Cambiamo le cose, partendo da noi

December 8th, 2013 § 15 comments

Dopo approfondite indagini ho finalmente scoperto uno dei colpevoli dello sfascio della sinistra italiana: io.

Ho guardato il mio sguardo finto-innocente nello specchio e mi sono ascoltato produrre la solita sequenza ventennale di scuse autoassolutorie: “è colpa degli altri”, “l’Italia non ci ha capito”, “c’era Berlusconi, bisognava adeguarsi”, “l’Italia è un paese di destra, cosa ci vuoi fare?”, “sembrava tanto una brava persona”, “bisognava spostare l’asse del partito a sinistra”, eccetera.

Sono anni che ci lamentiamo di questa sinistra, che non combina molto, che non ci piace, che non ci assomiglia (sempre che assomigliarci sia un pregio). E mai una volta che ci chiediamo perché.

I politici che rappresentano questa sinistra non ci piacciono? Cascasse il mondo, non ci chiediamo mai chi li ha messi lì. E soprattutto evitiamo di affrontare la domanda più antipatica di tutte: dopo anni di bruttezza (perché non è che la sinistra fa imbarazzo da qualche minuto, no?) perché non abbiamo fatto nulla per cambiare le cose e le persone?

Se l’Italia oggi è quel che è, la colpa è anche mia. Perché ho pensato che stare dalla parte giusta fosse sufficiente, senza chiedermi con troppa enfasi “ma stiamo davvero facendo le cose giuste?”. E soprattutto “le nostre buone intenzioni si traducono in pratiche giuste?”. E ho perso tempo a chiedermi se il PD fosse sufficientemente di sinistra, senza pormi il problema se stesse effettivamente facendo cose di sinistra (enfasi su “facendo”, perché uno dei rischi è avere un partito che si dice di sinistrissima e poi non fa niente, perché sta all’opposizione a vita).

Questa premessa piena di fastidiose interrogative retoriche prevede una risposta chiara: no.

Penso che per cambiare in meglio l’Italia sia necessario che la sinistra cambi il suo volto, aggiorni il suo modo di pensare e crei una nuova identità più aperta.
Per fare questo dobbiamo abbattere tutte le resistenze politiche e soprattutto psicologiche e culturali che abbiamo di fronte al cambiamento. Perché dobbiamo cambiare pure noi, dentro. Ed è difficile mettersi in discussione se ci si sente inequivocabilmente dalla parte giusta, ha un costo psicologico enorme. Ma mai come ora abbiamo la chance di cambiare le cose solo se iniziamo da noi.

Questo è un post in cui spiego perché andrò a votare alle Primarie per l’elezione del Segretario Nazionale del Partito Democratico e sceglierò Matteo Renzi.
E’ un post un po’ strano, perché è fatto un po’ come un librogame. Cioè alla fine di ogni paragrafo vi metto di fronte a un bivio in cui valutate se proseguire la lettura o meno a seconda delle vostre scelte. Non è necessario tirare i dadi.


NOTIZIE SULLA SINISTRA CHE NON LO ERANO 

Chiacchierando più o meno animatamente di politica con amici, conoscenti e sconosciuti in Rete, incontro sempre più spesso due macro-affermazioni che sono profondamente sbagliate e, se messe in fila in un ragionamento, molto dannose.

 

La prima è “dobbiamo tornare a essere la sinistra di una volta”, a cui fa seguito la conseguenza – che a volte vive da sola – “se recuperiamo gli elettori perduti, il PD vince e governa”.

 

Lo scrivo con tutta la forza possibile, perché è un fatto acclarato e non un’opinione: NON E’ VERO.

 

Casomai non lo aveste (ancora) capito, riformulo: no, se il PD recupera tutti i suoi elettori perduti non vince. Non lo dico io, lo dice la matematica (con un notevole contributo della storia e della cronaca).

 

Serve un ripassino di Storia, sorry.
Nel Dopoguerra la sinistra italiana ha tecnicamente “vinto” le elezioni nazionali solo due volte, in entrambi i casi candidando premier Prodi.

Nel primo caso la maggioranza – risicatissima – era stata ottenuta da un’alleanza elettorale in cui i voti di Rifondazione Comunista erano determinanti. Il governo è durato pochissimo e la destra, dopo alcuni governicchi litigiosi in cui siamo perfino riusciti a fare un ex missino sottosegretario, ha dilagato nelle elezioni seguenti.

 

Nel secondo caso la maggioranza era stata ottenuta facendo un’alleanza che andava dai fan di Trockij al clan di Mastella. E ci voleva coraggio a chiamarla maggioranza, visto che si basava sugli umori variabili di alcuni senatori eletti all’estero. Il risultato lo sapete: un governo debolissimo e litigioso, durato poco. E alle elezioni seguenti la destra era al massimo storico.

 

Sfido chiunque a smentirmi mentre dico che no, la sinistra così com’è (e così com’era) non ha materialmente i numeri per governare. Meno che mai il PD, considerando che il più grande partito della sinistra (di cui inspiegabilmente è erede) non ha mai superato il 34% dei voti.

 

Quindi.

- Se pensate che la sinistra, recuperando i suoi voti, abbia i numeri per governare (in uno scenario credibile: governiamo anche con quattro votanti in croce, se una partita di Hogan difettose manda al traumatologico tre quarti dell’elettorato berlusconiano e i grillini affogano alla disperata ricerca delle sirene), non leggete oltre: avete un problema con la realtà.

- Se pensate che la sinistra non debba necessariamente governare, ma il suo ruolo primario sia quello di testimonianza valoriale e di espressione perfetta della vostra identità politica, senza concessione al compromesso, cambiate blog.

Se, invece, concordiamo tutti sul fatto che i “nostri” voti, anche massimizzati, non sono sufficienti per governare e questo è un male, perché altrimenti governano gli altri, proseguite pure la lettura e tenetevi forte, perché nel prossimo paragrafo si parla degli “italiani di destra”.

