Ladri fascisti di biciclette

June 3rd, 2014 § 12 comments

Questa mattina all’alba la Digos di Torino ha fatto un’operazione contro la cosiddetta “area antagonista” torinese, arrestando un bel po’ di persone per vari atti di violenza avvenuti in città, tra cui molti attacchi vandalici alle sedi del Partito Democratico (non capitava da decenni).

La notizia non è particolarmente rilevante: l’area antagonista torinese è esigua nei numeri, nel peso politico e nei risultati e da sempre soffre di un umiliante complesso di inferiorità nei confronti degli antagonisti di altre zone d’Italia e non ha combinato molto, nel bene e nel male. Giusto un po’ di violenza anonima che confina quell’area alle pagine di cronaca e mai a quelle di politica.

Quello che mi sorprende è nascosto al fondo di questo articolo: tra i vari oggetti rinvenuti durante lo sgombero di una palazzina occupata (che, ci tengo a specificarlo, non era un centro sociale aperto al quartiere) sono state trovate alcune biciclette del bike sharing della città di Torino.

Era già successo qualche tempo fa: alcuni antagonisti erano stati sorpresi mentre danneggiavano le biciclette di TO-Bike (che è la versione sabauda del Bike-MI, avviata dopo un intenso lavoro di naming) e nel giro di una notte, a seguito di alcuni arresti in area notav, erano state danneggiate e rubate numerose biciclette pubbliche, forse per rappresaglia, chi lo sa.

Detto che non mi scandalizzo per le occupazioni (non sono pregiudizialmente contrario, se intervengono sul tessuto metropolitano e producono benefici, coscienza sociale, mutualità) e neppure per la violenza politica (la condanno, ma da quell’area priva di contenuti non mi aspetto altro), per le biciclette del bike-sharing distrutte e rubate mi indigno. Anzi, non me lo spiego.

Non mi viene in mente niente di più innocuo, di più sano e di più rappresentativo della natura buona e giusta di un bene pubblico comune come le biciclette del bike-sharing, un servizio che è aperto a tutti, ha un costo irrisorio che lo rende accessibile a tutti, si diffonde sempre più al di là del centro città, favorisce una mobilità ecologica, a misura d’uomo e mi pare (giuro che mi sono sforzato a trovare qualche pecca) totalmente indiscutibile dal punto di vista politico, anche il più estremista e ostile.

Mi agito, quando non mi spiego le cose. Vorrei poter parlare con qualcuno dei responsabili di quel gesto per capire le sue motivazioni, perché davvero non le afferro. Riesco al massimo a rifugiarmi dietro la macchietta dell’antagonista che se la prende con le “biciclette borghesi”, ma appunto siamo al teatrino.

Quello che so è che un antagonista – che teoricamente dovrebbe essere uno che fa della sua vita intera una battaglia per un mondo più giusto – nel momento in cui danneggia o ruba le biciclette del bike-sharing fa un atto che non solo è intimamente sbagliato (come tutte le violenze), ma fa un furto e un danno a tutti noi. E deruba/danneggia una cosa bella che abbiamo noi, “noi” come società. Quindi un antagonista che fa un’operazione del genere viene perfino meno al suo ruolo (se fosse prendibile sul serio, beninteso).

E no, non c’è rabbia adolescenziale o spirito distruttivo punk dietro quel gesto, anche perché l’età media in quei giri antagonisti è  alta, a partire dai caporioni che sono ben oltre la cinquantina e qualche tardo scimmiottatore di slogan orribili ormai coi capelli brizzolati.
Anzi, c’è pure la contraddizione per cui questi violenti si riempiono la bocca di ecologismo militante quando si tratta di parlare di TAV, ma poi all’atto pratico distruggono e rubano le biciclette pubbliche ai cittadini, colpendo peraltro i più poveri e i meno garantiti (e, ma questa è una cosa nota, non fanno niente quando nella stessa valle scavano un secondo tunnel per l’autostrada).

Non mi interessa dire nulla sugli stili di vita, sulle retoriche e sul modo di condurre la lotta politica da parte di quel mondo lì. Non è la mia parte (lo è stata brevemente anni fa, con tutte le riserve del caso) e mi rendo conto che non è una parte con cui cercare un terreno comune.
Ho solo voglia di dire che questa cosa mi fa schifo come militante – perché fa solo male, squalifica il movimento e crea danno a quelli che teoricamente dovrebbero stare a cuore ai “duri e puri”  – e mi indigna come cittadino, perché è un furto a tutti noi, è un atto di fascismo puro, una rappresaglia gratuita senza senso.

La prossima volta che a qualcuno verrà in mente di giustificare le violenze di quest’area, perché magari colpiscono una parte politica sgradita, forse sarà meglio pensare a questo. E capire che quella violenza cieca e assurda fa male a tutti, anche a chi è così avventato da gioire perché gli antagonisti hanno devastato le sedi del PD.

§ 12 Responses to Ladri fascisti di biciclette"

  • pinguino says:

    Penso che incornicerò quest’articolo. C’è tutta la miseria della sinistra italiana : zero riflessione teorica, zero profondità storica, zero lungimiranza politica. Chiacchiere e distintivo.

  • malerba says:

    Questo post è davvero la Miseria, con la M maiuscola.

  • ligaslorenzo says:

    Tutto sto papello per dire “non mi toccate le biciclette”. Che poi è sacrosanto seccarsi per questi supposti atti dimostrativi; ma i movimenti che occupano hanno una ragione molto più profonda e molto più umana della tua stigmatizzazione davvero inutile.

