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	<title>Suzukimaruti &#187; tecnologia</title>
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	<description>il blog di Enrico Sola</description>
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		<title>Tirarmela via blog nel 2011 &#8211; aka The reports on blog&#8217;s death are greatly exaggerated</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 16:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esattamente come ai tempi di Splinder conservo una straordinaria abilità nel mettermi nei guai (qui un esempio su mille in cui mi prendo l&#8217;insulto più bello del pianeta: &#8220;testa di cazzo master!&#8221;) e tirarmi la rogna addosso. Avevo scritto un post del tutto innocente sul nuovo plugin per WordPress che permette di far vedere bene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente come ai tempi di Splinder conservo una straordinaria abilità nel mettermi nei guai (qui <a href="http://suzukimaruti.splinder.com/post/4654433" target="_blank">un esempio su mille</a> in cui mi prendo l&#8217;insulto più bello del pianeta: &#8220;testa di cazzo master!&#8221;) e tirarmi la rogna addosso.</p>
<p>Avevo scritto <a href="http://www.enrico-sola.com/2011/03/tirarselaviablog/" target="_blank">un post del tutto innocente </a>sul nuovo plugin per WordPress che permette di far vedere bene i blog sull&#8217;iPad. Poi, come capita quotidianamente al nostro amato Presidente del Consiglio, sono stato malinterpretato e qualcuno (<a href="http://www.thewebobserver.it/2011/03/28/e-morto-il-blog-viva-il-blog/" target="_blank">lui</a>, <a href="http://http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/sulla-presunta-morte-di-alcuni-blog/" target="_blank">lui</a> e <a href="http://www.mantellini.it/?p=12314" target="_blank">lui</a>) ha evinto dal mio post che stessi affermando che i blog sono morti (o moribondi).</p>
<p>Visto che il drammone &#8220;il blog è morto?&#8221; credo abbiano iniziato a farlo quelli di Splinder già nel tardo 2002 con gli stessi argomenti di oggi, ci tenevo tanto a dire &#8211; in assenza di un Buonaiuti che lo faccia per me &#8211; che no, non penso che i blog siano morti e <a href="http://phonkmeister.com/post/4160002639/il-dibattito-sulla-morte-dei-blog-fa-morire-i-blog" target="_blank">non intendevo iniziare questo dibattito</a>, che oltre a un sacco di noia porta anche un po&#8217; sfiga.</p>
<p>I blog moriranno il giorno in cui alla gente passerà la voglia di scriverci (da quando ci sono i feed, i lettori e i commentatori in loco non sono così utili, anzi). Purtroppo/per fortuna non è ancora il momento. Ci sono meno lettori o meno commentatori? Fa lo stesso!</p>
<p>Diciamo che attualmente il blog è nella fase &#8220;distinto signore&#8221; (nota: le fasi nella vita sono, in ordine cronologico: &#8220;che bel bambino &#8211; che bel ragazzo &#8211; che bell&#8217;uomo &#8211; che distinto signore &#8211; ancora in gamba &#8211; che simpatico nonnetto &#8211; sembra che dorma) e non può farci molto.<br />
Tutto invecchia. Basta saperlo e farsene una ragione. Ma morire no, non ancora, almeno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NOTA PER ISCRITTI AL RODARY CLUB:<br />
(certo che, a pensarci bene, la cosa che ha fatto risorgere la blogosfera italiana per un paio di giorni è stato il dibattito sulla morte dei blog; proprio come in &#8220;C&#8217;era due volte il Barone Lamberto&#8221;. La trovo una coincidenza irresistibile. Fossi stato nel 2004 ci avrei fatto un post.)</p>
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		<title>Tirarsela via blog nel 2011 &#8211; aka Cattedrali touch nel deserto</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 14:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facciamo che hai ancora un blog, nel 2011. Non lo legge più nessuno, perché la &#8220;statusfera&#8221; si è mangiata il 99% dei contenuti della blogosfera (c&#8217;era un tempo in cui ci sembrava naturale bloggare &#8220;ho fame&#8221; e ai lettori sembrava altrettanto naturale commentare &#8220;pure io&#8221;). Però lo tieni lì, come si tiene la cyclette in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo che hai ancora un blog, nel 2011.</p>
