Azienda trasporti emotivi

February 21st, 2009 § 18 comments § permalink

Per questioni culturali ed affettive (ci lavorano un bel po’ di amici e di persone che stimo), mi sento molto vicino a Current Tv, che per i non pratici di tv è il canale 130 su Sky, quello voluto da Al Gore e prevalentemente dedicato al giornalismo d’inchiesta e all’informazione non comune, d’avanguardia, spesso “user generated”.

La formula innovativa, in uno scenario – quello televisivo – dove l’innovazione è amata quanto la sabbia tra le lenzuola – sta dando i suoi frutti, tanto che a Current hanno pensato, visto il successo, di lanciare il nuovo formato (che lascia spazio a contenuti ancora più “forti”, a inchieste e documentari lunghi, a tv magari “scomoda” ma veritiera) con una campagna di affissioni che promuove due imminenti video-inchieste di Vanguard, il programma di punta della Rete.

I manifesti sarebbero dovuti essere affissi nelle metropolitane di Roma e di Milano, ma sorprendentemente l’ATAC di Roma ha deciso di rifiutare all’ultimo minuto le affissioni di Current. Che succede?


LA PATRIA POTESTA’ DELL’ATAC SULLE NOSTRE VITE

Succede che all’ATAC non se la sentono.
I visual della campagna di Current promuovono due inchieste non banali.
La prima è sul rapporto tra la Chiesa e il crimine organizzato e si intitola “Cosa succede quando la camorra entra in chiesa?” e il relativo manifesto raffigura una bibbia crivellata di colpi di arma da fuoco.
La seconda video-inchiesta, rappresentata sul manifesto da un mitra a stelle e strisce e una mazzetta di dollari, è  altrettanto “scomoda”, visto che si intitola “Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?” e parla dei curiosi rapporti tra gli States e le forze paraterroristiche anti-Iran.

L’ATAC, che è l’azienda trasporti del Comune di Roma, rifiuta la campagna (che invece è stata tranquillamente accettata dall’azienda trasporti di Milano).
Il motivo? Lo spiegano direttamente con un comunicato stampa:

 

Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio.

 

Cioè, tradotto in termini più comprensibili: i tempi sono bui, la gente si agita facilmente e noi dell’Azienda Trasporti dobbiamo aiutare il Sindaco Alemanno a tenere tutti buoni

Che bello. E io che credevo che il compito dell’azienda trasporti di una grande città fosse spostare la gente dal punto A al punto B nel modo più efficace possibile.

Invece scopriamo che a Roma l’azienda trasporti si preoccupa prevalentemente di noi, dei nostri sentimenti, dei nostri stati d’animo. Ci vogliono bene e non vogliono che ci agitiamo. Nel mezzo sì, ci portano da una parte all’altra della città, ma senza pensieri negativi.

E io che credevo che pagare il biglietto del tram servisse giusto a comprare la corsa! Stolto.
Invece no, l’ATAC a Roma dà anche una piacevole assistenza psicologica, anzi *non può non* aiutare il Sindaco a farci credere che tutto va bene, madama la marchesa, fosse anche impedendoci paternalisticamente di essere esposti a contenuti che – a giudizio del team di tranvieri psicologi che sicuramente dirige l’ATAC – potrebbero urtare la nostra sensibilità. Che gentili.

D’altronde siamo tutti dei minus habens incapaci di intendere e di volere ed è giusto che sia l’azienda trasporti del Comune di Roma a decidere cosa è bene e cosa è male per noi. 

 

I CONTI NON TORNANO

Qualcuno, però, si ricorda che forse abbiamo compiuto la maggiore età da un pezzo e non abbiamo bisogno di tutori o sostitutivi della figura paterna che decidano per noi cosa possiamo vedere e cosa no, meno che mai se i suddetti tutori sono aziende municipalizzate.

