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	<title>Suzukimaruti</title>
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	<description>il blog di Enrico Sola</description>
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		<title>This land is not your land</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 16:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sgradevolezze]]></category>

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		<description><![CDATA[No, la Valle di Susa non è la &#8220;vostra terra&#8221;. E&#8217; il posto in cui abitate. E no, non siete legittimati a esprimervi sulle sorti di un&#8217;opera internazionale che passerà di lì più di quanto lo sia io o qualsiasi altro italiano. Ai (pochi, fortunatamente) fautori di un referendum sulla TAV andrebbe spiegato un concetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, la Valle di Susa non è la &#8220;vostra terra&#8221;. E&#8217; il posto in cui abitate. E no, non siete legittimati a esprimervi sulle sorti di un&#8217;opera internazionale che passerà di lì più di quanto lo sia io o qualsiasi altro italiano.</p>
<p>Ai (pochi, fortunatamente) fautori di un referendum sulla TAV andrebbe spiegato un concetto semplice ma importante come quello di sovranità. Siamo uno Stato, cioè una cosa collettiva in cui &#8211; per dirla con il compagno <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xx6wrIbKqaM" target="_blank">Spock</a> &#8211;  le necessità e le volontà dei tanti prevalgono su quelle di pochi o di uno solo. E le soluzioni a queste necessità/volontà si esercitano attraverso i vari gradi di amministrazione, che hanno portata &#8220;geografica&#8221; diversa: mondiale, europea, nazionale, regionale, provinciale, comunale, ecc. Nulla di incomprensibile per chi abbia fatto un po&#8217; di insiemistica alle elementari.</p>
<p>E se lo Stato (cioè tutti i cittadini d&#8217;Italia) decide che una certa opera va costruita in un certo luogo, non c&#8217;è referendum locale che tenga. Perché l&#8217;opera è di interesse nazionale (anzi, in questo caso europea). E la sua costruzione o non costruzione può cambiare le vite di chi sta a Bussoleno come di chi sta a Pizzo Calabro o a Kiev. La TAV è un treno e non un campo sportivo. Chiaro, no?</p>
<p>Lo scenario per cui a Milano sono stati fatti alcuni referendum consultivi riguardanti il territorio è diverso: lì i cittadini erano chiamati a esprimersi su temi strettamente legati alla città e di competenza esclusiva del Comune di Milano. Qui si tratta di un progetto europeo che va da Kiev al Portogallo. Ed è un progetto su cui dovrebbero transitare persone e cose da mezza europa. Quindi non azzardiamo paragoni sbagliati.</p>
<p>Quindi no, il referendum in Valsusa sarebbe sbagliato, oltre che inutile. E stabilirebbe un precedente pericolosissimo (che sarebbe il trionfo del leghismo, inteso come pratica e ideologia iperlocalistica): dare precedenza agli interessi locali rispetto a quelli più grandi.</p>
<p>Il problema è che si perderebbe, in piccolo, il senso della misura. Mi spiego con un esempio nemmeno troppo fantasioso. Facciamo che siamo così sventurati da fare un referendum in Valsusa. Ci sarebbero già i primi problemi a definire cos&#8217;è la Valsusa, quali sono i cittadini interessati dall&#8217;opera e abilitati a votare (peraltro se si fa un lungo tunnel sotto una montagna, magari vorrebbero esprimersi sull&#8217;opera pure quelli che abitano nella valle contigua). Ma facciamo che si superano.<br />
Poi succede che vincono i sì: l&#8217;opera ha il consenso della valle. Di sicuro salterebbero su i cittadini della bassa valle a dire che loro sono più legittimati a decidere rispetto ai cittadini dell&#8217;alta valle, dove la TAV non avrebbe grandi effetti.<br />
Quindi, visto che piace il principio localista, toccherebbe fare un referendum limitato ai cittadini della bassa valle. Si fa e magari ri-vince il sì. Finirebbe che i cittadini del versante della bassa valle interessata dall&#8217;opera si sentirebbero più legittimati a decidere rispetto a quelli della bassa valle che stanno dall&#8217;altra parte o più distanti. E vai con un altro referendum. In cui magari vincono i sì, ma i cittadini sul versante dell&#8217;opera coi terreni espropriati si sentono più legittimati a decidere rispetto a quelli non espropriati. E allora si fa un altro referendum, facendo votare sempre meno gente.<br />
E così via, fino a quando ognuno sarà titolare e principe del metro quadro che calpesta.</p>
<p>Il problema di scala dell&#8217;applicazione della sovranità è attualissimo, soprattutto in un&#8217;epoca in cui le decisioni importanti superano la dimensione nazionale. Cedere a tentazioni leghiste (questa è la vera natura, magari inconsapevole, del movimento notav fin dalle sue origini, dimenticando i plugin antagonisti/violenti aggiuntisi in seguito), magari non accorgendosene, è un rischio enorme per questo paese in cui i principi forti sono spesso offuscati, opachi, non definiti.<br />
Non va fatto, così come non va fatta una pausa di ripensamento della TAV, perché la TAV non è in Valsusa. La TAV è in Europa. E va fatta il meglio possibile, ascoltando ovviamente le istanze costruttive (cioè ***come*** farla meglio; se farla o no è già stato deciso altrove, rispondendo a interessi di un numero più grande e ugualmente interessato di cittadini sovrani) di chi risiede nelle zone in cui passeranno i treni.</p>
<p>Purtroppo per le menti di certa sinistra poetico/vanitosa (vendoliana), per fortuna minoritaria e in via d&#8217;estinzione, l&#8217;immagine autogenerata facile-facile del povero contadino che lotta per la sua terra contro le multinazionali è una tentazione irresistibile: vera e propria pornografia ideologica, che genera eccitazione e schieramenti a priori. E poco importa se, come nel porno, è tutto finto. Quel che conta è crederci per un po&#8217;, senza avere coscienza dei pericoli più grandi che si nascondono &#8211; per tutti &#8211; nelle pieghe di un terzomondismo nostrano in salsa antimoderna.</p>
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		<title>L&#8217;uomo che faceva le vocine (e le facce)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 14:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[casi miei]]></category>

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		<description><![CDATA[Ero bambino ed era il 1980/81/82 (non ricordo precisamente l&#8217;anno) e a Torino c&#8217;era la Festa dell&#8217;Unità, quella nazionale, grande. Alla sezione dei miei genitori, che poi fu la mia, era stato assegnato &#8211; con un immane colpo di fortuna &#8211; il bar dell&#8217;area concerti. Questo significava accesso libero e in qualsiasi ora a tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ero bambino ed era il 1980/81/82 (non ricordo precisamente l&#8217;anno) e a Torino c&#8217;era la Festa dell&#8217;Unità, quella nazionale, grande. </p>
<p>Alla sezione dei miei genitori, che poi fu la mia, era stato assegnato &#8211; con un immane colpo di fortuna &#8211; il bar dell&#8217;area concerti. Questo significava accesso libero e in qualsiasi ora a tutti i concerti (e in quegli anni il calendario era da paura, per qualità e quantità dei nomi coinvolti).</p>
<p>Io ero bambino (6/7/8 anni a seconda dei casi) e di giorno correvo qua e là per l&#8217;area concerti senza supervisione, tanto &#8211; si perdoni l&#8217;ingenuità dell&#8217;epoca &#8211; era un luogo sicuro, pieno di compagni che mi conoscevano, non c&#8217;erano pericoli.</p>
<p>Spesso salivo e scendevo dal palco durante le prove, cercando di non mettermi nei guai.</p>
<p>Ricordo che un pomeriggio venne Lucio Dalla a provare. La sera avrebbe fatto il pienone. </p>
<p>Come d&#8217;abitudine correvo su e giù sul palco sostanzialmente indisturbato, tanto di solito qualcuno mi mandava via poco prima che gli artisti iniziassero a suonare.</p>
<p>A un certo punto mi venne da sedermi sul pianoforte elettrico. Letteralmente mi arrampicai. E, per una volta, nessuno mi mandò via. </p>
<p>Arrivò Dalla e, imperturbabile, mi disse ciao e iniziò a fare le prove con la band, suonando il piano su cui ero seduto. E faceva le vocine al posto del testo delle canzoni (cosa che tuttora mi fa godere), pratica di cui è cintura nera. E ogni tanto mi faceva le facce. </p>
<p>Intanto dondolavo le gambe a tempo, come su un seggiolone. Mi divertivo. </p>
<p>Finii per restare lì sul piano per tutte le prove a godermi il fracasso di quel signore dall&#8217;aspetto buffo che mi stava già simpatico. E mi è rimasto simpatico (anche quando ha fatto canzoni orribili). </p>
<p>Ecco, oggi ho una ragione in più per essere dispiaciuto perché Lucio Dalla non c&#8217;è più (sempre che non rinasca, come rinasce il ramarro).</p>
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		<title>Ladri contro sbirri di frontiera: l&#8217;assurda distruzione della cineteca di Babele</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[visioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ok, il download illegale &#8211; come dice Matteo &#8211; è tecnicamente un furto. Sul tema sono stati consumati quintali di parole, nel corso degli anni, dai tempi delle cassette coi programmi taroccati per Commodore Vic-20 in edicola fino a 5 minuti fa, al bar. Ci siamo limitati ad aggiornare lo sfondo della discussione (prima la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, il download illegale &#8211; <a href="http://blog.wired.it/ifiona/2012/02/08/continuate-a-rubare-continuate-a-lamentarvi-o-se-preferite-siate-ladri-siate-stronzi-ovvero-perche-lo-scaricamento-non-e-un-diritto-manco-per-sogno.html" target="_blank">come dice Matteo</a> &#8211; è tecnicamente un furto.<br />
