buon segno. E poi forse questo è un caso in cui sostanzialmente siamo tutti d’accordo: la triade Apple, Tim, Vodafone può farsi incornare nelle terga da un muflone, come suggerisce Eio.

 

ALL’IMPROVVISO ROMBO’ UN TROLL

Scrivo, tuttavia, con un bel po’ di delusione addosso, di cosa è accaduto dopo un po’.
E’ accaduto che è arrivato un troll.

Ve li ricordate i troll? Oltre a essere i personaggi fantasy noti per presidiare i ponti e rigenerare gli hit point, sono i commentatori idioti. Quelli arroganti, litigiosi, falsi, molesti, ecc. a seconda dei casi.

Bloggo ormai da un lustro e faccio cose digitali dai tempi delle BBS e delle costosissime chat su Itapac, quindi dovrei essere abituato ai casi umani che periodicamente infestano la Rete e, in certi casi, arrivano a “casa tua” a dare brutta mostra della loro molestia.

Beh, sarà perché da un po’ di tempo il blog ha una sua fisionomia e forse attira lettori educati, sarà perché qui sono generalmente consentiti i toni franchi, lo scazzo, ecc. e ho perso l’abitudine a fare il poliziotto, ma ho scoperto di essermi totalmente disabituato alla gestione di un troll.

E dire che questo è un blog in cui è possibile dire di tutto, agitarsi, sfancularsi e io sono il primo a non pormi limiti di tono, altrimenti non vale. Faccio io le regole e sono molto larghe.
Però il troll mi ha preso alla sprovvista e, come un cretino su un forum di Punto Informatico, mi sono incazzato e fatto trascinare nella spirale della sua dabbenaggine.

Guardando il bicchiere mezzo pieno, è stata un’incazzatura da scarsa abitudine: segno che i troll sono sempre più rari e non ho più tanto le misure per gestirli.
Guardando il bicchiere mezzo vuoto, sono un pirla perché ho perso del tempo dietro ad un cretino cercando di sgridarlo. Gli ho dato corda. Errore.

 

LA CONVERSAZIONE E IL PATTO DI ONESTA’

Non sono una persona umorale e non ho neanche l’incazzatura facile. Anzi, tendo all’indulgenza, principalmente perché la richiedo spesso. Però mi rendo conto che si sono cose su cui, peraltro inconsapevolmente, non transigo.

Una delle cose su cui mi sono sorpreso ad incazzarmi come una biscia è l’onestà intellettuale.
Ho un blog e converso con tutti, anche con gente da cui mi separano anni luce di differenze e la pensa diversamente da me su tutto.

Ci mandiamo anche volentieri a stendere, perché la conversazione pacata non fa per me, ma lo facciamo con un tacito accordo comune: vale tutto tranne la disonestà intellettuale, le bugie, le ipocrisie, le falsità.

Cioè nel mio modello etico (non esattamente lineare, ma fa lo stesso) l’onestà delle premesse e delle argomentazioni a supporto di una discussione vale molto di più dei toni della discussione stessa.

Meglio un onesto avversario con la bava alla bocca che un bugiardo felpato che magari mi dà ragione dicendo balle, insomma.

Cerco da mezz’ora di dirmi che non è una perversione mia, ma è un requisito della Conversazione con la “c” maiuscola. Cioè, il confronto si fa se ci si considera onesti entrambi. Altrimenti non vale.

E se nella blogosfera, tra persone costantemente conversanti, non ci fosse questo idem sentire, questa comune “cavalleria spirituale”, non sarebbe evidente la differenza tra i blog e gli ormai proverbiali forum di Punto Informatico, in cui per anni gli hooligan di qualsiasi causa nerd si sono scontrati con armi non convenzionali e spregio dell’ortografia .

 

I BLACKBERRY PIU’ LENTI DEL MONDO

Ecco, questa volta al centesimo commento “sano” e conversante è arrivato il troll e non ho saputo gestirlo.

Va detto a mia discolpa che era un troll della specie peggiore: falso e aggressivo.
E’ un limite mio, ma se dopo 100 commenti conversanti torna uno a fare la polemica su OSX vs Windows, mentre è in discussione ben altro e ho scritto nelle premesse del post che uso un Macbook pure io, mi cascano le braccia. Ma quello è il meno.

Il casus belli è semplice, anzi banale: il troll in questione ha provato, salendo in cattedra per circa un’ora, a convincere tutti che i Blackberry consegnano la mail 4 volte all’ora e che per questo sono schifezze.

Liberissimo di pensare quel che vuole sui Blackberry (nemmeno io li amo e trovo siano scarsi come interfaccia e usabilità), ma molto meno libero di dire balle. Anche perché gli utenti Blackberry in rete sono migliaia e tutti sanno che le mail arrivano subit 

Inutile dire che anche i bambini sanno che i Blackberry normalmente consegnano le mail all’istante, salvo malfunzionamenti, tanto che la gente li usa per chattare via mail. 
Una decina di commentatori ha provato a convincere lo sventurato troll (che peraltro ha un blog in cui si dà dei toni da giornalista tecnologico) e a smontare le sue panzane colossali, ma senza effetto.

E dire che tutti gli spiegavano “hey, ho un blackberry in mano e arriva tutto istantaneamente: piantala!”. Niente da fare.

I casi sono tre. O siamo tutti pazzi e ci autoconvinciamo che le nostre mail via Blackberry arrivano istantaneamente, o le mail arrivano solo ogni quarto d’ora e siamo tutti bugiardi, o siamo tutti così fortunati da mandare le mail proprio in quei 4 istanti all’ora in cui il server della RIM fa il check della posta 🙂 .

