Previously on strike*

February 8th, 2008 § 5 comments § permalink

Post rapido e telegrafico ma pieno di speranze: Walter Veltroni ha appena annunciato che il PD candiderà il Dotto Jack Shepard direttamente dall’isola di Lost, per la circoscrizione elettorale dell’Oceania riservata agli italiani all’estero (e non preoccupatevi per la nazionalità, Jack ha annunciato che, per ottenerla, è disposto a sposare la prima donna italiana che si fa avanti; ci sono volontarie?)

a quanto pare lo sciopero della WGA (la Writers Guild Association, non la risoluzione 800×480 degli schermi), cioè il sindacato degli autori televisivi è finito ed è stato trovato un accordo! Si tratta di uno sciopero decisamente “pesante” per noi spettatori, visto che va avanti da molti mesi e ha bloccato praticamente tutta la tv americana, impedendo a tutte le serie di uscire da un certo punto in poi.

Per ora l’unico a dirlo è nientemeno che Michael Eisner, cioè il capo della Disney (cioè l’azienda che possiede la ABC, cioè la televisione che trasmette Lost): non esattamente un estraneo al settore.

Normalmente le notizie sindacali mettono un po’ di noia, ma questa è decisamente importante, visto che ora gli autori torneranno a scrivere le puntate e, dopo una lieve attesa tecnica, le nostre serie preferite (e anche quelle non preferite) riprenderanno finalmente vita.

Insomma, iniziate ad oliare i client BitTorrent, perché si ricomincia.

 

* lo so che è da stupidini, ma vado molto fiero di questo titolo

Desperate viewers – una guida per capire se e quanto vedremo delle serie tv nel 2008

December 6th, 2007 § 14 comments § permalink

Presumo ormai tutti sappiamo che da qualche mese è in corso uno sciopero – con tanto di trattativa ad oltranza – degli autori televisivi statunitensi, riuniti nella Writers Guild Association. In sostanza gli autori, che poi sono quelli che fanno grande una serie tv, chiedono più soldi e che gli sia riconosciuto un ruolo maggiore nella catena del valore della tv seriale.

Facciamo finta di essere degli aridi menefreghisti e che questa sacrosanta protesta da parte di gente che, a mio giudizio, fa uno dei lavori più belli al mondo sia trascurabile. Bene, in quel caso credo ci interesserà molto sapere che, poiché gli auotri delle serie tv sono in sciopero, ovviamente non lavorano e non scrivono altre puntate delle nostre serie preferite. E se non le scrivono i registi non le girano, gli attori non le recitano, ecc.

Tradotto in termini ancora più allarmanti: ragazzi, quest’anno restiamo senza serie. Già, perché anche se si mettono d’accordo (cosa peraltro improbabile, attualmente), siamo piuttosto inguiaiati: le puntate non sono state nemmeno scritte, figuriamoci quanto tempo ci va a girarle.

Ecco, se volete sapere quante puntate della vostra serie preferita sono state girate pre-sciopero e se volete capire se avrete qualche chance di vedere qualcosa quest’anno, trovate tutte le informaizoni – serie per serie – qui.

Così scoprirete che la puntata di domenica scorsa di Desperate Housewives è stata l’ultima che avevano nel cassetto. Le altre vanno scritte, approvate, girate, ecc. Se ne parla con mooooooolto comodo.

Mi duole dirvi di Lost: già la stagione è corta e inizia a febbraio, ma su 16 puntate ne hanno registrate solo 8. Mezza serie, con tutti i misteri lì appesi. Fortunatamente inizia a febbraio, quindi se si mettessero d’accordo ora potrebbero recuperare in corsa, magari con un po’ di attesa. Noi siamo pazienti e speranzosi, come Penelope (Widmore).

(detto tra noi, cari producer di Lost, se per caso vi serve un crumiro che prenda il posto degli scioperanti, contate pure su di me: in terza elementare ero bravissimo a scrivere racconti, poi ho smesso ma mi è rimasto il tarlo narrativo inespresso. Sono certo che se mi prendeste come autore il pubblico gradirebbe molto, anche perché sarei un maghetto nel “colpo di scena + gnocca gratis” che ultimamente caratterizza le puntate di Dexter. Che ve ne pare di una scena in cui Kate sfugge al mostro fumoso in underwear che, disgraziatamente, si impiglia nei tanti rovi dell’isola misteriosa? O un litigio tra la coreana e Juliette, curiosamente cascate seminude in una pozza di fango? Secondo me questa formula crossover tra Lost e un qualsiasi video degli ZZ Top spaccherebbe. E non vi sto a dire cosa potrebbe capitare in Desperate Housewives e in Heroes)

