Il mio sì a un referendum contro le trivelle

April 12th, 2016 § 49 comments

Siamo onesti: il referendum contro le trivelle merita tutti i nostri sì. Trivellare in mezzo al mare per ottenere combustibili fossili è un metodo antiquato e pericoloso.

Il futuro dell’energia è altrove, cioè nelle energie rinnovabili ed è un futuro che dobbiamo concretizzare il più possibile e il prima possibile: le tecnologie sono mature, l’efficienza degli impianti è migliorata enormemente e investire in una politica energetica che sostituisca i vecchi modi di produrre l’energia con quelli più nuovi, ecologici e intelligenti non è più una questione di facciata, ma una realtà praticabile e praticata da tutti i paesi civili, inclusa l’Italia. Ma si può sempre (e in questo caso si deve) fare di più

Insomma, a parte i peggiori petrolieri (ne esistono di migliori? o sono un falso inferenziale come il Duplo Nocciolato Pesante?) e i loro sodali, esiste ancora qualcuno che crede in un futuro fatto di combustibili fossili? Direi di no.

Poi, ovvio, c’è chi si dice contrario ai combustibili fossili e vota anche contro le pale eoliche nell’entroterra e off-shore, contro i campi di pannelli solari, contro gli impianti a biomasse, ecc. Ma sono di fatto i grillini e i pochi sopravvissuti alla cultura della decrescita: gente che è ancora alle prese con qualche pezzo di infanzia irrisolto. Insomma, quelli che sanno benissimo cosa non vogliono, ma non si sono mai posti il problema di cosa vogliono al suo posto, se non in termini vaghi.

Dimentichiamoli per un attimo e concentriamoci sul referendum contro le trivelle. È una causa per cui vale la pena militare in assoluto e ancor più se si è italiani: viviamo di turismo e lo facciamo in gran parte grazie alle nostre coste, che attirano milioni di turisti e producono, per il solo fatto di esistere ed essere belle e sane, una parte non indifferente del nostro PIL. Ne andiamo anche molto orgogliosi, penso.
Insomma, l’Italia “vende” e si gode due cose non negoziabili e da difendere: la propria natura e il proprio paesaggio. È inutile e pericoloso mettere entrambe a repentaglio con una politica di trivellazioni sotto costa per avere un po’ di idrocarburi in più. Non vale la pena, davvero.

Quindi invito tutti a fare come me e votare sì al referendum contro le trivelle in mare, il giorno che sarà necessario istituirne uno.

Quel giorno non è arrivato e con buona probabilità non arriverà mai, visto che di recente è stata fatta una legge che impedisce di fare trivellazioni all’interno delle acque territoriali italiane e il referendum che ci sarà tra qualche tempo riguarda tutt’altro.

Ecco un'immagine della campagna per il sì, che dice bellamente il falso. (con un mio commentino sotto)

Ecco un’immagine della campagna per il sì, che dice bellamente il falso.
(con un mio commentino sotto)

Ehi, ma io ho visto i poster con le trivelle, il petrolio e i gabbiani impastati!

Eppure i manifesti che vediamo per strada, alcuni titoli di giornale, qualche raro post che troviamo online parlano di un imminente referendum “sulle trivelle”, cosa sta succedendo?

Sta succedendo che ci stanno prendendo in giro.
Tra alcuni giorni ci sarà, in effetti, un referendum, ma questo non riguarderà per niente le trivelle e le trivellazioni, visto che sono impedite dalla legge.

Il referendum sarà – reggetevi forte – sulle concessioni in licenza delle piattaforme energetiche in mare, cioè gli impianti che vengono costruiti *dopo* le trivellazioni e che recuperano l’energia dai giacimenti, permettendone il trasferimento sulla terraferma.

Se siete appassionati di minimalismo politico, ecco a voi il tema del referendum: decidere se fermare le licenze d’uso delle piattaforme dopo un numero arbitrario di anni, senza nessuna ragione apparente, oppure utilizzarle fino alla fine del giacimento su cui insistono. Stiamo parlando di poche decine di piattaforme (tra l’altro quasi tutte a metano, che tra le energie fossili è la più pulita), giusto per avere chiara la portata della consultazione.

Lo so, lo so. Un referendum su un aspetto così minimale è folle e la prima opzione non ha senso. Perché sprecare un giacimento per cui si è già trivellato anni fa? Visto che in passato siamo stati così avventati da trivellare (che è la sola cosa pericolosa), perché non cercare di ottenere il massimo da una scelta sbagliata?

Non c’è una ragione logica. Ce ne sono molte politiche, che viaggiano sul versante simbolico: dire, attraverso una rinuncia/spreco di risorse che abbiamo a disposizione a rischio zero, un forte e pleonastico “no” alle energie fossili nonostante ci sia già una legge appena fatta in linea con questa posizione, oppure – è la più gettonata – posizionarsi politicamente dalla parte avversa all’attuale governo, che si è schierato per l’opzione logica: il danno è stato fatto in passato, massimizziamo il risultato delle ultime piattaforme rimaste, tanto nelle nostre acque territoriali non se ne faranno di nuove.
Vi risparmio le ragioni strettamente “partitiche”, che poi sono quelle vere alla base di questo referendum (fondamentalmente una lotta senza quartiere e con ogni mezzo necessario – anche un referendum farlocco – a Renzi da parte dei suoi avversari interni ed esterni, oltre a un perenne contrasto Stato-Regioni).

Ci sarebbero anche un bel po’ di conseguenze negative ulteriori – al di là dell’atto assurdo – a un’eventuale vittoria del sì al referendum sulle licenze delle piattaforme energetiche: un calo notevole e rapido (così da non consentire una valida politica di ricollocamento/formazione dei lavoratori) dell’occupazione in alcune regioni e soprattutto la necessità per l’Italia di comprare all’estero (per un bel po’ di anni, cioè il tempo necessario per integrare l’energia fossile persa con altre forme rinnovabili) l’energia che non estrarrebbe dalle piattaforme.

