Sarò breve (no, davvero)

November 12th, 2009 § 10 comments § permalink

Credo sia merito (o colpa) di Follini l’abuso del termine “discontinuità”. Sarà perché sono anni bui e da una parola in su tutti vogliamo rompere la continuità temporale e cambiare, cambiare, cambiare.

A fare i perfidi si potrebbe dire che qui è cambiato l’indirizzo del blog, è cambiato il template (ora ce n’è uno che non ricorda automaticamente l’edilizia popolare cecoslovacca degli anni Settanta), ma la musica è sempre quella.
Cioè, per quanto ci si sforzi a cambiare il blog, il tizio che ci scrive sopra è sempre quella testa di cavolo lì. Insomma, la discontinuità non si vede.

Sì, mi sono posto il problema. E ho prodotto una soluzione o quantomeno un innocente e speranzoso tentativo.

Bisogna cambiare qualcosa di rilevante? Detto, fatto. Ecco cosa succede. Farò post brevi.

No, non svenite.

Farò *anche* post brevi.

Anzi, farò versioni brevi (spesso brevissime) dei post lunghi che scriverò.

Se avete tempo e voglia, vi sorbite le versioni chilometriche. Se siete di fretta o il tema non vi emoziona più di tanto, vi buttate sulla versione compatta.

Anzi, se siete abbonati a Selezione del Readers’ Digest e proprio patite i post lunghi e volete leggere solo le versioni condensate, potete direttamente abbonarvi al feed RSS dei post brevi. Oppure, se non usate gli RSS, potete leggere i post sotto la categoria “bignami” e vi evitate le verbosità. Piace?

Ciao sono io

November 12th, 2009 § 68 comments § permalink

Sì, dai, quello là col nome giapponese strano che aveva un blog che riempiva di post lunghi.

Ecco, ora sono cambiate un po’ di cose. Non tante, eh. Cioè, scordatevi che mi metta a sfornare post brevi, per dirla tutta. Però sono cambiate due o tre cose, in primis l’indirizzo che avete digitato o cliccato per arrivare qui. Per spiegare il resto serve un passo indietro.

Credo che non sia un mistero il fatto che negli ultimi due anni i blog abbiano perso un po’ di slancio. Il fatto è che ci siamo buttati tutti sui socialcosi – prima su Twitter, poi anche su FriendFeed e su Facebook – e ci siamo un po’ dimenticati di quel posto là dove scrivevamo in modo approfondito e diffuso quello che ci girava per la testa senza l’assillo di dire qui e ora cosa pensi, vedi o fai.

Non è che siamo tutti rincretiniti di colpo. E’ che i socialcosi sono divertenti, raccontano e catturano benissimo il momento e la Conversazione, quella con la maiuscola, si è spostata là.

Confesso che non ho esitato a tuffarmi in quel mare di parole istantanee online, sguazzando felicemente tra la chiacchiera da bar sport o la gara tra ex liceali all’one-liner più witty. E sicuramente ricorderete come pietre miliari della vostra esistenza gli aggiornamenti sulla mia presenza alla sagra del lampredotto sbucciato di Lamporecchio (nota: prima che vi precipitiate nell’amena località del pistoiese, affamati di interiora, specifico che la sagra è inventata ed è lì per pura assonanza; a Lamporecchio fanno i brigidini, che personalmente detesto causa antipatia per l’anice).

Poi, però, a furia di fare castelli in Arial mi sono un po’ annoiato e un giorno ho chiuso l’account di FriendFeed. E i motivi sono sostanzialmente due.
Il primo è che i socialcosi portano via tempo e in un’epoca pervasività del Web ti mangiano i minuti e le ore sempre e ovunque. E se ti accorgi che hai consumato un’ora della tua vita a discutere online di olio delle scatolette di tonno o della volumetria della frangetta di un’attrice di cui ignoravi l’esistenza, forse è meglio darci un taglio, ché perdere tempo mi va benissimo, ma con un minimo di controllo qualità sul come.

Il secondo è che, nella penuria di caratteri consentiti dai socialcosi, mi sono trovato più volte a discutere di cose interessantissime, talvolta importanti, con un po’ di gente. E tutte le volte che la discussione si faceva interessante e meritava un approfondimento, ci dicevamo “magari non qui: ne riparliamo meglio altrove”. E rigorosamente finivamo per non approfondire.