<p>Non lo legge più nessuno, perché la &#8220;statusfera&#8221; si è mangiata il 99% dei contenuti della blogosfera (c&#8217;era un tempo in cui ci sembrava naturale bloggare &#8220;ho fame&#8221; e ai lettori sembrava altrettanto naturale commentare &#8220;pure io&#8221;). Però lo tieni lì, come si tiene la cyclette in casa: una specie di polveroso monumento al fatto che un giorno ci avevi creduto. E sì, quel post ogni tanto che spari via perché ti annoi è esattamente come quella stanca pedalata che fai ogni tanto per raggiungere la soglia minima che ti fa dire agli amici &#8220;guarda che la uso, eh!&#8221;.</p>
<p>Ogni tanto arriva qualche soluzione che, se non risolve il problema della naturale vetustà del blog, permette di vestirlo di nuovo e tenere il fossile al passo coi tempi.<br />
Tempo fa era uscito <a href="http://wordpress.org/extend/plugins/wptouch/" target="_blank">WP-Touch</a>, il plugin che permetteva di rendere compatibili i blog con gli iPhone e più in generale i cellulari touch. Lo usa mezza blogosfera, a beneficio dei 3 o 4 lettori di blog rimasti.</p>
<p>Da qualche ora è uscito <a href="http://www.onswipe.com/wordpress/" target="_blank">On-Swipe</a>, che non si limita a rendere i blog su WordPress carini se visualizzati con un iPad: trasforma realmente la lettura di un blog in un&#8217;esperienza touch graficamente gradevole, piena di transizioni cool e di effetti a portata di polpastrello. Chi ha un blog su wordpress.com passa a On-Swipe con un click.<br />
Per chi ha un blog su WordPress self-hosted, si tratta di installare il plugin di On-Swipe, sincerandosi di avere prima fatto l&#8217;aggiornamento a WordPress 3.1 e avendo attivato PHP5 sul proprio dominio.</p>
<p>L&#8217;effetto è bellissimo e, messe giù così, le menate che scrivi sembrano perfino interessanti, professionali e frutto di una seria impostazione editoriale. Sul sito di On-Swipe si interrogano se la &#8220;rivistizzazione&#8221; (bleah: si accettano suggerimenti per un neologismo migliore) dei blog possa fare seriamente concorrenza alla digitalizzazione dei periodici. Boh, secondo me sparano altissimo. Per quanto mi riguarda è già sufficiente che On-Swipe renda un po&#8217; più aureo l&#8217;isolamento dei nostri blog.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mi sa che non si scopa più</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 21:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[casi miei]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[tirarsela via blog]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho comprato un Roomba. Anzi no, non è un Roomba ma un suo simile: un aspirapolvere automatico della Samsung. Il fatto è che lo desideravo mostruosamente da anni e per questa mia debolezza mi sono fatto ridere dietro da centinaia di casalinghe per vocazione o per disperazione, convinte che la fatica è la migliore risposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho comprato un Roomba. Anzi no, non è un Roomba ma un suo simile: un aspirapolvere automatico della Samsung.<br />
Il fatto è che lo desideravo mostruosamente da anni e per questa mia debolezza mi sono fatto ridere dietro da centinaia di casalinghe per vocazione o per disperazione, convinte che la fatica è la migliore risposta ai problemi di igiene domestica. Sarà colpa di un&#8217;infanzia passata a guardare i Jetsons (o i Pronipoti, come veniva tremendamente chiamato il cartone da queste parti), ma l&#8217;idea di un robot che si prende la briga di fare le pulizie mentre io faccio altro è esattamente uno dei concetti più puri di progresso: noi ci divertiamo e le macchine sgobbano, cosa volete di più?</p>