Questa arriverebbe da noi in parte per nave. E le navi che portano idrocarburi, soprattutto le petroliere, inquinano, sono ad alto rischio di incidenti. Immaginatevi cosa comporterebbe un riversamento di idrocarburi in un mare chiuso come l’Adriatico. Tra le piattaforme d’estrazione, che sono sicurissime (zero incidenti in quarant’anni) e le petroliere, che sono dei disastri ecologici viaggianti, nessuno ha dubbi.
Ecco perché ci sono valide ragioni ecologiche ed economiche (e sociali), oltre a quelle puramente logiche, per opporsi a questo referendum.

 

La politica si è accorta che non siamo intelligentissimi.

Perché sta succedendo tutto questo? Perché c’è un referendum su un tema e ci viene venduto come un referendum su tutt’altro?

La risposta non credo vi piacerà, ma ci riguarda.
Il fatto è che la politica si è accorta che siamo al contempo molto interessati a cosa ci succede attorno e molto superficiali.
Insomma, il mondo politico (con gradi diversi di sfacciataggine) ha scoperto che può tranquillamente proporre una narrazione parziale o, come in questo caso, totalmente falsa alla nostra voglia di sapere. E noi in gran parte ci cascheremo.

Quindi tutti i poster in cui vedete la scritta “no alle trivelle”, tutti i “comitati notriv”, tutte le immagini della campagna per il sì che dicono “salviamo il nostro mare” o mostrano foto terribili di gabbiani inzaccherati di morchia oleosa sono un palese caso di truffa politica. Una truffa a noi, elettori di sinistra, da parte di realtà che si schierano in gran parte a sinistra o le sono vicine.

Questo modo di fare politica attraverso iperboli che diventano bugie condivise purtroppo funziona. Il Movimento 5 Stelle ha costruito buona parte del proprio seguito utilizzando questa strategia, cioè diffondendo centinaia di notizie false, esagerate, iper-allarmiste, imprecise, ecc. su finte testate neutre, con un solo fine: confermare un proprio frame narrativo del tipo “noi tanti, buoni e onesti contro il malaffare dei partiti”.
È una tattica che lavora per accumulo e, come certe droghe, funziona solo se le dosi aumentano col passare del tempo. Ecco perché la disinformazione grillina non disdegna anche contenuti complottisti ben oltre il limite del ridicolo o palesi bugie, spesso erogate dal blog di Beppe Grillo stesso. Serve alzare il tiro sempre di più.

Anche la destra salviniana se la cava con questo metodo. Le decine di panzane sugli immigrati pagati, violentatori (e immediatamente scarcerati dalla Boldrini in persona, con la Kyenge che l’aspetta in macchina), ecc. diffuse dai giornali della destra o da finti giornali o gruppi Facebook specifici hanno un solo compito: fomentare l’odio, imponendo la narrazione di un paese invaso dai barbari, che hanno palesi complici “comunisti” che non vedono l’ora di islamizzare il paese. Suona assurdo, nelle vostre menti ragionevoli, logiche e ben informate? Chi se ne frega. Basta che funzioni. E funziona.

 

La sinistra che fa come la destra. E perde la “verginità etica”.

La brutta notizia è che questa tattica inizia a essere usata anche a sinistra. La campagna per il sì al referendum sulle piattaforme è, da questo punto di vista, un’orribile prima volta  e, duole dirlo, un successo di agenda-setting.

L’idea di adottare una narrazione facile facile, su cui è impossibile non schierarsi dalla parte giusta, cioè i poveri italiani amanti del loro paese contro i petrolieri devastatori e inzaccheratori di gabbiani, è vincente.
Poco importa che sia palesemente falsa. Tanto è così potente da imporsi sui media, perfino quelli più attenti e virtuosi come IlPost, che titola “Al referendum sulle *trivellazioni* come votano i partiti?” un suo (peraltro ottimo e ben informato, al di là della svista sul titolo) articolo sulle diverse posizioni dei partiti in merito alla questione.

Stiamo, quindi, assistendo a una progressiva degradazione del modo di fare comunicazione politica. Alle balle della destra grillina e della destra post-berlusconiana si sono aggiunte le balle della sinistra-sinistra e di movimenti e associazioni che fino a qualche giorno fa consideravo seri e credibili (e per i quali in alcuni casi ho militato per anni).
La portata di questa deriva bugiarda non è da sottovalutare: credo che a sinistra si sia persa una “verginità etica”, sotto questo aspetto (sotto altri abbiamo già dato ampiamente, eh). Non è una bella notizia.

Attenzione: non è tutto rose e fiori nemmeno nel PD e nel Governo, dove talvolta lo “spinning” applicato a fatti, numeri e fenomeni si è rivelato eccessivo. Certo è che, in un contesto in cui tutti gli oppositori mentono spudoratamente con toni e retoriche di rara enfasi, le apodittiche slide renziane sono- quando eccedono – una forma lieve di un male che altrove è più grande.

 

Le “scie chimiche di sinistra”. Per un’ecologia della comunicazione politica. 

Si è persa la serietà, in politica? Credo di sì, almeno in parte. E credo che il peggio debba ancora arrivare. E non c’è una pacificazione dei toni o una civilizzazione in vista. Questo non è un accidente: è un metodo politico che sfrutta la “neutralità giornalistica” dei mezzi di comunicazione odierni, abusa dell’eccesso di informazione disponibile e sfrutta, riconosciamolo, il nostro essere frettolosi, superficiali e, spesso, sprovvisti di mezzi per distinguere il vero dal falso.

Insomma, se lasciamo fare ai comunicatori politici, salvo rari casi, il fenomeno “frame narrativo sorretto da un’impalcatura di balle create ad arte” credo dilagherà e coinvolgerà tutti, un po’ perché funziona, un po’ per emulazione, un po’ per autodifesa.

