Un “PD vicino” di cui non vergognarsi – un ultimatum a Renzi

May 29th, 2015 § 7 comments

Le diverse incarnazioni locali del PD stanno mettendo in imbarazzo molti di noi: militanti, elettori, simpatizzanti. E stanno mettendo nei guai il PD nazionale.

A livello locale – direi ovunque, ma forse c’è qualche eccezione che ignoro – mi pare evidente che il verso non è cambiato: ci sono realtà in cui l’effetto-Renzi non si è manifestato e ci sono realtà in cui si è manifestato per finta, cioè ci si è limitati a far cambiare la casacca ai soliti noti che localmente fanno quel che vogliono col partito, con la differenza che ora si dicono renziani.

Siamo arrivati al paradosso per cui c’è un partito “centrale” in cui ci sono stati un forte cambiamento, un miglioramento etico e materiale della classe dirigente e un rinnovamento di merito, di metodo e di protagonisti, e c’è un partito “periferico” nelle regioni, nei comuni, ecc. in cui non è cambiato nulla. Anzi, sta peggiorando.

So che di fronte a un problema è tipico di sinistra discutere fino allo sfinimento delle colpe e trascurare la soluzione. Visto che dentro me il verso è cambiato, la faccio breve sulle colpe e poi mi occupo delle soluzioni.

 

LE COLPE

Uso “colpe” al plurale, perché le colpe sono due, a mio giudizio.

Colpa numero 1.
C’è una colpa storica, ed è una colpa lunga, che è tutta da imputare alle gestioni del PD (e di DS e Margherita, prima) precedenti a quella di Renzi, che – lo ricordo – ha potere sul partito da poco tempo.

Se il PD nei territori fa schifo a livello politico, umano e in certi casi etico, la colpa è di chi ha permesso che si insediassero localmente gruppi di potere, signori delle tessere, amici degli amici, ecc.
Un esempio su tutti: De Luca.

De Luca non nasce con Renzi, anzi. L’ex sindaco di Salerno ha una storia politica lunghissima nel centrosinistra (scuola PCI/PDS/DS), ha fatto il parlamentare, è stato membro di una Commissione ed è sempre stato considerato un “campione” della sinistra al Sud (ricordo D’Alema bullarsi delle percentuali bulgare che i DS raccoglievano a Salerno), al punto che Bersani lo ha voluto accanto a sé durante le Primarie del 2012 contro Renzi e lo ha considerato come potenziale ministro in caso di vittoria elettorale nel 2013 (quella che non arrivò).

Insomma, è dagli anni Novanta che De Luca esiste e prospera nell’ambito del centrosinistra. Ci indigniamo solo ora, ma è “nostro” da anni. Dove eravamo, prima?

Considerate De Luca una parte per il tutto e pensate alle facce della dirigenza del PD nel vostro territorio. È molto probabile che siano sempre le stesse, da anni, vero? E se ne sono entrate di nuove negli ultimi anni è molto probabile che queste siano perfino peggio di quelle che c’erano prima.

[un excursus su Torino che potete perdervi]

Vi faccio l’esempio di Torino, in cui:

– è sindaco Fassino (uno che era vecchio ai tempi del PCI)

– alla faccia del rinnovamento è segretario un signore che aveva già concluso la sua carriera politica negli anni Novanta

– è in Consiglio comunale per il PD uno come Giusy La Ganga, interprete del craxismo in terra sabauda, un curriculum non limpido in campo legale e all’epoca nemico pubblico numero uno di noi della sinistra torinese.

E questi sono i “vecchi”.

Tra i “nuovi”, con ruoli di punta, un controllo militare del partito locale a colpi di tessere ci sono:

– un oscuro signore che possiede numerose cooperative non esattamente rosse (anche nel trattamento dei lavoratori) e molto in affari con gli enti pubblici torinesi

– una famiglia di ex craxiani fortemente immanicati nel business delle autostrade (sarà un caso: non poche persone della direzione PD locale lavorano per la Sitaf o sue consociate) e grandi acquirenti e distributori di pacchetti di tessere: una vera e propria OPA al partito torinese.