Alla fine mi è venuta voglia di quella profondità lì. Senza farla troppo spessa, eh. Però mi piace pensare che qui ci sia un pezzo di quell’altrove dove è possibile “riparlarne”.

Facciamo tutti Barack*

January 20th, 2009 § 6 comments § permalink

La buona notizia è che domani si insedia Obama alla Casa Bianca. Quella cattiva è che Giorgio Valletta ed io seguiremo la cerimonia del suo insediamento dalle “frequenze” (cioè in streaming audio e video) di Current Radio, dalle 17 alle 21, ospitando le voci live in studio e in remoto di talmente tante persone che non azzardo nemmeno fare un elenco. Fate conto che da quelle parti passerà mezza blogosfera, ma anche un sacco di gente che con i blog non ha nulla da spartire.

L’altra notizia carina è che dopo un bel po’ di sperimentazione Current Italia ha deciso di lanciare la sua radio online: segno che la cara, buona, vecchia radio continua ad essere un mezzo di comunicazione che riesce a stare al passo coi tempi, a rinnovarsi, a mutare e – quindi – a meritare pure qualche investimento intelligente.

Quindi è un doppio onore per noi inaugurare il nuovo corso di Current Radio, per di più seguendo un evento importante che – speriamo – dia il via ad un anno nel segno del cambiamento.

Va da sé che il fenomeno Obama non è solo una questione politica (4 ore di chiacchiera politica potrebbero annoiare perfino un reduce del PCI del genere “duri e puri”), quindi cercheremo di raccontare insieme ai nostri ospiti tutto quello che circonda il Presidente più hyped della storia statunitense, dalla sua identità black alla musica che da sempre lo accompagna, fino alla first lady e alle spigolature sull’America che verrà. E parleremo anche di Sarah Palin, tanto per tirare un sospiro di sollievo sul pericolo mancato, e di altri mille spunti, sempre che ci vengano in mente.

Accorrete numerosi. Teoricamente dovreste vederci/ascoltarci cliccando qui. Altrimenti andate su www.current.tv e dovreste trovare un modo di guardarci.

 

* mi rendo conto che il titolo può suonare criptico ai più, ma è meglio così. A meno che proprio vogliate sapere a cosa mi riferisco, ma finireste per rigarmi la macchina

La fai lunga (ma ti piace così): post ombelicale

October 27th, 2008 § 30 comments § permalink

Quello che segue è un post ombelicale, per di più della peggior specie perché parla di blog, di ragioni del bloggare e di altre inutilità autoriferite che credo battano il record nazionale di noiosità e raccapriccio e si avvicinino, come accoglienza da parte del pubblico, alla poesia Vogon o alla discografia dei Doors dopo la morte di Jim Morrison.

Quindi valutate voi se è il caso, se avete il tempo e soprattutto la voglia di leggere oltre. Peraltro, per i miei parametri almeno, la lunghezza non è drammatica. 

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Tutto intorno a te

June 24th, 2008 § 5 comments § permalink

Era un po’ che avevo aperto un account di FriendFeed, principalmente in funzione anti-squatting (cioè registro il mio nickname sui principali servizi duepuntozzzzero onde evitare che lo facciano altri al posto mio e poi magari non uso nulla), ma avevo lasciato tutto lì inerte.

Poi oggi, leggendone su Twitter, mi è preso lo slancio e ho attivato effettivamente il mio FriendFeed.
Il servizio permette di fare tremila cose complicatissime che mi perdo volentieri. L’unica feature che trovo interessante (o che ho voglia di capire) è il suo essere un aggregatore personale. Cioè, FriendFeed aggrega in un solo ambito un’identità online che, lacanianamente, non può che essere frammentata.

Cioè, chi legge il mio FriendFeed o, meglio ancora, si iscrive al suo Feed RSS, ha in sostanza un luogo unico in cui essere aggiornato su cosa combino online.

Pensiamoci. Seguire l’attività e i contenuti di una persona online non è facile. Cioè, tra blog, tumblr, twitter, flickr, video di youtube, segnalazioni su del.icio.us (e mi limito al mio caso, ma normalmente un blogger meno pigro si manifesta in ancora più “luoghi”), si tratta di seguire una persona su qualcosa tipo 6 servizi online.

Ok, hanno tutti i feed RSS, ma se uno si abbona a 6-10 feed per ogni blogger che segue, l’incasinamento è garantito e non oso immaginare quanta roba da gestire avrei nell’aggregatore.

