Undici

July 30th, 2014 § 6 comments

Hanno messo l’età in lettere, come si fa nei documenti ufficiali per non lasciare dubbi a chi legge. Era un numero così pesante, nella sua leggerezza, da diventare il suo soprannome.
La sua lapide, lontana da casa, è in uno strapuntino verde del mio quartiere, infestata dalle erbacce, violata da una svastica nel 2009 (che qualcuno ha ripulito), dimenticata da tanti.

Si chiamava Luciano Domenico ed era un bambino di undici anni. Se nel 1945 non ci fosse stata la guerra, avrebbe frequentato la prima media.
Si era trovato circondato dai repubblichini in un cascinale del suo paese, insieme a una banda di partigiani. Disperati, avevano cercato di difendersi in tutti i modi dall’attacco dei nazifascisti. Esaurite le munizioni, dopo un lungo conflitto a fuoco, non potevano fare altro che arrendersi alla superiorità numerica e di armamenti dei fascisti.

In segno di resa, Luciano aveva cercato qualcosa che assomigliasse a una bandiera bianca da sventolare. Era il suo maglione. Se l’era sfilato e, con tutto il coraggio che può avere un bambino, era uscito sull’aia ad affrontare i fascisti.

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Ho cercato molte volte di immaginarmi cosa hanno pensato i fascisti quando si sono visti venire incontro un bambino di 11 anni, in canottiera nel gelo di febbraio, che sventolava una bandiera bianca.
Non ci riesco mai, perché la mia condizione umana mi rende impossibile pensare come chi l’ha ucciso dopo pochi passi con una sventagliata di mitra. A undici anni. A due passi da casa. Mentre sventolava la bandiera della resa.

Al netto delle ragioni, dei torti e delle retoriche – che sono sicuramente cose pesantissime e fondamentali, ma non da bambini – la guerra è una cosa così stupida e sbagliata che non può che essere stata concepita dagli adulti. È una cosa da grandi, i bambini non ne sanno niente. Ecco perché ognuno di loro è una bandiera bianca che sventola, per il solo fatto di esistere.

In guerra i bambini non sono altro che questo: esseri umani che non se lo meritano, presi in mezzo dal sistema della follia dei più grandi. E hanno il diritto di essere lasciati stare. Ieri in Italia, oggi a decine in Palestina, uccisi senza motivo da Israele nella sua gara di torto e crudeltà con Hamas.
Il risultato è noto: non vince nessuno, solo le erbacce sulle lapidi.

 

UPDATE

Piccoli ma significativi segni che un mondo migliore è possibile. In meno di 24 ore le erbacce intorno alla lapide e in tutto il giardinetto sono state tagliate. Ho la fortuna di avere tra i lettori (e ancora di più tra gli amici) Claudio Cerrato, Presidente PD della Circoscrizione in cui abito. Ieri mi aveva scritto nei commenti su Facebook a questo post Condivido il senso del post e della metafora, interverremo sull’erbaccia senza snaturare il senso politico di quanto scrivi“. Ecco un politico e un amministratore che ascolta, capisce e interviene. 

Lo so che è una cosa piccola, ma sono molto contento. Certo, c’è ancora molto da fare per le erbacce metaforiche, ma quelle dipendono da noi tutti.

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§ 6 Responses to Undici"

  • suzukimaruti says:

    Lo dico da persona che – credo si noti, perché ho la brutta abitudine di schierarmi e dire ad alta voce da che parte sto – ha ben chiara la differenza tra oppresso e oppressore e la conseguente diversità dei rispettivi ruoli.

    Credo che il problema sia, tanto per cambiare, più complesso e il ragionamento vada fatto con tre parti: oppressi, oppressori e gente presa in mezzo. Tipo i bambini.

  • Lorena says:

    Essere oppresso o oppressore presuppone diversi e divergenti comportamenti, scelte, regole e codici. Distinguere l’oppresso dall’oppressore è possibile e giusto anche in relazione a queste diversità. Se no, si è oppressori e basta.

  • Corrado says:

    fare dei distinguo tra oppresso e oppressore porta banalmente a giustificare quello stesso crimine se perpetrato a ruoli invertiti (“d’altronde era dalla parte degli oppressori…”). A botte di distinguo i valori di fondo svaniscono, restano solo i morti. Banalmente, s’intende.

  • Keper says:

    Quando non scrivi di politica (beninteso che sei stata una delle voci fondamentali che mi hanno fatto capire chi fosse in realtà Berlusconi, ma non sei in grado di essere altrettanto lucido nei confronti del PD, talmente ne sei innamorato [e in quanto a parentesi nello scritto tendo a batterti]).
    Dicevo che quando non scrivi di politica sei veramente efficace e logico, mi hai strappato una lacrima che purtroppo non cambierà proprio un bel nullo.

  • suzukimaruti says:

    qui non c’è nessuna equidistanza.

  • Roberto says:

    Mettere sullo stesso piano oppresso e oppressore, occupato e occupante, in un’equidistanza facile quanto vigliacca significa stare dalla parte dell’oppressore. La violenza dei nazifascisti era uguale a quella dei partigiani?

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