Sul tema sono stati consumati quintali di parole, nel corso degli anni, dai tempi delle cassette coi programmi taroccati per Commodore Vic-20 in edicola fino a 5 minuti fa, al bar. Ci siamo limitati ad aggiornare lo sfondo della discussione (prima la pirateria sui supporti, poi quella online coi download, poi lo streaming), ma le visioni in campo sono più o meno sempre le stesse.</p>
<p>Da un lato c&#8217;è chi continua a cercare di imporre al presente un&#8217;idea editore-centrica del mercato dell&#8217;immateriale. Decidiamo noi (dove &#8220;noi&#8221; significa i piccoli e soprattutto grandi gruppi editoriali multimediali) cosa farvi consumare, come e e a quale prezzo. E voi, liberi di scegliere all&#8217;interno del nostro catalogo, vi adeguate.</p>
<p>Dall&#8217;altro c&#8217;è chi scarica liberamente tutto ciò che gli aggrada. E lo fa, in grandissima parte, in un contesto di impunità. Anzi, è convinzione diffusa che non sia peccato, come non lo era &#8211; anni fa &#8211; copiare un disco su cassetta per un amico o fare una compilation alla (potenziale) fidanzata.</p>
<p>A guardarla così è facile vedere il monte di buone ragioni degli editori, che sono tutto un coro di &#8220;ci lavora un sacco di gente; quando scarichi un film/telefilm/videogioco pensa ai poveri impiegati della XYZ presto sul lastrico e così via&#8221; e la collinetta di attenuanti per gli scaricatori: &#8220;era lì, era gratis, perché pagare?&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>POLICE &amp; THIEVES</strong></p>
<p>La realtà è più complessa e le figure in campo sono altre e molto più articolate delle semplificazioni che fanno i media.<br />
Partiamo dalle major, dai colossi multimediali e giganti comparabili. Continuano a insistere evocando, favorendo e forse &#8211; tramite lobbying &#8211; provocando operazioni di polizia di vario ordine e grado pur di colpire la pirateria diffusa. Non quella industriale dei gruppi criminali, ma quella spicciola degli utenti. E come tutte le operazioni chirurgiche praticate con la mietitrebbia, il risultato è infelice: il crimine (quello che campa sul materiale piratato) se la passa benissimo e la casalinga di turno &#8211; cioè uno sfigato tra un milione che continuano gioiosamente a scaricare &#8211; si trova a dover spiegare alla Finanza dove ha preso gli mp3 di Toni Santagata. Ne colpiscono uno, senza educare un piffero, alla faccia di Mao.</p>
<p>Dall&#8217;altra c&#8217;è chi scarica. E sono mille umanità diverse, accomunate da un atto ma divise per intenzioni, consumi, approccio e identità sul mercato. Certo, Internet è una grande pacchia. Perché se te la cavi un po&#8217; con le cose digitali e sei di bocca buona, finisci per poter avere a tua disposizione un infinito negozio di dischi/film/libri/riviste/videogiochi a costo zero.<br />
Ma le differenze tra il sedicenne tecnobulimico che scarica di tutto, il cinefilo che vuole vedere i film in anteprima, il collezionista di musica e la pensionata che voleva solo ascoltare Gianni Morandi sul computer, sono tantissime.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LE MAJOR COME LA SIP</strong></p>
<p>La realtà è che il mondo delle major editoriali è affezionato al vecchio modello &#8220;controlliamo tutto noi&#8221; per un motivo semplicissimo: ci guadagnano <em>ancora</em> un sacco di soldi. Si scrive da anni che la discografia è in crisi, il cinema va a rotoli a causa della pirateria, l&#8217;editoria sguazza nella melma e così via. Eppure le popstar continuano a essere smodatamente ricche (segno che il business-musica funziona) tanto più sono insulse, il cinema continua a fare incassi strepitosi con film sempre più costosi, il mercato dei videogiochi tira come un camino nuovo e così via.</p>
<p>La realtà è che per gli editori è più conveniente vendere vetusti DVD a 20 euro ciascuno (o a meno in edicola, per i più attenti) a una larga fetta di mercato di &#8220;inadeguati tecnologici&#8221;. Cioè a tutti quelli che, per mille ragioni (mancanza di tempo, incompetenza, ignoranza, paura), alla fine cedono e comprano. Stanno facendo la stessa cosa che ha fatto il monopolista dei telefoni quando arrivò la liberalizzazione dell&#8217;ultimo miglio: cercano di profittare al massimo dell&#8217;equivalente moderno dei nonnini che ignoravano l&#8217;esistenza di Tele2 o non si fidavano delle novità. E continuavano a pagare bollette pesanti, chiamate in teleselezione, tariffazioni opache come le intersettoriali, eccetera.</p>
<p>Le major sanno benissimo che stanno scorrendo i titoli di coda per quel modello di business lì, quello dei supporti generici e non speciali tipo il DVD &#8220;normale&#8221; di un film. Però nel mentre sono ben al corrente del fatto che ci possono guadagnare ancora un bel po&#8217;, colpendo qua e là i consumatori informati e sperando in quelli ignoranti o pigri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PROVINCIA FORZATA? NO, GRAZIE!</strong></p>
<p>Il comportamento poliziesco delle major è talmente goffo e anacronistico da risultare odioso in certi casi. Vi è mai capitato di voler vedere un video online e trovare al suo posto un lugubre cartello nero con su scritto &#8220;E&#8217; impossibile: questo contenuto è vietato nella tua area geografica&#8221;?<br />
I limiti geografici, i confini, le frontiere *su Internet* sono semplicemente demenziali. E personalmente li vivo come un&#8217;ingiustizia di quelle stupide, da combattere.</p>
<p>Per molti, infatti, la Rete è uno strumento per sfuggire ai limiti imposti dal mercato e dagli editori locali. Se vuoi guardare lo show di David Letterman in Italia in modo legale non puoi: devi accontentarti di quello che passa Sky in ritardo. Ed è così anche per il Daily Show di Jon Stewart. Per le serie tv è peggio: molte non arrivano in Italia e molte altre &#8211; considerate meritevoli dagli editori per puro calcolo economico &#8211; arrivano in ritardo (con la bella eccezione di Fox che spesso trasmette serie TV statunitensi con ritardi minimi rispetto all&#8217;uscita americana) e vengono trasmesse male.</p>
<p>Coi film è un disastro, perché in Italia esce (con tempi imprevedibili) una minima parte di ciò che viene creato al mondo (o anche solo nei paesi anglofoni). Di questa minima parte, solo un pezzettino va a finire nelle sale (rigorosamente doppiato) e il resto esce direttamente in DVD (raramente in Blu-Ray: il catalogo dei film legali in HD nei negozi è disarmante per pochezza) che vi sfido a trovare.</p>
<p>Insomma, se uno ha l&#8217;interesse culturale, il piacere o anche solo la curiosità di uscire dai confini imposti dagli editori nostrani, non può far altro che scaricare &#8220;illegalmente&#8221; (?) prodotti dell&#8217;arte e dell&#8217;ingegno che in Italia non arriveranno mai o arriveranno tardi (spesso adattati male, doppiati peggio, programmati alla cazzo di cane e mandati in onda in disordine o in modo non completo).</p>
<p>Giusto la musica sembra non avere problemi di release. In compenso ne ha tantissimi di catalogo. Cioè, reperire online legalmente l&#8217;ultimo singolo di Madonna non è un problema per nessuno. Trovare un album non recente di Annette Peacock è impossibile. Quindi o cerchi disperatamente un vinile (e va bene se ti piacciono i Pooh o Celentano: magari sull&#8217;usato trovi qualcosa) in un mercatino o non puoi fare altro che aprire Google e cercare: li trovi tutti in mp3 in alta qualità, presi dalle copie in vinile e ripuliti.</p>
<p>Con i giornali qualcosa è cambiato da quando ci sono i tablet: ora puoi abbonarti a molte testate qua e là nel mondo. Non ci sono tutte, molte non hanno gli arretrati e molte sono disponibili solo nel proprio mercato locale (fortunatamente aggirabile su iTunes con qualche gabola). Quel che è certo è che gli abbonamenti digitali hanno prezzi comparabili con quelli cartacei, pur non avendo costi apprezzabili di distribuzione (e avendo pari o maggiore pubblicità). Insomma, salvo rari casi, costano ancora troppo.</p>
<p>Certo, stiamo parlando di prodotti che interessano una minoranza di persone, che intendono andare oltre al provincialismo (quello vero) imposto dagli editori locali. Gente che preferisce  guardare Kick Ass quando esce e non 12 mesi dopo, con un doppiaggio imbarazzante. O non vuole aspettare che Rete 4 (che ne comprò i diritti e ne trasmise poche puntate) decida di trasmettere tutto West Wing, anche perché non accadrà mai. E detesta Lost in italiano o Gilmore Girls adattata malissimo (a partire dal titolo) e con le protagoniste doppiate da due attrici con la voce identica.<br />
Sarà perché mi ascrivo a quella minoranza (che poi non è così piccola), ma ho l&#8217;impressione che si tratti di gente tendenzialmente disposta a spendere per i propri consumi culturali (e magari scopre Frasier online, si scarica tutte le puntate che trova e alla prima occasione si compra il cofanetto &#8211; inglese, non esistente in Italia &#8211; con tutte le 11 stagioni).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA CINETECA DI BABELE</strong></p>
<p>Aggiornare il modello di business con cui si vendono film, libri, dischi, ecc. è possibile da anni.<br />
Ci ha provato Apple con iTunes Store, ma in modo timido e talmente vessatorio per l&#8217;utente da aver riprodotto (e in certi casi accentuato) limiti e antipatie del modello tradizionale.<br />
Coi film e le serie tv i tentativi sono imbarazzanti: la distribuzione legale online ha prezzi irragionevoli e, soprattutto, cataloghi irrisori al di fuori degli Stati Uniti.<br />
Coi libri e i giornali, il fatto di distribuire edizioni digitali per iPad e Kindle con meccaniche di mercato e prezzi simili alle versioni cartacee non risolve il problema.<br />