Altri notano che, visto anche il merito dei visual della campagna di Current, non è che i manifesti siano così minacciosi. Anzi, ancora devo capire come un manifesto possa minacciarmi, a meno che non ci sia sopra la mia faccia e la scritta “wanted, dead or alive”.

Altri bolscevichi si ricordano che in Italia ci sarebbe quella clausolina della Costituzione che dice che da queste parti c’è la libertà di espressione e che l’eventuale grado di offensività di una campagna pubblicitaria è valutato da un codice di autoregolamentazione professionale e, in extremis, dalla legge. Non certo dalle preoccupazioni dell’ATAC per la nostra salute mentale.

La cosa, poi, inizia a puzzare. Il Presidente dell’ATAC, Massimo Tabacchiera, intervistato sulla questione, dice cose che non sono esattamente in linea con il comunicato stampa ATAC del giorno prima. In primis dice

“Nella scelta (di rifiutare la campagna, ndSuz) non ha avuto alcun ruolo il tema della sicurezza”.

I casi sono due: o sono duro di comprendonio io, o Er Tabacchiera ha un problema con chi gli scrive i comunicati stampa, visto che basta leggere qualche riga più in su la citazione che dice “riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio”.

Si fa largo l’ipotesi che ci stiano vagamente prendendo in giro. Per di più le motivazioni “tecniche” addotte da Tabacchiera per il rifiuto della campagna sono deliziose e ci permettono di identificare subito un grande comunicatore, attento al dettaglio:
 

“Quei manifesti non vanno bene per dei mezzi in movimento, la gente non ha il tempo di fermarsi a leggere e comprendere il senso del messaggio… i caratteri sono troppo piccoli per poterli leggere mentre l’autobus si sposta”
 

A parte il fatto che sono gioiosi problemi di Current se il testo è troppo piccolo o troppo grande per il messaggio che vuole ottenere, c’è un problemino non da poco: i manifesti non dovevano essere attaccati agli autobus, ma dovevano essere giganteschi e statici, appesi sulle pareti delle stazioni della metropolitana, che salvo in caso di terremoto è ragionevole pensare ferme.

E siamo alle solite: o il Presidente dell’ATAC è mal informato sulle questioni che riguardano la società che dirige o ci sta prendendo in giro. 

 

A PENSAR MALE SI FA PECCATO

Certo che a voler essere perfidi e malpensanti (e qui lo si è con slancio) c’è da pensare che forse tanto affabile altruismo manifestato dall’ATAC nei confronti delle nostre povere menti di verginelle seicentesche sotto sotto è altro. 

Qualcuno ha detto censura? Personalmente sì, dico censura. E delle più gravi. Il fatto è che un’indagine sui rapporti (non esattamente conflittuali, anzi) tra Chiesa e camorra evidentemente a qualcuno non piace. E meno che mai una sulla faccia sporca della “war on terror” di Bush, che da queste parti ha trovato ciechi sostenitori nella parte politica ora al potere.

Di fatto, anche sforzandomi davvero a pensare all’ATAC come ad una società di filantropi preoccupati per noi tutti, quello che vedo è uno scenario desolante:

– un’azienda municipalizzata di trasporti che compie decisioni politiche e funzionali all’ideologia politica dell’amministrazione comunale e lo dice apertamente: questa campagna non è in linea con gli obiettivi del Comune, che vuole rassicurare e garantire la (sua) pace sociale.

– un presidente di nomina politica che, invece che occuparsi di trasporti, usa la società che dirige come braccio armato politico del Sindaco, censurando contenuti scomodi

– un presidente di nomina politica che è totalmente disinformato sulla questione o ci prende in giro (tristemente è più probabile la prima ipotesi), contraddicendo le comunicazioni ufficiali della propria amministrazione

– una censura *sui contenuti* alle videoindagini di Current Tv: non vogliono che si vedano, non vogliono che la gente sappia che esistono

– una visione paternale – con motivazioni pretestuose, perché l’immagine di una bibbia e di un mitra non sono certo ragione di scandalo o turbamento, visto soprattutto cosa passa normalmente sotto i nostri occhi sui manifesti – della società italiana: “pensiamo noi per voi, voi state tranquilli, va tutto bene, circolare!”