 

UOMINI DI DESTRA CHE NON LO ERANO

Mi sono convinto: in Italia gli uomini e le donne di sinistra sono molti di più degli uomini e delle donne di destra. Eppure negli ultimi vent’anni ha governato prevalentemente la destra. Com’è possibile?

 

Semplice, vi ho fregati con le parole. Ho parlato di uomini e donne *di* destra e sinistra e non di *elettori* che scelgono volta per volta la destra e la sinistra a seconda di cosa propongono o cosa pensano lì per lì.

L’ho già scritto tremila volte: è una malattia di noi di sinistra pensare che le scelte elettorali siano scelte di vita. Per noi è così: votiamo a sinistra perché *siamo* di sinistra. E la quasi totalità dell’elettorato di sinistra (quel 34% massimo di cui parlavamo prima) si sente, si dice e ragionevolmente *è* di sinistra.

A destra è diverso. Certo, ci sono uomini e donne intimamente di destra, ci sono casi umani inguardabili e incurabili, c’è un bestiario pieno di mostri tremendi, ok.
Però ci sono milioni di persone che in passato hanno votato a destra, magari perfino la peggiore destra d’Europa, che non sono di destra. Semplicemente le hanno creduto.

 

Ho provato più volte a chiedermi come mai una persona magari per bene, perfino con dei valori sani e un’intelligenza nella media, al netto della disonestà, possa votare per la destra italiana. Non so voi, ma io conosco centinaia di persone così: i cosiddetti elettori inspiegabili di Lega Nord, Forza Italia e succedanei.
La risposta che mi sono dato (dopo aver scartato le banalità da “sinistra incompresa” tipo “sono rimbambiti”, “sono ignoranti”, ecc.) è che buona parte di coloro che hanno votato la destra italiana negli ultimi anni ha trovato in quella sponda politica una narrazione che rispondeva ai loro problemi.

 

Faccio un esempio pratico.
Il signor Mario è una brava persona. Però vive in un quartiere difficile e vede i propri figli che faticano a trovare lavoro.
Mario trova nella Lega Nord una risposta politica perfetta ai suoi problemi: è colpa dell’immigrazione e degli immigrati, che sono desiderosi di soldi facili e ci portano via il lavoro.
Risultato, Mario vota Lega Nord. Conseguenza: per noi di sinistra, Mario è uno di destra, oltre che un razzista.

 

La destra finora ha vinto così: offrendo “soluzioni pigre” ai cittadini, cioè narrazioni drastiche e soprattutto semplici dei problemi che li affliggono. Non c’è sicurezza e non c’è lavoro? Colpa dei négher.
Pensate ad anni di berlusconismo: è sempre colpa di qualcun altro, siano essi i giudici, “la sinistra delle tasse” (pensate che narrazione cretina, mai nessun elettore di destra si è chiesto chi glielo fa fare alla sinistra di dire che vuole più tasse?), l’Europa dei burocrati, i poteri forti, le scie chimiche, ecc.
(sì, casomai non l’aveste notato, le “soluzioni pigre” sono il segreto del successo anche del grillismo).

 

Eppure il signor Mario, che sicuramente non è un’avanguardia del socialismo e nemmeno una cima, non è che ce l’ha con gli immigrati. Banalmente vuole sentirsi sicuro nel suo quartiere e vorrebbe tanto vedere i suoi figli sistemati e con un lavoro. E cerca di reagire. Male, lo so.

 

Quindi.

 

- Se pensate che Mario sia cattivo e perso per sempre e ritenete giusto che il suo voto sia regalato alla destra, non leggete oltre: nella vostra visione la sinistra non conquisterà mai un voto in più, a meno che non iniziamo a riprodurci come conigli e cresciamo figli di sinistra, sperando che non cambino idea.

- Se pensate che Mario abbia ceduto a una spiegazione facile (e sbagliata) di problemi complessi e in verità desideri cose normali (sicurezza e lavoro) che in un paese civile gli dovrebbero essere garantite, allora proseguite oltre. 

 

CREARE UN NUOVO NOI

Mario non è di destra, semplicemente non è bene informato, oppure noi-sinistra non siamo stati in grado di fargli arrivare (dove “fargli arrivare” non significa solo “mettergli in buca un volantino”, ma fargli capire per bene) la nostra narrazione e la nostra spiegazione.
Certo, si tratta di una narrazione più lunga e faticosa rispetto a “gli immigrati sono criminali e ci portano via il lavoro”, ma quando avete deciso di diventare di sinistra nessuno vi ha garantito che poi l’esercizio quotidiano dell’identità fosse un pranzo di gala, giusto?

 

Il fatto è che io e il signor Mario vogliamo in buona parte le stesse cose: vogliamo stare bene, essere sereni e non fare male a nessuno. E magari vogliamo poterci godere la vita e i soldi guadagnati col nostro lavoro onesto, uscire a cena, andare in vacanza ed essere sostanzialmente se non felici, almeno tranquilli. E – cosa importantissima – vogliamo che tutto questo non avvenga mai a scapito di altri.

 

Con buona probabilità Mario e io siamo diversissimi in tutto il resto: abbiamo stili di vita incompatibili, abbiamo età diverse, consumi culturali diversi e “provenienze” diverse.

Io, “identitario di sinistra”, non ringrazierò mai abbastanza la mia famiglia per avermi dato gli anticorpi che mi permettono quotidianamente di non fare l’errore di Mario – cioè cedere alle “soluzioni pigre” di fronte ai problemi che incontro nella vita.
Mario in questo è stato meno fortunato di me e di tanti di noi. Ma non è intimamente cattivo.

 

Mario è il classico esempio di elettore che il PD che vuole andare oltre i suoi limiti numerici consueti ha l’opportunità e anche il dovere di conquistare e recuperare.

