Il 31 luglio SKY chiude Current: facciamo qualcosa

May 19th, 2011 § 2 comments § permalink

Scrivo live da una mini-conferenza a Roma tenuta da Al Gore. Ci sta spiegando che il 31 luglio SKY chiuderà l’accesso satellitare a Current Italia. Di colpo.

Il motivo? Pare una rappresaglia: Murdoch ha in uggia Current, le sue posizioni, le sue indagini scomode sui potentati di ogni genere, il suo non essere allineata e allineabile. E allora, dopo un duro confronto sui servigi di Keith Olbermann (il programma “Countdown”), Murdoch ha fatto il colpaccio: via Current Italia da SKY.

E auguri a trovare l’approvazione governativa per una frequenza digitale terrestre (dimenticando i costi che avrebbe, tra l’altro).

Il risultato è che lo strapotere monopolistico di due persone sole (Murdoch che possiede tutto il satellitare italiano e Berlusconi che controlla tutto il resto della tv attraverso la pubblicità e le leggi), in Italia rischia seriamente di sparire un canale indipendente di informazione. L’ennesimo. E forse l’ultimo di quelli “grandi”.

Forse è il caso di preoccuparsi. E magari, da abbonati a SKY, farsi sentire.

Volevate toccare con mano i frutti del monopolio (o della spartizione duopolistica) sui media? Eccoli: Murdoch si sveglia male e chiude Current in Italia, pur non essendo sua. E l’alternativa è chiedere permesso a quel gran democratico di Berlusconi, notoriamente molto aperto con la libera informazione.

E no, cari deterministi, la Rete non basta. Non è profittabile a sufficienza. Senza l’etere, il giornalismo libero e “d’avanguardia” di Current non ce la può fare, perché costa troppo.

Come sempre, money matters.

E visto che il denaro è l’unica cosa che compra/difende i diritti e le libertà in questo paese, l’unica è prendere Murdoch per la borsa. Farsi sentire come abbonati (se lo siete) e come potenziali abbonati (se non lo siete) e far pesare l’unico potere che ci resta: quello del portafogli.

(metterei dei link ma sono live: arrangiatevi, please)

The Queen is dead (or hiding in a bunker somewhere)

May 18th, 2011 § 0 comments § permalink

Intervistato a proposito della monarchia britannica, Morrissey l’ha messa giù così

The very existence of The Queen and her now enormous family – all supported by the British taxpayer whether the British taxpayer likes it or not – is entirely against any notion of democracy, and is against freedom of speech. For a broad historical view of what The Queen is and how she “rules”, examine Gaddafi or Mubarak, and see if you can spot any difference. You won’t be able to.

adamweinstein: If the UK had launched the raid against Osama…

May 4th, 2011 § 3 comments § permalink



adamweinstein:

If the UK had launched the raid against Osama bin Laden.

(via @chrisalbon)

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May 4th, 2011 § 1 comment § permalink











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Dracula in Brianza – aka A ciascuno il suo (dungeon)

May 2nd, 2011 § 5 comments § permalink

Catturano Saddam Hussein e lo tirano fuori con la barba lunga da un tugurio sotterraneo, triste e disadorno, arredato come una seconda casa in Liguria.

Arrestano Totò Riina e lo trovano in una masseria mezza diroccata e un po’ zozza, alle prese con bibbie, santini, volantini di Forza Italia in mezzo a un mare di monnezza.

I telegiornali fanno uno scoop sul “nascondiglio extralusso” dell’ennesimo boss della camorra e si scopre che di extralusso c’è tuttalpiù un televisore LCD nemmeno troppo recente, un paio di DVD vecchi e una camera da letto modello Arabesque, rigorosamente di Aiazzone.

E oggi sparano a Bin Laden, ammazzandolo. E scopri che questo sceicco miliardario già alla nascita ha passato gli ultimi anni della sua vita a vivere in grotte sul confine afgano-pakistano e come massimo lusso si è concesso una casa nell’hinterland di Islamabad, senza Internet, senza telefono. Ha vissuto per anni, almeno dal 2005, confinato in un brutto edificio coi muri di recinzione altissimi e il filo spinato, con poche finestre e arredato in modo pietoso, almeno a giudicare da quanto si vede nel video trasmesso dalla ABC che ritrae gli interni della casa oggetto del raid.
Cioè, sei il nemico numero 1 dell’umanità, hai messo in crisi gli Stati Uniti d’America e mi vai a finire in una villetta-fortino in un luogo che sembra Corsico? (personalmente mi sono sorpreso quando ho visto dove era il paese che ospitava nascondiglio di Bin Laden: un posto di periferia “normale”, coi negozi, la statale, i camion, le insegne luminose, i bar, ecc.)

