Rapido, veloce, indolore: siamo qui

May 28th, 2008 § 0 comments § permalink

Stiamo trasmettendo l’ultima puntata della stagione di Casa Torino.

Ci trovate qui in streaming audio/video http://www.ustream.tv/channel/casatorino

Accorrete numerosi (oppure anche 4 gatti vanno bene).

Uh, siamo in diretta!

May 21st, 2008 § 0 comments § permalink

Ecco, Casa Torino e’ di nuovo in diretta, nonostante la pioggia e nonostante la finale di Champions.

Ci trovate qui http://www.ustream.tv/channel/casatorino

Accorrete numerosi.

Attenzione: niente Casa Torino, stasera

May 14th, 2008 § 3 comments § permalink

Rettifica rispetto all’ultimo post: stasera non trasmettiamo perché il povero Valletta non sta benissimo (niente di cui preoccuparsi, eh? Ha giusto lo stomaco preso male).

In alternativa, “Casa Maruti”: una lunga ripresa live di me e mia moglie che guardiamo la tv col cane accanto.

Teoria e pratica del quadrifoglio

April 24th, 2008 § 24 comments § permalink

In questa foto si possono vedere 2 dei 5 quadrifogli che ho trovato oggi mentre riportavo il cane a casa dopo una visita dal veterinario (niente di grave: erano solo i richiami dei vaccini).

 Quadrifogli

Spesso la gente si meraviglia della quantità di quadrifogli che trovo e tira fuori le teorie più disparate:

– versione buonista: ho una fortuna enorme

– versione “signora mia”: non ho una mazza da fare tutto il giorno, ‘sti giovani d’oggi sono tutti drogati, ma ai miei tempi… (aggiungete voi una frase reazionario/conservatrice che contenga a scelta le parole “badile”, “miniera”, “zappa”, olio di gomito”, “capelli corti”, “guerra”, “treni in orario”)

– versione astiosa: sono il solito intellettualino di merda che non può esimersi dal notare l’errore nelle cose (e un trifoglio con più di 3 foglie lo è)

– versione psico-ginnica: trovo tanti quadrifogli perché ho la brutta abitudine di guardare sempre in basso, non si sa se per causa della cervicale rovinata da anni di blogging o per implicita timidezza

– versione di una mia compagna di università che mi invitò secoli fa a studiare con lei alla biblioteca/parco di Rivoli e fu ignorata dal sottoscritto che le preferiva i tanti quadrifogli ivi presenti: frocio!

La realtà è che trovare i quadrifogli non è una questione di fortuna. Chi non trova i quadrifogli è perché non li cerca. Lo dico per davvero: talvolta convinco chi mi accompagna a dare un’occhiata ai mucchi di trifogli e invariabilmente finisce che un paio di quadrifogli li trova, per quanto miope/sfigato/a si senta.

Il che può sembrare banale ma è anche indicativo di un’altra banalità sana che ogni tanto è utile ripetersi.
Cioè, la “fortuna” (sempre se vogliamo essere così vittime della sovrastruttura da pensare che i quadrifogli portino realmente fortuna) non ci capita, ma ce la cerchiamo, procuriamo, creiamo.
Suona ateo e anticristiano (e presto fuorilegge)? Who cares?

Trovare quadrifogli è un antidoto al senso di impotenza che questi tempi berlusconiani (e non solo) cercano di trasmetterci. E se si rischia (?) di passare per gay (altra cosa presto sconsigliata per legge, temo), who cares again?

Casa Torino, in diretta ORA!

April 16th, 2008 § 3 comments § permalink

E tanto per cambiare siamo in diretta con Casa Torino, stasera ospite straordinario: Mixo!

Ci ascoltate fino a mezzanotte sui 91.2 in FM (se state a Torino), oppure qui in streaming audio-video, con tanto di chat su cui litigare

http://www.ustream.tv/channel/casatorino

Accorrete numerosi.

