Gente tranquilla, che commentava

December 28th, 2008 § 22 comments § permalink

Credo che chiunque bazzichi un po’ la blogosfera avrà notato che negli ultimi tempi il numero di commenti sui blog è generalmente calato (sto facendo una statistica a spanne, ok? Non arrivate in massa a dirmi “no, sul mio sono aumentati”, please). Anche da queste parti, dove già scarseggiano i post, i commenti sono pochini.

Eppure non è che la gente ha finito le cose da dire e non credo sia svanita la voglia di conversare. Il fatto è che un bel pezzo di chiacchiera intorno ai post si è trasferito su FriendFeed, attualmente il servizio più adatto alla conversazione, alla condivisione e  – da qualche tempo – mio personale compagno di viaggio durante tutta la giornata.

Ho già fatto un post su FriendFeed e vi evito la paternale su quanto sia bello. Credo basti sapere che è una sorta di luogo molto ben organizzato e chiaro in cui vanno a finire tutte le cose che uno produce, dai post di blog, tumblr, ecc. alle twittate, fino alle foto caricate o anche solo favorite su Flickr. E la gente commenta, in modo ordinato, funzionante, grazie al sistema che non permette molta “devianza” e consente agli utenti di bloccare gli utenti cialtroni, molesti, ecc. o bloccare/nascondere i contenuti considerati sgraditi.

Insomma, se ancora non lo avete fatto, registratevi a FriendFeed e partecipate alla chiacchiera (qui il link al FriendFeed mio e dei miei “amici”). Potete farlo anche se non avete un blog o un Tumblr, anzi è un bel modo per conversare ed essere non anonimi.

Alla fine i commenti sono tutti finiti su FriendFeed. Va sempre così: pubblichi un post, aspetti un po’ e scopri che nel giro di 10 minuti su FriendFeed una decina di persone lo ha commentato, mentre sul tuo blog ci sono le ragnatele nell’area commenti.

E visto che la chiacchiera è laggiù e mi spiace un po’ che si perda, ho pensato di integrare i commenti di FriendFeed sul blog. Quindi se per caso leggete un post, subito sotto ai commenti fatti direttamente sul blog troverete i commenti fatti su FriendFeed e pure un boxino per commentare su FriendFeed.

E’ una cosa che consiglio a tutti quanti, perché così si fanno collidere due universi che a modo loro sono vicini. Tra l’altro non ci va una laurea in wordpressologia: basta scaricare e installare questo plugin e inserire una stringa di testo nel file del “single post” del vostro tema di WordPress. Se ci sono riuscito io, ci può riuscire chiunque.

Mi raccomando, iscrivetevi a FriendFeed.

 

Aggiuntina: se per caso leggete il blog via iPhone vi perdete, almeno per ora, i commenti di FriendFeed, a meno che non leggiate il blog con il tema standard e non quello ottimizzato.

Chi modera i moderatori?

July 7th, 2008 § 71 comments § permalink

Come temevo, il post polemico sui costi dell’iPhone ha prodotto i primi casi umani nei commenti.

Devo riconoscere che la “scena” è evoluta, perché fino a circa un centinaio di commenti il tono è rimasto entro i limiti del decoro, mentre in passato un post simile avrebbe generato centinaia di commenti scazzati a priori.

Bene, è un buon segno. E poi forse questo è un caso in cui sostanzialmente siamo tutti d’accordo: la triade Apple, Tim, Vodafone può farsi incornare nelle terga da un muflone, come suggerisce Eio.

 

ALL’IMPROVVISO ROMBO’ UN TROLL

Scrivo, tuttavia, con un bel po’ di delusione addosso, di cosa è accaduto dopo un po’.
E’ accaduto che è arrivato un troll.

Ve li ricordate i troll? Oltre a essere i personaggi fantasy noti per presidiare i ponti e rigenerare gli hit point, sono i commentatori idioti. Quelli arroganti, litigiosi, falsi, molesti, ecc. a seconda dei casi.

Bloggo ormai da un lustro e faccio cose digitali dai tempi delle BBS e delle costosissime chat su Itapac, quindi dovrei essere abituato ai casi umani che periodicamente infestano la Rete e, in certi casi, arrivano a “casa tua” a dare brutta mostra della loro molestia.

Beh, sarà perché da un po’ di tempo il blog ha una sua fisionomia e forse attira lettori educati, sarà perché qui sono generalmente consentiti i toni franchi, lo scazzo, ecc. e ho perso l’abitudine a fare il poliziotto, ma ho scoperto di essermi totalmente disabituato alla gestione di un troll.