Per capirci: in Direzione del PD locale ci sono se va bene una o due persone di cui mi fido. Il resto sono individui che nella migliore delle ipotesi non vorrei più vedere e nella peggiore non vorrei *mai* vedere in un partito di centrosinistra moderno.

Credo si capisca perché a livello locale non voto PD. E se il PD perde il voto di quelli come me è spacciato.

[/un excursus su Torino che potete perdervi]

 

Colpa numero 2.
La colpa secondaria – in ordine di tempo e di importanza (ma sicuramente quella che mi fa più rabbia) – è di Renzi, perché non ha (ancora?) fatto niente contro le porcate avvenute a livello locale. Anzi, in certi casi ha cercato alleanze, supporto, “cittadinanza” all’interno di un PD locale del tutto avulso od ostile al renzismo, avvicinandosi a potenti locali che era meglio rottamare con forza.

Certo, c’è stato un terribile trasformismo per cui 10 minuti dopo la vittoria di Renzi alle Primarie d’improvviso erano tutti diventati renziani e capisco che la questione possa essere stata spinosa da gestire. Ma non è stato fatto niente, salvo nei casi estremi (vedi il caso Mafia Capitale a Roma o le infiltrazioni della criminalità a Ostia). Capisco che ci sono state altre priorità, ma è il caso di dirselo: a livello locale il PD fa spesso letteralmente schifo, per quanto riguarda i dirigenti palesi e occulti (cioè quelli che possiedono le tessere e controllano il potere vero).

 

CONTRO LA PERIFERIA E CONTRO LE COSE ” DAL BASSO!” (A MALINCUORE)

Poche righe sopra citavo in una parentesi Ostia e Roma, cioè casi in cui si è scoperto che il PD più orgogliosamente anti-renziano di tutti (quello romano esteso) era corrotto a ogni livello, invischiato in storie orribili e indegne di un partito di sinistra.

Non si poteva non intervenire e Renzi lo ha fatto, “cancellando” l’organigramma del partito locale, aprendo un’indagine interna e nominando Matteo Orfini commissario pro-tempore del PD romano.

A Ostia ha fatto un passo ancora più forte: ha mandato un senatore “alieno” e noto per non mandarla a dire a nessuno a fare il commissario.

(capita che quel senatore – Stefano Esposito – sia torinese, sia un amico che mia ha insegnato molte cose in politica e sia la persona che mi accolse in FGCI – mandandomi a stendere: è noto il suo caratteraccio – il giorno che, quattordicenne, andai a iscrivermi; so che è un uomo coraggioso, di quelli che non hanno paura delle minacce del crimine organizzato o dei notav e non si tirano mai indietro. Mai. Credo che il partito abbia bisogno anche di persone così).

Ecco, penso che il problema sia tutto qui: c’è una dialettica centro-periferia che va affrontata. E per una volta va rovesciato lo schema narrativo, forte negli ultimi anni, per cui è la periferia a essere buona e il centro cattivo ed è la “base” a essere pulita e i vertici sporchi.
Ci siamo così innamorati dei processi federali di decentramento del potere in ogni ambito e dei processi bottom up (o, come si dice in sinistrese odioso, “dal basso!”) da non accorgerci che spesso erano facilmente inquinabili e inquinati.

Insomma, se una volta il crimine e il malaffare familista esprimevano premier e ministri, ora si accontentano (e secondo me ci fanno più soldi) di esprimere centinaia e centinaia di consiglieri comunali, assessori, consiglieri d’amministrazione, membri nelle direzioni locali dei partiti, segretari di sezione, ecc.
Capisco anche perché: un consigliere comunale anonimo in un paesino si nota di meno di un ministro. E anche se ha un curriculum imbarazzante, chi vuoi che ci faccia caso?
È cambiata la granularità del male, per capirci. E purtroppo, così sottile e di massa, passa indisturbato nei filtri etici che – pare – la nostra società ha messo qua e là nei processi democratici, sempre che funzionino.

 

EVVIVA IL CENTRO! (NON QUELLO POLITICO)

La mia proposta è semplice ed è drastica. Ed è una proposta al PD, anzi direttamente a Matteo Renzi.
Eccola.