Gli unici che possono fare qualcosa per fermare questa deriva verso un paese ancora più ridicolo di così siamo noi utenti/lettori.
Passiamo interi pomeriggi a ridere dietro a quelli che credono alle scie chimiche, al bicarbonato che cura i tumori, ai complottismi esilaranti di Socci contro Papa Francesco, agli articoli psichedelici di Giulietto Chiesa o alle teorie ubriache sul signoraggio bancario. Ora tocca a noi.

Il finto referendum sulle trivelle è la nostra scia chimica, la nostra sirena, i nostri Elohim, la nostra Boldrini che fa la ragazza coccodè (scegliete voi la panzana da creduloni che più vi aggrada).

Vediamo di non abboccare. Non prestiamoci al gioco, così come abbiamo imparato a non “nutrire” i troll online, evitiamo di farlo con la politica che ci trolla.

Ecco perché, da ecologista, da uomo di sinistra ma soprattutto da persona che teme l’inquinamento etico oltre a quello ambientale, mi rifiuto di prendere parte a questo referendum.

È una posizione informata di astensionismo attivo, più forte del “no”, perché dice no al merito del referendum (e sì al buonsenso) e dice “no” al metodo politico bugiardo e truffatore che è stato usato per comunicarlo.
Da persona che odia l’astensionismo, mi asterrò: non voglio dare dignità, col mio voto, a un’operazione truffaldina e con obiettivi politicanti ben diversi dal merito della questione.

Io alle scie chimiche, anche se autoprodotte a sinistra, continuo a non credere. E conto lo facciate anche voi, laici, scettici, logici e di buonsenso.

 

——-

 

Nota bene: scrivo queste cose da persona che, se non fossero stati superati dalla legge che ne ha accolto in buona parte le istanze, avrebbe votato e fatto campagna a favore di buona parte dei referendum (quelli sì) contro le trivelle che erano stati presentati.
E se si facesse un’iniziativa politica (credo a livello europeo o di paesi che affacciano su certi mari condivisi) per impedire le trivellazioni al di fuori delle acque nazionali, parteciperei volentieri.

Seconda nota: arriverà sicuramente qualcuno a commentare “eh, però Renzi…”. Ecco, mi rivolgo proprio a voi che lo farete. Non ho nessun problema con la vostra posizione, anzi apprezzo comunque e sempre il dibattito (gradirei, a dire il vero, che aveste qualche alternativa da suggerire, ma fa lo stesso), ma vi chiedo di non cedere all’ipocrisia.
Insomma, preferisco che mi diciate “odio Renzi e voto per principio contro lui, si trattasse anche di abolire il gelato” piuttosto che vi arrampichiate sugli specchi con argomenti ridicoli (il più gettonato è “voto sì perché vorrei che lo stato si facesse pagare royalties più alte dai gestori delle piattaforme”, cosa che non richiede un referendum, ma banalmente una trattativa)

 

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§ 49 Responses to Il mio sì a un referendum contro le trivelle"

  • suzukimaruti says:

    Hai linkato un articolo delirante che incolla temi diversi e non dà notizie, più un virgolettato che non si sa da dove provenga. Mi sembri confuso e allarmato e, se leggi il Fatto Quotidiano, incapace di filtrare le notizie dalle fregnacce.

  • lorenzo lucioni says:

    “Cinque nuove trivellazioni petrolifere, in Sicilia e negli Abruzzi, che andranno per di più ad arricchire la Francia. Questa una prima conseguenza della sconfitta del Referendum del 17 Aprile e del mantenimento della Legge voluta dal Governo Renzi. Ecco serviti tutti quelli che dicevano: “ma è quasi solo gas, non c’entra il petrolio”, “non ci sono nuove trivellazioni, si finisce di sfruttare i pozzi esistenti”, “è fabbisogno nazionale, è interesse italiano”. Era Petrolio, eccome. Erano nuove trivellazioni, eccome. Non era interesse nazionale, era interesse punto e basta. Grande Renzi. E complimenti, a chi di nuovo ha creduto alle sue panzane”

  • lorenzo lucioni says:

    ci si prodigava a confermare che non c’era alcun intento a permettere nuove trivellazioni, esatto?

    <>
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/27/trivelle-la-vera-storia-delle-concessioni-a-vita-ecco-come-litalia-ha-favorito-i-petrolieri-francesi/2672956/

  • Condivido sostanzialmente quanto ha detto sulla natura e la funzione del referendum e su come si è svolta la campagna. Sul merito del quesito non sono così sicoìuro di cosa è giusto fare. Ma è proprio per questo che condivido il ragionamento sul senso della consultazione.

  • Marcello Degni says:

    Bellissimo articolo. Concordo pienamente

  • lorenzo lucioni says:

    mah, pare davvero che tu faccia di tutti i critici un grillino. Morelli ci ha visto bene.
    in ogni caso, al dì là del fiume di parole, la mia critica sempre lì verte:
    “Rinunciarci è illogico, antieconomico e non dà alcun beneficio.”

    lo giudichi illogico per il mancato introito, e ti guardi bene dal mettere sull’altro piatto della bilancia ciò che rappresenta questo referendum, che non ignori, e che lo rende logico.

    antieconomico mi pare un puro argomento pretestuoso, visti i numeri.
    https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10209440483912360&id=1333088262
    🙂

    benefici ne darebbe eccome, alcuni te li ho elencati nel fiume di parole.

  • suzukimaruti says:

    Però mi sa che non hai letto il mio post, ma solo l’inizio. Non ho parlato di sprechi altrove e non ho parlato di “ma gli altri stati trivellano lo stesso”.
    Quindi facciamo così. Lo leggi per davvero e, se trovi qualcosa di “disonesto” lo segnali qui nei commenti e ne discutiamo.