E dire che questo è un blog in cui è possibile dire di tutto, agitarsi, sfancularsi e io sono il primo a non pormi limiti di tono, altrimenti non vale. Faccio io le regole e sono molto larghe.
Però il troll mi ha preso alla sprovvista e, come un cretino su un forum di Punto Informatico, mi sono incazzato e fatto trascinare nella spirale della sua dabbenaggine.

Guardando il bicchiere mezzo pieno, è stata un’incazzatura da scarsa abitudine: segno che i troll sono sempre più rari e non ho più tanto le misure per gestirli.
Guardando il bicchiere mezzo vuoto, sono un pirla perché ho perso del tempo dietro ad un cretino cercando di sgridarlo. Gli ho dato corda. Errore.

 

LA CONVERSAZIONE E IL PATTO DI ONESTA’

Non sono una persona umorale e non ho neanche l’incazzatura facile. Anzi, tendo all’indulgenza, principalmente perché la richiedo spesso. Però mi rendo conto che si sono cose su cui, peraltro inconsapevolmente, non transigo.

Una delle cose su cui mi sono sorpreso ad incazzarmi come una biscia è l’onestà intellettuale.
Ho un blog e converso con tutti, anche con gente da cui mi separano anni luce di differenze e la pensa diversamente da me su tutto.

Ci mandiamo anche volentieri a stendere, perché la conversazione pacata non fa per me, ma lo facciamo con un tacito accordo comune: vale tutto tranne la disonestà intellettuale, le bugie, le ipocrisie, le falsità.

Cioè nel mio modello etico (non esattamente lineare, ma fa lo stesso) l’onestà delle premesse e delle argomentazioni a supporto di una discussione vale molto di più dei toni della discussione stessa.

Meglio un onesto avversario con la bava alla bocca che un bugiardo felpato che magari mi dà ragione dicendo balle, insomma.

Cerco da mezz’ora di dirmi che non è una perversione mia, ma è un requisito della Conversazione con la “c” maiuscola. Cioè, il confronto si fa se ci si considera onesti entrambi. Altrimenti non vale.

E se nella blogosfera, tra persone costantemente conversanti, non ci fosse questo idem sentire, questa comune “cavalleria spirituale”, non sarebbe evidente la differenza tra i blog e gli ormai proverbiali forum di Punto Informatico, in cui per anni gli hooligan di qualsiasi causa nerd si sono scontrati con armi non convenzionali e spregio dell’ortografia .

 

I BLACKBERRY PIU’ LENTI DEL MONDO

Ecco, questa volta al centesimo commento “sano” e conversante è arrivato il troll e non ho saputo gestirlo.

Va detto a mia discolpa che era un troll della specie peggiore: falso e aggressivo.
E’ un limite mio, ma se dopo 100 commenti conversanti torna uno a fare la polemica su OSX vs Windows, mentre è in discussione ben altro e ho scritto nelle premesse del post che uso un Macbook pure io, mi cascano le braccia. Ma quello è il meno.

Il casus belli è semplice, anzi banale: il troll in questione ha provato, salendo in cattedra per circa un’ora, a convincere tutti che i Blackberry consegnano la mail 4 volte all’ora e che per questo sono schifezze.

Liberissimo di pensare quel che vuole sui Blackberry (nemmeno io li amo e trovo siano scarsi come interfaccia e usabilità), ma molto meno libero di dire balle. Anche perché gli utenti Blackberry in rete sono migliaia e tutti sanno che le mail arrivano subit 

Inutile dire che anche i bambini sanno che i Blackberry normalmente consegnano le mail all’istante, salvo malfunzionamenti, tanto che la gente li usa per chattare via mail. 
Una decina di commentatori ha provato a convincere lo sventurato troll (che peraltro ha un blog in cui si dà dei toni da giornalista tecnologico) e a smontare le sue panzane colossali, ma senza effetto.

E dire che tutti gli spiegavano “hey, ho un blackberry in mano e arriva tutto istantaneamente: piantala!”. Niente da fare.

I casi sono tre. O siamo tutti pazzi e ci autoconvinciamo che le nostre mail via Blackberry arrivano istantaneamente, o le mail arrivano solo ogni quarto d’ora e siamo tutti bugiardi, o siamo tutti così fortunati da mandare le mail proprio in quei 4 istanti all’ora in cui il server della RIM fa il check della posta 🙂 .