 

Se vogliamo una sinistra che non sia condannata alla marginalità numerica e quindi politica, dobbiamo creare un nuovo “noi” coi tanti Mario che esistono in Italia: gente che non ha mai votato per noi, pur non essendo mostruosa, disonesta e in mala fede. E che magari vuole cose buone, sane, giuste, solidali.
Quindi.

 

- Se pensate che per conquistare Mario dobbiamo annacquare o addirittura tradire la nostra identità politica e il “quid” della sinistra stessa e quindi il gioco non valga la candela, non leggete oltre: c’è da difendere il fortino della sinistra dallo sgretolamento ed è il vostro turno di guardia al cancello nord.

 

- Se pensate che la sinistra abbia la possibilità di conquistare il voto di Mario dando soluzioni di sinistra ai suoi problemi, senza obbligarlo a sentirsi quello che non è (perché Mario non è di sinistra e non gli interessa/piace particolarmente avere un’identità politica o la nostra identità politica), ci sono ancora due paragrafi che vi aspettano.

 

TRE CANDIDATI PER TRE SINISTRE

Se siete arrivati fino a qui, vuol dire che concordiamo su alcune premesse fondamentali che – se non affrontate – non ci permettono di capirci:

Credo che anche coloro che non lo voterebbero mai, perfino i “nemici”, concordino sul fatto che parte delle sorti di questo paese passino attraverso il PD e cosa farà in futuro.

 

Ora il PD, unico partito in Italia a farlo seriamente, chiama elettori, simpatizzanti e gente interessata a decidere sul proprio futuro.

Si confrontano tre modelli di sinistra, con tre candidati diversi. Uno promette continuità, due promettono rinnovamento, ma uno solo promette un totale rinnovamento non solo nelle persone ma anche nei modi e nell’identità stessa della sinistra.

Gianni Cuperlo è espressione dell’attuale gruppo dirigente del PD. Il partito è al minimo storico, ha perso un’elezione già vinta, si è reso protagonista di figuracce incredibili, ha perfino violato il patto etico tra partito ed elettori, finendo a governare con Berlusconi e affossando la candidatura di Prodi alla presidenza della Repubblica.
Trovo inspiegabile, se non mettendo di mezzo l’istinto di autoconservazione di un gruppo di potere, che i dirigenti responsabili di questo sfascio non si siano dimessi e si siano dati alla fuga. Hanno molto di cui vergognarsi.
Se esiste qualcuno che ha il coraggio di dire “il PD va bene così com’è” si faccia avanti: gli do la password del blog e ci fa un post in cui ci spiega come fa a sostenere una posizione simile, che alle mie orecchie suona tipo “la Nutella fa schifo”.

 

Scusate se non mi soffermo troppo su Cuperlo (che personalmente è una persona di valore, ma è la foglia di fico di un gruppo dirigente che ha fatto danni gravissimi pratici ed etici e chiedere il voto per lui è come chiedere la riconferma di un allenatore che ha fatto retrocedere la squadra e si è pure fatto pinzare in un giro di calcioscommesse).

 

Giuseppe Civati, partendo da posizioni ben diverse e dopo aver supportato Bersani alle scorse primarie, di recente si è posizionato come il candidato più “di sinistra” tra i tre contendenti alla segreteria, con un programma quasi totalmente sovrapponibile a quello di Sinistra Ecologia e Libertà.
Come abbiamo già visto, a sinistra abbiamo l’ossessione della purezza identitaria e del posizionamento e Civati ha pensato di battere con forza su questo tasto per conquistare voti tra i militanti. Parla alla pancia dell’uomo di sinistra, giustificando pratiche molto di sinistra e molto deprecabili, in primis una certa superbia settaria.

Purtroppo l’affermazione “recuperiamo i voti dei nostri elettori e vinciamo” è sua, come conferma una tra le sue più brave e talentuose militanti in questa intervista. E sappiamo che è sbagliata.

Civati propone di cambiare la classe dirigente del partito, sostituirla con una più giovane e poi, con spirito suicida, rinchiudere queste belle anime giovani nel fortino della sinistra identitaria e prendere il solito 25% che prendiamo in condizioni simili, auspicando di arrivare al noto 34% massimo con cui non si governa.

“La sinistra che fa la sinistra” fa una cosa che in Italia è molto di sinistra: sta all’opposizione a vita, fino a quando non si estingue.
Io credo che non ce lo possiamo permettere. Non voglio morire puro e in minoranza, con la destra che spadroneggia. Governare è un dovere, lo dobbiamo al paese.
E non voglio avere sulla coscienza quelli a cui, per restare puro io, o per “bilanciare a sinistra il PD”, di fatto imporremo un governo Grillo-Berlusconi in futuro.

E’ quello che cerco di spiegare ai miei amici su Internet, molti dei quali pare siano intenzionati a fare questa ennesima scelta perdente e tribale: con Civati si fa solo metà del rinnovamento, proseguendo vecchie cattive abitudini con facce nuove. Non basta. E’ una candidatura con una premessa analitica sbagliata.
Il PD di Civati sarebbe qualcosa che voterebbero solo quelli che *sono* di sinistra. Troppo pochi per governare. Capisco tutte le buone ragioni di chi fa questa scelta, ma una sinistra così non serve a niente. Al massimo fa una figura migliore all’opposizione.

 

Scegliendo Matteo Renzi abbiamo l’opportunità di cambiare la sinistra in tutto. Cioè possiamo rinnovare le facce e i programmi.
Rinnovare i programmi non significa, come sproloquiano alcuni, spostarsi al centro, cedere alla destra, eccetera.

Significa, invece, spogliare il nostro modo di dire, di fare e di praticare la politica da orpelli identitari, resistenze culturali, conformismi, riti e tabù tipici della sinistra di un tempo e rendere la nostra proposta politica accettabile anche a chi vuole le nostre stesse cose ma non vuole sentirsi per forza uno del nostro vecchio noi.