  • suzukimaruti says:

    3 commenti 3 che difendono una cosa semplice: gente che – poiché dichiara di militare per una causa – si sente in dovere di rubare alla collettività.
    E non per dare pane ai poveri, ma per spregio o forse per tenersi la bicicletta senza dover pagare niente.

    Fossi in voi mi farei furbo, perché il livello è quello dei piccoli fan di Berlusconi.
    E no, non serve lungimiranza politica o riflessione teorica per dire che i ladri – indipendentemente dalle loro idee politiche – sono ladri e per questo vanno puniti e sono nostri nemici.

    L’impunità dei giusti è un concetto nazista. (che diventa un concetto comico se i giusti non sono giusti).

    Vergognatevi tutti e tre.

  • Tommaso says:

    Un concetto nazista?!

  • kchristian.castellano@gmail.com says:

    si vede che ti sei impegnato molto nello scrivere, ma tutto questo non ti è evidentemente bastato per produrre un pensiero prigioniero della più scontata superficialità …. non inseguire la macchina del Feltrismo … sii libero …. come una bicicletta

  • jennifer says:

    oh cazzo…. davvero una delle cose più ridicole che abbia letto a proposito di oggi. io ti consiglio di venderlo a qualche testata giornalistica che si riempie le tasche di banalità e riflessioni senza nessun tipo di profondità e che non vanno oltre mezzo centimetro dal proprio orticello.
    Tra l’altro non mi dilungo nello spiegozzo sul perché rubare è un atto considerabile anche giusto, ma ti consiglio soprattutto una breve revisione di cosa è fascismo e cosa non lo è… wikipedia è un ottimo strumento (anche se non eccellente), se non la conosci ecco un link http://it.wikipedia.org/wiki/Fascismo

  • Mushin says:

    I commenti a questo post dimostrano la differenza fra esprimere un’opinione e dare fiato alla bocca. Perché? Esprimono giudizi “inutile”, “miseria”, “zero profondità” senza argomentare. E soprattutto senza argomentare rispetto al tema posto dal post (scusando il gioco di parole).

    Venendo alla questione: una ragione la trovo. Ed è molto ideologica (premesso: non la condivido). Gli anarchici “classici” combattono una guerra contro lo Stato e (a seguito di una serie infinita e per nulla assoluta di argomentazioni) trovano lecito utilizzare qualsiasi cosa provenga dallo Stato per la lotta contro lo Stato. Anche fosse un beneficio per i cittadini: sarebbe un falso beneficio. Una concessione la cui accettazione sarebbe peggio di peggio. Un po’ come le costituzioni ottriate, insomma.

    Detto questo: sono d’accordo con te e dovresti cambiare lettori, sul blog.

  • commonfare says:

    Sarei curioso di chiedere all’augusto autore cosa c’entri il furto con il “fascismo puro” di cui straparla – ma forse l’abuso del termine fascismo è biasimevole solo quando sono gli antifascisti a compierlo. Un ladro è innanzitutto e soprattutto un ladro, direi; un ladro il cui furto danneggia la comunità è un ladro sicuramente più detestabile, ma ancora una volta non capisco cosa c’entri il termine fascismo.

  • suzukimaruti says:

    Te lo spiego facile, commonfare: in quell’area politica si sentono al di sopra della legge perché si considerano “combattenti per la libertà”. Questo li fa sentire soggetti alla peggiore impunità: tutto gli è dovuto perché loro “lottano”. Quindi rubano – nemmeno per la causa, giusto per insulto ai cittadini – e vanno fieri del gesto.
    E’ quello che faceva il fascismo: “noi siamo i buoni, possiamo tutto”. O per dirla alla Bennato, “La ragione è dalla nostra parte, ricordatevelo! Avanti all’arrembaggio!”.

  • A parte che condivido il sentimento di sdegno di Enrico, secondo me non scomoderei neanche termini ideologici come fascismo o lotta antagonista, ho sentito parlare alcuni di loro e mi sembrano soltanto le brutte copie di quelli di 30+ anni fa. Un misto di emulazione e di crisi di astinenza da ideologia, un vacuum insomma.

  • u. says:

    E’ per questo che io ho molta poca simpatia per gli “antagonisti”. Non è solo che, fanaticamente convinti di essere nel giusto sempre e comunque, ti ritrovi a dover essere con loro o contro di loro; è che in questo fanatismo finiscono per essere estremamente egoistici ed egocentrici.
    E purtroppo temo che questo, in una qualche misura (rilevante), anche di situazioni più strutturate e “civili”.
    Proprio in questi giorni a Genova hanno sgomberato, in maniera del tutto inopinata ed improvvisa, il LSOA Buridda, che pure stava muovendosi verso una possibilità di regolarizzazione.
    L’ultima volta che ci sono andato facevano il Critical Wine e c’erano molti stand di specialità gastronomiche. Si vendeva l’Amarone a 24 euro a bottiglia.
    In cosa differiva questo da un qualsiasi altro mercato? Perché il Buridda poteva arrogarsi una zona franca rispetto a tutti gli altri?

    Trovo che queste contraddizioni siano insanabili. La scelta della legalità può ammettere che non si sia inutilmente rigidi e si possono smussare certi angoli, ma mi pare che alla fine nei casi da me citati di giustificabile rimanesse poco.

    E rimane un altro argomento: a Roma e non solo ci sono anche altri centri sociali, ad esempio quelli di Casa Pound. Anche loro pensano di fare cultura e di avere un importante ruolo sociale (per quanto ne so, potrebbe addirittura essere vero, se si prodigano a fare servizi per il vicinato).

    Accettiamo anche loro? E dove finisce l’accettazione? E dove comincia la sopraffazione?

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