I mercatini sono conversazioni (il resto, mazzate)

October 28th, 2015 § 6 comments § permalink

Qualche giorno fa ho scritto un post su Facebook in cui mettevo in vendita un Mac che ci avanzava in casa. Ero dubbioso se postare l’annuncio su Facebook fosse una mossa intelligente. Non so bene cosa temessi, ma la parte più torinese di me pensava che usare i social per vendere qualcosa fosse, se non proprio una violazione di un tacito patto etico, un atto inelegante. Ho mediato tra la mia ritrosia sabauda e la mia avidità e ho optato per un post leggero, senza cifre esposte e con trattative economiche in DM. Nel giro di poche ore il Mac era stato venduto a un amico, previo sconto simpatia.

Ciò che mi ha sorpreso è che quel post mi ha messo in contatto con un grande numero di persone, magari amici che non sento spesso, conoscenze lontane con cui ho avuto prevalentemente contatti online, ecc., con cui ho piacevolmente chiacchierato al di là della mera vendita del computer. Mi sono ritrovato a dare in chat consigli spassionati (a più di un amico ho sconsigliato di comprare il mio Mac, perché non faceva per loro), ad ascoltare necessità, a disquisire di lavoro e a divagare gioiosamente sul trittico vita, universo e tutto quanto.

L’esperienza mi è piaciuta così tanto che non vedo l’ora di mettere in vendita il prossimo Mac. Datemi solo il tempo di consumarne uno.

Per bilanciare il karma positivo della vendita, l’altro giorno ho scritto un post su Facebook in cui facevo notare come fosse ridotta male, fragile ed esposta alle intemperie la famigerata trazzera asfaltata dai grillini in Sicilia.
Per 24 ore la conversazione che ne è seguita è stata tranquilla, civile e perfino simpatica (in un contesto in cui non tutti eravamo d’accordo).
Con il consueto ritardo di un giorno (fateci caso: l’imbarbarimento di una discussione accade sempre con un certo ritardo, come se ci fosse una distanza da colmare tra chi chiacchiera in modo mediamente civile e le masse imbufalite che mandano tutto in vacca), sono arrivati i grillini. Quelli veri, quelli ancora più impresentabili dei candidati: gli elettori grillini.

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È stata una delle esperienze al contempo più divertenti e più abbrutenti della mia vita online: centinaia e centinaia di commentatori (il post ha avuto un migliaio di condivisioni, ho letteralmente perso il controllo di dove andasse a finire) sono arrivati su una discussione con sostanzialmente due fini: negare l’evidenza e/0 insultare l’autore del post.
Sotto i miei occhi – e sotto gli occhi dei tanti che, insieme a me, si sono goduti lo spettacolo – è avvenuto un vero e proprio atto di degradazione della conversazione, che è partito col sacrificio pubblico della grammatica e dell’ortografia, è proseguito col turpiloquio ed è finito con minacce, insulti, insinuazioni, aggressioni ad personam (dove la persona ero io), gente che si improvvisa Sherlock Holmes sui fatti tuoi (alcuni commentatori avevano da ridire su casa mia: segno che sono andarti a cercarsi le foto), gente che commenta il mio profilo LinkedIn e poi direttamente devianza pura, follia (tra cui un genio che ce l’aveva con “voi che avete le foto profilo in bianco e nero”).

Per puro sport, avendo qualche ritaglio di tempo libero, con alcuni amici abbiamo perfino provato a interagire con alcuni di questi individui. Il risultato è stato disarmante, al punto che i nostri intenti seri e gramsciani di incontro con le masse incolte sono finiti in un perculamento generale a cui, tra l’altro, buona parte dei grillini ha abboccato.

Sto cercando di confortarmi pensando ottimisticamente che i due mondi – quello della conversazione simpatica, disinteressata, leggera e quello delle masse di ignoranti aggressivi del tutto privi di capacità dialettica e di intelligenza sufficiente per rapportarsi al prossimo – in qualche modo si bilancino, si annullino a vicenda.
Sotto sotto so benissimo che non è così e che la “prevalenza del cretino” è inevitabile. Cerco di non pensarci, perché poi mi scattano di nuovo quei brutti pensieri sulla sopravvalutazione del suffragio universale.

In questi casi mi chiedo sempre se sia intelligente fermarsi a prendere atto del problema. Forse dovremmo fare qualcosa. Il problema è che non so bene cosa fare, salvo dare sfogo ai peggiori istinti misantropi, augurarmi una guerra di trincea che faccia molte vittime o tifare asteroide, sperando che mi eviti (ché gli asteroidi, come i grillini, non vanno molto per il sottile).