Credo che valga la pena chiedersi che senso ha fare la parte del “cattivo”, se poi – come in tutte le narrazioni più classiche e nei videogiochi – il ruolo ti costringe a vivere in un covo brutto, scomodo e puzzolente (o direttamente in un dungeon, nel caso dei videogiochi).

Tanta sete di potere, tanto esercizio di cattiveria verso il prossimo, tanta fatica per poi ritrovarsi rintanati in un buco? Mi sa che è vero il motto per cui – almeno a certi livelli – il crimine non paga. Forse è vero che i cattivi sanno fare bene il loro mestiere ma poi non sanno godersene i frutti.
Avessi avuto tutti i soldi di Bin Laden, mi sarei ritirato alle Bahamas a vita. E la cosa più terroristica che avrei fatto sarebbe stata far servire cocktail agli amici senza l’ombrellino di ordinanza, a bordo piscina.

Scendendo un (bel) po’ nell’ordine dei cattivi della storia e dimenticando per qualche minuto le ragioni politiche per cui l’individuo risulta odioso e dannoso a tutte le persone di buon senso, perfino Berlusconi mi sembra un cattivo stupido.
Pensiamoci: è l’uomo più ricco d’Italia e si ostina a vivere ad Arcore, cioè un posto orribile, in mezzo al nulla della Brianza di pianura (tutta capannoni, fabbriche, rotonde, discoteche con ampio parcheggio e villette a schiera vista statale), in un paese noto prevalentemente per il suo semaforo che genera code estenuanti nelle ore di punta e per la presenza di uno stabilimento della Rovagnati. (non me ne vogliano gli abitanti di Arcore – ciao Precario – ma è un posto che fa proprio cagare!)
Sì, sì, capisco che ha una villa faraonica: ma continua a essere in un posto dal clima sgradevole come la pianura padana, trafficatissimo, brutto a vedersi, inquinato. Chi glielo fa fare?

Considerazioni politiche e identitarie a parte, viene davvero spontaneo chiedersi che capacità di discernimento può avere uno che, potendo andare ovunque, sceglie pervicacemente di vivere in un posto orribile. So per certo che una persona così non vorrei mai che decidesse per me.

La storia si ripete

April 25th, 2011 § 5 comments § permalink

(l’ho scritto 3 anni fa e credo lo ripubblicherò ogni anno, come promemoria; soprattutto per me).

“L’autoblinda sparava rabbiosamente con la mitragliera da 20 incrociando su e giù, sicura del fatto suo.

Ma non aveva fatto i conti con la Bufalo da 13,2. Attilio Sola, il gigante del gruppo, se la portava di qua e di là come uno sten, aspettando il momento buono.

Si fece sotto sotto e quando l’autoblinda mise il muso fuori da un angolo morto gli infilò una raffica nel ventre immobilizzandola. Un urlo di gioia si levò dal crinale delle colline ed il combattimento si riaccese più violento”

tratto da “Banditi” di Pietro Chiodi - Einaudi, pagina 121.

Attilio Sola (il cui vero nome era Quintilio), di Vezza d’Alba, era mio nonno.

Prima coltivatore diretto al suo paese, poi operaio a Torino negli anni Cinquanta, spesso nei reparti punitivi perché iscritto al PCI (nonostante fosse un partigiano di Giustizia e Libertà, insieme a Beppe Fenoglio), poi pensionato stanco e povero come tutti quelli della sua generazione.

E’ morto qualche anno fa, restando una forza incontrollabile della natura fino a pochi istanti prima. Selvaggio, burbero, istintivo, silenzioso, non conciliante, irrequieto, non era e non è mai stato un “nonnino”.

Non aveva studiato, ma sapeva da che parte stare ed è stato dalla parte giusta. E non si è mai sentito un eroe per un singolo istante.