Nel campo dei videogiochi qualcosa sta cambiando: i giochi a 79 euro ciascuno lentamente lasciano il passo a quelli a 0,79 euro sull&#8217;AppStore di Apple, che rendono molto grazie a un&#8217;economia di massa senza (troppi) confini. E i servizi di gioco in streaming (che tra l&#8217;altro renderanno più rilevante la velocità di connessione dei dispositivi rispetto alle loro performance di calcolo e supereranno le barriere tra piattaforme) sono una possibilità interessante da esplorare, ma ancora nella culla.</p>
<p>Eppure la soluzione sembra a portata di mano, almeno per alcuni mercati: trasformare i prodotti in servizi.<br />
Lo si dice da una vita, ma nessuno lo fa. O lo fanno male: ciascuna major nel proprio orticello, con cataloghi irrisori e prezzi irragionevoli. E un tono del tipo &#8220;guarda come siamo buoni, pezzente!&#8221;. E&#8217; così difficile, invece di vendermi &#8220;al pezzo&#8221; cose digitali e impalpabili, vendermi un accesso universale alle &#8220;opere&#8221; &#8211; studiato in modo che io non possa &#8220;rubarlo&#8221; &#8211; su base temporale?</p>
<p>Mi spiace dirlo, perché è un individuo che mi fa orrore a 360 gradi, ma il fondatore di Megaupload/Megavideo aveva scritto una cosa giusta, poche ore prima di essere arrestato: <em>care major, guardate che io qui non ho solamente una macchina sforna-soldi, ma ho un servizio, forse addirittura un medium, con cui potreste farne anche voi. Parliamoci.</em></p>
<p>Aveva ragione, il ciccione. Megavideo era una videoteca immensa, piena di film nuovi e vecchi. Ed era una manna dal cielo per i cinefili, perché conteneva migliaia di telefilm e film vecchi, introvabili in DVD e meno che mai in lingua originale (oppure presenti online ma non disponibili per il consumo in Italia).<br />
Certo, sicuramente una parte rilevante del traffico era fatta da gente che si guardava l&#8217;ultimissimo Fast &amp; Furious in HD. Ma nel mezzo c&#8217;era un intero mondo di persone che vorrebbe vedere &#8220;Walkabout&#8221; e non ha voglia di stare lì a sperare che lo passino a Fuori Orario in agosto alle 3 di notte. E su Megaupload c&#8217;era. Gratis, perché non lo vende nessuno.</p>
<p>Non costerebbe molto alle major mettere a disposizione online l&#8217;intero loro catalogo (ma tutto, eh!) &#8211; magari escludendo i film usciti nell&#8217;ultimo anno, così da garantirsi ancora più grana con i DVD per i pigri/ignoranti &#8211; e chiedere agli utenti un abbonamento mensile.<br />
Per un servizio di questo genere pagherei senza battere ciglio 500 euro all&#8217;anno. Spetterebbe alle major spartirsi i soldi degli abbonamenti in base a quanto visto dagli utenti.<br />
Sarebbe un servizio fatto prevalentemente da prodotti che non generano grandi introiti (non vanno in sala, sono fuori catalogo sul mercato dei supporti e in edizione digitale &#8220;un tanto al pezzo&#8221; vendono pochissimo, perché troppo cari), ma che in massa genererebbero guadagni rilevanti.</p>
<p>La cineteca di Babele &#8211; con buona pace dell&#8217;omonima rubrica sui vecchi Linus &#8211; c&#8217;era già e coloro che avrebbero potuto beneficiarne hanno preferito abbatterla, abbagliati da guadagni facili sul breve periodo.<br />
Come utente reclamo un sistema di produzione, circolazione e consumo delle &#8220;opere&#8221; più giusto e più adeguato ai miei interessi. Non voglio la pirateria libera e non la reclamo come diritto. Vorrei più varietà, maggiore libertà di scelta, un&#8217;economia della coda lunga e un orizzonte più ampio di quello che pochi (miopi, ecumenici, paternalisti) oligarchi dei media decidono per me.</p>
<p>Poter consumare quello che voglio e che è disponibile sul mercato (ma non è venduto in Italia per miopia degli editori locali o per assurdi limiti geografici) è una libertà per cui sono disposto a pagare. E trovo sia giusto farlo. Ma fino a quando quella libertà mi viene negata, non crediate che mi metta a guardare le fiction lacrimevoli sui santi e sui &#8220;fascisti buoni&#8221; delle televisioni di regime: mi siederò in riva al torrent e aspetterò che prima o poi passi il cadavere delle major, travolto da un muro di CD e DVD invenduti.</p>
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		<title>Scritte, rottami, teppismi e Negri con la maiuscola &#8211; il negazionismo NOTAV e la città violata</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 10:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[socialcose]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato un corteo Notav per le strade di Torino ha richiamato in città qualche migliaio di manifestanti. Non erano in tanti, contando che la manifestazione era preparata e annunciata dal lungo tempo, ma il corteo è riuscito a fare numerosi danni in città. La manifestazione, infatti, ha lasciato una grande quantità di scritte sui muri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato un corteo Notav per le strade di Torino ha richiamato in città qualche migliaio di manifestanti. Non erano in tanti, contando che la manifestazione era preparata e annunciata dal lungo tempo, ma il corteo è riuscito a fare numerosi danni in città.</p>
<p>La manifestazione, infatti, ha lasciato <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/01/28/foto/no_tav_scritte_nel_centro_di_torino-28937076/1/" target="_blank">una grande quantità di scritte sui muri</a> (alcune creative, <a href="http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/440264/" target="_blank">altre orribili e preoccupanti</a>) e macchie di vernice contro edifici &#8220;antipatici&#8221; al movimento. I cittadini si sono, giustamente, incazzati, un po&#8217; perché la pulizia è a carico della città, un po&#8217; perché le scritte e i deturpamenti hanno colpito alcuni aspetti simbolici della città.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I FATTI</strong></p>
<p>Ci sono due cose in particolare che hanno fatto sensazione:</p>
<p>- l&#8217;imbrattamento dell&#8217;immagine di Norberto Bobbio su un poster della ex libreria de La Stampa di via Roma</p>
<p>- la minaccia al giudice Giancarlo Caselli. &#8220;Caselli, TAV-visiamo&#8221; su un muro lungo il percorso del corteo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA POLEMICA</strong></p>
<p>Tralasciamo per ora le minacce a Caselli, limitandoci a notare che vive sotto scorta ed è una delle figure di primo piano nella lotta prima al terrorismo e poi alla mafia. Ed è uno che fa il suo dovere con equilibrio, al punto di ritenere necessario commentare gli arresti di alcuni leader violenti dei Notav con <a href="http://video.repubblica.it/dossier/battaglia-no-tav/no-tav-caselli-non-e-un-operazione-contro-la-valsusa/86659/85048" target="_blank">parole rassicuranti e di grande civiltà</a>, a tutela della parte sana e pacifica del movimento.</p>
<p>Ieri su Twitter è scoppiata &#8211; anche e soprattutto per causa mia &#8211; una notevole polemica sullo sfregio all&#8217;immagine di Bobbio.</p>
<p>La polemica ha avuto uno strascico piuttosto lungo, che dura anche questa mattina. L&#8217;indignazione per lo sfregio all&#8217;immagine di Norberto Bobbio è stata accolta male dai militanti Notav su Twitter, in particolare quelli che fanno riferimento alla sinistra radicale, ai centri sociali e più in generale all&#8217;antagonismo.</p>
<p>I motivi della loro critica sono sostanzialmente due (li riassumo tenendo conto che ne sono arrivati a pioggia, ciascuno con le sue sfumature), spesso concomitanti:</p>
<p>- la TAV è un&#8217;opera che a nostro giudizio farà molti danni e siamo molto incazzati, non andiamo molto per il sottile: tenetevi il centro imbrattato, non è poi la fine del mondo; (con corollario di notav romani che dicono di trovarsi benissimo in una città deturpata dalle scritte sui muri ed evidentemente vogliono estendere il piacere anche a Torino). Insomma, la famosa massima brechtiana per cui i portatori di gentilezza non poterono essere gentili. Bah.</p>
<p>- l&#8217;immagine del deturpamento della fotografia di Bobbio è un falso.</p>
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<p><strong>IL &#8220;FALSO&#8221;</strong></p>
<p>Rispondo all&#8217;accusa di falso, perché sono stato tra i primi a proporre online l&#8217;immagine del povero Bobbio (che, per i non informati, è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Norberto_Bobbio" target="_blank">questo signore qui</a>) violato dalla vernice lanciata dai Notav contro la ex libreria della Stampa (che loro credevano essere sede della Stampa, mentre è un edificio chiuso in cui presto sarà aperto il secondo Apple Store di Torino: non pretendiamo che il movimento sia informato, no?).</p>
<p>La polemica nasce da questa fotografia, che è un close-up che ritrae Bobbio &#8220;verniciato&#8221; accanto alla parola &#8220;servo&#8221;. L&#8217;ho presa <a href="https://twitter.com/#!/andrebarbero/status/163639071242076161" target="_blank">da questo status qui</a>, di un amico. Il quale l&#8217;ha presa da un suo contatto. E&#8217; uscita nel pomeriggio, dopo le 16.</p>
<p><a href="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2012/01/AkVc3kkCQAEodmf.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1761" title="AkVc3kkCQAEodmf" src="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2012/01/AkVc3kkCQAEodmf.jpg" alt="" width="600" height="803" /></a></p>