La  visione fondante del renzismo è che la politica è quell’ambito in cui le cose che fai e, in misura minore, le cose che vuoi definiscono cosa sei. Finora abbiamo sempre ragionato al contrario: sono, quindi voglio/faccio.

Ecco perché Renzi piace molto a quelli che non *sono* di sinistra e viene visto come fumo negli occhi dai militanti più ortodossi della sinistra autocompiaciuta, autoassolutoria e innamorata dei suoi riti.

L’anti-renzismo è prevalentemente una questione estetica e formale, che ha più a che fare con la psicologia dei singoli e collettiva che con la politica reale. E si alimenta di un fastidio verso la persona-Renzi, che non tiene conto del fatto che oltre a lui c’è un movimento di persone che è di sinistra (non a caso Renzi ha vinto anche tra gli iscritti), che è originale, innovatore e più in sintonia col mondo di quanto lo siano stati i dirigenti attuali del PD: gente che non sa ancora fare bene doppio click col mouse.

 

Gramsci diceva che l’azione politica è fatta dalla bontà delle idee e dalla capacità di costruire consenso intorno a esse.
Perché in politica, ricordiamocelo, le idee senza consenso sono carta straccia, sono inutili, sono pura testimonianza di cosa si pensa. E noi siamo qui per cambiare in meglio le cose, non per auto-esprimerci.
Faccio un esempio pratico: in Italia da anni è aperta, senza esito, la questione delle unioni omosessuali. Finora il dibattito si è incarognito su un punto puramente formale e cioè se chiamare queste unioni “matrimonio” oppure no.
Discutendo di questa rogna formale, non è successo nulla. E le coppie non “tradizionali” sono ancora, vergognosamente, senza diritti.

Ecco, tra i candidati alle Primarie, Cuperlo e Civati si sono detti favorevoli a proporre il matrimonio omosessuale, sapendo benissimo che una proposta di legge simile non avrebbe i numeri per passare in questo e nel prossimo parlamento.
Non avremmo ottenuto nulla, come al solito. Cosa molto di sinistra.

Renzi, al contrario degli altri due, ha proposto la civil partnership, cioè estendere a tutti i tipi di coppia gli stessi diritti delle coppie sposate, senza perdere tempo in un muro contro muro sulla sterile questione legata alla parola “matrimonio”. Una proposta così passerebbe e avrebbe gli effetti positivi e civilizzatori che sappiamo.
Quindi (usando l’esempio come orientamento)

 

- Se preferite pretendere che le unioni omosessuali si chiamino matrimoni e credete sia giusto battersi per questo pur consci che non verrà approvato nulla, cliccate altrove: per voi la politica non è fatta di riforme con effetti reali, ma di questioni di principio. E’ pieno di religioni, là fuori, che non aspettano che voi.

 

- Se preferite un approccio pratico, che garantisca gli stessi effetti del matrimonio omosessuale e renda molto più accettabile questa proposta a questa Italia (che purtroppo non è il paese evoluto che vorremmo e non possiamo cambiarlo con la bacchetta magica da un giorno all’altro), allora scegliete il pragmatismo renziano: è la cosa giusta per il solo fatto che *ottiene* il massimo *possibile*.
Proseguite la lettura tenendo a mente la parola “possibile”, perché stiamo per parlare di una cosa fino a ora considerata impossibile.

 

COSA FARA’ MARIO DA GRANDE

Nel 2013 dobbiamo fare i conti con l’Italia che c’è. E’ la stessa che non molti anni fa consegnava a Berlusconi lo scettro per governare, con circa il 56% dei voti validi (sommando l’UDC, che aveva pure avuto il lusso di presentarsi da solo).

Il paese è pieno di Mario, ognuno con storia e ragioni diverse da lui. Si può cambiare la natura di questo paese? Sì. Ecco perché lo slogan della campagna di Renzi è “l’Italia cambia verso”. Perché si tratta di cambiare in meglio il modo in cui le cose si sono fatte finora. E cambiarle, dove necessario, anche se “si è sempre fatto così”.

E tra le cose a cui possiamo cambiare verso c’è l’immobilità della politica italiana, dove “nasci e muori comunista/fascista/democristiano”.

Mario, con buona probabilità, non diventerà mai una guardia rossa o un agit-prop. Però se riusciamo a conquistare il suo voto, se riusciamo a farlo sentire parte di un cambiamento positivo, se si accorge che votando diversamente da prima è riuscito a risolvere i suoi problemi, forse Mario cambia idea.

Magari continuerà ad avere pessimi gusti musicali e a non emozionarsi quando parte l’Internazionale, ma avrà una coscienza politica maggiore e inizierà a fare parte di quella borghesia laica, progressista e consapevole che è la fortuna di molti paesi dell’Occidente, in primis gli Stati Uniti.

Guardate che la lunga conversione di Mario non è una chimera. L’abbiamo visto accadere di recente tutti quanti. Quanta gente che, in altri tempi politici, credevate “dall’altra parte” si è trasformata in progressista a causa dell’avvento di Berlusconi? Tanti, vero?

La speranza di migliorare materialmente il grado etico, la consapevolezza politica, la cultura e l’identità di questo paese c’è. Solo non si costruisce in 6 mesi, ci vanno anni. E mentre attendiamo non possiamo restare asserragliati nell’ormai vetusto fortino identitario, lasciando il paese agli spacciatori di “soluzioni pigre”.

Per cambiare gli altri è necessario che cambiamo per primi noi, abbattiamo il mito della nostra intoccabilità, rifiutiamo il mantra ostile della nostra purezza e cominciamo a pensare che il concetto di “sinistra” non è qualcosa di immobile e immutabile, ma si declina nel tempo, cambia forma, posizione, profondità e soprattutto cambia volti.

Non facciamo un favore alla sinistra, al paese e alle nostre intelligenze se continuiamo a guardarci indietro, alla ricerca di un’età dell’oro che non abbiamo mai vissuto, affezionati ai nostri riti con nostalgie patetiche da gruppo di alpini reduci al terzo giro di grappa.