Anche stasera Casa Torino in diretta

April 9th, 2008 § 5 comments § permalink

Dalle 21 e 15 fino a mezzanotte siamo in diretta, come al solito, sui 91.2 di Radio Centro (e se state in Piemonte su mille altre frequenze che non so: ci sentite ovunque tranne che a Biella).

Se, invece, siete sul Web, ci ascoltate e guardate direttamente qui: http://www.ustream.tv/channel/casatorino

C’è pure la chat con cui interagire con noi. Ricordatevi di registrarvi su www.ustream.tv se volete accedere alla chat in modo non-anonimo.

Promettiamo di maltrattarvi in diretta se ci fate richieste musicali imbarazzanti. Parlerò male di vostri muxtape, tra l’altro 🙂

Per chi vuole passare in studio, Strada Druento 98, Venaria. Dalle 21 alle 24 le nostre porte sono aperte.

First of all, you’re using someone else’s poetry to express how you feel – il lato B su Muxtape

April 6th, 2008 § 13 comments § permalink

Questo è il lato B di un post sui mixtape, cioè sulle cassette mixate, tornate metaforicamente in auge grazie a Muxtape.
Sul lato A vaneggio di marketing, qui sul lato B non so bene. 

Non saranno edibili, ma le compilation su cassetta sono vere e proprie madeleines. E scatta inevitabilmente l’amarcord, che poi sarebbe un concentrato di vecchi cavoli miei mescolato a discutibili considerazioni di marketing. Valutate voi se avete così tanto cattivo gusto per continuare la lettura.   

E’ che in effetti, come tanti, ho passato parte del mio tempo libero in passato a fare cassettine.
Tante, tantissime. Tutte regalate a ragazze o ad amici che me le richiedevano per regalarle ad altre ragazze. (nell’altro senso usava poco. Ricordo tuttora il nome dell’unica ragazza che ai tempi del liceo mi ha regalato una compilation da lei prodotta – un best of dei Suicidal Tendencies… – con evidenti fini di abbordaggio, peraltro da me non considerati: Floriana [per gli amici di vecchia data che leggono il blog, un’altra Floriana rispetto alla tragica Floriana di cui tutti sappiamo: questa era una brava ragazza]).

Anzi, sul tema devo essermi fatto un discreto know-how, perché con gli anni, complice una gioventù dissoluta e vinilica, ho affinato lo stile della compilation fino ad arrivare a produrre vere e proprie raccolte “studiate” per assediare i cuori delle donne. Pare efficacissime, viste quante me ne chiedevano.

Tuttora ho sottomano un file con le tracklist di “compilation allegra” e “compilation triste”, un duo di compilation che ho continuato a fare – aggiornato – fino al 2004 e che è colpevole di un numero notevole di fidanzamenti, storie, storiacce. Ne chiacchieravo tempo fa con un amico, che mi ricordava la perfidia dell’accoppiata.

La compilation “allegra” le metteva in un bel mood positivo e diceva di lui “sono uno raffinato, non uno coi polsini e il mullet che ascolta i Queen” e poi quella “triste” (che non era tecnicamente triste, ma ben spolverata di spleen poetico/sentimentale, con due o tre momenti strategici da “abbraccio-rapace”, un paio di brani messi lì per dirle cose carine e un momento-Bacharach per far capire che si è romantici e un po’ tenebrosi) dava il colpo di grazia e terminava rigorosamente con “The Power Of Love” in versione extended, sufficientemente lunga per baciarsi a perdifiato senza dover far scattare l’autoreverse (e sì, lo so che è il brano più gay dell’universo, ma ho sempre suggerito di dire – qualora una ragazza se ne accorgesse – “si vede che piaci anche al mio lato femminile”).

La cosa che mi ha sempre sorpreso è stata la mia quasi totale incapacità di usare quelle due compilation per le mie storie. Forse per onestà, forse per pudicizia. O semplicemente perché non erano spontanee: per quanto mi riguarda la tecnica esiste solo per le storie altrui. Tutto sto ben di dio sprecato per malcelato romanticismo.
Però confesso che non ho una singola relazione nel mio passato che non sia sostanzialmente iniziata con uno scambio/condivisione di musica dopo poco tempo.