Mi chiamo Dexter, per gli amici “Veronica”

October 19th, 2007 § 11 comments § permalink

In questi giorni in casa siamo alle prese con Dexter, mini-serie televisiva del momento (solo 12 puntate all’anno, anche se lunghe) che racconta le avventure di un solitario consulente dei CSI di Miami (niente a che vedere con l’omonima serie con protagonista il gemello segreto di Osvaldo Bevilacqua) che, nel tempo libero, è un “serial killer etico”* (cioè se la prende solo con cattivi doc, certificati da Carlin Petrini in persona).

Nel frattempo Sky si è messa a ritrasmettere Veronica Mars, altra serie amata da queste parti, per di più snaturandola completamente nei promo (in cui la serie sembra un film sentimentale per adolescenti; ogni volta che li vedo aderisco per 15 minuti ad Al Qaeda).

Presi da una insana visione olistica dell’universo della fiction televisiva, per cui tutto rimanda a tutto, qui abbiamo deciso che le due serie sono strettamente imparentate e che Dexter sia – mutatis mutandis – una versione maschile ed East Coast di Veronica Mars. Il che, mi sia concesso, è un motivo in più per guardarlo.

Va da sè che il post ha senso solo se siete pratici delle due serie (e se non lo siete, siatelo!) ed è a tutti gli effetti una macroscopica pippa mentale che ho dovuto produrre perché altrimenti Svaroschi non ci dorme la notte.

 

Dropout

Sia Veronica Mars che Dexter Morgan sono due individui completamente isolati dalla società che li circonda. Lei vive da aliena in un telefilm che detesta, cioè The OC, lui vive da alieno atarassico in un mondo di sentimenti (in senso lato).
Quel che è certo è che sono due persone isolate e spesso ostracizzate da the rest of the world. E se qualcuno prova ad avere contatti con entrambi è per un equivoco.

 

Una vita a fare finta

Veronica e il suo gemello Dexter fingono. Lo fanno sempre, un po’ per mestiere, un po’ perché gli piace, un po’ per nascondersi in mezzo agli altri. E se non fingono, glissano. Cosa che porta ad effetti talvolta mostruosi. Sì, lo so che scopro l’acqua calda a dire che un’investigatrice e un serial-killer fingono, ma nessuno gli ha prescritto di fingere anche quando escono dai loro panni psico/professionali. O forse non riescono ad uscirne?

 

Humor nero

C’è un filo rosso scuro che unisce Dexter e Veronica Mars ed è lo humor nero. Entrambi, isolati dal mondo in cui volenti o nolenti devono sguazzare, hanno un solo rifugio contro il male (quello vero, quello piccolo e quotidiano, fatto di meschinità, cattivo gusto, mediocrità, ecc.) ed è la battuta caustica, perfida, che trasuda inevitabilmente un senso di superiorità dato per scontato. Il che poi è il bello delle due serie: due asociali (volenti o nolenti) che non possono fare altro che ridere di chi li emargina. E come tutti gli asociali, ridono da soli, con noi complici al di qua dello schermo.

 

Migliori degli altri

E’ palese che i due sono (e sanno di esserlo) migliori degli altri: più intelligenti, più attenti al dettaglio, più “svegli”, più bravi a mentire e a sfruttare la credulonità altrui (che evidentemente negli States, o nella rappresentazione che se ne dà in Tv, deve essere ai massimi livelli). Un po’ se ne compiacciono, anche perché la loro non è una superiorità da supereroi, utilizzata in modo sporadico e per singoli casi (insomma, il motivo per cui Eco dava del fascista a Superman, ricordate?), ma da veri e propri fighi. Cioè, sono superiori sempre rispetto agli altri. E gli unici che possono ambire a rivaleggiare con loro sono quelli come loro. Pochi, fortunatamente.