  • suzukimaruti says:

    dico che bisognerebbe riaprire i manicomi 🙂

  • Elohim. Gli hai citati, segui le conferenze di Biglino? Cosa mi dici in materia? ha ragione Biglino quando fa una lettura alternativa della bibbia? oppure no?
    Ti ringrazio,

  • l’incipit é divertente, da uno che conosce la rete, anche se molti ora pensano che tu sia a favore del SI perché pochi sotto i 30 arrivano a leggere un pezzo così “lungo”.
    Il resto del tuo post é abbastanza disonesto e fastidiosamente sprezzante. Dire che chi vota si é contro Renzi oppure un coglione, questa è chiaramente l’opinione che hai di un grillino o di chi crede alla decrescita ( meno male che ti definisci un convinto ambientalista ), ricorda il miglior Berlusconi che diceva che tutti ce l’avevano con lui ogni volta che qualcuno aveva un opinione diversa.
    Le alternative ci sono ma nessuno ha davvero il coraggio nemmeno di pensare come metterle in opera perché significherebbe dire a qualcun’altro che deve guadagnare meno e insegnare a tutti a non entrare in un centro commerciale solo perché si annoia.
    Poi tutto il mescolone sul referendum che non è costruito bene e su “ma gli altri stati trivellano lo stesso” sono le giustificazioni di chi vende crack per strada e si giustifica dicendo “tanto se non lo faccio io lo fa un altro”.
    Credo fermamente e sarà sempre più vero nel mondo globalizzato, che ognuno deve coltivare il suo metro di terra senza curarsi del vicino perché non esisterà mai un accordo comune. Meglio fare anche se regionalmente piuttosto che firmare tutti l’accordo di Kyoto e poi continuare a fare tutti quello che si faceva prima.
    Hai usato anche quella degli sprechi altrove. Altro mescolone
    Perché se si parla del caro prezzo delle mele c’è sempre uno che dice ” Si! Ma hai visto le pere?”…. Che c’azzecca?!

    I Referendum non dovrebbero servire a fare leggi ma ad indicare ad un governo una via su delle grandi questioni. Questo referendum è nato monco é vero ma se vincesse il SI non vorrebbe dire agli italiani sta sulle balle Renzi ma forse qualcos’altro.
    Ecco! Ti regalo un argomento valido che tu non hai usato. Un referendum non dovrebbe essere una cosa per tecnici ma dovrebbe dirci cosa ne pensa un popolo su una questione. Che decide la direzione da prendere in una civiltà. Tipo: pena di morte, aborto. Dovrebbe essere una grande questione con una risposta semplice ed è infatti così che gli italiani leggono i referendum da Repubblica o Monarchia in poi.
    Ho già occupato troppo spazio e sono solo all’inizio. La prova che internet non può essere uno spazio di democrazia ( eh si! non sono un grillino )
    Quindi ti lascio col rispetto che merita la tua posizione ma ti chiedo di esigere da te stesso la stessa onestà che chiedi agli altri. Altrimenti ti sentirai dire ( la battuta che nessuno ti ha mai fatto ) :” Enrico, non fare il sola”

  • suzukimaruti says:

    È che hai mescolato tremila dati non pertinenti, inondandoci di parole, cambiando completamente discorso su una questione semplice semplice e con un topic ben chiaro, cioè il referendum: se lo Stato continua l’estrazione dell’energia dalle piattaforme già presenti, guadagna un bel po’ di euro ogni anno. E sono soldi pubblici e comuni. Rinunciarci è illogico, antieconomico e non dà alcun beneficio.

    Il discorso benaltrista “ma ci sono sprechi altrove, ecc.” non credo funzioni. Certo che ci sono sprechi altrove e vanno sanati, ma non c’entrano niente col referendum.
    Anzi, sono una ragione in più per non sprecare centinaia di milioni di euro all’anno di royalties.

    Insomma, sei liberissimo di sostenere la posizione “perdiamo volentieri 340 milioni di euro all’anno perché tanto ne perdiamo di più altrove”. Credo non avrebbe molto seguito, tra le persone dotate di logica.

  • lorenzo lucioni says:

    peraltro, faccio presente che sulla storia delle royalties che andrebbero perse (340mln, da verificare perche’ fonte non MiSE), il governo ha provato a puntarci, per mia conoscenza almeno in una occasione, mentre poi, per navi da guerra e in decine di altri settori, si spendono quantitativi di soldi 10-100 volte maggiori, tipo:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/14/marina-militare-la-nave-umanitaria-si-trasforma-in-portaerei-ed-esplodono-i-costi-taciuti-al-parlamento/2634448/

    quindi, senza voler addurre pretesti o tirar dentro qualsiasi cosa,
    senza voler portare a pretesto le altre porcherie di questo governo,
    una delle tue questioni sollevate che mi infastidisce (e che rende, a mio parere, la tua posizione non matura) e’ se non ti senti a disagio nel reggere il moccolo al governo riproponendo anche tu, come un mantra, la presunta stupitidita’ che sarebbe rinunciare a quei soldi a prescindere, ovvero senza inquadrarli (quei soldi) in un complesso bilancio statale popolato da sprechi di vari ordini di grandezza in piu’ (vari ordini, si), nel cui bilancio quel 340 sono un bruscolino (ci costa 850mln una sola nave da guerra, una sola), soprattutto senza aver mai messo sull’altro piatto della bilancia tutto cio’ che rappresenterebbe il lancio di un netto segnale contro le sorgenti fossili.

    spero tu possa comprendere cio’ che dico. te lo dico da persona che prima e’ rimasta piuttosto affascinata dalla tua fluente e coinvolgente analisi, e poi ha preso fiato e ha cominciato a rifletterci sopra.
    forse, un passo indietro, da parte tua, meriterebbe farlo. ciao.

  • lorenzo lucioni says:

    prima che gli incentivi al solare ed eolico venissero abbattuti, quali erano le previsioni di introiti? chiederselo, e trovare i numeri, non farebbe schifo ed aiuterebbe ad inquadrare meglio quei 340mln, che, ripeto, equivalgono ad uno dei tantissimi mancati introiti in mille ambiti… perciò, suvvia, abbandoniamo la mentalità pretestuosa e contestualizzano la questione in modo più ampio, oppure, se pesa troppo farlo, si abbia almeno la cortesia di non definire intelligente e logico un qualcosa solo perché porta soldi. perde di credibilità, e (se un po’ le interessa) allontana.

