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	<title>Suzukimaruti &#187; sgradevolezze</title>
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	<description>il blog di Enrico Sola</description>
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		<title>Trofeo Berlusconi</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 00:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giuoco (lui direbbe così) della pallavolo ci sono alzate talmente facili che quasi dispiace trasformarle in schiacciate micidiali, perché si rischia di essere banali e annoiare il pubblico a bordo campo. Ci sono anche occasioni in cui l&#8217;alzata è perfetta e gli avversari, già che ci sono, sono andati un attimo al bar. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giuoco (lui direbbe così) della pallavolo ci sono alzate talmente facili che quasi dispiace trasformarle in schiacciate micidiali, perché si rischia di essere banali e annoiare il pubblico a bordo campo.</p>
<p>Ci sono anche occasioni in cui l&#8217;alzata è perfetta e gli avversari, già che ci sono, sono andati un attimo al bar. E la rete è alta sì e no un metro e venti a essere generosi. E il campo è enorme: impossibile tirarla fuori.</p>
<p>Di fronte a meraviglie come</p>
<blockquote><p>&#8220;statista di rara capacita, che conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi che compongono una società solidale fondata sull&#8217;amore, la tolleranza e il rispetto per la vita&#8221;</p></blockquote>
<p>non vale nemmeno la pena schiacciare.<br />
Ma forse non ha neanche senso partire da casa col borsone e giocare la partita, suvvia.</p>
<p>Devo per forza fare una battuta su una cosa così? Non ce la faccio: troppo facile. O forse troppo difficile, perché si ride già.</p>
<p>La mia unica preoccupazione è che tra una cinquantina d&#8217;anni racconterò tutto questo ai miei innumerevoli nipoti e rischierò di non essere creduto.<br />
Già me li vedo: &#8220;Oh, raga, nonno è sclerato di brutto, forse l&#8217;adesivo per dentiere gli dà alla testa! Racconta da giorni &#8216;sta storia di Berlusconi e del premio come &#8216;statista di rara capacità&#8217;: ormai è andato del tutto e confonde i ricordi con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=M67SNhF0HgM" target="_blank">Fantozzi</a>, come quella volta che ha cercato di farci credere che a un certo punto in Italia avevano candidato Pippo Franco!&#8221;. (prometto di diseredare gli eventuali nipoti, qualora parlino così street-style).</p>
<p>Ci sono casi in cui la realtà supera la più perversa delle immaginazioni. Ed è finita nuovamente così: hanno vinto loro. Si sono presi pure la satira. Loro, con milanesissima operosità, la fanno accadere per davvero. Mica come quegli sfaticati dei comici comunisti che si limitavano a scriverla sui loro giornalacci.</p>
<p>Il fatto è che loro incarnano perfettamente il concetto di &#8220;fantasia al potere&#8221;. Noi, invece, siamo prevedibili.<br />
E lo so già che nei prossimi giorni salterà fuori un generatore automatico online di premi del cazzo e tutti giù a pubblicarne i risultati sui socialcosi, tipo &#8220;paracadutista di rara simpatia, che conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il catamarano verso un postribolo di donne e di uomini liberi che compongono una tavolata canterina fondata sul varietà, sui funghi porcini e il rispetto per la zia&#8221;.</p>
<p>Poi Michele Serra scriverà (benissimo, come al solito) un&#8217;Amaca un po&#8217; comica e un po&#8217; triste, Stefano Benni si farà dare qualche pagina dall&#8217;Espresso e produrrà un pezzone divertentissimo inventandosi premi equipollenti per i ministri più in vista (già mi vedo il trofeo &#8220;minchia tanta&#8221; per La Russa e il premio &#8220;statura morale&#8221; per Brunetta) e sicuramente Repubblica farà una raccolta firme online o qualche giochino del tipo &#8220;fotografati mentre abbracci il Duomo di Milano per dire di no al premio a Berlusconi&#8221; e per settimane l&#8217;homepage di repubblica.it sarà invasa da fotografie dell &#8220;popolo delle guglie&#8221;.<br />