<p>Va da sè che mi è scattata l&#8217;indignazione: violare l&#8217;immagine di Bobbio, che è da sempre un teorico della nonviolenza e una delle figure alte di riferimento della democrazia italiana, senza colori di sorta (pun intended), mi è sembrata e mi sembra tuttora una cosa raccapricciante. E soprattutto una cosa stupida da parte di un movimento che si dichiara pacifico e gioca a fare la vittima e in ogni sua manifestazione riesce a produrre e attirare solo violenza (anche con eccessi polizieschi nella risposta, talvolta, perché la violenza chiama violenza in un&#8217;escalation senza fine).</p>
<p>Qualche ora più tardi un altro amico, che fa il fotoreporter, <a href="https://twitter.com/#!/danisol74/status/163657893260955648" target="_blank">condivide una fotografia più allargata dello scempio a Bobbio</a>.</p>
<p><a href="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2012/01/large.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-1762" title="large" src="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2012/01/large.jpeg" alt="" width="600" height="399" /></a><br />
La fotografia rivela una buona notizia e una cattiva.<br />
Quella buona è che lo scempio a Bobbio è meno infame: hanno sfregiato la sua fotografia, ma almeno non gli hanno dato del &#8220;servo&#8221;.<br />
Quella cattiva è che l&#8217;appellativo &#8220;servo&#8221; è riferito a Massimo Numa, giornalista de La Stampa oggetto di <a href="http://mazzetta.wordpress.com/2011/11/21/mario-calabresi-deve-spiegare/" target="_blank">una polemica dai contorni poco limpidi</a> (è accusato dal movimento di aver postato commenti falsi a detrimento della causa Notav) su cui il giornale non ha fatto chiarezza (e visti gli elementi a carico si capisce anche perché).</p>
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<p><strong>#BOBBIO vs #FAKEBOBBIO</strong></p>
<p>Visto lo sfregio all&#8217;immagine di Norberto Bobbio, ho cercato &#8211; insieme ad alcune persone in Rete &#8211; di diffondere il più possibile l&#8217;immagine dello scempio e di far riflettere i miei contatti online sulla natura del movimento Notav, ormai ostaggio dell&#8217;ala violenta e antagonista, estranea alla Valle Susa (lo dimostrano gli arresti dei violenti della settimana scorsa: solo 3 hanno riguardato valsusini).</p>
<p>A un certo punto è emersa su Twitter l&#8217;idea di portare tra i Trending Topic l&#8217;hashtag #Bobbio per rimediare, in sedicesimo, al danno e riabilitare l&#8217;immagine di un uomo che non si merita la vernice in faccia e la violenza teppista. L&#8217;operazione è riuscita e l&#8217;indignazione registrata in Rete è stata tantissima, per quanto &#8211; temo &#8211; effimera.</p>
<p>Il problema di Torino deturpata di fatto e deturpata nei suoi simboli ha costretto <a href="http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/440260/" target="_blank">il (formalmente) leader dei Notav</a> a una imbarazzata retromarcia con un delirante finale in cui vaneggia di &#8220;infiltrati&#8221; e non si prende alcuna responsabilità politica. E soprattutto non chiede scusa e non annuncia una sana operazione di pulizia a cura del movimento, che &#8211; lo capisce anche l&#8217;ultimo degli allievi a un corso di PR &#8211; sarebbe un&#8217;operazione d&#8217;immagine utilissima alla causa.</p>
<p>Trovatosi in difficoltà e messo in crisi da 4 gatti online, il movimento non ha potuto fare altro che aggrapparsi all&#8217;unico elemento possibile: la scritta &#8220;servo&#8221;.<br />
E&#8217; vero, quando è uscita l&#8217;immagine &#8220;ristretta&#8221; l&#8217;indignazione (mia e di tanti) era tripla, perché il povero Bobbio oltre che deturpato era pure insultato. Quando poi si è scoperto che gli insulti erano rivolti &#8220;solo&#8221; a Massimo Numa (uno a cui online dedicano inquietanti testi anonimi intitolati &#8220;<a href="http://lombardia.indymedia.org/node/43511/pdf" target="_blank">Massimo Numa è ancora vivo</a>&#8220;), l&#8217;accusa si è ridimensionata. Bobbio è stato solo deturpato, non insultato.</p>
<p>L&#8217;accusa dei Notav a me e a chi ha contribuito alla causa #Bobbio è di aver fatto montare ad arte la polemica sulla prima immagine. Peccato che sia stato io a diffondere via Twitter l&#8217;immagine più allargata, grazie al mio amico fotoreporter. E abbia ovviamente <a href="https://twitter.com/#!/suzukimaruti/status/163658407948193793" target="_blank">corretto all&#8217;istante il tiro alle accuse</a>, peraltro ripetendo la cosa più volte (per esempio <a href="https://twitter.com/#!/suzukimaruti/status/163714296017195009" target="_blank">qui</a> e <a href="https://twitter.com/#!/suzukimaruti/status/163703595546578944" target="_blank">qui</a>, ma potrei andare avanti per due righe di &#8220;qui&#8221;) e basando le accuse &#8211; ovvie e indiscutibili &#8211; solo sullo scempio all&#8217;immagine del filosofo torinese.<br />
<strong>COME FUNZIONA IL NEGAZIONISMO</strong></p>
<p>[<em>Edit: visto che qualcuno si lamenta, quella che segue non è una reductio ad Hitlerum ma una nota di metodo che non segue il sentiero di paragoni azzardati, ché qui si è per i toni poco accesi</em>]</p>
<p>Non so se vi è mai capitato di parlare con un negazionista o leggere i suoi scritti. Di solito sono persone preparatissime nel dettaglio. E seguono un copione che tanti anni fa fu intelligentemente tracciato da Furio Colombo in un articolo che, purtroppo, non trovo più ma è da recuperare (anzi, se qualcuno ce l&#8217;ha sotto mano e me lo manda mi fa un grande piacere).</p>
<p>Scriveva Colombo che chi nega l&#8217;Olocausto segue una prassi precisa per raggiungere il suo obiettivo: corregge le minuzie e si basa su piccoli errori per dimostrare (o dare la sensazione) per sineddoche che tutto il resto sia sbagliato.<br />
Se rievochi le malefatte di un gerarca nazista nel campo tal dei tali, il negazionista ti farà notare che il nome è scritto sbagliato o che il suddetto gerarca non aveva gli occhi azzurri ma verdi. E quindi è tutto sbagliato, tutto falso, eccetera.<br />
E cercherà di far pesare i dettagli (su cui magari ha pure ragione) rispetto alla mostruosa evidenza di fatti più grandi.</p>
<p>Sta succedendo lo stesso con lo scempio a Bobbio. La sua immagine è stata violata e questo è un fatto indiscutibile e chiara a chiunque abbia il dono della vista.<br />
Non gli è stato dato del &#8220;servo&#8221; e, appena la cosa è stata chiara (meno di un&#8217;ora dopo), ho diffuso l&#8217;immagine e corretto il tiro, eliminando le accuse di insulti e mantenendo quelle evidenti di scempio. E mantenendo l&#8217;indignazione, come tanti.</p>
<p>Il tentativo di ribaltare la verità basandosi su un dettaglio (che non cambia di molto i fatti: è giusto un&#8217;aggravante in meno) e tralasciando che sono stato colui che l&#8217;ha diffuso non è molto onorevole, ma visti i soggetti coinvolti (rottami anni Settanta rovinati dai sofismi filo-violenza di Toni Negri) non c&#8217;è da meravigliarsi.</p>
<p>Tra l&#8217;altro la scusa &#8220;non volevamo dare del servo a Bobbio, volevamo solo imbrattare la sede di un giornale per insultare un giornalista&#8221;, non so voi, ma a me suona male da qualsiasi lato la si prenda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CAMMINA COME UNA LUCERTOLA, SI NUTRE COME UNA LUCERTOLA, DORME COME UNA LUCERTOLA&#8230;</strong></p>
<p>Uno ci prova anche a essere comprensivo, a pensare bene, a illudersi che no, l&#8217;attacco all&#8217;immagine di Bobbio non è stato intenzionale e il movimento non è né stupido né violento e si è trattato di un compagno del plotone &#8220;uova di vernice&#8221; con la mira particolarmente grama.<br />
Fosse stato un episodio isolato in un corteo pacifico, pulito e rispettoso della città, sarebbe stato un peccato non provare a essere ottimisti.<br />
Ma la realtà non è così. Il movimento non solo è capace di violenze di piazza, ma deturpa la città e ha nelle sue corde toni, parole e slogan preoccupanti, in certi casi infami e che rievocano memorie oscure.</p>
<p>E il corteo ha lasciato dietro sè uno scempio totale del centro di Torino, con via Po imbrattata di scritte su ogni colonna.</p>
<p><a href="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2012/01/showNextPhoto.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-1764" title="showNextPhoto()" src="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2012/01/showNextPhoto.jpeg" alt="" width="620" height="413" /></a></p>
<p>E poi scritte brutte, pericolose. Come quella minaccia contro Giancarlo Caselli, gravissima. Non un errore del movimento: un orrore.<br />
E mi meraviglia che gli epigoni di Toni Negri non siano ancora partiti con le scuse: ce l&#8217;avevano con Caterina, quella bugiarda.</p>
<p><a href="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-01-2455956-alle-17.26.351.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1765" title="Schermata 01-2455956 alle 17.26.35" src="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-01-2455956-alle-17.26.351.png" alt="" width="437" height="451" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>QUINDI</strong></p>
<p>Dati alla mano, gli scempi restano, la polemica negazionista crolla in modo inequivocabile. E i violenti Notav fanno l&#8217;ennesima brutta figura.</p>
<p>E fanno l&#8217;ennesimo errore strategico, inimicandosi i torinesi (gli unici a cui possono sperare di estendere l&#8217;ottica <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/NIMBY" target="_blank">NIMBY</a> della valle per recuperare un po&#8217; di consenso, visto che sono in crisi di popolarità da tempo).</p>
<p>Come avrete notato, tutto quello che ho detto è indipendente dal giudizio di ciascuno sulla TAV. Indipendentemente da come la penso su quell&#8217;opera, sono indignato come torinese se vedo la mia città (che negli anni è diventata sempre più bella e pulita) sporcata da una manifestazione.<br />
