Serviva proprio un’opinione in più su Marino

October 9th, 2015 § 4 comments

Questa, almeno, è sotto forma di elenco puntato. Vuoi mettere la praticità?

  • Il “problema Marino” è a monte. Non andava candidato sindaco a Roma, perché non ha esperienza amministrativa (non ha mai fatto un minuto in un consiglio comunale, prima di prendere la fascia tricolore). E fare il sindaco di una grande città – una città come Roma, poi – è un mestiere per solutori più che abili, gente che conosce a memoria la macchina amministrativa e che sa che il sindaco ha un ruolo poliedrico: tribuno del popolo, alta figura politica, riempitore di buche, tagliatore di nastri, litigante con ambulanti, fine urbanista, mago della finanza, mezzo ministro degli Esteri (lo sono per definizione i sindaci di Roma, Firenze e Venezia). Penso sia più facile fare il Presidente del Consiglio o l’allenatore del Toro, tutto detto.
  • Marino, come persona e come politico, è un galantuomo e ha tutta la mia stima. Nel 2009 votai la sua mozione al congresso PD e penso tuttora che all’Italia servano uomini di scienza prestati alla politica e messi nei posti giusti (cioè a ispirare leggi, disegnare futuri possibili, ecc.). Non certo a fare il brutto e complesso mestiere di cui sopra.
    La questione scontrini è davvero irrilevante da tutti i punti di vista, degna dello stupido minimalismo rissoso dei grillini.
  • Penso che Marino abbia mostruosamente bisogno di un addetto alle PR, perché è riuscito a mettere in fila una serie di brutte figure involontarie, di gaffes, di cadute di gusto da costruire un castello di mini-colpe su cui tutti i suoi nemici naturali si sono buttati con somma gioia.
    Qui Marino – e chi ha deciso di candidarlo – ha pagato il prezzo di non essere un politico puro, cioè uno attento a certi aspetti estetico-marginali della rappresentazione politica.
    Soprattutto a Roma, essere del tutto refrattari a certi atteggiamenti populisti (o anche solo ad atteggiamenti che tengono a bada gli astratti furori del naturale populismo locale) è un difetto grave.
  • Penso che il PD romano – da sempre il più anti-renziano d’Italia, in una città in cui i renziani non esistono, come scrive giustamente Marco Damilano – sia una malabolgia che non si ripulisce, non si riforma, non si corregge. Va abbattuto, cancellato, commissariato, dimenticato per un po’. E penso che la segreteria di Renzi abbia sbagliato a non affrontare la situazione chiedendo in prestito a Salvini la ruspa. Sarebbe stato il suo primo uso legittimo e opportuno, in politica. E no, Orfini da solo non basta, nonostante la sua buona volontà e la sua bravura.
    Capisco anche che la sola ipotesi di affrontare il tema “PD di Roma” metta l’ansia e porti all’inazione: è un’ansia che condivido, pur abitando a centinaia di chilometri di distanza.
    (L’inazione del PD nazionale sullo schifo dei vari PD locali è un problema grosso e finora è il più rilevante errore di Renzi. Lo dico da tempi non sospetti. Se ci fate caso, ne parlo con toni allarmati nel post prima di questo, che è di maggio. Avevo – tristemente – ragione.)
  • Penso che, a questo punto, la questione Marino fosse diventata una lose-lose condition, cioè una situazione in cui qualsiasi opzione produce danni, inclusa l’inazione, e il tempo è un moltiplicatore delle disgrazie. Quindi capisco (nota: capisco, non “condivido”) il senso di chi abbia chiesto a Marino di dimettersi.
    Sul tema sono combattuto, perché evidentemente Marino non se lo merita e non si merita un milligrammo dell’infamia che gli stanno gettando addosso. E vedere le due destre romane, i fascisti e i grillini, che gongolano e festeggiano mi dà un fastidio mostruoso.
    Dall’altro lato, mi rendo conto che se Marino va via adesso e ci si inventa qualcosa – magari un commissario che, privo del problema del consenso, inizia a rimettere in ordine Roma senza guardare in faccia nessuno – forse si riesce a evitare di mettere di nuovo Roma in mano a gente ancora più brutta.
  • Penso che le attuali alternative a Marino e al mostruoso PD locale siano ancora peggio. Per destra romana direi che basta la parola “Alemanno” a rendere l’idea. Riguardo ai grillini, al di là delle considerazioni sulla pochezza umana, culturale, esistenziale, della classe dirigente che credono di avere, vorrei puntare l’attenzione su cosa sta succedendo a Ostia, realtà in cui il Movimento 5 Stelle sembra essere contiguo o comunque non ostile al malaffare locale, alle famiglie trafficone, ecc. Immaginate i danni che potrebbero fare a Roma persone così ingenue e inesperte.
  • Amo Roma con tutto il cuore, ma penso che ora sia ingovernabile. È uno dei pochi luoghi al mondo che mi mette a disagio, mi dà ansia, mi fa desiderare di essere altrove, pur essendo bellissimo. Qualche tempo fa ho riguardato “Roma” di Fellini. L’ho fatto malamente, distratto, e mi sono accorto che dal film emergeva un dettaglio che non avrei percepito altrimenti e che *è* Roma: il rumore, fortissimo, caotico, indomabile.
    Ogni volta che vado a Roma, il suo naturale “caos cattivo” si scontra con la mia razionalità torinese, ortogonale, sussurrante.
    E credo che il problema sia lì: Roma ha bisogno di ordine, parola che non amo. Per avere ordine, armonia, credo serva un sindaco “pazzo”, in grado di cambiare radicalmente la città, osando l’impensabile (cose pazze, tipo chiudere TUTTO il centro al traffico) e capendo che Roma, così com’è, non si corregge. Va ripensata da zero, riscritta, rivoluzionata. Sarebbe perfino una cosa di sinistra, a pensarci bene.
    Marino aveva iniziato bene, con la pedonalizzazione dei Fori Imperiali: aveva avviato finalmente la guerra alle automobili (che in centro a Roma sono un’assurdità e credo il primo fattore di peggioramento della qualità della vita dei cittadini), senza farsi troppi scrupoli. Speravo fosse un punto di partenza, invece era un punto d’arrivo. Purtroppo.