Qualcuno del PD dirà che &#8220;la Milano democratica, etc, etc&#8221; e la butterà sul serioso, Di Pietro tirerà fuori un paragone col fascismo e se va bene Capezzone farà una dichiarazione del tipo &#8220;siete tutti invidiosi, perché l&#8217;unica cosa che avete vinto in vita vostra è una minimarcia di Topolino&#8221;.</p>
<p>Insomma, è un film già visto, il nostro. Loro, invece, sono dei geni, ben oltre i Monty Python. Bisognerebbe premiarli per questo.</p>
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		<title>Et dona ferentes</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 17:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni è scoppiata una polemica sfinente su un evento (gli Stati Generali della Città di Catania), organizzato dal Comune di Catania, in cui sono stati ospitati &#8211; con vitto, alloggio e trasporti spesati &#8211; un tot di blogger o giù di lì. L&#8217;oggetto del contendere era la possibilità, ventilata dall&#8217;autore del thread linkato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni è scoppiata <a href="http://friendfeed.com/maxkava/638c5666/innovact-telecom-italia-parliamo-di-working" target="_blank">una polemica sfinente</a> su un evento (gli Stati Generali della Città di Catania), organizzato dal Comune di Catania, in cui sono stati ospitati &#8211; con vitto, alloggio e trasporti spesati &#8211; un tot di blogger o giù di lì.</p>
<p>L&#8217;oggetto del contendere era la possibilità, ventilata dall&#8217;autore del thread linkato qui sopra, che l&#8217;evento sia in realtà finanziato surrettiziamente da Telecom Italia e che il tutto sia una cortina di fumo, in cui le spese per il marketing e le PR dell&#8217;evento siano enormemente superiori ai soldi investiti per finanziare progetti innovativi.</p>
<p>Il tema può essere interessante, eh, ma personalmente chi se ne frega: mi sembra inevitabile che iniziative di questo genere siano più PR che sostanza e magari il main sponsor reale giochi a nascondino. Siamo sempre su quel brutto confine alla berlinese in cui da un lato c&#8217;è il marketing e dall&#8217;altro c&#8217;è la marchetta più o meno ben mascherata e non sai mai bene dove stai camminando. Dopo un po&#8217; ci si fa l&#8217;abitudine.</p>
<p>In compenso mi pare che sia molto più interessante capire in che modo il Comune di Catania, che <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200707articoli/24205girata.asp" target="_blank">aveva accumulato uno dei più grandi debiti al mondo</a>, con una situazione finanziaria disastrosa e una gestione politica berlusconiana che in passato ha fatto solo danni e <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/10/crac-scapagnini-coinvolto.shtml?uuid=7abcc5ca-9866-11dd-864f-1cb00e20a2dc&amp;DocRulesView=Libero&amp;correlato" target="_blank">prodotto 47 avvisi di garanzia</a>, si possa permettere di pagare vitto, alloggio e trasporti ai blogger e non si possa permettere di pagare i servizi basilari ai cittadini.</p>
<p><a href="http://www.gaspartorriero.it/2010/03/lo-sponsor-degli-stati-generali-di.html" target="_blank">Gaspar</a> ha notato che c&#8217;è uno sponsor piuttosto munifico che rende possibile l&#8217;esistenza della manifestazione. Pare sia <a href="http://www.onesrl.com/pages/homepage.php" target="_blank">un&#8217;agenzia di casting di Roma</a>, che non ha nemmeno un link sul sito della manifestazione e tra l&#8217;altro ha un sito incompleto fermo al 2007. Sì, infatti, chi glielo fa fare? Sarebbe bello saperlo, anche perché più che munifico, direi che lo sponsor è tendente all&#8217;autolesionistico, viste le cifre in ballo e la visibilità di ritorno, pari a poco più di zero.<br />
Ma forse sono io che penso male e nel paese governato dal partito dell&#8217;Amore c&#8217;è finalmente qualcuno che dà via i soldi così, svulazzando garrulo, senza chiedersi il perché. Finisco sempre per fare la parte della brutta persona: ho il nuovo miracolo italiano sotto gli occhi e invece che commuovermi mi insospettisco.</p>
<p>Boh, fossi stato un blogger (&#8230;), sicuramente avrei passato qualche minuto a cogliere l&#8217;involontario umorismo del <a href="http://www.statigeneralicatania.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=54&amp;Itemid=2" target="_blank">programma della manifestazione</a>, con convegni dai titoli-perla tipo &#8220;Catania città pulita&#8221;  (<a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/spazzini-catania/spazzini-catania/spazzini-catania.html" target="_blank">davvero?</a>) o &#8220;Catania città efficiente&#8221; (<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/20/sicilia-bocciata-in-qualita-della-vita-palermo.html" target="_blank">sicuri?</a>).<br />