 

Giustizieri

Magari abbiamo un’idea diversa di giustiziere. Per dire, quelli nati nei miei anni se lo immaginano alla Charles Bronson con un pistolone fumante (espressione equivoca, lo capisco, superata a sinistra dal recentissimo “flauto spugnoso”) o alla Maurizio Merli mentre spara a qualcuno da un’Alfetta.
Però Veronica e Dexter sono giustizieri (individualisti: fanno giustizia quando gli gira e per cosa interessa loro, non si sognerebbero mai di affrontare il male del “sistema”, che accettano con palese pessimismo giansenista), pur non avendone il look. Poco importa che lei si vendichi col fioretto di una battuta o di una procurata figuraccia e lui lo faccia con la mannaia e il trinciapollo, il risultato è lo stesso: ogni tanto puniscono un cattivo e noi solidarizziamo (sentendoci morbosamente in colpa quando lo facciamo con Dexter, ma sotto sotto no, perché a noi pubblico a casa la legge del taglione un po’ piace), sorvolando su metodi ed esiti.

 

Padri ingombranti

Un’occhiata in famiglia rivela ancora più affinità tra i due. Madri? Zero, rimosse e lasciate lì per pochi fotogrammi (cioè, per un’intera stagione Veronica Mars cerca sua madre, poi la trova e viene liquidata dalla serie in sì e no 2 scene prima di sparire del tutto, per di più con un pretesto risibile).

In compenso i padri ci sono eccome. Ingombrantissimi, debordanti. Il che è paradossale, contando che uno è iper-presente in absentia. Eppure è così: genitori a modo loro “modello”, nel senso che hanno tracciato il solco e i figli si sono più che adeguati. Papi fa l’investigatore privato? Eccomi, dov’è la mia lente d’ingrandimento alla Sherlock Holmes? Papi, invece che farti chiudere in un manicomio criminale, decide che devi essere un control freak per incanalare la tua negatività omicida verso una sorta di sporadico giustizialismo alla cazzo di cane? Eccomi, farò i compiti alla lettera e non sgarrerò mai un secondo per tutta la vita.

In Veronica Mars tutta questa presenza incombente del padre ha perfino un po’ preso la mano agli sceneggiatori, al punto che per intere puntate si vedeva più Keith Mars, un inquietante sosia di Rubens Barrichello, che sua figlia.
In Dexter il padre compare sì e no ogni 5 minuti in una secchiata di flashback. E c’è una scena emblematica in cui Dexter, guardando una vecchia foto in cui suo padre fuori campo proietta un’ombra, realizza che suo padre “è sempre stato con me”. 

 

Ricordi perduti e un gigantesco “chi sono”?

Vogliamo sfogliare l’album dei ricordi di Veronica e Dexter? Oh che sorpresa: mancano un sacco di fotografie. Sì, entrambi hanno avuto un trauma di qualche genere che gli ha cancellato un pezzo di memoria. Memoria che contiene tutte le chiavi per risolvere le magagne e i demoni che li perseguitano da sempre, che ci volete fare.

Insomma, una trama costante nella serie è il tentativo prima di cacciare (perché spiacevole) e poi di recuperare (perché tanto va affrontata e non le si sfugge) la memoria rimossa.

In mezzo a tanta incertezza sul passato, ad entrambi capita pure di averne sul presente. Già, tutti e due ad un certo punto della loro vita si devono chiedere “chi sono?”. La domanda non è banale: entrambi hanno dubbi (Dexter fondatissimi, visto che sa di essere figlio adottivo) sulla loro identità, su quella dei loro genitori e non vivono la cosa benissimo. Anzi, ne approfittano entrambi per rimediare un bel test di paternità (ovviamente ottenendolo entrambi con l’inganno), perché non si sa mai.

 

Differenze?

A parte quelle anatomiche e a parte un intero continente di mezzo (lei sta in California e lui in Florida), le differenze sono poche.

Certo, in Dexter c’è un cattivo (?) da manuale, una nemesi da scoprire pian piano e interessantissima, forse più del protagonista (siamo ai livelli di Sephiroth in Final Fantasy 7, come “carisma del cattivo”). In Veronica Mars, invece, la nemesi è più opaca e addirittura cambia d’identità in itinere. 

La vera differenza, però, sta nell’appeal dei due (che, non neghiamocelo, piacciono da morire al pubblico di sesso opposto in quanto figure impossibili).

Lei piace perché è una sorta di Reese Whiterspoon (intesa come il suo personaggio classico) con il cervello, il senso dell’umorismo, la non superficialità (niente telenovelas, niente shopping, niente Avril Lavigne) e una pennellatina di indie che piace ai maschi. Insomma, il paradosso vivente della “bionda californiana” (sempre in senso lato: non offendetevi, bionde!) intelligente e non superficiale: una donna impossibile, punto.

