Una storia italiana – riflessioni sulla truffa del Reddito di Cittadinanza e sui truffati

April 18th, 2019 § 2 comments

Il Reddito di Cittadinanza del Governo del Cambiamento si è rivelato una fregatura clamorosa. Purtroppo è balzato all’onore delle cronache non per la distanza tra la promessa elettorale e realtà, ma per la mezza rissa verbale che si è sviluppata sul profilo Facebook dell’INPS dedicato alla sua erogazione tra i richiedenti e il social media manager. I primi sono risentiti perché invece di 780€ al mese ne hanno ricevuti molti meno (40-70€ circa), il secondo si è trovato travolto dalla rabbia popolare in tutti i suoi aspetti più sgradevoli e ha perso il controllo. 

Avrei milioni di righe da spendere su tutta la questione, ma non ho molto tempo (devo andare a lavorare per pagare il reddito di cittadinanza ad altri).  

Mi limito a far notare che questa vicenda è un concentrato perfetto di “Italia” nei suoi aspetti più veraci e al contempo deplorevoli. Faccio un rapido elenco puntato di cose che ho trovato fastidiose e purtroppo, ampiamente già viste o prevedibili, poi se volete ne parliamo nei commenti.

  • È un caso evidente di truffa politica: un partito – il Movimento 5 Stelle – chiede il voto promettendo soldi in regalo, fa il pieno di voti e poi, una volta al governo, tradisce i suoi elettori, che avevano abboccato a una proposta impossibile, insostenibile per i conti dello Stato e – mio giudizio – sbagliata nel merito. 
    Inutile menarsela: chi promette soldi in regalo vince le elezioni. E governa. Poi magari perde voti quando non mantiene le promesse, ma intanto va al potere e fa danni. E magari porta i fascisti al governo con sé. 
    Non è una cosa nuova: da Achille Lauro (non il cantante) a Berlusconi, la bugia elettorale carica di doni è un classico della politica italiana. Riconosciamolo: la nostra società non ha gli anticorpi per difendersi da questo male. Ci casca ogni volta. Totalmente. 
    Al prossimo giro ne approfitteranno altri.

  • La burocrazia si è messa di mezzo, con tutta la sua pesantezza e capziosità. 
    Fateci caso: oltre alle lamentele per le cifre bassissime del reddito di cittadinanza ottenuto dai cittadini, il canale INPS su Facebook è pieno di gente in crisi con le procedure per ottenere un dato banale: sapere a quanto ammonta il loro Reddito di Cittadinanza. 
    Il settore privato ci ha abituati ad avere il pieno controllo di ogni tipo di servizi con estrema facilità: gestiamo il nostro conto in banca direttamente online, con un solo passaggio in banca per avere un codice di accesso, controlliamo e gestiamo il nostro abbonamento telefonico direttamente da app dedicate, senza dover passare da orride trafile alle Poste, sottoscriviamo mutui e assicurazioni online.
    Poi arriva lo Stato e per un semplice dato in lettura ci chiede di sottostare alla burocrazia kafkiana dell’INPS e alle sue pratiche bizantine . 
    Ho fatto un giro sul sito dello SPID (il sistema pubblico di identità digitale con cui accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione) e non ho dovuto mettermi nei panni di Candy Candy Forza Napoli per non capirci nulla. Sono bastati i miei.
    Qualcuno mi deve spiegare perché per gestire gli stessi dati sensibili e cose decisamente importanti (per esempio i soldi) il settore privato mi chiede meno dati, prevede meno sbattimento e mi offre meno complicazioni rispetto alla Pubblica Amministrazione italiana. 
    In verità è una domanda retorica, perché purtroppo ho una spiegazione (così spiacevole da non meritare la pubblicazione).
    Ma soprattutto, chi disegna una procedura mirata alle fasce più povere e meno scolarizzate della popolazione come può pretendere che si orientino nel mondo della Pubblica Amministrazione italiana, con le sue pratiche inutili e il suo linguaggio incomprensibile a tutti? 

  • Viene fuori l’Italia dei “furbi” stupidissimi: gente che chiede il Reddito di Cittadinanza e ammette gioiosamente in pubblico, con nome e cognome esposto, di lavorare in nero, gente che si lamenta della scarsa entità dei soldi mensili ottenuti, essendo nullatenente, e al contempo sul proprio profilo Facebook offre case in affitto, ecc. 
    Insomma, chiamiamo queste persone col loro nome: ladri. Verso questa categoria umana non ho altro che disprezzo e spero che le Autorità intervengano al più presto, punendo i richiedenti che lavorano in nero e i loro datori di lavoro. 
    E no, non sono dei poveri scugnizzi che si barcamenano: è gente che ruba ai poveri. Sì, perché chi ottiene il Reddito di Cittadinanza senza averne diritto toglie soldi a chi ne ha diritto davvero Dei Robin Hood al contrario, senza nemmeno il fascino letterario, ma pur sempre con la calzamaglia. Sulla faccia. E i rapinati siamo noi che paghiamo il Reddito di Cittadinanza agli altri e pure quelli che non lo ottengono (o non ne ottengono abbastanza) perché qualcuno glielo ruba.