In ogni caso accettiamolo: le compilation sono un oggetto meraviglioso, complesso e a modo suo inquietante, che meriterebbe di essere studiato e analizzato in modo serio.
Hornby, che vedo con piacere che il buon Pietro Izzo ha citato, ha scritto righe bellissime sull’arte di fare una compilation e ha colto nel segno. E’ vero: creare una compilation per “beccare” è un atto sentimentale, è un dire cosa si sente dentro. Ed è notevole che lo si faccia usando un alfabeto curioso: l’accostamento di arte/poetica altrui.

Al di là delle gioie dell’appropriazione indebita, delle compilation (in modo inconsapevole: sto intellettualizzando adesso) mi è sempre piaciuta la duplice capacità comunicativa.

Da un lato dicono qualcosa di te. E se sei bravo dicono esattamente quello che vuoi tu, bugie incluse. Cioè, è possibile darsi un’identità, un tono, una posa a seconda della musica che si sceglie. E questo se devi “beccare” (e una compilation, prima della vanità di Muxtape, al 90% si faceva per quel fine e al 10% prima di andare in vacanza) è fondamentale, perché – mi perdoni il dio del marketing – “definisce e posiziona il prodotto”. Ovvio, è un’azione che si compie in modo intuitivo e non esiste una scienza esatta della comunicazione tramite compilation. Però esiste sicuramente una pratica inesatta della comunicazione tramite compilation, che indubbiamente funziona. A spanne ma funziona.

Dall’altro lato, le compilation parlano a chi le ascolta. Con un’accorta selezione di brani è possibile dire cose precise e definite (e se i destinatari sono tonti, lo si può sottolineare durante un ascolto insieme). Certo non bisogna creare equivoci, come capitò a quel mio amico che pensò bene di accompagnare un suo ritorno di fiamma con una ex con “Closer” dei Nine Inch Nails (di cui, ricordo, il ritornello introduce il romantico concetto “I wanna fuck you like an animal”, cosa peraltro usabilissima per altri contesti, altre ragazze, altri fini), ma si possono fare vere e proprie compilation parlanti, complimentose, accusatorie, tentatrici, educative.

In ultimo, una cassettina ben fatta ha un pregio: crea, se ascoltata e apprezzata da chi la riceve, un territorio comune di riferimento. Cioè qualcosa su cui parlare, su cui improvvisare altre derive e chissà dove si va a finire (se si è fortunati, alla definizione de “la nostra canzone”).
E’, insomma, un ottimo cavallo di Troia se vuoi far entrare qualcuno nel tuo mondo o se vuoi entrare nel suo o crearne uno comune.

Non ho molta idea di come funzionino le cose per un ragazzino di 15 anni di questi tempi. Con buona probabilità scambia tonnellate di mp3 di ogni genere con le tipe senza che da quello emerga una comunicazione, anche un solo segno.

Il valore delle vecchie cassette stava proprio lì, nella scarsità, nel lavoro di cesello, nella scelta ad personam.

“Ho preso 12 brani, li ho scelti proprio per te e li ho messi in quest’ordine perché ti voglio dire qualcosa ed è un qualcosa che puoi capire solo tu perché sei come sei (e adoro ogni tua fottuta molecola)” è ben diverso dal dire “ecco il mio hard disk portatile con cinquemila mp3, prendi quello che vuoi”.

No, non è luddismo, passatismo o nostalgia (se me lo chiedete, vi passo il mio hard disk e prendete quello che volete e ugualmente vi faccio una compilation personalizzata, se ci tenete), è semplicemente la considerazione che il progresso rischia di privare i ragazzini di uno strumento bello potente per godersi il bello della vita.

Già tremo all’idea che il quindicenne di turno masterizzi il suo sudatissimo CD audio compilato con tanto trasporto per una ragazza e questa lo geli con un “Gaetano mi ha passato 8 Giga di mp3 e tu te ne vieni fuori con 10 canzoni?”