Mi sarei incazzato, da iscritto <a href="http://www.anpi.it" target="_blank">all&#8217;ANPI</a>, perfino se la manifestazione del 25 aprile avesse deturpato la città e i suoi simboli (cosa impossibile, va da sè).</p>
<p>E non c&#8217;è fine, non c&#8217;è emergenza che giustifichi i mezzi. E non c&#8217;è infamia (presunta) di un giornalista che giustifichi inondare di vernice i muri della mia &#8211; della nostra &#8211; città.<br />
E non c&#8217;è emergenza che giustifichi il teppismo, soprattutto se colpisce soggetti terzi.</p>
<p>Qualcuno, dopo questi episodi, dice &#8220;vietiamo le manifestazioni&#8221;. No, non vietiamole: la stupidità di pochi non deve ledere un diritto di molti. E i Notav hanno tutto il diritto di poter manifestare in pace e senza violenze in divisa. Ma in cambio DEVONO rispettare le leggi. Tutte.<br />
Ci riusciranno solo quando l&#8217;ala pacifica del movimento isolerà quella violenta, che attualmente comanda e detta la linea (militaresca) del movimento.<br />
Spacciarsi per ecologisti a colpi di teppismo e mancato rispetto per il prossimo non è una buona strategia. Speriamo facciano chiarezza. E speriamo corrano a ripulire Torino, dopo che l&#8217;hanno ridotta male.</p>
<p>Sabato i Notav hanno voluto portare i rottami del cantiere in Valle Susa di fronte al Consiglio Regionale. Si preoccupino dei rottami ideologici che si portano dietro dagli anni Settanta, perché fanno solo danni. Anche alla loro causa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Iniziamo l&#8217;anno con una cosa figa (cioè, che piace a me e che magari potrebbe pure piacere ad altri)</title>
		<link>http://www.enrico-sola.com/2012/01/iniziamo-lanno-con-una-cosa-figa-cioe-che-piace-a-me-e-che-magari-potrebbe-pure-piacere-ad-altri/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 16:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[EmmeBi ha dettato la linea: iniziamo il 2012 con una cosa figa (sul suo blog sono già 2 ma direi che l&#8217;abbondanza in questo caso non è un problema). Mi unisco volentieri allo slancio di condivisione, anche perché giusto in questi giorni mi è capitato di incappare in qualcosa di musicale che non vedevo l&#8217;ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://emmebi.blogspot.com/2012_01_01_archive.html#2506199759327208027#2506199759327208027" target="_blank">EmmeBi ha dettato la linea</a>: iniziamo il 2012 con una cosa figa (sul suo blog <a href="http://emmebi.blogspot.com/2012_01_01_archive.html#6057270533492632950#6057270533492632950" target="_blank">sono già 2</a> ma direi che l&#8217;abbondanza in questo caso non è un problema).</p>
<p>Mi unisco volentieri allo slancio di condivisione, anche perché giusto in questi giorni mi è capitato di incappare in qualcosa di musicale che non vedevo l&#8217;ora di condividere prima che i Maya ci obblighino a sentire musica latinoamericana in loop nei secoli dei secoli nel loro aldilà.</p>
<p>Potrà sembrare incredibile, ma è musica italiana.<br />
Ok, non italiana nel senso che intendiamo comunemente. E&#8217; un vecchio pezzo italo-disco (per i non informati sulla musica: il genere sintetico post-discomusic tutto italiano dei primi anni Ottanta, da sempre fonte di gemme musicali per chi ha voglia di ravanare tra i 45 giri o direttamente nei ricordi di infanzie in riviera tra un gelato Toseroni e le 3 ore di attesa inevitabili accanto a un juke-box prima di poter fare il bagno)</p>
<p>Il pezzo si chiama &#8220;Mind Games&#8221; e lo suonano i Jojo (sigla dietro cui si celano 3 cognomi italianissimi). Uscì all&#8217;epoca &#8211; 1982 &#8211; per la Disc8, label piuttosto fortunata dell&#8217;epoca.<br />
A me piace molto la versione strumentale, sintetica, calda, con un giro di synth che ti fa battere il piede. E anche quella vocal ha un suo perché.<br />
Sarà una fissa mia o una nostalgia per le notti magiche del 1982 (che, avendo 8 anni, finivano verso le 21 e 30), ma ho il pezzo in loop da ore.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=i2R_2fwoh5M">http://www.youtube.com/watch?v=i2R_2fwoh5M</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=GDSgabReQT4">http://www.youtube.com/watch?v=GDSgabReQT4</a></p>
<p>In un&#8217;epoca in cui la colonna sonora plasticosa di Drive piace quasi più del film e il pop sintetico che flirta con la dance sembra tornare in voga, iniziamo il countdown in attesa che qualcuno tipo Todd Terje si svegli, ne faccia un re-edit come capitò con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wctt1rkJJZ0" target="_blank">Camino del Sol</a> e riempia le piste di gente che balla (fortunatamente) un po&#8217; più piano del solito.</p>
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		<title>Incursioni non autorizzate nell&#8217;armadietto delle medicine di Susanna Camusso</title>
		<link>http://www.enrico-sola.com/2011/12/cgil_vintage/</link>
		<comments>http://www.enrico-sola.com/2011/12/cgil_vintage/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 16:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[[Premessa inutile da considerarsi una sorta di pagina 777 del Televideo per sinistrorsi permalosi: se non lo siete, saltate pure al post] Chi scrive ha frequentato  CGIL per anni, ha passato un pezzo di vita non insignificante negli uffici torinesi di via Pedrotti 5, lì ha imparato qualcosa di politica e ha incontrato idee, persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Premessa inutile da considerarsi una sorta di pagina 777 del Televideo per sinistrorsi permalosi: se non lo siete, saltate pure al post] Chi scrive ha frequentato  CGIL per anni, ha passato un pezzo di vita non insignificante negli uffici torinesi di via Pedrotti 5, lì ha imparato qualcosa di politica e ha incontrato idee, persone e storie belle e talvolta ammirevoli; e ha anche visto morire improvvisamente qualche amico, come Pia Lai, per cui tuttora ogni tanto si sveglia un po&#8217; triste e parla di sè in terza persona, odiandosi copiosamente per questo. Quindi no, non sto col padronato, non tradisco la classe operaia e non sono improvvisamente impazzito più del solito * [fine della premessa]</p>
<p>L&#8217;eterno formalismo con cui noi di sinistra ci balocchiamo rischia di nuovo di farci male. Anzi, malissimo visto che il rischio questa volta è perdere definitivamente l&#8217;identità, lo scopo, la ragione d&#8217;essere. E dividerci, tanto per cambiare.</p>
<p>Il problema, questa volta, è la riforma del mercato del lavoro, su cui ci stiamo spiaccicando inevitabilmente come un moscerino in volo sulla terza corsia in autostrada.<br />
Credo, ormai da anni, che uno dei principali freni all&#8217;innovazione in questo paese sia il sindacato (tutto). Con questo non voglio dire che i sindacati siano il male, anzi li reputo fondamentali.<br />
Però è da anni che, ogni volta che ne ascolto le idee, gli interventi, sento quello strano odore di canfora e chiuso che c&#8217;è nelle case delle vecchie nonne: gente a cui vuoi tutto il bene possibile ma di cui percepisci la naturale inadeguatezza all&#8217;oggi.</p>
<p>Penso che la battaglia della CGIL e del lato &#8220;welfarista&#8221; del PD contro la riforma del mercato del lavoro sia, come sempre, una questione prevalentemente estetica (o puramente ideologica, a volerla vedere bene). E gli attacchi <a href="http://www.pietroichino.it/?p=1079" target="_blank">alle proposte di Pietro Ichino</a> (che, ricordiamolo, sta nel PD) e alle <a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_18/elsa-fornero-intervista-pensioni-lavoro-articolo-18-enrico-marro_25d1ff80-294f-11e1-b27e-96a5b74e19a5.shtml" target="_blank">aperture del ministro Fornero</a> a soluzioni innovative sono poco più che reazioni pavloviane: a stimolo propositivo corrisponde uno slogan apodittico (e immagino qualche sindacalista tapparsi le orecchie e gridare LALALALALALALALA per sfuggire alla discussione).</p>
<p>Non entro nel dettaglio delle proposte di Ichino e altri, della cosiddetta Flexsecurity, ecc. In compenso rifletto su cosa stiano attualmente difendendo la CGIL &amp; c. Accanirsi difendendo a spada tratta <a href="http://www.ilpost.it/2011/12/19/che-cose-articolo-18/" target="_blank">l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori </a>da qualsiasi tentativo di riforma del mercato del lavoro significa difendere un paradosso.</p>
<p>E&#8217; un paradosso che si spiega in fretta: l&#8217;articolo 18 decreta la sacralità del posto fisso di lavoro,  rendendo sostanzialmente impossibile licenziare gli assunti in aziende con più di 15 dipendenti (a meno che ci sia una evidente giusta causa &#8211; es. il dipendente viene sorpreso mentre frega sistematicamente le Fiesta dalla macchinetta distributrice).</p>
<p>Tutto giusto e bellissimo, con un solo neo: tra i lavoratori &#8220;giovani&#8221; (metto le virgolette perché in Italia si è ancora giovani a 35 anni) l&#8217;assunzione a tempo indeterminato è una rarità.<br />
Avendo tempo da perdere, ho preso la rubrica dell&#8217;iPhone e controllato nome per nome dalla A alla Z la situazione lavorativa dei miei coetanei o quasi: sì e no il 2% dei miei conoscenti è assunto a tempo indeterminato. Gli altri si barcamenano tra partite IVA, contratti a progetto, collaborazioni volanti oppure sono in proprio. Non sono tutti necessariamente poveri e derelitti, ma sicuramente sono tutti non garantiti dall&#8217;articolo 18.<br />
[ah, mi è appena stato fornito un dato: in Italia, considerato l'intero apparato economico, il 65,2% delle attività ha zero dipendenti: solo titolari o subordinati precari, interinali, temporanei, ecc.]</p>
<p>Magari è colpa mia e scopro ora di avere una straordinaria propensione a fare amicizia con precari e affini, ma credo che la realtà emersa dalla rubrica del mio telefonino possa essere estesa a livello nazionale, quantomeno a spanne.<br />