Poi, prima di farmi regalare un viaggio da un Comune di quel genere e in quella situazione politica, amministrativa e finanziaria, ci avrei pensato su due volte. Anzi, avrei detto subito di no, con tutto il fiato che mi resta, dopo le risate.</p>
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		<title>Il Venerabile Maestro e chi lo venera</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 13:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho prodotto la seconda puntata della mia panoramica sull&#8217;irriverenza online. La trovate come sempre sull&#8217;edizione online di Aprile. In questo caso si parla di détournement online, cioè della deriva di prodotti mediatici in altri prodotti mediatici, al fine di cambiarne il senso, spesso ribaltando il significato del prodotto di partenza. Alla fine, onde evitare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho prodotto la <a href="http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=13623" target="_blank">seconda puntata</a> della mia panoramica sull&#8217;irriverenza online. La trovate come sempre sull&#8217;edizione online di <a href="http://www.aprileonline.info/" target="_blank">Aprile</a>.</p>
<p>In questo caso si parla di détournement online, cioè della deriva di prodotti mediatici in altri prodotti mediatici, al fine di cambiarne il senso, spesso ribaltando il significato del prodotto di partenza.</p>
<p>Alla fine, onde evitare di farla più lunga del solito, nell&#8217;articolo faccio tre esempi. Il primo è il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Google_bomb" target="_blank">Google bombing</a>, che in effetti rovesciava (uso i verbi al passato perché pare che ora non si possa più fare) il fine stesso del fare una ricerca, pilotandone i risultati.</p>
<p>Il secondo riguarda <a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/11/09/glenn-beck-loses-claim-ag_n_351458.html" target="_blank">l&#8217;uso politico della registrazione di domini</a>. E&#8217; una tecnica decisamente originale e forse di scarsa applicabilità e ha colpito Glenn Beck, il più scorretto e retorico tra i predicatori di Fox News.</p>
<p>Il più interessante, però, è il terzo, perché credo meriterebbe un po&#8217; più di attenzione.</p>
<p>Accade questo: un gruppo di simpaticoni ha fondato per ridere un paradossale gruppo su Facebook chiamato &#8220;<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=144271750751&amp;ref=search&amp;sid=698671800.712113624..1" target="_blank">Comitato per la integrale riabilitazione di Licio Gelli</a>&#8220;, ovviamente per stigmatizzare la contiguità politica tra il programma della destra berlusconiana al potere e il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_di_rinascita_democratica" target="_blank">Piano di Rinascita Democratica</a> prodotto dalla Loggia P2.</p>
<p>Nonostante il gruppo sia palesemente scherzoso e giochi sul paradosso &#8211; basta osservare che i due amministratori si fanno chiamare &#8220;Magister Venerabilis&#8221; e &#8220;Ics Ipsilon Zeta&#8221; &#8211; ci sono cascati in tanti. Curiosamente non gli allarmisti di sinistra, quelli che fanno le raccolte firme di Repubblica, ma i militanti di destra.</p>
<p>Basta dare un&#8217;occhiata all&#8217;elenco dei fan che vogliono riabilitare il Venerabile Maestro* ed ecco che vengono fuori la Gioventù Italiana dell&#8217;Alto Adige, Azione Giovani di Asti, la Giovane Italia di Asti, la Giovane Italia dei Nebrodi, Azione Giovani di Reggio Emilia, il Circolo PdL di Roccapiemonte, Azione Giovani di Rende e la Giovane Italia dell&#8217;Alcantara.</p>
<p>Sono tutte associazioni organiche al PdL. Tutti gruppi e associazioni che si dichiarano senza problemi fan di un tentato golpista e apertamente antidemocratico. Il tutto in uno scenario in cui perfino Berlusconi stesso, che era iscritto alla P2, ha sempre vissuto la cosa con estremo imbarazzo, non certo un&#8217;attività di cui andare fiero.</p>