Lui è il bel tenebroso all’ennesima potenza, con in più il vantaggio – per le donne – di sapere cosa pensa mentre sta in silenzio a tenebroseggiare (e lui, contrariamente ai bei tenebrosi nella realtà, pensa, esiste, si esprime: miracolo!). Poco importa che nella vita reale i silenzi carismatici dei bei tenebrosi tradiscano una più banale assenza di cose intelligenti da dire: l’afasia va di moda ed è giusto illudersi che dietro quel silenzio riempitivo ci sia qualcosa di bello e di reale che solo tarda a mostrarsi. Noi maschi facciamo così di fronte ad un push-up, loro di fronte ad un taciturno. Basta crederci.

 

Quindi?

Quindi il consiglio è di guardare entrambe le serie, sempre che Veronica Mars non ve la siate già goduta nella scorsa stagione. Così potete divertirvi a trovare affinità e divergenze tra il compagno Togliatti e noi. E se l’esercizio di stile vi piglia particolarmente, passate al livello successivo e lanciatevi in comparazioni ardite, per esempio scovando l’assoluta affinità tra Scooby-Doo e Ally McBeal o tra Friends e il segnale orario della Rai (questa è facile: nell’ultima stagione gli attori di Friends erano così bolsi e inespressivi, oltre che non più giovani, da risultare quasi entusiasmanti quanto la tipa che dice “Ore tre!”)

Se, invece, le avete già viste e morite di noia, trovatevi qualcosa da fare: mi sono studiato attentamente le nuove serie americane di quest’autunno e se va bene quelle degne di essere provate sono 4 o 5 al massimo e non è assolutamente detto che siano belle.

* la definizione si presta a dilemmi morali laceranti che lascio alla vostra insonnia; io ho già la mia, sorry

Altri funambolismi tecnologici con l’Archos 605 di cui bullarsi ai BarCamp (poi smetto)

October 17th, 2007 § 13 comments § permalink

Ma mano che passano i giorni scopro nuovi modi di utilizzare l’Archos 605 WiFi con cui recentemente mi sono fidanzato.

La scoperta più funky del giorno è che ho trovato il modo di crearmi una sorta di servizio Slingbox personalizzato.
Qui in Europa non è diffuso, ma lo Slingbox negli Stati Uniti è un piccolo mito tecnologico. Di fatto è uno scatolotto (tra l’altro con un design molto cool) che, se attaccato alla rete, permette agli utenti di usufruire via Internet dei contenuti audio e video ospitati sui computer di casa.

Mi spiego meglio. Sono in ufficio da un cliente, ho un’ora di anticamera da fare prima che mi degni di attenzione e allora, già che ci sono, decido di guardarmi una puntata di Dexter sul computer. Peccato che mi sia dimenticato di portarla con me. Che fare? 
Con uno Slingbox è facile: posso usare il WiFi del cliente, collegarmi alla mia pagina personalizzata (e protetta da password)sul Web e guardarmi in streaming la puntata dimenticata, proveniente direttamente dal computer di casa, per di più con un flusso ottimizzato per la banda a mia disposizione e per le capacità del dispositivo che sto usando (cioè, Slingbox funziona pure con i cellulari, i palmari, ecc.).

Non è fantascienza: negli States è pieno di gente che lavora fuori città, si registra la partita a casa e se la guarda col WiFi dell’albergo sul palmare o sul computer.

In assenza di Slingbox, che qui in Europa non credo sia in vendita, ci si deve ingegnare. Fortunatamente c’è un servizio simile, credo piuttosto noto: Orb.com.

In sostanza Orb ti fa scaricare un piccolo client (Windows only, sorry) che installi su un computer, trasformandolo in un server streaming online personale. Poi non fa altro che crearti una pagina Web personalizzata in cui, con un click, puoi vedere/ascoltare in streaming via Internet tutti i file audio e video che hai sul computer di casa (cioè, tutti i file che *vuoi* rendere accessibili a te stesso via remoto).

Orb è un servizio – gratuito e ad-based – che funziona da dio coi computer, ma finora ha sempre snobbato i dispositivi mobili (per dire, l’iPod Touch riesce a far funzionare lo streaming audio, ma coi video nisba). Ripeto FINORA.