  • L’ignoranza continua a essere un fattore rilevante. È un dato di fatto: buona parte della popolazione italiana ha problemi a comprendere il senso di un testo elementare. 
    Vediamo i frutti di questo dato negli avvenimenti di questi giorni: migliaia di persone che assaltano i canali social dell’INPS preposti alle comunicazioni sul Reddito di Cittadinanza con una totale ignoranza delle procedure, del buonsenso, della logica. Questo perché non sono in grado di capire cosa leggono, le rare volte che leggono. 
    Fino a quando non capiremo, come società, che questa cosa qui è un problema enorme e fino a quando daremo del radical chic di sinistra a chi segnala che è un danno strutturale essere il paese più ignorante tra gli Stati del primo mondo, la situazione non potrà che peggiorare. Avere orrore dell’ignoranza e dei suoi effetti non significa disprezzare gli ignoranti. Se proprio devo odiare qualcuno, vorrei odiare chi ha detto agli ignoranti che vanno bene così, che non devono accettare lezioni, che devono essere orgogliosi della loro ignoranza. I decenni di diseducazione berlusconiana sono serviti proprio a questo. 
    Tra l’altro mi sono fatto l’idea che non serva solo potenziare la scuola per i cittadini che verranno. Credo serva far tornare a scuola gli italiani adulti, in qualche modo. Auguri, lo so. 

  • La Pubblica Amministrazione non è in grado di gestire la situazione, né a livello di qualità del servizio, né a livello comunicativo. Tanto per cambiare. 
    Non è una novità: l’inadeguatezza totale della PA italiana è oggetto di studi ormai da anni. Non mi sorprende che il social media manager dell’INPS abbia perso la trebisonda e si sia ridotto a insultare la gente che, sempre più sgradevole, indisposta a capire e aggressiva, chiedeva informazioni e faceva ammuina. 
    Era tutto sbagliato già dal principio. Sbagliato il canale, sbagliate le modalità di engagement, sbagliato il tono di voce (prima iper-burocratico, poi insulti a tu sorella). 
    Non poteva finire che così. Però nessuno nella PA ci ha pensato, nessuno lo ha previsto, nessuno è intervenuto. 
    Ricordo a tutti che li paghiamo noi. 

  • Ci siamo tutti concentrati sul problema più piccolo e superficiale. Siamo il paese che discute del cravattino di Pillon e non della sua legge. O delle felpe di Salvini e non della sua perenne legittimazione dell’odio razziale e della xenofobia. 
    Quindi di tutta la vicenda del Reddito di Cittadinanza abbiamo abbracciato la narrazione (o meglio, l’episodio morboso da colonnina destra dei quotidiani online) (anzi, no, da qualche tempo le notizie morbose hanno conquistato la colonna centrale delle notizie importanti) dello sclero del social media manager dell’INPS. 
    Il che equivale a occuparsi di una cacca che galleggia sulla cresta dell’onda di uno tsunami.
    Forse non ce ne rendiamo conto.
    Comincia, ai miei occhi, a essere un problema serio nel già misero dibattito pubblico italiano.

  • La sinistra, tanto per cambiare, non ha molte idee in merito, non ha risposte politiche ai problemi contingenti e forse non si accorta dell’opportunità che ha per dire qualcosa di intelligente su reddito, vita, lavoro. Non è un caso che, nonostante il disastro in corso, le destre oggi al potere siano ancora così popolari. 

Quindi?

A conti fatti vedo un ritratto dei mali italiani: un popolo ignorante e tendenzialmente disonesto (e sempre “familista amorale”), perennemente truffato dalle destre politiche e trascurato dalla sinistra (sempre più autoreferenziale e senza idee), una burocrazia demenziale che si mette di traverso e un dibattito pubblico incapace di andare oltre la superficie morbosa dei temi discussi. 
Provate a prendere qualsiasi problema nazionale e scoprirete che questi ingredienti, a grandi linee, si ritrovano sempre. 

Facendo finta che valga la pena provare a fare qualcosa per salvare questo paese, forse partirei da qui. 

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