Facciamo tutti Barack*

January 20th, 2009 § 6 comments § permalink

La buona notizia è che domani si insedia Obama alla Casa Bianca. Quella cattiva è che Giorgio Valletta ed io seguiremo la cerimonia del suo insediamento dalle “frequenze” (cioè in streaming audio e video) di Current Radio, dalle 17 alle 21, ospitando le voci live in studio e in remoto di talmente tante persone che non azzardo nemmeno fare un elenco. Fate conto che da quelle parti passerà mezza blogosfera, ma anche un sacco di gente che con i blog non ha nulla da spartire.

L’altra notizia carina è che dopo un bel po’ di sperimentazione Current Italia ha deciso di lanciare la sua radio online: segno che la cara, buona, vecchia radio continua ad essere un mezzo di comunicazione che riesce a stare al passo coi tempi, a rinnovarsi, a mutare e – quindi – a meritare pure qualche investimento intelligente.

Quindi è un doppio onore per noi inaugurare il nuovo corso di Current Radio, per di più seguendo un evento importante che – speriamo – dia il via ad un anno nel segno del cambiamento.

Va da sé che il fenomeno Obama non è solo una questione politica (4 ore di chiacchiera politica potrebbero annoiare perfino un reduce del PCI del genere “duri e puri”), quindi cercheremo di raccontare insieme ai nostri ospiti tutto quello che circonda il Presidente più hyped della storia statunitense, dalla sua identità black alla musica che da sempre lo accompagna, fino alla first lady e alle spigolature sull’America che verrà. E parleremo anche di Sarah Palin, tanto per tirare un sospiro di sollievo sul pericolo mancato, e di altri mille spunti, sempre che ci vengano in mente.

Accorrete numerosi. Teoricamente dovreste vederci/ascoltarci cliccando qui. Altrimenti andate su www.current.tv e dovreste trovare un modo di guardarci.

 

* mi rendo conto che il titolo può suonare criptico ai più, ma è meglio così. A meno che proprio vogliate sapere a cosa mi riferisco, ma finireste per rigarmi la macchina

My generation

November 5th, 2008 § 33 comments § permalink

Sono qui, alle 5 del mattino, l’angoscia e passata e il vino lo stappo ora. Per festeggiare!

Sì, perché è avvenuta quella che, politicamente, finora è la cosa più positiva e potenzialmente più rilevante per la mia generazione: hanno eletto Barack Obama presidente degli Stati Uniti, che poi è come dire “capo del mondo” ed è un bene, anzi è un’ottima notizia.

Non voglio dire altro su Obama, perché, ora che la sua elezione è praticamente sicura, i media insisteranno ulteriormente nel propinarcelo in tutte le salse e l’unico rischio per il nuovo Presidente è che ci venga a noia come il marziano di Flaiano.

Anzi, c’è un secondo rischio [warning: sto facendo dell’ironia scimmiottando il gergo paranoico dei complottisti] e cioè che la CIA, Israele o i poteri forti lo ammazzino. Incrociamo le dita. E confidiamo in un Jack Bauer (possibilmente meno fascio di quello televisivo), casomai fosse necessario.[/warning: sto facendo dell’ironia]

Intanto mi godo McCain che fa il suo discorso di commiato, sconfitto dopo tutte le porcate che ha fatto in campagna elettorale. Gli sta bene, è una persona orribile, finto eroe di una guerra in cui stava dalla parte sbagliata e si è pure fatto beccare.

Capita che ogni tanto le storie finiscono bene, i cattivi, le brutte persone, i fascisti, i guerrafondai, i disonesti, perdono. Raramente, però, vengono umiliati dal voto popolare.
Oggi è capitato ed è un buon segno. Ed è un bel giorno. Uno dei pochi, francamente, che mi capita di vivere in questa esistenza che, tra – ehm – calcio e politica, nega da sempre gioie collettive a quelli come me.

Ma non è solo una questione di “vincere”, che è un verbo vuoto. E’ davvero una questione di speranza, di cambiamento, un presagio positivo in un momento brutto per tutti. Se perfino gli Stati Uniti sono riusciti a capire che il cambiamento sta dalla parte giusta, forse c’è un barlume di speranza perfino per questo paese orribile in cui viviamo, circondati da gente in gran parte schifosa, familista, disonesta.

Nonostante pericolose tentazioni che scorrono a sinistra, sono un uomo di sinistra da sempre filoamericano, fin da tempi non sospetti.
Amo gli Stati Uniti e penso che laggiù, per molti aspetti, ci sia un grado di civiltà superiore, bastava guardare come gli elettori si mettevano in fila per votare (e per votare bene!).
E poi adesso un pezzo dell’America che mi piace, quella multietnica, multiculturale, quella black si appresta a sedere lì, nella stanza ovale.

Ed essendo uno che si commuove ad ascoltare Archie Shepp che suona “Blues For Brother George Jackson” mi piace pensare che le lotte di quella generazione lì, che ha combattuto contro il razzismo, il bigottismo, la repressione, sono finalmente finite. E i 12 anni di carcere di George Jackson, il Gramsci di pelle nera, non sono stati vani.

E se oggi il capo del mondo è una persona in cui per mille motivi – non ultima l’età – mi riconosco (e, tra l’altro, il primo adulto vero in 16 anni a guidare gli USA) e che sento familiare, vicina e “umana”, è merito di chi in passato ha lottato per le cose giuste, anche quando lottare era impopolare e talvolta criminale.

E adesso, a vino stappato, tutti ad ascoltarsi “Black President” di Fela Kuti, un altro che aveva previsto tutto con qualche decennio d’anticipo.

Poi domani, con comodo, razionalizzo. Ora godiamoci il risultato e una provvidenziale pennellata di speranza.
E voi subitevi un post emozionato, scritto male. Capitemi 🙂

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