§ 4 Responses to Serviva proprio un’opinione in più su Marino"

  • Due considerazioni (e due note a margine), premettendo che io, non abitando a Roma, non so se Marino sia stato un bravo, un mediocre o un pessimo sindaco.
    1. Su Marino che non andava candidato. Oh, guarda che non è che le primarie quando le vince Matteo sono sacre e inviolabili e quando le vince qualcun altro dipende, magari gli elettori hanno sbagliato…
    (nota a margine: di gente catapultata a fare il sindaco di grande città senza conoscere a memoria la macchina amministrativa e in grado di governare dignitosamente o quanto meno di essere credibile al punto di essere rieletta ce n’è parecchia: da Emiliano a Pisapia, da Albertini a Castellani. Lo stesso De Magistris avrà governato male quanto vogliamo, ma se si ricandida non è che partirà sconfitto in pectore; non potevi sapere due anni e mezzo fa se Marino sarebbe stato o meno all’altezza e comunque è un giudizio che sarebbe spettato agli elettori dopo cinque anni, non ai segretari di partito dopo due anni e mezzo)
    2. Se Marino ha fallito, non è soltanto colpa sua e del PD romano, ma anche del PD nazionale. Il PD nazionale avrebbe dovuto farsi carico della questione, come si è fatto carico di aiutare De Luca. Invece, ha isolato Marino ancor più di quanto lui già non facesse di suo ed è stato proprio Renzi, a Porta a Porta, a dare il segnale chiaro nel suo stile solito: ossia, non dico chiaramente, ma lascio intendere, “l’intendance suivra”.
    (nota a margine: è l’ora di finirla con ‘sta storia che tutti i meriti di Matteo e tutti i demeriti dei PD locali. Un partito non può avere distinzione tra livello nazionale e livello locale perché è una comunità, non un comitato elettorale. Ma questa è l’ennesima conferma che a Renzi del PD interessa una sega, il partito per lui è soltanto lo strumento con cui è potuto arrivare a Palazzo Chigi e lì rimanerci. Mi sto convincendo sempre più che uno come Marino – pasticcione e scarsamente comunicativo – sia stato abbandonato dal suo partito solo perché la sua immagine è così in contrasto con lo storytelling del PD attuale e quindi potenzialmente in grado di danneggiare non Roma o i romani, ma Renzi e i renziani).

  • Condivido appieno tutto tranne un dettaglio, non è il PD romano ma il PD “che conta” (o che governa, decidi tu) che ha voltato le spalle a Marino in quanto perdona troppo onesta.

  • david says:

    Il PD è destra almeno quanto i grillini, ormai fa solo pena quando si autocertifica sinistra.

  • Franco says:

    Il problema sono i romani, che sono la quintessenza del peggio degli italiani.

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