 

LE BUGIE IN RETE HANNO LE GAMBE CORTISSIME

Essendo un troll non si trattava di convincere un ignorante ma una persona in malafede.
Mi sono trovato di fronte uno che non ha mai provato il servizio Blackberry (e che sul suo blog, ironia della sorte, ne pubblica recensioni fasulle) e a cui serviva sminuirlo per fare una polemica iPhone vs resto del mondo assolutamente non richiesta e fuori topic.

Insomma produceva un falso per sostenere una tesi aggressiva.
Brutta storia, soprattutto perchè il livello della panzana era del genere “gli asini volano”.
Ecco la violazione del patto tra conversanti. Rafforzi la tua opinione (libera) con dati falsi: tradisci la fiducia di chi conversa con te. Per me è una cosa molto spiacevole.

Qui scatta un’altra riflessione. Dire bugie in Rete è un’arma a doppio taglio. Ne sono sempre più convinto.

Sul Web ti sgamano, se menti. E se non sei molto astuto, la cosa è istantanea. Le affermazioni, soprattutto scritte, sono troppo esposte alla verifica degli utenti e le fonti su cui verificare sono tutte a portata di mano e di click immediato.

Fossi stato preparato, fossi stato più lucido, ecc. avrei reagito diversamente. Invece mi sono incazzato. Ho preso le bugie del troll e il suo insistere contro ogni evidenza e ho considerato il tutto un affronto alla Rete e alla sua cultura.

 

ALZARE IL LIVELLO DELLO SCONTRO

Alè, alzare il livello dello scontro: un meraviglioso esercizio in cui noi di sinistra eccelliamo, abusando del concetto di “questione di principio”.
Se un cretinetti in evidente crisi di argomentazioni ricorre al falso, è vero che tradisce quel patto di fiducia tra conversanti. Ma non è Bin Laden. E’ un cretinetti e basta.

Io ho reagito come se fosse Bin Laden.
Un troll si zittisce a suon di fioretto. O banalmente lo si mette nello spam. Colpevolmente ho risposto con l’ascia bipenne.
E poco importa che il suddetto bugiardone insistesse negando l’evidenza. Se incontro per strada uno che insiste nel convincermi che il cielo è marrone, cambio marciapiede e non mi metto a discutere.

Il risultato è che ho dato il peggio di me, pur avendo smaccatamente ragione – ma la questione era talmente evidente da rendere inutile questo dettaglio.

E quando dico “il peggio di me”, intendo dire mettendomi in ridicolo con dei toni tronfi di cui rido ancora. Se volete goderveli, sono nei commenti del post precedente a questo. Mi inquieta la possibilità che io possa fare di peggio (e sappiate che posso assolutamente).

E solo tardi, dopo aver svarionato per un po’, ho adottato la soluzione giusta: i commenti del troll nella cartella spam e un po’ di mail “solidali” in giro ad avvertire che il suddetto troll è quel che è e come tale va evitato. Curiosamente le mail si sono rivelate inutili, perché il troll si è rivelato un caso umano di cui parte della blogosfera ridacchia da tempo.
Fesso io a perdermi questo gossip: l’avrei evitato alla prima battuta, cavoli!

 

CHI MODERA I MODERATORI?

Si spende molta fatica a dibattere su come è necessario comportarsi commentando un blog, ma ben poca o nessuna nel riflettere su come deve comportarsi il tenutario di un blog che riceve i commenti.

Avrò pure avuto ragione e sarà pure stato un troll particolarmente ignorante, arrogante e fastidioso, ma la verità che un po’ mi intristisce è che mi sono trovato a reagire male, senza stile.

E se reagisce male il titolare di un blog che si fa? Mi auto-metto in moderazione i commenti? (non sarebbe una brutta idea), mi auto-obbligo a postare 100 volte la frase “non devo dare retta ai cretini”? mi bacchetto col mouse sulle dita?

Siamo pieni di strumenti di moderazione dei commenti, cioè di quello che viene da fuori. Ma quando il titolare non dà bella mostra di sè, cioè il cattivo comportamento viene dal di dentro, non c’è Akismet che tenga.

Ho voluto condividere questa riflessione sul blog e, come tradizione su questo blog, ho deciso di non cancellare nulla proprio perché credo sia giusto ragionarne tra conversanti (no troll) in modo trasparente.

Da oggi capisco un po’ di più chi ha policies più strette per la gestione dei commenti. E capisco che servono anche ad evitare la tentazione dell’incazzatura e tutte le cadute di gusto che ne conseguono quando un troll infesta la tua casa.

Allodole, avvoltoi e tanti iPhone usati come specchietti

July 4th, 2008 § 286 comments § permalink

Mi ci tirano per i capelli, giacché avevo deciso per qualche mese di evitare di bloggare sulle arroganze, le cialtronerie, i soprusi, ecc. che quotidianamente incrostano l’esistenza.

Però poi capita che ovunque vada mi sia richiesta un’opinione sulle tariffe dell’imminente iPhone 3G e in generale sul suo sbarco in Italia. Non che io mi tiri indietro, ma insomma, alla lunga stanca.

Meglio farci un post e ragionare su cose scritte, anche perché l’hype intorno ai prodotti Apple droga completamente la discussione.

Il post, come potete immaginare, è lungo, dettagliato e vi rovinerà il weekend. Quindi procedete con cautela.

Se siete di fretta, qui trovate uno schemino in PDF che, nel peggiore accostamento possibile di colori pastello, vi spiega quanto vi costerebbe un iPhone e quanto Tim vi chiede in più rispetto agli altri telefoni per darvelo in comodato d’uso (cioè più o meno prestarvelo) per 2 anni.

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