Già, perché Orb.com funziona senza problemi sull’Archos 605 WiFi, sul quale posso tranquillamente, oltre all’audio, guardarmi in streaming i video archiviati a casa: basta attendere qualche secondo prima di premere OK e guardarsi il video a pieno schermo.
Perché l’Archos ci riesce e gli altri no? Semplice, perché l’adorabile gingillo è l’unico player multimediale con un browser compatibile con Flash. E fortunatamente Orb.com può mandare in streaming audio e video in formato Flash.
E la qualità dei video, che ovviamente dipende dalla banda disponibile, nelle varie prove che ho fatto è sempre stata alta (per i primi 2 o 3 secondi i video sono cubettosi, poi il sistema ingrana).

Cosa significa, in parole povere?
Significa, per esempio, che a fine mese dovrò stare per 2 settimane a Genova, causa Festival della Scienza, e – essendo tutto il giorno in giro – non potrò scaricarmi le nuove puntate di Desperate Housewives (che grazie a tvrss.net si scaricano automaticamente con uTorrent sul computer di casa, nelle cartelle abilitate allo sharing di Orb).
Però potrò guardarle ugualmente: mi bastano un’oretta libera in pausa pranzo, una connessione WiFi in ufficio e posso ficcare il naso nelle storiacce di Wisteria Lane, provenienti in streaming direttamente dal computer di casa (volendo c’è anche un’opzione per scaricarsi il file dal pc di casa, per i più esigenti).

Le possibilità offerte dal binomio Orb.com e Archos 605 WiFi sono tante, merito anche del fatto che l’interfaccia di Orb.com si adatta perfettamente al display dell’Archos (sull’Archos uso il look da mediacenter e lo trovo bellissimo).

La più interessante, sicuramente, è la possibilità di superare i limiti di capienza del player portatile. Non mi bastano 30 Gigabyte? E chi se ne frega: se sono sotto WiFi posso accedere in remoto a tutta la mia collezione musicale e a tutta la mia collezione di video digitali gelosamente conservata a casa in una teca ipogea guardata a vista da gendarmi incazzusi.

Quindi se mi viene una voglia insana di ascoltare una B-side di Califano che non ho copiato sull’Archos, appena trovo un Wi-Fi me la ascolto in streaming o me la copio direttamente dal pc di casa. Lo stesso se mi viene voglia di farmi una verticale di puntate di Halloween dei Simpsons, annata dopo annata. O se sono al lavoro e mi viene voglia di ascoltare un po’ di musica archiviata a casa.

Un’altra possibilità divertente è usare l’Archos 605 WiFi come televisore live.
Orb.com, infatti, è in grado di mandare in streaming anche feed video live. Basta avere un sintonizzatore tv sul computer (o uno esterno da acquisire live) ed ecco pronto un flusso in streaming tutto da guardare. Ci va solo qualcuno che ti cambi i canali a casa, ma non si può avere tutto (anche se sono certo che esiste una soluzione pure per questo problema)

Il season finale della terza stagione di Lost

May 25th, 2007 § 26 comments § permalink

E’ appena finita la terza stagione di Lost e a quanto pare non vedremo piu’ nulla fino a febbraio dell’anno prossimo. Vi risparmio il post annuale in cui dico che nell’attesa lancio i sassi dai cavalcavia per la disperazione: tanto sapete che dovete fare attenzione.

In compenso bisogna fare un accurato bilancio stagionale, visto che la terza stagione di Lost e’ stata sicuramente la piu’ disomogenea come esiti qualitativi delle puntate.

Diciamoci subito tutte le verita’: le prime 6 puntate – trasmesse una di seguito all’altra come una mini-serie e poi seguite da una pausa di 2 mesi – sono state narrativamente bruttine. Insomma, capitava poco, non veniva rivelato nulla e francamente ci siamo tutti un po’ irritati. L’impressione era che gli autori ci stessero prendendo un po’ troppo in giro menando il can per l’aia.

Per alcuni dev’essere stato difficile scaricarsi la settima puntata: le 6 precedenti in effetti avevano fatto danni  non trascurabili, facendo pure flettere enormemente la curva degli ascolti negli States.
Pero’ e’ capitato il miracolo.
Siamo franchi: passate le prime puntate disastrose, Lost ha ingranato la marcia e si e’ mosso con un passo invidiabile: un crescendo che ci ha portati fino al finale di stagione, coi suoi colponi di scenona (sorry).

Va riconosciuto agli autori di essere stati in grado di riprendere le redini della serie e tenere la gente incollata allo schermo, facendo proprio quello che, a detta di molti, avrebbe reso Lost meno interessante: rivelare un bel po’ di verita’ sui misteri dell’isola.