Perché abbiamo tutti la rubrica piena di amici e conoscenti non garantiti? Perché i tempi sono cambiati, il mito del posto fisso per una vita intera è tramontato passando dalla generazione dei nostri genitori alla nostra e il costo del lavoro è diventato così alto che, per un&#8217;azienda sopra i 15 dipendenti, assumere una persona a tempo indeterminato è un atto costoso, rischioso e sostanzialmente irreversibile. Ovvio che ci vanno coi piedi di piombo quando si tratta di assumere.</p>
<p>Possiamo spaccarci la testa a individuare le cause di questa situazione ma rischiamo di perdere di vista il vero problema: i sindacati e chi gli va dietro si stanno arroccando per difendere una legge che, di fatto, tutela i già garantiti (perché le proposte di riforma di Ichino e altri prevedono di essere applicate solo sui nuovi contratti di lavoro, non toccando i diritti acquisiti da chi già lavora) e non incide in alcun modo sui reali problemi *attuali* del mondo del lavoro.</p>
<p>Cosa me ne faccio di una legge che, se mai fossi assunto a tempo indeterminato, mi renderebbe illicenziabile? Tanto non mi assume nessuno!<br />
Lo so che là fuori è un mondo difficile, ma il problema principale del mondo del lavoro non è difendere perinde ac cadaver diritti e modalità di relazione sindacali che andavano benissimo 40 anni fa e che ora non riguardano nessun giovane, visto che le assunzioni sono una chimera, ma è *creare lavoratori*, cioè gente che guadagna dignitosamente e regolarmente e può costruirsi una vita.</p>
<p>Ovvio, qualcuno sta approfittando dell&#8217;inadeguatezza temporale del sindacato per infangarne i meriti storici e democratici. E la destra berlusconiana, quando governava, ha blandamente tentato di abolire i diritti dei lavoratori sanciti dall&#8217;articolo 18, aggiungendo a valle la solita gabola: eliminiamo i diritti e poi ci dimentichiamo di approvare gli ammortizzatori sociali e gli altri strumenti di equità.</p>
<p>Però il ministro Fornero non mi sembra programmaticamente e, lasciatemelo dire, antropologicamente assimilabile al sadismo padronale di Sacconi/Brunetta. E le sue intenzioni, le sue parole e la portata dei suoi interventi in merito alla riforma del mercato del lavoro mi sono sembrati quantomeno interessanti.</p>
<p>Certo, mi piacerebbe che la CGIL (non tutta, ché la FIOM è perduta ed è finita in mano a un manipolo di ottusi antagonisti) capisse che le soluzioni che propone e per cui ha lottato per decenni si sono rivelate ottime per la giustizia sociale in Italia ma ora non funzionano più: sono inadeguate e sono sostanzialmente inapplicabili allo scenario attuale.<br />
Anzi, un sindacato incattivito e stretto nell&#8217;angolo della difesa di chi ha già un lavoro intoccabile a tempo indeterminato, totalmente disinteressato alla grande massa di non garantiti giovani che affollano le schiere dei disoccupati, sotto-occupati, mal-occupati e &#8211; tutti quanti &#8211; preoccupati, rischia di fare danni e di mettere stupidamente padri garantiti contro figli precari o poco più.</p>
<p>I &#8220;padri&#8221; non lo vogliono e non sono state poche le prese di distanza dall&#8217;ultimo sciopero, anche da parte di gente con la tessera CGIL in tasca: buon segno. I &#8220;figli&#8221;, intanto, considerano &#8211; obiettivamente con molte ragioni &#8211; i sindacati qualcosa di estraneo e inutile alla loro vita.<br />
Non ci va una sfera di cristallo per capire che i sindacati rischiano, col tempo, di diventare una sorta di Touring Club Italiano: migliaia e migliaia di iscritti over 60 in memoria del tempo che fu, in calo costante causa morte.</p>
<p>Forse è il caso che al sindacato capiscano che le ottime medicine sociali di una volta sono scadute e rischiano di fare male. E chiedere di discutere queste medicine, cambiarne e trovarne di nuove più adatte alla contemporaneità non significa tifare per la malattia. Anzi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* mi sono reso conto che, quando faccio qualche post che critica la sinistra, che è la mia parte, mi scattano automatiche premesse ansiose di questo genere. Ho deciso che d&#8217;ora in poi abbrevierò il tutto scrivendo solo &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=xRx0ZQgkPI8">A zoccolè&#8217;!</a>&#8221; e voi capite, ché un Mario Brega vale più di mille parole.</p>
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		<title>Si scoprono i mandanti (o quantomeno i beneficiari) del raid fascista/juventino al campo rom della Continassa?</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Post rapidissimo per segnalare che il blog di Riccardo Caldara contiene un&#8217;informazione piuttosto utile (e ovviamente taciuta dai media) riguardo il raid fascista fatto da ultras della juve nel campo rom nell&#8217;area della cascina Continassa. A quanto dice il post di Caldara, l&#8217;area su cui c&#8217;era il campo rom è assegnata alla juventus s.p.a., che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Post rapidissimo per segnalare che <a href="http://www.riccardocaldara.net/?p=1011" target="_blank">il blog di Riccardo Caldara contiene un&#8217;informazione piuttosto utile (e ovviamente taciuta dai media) riguardo il raid fascista fatto da ultras della juve nel campo rom nell&#8217;area della cascina Continassa</a>.</p>
<p>A quanto dice il post di Caldara, l&#8217;area su cui c&#8217;era il campo rom è assegnata alla juventus s.p.a., che ha un grande piano di ristrutturazione dell&#8217;area (che comprende anche la costruzione della propria nuova sede in loco). Non c&#8217;è da sorprendersi, quindi, che il raid che ha dato fuoco a roulotte, baracche e tende (fortunatamente abbandonate in tempo dai rom) sia stato compiuto da ultras della juve: oltre al razzismo e alla violenza, che sono di casa tra la tifoseria organizzata bianconera, evidentemente rischia di esserci anche qualche motivo in più.</p>
<p>Il risultato è che l&#8217;unico beneficiario di questo episodio orribile pare essere, se quanto affermato nel post di Caldara corrisponde al vero, la società bianconera.</p>
<p>In assenza di prove, non ho risposte e non ho opinioni, ma giusto alcune domande.</p>
<p>1 &#8211; Chi ha avvertito i rom della Continassa dell&#8217;imminente raid? E chi li ha fatti scappare prima che avvenisse? Le forze dell&#8217;ordine? Dei privati?</p>
<p>2 &#8211; Come mai il raid fascista e potenzialmente omicida contro il campo rom è stato fatto quasi esclusivamente da noti ultras bianconeri? E&#8217; credibile la spiegazione per cui, essendo le Vallette un quartiere abitato in gran parte da famiglie di origine meridionale (e quindi facilmente di fede juventina) si siano trovati &#8220;per caso&#8221; solo tifosi della juve?</p>
<p>3 &#8211; E&#8217; vero che l&#8217;area su cui insisteva il campo rom è stata assegnata alla juventus s.p.a.?</p>
<p>4 &#8211; Per quale motivo le forze dell&#8217;ordine hanno sottovalutato il corteo da cui si è generato il raid al campo rom, quando era chiaro anche ai sassi che una manifestazione di quel genere non poteva che essere tesissima e sfociare in violenza?</p>
<p>5 &#8211; Come mai i reparti delle forze dell&#8217;ordine che vigilano sulle manifestazioni politiche e sul mondo ultrà (e che normalmente sono rapidissime nel fermare in anticipo eccessi e crimini) hanno lasciato che, in piena città in un corteo organizzato e pericolosissimo, potessero girare liberamente spranghe, molotov, bombole di gas, ecc?</p>
<p>6 &#8211; Perché non si sanno ancora con precisione i nomi degli arrestati e le accuse a loro carico?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vita quotidiana del cittadino italiano dal 12 novembre 2011 in poi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 16:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; la maledizione dei multiplex. Paghi il biglietto e pregusti  il rassicurante cinepanettone, coi cumenda lombardi epigoni del commendator Zampetti, pronti a superare il loro innato razzismo solo di fronte alla gnocca, i romani trucidoni, imbottiti di pajata e perennemente arrazzati, i meridionali (solitamente napoletani, per sineddoche) neri neri, piccoli, poveri ed escapisti ma sensibili alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; la maledizione dei multiplex.<br />
Paghi il biglietto e pregusti  il rassicurante cinepanettone, coi cumenda lombardi epigoni del commendator Zampetti, pronti a superare il loro innato razzismo solo di fronte alla gnocca, i romani trucidoni, imbottiti di pajata e perennemente arrazzati, i meridionali (solitamente napoletani, per sineddoche) neri neri, piccoli, poveri ed escapisti ma sensibili alla femmina. E così via. Un Louvre di caricature nostrane con una costante universale: la gnocca, possibilmente circondata da disavventure scatologiche, eufemismi non troppo marcati di interiezioni anatomiche e una pennellata di omofobia da bar.</p>
<p>Però, nella fretta, hai sbagliato sala. E ti tocca un film di Bergman. Tre ore. In bianco e nero. Lento. Senza una sola occasione per ridere. Con poche donne, tutte vestitissime e difficilmente svestibili a mente. Prevedibile ma efficace. Ti tocca pure, a fine proiezione, dire che ti è piaciuto o rischi la brutta figura.</p>
<p>La notte del 12 novembre 2011, frastornati dal botto che fanno le colpe quando esplodono in tripudio per la fine dei propri errori, gli italiani hanno sbagliato sala. E si devono far piacere il film serissimo.</p>
<p>Aveva capito tutto Leopardi: l&#8217;illusorio sabato permanente in cui eravamo cacciati avrebbe lasciato spazio a una domenica ansiogena per i lunedì a venire.</p>