<p>Paura, eh?</p>
<p>Chissà cosa ne dicono il PdL di Asti, di Reggio Emilia e dell&#8217;Alto Adige.</p>
<p>In verità, più che  ciò che mi spaventa di più è constatare che i suddetti berlusconiani, dall&#8217;Alcantara ad Asti, non sono stati in grado di distinguere una pagina apertamente paradossale e scherzosa da una seria. Ci sarebbe riuscito perfino un bambino, neanche tra i più svegli. Il fatto che si siano associati pubblicamente a idee mostruose, semmai, è un&#8217;aggravante.</p>
<p>* risparmiatevi pure le ironie sul fatto che tra  gli iscritti c&#8217;è pure l&#8217;Associazione Giovani Organettisti, perché in privato le abbiamo già fatte tutte.</p>
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		<title>(we don&#8217;t need this) Fashion Groove Thang*</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 02:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla fine sono riusciti a trascinarmi. Anzi, a dire il vero non hanno dovuto nemmeno insistere troppo, perché lo spirito dell&#8217;antropologo della domenica è prevalso su quello dello snobbettino di sinistra. Fatto sta che sono andato a visitare il negozio milanese di Abercrombie &#38; Fitch, pur avendo anticipato &#8211; nell&#8217;ovvio disinteresse generale per le mie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine sono riusciti a trascinarmi. Anzi, a dire il vero non hanno dovuto nemmeno insistere troppo, perché lo spirito dell&#8217;antropologo della domenica è prevalso su quello dello snobbettino di sinistra.</p>
<p>Fatto sta che sono andato a visitare il negozio milanese di Abercrombie &amp; Fitch, pur avendo anticipato &#8211; nell&#8217;ovvio disinteresse generale per le mie &#8220;posizioni&#8221; &#8211; che non avrei comprato nulla di quella marca lì <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/08/26/sulla-felpa-che-noi-portiam/" target="_blank">da italiani all&#8217;estero</a>.</p>
<p>Snobismi a parte, nei tre piani del negozio di Corso Matteotti non ho visto un singolo capo che mi interessasse, salvo una giacca esibita in una teca di vetro e introvabile tra gli scaffali, ma chi se ne frega. Il fatto è che mi è sembrato davvero impossibile occuparmi di vestiti in una discoteca.</p>
<p>Sì, una discoteca, perché Abercrombie &amp; Fitch è quello. L&#8217;intera store-experience è mutuata dal mondo del nightclubbing e per qualche motivo è un effetto ricercato: qualcuno nell&#8217;ufficio marketing di A&amp;F deve averci pensato e si è convinto che la discoteca è un&#8217;ottima evoluzione estetica del buon vecchio negozio. Avrà le sue ragioni.</p>
<p>Sarà che mi evoca antipatici ricordi pre-cortina di ferro, ma le file di fronte ai negozi mi stanno sulle balle a priori. Da Abercrombie &amp; Fitch non c&#8217;è modo di non fare la fila: te la fanno fare i buttafuori all&#8217;ingresso, proprio come in discoteca: è una tecnica da quattro soldi del clubbing e serve a far credere alla gente che il locale sia strapieno, per generare il solito ovvio effetto: la gente va dove c&#8217;è altra gente, possibilmente tanta.</p>
<p>Dopo 10 minuti di coda (inutile, visto che il negozio è tutto tranne che strapieno), l&#8217;ingresso regala visioni che possono stare nell&#8217;album dei ricordi di qualsiasi avanzo di balera: buttafuori con la faccia cattiva di fronte alle porte e, dopo i loro grugni, un ambiente buio e senza luce naturale, illuminato da pochi faretti e pervaso da musica quattroquarti fortissima, roba per cui parlare coincide col gridare.</p>
<p>Per rafforzare l&#8217;effetto disco (quella deleteria anni Ottanta, con l&#8217;ingresso donna, il tavolino a bordo pista e un 12 pollici a caso di Baltimora che suona a volumi insani), ecco i cubisti e le cubiste. Sto parlando del famigerato &#8220;personale-immagine&#8221; che pare sia un&#8217;apprezzatissima caratteristica dei negozi Abercrombie &amp; Fitch e sia diventato un piccolo mito qui nella provincia tristanzuola dell&#8217;Occidente: ragazze e ragazzi carini (non direi esattamente fotomodelle e fotomodelli di prima o seconda scelta, ma comunque bella gente, con un canone estetico ben preciso, molto wasp: maschi palestrati e femmine rigorosamente bionde coi capelli lisci) che, in una sorta di divisa da boscaiolo accoppiata con delle inspiegabili infradito, balla negli angoli morti del negozio, sculetta e, se incrocia il tuo sguardo, ti rivolge un cordiale &#8220;Hello, what&#8217;s goin&#8217; on!&#8221; sempre uguale.<br />