“Caro segretario, ecco cosa ti suggerisco di fare, passate queste sciagurate amministrative in cui siamo tutti un po’ in imbarazzo per ragioni che sai:

1 – COMMISSARIA IL PARTITO NEI TERRITORI
annulla il PD locale, salvo casi virtuosi. Sì, hai capito bene. Fai un reset totale del Partito a livello regionale, provinciale e comunale in tutta Italia: un armageddon in cui cancelli tutti gli organismi dirigenti e li commissari con figure di specchiata civiltà e onestà (gente abituata alle maniere forti, anche a rischio che non siano esattamente raffinati pensatori: viene prima l’etica) nominate dal PD nazionale. E lasci le cose così per un bel po’, perché nel mentre bisogna lavorare sul punto 2 delle mie richieste. Eccolo.

2 –  FAI UN COMITATO ETICO DEL PD CON POTERE DI VETO E ATTIVO
riprendi in mano i vari documenti di garanzia, la carta etica, ecc. del PD e li trasformi in regole pratiche per un PD pulito
Servono, cioè, regole in grado di proteggere il partito da infiltrazioni, incrostazioni (che sono come le infiltrazioni, ma sono fatte da gente “dei nostri”, già dentro il partito), entrismi a colpi di tessere, malaffare, ecc.
Attenzione: non ce ne facciamo niente, come partito, dell’ennesimo file di Word con dentro delle regole vaghe che poi dimentichiamo in uno schedario del Nazareno. Facciamo delle regole che vengano rispettate e facciamo in modo che sia così: evitiamo che siano i potentati locali stessi (in cui l’etica, come vedi, non pullula) ad autogiudicarsi a livello etico. E magari mettiamo, per una volta, la regola semplice, veloce e indolore per cui chi si è candidato in precedenza in liste che si sono opposte al PD non è candidabile nel PD, così con un colpo solo combattiamo il trasformismo e favoriamo il rinnovamento. Piace?

E poi facciamo un comitato etico nazionale che abbia potere di veto e valuti tutte le candidature, le alleanze, le liste, ecc. e sia precisissimo e ossessivo nell’applicazione delle regole. Magari un comitato in cui, come tutti i comitati di controllo, partecipa pure qualche tua controparte o qualche tuo nemico (sì, ti sto facendo la proposta punk di mettere alcuni tuoi elettori e, boh, un grillino assatanato nel comitato che indaga su noi stessi).

3 – CAMBIA LO STATUTO AL PD
per fare tutto questo credo ti sarà utile, per un po’, cambiare lo Statuto del PD, togliendo materialmente potere al partito a livello locale. Si torna, cioè, ai bei tempi in cui il Partito (qui ha la maiuscola) era gestito dal centro e localmente si decideva poco. Bisogna meritarselo, il diritto a decidere per sé.
Le candidature? Le approva il PD centrale, col suo comitato etico di fastidiose signorine Rottermeier, che indagano su ogni nome in lista (alleati inclusi).
Le alleanze? Le approva il comitato suddetto, dopo aver valutato se gli alleati sono eticamente degni, non hanno nomi imbarazzanti, ecc.

E così via. Lo so, lo so che è un grande rompimento di palle, gestire così le candidature, le nomine, ecc. Ma preferisco avere qualche fastidio in più e molti imbarazzi in meno. Te lo dico da elettore che sai che ci tiene.”

 

AUTOROTTAMAZIONE E POCHE SCUSE: UN ULTIMATUM A RENZI

Quando il PD sarà diventato pulito anche in periferia, con comodo e con giudizio potremo spostare di nuovo la governance locale nei territori. Ma prendiamoci del tempo.

Mi sa che anni di berlusconismo, di partito della “ditta” e di partiti personali e familiari ci hanno fatto dimenticare che i partiti sono prima di tutto (cioè, dovrebbero essere prima di tutto) realtà che si definiscono sul piano etico e poi, a valle di quello, sul piano politico.