  • lorenzo lucioni says:

    (esuberi in caso di SI)

  • lorenzo lucioni says:

    riguardo ai 340mln fa un po’ specie che lei non li voglia inquadrare meglio. sta passando per quello che per guadagnare mille lire non si cura di cosa ha dovuto fare e spendere.
    ad es. occupazione nelle rinnovabili -10mila unità perse nel 2015, contro i circa 2600 esuberi, non domani ma da qui a scadenza concessioni (parecchi anni) ovvero ben diluiti, dei lavoratori su piattaforma.
    ma anche contributi e indennizzi versati a molti soggetti (capitanerie, risarcimento annuali di pesca, ai petrolieri stessi -cfr. MiSE).

  • Lorenzo Lucioni says:

    vietare le petroliere in acque territoriali non è possibile: l’attracco di petroliere al largo è impensabile, visti i costi e la criticità di un impianto d’attracco che presenta rischi enormemente più grossi dell’attracco sotto costa. se le volesse minimizzare il rischio incidenti si opporrebbe all’attracco off-shore.

  • Lorenzo Lucioni says:

    sul suo intervento temparossa ha scritto tre falsità su tre.
    è oggetto di referendum, indirettamente ma radicalmente, perché se la concessione del greggio estratto al largo della lucania venisse estesa a vita, Total vorrà passare da temparossa per esportarlo (si, Total lo vuole per lo più esportare, e ne ha diritto). quindi, se vincesse il NO avremmo “enne” petroliere in uscita per l’export Total e “enne” in ingresso, per l’import della mancanza del petrolio lucano. due volte “enne”, contro una sola per l’import, nel caso del SI.
    si informi sulle volontà di Total le motivazioni dei progetti di ampliamento delle banchine di temparossa.

  • Lorenzo Lucioni says:

    bene, allora parliamo di gas, che scostituisce la significativa maggioranza dell’estratto.
    innanzitutto dice una sciocchezza: il gas non lo si sostituisce col petrolio, le centrali a gas non possono bruciare petrolio.
    inoltre, e sta esagerando, continua ad omettere che la percentuale di gas che estraiamo costituisce il 3%/5% del nostro fabbisogno: non ci crede nessuno che ci verrà a costare chissà quale cifra (anche perché il prezzo è regolato a monte da accordi commerciali, non è fortemente soggetto al mercato), neppure in termini di trasporto (i gasdotti ci sono).

  • suzukimaruti says:

    È che non è automatico che sostituiremmo il metano non estratto con altro metano. Potrebbero sostituirlo con petrolio importato tramite petroliere.

  • suzukimaruti says:

    È che parli di petrolio, ma le piattaforme estraggono metano, in gran parte.
    Mi sa che sei fuori tema.

  • Diego says:

    L’articolo in questione è anche ben scritto(grammaticalmente),ma mancano delle precisazioni fondamentali a rendere l’idea del perché HA UN SENSO LOGICO VOTARE “SI” DOMENICA 17 APRILE.
    Ovvero:
    Il petrolio estratto viene portato via da aziende come la TOTAL(FR) e poi rivenduto all’Italia sottoforma di carburante a un prezzo spropositato(per cui in realtà è stato e continua ad esser controproducente per il nostro paese).
    Per ogni barile di greggio estratto vengono smaltiti in discarica dagli 8 ai 10 barili di acque reflue e fanghi altamente inquinanti e nel caso degli stabilimenti in mare ci sono situazioni inquinate per un raggio di svariati km di mare limitrofi alla stazione trivellante,tant’è che la ENI ha volutamente,(al fine di sviare le indagini)scambiato i campioni di molluschi da esaminare del fondale adiacente alle trivelle di sua competenza(per cui il danno creato dalla scelta sbagliata di anni scorsi continua a protrarsi negli anni e si accumula finché non viene cessata l’attività)
    le royalty pagate all’Italia (unico introito da parte dell’Italia per la concessione) equivalgono al 4% del valore del greggio estratto (le royalty più basse del mondo),di questo 4% solo il 30% va alle regioni in questione.
    Queste estrazioni comportano 1000000 di posti di lavoro mentre le energie rinnovabili,in un territorio come l’Italia,è stato stimato che fruttino circa 17000000 di posti di lavoro.
    Gli emirati arabi ad oggi hanno dichiarato che hanno investito circa il 90% dei fondi per la ricerca in energie rinnovabili e hanno dichiarato di esser già pronti a soddisfare il fabbisogno energetico di mezza Europa nei prossimi anni,e la fondazione Rockefeller ha disinvestito dal petrolio per investire in energie rinnovabili.
    Inoltre Renzi ha dichiarato che se vince il SI lui si dimette(motivo per cui non ha incorporato le amministrative col referendum facendoci sperperare 3000000€ per poi usare lo spreco come motivo di indignazione).
    E concludo che il referendum è l’unica forma rimasta di diritto del popolo di decidere qualcosa,quindi non usufruire di questo diritto è da imbecilli.
    MI PARE CHE NON CI SIAN MOTIVI VALIDI PER NON ANDAR A VOTARE O ANDAR A VOTARE CONTRO IL “SI”!

  • Giacinto Portato says:

    Bellissimo post. Complimenti vivissimi. Solo una precisazione: al contrario del petrolio, il trasporto di metano avviene tramite metanodotti, non via nave. Ergo, la chiusura delle piattaforme per l’estrazione del gas non comporterebbe alcun inquinamento da nave di idrocarburi, come scrivi sopra. Per il resto concordo su tutto. Molto acuta la realizzazione degli effetti delle nuove frontiere dei marketeers applicata a politica e collaterali (direttori di giornale, eccetera) ma sdoganata da una remora morale e in cui ogni mezzo e’ lecito per vincere senza esclusione di balle – anzi piu’ balle piu’ like piu’ notorieta’ piu’ voti. Anche io sono convinto che da qui in poi andra’ sempre peggio. Ahinoi.