Mancavano giusto un privé con un assessore craxiano e i bagni con la gente impastata di bamba ed era un tuffo perfetto nella Milano da bere.</p>
<p>No, non voglio cascare in vecchi schematismi d&#8217;epoca. Però l&#8217;impressione generale è che la strategia del &#8220;diffondi la figa nell&#8217;ambiente e la gente arriverà in massa&#8221; sia l&#8217;unica vera scelta strategica di A&amp;F nei suoi negozi. E le facce di gran parte dei clienti maschi presenti in loco (le uniche che credo di saper giudicare) sanno di comitive di turisti gabbati dalle entraineuses nei night dell&#8217;Est Europa, di gente che fa la fila all&#8217;Hollywood per guardare da lontano le modelle e di adolescenti che non hanno ancora capito che la cameriera bona è una feature della birreria, non una speranza concreta.</p>
<p>Fedelissimo da tempo immemore al motto &#8220;God is a dj&#8221;, sono l&#8217;ultima persona che può mettersi a fare del trito moralismo sulle discoteche e meno che mai lo farei su un negozio che ha &#8220;discotechizzato&#8221; la sua in-store experience, anche se è una scelta di cattivo gusto.</p>
<p>Però sono uscito &#8211; frastornato, come tutti &#8211; con seri dubbi sulla strategia di A&amp;F. Pur amando il clubbing mi sono chiesto quanto sia intelligente produrre un&#8217;esperienza di quel genere. Abercrombie &amp; Fitch alla fine è un posto rumoroso (in cui peraltro suonava della house commerciale vocale di infimo livello) in cui si vede male, si cammina un po&#8217; storditi nella penombra e in cui non si capisce la logica con cui sono disposti i prodotti.</p>
<p>Anzi, l&#8217;impressione è che i signori Abercrombie &amp; Fitch abbiano buttato i vestiti qua e là alla cazzo di alce (l&#8217;espressione &#8220;alla cazzo di cane&#8221; la riserviamo per la <a href="http://www.harmontblaine.it/">Harmont &amp; Blaine</a>, casomai i suoi negozi fossero disordinati). Ecco, più che una discoteca il negozio milanese di A&amp;F ricorda il guardaroba di una discoteca. Uno in cui hanno fatto casino con i tagliandini numerati.</p>
<p>Fortunatamente trovo orribili i vestiti A&amp;F, perché in un ambiente ansiogeno di quel genere non riuscirei a comprare nulla, anzi avrei perfino difficoltà a parlare coi commessi, visto che bisogna gridare per farsi capire.<br />
Certo, sorge maligno il dubbio che qualcuno nell&#8217;ufficio marketing di A&amp;F abbia letto malamente &#8220;<a href="http://www.anobii.com/books/I_persuasori_occulti/9788806113766/01fc0de7162c8663d8/">I persuasori occulti</a>&#8221; e si sia convinto davvero che il consumatore opportunamente stordito è più propenso a spendere e a farsi menare per il naso, ma non vorrei sopravvalutare il management. Quella è gente che di solito non legge niente, mai, per nessun motivo.</p>
<p>Immaginando che qualcuno &#8211; magari un sordomuto &#8211; riesca a comprare vestiti in un contesto danzereccio, c&#8217;è da questionare l&#8217;intelligenza di mettere maschi palestrati e femmine notevoli, vestiti con gli abiti in vendita, a due passi da gente &#8220;normale&#8221;. Cioè, magari tu sei una ragazza che sta provando faticosamente un paio di jeans, scoprendo che ti tirano sul culo e ti vanno lunghi e nel mentre passa una venere con 15 anni meno di te a cui gli stessi jeans sembrano dipinti addosso col pennello da miniature. Boh, a me passerebbe la voglia.</p>
<p>Alla fine la visione più rassicurante erano le ragazze che facevano le pulizie. Persone normali, in grembiule, un paio perfino carine e non biondo-stereotipo. Mentre ramazzavano i pavimenti talvolta parevano lanciare sguardi solidali, forse complici: là fuori c&#8217;è un mondo un po&#8217; più vario e meno asfissiante. Abbiamo guadagnato l&#8217;uscita, con sollecitudine.</p>
<p>*qui non si è persa la mania per i titoli criptici, che rispondono a mie intime derive musicofile di cui, evidentemente, non posso fare a meno</p>
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