 

LE BUGIE IN RETE HANNO LE GAMBE CORTISSIME

Essendo un troll non si trattava di convincere un ignorante ma una persona in malafede.
Mi sono trovato di fronte uno che non ha mai provato il servizio Blackberry (e che sul suo blog, ironia della sorte, ne pubblica recensioni fasulle) e a cui serviva sminuirlo per fare una polemica iPhone vs resto del mondo assolutamente non richiesta e fuori topic.

Insomma produceva un falso per sostenere una tesi aggressiva.
Brutta storia, soprattutto perchè il livello della panzana era del genere “gli asini volano”.
Ecco la violazione del patto tra conversanti. Rafforzi la tua opinione (libera) con dati falsi: tradisci la fiducia di chi conversa con te. Per me è una cosa molto spiacevole.

Qui scatta un’altra riflessione. Dire bugie in Rete è un’arma a doppio taglio. Ne sono sempre più convinto.

Sul Web ti sgamano, se menti. E se non sei molto astuto, la cosa è istantanea. Le affermazioni, soprattutto scritte, sono troppo esposte alla verifica degli utenti e le fonti su cui verificare sono tutte a portata di mano e di click immediato.

Fossi stato preparato, fossi stato più lucido, ecc. avrei reagito diversamente. Invece mi sono incazzato. Ho preso le bugie del troll e il suo insistere contro ogni evidenza e ho considerato il tutto un affronto alla Rete e alla sua cultura.

 

ALZARE IL LIVELLO DELLO SCONTRO

Alè, alzare il livello dello scontro: un meraviglioso esercizio in cui noi di sinistra eccelliamo, abusando del concetto di “questione di principio”.
Se un cretinetti in evidente crisi di argomentazioni ricorre al falso, è vero che tradisce quel patto di fiducia tra conversanti. Ma non è Bin Laden. E’ un cretinetti e basta.

Io ho reagito come se fosse Bin Laden.
Un troll si zittisce a suon di fioretto. O banalmente lo si mette nello spam. Colpevolmente ho risposto con l’ascia bipenne.
E poco importa che il suddetto bugiardone insistesse negando l’evidenza. Se incontro per strada uno che insiste nel convincermi che il cielo è marrone, cambio marciapiede e non mi metto a discutere.

Il risultato è che ho dato il peggio di me, pur avendo smaccatamente ragione – ma la questione era talmente evidente da rendere inutile questo dettaglio.

E quando dico “il peggio di me”, intendo dire mettendomi in ridicolo con dei toni tronfi di cui rido ancora. Se volete goderveli, sono nei commenti del post precedente a questo. Mi inquieta la possibilità che io possa fare di peggio (e sappiate che posso assolutamente).

E solo tardi, dopo aver svarionato per un po’, ho adottato la soluzione giusta: i commenti del troll nella cartella spam e un po’ di mail “solidali” in giro ad avvertire che il suddetto troll è quel che è e come tale va evitato. Curiosamente le mail si sono rivelate inutili, perché il troll si è rivelato un caso umano di cui parte della blogosfera ridacchia da tempo.
Fesso io a perdermi questo gossip: l’avrei evitato alla prima battuta, cavoli!

 

CHI MODERA I MODERATORI?

Si spende molta fatica a dibattere su come è necessario comportarsi commentando un blog, ma ben poca o nessuna nel riflettere su come deve comportarsi il tenutario di un blog che riceve i commenti.

Avrò pure avuto ragione e sarà pure stato un troll particolarmente ignorante, arrogante e fastidioso, ma la verità che un po’ mi intristisce è che mi sono trovato a reagire male, senza stile.

E se reagisce male il titolare di un blog che si fa? Mi auto-metto in moderazione i commenti? (non sarebbe una brutta idea), mi auto-obbligo a postare 100 volte la frase “non devo dare retta ai cretini”? mi bacchetto col mouse sulle dita?

Siamo pieni di strumenti di moderazione dei commenti, cioè di quello che viene da fuori. Ma quando il titolare non dà bella mostra di sè, cioè il cattivo comportamento viene dal di dentro, non c’è Akismet che tenga.

Ho voluto condividere questa riflessione sul blog e, come tradizione su questo blog, ho deciso di non cancellare nulla proprio perché credo sia giusto ragionarne tra conversanti (no troll) in modo trasparente.

Da oggi capisco un po’ di più chi ha policies più strette per la gestione dei commenti. E capisco che servono anche ad evitare la tentazione dell’incazzatura e tutte le cadute di gusto che ne conseguono quando un troll infesta la tua casa.

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