Il rinnovamento, quindi il senso stesso della sinistra, credo passi dalla forza innovatrice che sta orbitando intorno a Matteo Renzi, cercando di tenere lontani i vecchi arnesi della politica che, per istinto di sopravvivenza, si sono improvvisamente detti renziani. Per fortuna, Renzi non se li fila e guarda al nuovo.

Le persone, le idee, l’entusiasmo e le energie anticonformiste che si stanno raccogliendo intorno a Renzi hanno la capacità di cambiare il volto alla sinistra italiana.
Dando fiducia a loro potremo creare un nuovo “noi” e metterci in condizione di non guardare più indietro, perché avremo creato ricordi nuovi.

§ 15 Responses to Cambiamo le cose, partendo da noi"

  • Vanamonde says:

    La parte che mi convince di meno del tuo ragionamento è proprio la premessa iniziale su cui si fonda, e cioè che in Italia alla sinistra sarebbe impossibile, anche recuperando tutti gli elettori perduti, non può avere la maggioranza. Tu lo dai come un fatto acclarato, ma in realtà non ne dai una dimostrazione.matematica, anche se dici di farlo. Ti limiti a prendere a esempio elezioni passate. Ma io non credo abbia alcun senso porre delle soglie nel futuro basandosi sui risultati di elezioni di alcune legislature fa, quando quest’anno c’è stato un partito che è passato dallo 0% al 25% in un colpo solo, e quando ci sono enormi masse di astenuti che potrebbero rientrare in gioco. E se cade questa premessa, crolla tutto il tuo ragionamento.

    Mi chiedo poi perché dovrebbe essere fondamentale conquistare l’elettore che “ha creduto alla destra, ma non è di destra”, e non consideri minimamente l’elettore che “ha creduto a Grillo, ma non è grillino”. Mi pare che dovrebbe essere più facile riconquistare il secondo, che in molti casi una volta votava a sinistra, piuttosto che il primo, che a sinistra non ha mai votato. E i voti del primo e del secondo hanno lo stesso peso, mi pare. O no?

  • matteo says:

    Devono pagarti davvero bene. Non mi hai convinto però.

  • mgscanoMarco says:

    ocio: questo post non compare sul feed, fortuna che qualcuno l’ha twittato ;-)

  • andrea bianchi says:

