Lettera a un fratello che manifesta contro la riforma della Scuola

October 10th, 2014 § 3 comments

Caro – ipotetico – fratello minore, non ci sentiamo da un bel pezzo e, se dovessimo dare retta a quella che nelle serie TV chiamano continuity, in teoria ora dovresti aver finito le Superiori da tempo. Ma questa è la finzione di un blog, quindi stai al gioco e fai finta di avere la pazienza di leggermi fino al fondo.

Oggi, con alcuni tuoi compagni di scuola e con un bel po’ di sigle del sindacato e dell’antagonismo, sei sceso in piazza contro la riforma scolastica che a breve dovrebbe cambiare la scuola pubblica in Italia, cercando di modernizzarla, migliorarla e rendendola più efficace.

Mentirei se ti dicessi che non ti capisco, perché per anni sono stato nei tuoi panni, nelle stesse piazze. E ogni volta ero lì per contestare una riforma imminente che poi alla fine non arrivava mai. Sarò onesto: erano riforme variabili tra il così così e il bruttissimo, ma il più delle volte sono sceso in piazza per inerzia o perché mi stava sull’anima il governo che le proponeva. E ci sta. A sedici anni uno ha tutto il diritto di essere un po’ prepolitico e frequentare solo la periferia del merito delle questioni.

Ho anche il timore, postumo, di aver fatto cortei, occupazioni e assemblee per conto terzi, imbeccato un po’ troppo dai sindacati-scuola, le cui lotte sicuramente avrebbero beneficiato della nostra massiccia presenza in piazza. È un brutto pensiero, lo so, ma ricordo perfettamente che la CGIL scuola ci faceva stampare i volantini (tanti volantini) nei propri uffici quando (casualmente?) le proteste studentesche erano in linea con quelle dei docenti. E altre volte  – quando non gli faceva comodo – no, perfino quella volta in cui volevamo celebrare Primo Levi e ci mandarono via dicendo “chiedete all’ANPI”.

Ok, ti ho già annoiato abbastanza col mio sterile reducismo da quarantenne. Il fatto è che pur avendo calpestato le stesse strade che oggi calpesti tu in corteo, non riesco a capire le ragioni della vostra protesta. Oppure le capisco e mi lasciano un po’ inquieto.

Qualcosa mi è chiaro, dopo aver fatto un giro sui giornali online: ho visto striscioni a favore della laicità della scuola, ho sentito i vostri slogan contro i tagli nella scuola (che, per la prima volta dopo anni, non ci saranno: fate slogan retroattivi?), ho percepito i vostri dubbi sui fondi per l’assunzione degli insegnanti precari promessa dal Governo (e qui mi si è accesa la spia “battaglia della CGIL fatta mandando avanti gli studenti” di cui ti dicevo prima).
Sono tutte cose su cui mi vedi concorde o partecipe. In verità ho letto il piano di riforma del Governo e non mi pare di aver scorto nulla che metta a repentaglio la laicità della scuola o che tagli i fondi all’istruzione pubblica.
Quindi probabilmente i vostri slogan su questi temi sono saltati fuori per eccesso di zelo. O forse per abitudine, visto com’è stato l’andazzo negli anni precedenti. Però, ecco, ci tenevo a dirtelo: a leggere le proposte di riforma non c’è nulla da temere. Ma in ogni caso vigileremo, ok?

Non vi capisco, invece, quando ve la prendete con la “scuola ficcanaso”, col Ministero che propone “il controllo” della scuola, degli studenti, degli insegnanti. Mi sembra che stiate manifestando contro una riforma astratta di vostra invenzione, una in cui ogni mattina prima di entrare a scuola c’è un omino del SISMI che vi fa la perquisizione e poi vi segue a casa e appena vi girate vi legge i messaggi su WhatsApp.

La realtà che vedo è che state manifestando contro una riforma che, per la prima volta in Italia, prova (peraltro in modo tenue, a mio giudizio) a mettere nella scuola pubblica italiana il concetto di merito. Sai già cos’è il merito: è quella cosa in cui chi è più bravo a fare il proprio lavoro ottiene di più di chi è meno bravo. E visto che entrambi concordiamo sul fatto che la scuola è l’elemento cardine delle sorti di uno Stato e di una comunità, premiare i più bravi mi sembra uno strumento ragionevole (forse l’unico) per garantirsi una scuola di qualità.