Ecco, con FriendFeed il problema è risolto, sempre che sia un problema. In sostanza, se volete avere un compendio aggiornato dei cavoli miei online vi basta cliccare qui. Oppure aggiungere al vostro reader preferito questo feed qui.

Così non dovrete preoccuparvi di verificare periodicamente se ho pubblicato qualche vostra foto imbarazzante sul mio Flickr, se vi ho insultati via Twitter o se ho parlato male del vostro cantante preferito sul mio blog o sul mio tumblr. FriendFeed vi aggiorna in tempo reale e quindi potete (decidere di non) rigarmi (ancora) la macchina in tempi brevissimi. Insomma, vi risparmia una bella faticaccia, così rigate con più forza.

Presente e vivo

June 17th, 2008 § 8 comments § permalink

Come forse avrete colto, nelle ultime settimane sono stato preso da improvvisi casini ospedalieri (non miei direttamente: continuo ad avere una pessima salute di ferro) che si avviano ora verso una lunga convalescenza, dopo aver avuto – come tutte le brutte avventure – alti, bassi, colpi di scena, ecc.

Sono, quindi, mancato un po’ dalla vita online, salvo raid sporadici e limitati nel tempo. Non che sia un dramma. E’ che online ho un bel po’ di amici e giocoforza li ho trascurati pur sentendone la mancanza, così come ho trascurato altre cose, cercando di mantenere attivo il fronte professionale-lavorativo senza il quale non posso portare la torta di riso a casa.

In verità approfitto di questo post per dire grazie a tutti quelli che (a priori o avendo notizie dettagliate) ci sono stati vicini. Grazie, contiamo di non rendervi il favore, perché vi auguriamo tutto il bene possibile :-).

Ora si tratta di ricominciare, cioè riprendere – più che altro psicologicamente, perché la mente si fa (come è giusto) distrarre dal task ospedaliero, da quello che comporta sul medio-lungo periodo, ecc. – i ritmi e le pratiche del “prima”, pur sapendo che per un po’ vivremo in un “durante”.

In verità è qualche giorno che ci sto provando e mi accorgo che non è facilissimo: tendo ancora a stare un po’ sulle mie, forse per decomprimere, forse perché pure noi abbiamo bisogno di un po’ di convalescenza, forse perché in primis ho avuto bisogno di qualche giorno da dedicare a me stesso (in cui tra l’altro ho comprato due camicie di buona fattura).
E’ come quando digiuni per molto tempo e ti si imbarazza lo stomaco, che sembra patire il cibo. Però poi l’appetito vien mangiando, credo: basta iniziare con piccole dosi, magari con un’insalata a casa da solo. Poi al ristorante con tutti gli altri, ma con comodo.

Quindi lentamente mi riaffaccio alla vita “social”, rispondo a tutte le mail lasciate in sospeso, riapro Skype(dove molti di voi mi hanno cercato), ricomincio a bloggare e già da un po’ di tempo ho un bel tour di incontri lavorativi. E’ una cosa per gradi, ma si fa.

Dite “ciao!” alla hostess

June 11th, 2008 § 27 comments § permalink

Piccolo aggiornamento sullo stato dei lavori in corso per segnalare che la tremenda opera di restyling del blog è praticamente terminata, salvo pochi ritocchi di cui non vi sto nemmeno a dire. Giudizio? Piace, non piace?
A me piace, perché è graficamente poco eloquente: giusto un po’ di righe funzionali e, come unica concessione estetica, l’header. Cioè, è brutto se comparato al 90% dei blog italiani, tutti coloratissimi e pieni di pulsantini, badge, loghi, ecc. (mi bullo di avere un blog realmente “no logo” senza un singolo bottone, nemmeno quelli che fanno molto 2.0, neppure quelli impegnati, di sinistra, ecc. Pensa te, ho un blog crudele che non partecipa a nessuna iniziativa lodevole con bottoncino/bannerino d’ordinanza), ma per i miei gusti meno c’è e meglio è.

Mettiamola così: è spoglio. Che poi “spoglio” sarebbe il “minimal” di chi non se la tira.

Come avrete sicuramente notato se non leggete via feed, finalmente il blog ha di nuovo un header. Come promesso è in bianco e nero, è innegabilmente sovietico, è sgranatissimo e contribuisce al clima ministeriale cecoslovacco anni Settanta del resto del template.