    Questo articolo sembra avere un’articolazione abbastanza complessa, dietro la quale mi sembra invecde caratterizzato da notevole superficialità. Gli assiomi sono due: I-la sinistra da sola non può vincere II- per farlo deve conquistare il voto di quelli come il signor Mario. Innanzitutto andrebbe precisato che, quando il PCI aveva il 34%, era un partito ancora, per molti, legato ad un’alternativa di sistema, al blocco sovietico etc.Molti borghesi, anche illuminati, non lo avrebbero mai votato, e anche molti cattolici non borghesi. Ci si dovrebbe chiedere perché l’Italia, che ha avuto uno dei più grandi partiti comunisti d’occidente, non possa avere un partito socialdemocratico che, come quelli di Francia e Germania, possa ottenere di tanto in tanto la vittoria. Dissoltosi il PCI, nel centrosinistra sono confluiti cattolici che un tempo appartenevano alla sinistra democristiana, laici democratici che votavano partiti come quello repubblicano etc.Per mantenere l’avversione “di pancia” di parte cospicua della borghesia italiana verso la sinistra, Berlusconi ha dovuto inventare una narrazione, un figmento, come l’esistenza di comunisti completamente scomparsi, desemantizzando il termine. Ci è riuscito grazie a uno strapotere mediatico, in un paese in cui la maggior parte della gente si informa attraverso la televisione, che il centrosinistra non ha minimamente capito e contrastato(peraltro, l’autore di questo pezzo non mi sembra immune da questa narrazione fantastica, visto che vede troskjsti dove non ce ne sono). Cionondimeno, se ai voti di PD e SEL aggiungessimo quelli di quel 10% almeno dei votanti 5 stelle i cui valori sono in buona parte vicini a quelli di sinistra, la vittoria sarebbe stata indubbia. Il punto è quello che conoscono tutti i sociologi: il cx ha guadagnato, rispetto al PCI, voti cattolici e borghesi, ma ha perso molti dei voti tradizionali di riferimento, quelli delle classi meno favorite, E’ un fenomeno avvenuto, in forma meno massiccia, anche in altri paesi e che la sociologia considera tipico nei contesti in cui la sinistra smette di difendere gli interessi concreti delle classi sublaterne e di proporre una narrazione e una progettualità alternative a quelle dominanti. La scomparsa di questa narrazione ha portato, ad esempio, nei paesi islamici, gli sfruttati a gettarsi nelle braccia dell’integralismo. Ma veniamo al signor Mario che, se vive in un quartiere difficiile e ha figli che faticano a trovare lavoro, dovrebbe appartenere alle classi disagiate. Perchè non vota il cx? Le possibilità logiche sembrano ridursi a tre: I-perché ha valori e interessi antitetici(Sola direbbe, per poi negarlo,”é cattivo”) II-perché il cx non ha risposto ai suoi interessi e bisogni concreti. III-perché il cx lo spaventa, con la sua chiusura identitaria e il suo radicalismo, il che gli impedisce di capire che in realtà farebbe i suoi interessi(in questo caso sarebbe “ignorante”). Sola sostiene che quest’ultimo è il vero motivo. E’ tipico infatti dei renziani, ancor più che di renzi stesso, ritenere che la sinistra abbia perso perché troppo di sinistra, cosa che, per chi ha vissuto in Italia(e non solo) negli ultimi vent’anni appare addirittura grottesca.Sola asserisce che, per convincere il sig Mario, la sinistra deve cambiare. Ma in cosa? Solo nello stile, nel non essere spocchiosa, come Sola pensa sia civati, non mettere le clark, non studiare giordano bruno? Pensiamo che il sig Mario sia così sciocco che si spaventi per questo?A leggere Sola ed altri renziani, si capisce che ritengono che il cx debba cambiare anche sul piano delle più concrete scelte politiche, e lo debba fare andando più a destra, cmq verso il centro.Ma da che cosa il signor Mario può aver avuto, negli anni passati, l’impressione di un eccessivo radicalismo nella sinistra?Dal fatto che i suoi dirigenti hanno dichiarato di voler salvaguardare l’impero mediatico berllusconiano e hanno attaccato e, quando possibile, messo a tacere chi ne denunciava l’anomalia, lampante in tutta Europa? Che hanno mostrato sudditanza verso le gerarchie ecclesiastiche, suscitando persino l’irritazione dei cattolici di base, assecondandole nel non approvare leggi sui diritti civili, nel finanziare abbondantemente le scuole cattoliche, vezzeggiando i ciellini,andando addirittura, con veltroni e d’alema, alla beatificazione di un sostenitore del franchismo?O, sul modello economico, abbandonando ogni difesa degli interessi dei ceti più svantaggiati, rifiutando una maggiore tassazione delle rendite finanziarie, una patrimoniale come presente in molti paesi e non abolita, in Francia, neppure da Sarkozy, eliminando la tassa di successione, difesa anche dai miliardari statunitensi, non ripristinando la progressività delle imposte ridotta da Tremonti, introducendo(magari a ragione, non è questo il punto), innumerevoli forme di flessibilità,eliminando, nel proprio discorso, ogni riferimento alla giustizia sociale? O forse ha spaventato il signor Mario la candidatura, decisa da Veltroni, di un imprenditore propugnatore dello sciopero fiscale, poi passato con Berlusconi? Non sarà forse che il signor Mario, se appartiene a quella maggioranza di italiani che guadagna meno di 1800 euro al mese, non ha sentito rappresentati i suoi interessi dalla parte politica che avrebbe dovuto farlo e si è quindi mosso, un po’ irrazionalmente,in altre direzioni? Insomma, se il signor Mario è ideologicamente, profondamente, avverso alla sinistra, si può rispettarlo, ma è impossibile recuperarlo. Altrimenti, difetta di quella che un tempo si chiamava “coscienza di classe”(mi scuso per il termine retrò, ma mi sento giustificato dal fatto che sola cita addirittura Gramsci. Alla coscienza dei diversi interessi di classe, in Italia si è sostituita, in modo diversivo e demagogico, l’odio plebeo verso la casta). E, se ne difetta, non sarà perché vive in un paese in cui, unico in Europa continentale, non esiste un partito socialista e in cui la sudditanza del cx ai modelli dominanti ha messo ipso facto ai margini ogni critica possibile di tali modelli? Non sarà che il sig Mario, di fronte ad una copia sbiadita dell’ideologia dominante, abbia scelto l’originale, che ha almeno il pregio della chiarezza e della convinzione? Fare politica significa in primo luogo fare una battaglia culturale, per proporre un modello di società e dei principi e, se si è di sinistra, per far capire ai ceti subalterni che quel modello di società meglio risponde ai loro interessi. Come nella vita, si ha più possibilità di convincere gli altri se le proprie idee sono nette, forti, distinguibili e se vengono sostenute con fermezza e convinzione. Una sinistra non critica, perde appeal, ruolo, attrattiva.Il quadro politico si è enormemente spostato a destra, negli anni passati, nel mondo(dove ora c’è qualche segnale di cambiamento, anche nelle posizioni di molti importanti economisti) e ancor più in Italia; tanto che Sola forse non sa che le posizioni di SEL, sui vede appiattito civati, sono molto più moderate di quelle con cui ha vinto Hollande o di quelle sostenute dai premi Nobel Stiglitz e Krugman. Il cx , negli anni passati, ha cercato la mediazione su tutto, dai principi che non dovrebbero essere negoziabili(come quelli liberal-azionisti sufficienti per cogliere e contrastare l’anomalia berlusconiana), alla laicità, alla giustizia sociale. Questo ha tediato e allontanato il sig Mario e anche tanti altri che in passato l’avevano votato, in una delle sue forme. Pensare che per vincere si debba procedere più decisamente in questa direzione è surreale. Vorrei, a margine, precisare, se che una legge sulle coppie di fatto, tipo PACS o DICO, non è stata mai approvata, non è certo perché il dibattito si sia incancrenito sulla questione nominalistica sul matrimonio. La ricostruzione è del tutto priva di fondamento, l’esempio forzato e fuorviante. Fino a pochissimo tempo fa, di matrimoni, in Italia, non parlava nessuno. Il moderatismo del cx è stato tale che neppure i DICO sono riusciti a passare. Abbandonare questo moderatismo, difendere a viso aperto , senza vergognarsene, certi valori, come la laicità dello stato, è l’unico modo per apparire credibili e favorire il mutamento culturale che nella società, e specie fra i giovani, sta già avvenendo.Ma, lasciando il sig Mario, passiamo a Giacomo. Neodiplomato col massimo dei voti, iscritto all’università. Come quasi tutti i giovani ha bisogno di sogni, di qualcosa per cui battersi. Vive in un mondo che gli propone solo il culto del denaro, in cui tutto è mercificato,la cultura disprezzata; la politica è asservita all’economia, la miseria del mondo bussa alle nostre porte in forme drammatiche. Giacomo non ha mai mandato affanculo nessuno, e parla a voce bassa(è anche un po’ timido). Ma ha votato 5 stelle.Sbagliando, siamo d’accordo, soprattutto su quelli che bussano alle nostre porte il leader del movimento per cui ha votato non mostra certo molta sensibilità. Ma neanche lui, come il sig Mario, è cattivo,ed anzi sogna qualcosa di più che una vita tranquilla e qualche cena fuori.Si è battuto per i referendum sull’acqua e ha votato chi gli ha proposto una critica, sia pur rozza, al modello esistente, quello incarnato dalle recenti affermazioni del sindaco di Londra. Lo convincerebbe una sinistra che parlasse dei più deboli, di giustizia, di un modello di sviluppo che non metta a repentaglio la sopravvivenza del pianeta. Come può sedurlo qualcuno che esprime solo valori di efficienza e competizione, sia pure meglio regolata, nel goffo inglese di un manager di provincia che vuole mostrarsi à la page? E ripropone un thatcher-blairismo vecchio di più di vent’anni? Con Giacomo e con i sig. Mario che guadagnano 1200-1600 euro al mese, la sinistra potrebbe vincere nettamente. Si tratta di rivolgersi loro. Chiudo con una battuta. Sola auspica sia possibile, in lui e negli altri di cx, un cambiamento anche interiore. Si conforti: è già avvenuto. Su chi abbia contribuito, durante gli scorsi vent’anni, ad operarlo, un’idea ce l’avrei, ma sarebbe inelegante esprimerla.