Certo, il merito è una cosa che va valutata. E valutare significa, per lo Stato, ficcare il naso. Cioè guardare materialmente i risultati dell’insegnamento, valutarli, metterli a sistema. Si fa in tutto il mondo, da decenni. Gli strumenti ci sono, funzionano. Se qualcuno lo nega, ti prende in giro. Apri Google e cerca. Vedrai.
L’obiettivo è uno ed è nel vostro interesse come studenti: darvi i migliori insegnanti possibili, cioè i più bravi in aula, i più preparati, i più aggiornati, i più appassionati al loro lavoro.

Mamma la conosci bene: ha 69 anni, è in pensione, ha fatto l’insegnante di Lettere tutta la vita e l’abbiamo vista ogni pomeriggio ripassare e prepararsi la lezione per il giorno dopo, frequentare tutti i corsi di aggiornamento possibili (ricordi che lei, classicista curiosa, è diventata responsabile dell’aula informatica? mi sa che è da lei che abbiamo preso la passione per i bit!) cercando di dare sempre qualcosa di più ai suoi studenti, cercando di stimolarli, offrirgli degli spunti di crescita, tendando perfino di farli divertire mentre imparavano con spirito critico.

Ci è riuscita? Sì, tante volte. Ogni tanto li incontriamo al mercato o in giro per il quartiere: sono suoi ex allievi, magari oggi padri di famiglia, che la fermano e le dicono “si ricorda di me? Lei mi ha cambiato la vita!”, “lei era la mia insegnante preferita, perché ci faceva capire il senso della Storia, non le date”, oppure “mi ricordo ancora di quel giornalino che ci faceva fare in classe con le parodie di Dante”. E lei a distanza di decenni si ricorda di tutti,  uno per uno, figli suoi per 5 ore al giorno.
Perché ha lavorato per loro mettendoci il cuore, cercando di capirli, tentando (e riuscendoci, spesso) di farli divertire. E prendendo lo stesso stipendio (basso, troppo basso) di altri insegnanti impreparati, inadeguati, incapaci, che gioiosamente se ne fregavano della scuola, degli allievi e della professione.

Ecco, ora sta per arrivare un modello scolastico in cui gli insegnanti come mamma, quelli bravi, quelli che ci credono e che fanno onore al mestiere più importante di tutti, potranno essere premiati, cioè guadagnare di più. Perché lo sai anche tu che gli stipendi degli insegnanti in Italia sono tra i più bassi in Europa, se confrontati col costo della vita. Guadagnano tutti poco, nell’attuale sistema che considera gli insegnanti un corpus indistinto che comprende bravissimi e pessimi e tutto quello che c’è nel mezzo. È una cosa da cambiare. Ed è una garanzia per voi studenti e per le famiglie.

Ecco perché non capisco quando alcuni tra voi studenti manifestano contro il merito nella scuola. Avete solo da guadagnarci, avreste un sistema più giusto e più trasparente in cui si sa chi vale e chi no, in cui un insegnante pigro può essere stimolato a svegliarsi e a iniziare a fare corsi d’aggiornamento.
Ho un sospetto e cioè che i veri registi dietro la vostra protesta siano i sindacati-scuola, che è una vita che osteggiano qualsiasi tentativo di riforma che introduca il concetto di merito. A loro il sistema piace così: lavoratori indistinti, bravi o pessimi che siano, pagati malissimo, scatti di anzianità e una scuola che non piace a nessuno, soprattutto a voi.
Ti sembra un sistema giusto? A me sembra una vergogna. Una cosa per cui scendere in piazza.