Alla fine anche i piu’ incazzati dopo il passo falso iniziale hanno ceduto e sono tornati a farsi prendere dalla storia. Le ultime 6 o 7 puntate di questa terza stagione, in effetti, sono state una vera e propria escalation di rivelazioni, di flashback in grado di spiegare la storia dell’isola, di sorprese, ecc.
Volevamo spiegazioni? Ce ne hanno date un bel po’, forse  addirittura troppe. Eppure la passione pare non sia scemata, anche perche’ sono sorti nuovi misteri, sebbene molti meno di prima.

Pur essendomi privato della sorpresa del season finale, devo ammettere che l’ultima puntata di questa stagione e’ una bomba. La confusione tra flashback e flashforward e’ strepitosa: i signori che scrivono questa serie sono stratosferici, se si mettono di buzzo buono. L’ultima scena, per chi non si e’ masochisticamente autospoilerato, e’ degna del geniale inizio della seconda stagione: tutto sembra filare liscio fino a quando si capisce che stiamo guardando tutto attraverso uno specchio e la realta’ e’ esattamente il contrario di quello che ci aspettiamo. Non a caso la puntata si intitola carrolianamente “Trough The Looking Glass”
Oggi Eio diceva su Twitter che Lost e’ la piu’ grande serie al mondo. Francamente lo penso pure io. Avevo un po’ cambiato idea, visto l’inizio fiacco di questa stagione, ma ho dovuto ricredermi. Alla fine e’ l’unica serie che mi fa scaricare le puntate, guardarle con un pizzico d’ansia e godermi ogni colpo di scena. Le altre le apprezzo, le guardo, mi divertono (quelle buone, ovvio), ma Lost e’ un’altra cosa. Saro’ io che sono limitato, ma per le altre non c’e’ storia: Lost e’ su un altro pianeta.

Insomma, c’e’ un cast di attori di secondo o terzo piano, un budget assolutamente basso se paragonato a qualsiasi produzione cinematografica delle major (cioe’, coi soldi di una puntata di Lost se va bene ci si puo’ permettere mezza giornata di Tom Cruise, per dire) eppure la gente e’ li’, attaccata al televisore.

Il merito? Tutto della narrazione. E’ una partitura d’orchestra assolutamete poco facile e a tratti un po’ farraginosa. Eppure tutto sta tornando, piu’ o meno: gli elementi sparsi qua e la’ lentamente si ordinano, i discorsi interrotti si completano e la storia prende una sua forma.

Se dovessi trovare una novita’ formale in Lost, non avrei dubbi: e’ la vittoria del soggetto e della sceneggiatura sul resto degli elementi della tv seriale. Si’, ok, non mancano i classici (la lacrima, una spolveratina di gnocca, un po’ di humour, un po’ di azione, ecc.), ma il pezzo forte e’ la storia, i suoi intrighi, le sue coincidenze perverse e – soprattutto – i suoi personaggi cosi’ poco americani, come identita’. Niente figure tutte d’un pezzo, niente buoni buoni e cattivi cattivi, nessun eroe senza macchia e nessun cattivone perfido che grida “il mondo e’ mio”.
Certo, c’e’ anche qualche elemento negativo. Personalmente non sono felicissimo che alla fine sia saltato fuori, anche se non in maniera preponderante, un innegabile elemento science-fiction/sovrannaturale. Pero’ fino a quando resta confinato in un ambito accettabile, ci sto. E non sono nemmeno tra i piu’ allegri nel vedere un flashforward in cui si capisce che, a modo loro, [SPOILER, NON LEGGETE SE NON AVETE VISTO IL SEASON FINALE] i due eroi riescono prima o poi a tornare a casa [/SPOILER]: avrei preferito tenermi un po’ il dubbio. Ma chi puo’ assicurarci che quello che abbiamo visto sia la verita’?
Lo scopriremo a febbraio.

(mio dio, febbraio… ho bisogno di un cavalcavia e di un sasso, presto!)

Spoiler is the new punk: tornano le magliette scioccanti, ma…

May 22nd, 2007 § 8 comments § permalink

Trent’anni fa i punk decisero di scioccare il mondo coi vestiti. Cosa idiota, se vista a posteriori, ma alla sua epoca piuttosto rilevante.
Ecco quindi le sedi ANPI in agitazione per le magliette dei punkettoni nostrani, tutte inspiegabilmente fiorite di svastiche o di immagini di Hitler. O i gesuiti imbesuiti (va che bel distico…) per la maglietta col crocifisso al contratio e la scritta “Destroy”.