Il soggetto dell’header curiosamente è una hostess. Dico “curiosamente” perché a me le hostess fanno sempre un po’ ridere quando fanno la scenetta prima di ogni volo (quella in cui ti fanno vedere il giubbino salvagente con la lucetta così recuperano il cadavere più rapidamente in caso di incidente aereo) e poi indossano quei cappellini umilianti. Mai avrei pensato di trovarmene una in mezzo al blog. Ma tant’è.

Ma questa dell’header è una vigorosa e ottimista hostess sovietica ed è noto che gli aerei sovietici non cadono mai. Mal che vada si ammalano di raffreddore. Quindi un po’ di sano ottimismo della volontà, prima di esaurire pure quello.

E già che ci siamo, mi sa che la hostess dallo zigomo forte si merita un nome. Insomma, battezziamola (laicamente, si intende). Eviterei nomi banali che sanno di Europa Orientale dei Vanzina, tipo Irina, Natasha, ecc. Suggerimenti?

Ho anche risolto il problema del calendario nella sidebar: dopo 3 anni di blog, l’elenco di ogni singolo mese è troppo lungo. Per comprimerlo ho dovuto un po’ rivoluzionare la sidebar e sono passato ai widget di WordPress (prima, invece, era una sana sidebar modificata a mano), visto che ho scovato l’ottimo Flexo Calendar: un plugin/widget che fa esattamente quello che voglio, cioè rende esplodibili i singoli anni dell’archivio e occupa molto meno spazio nella barra laterale.

Diciamola tutta: i widget saranno anche una comodità, ma sono un’arma a doppio taglio. Nel senso che se un widget non ti piace e vorresti modificarlo, hai una sola possibilità: trovare un altro widget che faccia al caso tuo. Oppure, se hai fegato, puoi modificare il file widgets.php, sapendo che ad ogni aggiornamento di WordPress sarà sovrascritto.

Non solo. Ma se hai una sidebar widgettosa, per quanto ne ho capito, sei costretto ad usare solo ed esclusivamente widget e non puoi aggiungervi del codice tuo. Quindi, per dire, non puoi mettere il badge di Flickr nella barra laterale del tuo blog, perché non è un widget, ma è un tot di righe di codice da incollare.

Magari c’è un trucco per fare barre laterali miste, un po’ coi widget, un po’ col codice che piace a noi. Ma intanto resto senza badge di Flickr e senza riquadrino di Twitter. Dovrei mettermi a cercare dei widget che li sostituiscono. Sicuramente ci sono. Anzi, se avete un paio di url sottomano…

Visto che sono in fase di rinnovamento, ho aggiornato pure la pagina “About”, che ora si chiama “About/Contatti” e ha un po’ di contenuti nuovi e, tipo i farmaci, avvertenze e modalità d’uso.

Altri lavori in corso, fatti sempre malissimo

June 9th, 2008 § 16 comments § permalink

Se aguzzate la vista, potrete notare che sto cambiando microscopicamente il layout del blog, dopo che ho cambiato il template.
E’ un’operazione che faccio pezzo dopo pezzo (non sono uno di quelli che prima si costruisce il template per bene su un blog di prova e poi cambia quando tutto è a posto: qui si fanno le prove live sul blog e se viene fuori qualche porcheria si rimedia, forse), con tutti i risultati che ne conseguono.

Quindi se vedete il blog ancora più brutto e “beyond the iron curtain” del solito, non preoccupatevi. O è un effetto voluto o sto facendo delle prove.

Attualmente i cambiamenti fatti sono (credo) abbastanza rilevanti: le pagine non hanno più quegli orridi pulsanti coi margini neri, il testo dei post è più scuro e leggibile, i titoletti sono in azzurro quasi basic che fa molto HTML 1.0 (manca giusto il viola per i siti già visitati) e, sempre per favorire la leggibilità, la spaziatura tra le righe di testo è un po’ più umana.

In cantiere ci sono la sistemazione della sidebar (mancano un po’ di badge, tipo Flickr e Technorati, e pure le due iconcine dei feed RSS), il rinnovamento del blogroll (che potrei anche far sparire e che non aggiorno da secoli) e ovviamente il reperimento di un’immagine da mettere nell’header (se avete suggerimenti, possibilmente con link, sono benvenuti nei commenti).

Ah, se manca qualcosa di rilevante fatemelo sapere, tenendo conto che detesto i blog appesantiti da tremila pulsantini, in primis perché non li so mai mettere bene allineati nella sidebar, in secondo luogo perché già faccio dei post chilometrici, se il blog ci mette pure venti minuti a caricarsi, leggermi diventa una tortura più del solito.