  • panduzzapanda says:

    chapeau ad andrea bianchi.

  • Paolo Zardi says:

    Condivido tutto quello che hai scritto.
    A presto,
    Paolo

  • Manuele says:

    Mi sono fermato alla prima premessa. Il PD se avesse mantenuto gli 11.000.000 di voti del 2008 (quando ha perso) avrebbe vinto le elezioni nel 2013, in cui ha preso “solo” 8.000.000 di voti.

    Se il PD li recuperasse, quei voti, non significa che pure il PDL li debba recuperare contestualmente. No?

  • Marco V. says:

    Io credo che molte delle posizioni di Civati siano state prese per questioni meramente elettorali: fare breccia nell’elettore medio di sinistra per arrivare a un onorevole secondo posto. Non penso, per fare un esempio, che non accetterebbe le unioni civili.

  • Matteo Gaddi says:

    @ Andrea Bianchi:
    1. Il segretario del PD era Bersani, è stato eletto e riconfermato proponendo idee più “di sinistra” dei suoi avversari. Se il PD avesse vinto a febbraio sarebbe stato merito dello spostamento a sinistra, giusto? Ora dire che ha perso perché non era abbastanza a sinistra è un po’ troppo comodo, no? Cosa deve succedere per ammettere che non funziona?
    2. Un partito più a sinistra del PD, che propone i matrimoni per gli omossessuali (per stare nell’esempio), e che comunque aspira a una sinistra di governo (mi scuso per le semplificazioni) esiste, si chiama SEL e ha preso il 3%.

    @ Manuele
    Gli 11 milioni di voti li ha presi Veltroni, che oggi appoggia Renzi. Non si può criticare la candidatura di Calearo e poi dire che dobbiamo recuperare i voti presi (anche, forse) grazie a Calearo.

  • Keper says:

    Possibile che ancora oggi debba sentire parlare di identità di sinistra e di destra?
    E’ mai possibile avere in Italia un elettorato che si basi sui fatti e non sulle promesse?
    Nonostante Renzi prometta bene è parte di un gruppo che ha dimostrato tutti i suoi limiti negli ultimi 20 anni, possibile che qualcuno abbocchi ancora alla speranza di un futuro che francamente sembra ormai compromesso?

    Non votate M5S e quello che considerate il fascista di Grillo, ma provate, per una volta, seriamente ad essere delle puttane elettorali, guardando verso quello che non c’è mai stato che almeno impedisce il protrarsi di logiche clientelari che fanno solo male al paese.

    So già che sarà impossibile, appartenete ad una forma mentis che vi impedisce di tagliare quelle stesse radici che vi nutrono e vi intossicano e in questo modo colate a picco portandovi dietro tutto il Paese.

  • andrea bianchi says:

    @matteo gaddi E’ chiaro che io non parlavo della vicenda, abbastanza insignificante, delle primarie dell’anno scorso, ma di un processo ventennale di deriva moderata del principale partito soi-disant de sinistra, processo innegabile e oggetto di mille analisi. Bersani non ha compiuto alcuna svolta a sinistra( e, se avesse vinto, io non l’avrei certo attribuito a quello!) e non era più a sinistra DEI suoi concorrenti, certo non di Puppato o Vendola. Bersani era l’ultimo rappresentante della linea dominante del pds-ds-pd, che ha compiuto negli anni tutte le scelte ultra-moderate che cito nel mio commento e che sono innegabili. Semplicemente,molti di coloro che lo hanno votato lo trovavano più legato alla tradizione di sinistra di Renzi, in quanto Renzi si proponeva in nome di quella chiave di lettura, per me a dir poco sorprendente per le ragioni che ho spiegato, per cui il pd era fino ad allora perdente in quanto troppo di sinistra. tutto è relativo. Bersani poteva assurdamente essere percepito come “più a sinistra” solo in relazione alla linea renziana, linea di cui non capisco l’origine, vista l’analisi che ho svolto del comportamento della dirigenza di centro-sinistra nei precedenti vent’anni. Più complessa la questione SEL. Dal mio commento si capisce che ritengo che lo spostamente graduale e continuo al centro del principale partito soi-disant di sinistra-e la relativa de-ideologizzazione del dibattito politico tutto- abbiano portato ad una completa delegittimazione delle posizioni di critica sociale “ideologicamente” di sinistra, quindi all’affermarsi di forme di protesta di tipo emotivo-plebeo-populistico e alla marginalizzazione delle forze più legate a un messaggio di sinistra critica, percepite come e”estreme” e radicali anche quando, in altro contesto, non lo sarebbero. Basti pensare che le modifiche alle aliquote IRPEF proposte da SEL sono più moderate di quelle proposte in altri paesi europei dai partiti socialisti o socialdemocratici maggioritari(come il PSF), mentre qui vengono percepite come estremiste anche da coloro-numerosissimi-che avrebbero vantaggi dalla loro approvazione.Un processo che i sociologi conoscono bene. Quanto a Calearo: mi sembra perlomeno curioso difendere la candidatura di un propugnatore dello sciopero fiscale che, poco dopo la sua elezione, è passato armi e bagagli al centro-destra. Spero bene che nessuno abbia votato il pd per lui e che cmq vi siano altri metodi per vincere.