<p>Il vero problema del Roomba e dei suoi simili è la diffidenza femminile. Sì, perché l&#8217;aspirapolvere automatico è un vizio da pigri, da maschi che non vogliono fare i lavori domestici e &#8211; inevitabilmente &#8211; da nerd che prima ancora di accendere il nuovo gingillo stanno lì a controllare se ha per caso una porta USB con cui hackerarlo in maniera creativa.</p>
<p>Quindi arrivi a casa tutto entusiasta col tuo nuovo giocattolo, lo ricarichi per bene e lo fai partire, incurante della nuvola rosa di perplessità che permea la casa più di quella di polvere. E succede il miracolo. Sì, il robottino pulisce che è una meraviglia, tira su la polvere con l&#8217;efficacia di un milanese da bere nell&#8217;87 e vince qualsiasi scetticismo, ma il sovrannaturale sta tutto in un fatto solo: lo guardi e ti affezioni.</p>
<p>Avevo letto in giro che tutti prima o poi finiscono per dare un nome al proprio (simil)Roomba, ma mi era sembrata una fesseria pucci, come dare un nome alla propria automobile. Però ci siamo cascati in pieno.<br />
A un certo punto ti accorgi che tutta la polvere aspirata dall&#8217;oggettino va in qualche modo a riversarsi nel tuo orologio bioogico, che evidentemente è una clessidra.</p>
<p>Dopo 10 minuti eravamo in due, quasi commossi a guardare &#8220;lo scarafaggione&#8221; (in casa pratichiamo l&#8217;arte del naming estremo) mentre si dava da fare sulle piastrelle della cucina, emozionandoci a ogni svolta: &#8220;Guarda! Ha capito che lì c&#8217;è la sedia: che teeeneroooo!&#8221;, facendo il tifo a ogni briciola risucchiata e scambiandoci orgogliosi sguardi d&#8217;intesa quando il pargolo &#8211; ecco, l&#8217;ho detto &#8211; faceva qualcosa di intelligente.</p>
<p>A un certo punto il (simil)Roomba, che evidentemente dopo un giorno di lavoro gli era stanco come un mulo, si è accanito prima su uno stivale, poi sui piedini dello stendibiancheria, cavalcando entrambi con inequivocabili movimenti ondulo-sussultori. &#8220;Ormai sei diventato grande!&#8221;  - ho esclamato &#8211; &#8220;Diventeremo nonni!&#8221;.</p>
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		<title>[bignami] Da Paolo Villaggio al sabato del villaggio. E dire che è un post sull&#8217;iPad</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 22:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[i post "bignami" sono versioni condensate, sotto forma di elenco puntato, dei miei soliti post lunghi, ideali per chi non ha tempo o non ha voglia] Il post originale (quello lungo) è qui. Per l&#8217;occasione, il Bignami è a cura di Gaia Giordani Per una migliore comprensione di questo dialogo, ecco una legenda: Cs = [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[i post "bignami" sono versioni condensate, sotto forma di elenco puntato, dei miei soliti post lunghi, ideali per chi non ha tempo o non ha voglia]</p>
<p>Il post originale (quello lungo) <a href="http://www.enrico-sola.com/2010/01/da-paolo-villaggio-al-sabato-del-villaggio-e-dire-che-e-un-post-sullipad/" target="_blank">è qui</a>.</p>
<p>Per l&#8217;occasione, il Bignami è a cura di <a href="http://copiascolla.splinder.com/" target="_blank">Gaia Giordani</a></p>
<p>Per una migliore comprensione di questo dialogo, ecco una legenda: Cs = Copiascolla, E = Essere Umano di Riferimento aka Ectoplasma</p>
<p>E &#8211; L&#8217;aggeggio si chiama iPad e in sostanza è un grosso iPhone che non fa le telefonate&#8230;</p>
<p>Cs &#8211; Abbasso la tavoletta!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Da Paolo Villaggio al sabato del villaggio. E dire che è un post sull&#8217;iPad</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 22:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiariamoci subito. Il problema è nostro, che in 10 anni di anticipazioni, sussurri e mormorii, in assenza di informazioni ci siamo costruiti un mito irraggiungibile, un po&#8217; come il risultato di Italia-Inghilterra per Fantozzi e colleghi imprigionati nel cineforum aziendale a sorbirsi la corazzata Potëmkin. Se l&#8217;iPhone aveva colto di sorpresa molti, l&#8217;iPad di Apple [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiariamoci subito. Il problema è nostro, che in 10 anni di anticipazioni, sussurri e mormorii, in assenza di informazioni ci siamo costruiti un mito irraggiungibile, un po&#8217; come il risultato di Italia-Inghilterra per Fantozzi e colleghi imprigionati nel cineforum aziendale a sorbirsi la corazzata Potëmkin.</p>