  • suzukimaruti says:

    Tempa Rossa non è oggetto del referendum, quindi non riguarda il topic di questo post.
    Quel che è certo che la vittoria del sì aumenterebbe le petroliere in viaggio da e per l’Italia. E sono dannose sia che importino, sia che esportino petrolio.
    Ci fosse una legge che vieta le petroliere nelle acque territoriali, avrebbe il mio favore.

  • suzukimaruti says:

    appunto: sono dati di soldi che arrivano al sistema-paese dalle royalties. Non sono pochi, 340 milioni di euro. Vogliamo rinunciarci? Io direi di no. Mi pare logico e intelligente, no?

  • suzukimaruti says:

    è che i governi cambiano. quindi la volontà di rinegoziare potrebbe cambiare. sempre che sia vero (non credo) che questo governo non voglia farlo.
    IN ogni caso, con le piattaforme chiuse non ci sarebbe nessun guadagno e nessuna rinegoziazione.
    Stiamo di fatto comparando un negozio che non guadagna tantissimo con uno chiuso. Meglio quello che non guadagna tantissimo, ovvio.

  • lorenzo lucioni says:

    forse non e’ aggiornato su Tempa Rossa.
    Si tratta di un approdo per petroliere, per le quali e’ stato chiesto l’adeguamento per l’attracco e il carico di petroliere che caricherebbero petrolio Lucano per esportarlo (Total) nel basso bacino del mediterraneo.
    Ovvero: il petrolio Lucano non entra tutto in italia (e la sua mancanza non andrebbe percio’ tutta rimpiazzata, in caso di vittoria del SI), e l’alta pericolosita’ di cui lei parla in fatto di petroliere in questo caso (non irrisorio) riguarderebbe petrolio estratto italia (offshore), “condotto” a tempa rossa (porto) e imbarcato.
    Come a dire: e’ facile fare allarmismo dicendo che quel 3% (o 7%) che dovremmo importare, incrementerebbe le petroliere, senza citare quelle petroliere che invece transiterebbero per l’export, anziche’ import.

    Inoltre, lei ha la certezza che quel 7% in meno andrebbe rimpinguato? il Mise (= Governo) pare dire il contrario (cfr. dati publicati)

  • lorenzo lucioni says:

    mi scusi, i miei post con le citazioni sono state tolte da wordpress perche’ ho usato i

    l’ultimo post, quello dell’ammontare delle royalties, citava questo:

    “Secondo i dati del Mise, nel 2015 (per la produzione del biennio 2013-2014) otto società hanno versato 340 milioni di euro: 218 l’Eni, circa 94 la Shell. Ma chi ne beneficia? Alle Regioni sono andati 159 milioni, il resto al Fondo di sviluppo economico e social card (76 milioni), allo Stato (50), all’Aliquota Ambiente e Sicurezza (27) e, infine, ai Comuni (26).”

  • lorenzo lucioni says:

    lei poi, qui nei commenti, parla di soldi che verrebbero persi in royalties.
    di quanti soldi stiamo parlando? 340milioni di euro, significativamente meno del mancato introito per canoni di affitto risibili di immobili statali (non concessi a privati cittadini) sulla sola municipalita’ romana.

    assommare tante “piccole” considerazioni, come questa. denota, a mio modo di vedere, una posizione conservatrice.
    il suo ripetuto appello all’impegno e alla pressione politica mi stupisce, come se lei non vivesse in questo paese.
    Abbiamo un referendum, parziale finche’ vogliamo, mutilato, strumentalizzato finche’ si vuole, che pero’ alla fine dei conti ha un suo ben chiaro significato (come dovrebbe anche emergere dai commenti qua letti). non sfruttarlo e’ un grosso peccato.

    <>

  • lorenzo lucioni says:

    <>
    io credo che tentare di lanciare un forte segnale in ottica rinnovabili non sia autolesionismo.

    <>
    Per rivedere, rinegoziare, trattare, occorre volonta’, in questo caso volonta’ politica. Il governo ha dimostrato di non voler ascoltare la voce di nessuno… secondo quali principi lei si aspetta che la rinegoziazione potrebbe avvenire, a fronte di cosa?
    peraltro mi pare che quel “vorrebbe guadagnare di piu'” non corrisponda ad alcuna istanza fin qui ascoltata. si vuole chiuderle, quelle piattaforme, non per guadagnarci di piu’.

  • suzukimaruti says:

    è che Tempa Rossa è in Italia. Quindi le petroliere arrivano pure lì.
    Non avendo citato alcun numero, mi chiedo quali numeri possano essere sbagliati. Non è che incollate i commenti a caso, come parte di una campagna per il “sì”?

  • lorenzo lucioni says:

    Enrico Sola, i suoi numeri non trovano conferma in questi altri proposti dall’articolo che qui linko.
    Inoltre, alcune sue considerazioni, come quella sull’aumento del traffico navale, vengono smentite (il gas, che e’ il principale, viaggera’ in metanodotti e il petrolio non costituisce il 7% bensi’ il 3% e gia’ oggi, con i giacimenti lucani – quantitativamente significativi, per quel che riguarda il petrolio estratto in italia – e’ previsto che venga esportato – non importa, esportato – da tempa rossa verso il bacino del mediterraneo orientale… ma lei questo non lo ha citato)

    http://derrickenergia.blogspot.it/2016/04/referendum-trivelle-cosa-votare-d271.html

  • suzukimaruti says:

    Resta il fatto che il numero è arbitrario e non rispondente all’entità del giacimento. Ma il problema non è il numero degli anni, è il fatto che in caso di vittoria dei “sì” le piattaforme sarebbero chiuse con ancora i giacimenti attivi, di fatto sprecando risorse senza una ragione che non sia l’autolesionismo.
    Aggiungo: tutti gli accordi di licenza sono rivedibili, rinegoziabili e trattabili. Tutte cose impossibili, se chiudessimo le piattaforme.
    Di fatto, votare sì è come decidere di chiudere un negozio (comunque in attivo) perché si vorrebbe guadagnare di più. Non ha senso.