<p>Così, disabituati a tristezza e noia, ci siamo rassegnati a vivere per un po&#8217; in una fastidiosa domenica sera. Tecnicamente è ancora weekend, ma la mente è già al lunedì in arrivo, ai sacrifici, alla sveglia (troppo) presto, alla prospettiva di fatiche e sacrifici imminenti.</p>
<p>Forse i giorni che verranno ci imporranno davvero un periodo di sangue, sudore e lacrime. Ma il sacrificio più duro sarà convivere con il senso di vuoto che proveranno i nostri istinti più bassi: svegliarsi e dare la colpa a qualcuno, vergognarsi per conto terzi, odiare categorie e stili di vita obiettivamente odiosi e noti in quanto tali (e quindi non meritevoli di esercizi d&#8217;odio ripetuti), chiamarsi fuori da turpitudini ovvie, vincere facile proclamandosi migliori di cose smaccatamente brutte e ingiuste.</p>
<p>Passano poche ore dalle sue dimissioni e Berlusconi già ci manca: la vita senza cattivi esempi è più dura, l&#8217;autostima senza termini di paragone di infimo livello è più difficile da conquistare, la salutare pratica dello spurgo quotidiano dell&#8217;indignazione diventa sempre più difficile da praticare.</p>
<p>Ovvio che l&#8217;italiano si deprime, si butta sul melenso, sul patriottico, finge imperturbabilità. Ma dentro gli suona forte e in loop &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=xID7AxShew0">This House Is Empty Now</a>&#8221; (o un equivalente pop italiano, per i meno sensibili/esposti al bello in musica).</p>
<p>Senza il mostro che tanto abbiamo voluto e amato (ecco, vedi, provo un minimo brivido di piacere ad aggiungere &#8220;non io, ovvio!&#8221;), dal 12 novembre 2011 in poi ci è molto più difficile pensarci migliori.<br />
E ci tocca iniziare a esserlo per davvero.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Coraggio, fatti menare</title>
		<link>http://www.enrico-sola.com/2011/10/coraggio-fatti-menare/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 17:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Non voglio aggiungermi alla lista di quelli che hanno fatto la parte dei costernados dopo gli scontri del 15 ottobre e vi risparmio un post noioso contro la violenza uguale a tanti altri belli tondi e ragionevoli. In compenso guardo avanti, per la precisione a domenica prossima, giorno in cui si terrà l&#8217;ennesimo corteo notav [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non voglio aggiungermi alla lista di quelli che hanno fatto la parte dei costernados dopo gli scontri del 15 ottobre e vi risparmio un post noioso contro la violenza uguale a tanti altri belli tondi e ragionevoli.</p>
<p>In compenso guardo avanti, per la precisione a domenica prossima, giorno in cui si terrà l&#8217;ennesimo corteo notav in Valle di Susa.<br />
Si tratta di una manifestazione preoccupante, perché la sua &#8220;piattaforma&#8221; (scusate i burocratismi in sinistrese vintage) è tanto semplice quanto micidiale nel suo cupio dissolvi: &#8221;<em>migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto</em>&#8221; (del cantiere della TAV, ndSuz).<br />
La spiego meglio: l&#8217;intenzione è fare un corteo di gente che si porta dietro cesoie e tronchesine (che ci dicono andate a ruba nelle ferramenta della valle, le uniche finora a profittare della protesta, visto che vendono a palate ai manifestanti anche mascherine antigas, guanti e scarponi da cantiere).</p>
<p>Ora possiamo anche fare finta che il 15 ottobre non sia successo nulla e sarebbe tutto sbagliato lo stesso. Ma poiché il 15 ottobre il già pesante distacco tra il &#8220;mondo dei cortei&#8221; e quello reale si è ampliato a dismisura, forse è il caso di ragionare alla luce dell&#8217;ubriacatura di delusioni, scazzi, rimpianti e rabbia maturata in quel brutto pomeriggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>UN PROBLEMA GRAVE</strong></p>
<p>Non ho mai fatto mistero di essere favorevole alla TAV in valsusa &#8211; riservandomi di avere ragionevoli perplessità sul &#8220;come&#8221; e confidando negli strumenti democratici per fare bene &#8211; e ho sempre avversato l&#8217;antimodernismo dell&#8217;ottica &#8220;nimby&#8221;, con sovratoni nicciani, del movimento notav. Ma scriverei le stesse cose anche se fossi contrario al treno ad alta velocità in Valle Susa, perché &#8211; prima ancora che di merito &#8211; il problema del movimento è di metodo. Ed è un problema grave che rischia di generare conseguenze pericolose, col suo mix di provocazioni e violenza.</p>
<p>E&#8217; grave perché dopo gli scontri di sabato scorso le Forze dell&#8217;Ordine hanno una voglia matta di vendicarsi o quantomeno di farla pagare cara alle frange antagoniste, tenendo conto che queste ultime normalmente si infiltrano nei cortei ma nel caso del movimento notav sono pienamente alla guida.</p>
<p>E&#8217; grave perché il movimento, nell&#8217;istante in cui prosegue la politica dell&#8217;assalto materiale al cantiere, agli operai che lavorano al suo interno e alle aziende che partecipano ai lavori, passa automaticamente dalla parte del torto e compie azioni al di fuori della legge. E anche se le recinzioni, come asseriscono i notav (non so bene sulla base di cosa), fossero illegali, non spetterebbe loro smantellarle. Cioè, se domani prendo una ruspa e abbatto la casa in cui abita un criminale, mi metto nei guai con la legge (e nel caso della TAV le accuse del movimento sono tutte da dimostrare, by the way).</p>
<p>E&#8217; grave perché sono pochissimi quelli che, nel movimento notav, si rendono conto di marciare dritti verso la sconfitta, scegliendo l&#8217;opzione violenta. E sarà una sconfitta con perdite, un po&#8217; per l&#8217;aria che tira, un po&#8217; perché l&#8217;assalto al cantiere è un motivo perfetto e incontestabile per caricare un corteo e arrestare chi danneggia le reti (con tutti gli odiosi eccessi polizieschi che ben conosciamo, motivo per cui i capetti dei centri sociali resteranno impuniti e ben lontani dai guai e finiranno in mezzo i più fessi, magari gente al primo sampietrino).</p>
<p>E&#8217; grave perché il movimento ormai ha adottato retorica e toni da gruppo talebano. Provate a leggere cosa scrivono gli appartenenti al movimento su siti, forum, gruppi di discussione, ecc. del movimento notav: i pochi che predicano la protesta pacifica sono zittiti, mobbati, sfanculati. E ci sono un mood da apocalisse, un allarmismo con toni totalmente ingiustificati, un&#8217;enfasi venata di senso di emergenza che, davvero, dovremmo riservare a questioni più gravi e più imminenti.</p>
<p>E&#8217; grave perché il movimento si isola completamente, si ripiega su se stesso. E non dialoga con forze terze che magari avrebbero tutta la voglia di supportarlo o, come nel caso di SeL, cavalcarlo per fini elettorali. Anzi, la polemica con la sinistra parlamentare è fortissima, sui forum notav. E perfino gli amministratori locali faticano a tornare coi piedi per terra (c&#8217;è <a href="http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/425513/" target="_blank">uno sconfortante articolo sulle pagine locali della Stampa</a> in cui i sindaci della valle non riescono a prendere le distanze dalla violenza: è più forte di loro), presi come sono da una battaglia che è diventata talmente ombelicale da galleggiare nel totale disinteresse del resto d&#8217;Italia. E i movimenti isolati, che abbiano torto o ragione, solitamente finiscono male.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>THIS FILM&#8217;S CRAP, LET&#8217;S SLASH THE SEATS</strong></p>
<p>E no, non c&#8217;è nessuna valida ragione politica per tagliare le recinzioni di un cantiere pubblico.<br />
Ho discusso della questione con alcuni notav su Twitter e la loro unica argomentazione a supporto dell&#8217;atto violento è &#8220;per noi il cantiere è illegale&#8221;, &#8220;per noi il cantiere è una minaccia alla salute pubblica&#8221;, &#8220;per noi il cantiere è sbagliato&#8221;. Quindi per loro è giusto attaccarlo, perché il cantiere è il male.</p>
<p>Il problema è il &#8220;per noi&#8221;. Nel momento in cui le opinioni di una parte diventano unilateralmente legge, si ragiona da fascisti.</p>
<p>Non voglio fare quello che si spaventa perché c&#8217;è gente che rinuncia alla politica e si mette ad attaccare fisicamente i simboli, fregandosene se dietro o in mezzo ci sono delle persone, però mi è naturale pensare che il motivo per cui un notav si sente perfettamente legittimato ad assaltare &#8211; con un atto palesemente illegale &#8211; un cantiere pubblico è lo stesso per cui per un incappucciato è giusto dare fuoco a un SUV o a un bancomat. Per loro sono i nemici, sono il male, sono la mafia, ecc., quindi è giusto e legittimo attaccarli, perché non riconoscono nessun principio superiore al proprio giudizio personale.<br />
E poi, come dicono i notav, non sono attacchi alle persone, ma alle cose. Quindi si può, no? Ecco la logica da black bloc.</p>
<p>Difficile spiegare a gente così inutilmente agitata che il concetto di giustizia non è personale e che ciò che è ingiusto per una parte potrebbe essere giustissimo per un&#8217;altra o anche neutro. E non sta ai singoli stabilirlo, perché grazie al cielo abbiamo una società con adeguati strumenti per emanare e far rispettare la legge.<br />
Il cantiere è illegale? Rivolgetevi alla magistratura. E&#8217; un pericolo per la salute pubblica? Chiamate l&#8217;ufficio d&#8217;igiene. E così via.<br />
Ma non è che esiste una valida ragione per distruggere, fregandosene delle leggi, tutto quello che non ci piace. Quella è violenza. Ed è stupida e infantile anche se hai ragione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ARMIAMOCI E PARTITE: CHI GUIDA IL MOVIMENTO</strong></p>