<p>Se l&#8217;iPhone aveva colto di sorpresa molti, <a href="http://www.apple.com/ipad" target="_blank">l&#8217;iPad di Apple</a> ha deluso tutte le aspettative. Attenzione, non sto scrivendo che l&#8217;iPad sia un brutto prodotto. Sto scrivendo che per una volta il prodotto è inferiore a ciò che ci si aspettava.</p>
<p>E non poteva essere che così. Il fantasmagorico Tablet della Apple è un prodotto leopardiano: atteso, mitizzato e desiderato fino al momento prima che si riveli. La domenica del villaggio è bella finché è sabato.</p>
<p><strong>UNA DELUSIONE E QUATTRO PREOCCUPAZIONI</strong></p>
<p>Psicologia collettiva a parte, il resto sono considerazioni tecnologiche e di mercato.</p>
<p>L&#8217;impressione è che l&#8217;hardware non faccia poi così tanto la differenza. Cioè, l&#8217;iPad sembra un prodotto del 2010, il che non è un problema, ma lo diventa se si pensa che l&#8217;iPhone sembrava un prodotto del 2010 quando fu presentato nel 2007.</p>
<p>La vera delusione è lo schermo: quasi 10 pollici e una risoluzione di 1024&#215;768, come se fossimo nel 1999. Personalmente, nell&#8217;era dell&#8217;HD, da un gadget non tascabile mi aspetto minimo un display HD-Ready 720p, insomma 1280&#215;720 o poco più. Invece no: proporzioni 4/3 e risoluzione XGA. Let&#8217;s go back to the old school!</p>
<p>Non dico che per me sia deal-breaking (lo devo provare), ma poco ci manca.</p>
<p>Ci sono, poi, un sacco di preoccupazioni, soprattutto per noi che siamo un interno-cortile nella periferia sfigata della provincia dell&#8217;impero. Ne elenco un po&#8217;.</p>
<p>La prima: un display da 10 pollici su un hardware leggero è perfetto come player video. E lo sarà per gli americani, che potranno accedere a un sacco di contenuti video su iTunes (pagandoli, ovvio) e goderseli come più gli aggrada.<br />
Se per l&#8217;iPad in Italia va a finire come per l&#8217;iPhone &#8211; cioè attualmente zero contenuti video venduti su iTunes &#8211; una delle destinazioni d&#8217;uso dell&#8217;iPad va a farsi benedire. E dubito che Steve Jobs mi permetterà di riempirmi la tavoletta di DivX e guardarmeli (e dire che ci è arrivata perfino la Microsoft, che con il più recente aggiornamento di firmware ha reso compatibile lo zune HD con DivX e XviD). Una Apple TV portatile? No grazie, Steve, visto che qui non ci vuoi vendere i film su iTunes!</p>
<p>L&#8217;altra preoccupazione riguarda l&#8217;iPad come macchina per giocare. Visto che il 50% del keynote è stato occupato da demo di giochi, è palese che a Cupertino contano molto sulle capacità videoludiche della tavoletta. Dovessi dirvi che sono rimasto impressionato dai giochi mostrati, mentirei. Ok, c&#8217;era poco tempo a disposizione e ci sono ampi margini di crescita, però mi aspettavo di più. Vediamo che succede nei prossimi mesi.</p>
<p>La terza preoccupazione è forse la più grossa. L&#8217;iPad è rivoluzionario nel prezzo e nel modello di connettività mobile: niente abbonamenti pluriennali, giusto un hardware a un prezzo umano (di fatto costa meno dell&#8217;iPhone) e, volendo, sui modelli 3G una connettività che si paga mese per mese. Con 30$ al mese si ha banda 3G illimitata (il piano da 15$ per 250 Mb mensili è per soli masochisti) e tutto sommato 629$ per la tavoletta 3G sono accettabili.<br />
Il problema è che nulla ci garantisce che accada altrettanto in Italia. Negli Stati Uniti è una pacchia e credo che il piano dati dell&#8217;iPad metterà nei guai i piani flat dati di molti operatori e li obbligherà a rivedere i prezzi verso il basso. Ma qui? Lo scopriremo a giugno/luglio.</p>