Con alcuni amici (più seri di quelli di prima) ci siamo presi l’impegno di studiare il fenomeno. Cioè prendere questo thread e altri e cercare di capire cosa succede, evidenziare i temi, i cliché, le narrazioni più evidenti e popolari. Insomma, cercare di fare una (psico)analisi quantitativa del grillismo.
Perché, come diceva Flaiano, un giorno il fascismo sarà curato con la psicanalisi.

Forse è il caso di iniziare. Sdraiatevi.

Io non sto con Erri. Sto con la libertà di parola. E con la nonviolenza

October 19th, 2015 § 19 comments § permalink

“Un uomo è quello che ha commesso. Se dimentica è un bicchiere messo alla rovescia, un vuoto chiuso”

Queste parole sono di Erri De Luca, prese dal suo “Il peso della farfalla”. E sono per voi, avventati, che avete fatto di quest’uomo un eroe.

BENE, L’ASSOLUZIONE DI DE LUCA

Voglio chiarire subito un punto: dopo qualche riflessione – e un approfondimento sul reato di “istigazione a delinquere” – mi sono convinto che il processo a Erri De Luca per le sue dichiarazioni in cui esortava a compiere violenze e sabotaggi contro la TAV sia stato un errore che ha fatto danni notevoli, perché ha processato ingiustamente un uomo per dichiarazioni avventate (ma non reato) e soprattutto perché ha trasformato un cattivo maestro in martire e gli ha dato una tribuna enorme.
È un bene che sia stato assolto.

Concordo: le sue parole sulla TAV non costituiscono reato. Restano parole orribili, che auspicano la violenza come metodo politico e la giustificano. È legale dirle. È fuori legge – e fascista e violento – seguirle, metterle in pratica.

Può darsi che la deriva retorica notav abbia fatto perdere lucidità a molti, per cui ad alcuni sembra perfettamente normale e accettabile che una persona dica che se qualcosa non è gradito – anche se espressione della volontà democratica della maggioranza dei cittadini – è legittimo praticare atti violenti per impedire che avvenga.
Sbagliano di grosso, perché è un pensiero antidemocratico (la democrazia prevede che le maggioranze democraticamente elette decidono e gli altri si adeguano), ma faccio una proposta di “igiene” per questo post: non parliamo di TAV, così magari qualcuno la prende con più calma.

 

CHI È DAVVERO ERRI DE LUCA, CON PAROLE SUE

La mia idea è che, giustamente assolto per le sue parole su violenza e sabotaggi, Erri De Luca rimanga una persona con delle idee antidemocratiche, violente, culturalmente affini all’uso della prevaricazione come metodo politico e del tutto antitetiche alla sinistra e alle culture di pace.

Penso che molti che in questi giorni stanno facendo di quell’uomo un eroe stiano sbagliando. Spero per ignoranza o per superficiale faziosità notav, che li porta ad abbandonare il buonsenso.

Vorrei offrire qualche elemento in più, per favorire un giudizio, perché forse molti di voi non sanno chi è Erri De Luca, qual è la sua storia, qual è il suo rapporto con la violenza politica in Italia e credono che si tratti di un povero scrittore che ha osato dire la sua, finendo inguaiato.

Visto che è piaciuto nel post precedente, faccio un elenco puntato, incompleto e disordinato di fatti di cui tenere conto nel formarsi un giudizio umano e politico su Erri De Luca:

– è stato per anni il capo del “servizio d’ordine” romano di Lotta Continua, cioè del plotone responsabile delle violenze di piazza. Un vero potere manesco all’interno di Lotta Continua stessa, che ha praticato violenze arbitrarie, assalti contro singoli, minacce, e perfino una bella repressione con botte nei confronti delle donne della stessa Lotta Continua. Dall’estremizzazione del servizio d’ordine di Lotta Continua è nata Prima Linea, che ha fatto della lotta armata una ragione d’essere. Sul tema della violenza in Lotta Continua, ha dichiarato, fieramente: “No, no. Un servizio completamente dentro all’illegalità. Lotta Continua era tutta illegale, l’illegalità era la pratica diffusa (…) Proteggere dei latitanti era illegale, scontrarsi con le forze dell’ordine era illegale, fabbricare delle bottiglie incendiarie era illegale (…) Tutta la nostra attività era una attività armata”

– riguardo all’omicidio Calabresi, quando gli è stato chiesto se sapeva chi fossero i responsabili, si è trincerato dietro la più classica delle bocche cucite omertose: “Preferisco non risponderti. Non mi sento libero di parlare di questo… ne parleremo quando non avrà più rilevanza penale.”. Sembra quasi che preferisca la protezione di eventuali assassini rispetto alla verità, alla serenità di chi ha avuto un familiare ucciso.