 

Postilla: se volete ascoltare i miei Muxtape, li trovate qui:

primo (vagamente soulful, progressivamente strappacuore e deprimente, con colpo di grazia finale)

secondo (un viaggio ad Ibiza andato sentimentalmente male)

terzo (danzereccio, per folgorati sulla via di Kingston, con in chiusura una bonus-track tipo Pubblicità Progresso)

In diretta, ora!

April 2nd, 2008 § 1 comment § permalink

Tanto per cambiare, Valletta ed io siamo in diretta radiofonica e web qui http://www.ustream.tv/channel/casatorino.

Accorrete numerosi fino alle 24. Poi niente.

Come sempre, potete chattare con noi e fare richieste musicali umilianti, oltre che guardare le orride facce che facciamo mentre trasmettiamo e scattare degli screenshot imbarazzanti con cui ricattarci.

Mettete dei fiori nei vostri cannoni, anche perché sono l’unica cosa rimasta

March 29th, 2008 § 13 comments § permalink

Un marzo strano: chiude (temporaneamente?) BlogBabel, la campagna elettorale è decisamente fiacca e non entusiasmante, da ieri non si possono più diffondere nemmeno i sondaggi elettorali, il calcio non dà poi tutte queste vibrazioni, non ci sono rivoluzioni tecnologiche alle porte, il tempo volge al bello e – insomma – non c’è molto di cui bloggare.

Infatti sono giorni che la blogosfera, passato l’attimo di scazzo blogbabeliano, peraltro contenuto rispetto alle aspettative, mi pare decisamente fiacca. Segno che forse, bile a parte, non è che ci fossero in giro tutti questi contenuti?

Quindi o troviamo delle cause per litigare – perché il conflitto, piaccia o no, è una forma di relazione – o ci teniamo la blogosfera all’acqua di rose, che ha perfino un suo perché: non impegna, diventa un pleonasmo delle cose light che viviamo quotidianamente e, insomma, tiene compagnia, come una radio commerciale in sottofondo.

Va anche bene così, anzi magari dedichiamo marzo/aprile alla fuga dal blog e ci vediamo di più di persona, che male non fa: due amici, una chitarra, un feed RSS.
Tra l’altro una delle poche cose che ho capito della blogosfera è che – come le persone poco fotogeniche – siamo tutti meglio dal vivo.

Hanno la faccia come Katia Noventa – parte 2 – AKA Ma le liberalizzazioni?

March 7th, 2008 § 62 comments § permalink

Breve post flash solo per segnalare al mondo che il PDL candida il capo della rivolta dei taxisti (sì, quella in cui gridavano “Duce, duce!”) contro le liberalizzazioni di Bersani.

Si chiama Loreno Bittarelli e ha detto che vuole andare in Parlamento per “andare a rappresentare gli interessi di tutte quelle categorie colpite dal decreto Bersani”, quindi anche i farmacisti, i notai, ecc. Gente che ha prosperato sulle nostre spalle con onorari e prezzi altissimi, grazie al fatto che per legge – prima di Bersani – non c’era concorrenza.

Mi diverte molto notare che appena uscì la “lenzuolata” di Bersani tutti a destra mormoravano “‘azz, lo dovevamo fare noi”. E l’iniziativa liberalizzatrice, che ha portato più concorrenza, ha ridotto il prezzo dei farmaci, ha tolto alcune spese inutili agli italiani, ecc. raccoglieva consensi anche a destra.

Ora io mi chiedo. Ma se candidano il capo dei taxisti rivoltosi (quelli che non vogliono che ci sia più concorrenza), il cui programma è tutelare i privilegiati nascosti nelle pieghe illiberali dell’economia italiana, dobbiamo ancora credere che il PDL è un partito liberale che intende fare le liberalizzazioni?

O forse a fini elettorali sta raccogliendo il consenso di tutte le lobby possibili, per poi ripagarle una volta al governo?

Vogliamo davvero questo? Oppure soprattutto gli elettori di destra vorrebbero più mercato, più concorrenza e meno privilegi per i soliti noti?

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