Ho sentito, poi, alcuni tuoi compagni di corteo scandire slogan contro la “scuola dei padroni”, “asservita agli interessi dell’impresa”. Wow.
Capiamoci: l’idea di una “scuola dei padroni” dà fastidio anche a me. Un po’ per l’uso vetusto della parola “padroni”, un po’ per il merito della questione. La scuola deve formare cittadini liberi, tirare fuori il meglio da ciascuno e preparare, con la conoscenza e l’esempio, i suoi allievi alla vita democratica e civile, affinché contribuiscano al progresso e al benessere della società. E deve essere aperta a tutti, anche a chi non ha il becco di un quattrino, offrendo opportunità ai più meritevoli (lo dice l’articolo 34 della Costituzione: poche righe micidiali nella loro perfezione). Non deve diventare il campionato pulcini di Confindustria, ovvio.

Il fatto è che nella vita democratica e civile c’è anche il mercato. E, salvo che per i ricchissimi di famiglia, c’è anche la necessità di trovare un lavoro, farlo al meglio, garantirsi un futuro economico.
Lo so che a sedici anni tutto suona un po’ anziano e molto paternale (questo è un post paternale, anzi “fraternale”, nonostante tutti i miei sforzi nel cercare di evitare che sia così), ma la scuola serve anche a quello.
Quindi non vedo niente di male se la scuola diventa un po’ più orientata al mondo del lavoro, anche perché lo è già. Solo che è orientata al lavoro degli anni Cinquanta, tra periti chimici, elettrotecnici, corrispondenti in lingue estere (che dattilografano su gloriose Olivetti Lettera 32), geometri, informatici esperti in Turbo Pascal e altre mansioni arcaiche.

Sto scherzando, la scuola è un po’ più moderna di così. Ma molto dipende dalla voglia, dallo slancio e dalla preparazione dei singoli insegnanti. Ma l’ottica è quella e mi sembra ragionevole: la scuola ti prepara anche al mondo del lavoro. E più lo fa in modo aggiornato e corrispondente alla realtà, meglio è, secondo me.

Di cosa avete esattamente paura? Che la scuola diventi una sorta di versione moderna della Scuola Allievi Fiat interamente focalizzata sulla preparazione professionale e addio cultura umanistica, piacere del sapere e materie che oltre a educare “elevano” lo studente?
Non mi pare sia così, leggendo la proposta di riforma. Nessuno ha proposto di tagliare l’insegnamento delle Lettere o delle materie scientifiche pure in cambio di ore di esercizio dell’obbedienza corporate o esercizi in palestra alla catena di montaggio. Visto che a scuola sei bravo, prova anche a esserlo quando valuti la scuola che verrà e dai un’occhiata seria alle proposte per il futuro, non giudicare per sentito dire.

Scoprirai che nella riforma contro cui hai manifestato c’è una cosa che sono convinto troverai anche tu sacrosanta: l’alternanza scuola-lavoro negli Istituti tecnici e professionali, negli ultimi 3 anni. Sì, perché siamo credo l’unico paese in Europa che forma i suoi tecnici e i suoi periti in via del tutto teorica. Conosco gente laureata (a trent’anni, all’italiana) che non ha mai passato un minuto in ufficio. Gente bravissima a scuola e resa inadeguata al mondo del lavoro dalla scuola stessa.

E c’è anche un generale adeguamento dei programmi scolastici alla contemporaneità. Cosa che non vuol dire “svendersi alle imprese”, ma per esempio aggiornare i programmi affinché aiutino gli allievi a orientarsi nel 2014 e non all’epoca manesca e lacrimevole di De Amicis.
Ti faccio un esempio da umanista a umanista. Secondo te è normale che al Liceo continuino l’insegnamento gentiliano delle “belle lettere” leziose e auliche senza introdurre uno straccio di cultura della comunicazione, cioè dello scrivere (bene) per farsi capire (bene) dagli altri?
Là fuori è pieno di gente rovinata dai temi del Liceo, quelli dove è considerato meritevole scrivere in “poetese pretenzioso” frasi che iniziano così: “Molti sono i giorni che separano…”. Gente che poi tenta la carriera giornalistica o finisce a fare il PR o l’addetto stampa, scrive da cani e si lamenta: “eppure prendevo sempre 8 di tema!”. È possibile aggiornare un po’ la proposta formativa affinché formiamo umanisti, scienziati, onesti lavoratori, ecc. che sappiano (e sappiano fare) cose utili nel 2014 e negli anni a venire?