Non l’ho considerato un eroe nemmeno quando al suo funerale c’erano decine di partigiani in lacrime, la banda che suonava, la sua medaglia d’oro, i discorsi ufficiali, gli applausi e tutti lo definivano tale, ricordandomi che “non c’era pezzo di pane che tuo nonno non abbia diviso in due”.

Ricordo che tante facce anziane perlopiù sconosciute mi guardavano e mi additavano interrogandosi esplicitamente se in me – unico erede maschio della famiglia – ci fosse stato anche un solo millesimo di lui, del suo istinto che “per amore di giustizia travolge la prudenza”. Avevano legittimamente bisogno di continuità, di capire che non tutto si perde, di generazione in generazione. E non erano capitati benissimo.

Se sono sopravvissuto al senso d’inadeguatezza di quel giorno è perché quattro valori in croce li ho ereditati e li difendo, non mi sogno di negoziarli con alcunché e li trasmetto come e dove posso. E sono quelli per cui al mattino mi guardo allo specchio e nonostante tutto mi rispetto.

Ecco perché il 25 aprile è una festa di famiglia: perché festeggio quella minima eredità che riesco a sostenere e mi dà senso come uomo.

Ed ecco perché mi agito quando sento criticare una “festa di parte”. Ma perché, ci può essere un’altra parte? 

25 aprile for dummies

April 25th, 2011 § 1 comment § permalink

25 aprile for dummies:

(non riesco a riprodurla sul Tumblr, ma la vignetta di Makkox sulla Liberazione è bellissima)

Letizia In Translation

April 22nd, 2011 § 1 comment § permalink

Qualche giorno fa ho scovato tra le maglie del Web (non chiedetemi come) un’immagine che ritrae alcuni uomini travestiti da Batman che prendono il sole su un terrazzo.

Mi era sembrato simpatico mettere su Tumblr questa foto con una didascalia perfida che diceva “Moratti, ritratto di famiglia”, riferendosi al noto scandalo della bat-casa del bat-figlio dell’attuale bat-sindaco di Milano e alle polemiche che hanno seguito la sua costruzione.

L’immagine è stata accolta con un entusiasmo senza pari e ho perso il conto delle persone che, quotidianamente, la ribloggano.

All’inizio mi ero perfino concesso un pensiero ottimista: alla fine, mi dicevo, i milanesi sono rimasti schifati dalle pastette familiste del sindaco e l’immagine irriverente sta facendo il giro della città. Segno che qualcosa si muove e si può espugnare il berlusconismo nella sua capitale.

La verità è un’altra: il 99% delle persone che ribloggano l’immagine sono utenti americani ai quali evidentemente la fotografia, per motivi a me oscuri, fa proprio tanto ridere.
Gli italiani che hanno apprezzato la tenue battuta sono sì e no due o tre.

Politicamente non mi lamento più di tanto (voto a Torino e comunque andrà sarà una merda).

Però temo che là fuori ci sia un nutrito manipolo di americani che ora credono che “Moratti” sia il nome di Batman in italiano.

Il che era esattamente l’effetto che avevo in mente, ma ha colpito il target sbagliato e con fini diversi.

Quindi: DEAR AMERICAN READERS, “MORATTI” DOES NOT MEAN “BATMAN” IN ITALIAN (WE ACTUALLY CALL HIM BATMAN TOO: “UOMO PIPISTRELLO” JUST SUCKS): IT’S THE SURNAME OF THE (HOPEFULLY FORMER, IN THE NEAR FUTURE) MAYOR OF MILAN.
AND EVEN IF HER SON HAS A BAT-CAVE IN HIS LOFT, SHE’S NOT RELATED TO THE SUPERHERO. (SHE’S QUITE EVIL).

(postilla: alla fine mi sento come quei furbacchioni che avevano aperto una sezione del PDS a Parigi e si vantavano di avere sempre un sacco di gente – francese – alle riunioni)

Modi eleganti di farti capire che sei un maiale.

April 21st, 2011 § 0 comments § permalink



Modi eleganti di farti capire che sei un maiale.

Cose da fuorisalone (nello scenario “video degli Happy…

April 16th, 2011 § 0 comments § permalink



Cose da fuorisalone (nello scenario “video degli Happy Mondays” di via Ventura): la radiolina che suona solo Radio Maria (e i brani dei Justice)

(edit per i bibliofili: e letture da Fedrigo Tozzi)