Non che i punk capissero bene il senso di cosa indossavano: quel contava era scandalizzare, fare sensazione, dare fastidio, risultare inguardabili.

Trent’anni dopo, in pieno 2007, i nuovi punk non ricorrono piu’ alle obsolete magliette naziste o scandalose, tanto non si agita piu’ nessuno (un 30% di me aggiungerebbe anche un “purtroppo”). Vuoi far scappare la gente di fronte a te? Vuoi risultare inguardabile? Vuoi dare fastidio al prossimo?

Bene, comprati la maglietta-spoiler: una t-shirt che riporta in formato grafico e altamente leggibile una ventina di spoiler di libri, film e telefilm famosi , da Guerre Stellari a Donnie Darko, da Lost a Harry Potter. Chi vi rivolge lo sguardo non puo’ fare altro che voltare la testa infastidito e scazzato. Il tutto senza piercing, spille da balia messe chissa’ dove, abiti discutibili e altre menate di dubbio gusto.

Quasi quasi me la compro.

Spoiler su Lost: per ora le ha azzeccate tutte

May 18th, 2007 § 28 comments § permalink

Cavoli, mi sono inguaiato. Lo spoiler su Lost che ho letto e riportato (come link: non vorrei rovinare la sorpresa a chi non ci sta) finora si e’ rivelato esatto: ha ricostruito in anticipo di 4 giorni la puntata 21 “Greatest hits” in modo assolutamente preciso, scena per scena.

Quindi temo che la sua ricostruzione del season finale, cioe’ la puntata seguente, sara’ altrettanto precisa e affidabile. Uffa, mi sono rovinato il finale di stagione e so gia’ tutto.

Contando che mancano 2 puntate al finale della terza stagione di Lost e tenendo conto che la prossima sara’ una puntata riassuntiva, non ci resta che la puntatona da 2 ore che segna la fine-stagione.

E poi piu’ niente, fino a febbraio del 2008. Non so se reggo fino ad allora.

Valutate voi se leggere gli spoiler (che sono dettagliati e contengono tutta la sinossi del finale di stagione) o godervi il season finale senza essere informati preventivamente. Sappiate che sara’ un finale STRE-PI-TO-SO, con un colpo di scena finale che ci fara’ discutere fino a febbraio. E ci sara’ pure un ritorno inatteso e inspiegabile a complicare le cose. Non dico di piu’.

Lo spoiler definitivo su Lost. O una magic turtle?

May 16th, 2007 § 8 comments § permalink

Beh, sono capitato su questi spoiler di Lost (non so quanto affidabili, ma temo non poco) e teoricamente so tutto sulle ultime due puntate. Oppure mi sono fatto prendere in giro. In effetti non so se crederci.
Leggeteli a vostro rischio e pericolo, che magari vi rovinano lo spettacolo. Ci sono pure tutti i dettagli sul colpo di scena finale.

Speriamo siano spoiler fasulli, va. Anche perche’ altrimenti mi sono perso il gusto di farmi sorprendere. E Lost e’ l’ultima cosa su schermo che riesce a sorprendermi: ormai perfino gli horror orientali non mi fanno battere ciglio, tutto e’ telefonato, prevedibile, scontato. In Lost mi inquietano sempre, ‘sti puzzoni di autori.

Segni che ormai siamo in estate e mi girano le balle

May 16th, 2007 § 9 comments § permalink

– E’ sparito l’ovetto Kinder, sostituito dal Kinder Merendero (stesso form-factor esterno, stesso sapore se correttamente consumato, ma consistenza e design interni completamente diversi): ormai vale come indicatore del cambio di stagione da anni.

– La pubblicita’ di rimedi contro la cellulite e’ salita a livelli insostenibili. Con tutte le brutture che hanno le donne italiane, devono proprio focalizzarsi sulla trascurabile cellulite? Cioe’, ieri sono capitato su un sito americano che sbandierava ai 4 venti una foto in cui era palese che anche Jessica Alba, lontana dalle photoshoppature da rivista di moda, ha la cellulite e pure non poca. Volete sapere una verita’ crudele? Era bellissima lo stesso. Coi soldi buttati in creme anti cellulite, fatevi raddrizzare i denti, ripulitevi la pelle, curate le occhiaie. Insomma, curate i VERI difetti che avete. Chi se ne frega se sul sedere avete la pelle che fa l’effetto a buccia d’arancia, ananas o banana: se noi maschi siamo arrivati a vedervi la pelle del sedere vuol dire che di li’ in poi non ci ferma piu’ nulla, abbiamo gia’ “comprato”.