 

LE DUE DESTRE

E’ impossibile non buttare in politica questa storia di censura, operata dall’amministrazione di destra – guidata da Alemanno – su due contenuti che peraltro nessuno ancora ha visto in Italia. E’ proprio vero che le inchieste fanno paura, che le domande terrorizzano, che lo spirito irrequieto di chi vuole sapere di più fa tremare i potenti, comunque e sempre.

Ed è un caso curioso, perché questa storia di censura – che non finirà qui – racconta le due destre in Italia. Una è quella di Milano, che non censura – come è giusto – la campagna di Current, magari storcendo il naso, ma ricordandosi che in Italia esistono delle leggi che tutelano la libertà di espressione.
E soprattutto ricordandosi che non c’è niente di meglio che un atto di ingiustizia e di censura per “pompare” un contenuto sui media e dargli una visibilità insperata.

Dall’altra c’è la destra infinitamente stupida, quella ancora “fascia”, rozza e picchiatrice, che calpesta i diritti dei cittadini tutti. Quella che censura con motivi ridicoli, gestendo malissimo la vicenda, con personaggi evidentemente non all’altezza, comunicazioni che si contraddicono e un’aria ingiustificabile di improvvisazione.

E questa è la destra peggiore, anche se – detto da uomo di sinistra – la più auspicabile, perché è da operetta nel perseguire le “maniere forti” che risultano inesorabimente in una sconfitta.
Sì, perché oggi la notizia di questo atto di censura è sui giornali (per esempio in home su Repubblica.it), se ne parla diffusamente in Rete  e l’attesa per le due video-inchieste di Current è altissima non solo a Roma e a Milano, ma in tutta Italia. E questo senza che Current abbia attaccato un singolo manifesto sui tremolanti muri della metropolitana capitolina.

Verrebbe da dire “grazie Alemanno (o Tabacchiera), continua così”, perché questo è il più grande favore che si poteva fare a Current, ai suoi valori e ai suoi temi. I contenuti di questa tv iniziano – perfino preventivamente – a fare “paura”.

E viene da domandarsi chi è che può avere paura di una video-indagine sui rapporti tra la Chiesa e la camorra, tanto da non volerne diffondere la pubblicità. E soprattutto viene da domandarsi da che parte stia chi, politicamente, non vuole dare l’opportunità alla gente di informarsi su un tema così forte e controverso.

Ovvero, se la Chiesa non ha nulla da temere, perché censurare questa video-inchiesta?

 

SUPPORTIAMO CURRENT E LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE

Quello che conforta è che la questione non finisce qui, anche perché gli episodi di censura tramviaria (mi duole dirlo: bipartisan, visto il caso della pubblicità della UAAR sui mezzi pubblici di Genova) stanno iniziano a diventare dei pessimi precedenti in questa Italia in cui si avvallano per legge le ronde e progressivamente spariscono i diritti personali, primo fra tutti quello all’espressione e, a breve, quello di libero accesso alla Rete.

E proprio la Rete, nel suo piccolo, si incazza. Qui c’è un gruppo di Facebook, a cui vi invito a partecipare, in cui è riassunta la questione, in cui c’è una rassegna stampa che spiega per filo e per segno cosa è accaduto e in cui si può discutere della questione e coordinarsi per protestare contro la censura.

Anche il sito di Current segue la questione qui. E c’è pure un sondaggio in cui è possibile esprimere la propria opinione su questo caso.

E presto sarà possibile vedere le due video-inchieste su Current che tanto fanno paura a quei filantropi dell’azienda trasporti romana e ai loro padrini politici.

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