  • suzukimaruti says:

    Ragionamento molto fallace in numerosi punti, che sorvolo. Mi soffermo solo su un fatto. Sposo l’idea di fare un ragionamento puramente sotto l’aspetto economico.
    Nel calcolo dei benefici forse è il caso di inserire l’elefante nella stanza, cioè il fatto che se vince il Sì, lo stato non incasserebbe nemmeno le franchigie. Rinunceremmo a tutti gli introiti dalle piattaforme, perché sarebbero chiuse. Quindi il sì è la soluzione economicamente più svantaggiosa di tutte, sempre e comunque. (ah, e gli accordi di licenza si possono variare e negoziare: basta una legge ordinaria o un intervento statale)

    I rest my case.

  • suzukimaruti says:

    il problema è che non è vero che votando “sì” succede questo. I referendum, soprattutto se non rappresentativi come questo, hanno una sola funzione piuttosto radicale: abrogare in toto una legge. L’equivalente chirurgico di un’amputazione. E non hanno funzioni simboliche.
    Tra l’altro la politica se ne fotte delle questioni simboliche, essendo labili e soggette a interpretazione.
    Se vogliamo cambiare in meglio la politica energetica del paese, ci sono strumenti politici adatti. Non certo la cancellazione arbitraria e masochista di un pezzo di legge, che farebbe solo danni.
    Lottiamo, rompiamo le palle ai parlamentari, scegliamo chi votare, manifestiamo, condividiamo informazione, ecc. Questa è la politica.
    Il resto – per esempio questo finto referendum -sono mezzucci partitici per la lotta alle poltrone.

  • benedetto says:

    Lasciando stare tutte le questioni politiche e ambientali c’è un aspetto del referendum che da solo a mio avviso basta per votare Sì. Ed è l’aspetto economico. Molti proprio ponendo al primo posto questo aspetto pensano di votare no o non votare. Sarebbe un errore enorme. La disinformazione dei media e del regime vorrebbe far passare il messaggio (e con qualcuno ci stanno riuscendo) che se si vota sì saremo costretti a comprare più gas dall’estero. Falso. E lo dicono i dati ufficiali del Mise, ministero dello sviluppo economico: tra il 2010 e il 2014 la produzione è scesa di 1.257 milioni di metri cubi e l’importazione, al contrario di quanto vogliono farci credere, non è aumentata ma bensì diminuita di 19.547 milioni di metri cubi! Inoltre bisogna ricordare che la ridotta percentuale di fabbisogno nazionale di gas e petrolio generata dalle trivelle interessate dal referendum (circa 1% del petrolio che usiamo e 3% del gas) non solo può essere sostituita dalle rinnovabili, ma anzi dovrebbe esserlo, per rispettare gli accordi internazionali. E teniamo bene a mente che un miliardo investito nelle trivelle produce circa 500 posti di lavoro mentre la stessa cifra nelle rinnovabili produce 17000 posti di lavoro. Infine capitolo royalties: esiste una franchigia sotto la quale le società operanti in Italia, che già pagano una quota irrisoria rispetto agli altri paesi europei per sfruttare le nostre risorse, non pagano nulla. Cioè sotto una certo numero di barili e di metri cubi di gas non ci danno un soldo. E la norma che si vuole abrogare gli permetterebbe di avere le concessioni fino a esaurimento del giacimento, ergo potrebbero estrarre piano piano stando sempre sotto la franchigia, cioè stando sempre sotto la quota di petrolio e gas per cui non versano un euro nelle casse dello stato. Mettendo insieme questi dati la risposta mi sembra solo una: ANDARE A VOTARE E VOTARE Sì!!!!!!!!!!!

  • C’è un problemino. E’ vero che la questione ambientalista c’entra solo relativamente nel referendum. A formularlo con precisione andrebbe detto: se voti SI ti esprimi contro il modo di fare politica di certi partiti italiani (tanti, tutti?) che per fare un regalino ai loro amici, fidanzati, nonni o cugini imprenditori mettono quattro paroline in un emendamento che nessuno leggerà, inserito al volo magari alle due di notte quando l’aula del Parlamento è mezza vuota, che va contro il senso generale della legge (in questo caso la Legge di Stabilità), che va contro a tutti gli incentivi erogati negli anno precedenti per accrescere il mercato delle energie pulite e che va contro l’evoluzione tecnologica ed energetica perseguita da gran parte del mondo occidentale. Se ti astieni e stai a casa poi non ti lamentare che te la fanno sotto il naso.

  • david says:

    Bravo, anch’io voterò sì al refendum sulle trivelle.

  • “Se siete appassionati di minimalismo politico, ecco a voi il tema del referendum: decidere se fermare le licenze d’uso delle piattaforme dopo un numero arbitrario di anni, senza nessuna ragione apparente, oppure utilizzarle fino alla fine del giacimento su cui insistono. ”
    Questo è falso: il numero di anni non è arbitrario e senza nessuna ragione apparente ma quello definito al momento della concessione (di solito 20 o 30 anni) che poi, in base ad una serie di verifiche e controlli, poteva essere rinnovato per 10 anni la prima volta, poi per 5 anni.
    Lo Sblocca Italia cancella ex-post una condizione contrattuale eliminando la scadenza e lasciando la possibilità di mantenere attiva la concessione fino ad esaurimento del giacimento.
    Non esiste in nessun diritto ed è vietato dalle normative europee che concessioni di servizi pubblici o beni demaniali non abbiano scadenze
    http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A31994L0022

  • suzukimaruti says:

    È che i referendum non servono a diffondere idee, ma ad abrogare leggi. Senza il metano delle piattaforme avremmo meno risorse (e più rischi) per pagarci la riconversione verso le rinnovabili, che non avviene in un amen.

