Co-marketing politico parassitario, presente cadavere: l’imbarazzante caso di Sinistra Ecologia e Libertà e il necrologio per Steve Jobs

October 12th, 2011 § 29 comments § permalink

In queste ore sta girando in rete un’immagine che ritrae un manifesto, assemblato in fretta e furia, con cui Sinistra Ecologia e Libertà onora Steve Jobs. (trovata grazie al buon Menietti, che a sua volta l’ha presa da Frankie Hi NRG MC attraverso Zoro)

Se proprio ci tenete a vederla, eccola qui.

Il problema è che quando una cosa mi fa schifo per troppe ragioni, non so mai da dove cominciare e rimango senza parole. Poi mi faccio passare la nausea e me ne vengono tante.
Ond evitare di fare scempio del vostro tempo libero, mi limito a un elenco facile facile.

– è una campagna fuori tempo massimo: se arrivi con i manifesti funebri 4 giorni dopo che il de cuius è morto hai sbagliato tutto. E non riesci a profittare dell’effetto “tutti piangono, buttiamoci nella mischia”, perché ormai il lutto è stato elaborato e stiamo tutti aspettando iOS 5.

– è la classica campagna parassita, in cui si cerca neanche troppo sottilmente (vedi il visual imbarazzante in cui hanno incollato alla meglio il logo di Sinistra e Libertà nelle Mela) un’associazione tra marchi, sperando che la gente faccia uno più uno. E che magari pensi che Vendola è lo Steve Jobs della politica. Verrebbe voglia di augurarglielo.

– è una campagna contraddittoria in termini tecnologici: Sinistra Ecologia e Libertà ha in programma il supporto e la diffusione del software libero e open source e celebra uno dei paladini della massima chiusura, per fini economici e paternalistici/censori, dei sistemi.

– è una campagna contraddittoria in termini puramente politici: ti chiami Sinistra Ecologia e Libertà e celebri con un manifesto un tycoon americano ultra-capitalista e che partecipa all’embargo a Cuba  (nota, per me non c’è nessun problema nel fatto che sia ricco, americano, capitalista e nemico del regime di Castro, anzi: cerco di ragionare con la testa dell’elettore vendoliano medio) la cui azienda non solo sfrutta gli operai cinesi della Foxconn facendoli lavorare, minori inclusi, in condizioni degradanti e senza supporto sindacale, ma si è presa più volte il patentino di multinazionale anti-ecologica, inquinante, ecc.

– è una campagna loffia (in altri contesti direi “da sfigati”), perché si vede che è un disperato “me too”, un goffo tentativo di partecipare a una festa funebre a cui non si è invitati. E’ un problema noto di certa sinistra (e mi piange il cuore a dirlo): il disagio nei confronti della modernità, una lentezza ad adottare le novità, un amore estetizzante per il passato (mi gioco una pizza che Vendola, al secondo bicchiere di Negroamaro, ti tira fuori il discorso sull’intima bellezza del libro cartaceo o sul piacere di scrivere le sue poesie con la stilografica e così via).

– è una campagna a rischio, perché non è che puoi prendere il marchio Apple e conciarlo come ti pare col marchio del tuo partito e poi riempirci il centro di Roma. Sento già il rumore di una decina di avvocati a Cupertino che iniziano ad affilare i canini.

– in ultimo è uno sciacallaggio evidentissimo: non c’è una sola ragione al mondo per cui un partito politico italiano desideri celebrare una figura che non ha nulla da spartire con il suo mondo se non un palese tentativo di co-marketing forzato, presente cadavere (anzi, assente causa ritardo di Vendola & c.)

Nello spezzettamento lacaniano dell’io in rete, questa bella iniziativa del partito di Nichi Vendola è riuscita a infastidirmi come uomo di sinistra, come appassionato di tecnologia, come comunicatore di mestiere e pure come semplice cittadino. Per quanto ne capisco, Sinistra Ecologia e Libertà ha rimediato una figura imbarazzante e, cosa ancora più grave, ha fatto qualcosa di moralmente riprovevole.

Mi piacerebbe fare quello offeso che dice “ecco, per questa porcata non avranno il mio voto”, ma ho motivi più seri e più validi per non votarli. Però da oggi mi fanno anche un po’ schifo.

Update: Vendola ha preso le distanze dal manifesto, definendolo un “incidente di percorso” (via Claudio Cerasa). Il che solleva seri problemi su come gestisce il partito (che più personale non si può).

 

Cristina D’Avena canta l’Armageddon

December 1st, 2009 § 4 comments § permalink

[piccola spiegazione che faccio la prima volta: la categoria “ho visto cose” è una specie di videoteca di cose che non mi aspettavo e che non è automatico che mi augurassi, eh]

Non so come e non so perché, ma sono capitato su questo video di Tiny Tim, che è una sorta di menestrello tradizionalista folk americano, armato di ukulele e conciato come un ibrido tra Patti Smith e Pierrot, famoso in tv nei tardi anni Sessanta.

httpv://www.youtube.com/watch?v=8DEoOdcYKbc

E’ materiale da Telefono Azzurro: un cantante con un look da Alice Cooper, movenze da Branduardi sotto ketamina e – poveri loro – un pubblico di bambini modello Zecchino d’oro, sicuramente obbligati da qualche produttore tv a resistere a favore di camera mentre il baubau si contorce. E alla fine tutti ad applaudire oppure niente merenda e vi mandiamo in camerino da soli con quel signore lì, eh!

Sì, perché quella cosa lì è psichedelica e fa pure un po’paura. Ma è il meno, se si tiene conto del testo.
Non bastava, infatti, il look del cantante a mandare in analisi per i 30 anni successivi migliaia di frugoletti, ci voleva pure una canzone in cui si parla gioiosamente di uno tsunami che ricopre le terre emerse e, nel mezzo, l’umanità, le automobili, le case e così via. Il tutto condito da un po’ di catastrofismo biblico, visto che la marea cancella il mondo “per lavare via i peccati” dell’umanità.
Cose al cui confronto le attillature ardite del mago Zurlì (mi sono sempre chiesto come possano aver proposto in tv in fascia protetta un cosplayer in calzamaglia color ghiaccio evitando la censura Rai) sembrano uno scherzetto.

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