La cultura pura, quella che ti eleva, ti incuriosisce, ti rende una persona migliore non è qualcosa di negoziabile, sono d’accordo. Ma non mi sembra affatto messa a repentaglio dalla riforma imminente della scuola. Anzi, uno dei punti qualificanti della riforma è il rafforzamento di materie come la Musica e la Storia dell’Arte (che in un paese con la nostra offerta artistica ha piuttosto senso, no?) e perfino dell’Educazione Fisica, perché sotto sotto ci piace essere un po’ littori 🙂.
I cambiamenti sono tutti, ai miei occhi, auspicabili: più cultura online, più Rete, più aggiornamento su temi di frontiera come il digital-making, il coding, ecc. Il tutto a scapito delle vecchiezze della scuola nostrana, che sono tante.

Capisci perché non vi capisco.
Mi rendo conto che i cambiamenti possano fare paura. Ma non a 16 anni, dannazione. Non questi.
La riforma semmai fa paura ad alcuni vostri insegnati e ai loro leaderini di corporazione. E gli fa paura perché ogni cambiamento è un momento della verità: si capirà chi, nella scuola, vale davvero, sa aggiornarsi, sa lavorare bene. E questo tocca rendite di posizione, privilegi precostituiti, stronzaggini arroccate su quel (basso) gradino di potere offerto dal sedere “dalla parte del manico” della cattedra.

Tutto questo è la ragione per cui in tanti andate (e siamo andati per anni) a scuola con il cattivo umore. Ed è la ragione per cui molti di noi sono usciti da scuola convinti di essere bravi e hanno preso un sacco di mazzate, sentendosi inadeguati, al momento di cercare un lavoro, diventare autonomi e farsi una vita propria.

Se c’è una ragione per cui mi sentirei di scendere in piazza insieme a te, oggi, è assicurarci che il cambiamento sia possibile e che non sia vanificato dagli interessi corporativi, dall’egualitarsimo deleterio e ottuso di certa sinistra sindacale, da sempre contraria alla cultura del merito.
Fossi in te scenderei in piazza per chiedere ancora più coraggio e non difenderei la scuola di oggi.
Voi, nel mentre, non fatevi usare, ché la lotta è preziosa e non va regalata a chi non vi ha a cuore.

§ 3 Responses to Lettera a un fratello che manifesta contro la riforma della Scuola"

  • massimiliano says:

    Enrì, condivido anche stavolta, anche se, entrando nel merito della questione merito, ha ragione livepaola

  • SR says:

    Guarda Enrico, il problema non si pone. Dopo il tweet del “game set and match” sulla manovra economica Renzi, ho capito che non hai la benché minima consapevolezza di cosa stia realmente succedendo. Come del resto tanti amici piddini con i quali ho condiviso (credevo) anni di valori e battaglie. Ma non sapere un beneamato di economia, al giorno d’oggi, non è più una scusante valida. E tra 1 max 2 anni, te ne accorgerai…
    Tornando a bomba, è normalissimo che tu non capisca le motivazioni dietro alle proteste studentesche odierne. Perché, forse per la prima volta, sei “dall’altra parte”. Ossia dalla parte di quelli che da queste proteste hanno qualcosa da perdere. E anche perché dietro a queste proteste – anche in questo caso forse per la prima volta – non c’è “solo” la CGIL, che sotto sotto è sempre andata bene, come gatekeeper preferito per far sfogare i ggiovani con velleità sinistro-radical-poco chich…

  • livepaola says:

    Enrico, il merito però si dovrebbe misurare con gli output (= quanto imparano i ragazzi), non con gli input (= quante ore gli insegnanti mettono nei POF e altre attività fuori aula). La valutazione in questo piano non esiste: esiste l’autovalutazione, ovvero una burletta. http://livepaola.blogspot.it/2014/09/la-buona-scuola-idee-caldo-sul-rapporto.html

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