In ultimo, se qualcuno mi spiega come fare (o mi linka un plugin facile facile) per comprimere l’elenco dei mesi dell’archivio nella sidebar (che è lunghissimo e vorrei fosse “esplodibile” anno per anno), mi fa un piacere.

Stavolta forse sto bene (e fareste meglio a chiedervelo pure voi)

June 8th, 2008 § 6 comments § permalink

Credevo di essermi liberato dal codice malevolo che infestava il mio blog obbligando alcuni di voi a visite non desiderate a siti spammosi (e non c’è niente di più straniante – o emblematico – che predisporsi mentalmente a leggere un mio pippone multirighe sul senso della vita e trovarsi proiettati su un sito che promette erezioni da guinness dei primati), ma avevo fatto troppo lo sbruffone.

In effetti ero riuscito ad eliminare UNA delle infezioni che vessavano il blog qui presente. Ma mi ero scordato tutte le altre. Ed erano tante.

Questo ha significato un’attività ossessiva di repulisti dell’intero blog, riga dopo riga, confrontando un’installazione di WordPress sana con quella “malata” e cassando le righe sospette.

Ho, quindi, passato un sabato sera gggiovane, entusiasmante e molto social, chiuso in una stanza ad editare in silenzio monacale file php col blocco note.
Il risultato è che la mia street cred come nerd è cresciuta enormemente. Il fatto che tutto ciò stia alle donne come la kryptonite sta a Superman è giusto un effetto collaterale.

Il vero risultato è che, a quanto pare (anzi, a quanto pare *a me*), i problemi dovrebbero essere stati risolti e non ci dovrebbero essere infezioni di sorta. Ho provato in tutti i modi a riprodurre l’errore che alcuni di voi incontravano ma, dopo il repulisti, non c’è stato verso.

Da buon torinese (quindi diffidente per definizione) ho cercato conferma altrove e ho scoperto che Mario Pascucci (che è la persona che mi ha avvertito personalmente dell’infezione del mio blog, facendomi un favore enorme) ha creato un tool online che permette di capire se un blog fatto con WordPress è “malato”. Il responso è confortante: www.suzukimaruti.it sembra non avere più problemi e, anzi, è lindo come non mai.

Per capire se il vostro blog vi tradisce con una farmacia online, cliccate qui e inserite l’indirizzo del vostro blog.

Il servizio in sostanza fa un’analisi del codice e capisce se siete vittime dei più diffusi hack di WordPress. Ho provato con un blog sicuramente virato e con un’installazione nuova di pacca e confesso che funziona.
Anzi, mi sembra ragionevole diffondere il più possibile il link al test di sicurezza. Fatelo, fatelo fare, diffondete la voce e soprattutto il link.

E già che ci siete magari potete dare un’occhiata ai vari post che Mario ha dedicato al problema (leggete questo e i link a tutti gli altri sono al fondo).

La parte finale del post, ovviamente, è tutta dedicata a ringraziare Mario Pascucci, che non solo mi ha segnalato i casini sul blog ma si è pure offerto di aiutarmi, di studiarli e di segnalare online, come sta facendo da tempo, i risultati delle sue scoperte.
Mi sembra il minimo segnalare il suo libro edito da Apogeonline e disponibile come e-book gratuito (peraltro molto utile).
E poi, ovviamente, tramortirlo a suon di birre offerte al prossimo BarCamp :-).

Sto molto bene*

June 7th, 2008 § 14 comments § permalink

Dopo lunga e faticosa malattia, il blog è stato ripulito dal codice maligno che covava al suo interno. Quindi ora anche se lo leggete via Google Reader non dovreste più essere dirottati su qualche farmacia online, non dovrebbero più assillarvi con l’enlargement del vostro penis e non dovrebbero più proporvi banche bulgare vantaggiosissime per i vostri risparmi.

Uso il condizionale perché a scuola ero bravo coi verbi e soprattutto perché in queste cose manifesto un’incompetenza enciclopedica (cioè non so niente di tutto, dalla A alla Z) e procedo a tentoni.

Quindi se per caso il problema si ripropone, fatemi un cenno. Ma confido che tutto funzioni. Stasera sistemo un po’ l’estetica del template, che è troppo bello e va imbruttito un po’ 🙂

* il titolo è una citazione da questo

Where Am I?

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