– a proposito del terrorismo e delle Brigate Rosse ha dichiarato: “La lotta armata? Non fu terrorismo. In quegli anni era guerra civile” e anche “Le Brigate Rosse non posso­no considerarsi un gruppo di terro­risti.”

– riguardo al rapimento di Aldo Moro (e della sua esecuzione, inerme, dopo giorni di prigionia) e della contestuale uccisione degli uomini della sua scorta, ha dichiarato che non si è trattato di un’aggressione a una persona inerme, “perché la scorta era composta di uomini armati.”.

Tutte queste affermazioni sono relativamente recenti (i virgolettati sono presi verbatim dalle interviste che ha rilasciato e verificati una seconda volta su WikiQuote). E De Luca non ha mai fatto autocritica per le sue idee sul metodo della violenza politica, sulla lotta armata in Italia, sul terrorismo, ecc. Anzi, ha spesso rincarato la dose.

Lascio al vostro giudizio e alla vostra coscienza il compito (credo facilissimo) di farsi un’idea su chi sia Erri De Luca. Per me con le sue idee è nemico di tutto quello in cui io, uomo di sinistra, democratico e pacifista, credo da sempre.

E proprio perché ho, come tanti, valori completamente diversi da lui, trovo giusto che sia stato assolto nel processo per istigazione a delinquere. Un esito ben diverso dal processo che le Brigate Rosse – un gruppo di educande, mica di terroristi! – hanno riservato ad Aldo Moro. La differenza tra l’Italia democratica e la gente come Erri De Luca è tutta qui.

Chi di voi ha giocato con l’hashtag #iostoconerri sta in una zona grigia (tendente al nero) nel rapporto con la democrazia e con la violenza politica, se non prende le distanze dalle idee di quest’uomo nell’istante in cui ne difende la giusta libertà di espressione.
E mi indigna che una testata come Valigia Blu, che per me ha perso qualsiasi dignità e che accuso di pericolosa leggerezza nella gestione di questo tema, sia stata in prima fila – acriticamente, spesso con toni agiografici – in questa iniziativa.

Credo, come tutti i cittadini democratici, che la libertà di parola vada difesa, in questo paese. Ma penso che lottare per questa libertà non debba farci dimenticare il dovere del giudizio – politico, etico, culturale, storico – sulle parole e sulle loro conseguenze.

Serviva proprio un’opinione in più su Marino

October 9th, 2015 § 4 comments § permalink

Questa, almeno, è sotto forma di elenco puntato. Vuoi mettere la praticità?