<p>La quarta si concentra tutta sull&#8217;uso dell&#8217;iPad come lettore di ebook. Il fatto è che in termini di qualità della lettura, un display tradizionale è anni luce peggio rispetto a uno schermo e-ink, che non è retroilluminato e non si ricarica 60 volte al secondo, ma sta fermo lì, opaco come la pagina di un libro. Davvero, sono due mondi diversi.<br />
In cuor mio sapevo che Apple non avrebbe mai fatto un prodotto basato sull&#8217;e-ink e la cosa mi andava bene, perché mi aspettavo &#8211; anche tenendo conto dei rumors &#8211; che in cambio a Cupertino si sarebbero ri-inventati il mercato dei periodici, che è in crisi da tempo immemore.<br />
Invece niente: giusto una versione del New York Times, decisamente ordinaria e drammaticamente simile <a href="https://timesreader.nytimes.com/webapp/wcs/stores/servlet/TimesReader?storeId=10001&amp;catalogId=10001" target="_blank">alla versione NYT Reader</a>, che già gira su tutti i computer su cui è installato Adobe Air.</p>
<p><strong>MA MI SERVE? AKA &#8220;FAMOLO GROSSO&#8221;</strong></p>
<p>Se non avessi di fronte al naso un iPhone (cioè, ora che sto scrivendo ho un MacBook, ma ci siamo capiti), probabilmente mi starei strappando i capelli dalla gioia per l&#8217;iPad. Ma la realtà è che fatico a trovare, almeno da quanto ho visto oggi nel keynote di Jobs, differenze mostruose tra il mio cellulare e l&#8217;iPad.</p>
<p>Anzi, ho il timore che la versatilità dell&#8217;iPhone sia il migliore argomento a sfavore dell&#8217;iPad. Di fatto l&#8217;iPhone fa tutto quello che fa l&#8217;iPad: oltre a farmi telefonare, suona gli mp3, mi fa vedere video in formati inutili, esegue centinaia di migliaia di applicazioni e qualche giochino interessante, mi fa navigare bene in mobilità senza Flash e mi fa pure leggere gli ebook su uno schermo retroilluminato. E la necessità di farlo più in grande per me non è così impellente, soprattutto se non c&#8217;è nemmeno il supporto a Flash o un abbozzo di multitasking a fare la differenza tra l&#8217;iPad e l&#8217;iPhone.</p>
<p>Sì, ovvio, qualcuno potrà dirmi che ora c&#8217;è la suite di iWork ricicciata per iPad. Saranno felici tutti i 25 utenti reali di iWork, ma non mi riesco a emozionare.<br />
E se devo leggere ebook in mobilità, tenendo conto che il modello di business librario di Apple è, almeno per l&#8217;utente, identico alla concorrenze, tanto vale comprarmi un Kindle, almeno non mi cavo gli occhi. E se proprio voglio cavarmeli, o uso un iPhone (che con <a href="http://www.lexcycle.com/" target="_blank">Stanza</a> fa miracoli) o accendo il MacBook e mi apro un PDF.</p>
<p><strong>COSE CHE NON HO</strong></p>
<p>Alla fine, visto l&#8217;esercito di rumors prodotti dalla Rete negli ultimi mesi, si contano le feature sopravvissute e presenti nel prodotto finale e quelle cadute durante l&#8217;unveiling. Alcune mi erano particolarmente care.</p>
<p>L&#8217;idea dell&#8217;iPad come lettore di emagazine (non è un refuso, è come l&#8217;ebook ma con le riviste, capisce?) mi sembrava realizzabile e a portata di mano. Ma per ora nada.</p>
<p>Anche l&#8217;idea di utilizzare l&#8217;iPad come superficie tattile-visiva aggiuntiva di un Mac non mi sarebbe dispiaciuta. Cioè, immaginate di poter abbinare l&#8217;iPad al vostro Mac e poter controllare quest&#8217;ultimo attraverso l&#8217;iPad, che diventa una via di mezzo tra una tavoletta grafica, un touch-screen aggiuntivo e un touch-pad. Figo, no? Magari Apple col tempo si inventa un&#8217;applicazione simile: metterebbe nei guai, per esempio, tutte le aziende che vendono controller hardware fisici. Pensate che bello poter controllare in realtime i parametri di Logic smanettando sull&#8217;iPad mentre sul Mac &#8220;gira&#8221; la musica.</p>
<p>Mi sarebbe anche piaciuto un iPad un po&#8217; più orientato alla comunicazione interpersonale. Nella mia immaginazione lo avrei visto bene con due fotovideocamere, una sul retro e una frontale, per fare videoconferenze e videotelefonate. Non ne ha nemmeno una. E dire che lo spazio su quella cornice spessissima (che è molto poco Apple) non manca.</p>