  • andrea bianchi says:

    D’altronde, ridurre tutto alla sfida Renzi-Bersani è tipico dei renziani ed è segno di limitate capacità d’analisi e di visione angusta.

  • Andrea Bianchi parte da presupposti tutti suoi per inventarsi conclusioni che non stanno in piedi, condendo il tutto con considerazioni lunari. Il «thatcher-blairismo vecchio di più di vent’anni» è certamente più “nuovo” dell’ideologia d’accatto con cui la vecchia guardia del PD si oppone ai Davide Serra di turno. Un’ideologia che Civati ha brandito come una scure durante tutta la campagna elettorale.
    Chi sostiene le posizioni di Serra, peraltro, è tutt’altro che «spostato a destra» o «verso il centro» per colpa del ventennio berlusconiano – come la sua fantasiosa e a tratti stizzita analisi suggerisce – perché, semplicemente, la sinistra moderna, la socialdemocrazia matura, non prescinde da certi argomenti. Una sinistra europea oggi non fa le battaglie di facciata per una cosa immonda come i referendum «dell’acqua pubblica», come sapientemente ribattezzati da chi sperò di ottenerne dividendi in termini di propaganda. L’unico candidato vicino a posizioni post-ideologiche e in grado di non etichettare l’elettorato a seconda della convenienza dei confini identitarie, alle primarie dell’8 dicembre, era Matteo Renzi. Per fortuna, in molti l’hanno capito.

  • andrea bianchi says:

    Sarei curioso di sapere da Davide Piacenza, visto che non lo specifica, quali siano i “presupposti tutti miei” e le “considerazioni lunari”. Se, cioè, nei dati di fatto che elenco riguardo al comportamento del centrosinistra negli ultimi vent’anni, e che dimostrano che tutto è stato meno che troppo di sinistra e troppo ideologico, ve ne sia qualcuno che possa, prove alla mano, da amante della concretezza quale ambisce ad essere, contestare o dichiarare infondato. L’unica cosa di “lunare”, qui, nel senso che spero si possa recuperare sul nostro satellite, è il senno di chi non si accorge che difendere l’ideologia thatcheriana e dichiararsi di sinistra è del tutto impossibile all’interno di un discorso che sia minimamente dotato di significato. Lo dico perché Piacenza non ritiene importante dissociarsi da quello che io ho sinteticamente chiamato “thatcher-blairismo”, ma solo attestarne la maggiore novità rispetto alle ideologie che avversa. Ora, a me non importa molto la classifica del “nuovismo”; il grado di novità di un’idea non ne garantisce certo la qualità e lo spessore. La critica ai renziani di riproporre un modello vecchio di almeno vent’anni è quindi, da parte mia, solo dovuta al fatto che coloro a cui la rivolgo idolatrano il “nuovo” in quanto tale nel momento stesso in cui esaltano ricette che, fuori dal nostro cortile provinciale, sono quanto di più vetusto a disposizione. Se a Piacenza piacciono, invece, come pare, le graduatorie sul “nuovo”, pensi alla Modern Monetary Theory e alle tesi di Krugmann e Stiglitz,che possono bastare, senza bisogno di chiamere in causa le concezioni più antiquate che gli fanno saltare la mosca al naso, per contrastare l’iperliberismo che tanto gli è gradito. Preciso che nessuno vuole “etichettare “ l’elettorato; al massimo c’è chi pensa che vada conquistato alle proprie idee, se se ne hanno, e non vezzeggiato con slogan semplicistici.Vorrei capire, poi, quali sono quei “certi argomenti” da cui una sinistra moderna non può prescindere e che cos’è, per lui, una socialdemocrazia moderna. Suppongo non vi appartengano né Bertrand Delanoe, che ha reso pubblica l’acqua di Parigi, né il comune di Amburgo, dove un referendum ha detto sì a un completo ritorno delle reti elettriche ad una gestione pubblica. Non so chi, secondo lui, abbia ottenuto “dividendi in termini di propaganda”(sic), dal referendum, ma lo invito a leggere, a riguardo, il saggio di Rodotà “Il terribile diritto” e il bell’articolo del giurista Paolo Maddalena “Per una teoria dei beni comuni”, sull’ultimo numero di MicroMega. Naturalmente è suo pieno diritto definire il referendum sull’acqua addirittura “immondo”; sarei solo curioso di sapere per quale bisogno di natura psicologica ci tenga ad autodefinirsi di sinistra. Soprattutto quando vedo che gli sfugge del tutto che “post-ideologico” non vuol dire proprio nulla; se non come definizione di qualcuno che, come lui, nuota all’interno di un’ideologia senza accorgersene e senza riconoscerla come tale. Mi permetto di consigliargli al riguardo http://temi.repubblica.it/micromega-online/fenomenologia-dei-renziani/

  • Leda Santosuosso says:

    Condivido appieno. E infatti ho letto tutto. Aggiungo anche che il problema della “sinistra” che allontana gli elettori senza etichetta, a mio avviso, sono le posizioni sul lavoro. Ho sempre votato centro sinistra (nel locale anche destra), ma i sindacati per me rappresentano un mondo lontanissimo, antico, con il quale i giovani e meno giovani come me (45) non hanno nulla da spartire….non ci sentiamo affatto rappresentati. La maggior parte dei miei colleghi è a progetto. Non lavoriamo nelle fabbriche ma nell’ICT. Lo sciopero non sappiamo manco dove sta di casa….. anni luce…. so che il mio commento è frettoloso, spero si colga il senso. :))

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