  • Il “problema Marino” è a monte. Non andava candidato sindaco a Roma, perché non ha esperienza amministrativa (non ha mai fatto un minuto in un consiglio comunale, prima di prendere la fascia tricolore). E fare il sindaco di una grande città – una città come Roma, poi – è un mestiere per solutori più che abili, gente che conosce a memoria la macchina amministrativa e che sa che il sindaco ha un ruolo poliedrico: tribuno del popolo, alta figura politica, riempitore di buche, tagliatore di nastri, litigante con ambulanti, fine urbanista, mago della finanza, mezzo ministro degli Esteri (lo sono per definizione i sindaci di Roma, Firenze e Venezia). Penso sia più facile fare il Presidente del Consiglio o l’allenatore del Toro, tutto detto.
  • Marino, come persona e come politico, è un galantuomo e ha tutta la mia stima. Nel 2009 votai la sua mozione al congresso PD e penso tuttora che all’Italia servano uomini di scienza prestati alla politica e messi nei posti giusti (cioè a ispirare leggi, disegnare futuri possibili, ecc.). Non certo a fare il brutto e complesso mestiere di cui sopra.
    La questione scontrini è davvero irrilevante da tutti i punti di vista, degna dello stupido minimalismo rissoso dei grillini.
  • Penso che Marino abbia mostruosamente bisogno di un addetto alle PR, perché è riuscito a mettere in fila una serie di brutte figure involontarie, di gaffes, di cadute di gusto da costruire un castello di mini-colpe su cui tutti i suoi nemici naturali si sono buttati con somma gioia.
    Qui Marino – e chi ha deciso di candidarlo – ha pagato il prezzo di non essere un politico puro, cioè uno attento a certi aspetti estetico-marginali della rappresentazione politica.
    Soprattutto a Roma, essere del tutto refrattari a certi atteggiamenti populisti (o anche solo ad atteggiamenti che tengono a bada gli astratti furori del naturale populismo locale) è un difetto grave.
  • Penso che il PD romano – da sempre il più anti-renziano d’Italia, in una città in cui i renziani non esistono, come scrive giustamente Marco Damilano – sia una malabolgia che non si ripulisce, non si riforma, non si corregge. Va abbattuto, cancellato, commissariato, dimenticato per un po’. E penso che la segreteria di Renzi abbia sbagliato a non affrontare la situazione chiedendo in prestito a Salvini la ruspa. Sarebbe stato il suo primo uso legittimo e opportuno, in politica. E no, Orfini da solo non basta, nonostante la sua buona volontà e la sua bravura.
    Capisco anche che la sola ipotesi di affrontare il tema “PD di Roma” metta l’ansia e porti all’inazione: è un’ansia che condivido, pur abitando a centinaia di chilometri di distanza.
    (L’inazione del PD nazionale sullo schifo dei vari PD locali è un problema grosso e finora è il più rilevante errore di Renzi. Lo dico da tempi non sospetti. Se ci fate caso, ne parlo con toni allarmati nel post prima di questo, che è di maggio. Avevo – tristemente – ragione.)
  • Penso che, a questo punto, la questione Marino fosse diventata una lose-lose condition, cioè una situazione in cui qualsiasi opzione produce danni, inclusa l’inazione, e il tempo è un moltiplicatore delle disgrazie. Quindi capisco (nota: capisco, non “condivido”) il senso di chi abbia chiesto a Marino di dimettersi.
    Sul tema sono combattuto, perché evidentemente Marino non se lo merita e non si merita un milligrammo dell’infamia che gli stanno gettando addosso. E vedere le due destre romane, i fascisti e i grillini, che gongolano e festeggiano mi dà un fastidio mostruoso.
    Dall’altro lato, mi rendo conto che se Marino va via adesso e ci si inventa qualcosa – magari un commissario che, privo del problema del consenso, inizia a rimettere in ordine Roma senza guardare in faccia nessuno – forse si riesce a evitare di mettere di nuovo Roma in mano a gente ancora più brutta.
  • Penso che le attuali alternative a Marino e al mostruoso PD locale siano ancora peggio. Per destra romana direi che basta la parola “Alemanno” a rendere l’idea. Riguardo ai grillini, al di là delle considerazioni sulla pochezza umana, culturale, esistenziale, della classe dirigente che credono di avere, vorrei puntare l’attenzione su cosa sta succedendo a Ostia, realtà in cui il Movimento 5 Stelle sembra essere contiguo o comunque non ostile al malaffare locale, alle famiglie trafficone, ecc. Immaginate i danni che potrebbero fare a Roma persone così ingenue e inesperte.
  • Amo Roma con tutto il cuore, ma penso che ora sia ingovernabile. È uno dei pochi luoghi al mondo che mi mette a disagio, mi dà ansia, mi fa desiderare di essere altrove, pur essendo bellissimo. Qualche tempo fa ho riguardato “Roma” di Fellini. L’ho fatto malamente, distratto, e mi sono accorto che dal film emergeva un dettaglio che non avrei percepito altrimenti e che *è* Roma: il rumore, fortissimo, caotico, indomabile.
    Ogni volta che vado a Roma, il suo naturale “caos cattivo” si scontra con la mia razionalità torinese, ortogonale, sussurrante.
    E credo che il problema sia lì: Roma ha bisogno di ordine, parola che non amo. Per avere ordine, armonia, credo serva un sindaco “pazzo”, in grado di cambiare radicalmente la città, osando l’impensabile (cose pazze, tipo chiudere TUTTO il centro al traffico) e capendo che Roma, così com’è, non si corregge. Va ripensata da zero, riscritta, rivoluzionata. Sarebbe perfino una cosa di sinistra, a pensarci bene.
    Marino aveva iniziato bene, con la pedonalizzazione dei Fori Imperiali: aveva avviato finalmente la guerra alle automobili (che in centro a Roma sono un’assurdità e credo il primo fattore di peggioramento della qualità della vita dei cittadini), senza farsi troppi scrupoli. Speravo fosse un punto di partenza, invece era un punto d’arrivo. Purtroppo.

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