<p>Credo che buona parte delle azioni stupide del movimento notav siano da imputare all&#8217;ingenuità dei leader: gente che non ha esperienza politica e che è riuscita a farsi intortare dagli autonomi dell&#8217;Askatasuna (parlo da torinese che bazzicava in altri tempi quel mondo lì), che nei giri dell&#8217;antagonismo, in cui il livello umano e politico è quel che è, non sono mai brillati per acume rivoluzionario e hanno sempre fatto la figura dei cugini sfigati degli autonomi di Roma o di Padova, che passavano per &#8220;duri&#8221;.</p>
<p>Tra l&#8217;altro l&#8217;irresponsabilità con cui Alberto Perino, presunto capo dei notav, rischia di mandare testardamente a farsi riempire di mazzate centinaia di persone della valle è alle soglie del criminale. Perfino uno come lui è in grado di accorgersi che fare una manifestazione con atti provocatori (loro li chiamano &#8220;simbolici&#8221;) 8 giorni dopo i casini del 15 ottobre è un atto mostruosamente autolesionistico.</p>
<p>Alla fine emerge, tra un proclama militaresco e l&#8217;altro, la totale assenza di rivendicazioni politiche da parte del movimento, salvo un generico gridare &#8220;esistiamo e siamo incazzati&#8221;. Cosa che peraltro hanno capito tutti quelli che ancora leggono le notizie riguardo la TAV senza sbadigliare per la noia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>(aggiornamento del 21 ottobre)</strong><br />
Per fortuna nelle ultime ore pare si stia facendo largo un po&#8217; di ragione e nelle più recenti assemblee aperte del movimento notav è emersa <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/10/21/news/no_tav_segni_di_distensione_protesta_senza_violenze-23599576/" target="_blank">una linea un po&#8217; più sana ma contraddittoria</a>: non facciamoci picchiare, evitiamo scontri, teniamo fuori dal corteo la gente a volto coperto *ma comunque l&#8217;intenzione è arrivare al cantiere: tagliamo la recinzione, anche solo un pezzetto*.</p>
<p>Visto che la recinzione sarà a 1 km esatto da dove passerà il corteo, per poterla tagliare anche simbolicamente, i manifestanti dovrebbero valicare un limite imposto e difeso dalle Forze dell&#8217;Ordine. Insomma, dovrebbero sfondare un cordone. E dovrebbero essere armati di cesoie, che sono state vietate alla manifestazione. (e tra l&#8217;altro in caso di cariche si verificherebbe il più grande incubo di tutte le nonne: gente che corre con le forbici in mano, magari anche senza golfino).</p>
<p>Resta il fatto che i notav non riescono proprio a escludere dal menù gli atti violenti, anche quando l&#8217;eventualità di scontri è all&#8217;ordine del giorno e riempie le pagine dei giornali (nazionali e locali) da una settimana.<br />
Tra l&#8217;altro le mezze buone intenzioni dell&#8217;ala meno dura del movimento contano poco di fronte ai proclami guerreschi degli antagonisti (mi sono sorbito un&#8217;ora abbondante di streaming dell&#8217;assemblea notav e non è mancato, a un certo punto, l&#8217;intervento di un tizio che continuava a ripetere &#8220;siamo legittimati a farlo [tagliare le reti ndSuz] perché lottiamo da vent&#8217;anni!&#8221;: una logica meravigliosa.)</p>
<p>Chiudo il post evitando il solito appello ragionevole (e l&#8217;unico possibile, a questo punto), cioè abbandonare la lotta ormai strapersa contro la scelta di fare la TAV e concentrarsi sul *come* fare la TAV, cercando di farla nel modo migliore possibile e utilizzando bene tutti gli strumenti che la nostra democrazia concede.<br />
L&#8217;unica cosa che mi sento di consigliare agli avventati che il 23 intendono andare in Valsusa a farsi menare dalla polizia più incazzata che mai, spalleggiata da un governo disperatamente alla ricerca di risultati in qualsiasi campo (credo che non vedano l&#8217;ora di poter dire &#8220;abbiamo fatto piazza pulita&#8221;) è di pensare che tutto questo sarebbe un regalo enorme alla peggiore destra (quella a cui teoricamente sareste avversi). E fareste una fine peggiore degli indignados nostrani, a cui è bastato un pomeriggio di cariche dei vostri capetti autonomi per ripiombare nell&#8217;anonimato.<br />
Fate voi, io (come tanti altri) vi ho avvertito.</p>
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		<title>Co-marketing politico parassitario, presente cadavere: l&#8217;imbarazzante caso di Sinistra Ecologia e Libertà e il necrologio per Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 10:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sgradevolezze]]></category>

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		<description><![CDATA[In queste ore sta girando in rete un&#8217;immagine che ritrae un manifesto, assemblato in fretta e furia, con cui Sinistra Ecologia e Libertà onora Steve Jobs. (trovata grazie al buon Menietti, che a sua volta l&#8217;ha presa da Frankie Hi NRG MC attraverso Zoro) Se proprio ci tenete a vederla, eccola qui. Il problema è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste ore sta girando in rete un&#8217;immagine che ritrae un manifesto, assemblato in fretta e furia, con cui Sinistra Ecologia e Libertà onora Steve Jobs. (<a href="http://www.cattivamaestra.it/2011/10/manifesto-sinistra-ecologia-liberta-apple.html" target="_blank">trovata grazie al buon Menietti</a>, che a sua volta l&#8217;ha presa da Frankie Hi NRG MC attraverso Zoro)</p>
<p>Se proprio ci tenete a vederla, eccola qui.</p>
<p><a href="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2011/10/421856918.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1732" title="421856918" src="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2011/10/421856918.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a></p>
<p>Il problema è che quando una cosa mi fa schifo per troppe ragioni, non so mai da dove cominciare e rimango senza parole. Poi mi faccio passare la nausea e me ne vengono tante.<br />
Ond evitare di fare scempio del vostro tempo libero, mi limito a un elenco facile facile.</p>
<p>- è una campagna fuori tempo massimo: se arrivi con i manifesti funebri 4 giorni dopo che il de cuius è morto hai sbagliato tutto. E non riesci a profittare dell&#8217;effetto &#8220;tutti piangono, buttiamoci nella mischia&#8221;, perché ormai il lutto è stato elaborato e stiamo tutti aspettando iOS 5.</p>
<p>- è la classica campagna parassita, in cui si cerca neanche troppo sottilmente (vedi il visual imbarazzante in cui hanno incollato alla meglio il logo di Sinistra e Libertà nelle Mela) un&#8217;associazione tra marchi, sperando che la gente faccia uno più uno. E che magari pensi che Vendola è lo Steve Jobs della politica. <del>Verrebbe voglia di augurarglielo.</del></p>
<p>- è una campagna contraddittoria in termini tecnologici: Sinistra Ecologia e Libertà ha in programma il supporto e la diffusione del software libero e open source e celebra uno dei paladini della massima chiusura, per fini economici e paternalistici/censori, dei sistemi.</p>
<p>- è una campagna contraddittoria in termini puramente politici: ti chiami Sinistra Ecologia e Libertà e celebri con un manifesto un tycoon americano ultra-capitalista e che partecipa all&#8217;embargo a Cuba  (nota, per me non c&#8217;è nessun problema nel fatto che sia ricco, americano, capitalista e nemico del regime di Castro, anzi: cerco di ragionare con la testa dell&#8217;elettore vendoliano medio) la cui azienda non solo sfrutta gli operai cinesi della Foxconn facendoli lavorare, minori inclusi, in condizioni degradanti e senza supporto sindacale, ma si è presa più volte il patentino di multinazionale anti-ecologica, inquinante, ecc.</p>
<p>- è una campagna loffia (in altri contesti direi &#8220;da sfigati&#8221;), perché si vede che è un disperato &#8220;me too&#8221;, un goffo tentativo di partecipare a una festa funebre a cui non si è invitati. E&#8217; un problema noto di certa sinistra (e mi piange il cuore a dirlo): il disagio nei confronti della modernità, una lentezza ad adottare le novità, un amore estetizzante per il passato (mi gioco una pizza che Vendola, al secondo bicchiere di Negroamaro, ti tira fuori il discorso sull&#8217;intima bellezza del libro cartaceo o sul piacere di scrivere le sue poesie con la stilografica e così via).</p>
<p>- è una campagna a rischio, perché non è che puoi prendere il marchio Apple e conciarlo come ti pare col marchio del tuo partito e poi riempirci il centro di Roma. Sento già il rumore di una decina di avvocati a Cupertino che iniziano ad affilare i canini.</p>
<p>- in ultimo è uno sciacallaggio evidentissimo: non c&#8217;è una sola ragione al mondo per cui un partito politico italiano desideri celebrare una figura che non ha nulla da spartire con il suo mondo se non un palese tentativo di co-marketing forzato, presente cadavere (anzi, assente causa ritardo di Vendola &amp; c.)</p>
<p>Nello spezzettamento lacaniano dell&#8217;io in rete, questa bella iniziativa del partito di Nichi Vendola è riuscita a infastidirmi come uomo di sinistra, come appassionato di tecnologia, come comunicatore di mestiere e pure come semplice cittadino. Per quanto ne capisco, Sinistra Ecologia e Libertà ha rimediato una figura imbarazzante e, cosa ancora più grave, ha fatto qualcosa di moralmente riprovevole.</p>
<p>Mi piacerebbe fare quello offeso che dice &#8220;ecco, per questa porcata non avranno il mio voto&#8221;, ma ho motivi più seri e più validi per non votarli. Però da oggi mi fanno anche un po&#8217; schifo.</p>
<p>Update: Vendola ha preso le distanze dal manifesto, <a href="http://yfrog.com/hw3f3p" target="_blank">definendolo un &#8220;incidente di percorso&#8221; (via Claudio Cerasa)</a>. Il che solleva seri problemi su come gestisce il partito (che più personale non si può).</p>
<p>&nbsp;</p>
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