    Gli obiettivi politici si raggiungono con mezzi politici, di certo non con mezzucci autolesionisti e fintamente dimostrativi.
    Un referendum così squalificato non ha nemmeno la dignità di servire come avvertimento, visto che non parla di trivelle.

  • suzukimaruti says:

    La campagna per il no coincide con quella per l’astensione. È il modo più efficace per vincere un referendum contrastando il voto di minoranze motivate, che approfittano di un quesito inutile per fare politica anti-Renzi invece che parlare realmente di ambiente.

    Più in generale, un referendum che ha premesse truffaldine non merita la dignificazione con un voto.
    L’istituto referendario è una cosa seria: chi ne abusa e truffa gli elettori va punito con l’indifferenza. Perché fa male alla democrazia.

  • suzukimaruti says:

    In effetti è un tema interesante: chiudere le piattaforme a giacimento attivo è un rischio, anche perché nessuno avrebbe l’interesse economico a mantenerle sane.
    Insomma, il sì comporta altri danni ecologici, in potenza.

  • suzukimaruti says:

    È che votare sì a questo referendum fa danni economici, ci espone a rischi ecologici, crea disoccupazione e dà forza a realtà scorrette e bugiarde.

    E francamente i referendum servono ad abrogare le leggi e a nulla più.

    Vogliamo andare maggiormente verso le rinnovabili? Facciamo politica, convinciamo i nostri parlamentari, votiamo chi si impegna per questo, ecc.

    Non essendo un referendum contro le trivelle ma un inutile mozzicone di un corpus di referendum superati da leggi ordinarie, non ha nemmeno valore simbolico.
    L’istituto referendario è una cosa seria, non va squalificato.

  • scaggi says:

    Concordo con ciò che scrivi, meno con la conclusione: devi tenere presente che se vincerà il SI, non si passerà subito alle rinnovabili, ma si diffonderà l’idea che la transizione verso di esse è importante. Poi come dici tu, la tecnologia fotovolaica è miliorata un sacco (in Germania si produce a 9€c/KWh) dunque le importazioni non saranno più convenienti

  • bux says:

    Terza parte (fucilate wordpress, mi sparisce il pulsante se il commento non è strabreve)

    Sono due brutti esempi al volo, i loro strateghi comunicatori farebbero di meglio. Potevano porsi come i VERI Notriv, la comunicazione efficace non è il diavolo. Se si ha paura di farlo forse non si hanno argomenti abbastanza forti.

    E io non so ancora cosa votare, perché non trovo un fatto – uno – che non sia contestabile o leggibile in vari modi. Non voglio partecipare a un referendum pro o contro Renzi, non voglio aderire alla massa in modo irriflesso. Come faccio?

  • bux says:

    Ecco la seconda parte del commento 🙂

    Se così fosse, se ho capito bene – allora perché, invece che consigliare alla gente di stare a casa e richiudersi in un silenzio imbarazzato, non hanno organizzato una campagna per il no? Gli altri dicono “no alle trivelle”? Potevano controbattere “Vota No per dire Sì allo smantellamento e alla bonifica degli impianti di trivellazione”; oppure ancora meglio, “Basta trivelle nei nostri mari! vota No per smaltirle in modo pulito” (sì, questa è un po’ furbesca, ma funziona).

  • bux says:

    Grazie mille, articolo molto lungo, ma vorrei per piacere maggiori informazioni, se possibile, su questo passaggio cruciale:

    “Il referendum sarà – reggetevi forte – sulle concessioni in licenza delle piattaforme energetiche in mare, cioè gli impianti che vengono costruiti *dopo* le trivellazioni e che recuperano l’energia dai giacimenti, permettendone il trasferimento sulla terraferma.”

    Sì può parlare di impianti di bonifica? Di che si tratta esattamente? Leggo tante opinioni e pochi fatti, su cui si sorvola con rapidità, forse per mancanza di informazioni più complete. Capisco che sono temi complessi, ma altrimenti non ne veniamo a capo. .
    Spezzo qui il commento, sennò wordpress non me lo lascia inviare

  • Gino says:

    Viene tralasciato un aspetto tecnico, a mio avviso, importante e quasi mai menzionato dai media. Ovvero i rischi ambientali che si avrebbero nel chiudere un giacimento con gas metano residuo, quindi non completamente esaurito (colata di malta di cemento, sigillatura contro pressione gas, manutenzione nel tempo, costi di manutenzione). Tuttavia, di fatto, non cambia quanto espresso nell’articolo e nella strumentalizzazione politica e mediatica di un referendum inutile.

  • Fulcrum says:

    Standing ovation!

  • alexgiuzio says:

    Sono allo stesso modo contrario alle attività di estrazione di idrocarburi in mare e non condivido le orrende disinformazioni diffuse dai gruppi favorevoli al “SI”: potranno portare qualche voto emotivo in più, ma fanno passare dalla parte del torto.

    Su vari aspetti di questo articolo non mi trovo però d’accordo. Il governo ha sospeso le concessioni per l’estrazione di idrocarburi dal mare con l’ultima legge di Stabilità, nel tentativo di troncare la spinta referendaria. Ma una sospensione non è per sua natura definitiva. Per rimanere in questo ambito, ricordo che nel 2010, a seguito dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, l’allora ministro all’ambiente Prestigiacomo vietò le attività estrattive sottocosta proprio come ha fatto Renzi. Ma solo due anni dopo, nel 2012, il ministro allo sviluppo economico Passera ha di fatto annullato il decreto Prestigiacomo.

    Non vedo perciò il motivo per cui un ecologista come lei debba opporsi a questo referendum, per quanto sia marginale e per quanto sia diventato una vicenda grottesca. Ma andare a votare “sì” è comunque un gesto di dissenso nei confronti di una politica energetica sbagliata.

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