<p><strong>QUINDI?</strong></p>
<p>Quindi aspettiamo. Magari siamo di fronte a una sorta di primo iPhone (quello 2G senza applicazioni, che negli States dava occupato quando eri connesso a Internet e che non mi aveva convinto). Magari tra un po&#8217; esce un iPad numero 2 che fa fare al prodotto il vero salto di qualità, così come è accaduto con l&#8217;iPhone 3G.<br />
Oppure c&#8217;è qualcosa che mi sono perso (e non sono l&#8217;unico, tenendo conto che personalmente sospendo il giudizio e sto alla finestra, ma noto in giro un po&#8217; di delusione, perfino su siti come Gizmodo ed Engadget, normalmente servilissimi quando si tratta di Apple) e Apple finisce per rifondare 3 o 4 mercati, rivoluzionare il mercato dei media, cancellare la fame nel mondo, donare la vista a Stevie Wonder e far vincere le elezioni al PD.<br />
Oppure accettiamo che Apple abbia prodotto il suo <a href="http://enrico-sola.tumblr.com/post/356337627/post-apocalittico" target="_blank">Zune marrone</a> e tiriamo avanti.</p>
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		<title>Di sfuggita dentro a un bar</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 23:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[In verità era una sala giochi del centro di Sanremo, malfrequentata. Mille lire cambiate facevano dieci gettoni e un &#8220;fai in fretta!&#8221; da parte di una mamma indecisa se essere scocciata o preoccupata per l&#8217;umanità vagamente tossicofila che animava il locale. Il fatto è che in sala giochi tu *non vuoi* fare in fretta, anzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In verità era una sala giochi del centro di Sanremo, malfrequentata. Mille lire cambiate facevano dieci gettoni e un &#8220;fai in fretta!&#8221; da parte di una mamma indecisa se essere scocciata o preoccupata per l&#8217;umanità vagamente tossicofila che animava il locale. Il fatto è che in sala giochi tu *non vuoi* fare in fretta, anzi il tuo obiettivo è far fruttare quelle 10 monete strane e trasformarle in sensazioni videoludiche. Prolungate, se possibile.</p>
<p>Ecco perché sono certo che, preso già a nove anni da una logica utilitaristica, ho speso i primi due gettoni su un videogioco sicuro: uno di quelli che boh non è che ti diverta poi tanto, ché magari lo conosci a memoria. Però era un gioco in grado di garantirmi un quarto d&#8217;ora abbondante di partita ininterrotta, senza farmi perdere soldi e senza farmi sfigurare nell&#8217;effimero spazio di &#8220;tre vite e game over&#8221; di altri giochi tutti da scoprire.</p>
<p>Con otto gettoni rimasti potevo sbizzarrirmi, provare nuovi coin-op, farmi affascinare dalla grafica di qualche nuovo gioco, insistere con la mia bestia nera <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gyruss" target="_blank">Gyruss</a> (che pare fosse un gioco relativamente facile, ma avevo seri problemi ad adattarmi all&#8217;astronave che girava in tondo invece che spostarsi lungo i quattro assi) oppure spaccarmi gli occhi su <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Zaxxon" target="_blank">Zaxxon</a>, altro gioco che metteva in evidenza il mio disagio col 3D, per quanto &#8220;pseudo&#8221; e isometrico.</p>
<p>Ma se parlo delle mie idiosincrasie videogiocose divago. Ciò che rende rilevante quel pomeriggio di un giorno di luglio nuvoloso in luogo di mare è che, nella seconda stanza della sala giochi, troneggiava lui: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dragon's_Lair" target="_blank">Dragon&#8217;s Lair</a>.</p>
<p>Nel 2009 blateriamo volentieri di &#8220;wow effect&#8221;, ma quello che avevo di fronte agli occhi era veramente da urlo: in un&#8217;epoca in cui la grafica migliore consisteva in una manciata di pixel più o meno disposti ad arte, Dragon&#8217;s Lair era molto più che un salto generazionale in termini tecnologici. Era chiedere troppo e ottenere ancora di più. Era il futuro del futuro del futuro. Guardare per credere: il confronto con un gioco &#8211; peraltro di successo: Manic Miner &#8211; uscito lo stesso anno è impietoso, dal punto di vista grafico.</p>