– Tutti cercano un tormentone estivo, non accorgendosi che e’ dai tempi di Asereje che il tormentone non c’e’ piu’, sostituito da un maelstrom di canzoni ripescate qua e la’ nella produzione di tutto l’anno precedente.
La mia ipotesi e’ che con il pezzo delle Las Ketchup (che odio con tutto il cuore e mi provoca attacchi di adesione momentanea ad Al Qaeda) si sia sfondato il limite della sopportazione, ben oltre i gia’ critici eccessi che ci furono per “7 Seconds” (all’epoca a furia di subire questa canzone ubiqua imparai a memoria perfino la parte in “africano” e facevo una bellissima imitazione di Neh Neh Cherry).
Per questo motivo non c’e’ piu’ il tormentone: ci siamo tormentati troppo, meglio variare.
Poi magari cambia e tutti ci prendiamo bene per un pezzone come “Stop Me” di Mark Ronson (che in effetti mixa gli Smiths con “You Keep Me Hangin’ On” delle Supremes: cosa voglio di piu’, una pennellatina di Bandiera Rossa e un refrain con l’inno del Toro?)


– Le aziende iniziano a produrre oggetti e alimenti specifici per l’estate: la fottuta stagione in cui per forza bisogna stare leggeri e mangiare cose fresche. Mentre a me la voglia di porcini impanati, fonduta e risotto alla salsiccia non passa. Metteteveli dove dico io i pomodori ripieni!
Peccato che ai pochi resistenti alla “dittatura freschista” si oppongano torme di nutrizionisti televisivi armati dei soliti consigli (mangiate molte verdure crude, bevete molta acqua e privatevi del piacere di mangiare per sempre: poi suicidatevi magrissimi e in piena salute).
A proposito, faccio una scommessa: secondo me gia’ per il weekend del 2 giugno scatta il servizio sui Tg con i turisti che fanno il bagno nelle fontane (mai visto uno dal vivo: esistono solo nei telegiornali, come gli anarco-insurrezionalisti, le mamme rock, il popolo dei fax e Second Life).
– Alla fine e’ una stagione che patisco per mille motivi: la musica, il cibo, la gente, la tv in cui non c’e’ una mazza (e la prospettiva che l’anno prossimo Lost inizi a febbraio mi attanaglia: mi sa che inizio a drogarmi), gli insetti e i turisti (italiani e non).
Ok, d’estate divento misantropo, e allora? Forse e’ l’astinenza da ovetto Kinder, boh.

Lost 3×07 – Not in Portland (in effetti…)

February 10th, 2007 § 6 comments § permalink

Mettiamola così. Primo: il ritorno di Lost, che negli Stati Uniti è stato spostato di orario per non confliggere con “American Idol” (cioè la versione yankee di “Amici” di Maria De Filippi) è stato un successone, tenendo conto della fascia. Teniamo da parte tutte le considerazioni su un popolo che preferisce a Kate e Sawyer della gente sgradevole che canta e balla cose sgradevoli.

Secondo: maltrattiamo un po’ il titolo di un grande film (in verità massacrato all’epoca da critica e pubblico, ma fa lo stesso) e riassumiamo la puntata 3×07 dicendo solo “la mia droga si chiama Juliet”. Uno dei meriti di Lost è che riesce perfino a farmi concedere delle licenze al mio talebanismo pro-brune, il che vi assicuro non è facile.

In ogni caso, grande puntata in cui la tensione si taglia con un grissino, con – come dice Svaroschi – un evidente momento alla Final Destination, che tutti quanti abbiamo colto con sommo piacere.

Puntata citazionista, tra Star Wars (l’avete notato che Sawyer ha fatto tutto il tempo battute basate su guerre stellari, inclusa una sugli Ewok?), Arancia Meccanica (la stanza 23 è un mio mito: qui trovate il video in Youtube) e Fuga da Alcatraz. Con in più un po’ di dramma medico (e per una volta Jack stronzissimo, genere Dr. House), una inquietante citazione di Jakob/Giacobbe (riferimento biblico o riferimento al misterioso Jakob, compilatore della lista dei naufraghi da “rapire”?), una nuova (o vecchia conoscenza?) corporation dai modi misteriosi e pure un nuovo personaggio con un nome da filosofo (Edmund Burke).

Where Am I?

You are currently browsing the serie category at Suzukimaruti.