Ci tengo a dirlo: io ho votato Renzi non solo perché riformasse il paese in meglio (cosa che penso stia facendo, con tutte le difficoltà e le riserve del caso, ché la materia è complessa: ma il mio giudizio è positivo), ma anche perché cambiasse in meglio il PD e la sinistra per intero in ogni suo aspetto, incluso quello etico. E l’ho fatto aspettandomi che facesse tutto questo con tutta la forza possibile, prendendosi il lusso di non essere gentile o rispettoso, ove il caso l’avesse richiesto.

Per me il senso della rottamazione resta questo. E qua e là ha dato i suoi frutti, nella composizione della Direzione Nazionale del PD, in molte nomine del Governo (Boeri, Cantone), in molte candidature alle Europee (accompagnate da nomi terribili, come Cofferati, purtroppo).
Localmente, però, non è cambiato nulla.

Sono mesi che in tanti sosteniamo che Renzi deve occuparsi del “PD vicino”, la cui bruttezza è evidente e rischia di fare danni a livello nazionale.
Fino a ora non è stato fatto quasi niente. La scusa per cui Renzi ha cose più importanti da fare (per esempio tirare fuori questo paese dai guai in cui l’hanno messo i suoi nemici politici di ogni colore) inizia a traballare. E non perché Renzi abbia finalmente del tempo libero, ma banalmente perché la qualità locale del PD rischia di fare male al PD nazionale, a Renzi e al suo processo di rinnovamento.

Quindi i casi sono due. O Renzi si prende carico di questo problema (se non lui direttamente, qualcuno per lui: non mancano i nomi degni) oppure ci dice chiaramente che il PD locale gli va bene così e che ha altro a cui pensare. In quel caso perde il mio voto (e, sia chiaro, se lo scordano tutti gli altri: sono infinitamente peggio di lui).

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§ 7 Responses to Un “PD vicino” di cui non vergognarsi – un ultimatum a Renzi"

  • Jacopo says:

    il punto focale di questo lungo post secondo me, sono pochissime parole all’inizio.

    quando, cioè, dici che “siamo arrivati al paradosso per cui c’è un partito “centrale” in cui ci sono stati un forte cambiamento, un miglioramento etico e materiale della classe dirigente”.

    ecco: di quale “miglioramento etico e materiale” (!!!!) si sta parlando?
    chi è che lo incarnerebbe, di grazia?
    forse faraone? o la boschi? o la bonafè? o scalfarotto? o la ascani? o di guerini? o lotti (lotti!)? o la serracchiani? o la picierno? o giachetti? o ernesto carbone?
    chi?

    da qui parte tutto.
    il pd di oggi è esattamente il pd di renzi: formato da gente che deve stare con lui, deve per forza, per soddisfare la propria sete di potere.
    possono essere caudillos inamovibili da anni, talvolta da decenni (de luca è solo uno dei tanti, un altro è un tizio ancora peggio di lui secondo me, perchè falso e infido come pochi: fresco presidente della puglia), purchè disposti a rinnegare in tempo record quello che dicevano di renzi fino a due giorni fa; vecchie cariatidi come fassino, franceschini, damiano, eterni secondi che oggi dall’alto di non si sa bene quale pulpito, si atteggiano a “padri nobili”, e intanto prolungano la loro permanenza nei palazzi; possono essere giovani rampanti senza alcun pregio e senza alcuno spessore (all’elenco di sopra, aggiungerei magari la moretti – che goduria vederla perdere, la paita – goduria al quadrato, orfini, la madia, ma anche uno come bonaccini).
    l’importante è che abbiano una voglia matta di accomodarsi una poltrona sotto al deretano e nessuna abilità, nessuna capacità, zero umiltà per riuscirci con le proprie forze.
    così si attaccano tutti al carro del vincitore, il quale vincitore del resto ha bisogno di loro, di questo piccolo esercito di assolute nullità che risponde sì all’unisono ogni volta che arriva la comanda, sostenendo l’insostenibile, con faccia tosta quella sì, apprezzabile, con l’unica spinta nella fiducia di un premio che effettivamente quasi sempre arriva (da buon padrone vecchio stampo, renzi sa premiare la fedeltà, anzi, è l’unica cosa che apprezza).
    un do ut des, insomma, abbastanza squallido

    ora, come è possibile pretendere da uno come renzi un vero rinnovamento, una vera pulizia, una vera boccata d’aria fresca?
    suvvia…