<p><a href="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2009/12/manicminerscreen1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-244" title="manicminerscreen1" src="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2009/12/manicminerscreen1.jpg" alt="manicminerscreen1" width="380" height="283" /></a><br />
<a href="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2009/12/dragonslair_010-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-243" title="dragonslair_010-2" src="http://www.enrico-sola.com/wp-content/uploads/2009/12/dragonslair_010-2.jpg" alt="dragonslair_010-2" width="380" height="283" /></a></p>
<p>Avevo di fronte agli occhi un videogioco che aveva la grafica di un vero e proprio cartone animato. E non uno di quelli televisivi, con pochi frame e i fondali ricorsivi. Quello era un cartone del cinema, come Peter Pan, Bianca e Bernie, animato da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Don_Bluth" target="_blank">Don Bluth</a>, che era uno degli animatori più bravi della vecchia scuola Disney. Solo che quel cartone animato lì si comandava con il joystick. Non mi sembrava tecnicamente possibile. E tuttora non riesco a immaginare a qualcosa che, se si materializzasse ora sulla Terra, riuscirebbe a essere altrettanto futuribile.</p>
<p>Sarà che da bambini si è più propensi alla meraviglia, ma la visione di quel gioco lì, con quella grafica che sembrava provenire da mille anni dopo, è una delle emozioni tecnologiche più grandi che ho avuto. Giusto l&#8217;installazione fortuita &#8211; all&#8217;epoca del DOS &#8211; della primissima demo di Doom mi aveva dato qualche brivido, ma non c&#8217;era paragone.</p>
<p>Ricordo che ogni partita a Dragon&#8217;s Lair costava 4 gettoni. E si moriva subito, perché era un gioco impossibile, con un meccanismo stupido e indegno della grafica (si trattava di produrre, quadro per quadro, sequenze di movimenti col joystick: bastava avere molti soldi da spendere e un po&#8217; di buona memoria; in alternativa l&#8217;esperienza era frustrante). Però era una gioia a vedersi e ogni partita richiamava una decina di spettatori che, tacitamente, si scambiavano occhiate meravigliate quadro dopo quadro. Preso da timore reverenziale (non ero degno), non ho mai giocato una singola partita a Dragon&#8217;s Lair. Ma ne ho spiate centinaia, stupito.</p>
<p>Poi uno dice che non bisogna abbandonarsi al progresso, che non bisogna cedere al determinismo tecnologico, che la fede nelle magnifiche sorti e progressive è ingenua e via con la puntina sul disco dello scetticismo da birreria.<br />
E finirebbe pure per avere ragione.</p>
<p>Però ora quel gioco, quella sorta di futuro impensabile che &#8211; reale come non mai - si era materializzato dal nulla un pomeriggio di 26 anni fa, è un&#8217;applicazione da pochi euro (occhio e croce il valore di 4 gettoni del 1983) <a href="http://itunes.apple.com/it/app/dragons-lair/id341837564?mt=8" target="_blank">sull&#8217;iPhone</a> (occhio: il link apre iTunes). E non è un surrogato, né uno dei tremila porting tristi che sono stati fatti nel corso degli anni per computer, DVD e console: è quel gioco lì, con quella grafica di allora, pixel per pixel. E sta in un taschino, a portata di mano. E Dirk ha vite infinite.</p>
<p>Gettoni illimitati e Dragon&#8217;s Lair disponibile dove e quando voglio: posso morire felice.<br />
Ed è esattamente quello che è successo al mio bambino interiore: morto per avvenuta soddisfazione dell&#8217;ultimo sogno infantile, quello impossibile, iperbolico, irrealizzabile.<br />
Tocca fare gli adulti al 100%, ora. Anzi, tra 5 minuti, mamma, ché prima mi tocca salvare Daphne dal drago Singe e sono incastrato all&#8217;ultimo quadro.</p>
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