    (ecco, un altro è stefano esposito, bulletto volgare e arrogante, in grado solo di offendere ma siccome non è un fulmine a volte ci prova ma non ci riesce, bersaniano di ferro anche lui fino a due mesi fa e oggi, coerentemente, pasdaran renziano. prima o poi i nodi vengono al pettine. e poi si strappano…)

  • david says:

    Oddio come godo (masochista di sinistra).

  • dani says:

    E’ appena stato ucciso con un colpo in testa il blogger prolegalita’ Mario Piccolino (nel frattempo Renzi, “imbarazzato per certe presenze”, fa le pulci alla Commissione Antimafia).
    Se i giovani del partito propongono incontri pubblici sul tema della criminalita’ organizzata, come a Sarzana, in Liguria, sai che il PD li mette in riga e diserta l’evento?
    Come si puo’ pensare di premiarli con il voto?
    E cosa ci si puo’ aspettare rispetto all’incolumita’ degli attivisti liguri minacciati di morte, non adeguatamente protetti, che fanno un lavoro simile a quello di Piccolino, se la principale forza politica li snobba?

  • Non sono d’accordo con questa tua analisi.
    Credo che questa distinzione tra livello nazionale buono e livello locale cattivo sia un po’ troppo semplicistica. Un partito è fatto di persone e di valori che vengono trasmessi dal centro alla periferia e dalla periferia al centro, la bontà del livello nazionale è data dalla bontà del livello locale (e viceversa, ovviamente: se il centro è marcio, impossibile che la periferia sia buona). Del resto, se il livello nazionale fosse davvero buono oggi non avremmo avuto lo squallido spettacolo che il PD – tutto, togliti dalla testa che sia soltanto un complotto della Bindi – ha dato.
    La mia idea di rottamazione è la stessa tua. Ma questa non c’è stata perché non c’era interesse che ci fosse. Non l’ho scritto io – e nemmeno Civati e Cuperlo – nella mozione congressuale “rottameremo innanzitutto le correnti”. L’ha scritto Renzi. Peccato che poi non soltanto non abbia mosso un dito per farlo, ma anzi abbia incoraggiato con i suoi la sopravvivenza delle correnti: mai come oggi la lotta correntizia nel PD è stata esasperata. Il PD ha perso, se mai lo ha avuto, il senso di comunità, di persone che stanno insieme con obiettivi comuni per arrivare a degli obiettivi. Il PD oggi è soltanto una guerra tra galline.
    Per motivi geografici ho potuto seguire bene l’ascesa di Renzi sin dall’inizio e in tempi non sospetti scrivevo che la rottamazione altro non era che una supercazzola acchiappacitrulli per scalare il partito: se Renzi si fosse limitato a dire “voglio abolire l’articolo 18 e dare più potere ai presidi” avrebbe fatto la fine di Morando o Ichino, a capo di una correntina del 2% (cit.); la narrazione rottamatrice gli ha permesso di elevarsi molto di più: politicamente, elettoralmente e mediaticamente è stata una mossa geniale. Ma nelle corna di Renzi la rottamazione non è stata altro che sostituire la vecchia guardia con nuove leve che, al centro come in periferia, si comportano come la vecchia guardia, solo in modo mediaticamente più accorto. Come lui stesso del resto: basti vedere l’operazione (legittima, intendiamoci bene) grazie alla quale ha preso il posto di Letta.

  • quando migliore è entrato nel PD, il suo partito non era più alleato, ma avversario.
    e quando romano si è candidato per SC, il suo partito non era ancora alleato, ma avversario.

  • suzukimaruti says:

    Entrambi vengono da partiti alleati.

  • Marco Vassalotti says:

    “Chi si è candidato in precedenza in liste che si sono opposte al PD non è candidabile nel PD.”
    Quindi Migliore o Romano non sarebbero candidabili? Mi sembra un po’ tirato via con l’accetta.

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