Quello che resta*

December 2nd, 2012 § 16 comments

Ho coniugato così tante volte il verbo perdere che ormai la parola si sta consumando un po’.
Anni di militanza a sinistra e tifo granata mi hanno forgiato alla sconfitta: non ne faccio un dramma da anni. Anzi, si è diffusa una mezza tradizione di ritrovarsi da queste parti per leccarsi le ferite dopo l’ennesima batosta, parziale o collettiva.
Ci si consola, dove la parola bella è “ci”, perché prevede un “noi”.

 

Ho sentimenti contrastanti. Dovrei lamentarmi di molte cose, del bullismo di partito, dell’arroganza e delle cadute di stile dell’apparato e di quella dei militanti. Non ho mai scritto una parola contro gli avversari, a cui ho sempre riconosciuto legittimità, dignità e cittadinanza all’interno della sinistra. Non ho e non abbiamo ricevuto in cambio lo stesso rispetto. Peccato.

 

Dovrei dispiacermi perfino di alcune persone, che sono state particolarmente spiacevoli, scorrette, perfino cattive in quella che alla fine era una competizione interna, tra simili. Ma qualcuno ancora crede all’equazione diverso = nemico, sempre.

 

Dovrei anche preoccuparmi di questo inedito PCI che ha vinto le Primarie e di cosa succederà al partito per cui militerò e voterò, nonostante il dissenso. Ma lo faccio da domani.

 

Cosa mi resta.

Mi resta che riparto da me, perché dopo non so quanti anni sono tornato felice a fare attività politica, mi sono perfino un po’ entusiasmato (non troppo, ché sono torinese), ho avuto di nuovo piacere e voglia di scrivere e parlare di politica, di condividere o dibattere le idee con gli altri.

Sì, lo so, non ho mai smesso di scrivere di politica, ma ho scritto incattivito per anni, per sfogo, per rabbia, per amarezza. Ora scrivo con uno spirito diverso.

Qualcosa è cambiato ed è cambiato in me. Mi sembra un buon punto di partenza. Sono una frazione infinitesimale della sinistra italiana e sono cambiato. Nel mio seggio personale ho vinto le Primarie. Qui si cambia, poi si vedrà.

 

E poi resti tu, che ho trovato in questi giorni, con cui abbiamo condiviso un’esperienza, con cui abbiamo vissuto una delle cose più belle al mondo dopo l’amore, il rock e il mare: la politica, quella vera.

La cosa più piacevole di questi giorni è scorrere con la memoria tutte le facce, gli avatar, i nickname, le parole delle persone con cui abbiamo scambiato idee, supporto, battute. Mi sono affezionato perfino ad alcuni detrattori e “nemici” polemici. Mi sono sentito meno solo. Spero sia capitato anche a voi.

E nonostante a molti avversari sia mancato lo spirito costruttivo, mi sono sentito parte di qualcosa di più grande che si stava profilando.
Peccato che, probabilmente, questa cosa si rivelerà l’ennesima figura barbina della sinistra italiana. Ma mi è piaciuto partecipare, seppure nella parte di quello che prima o poi si troverà a dire “ve l’avevamo detto!”.

 

Sarò onesto. Ora che la battaglia è finita vedo con più lucidità le ragioni e anche i torti e le falle di ciò per cui ci siamo spesi. Vedo le nostre ingenuità, le cose da cambiare in noi, perfino le nostre inadeguatezze.

E vedo che non hanno vinto i motivi dei nostri avversari, ma le ragioni contro le nostre istanze e soprattutto contro chi se ne faceva portatore.

 

Ecco perché, da sconfitto, ho ragionevoli speranze.

Innanzitutto perché l’alleato più infallibile (e impresentabile) di Bersani non è stato Casini o Vendola, ma la paura. Paura del nuovo, mascherata da disciplina di partito, da ortodossia, da consuetudine.

E poi perché è evidente che è solo questione di tempo, forse di maturazione politica nostra e di chi abbiamo investito come nostro rappresentante (che oggi, nel suo discorso da sconfitto mi è già sembrato più maturo e più bravo).

Il fatto è che il partito non era pronto, l’elettorato nemmeno e noi neppure.
La terapia-shock del raid alle Primarie, tuttavia, ha dato molti frutti: una consistenza numerica importante e una visibilità altissima delle nostre idee, delle nostre parole d’ordine e delle nostre istanze.

 

Ora c’è più tempo per costruire il cambiamento, anzi l’evoluzione, con un po’ più di dolcezza, all’interno della sinistra. Sono convinto che, spiegate senza l’ansia di una competizione incombente, le nostre buone ragioni troveranno ascolto.

Speriamo solo che non sia troppo tardi e i vincitori oggi non abbiano fatto l’ennesimo disastro.

 

La battaglia comincia oggi: abbiamo un nome, sappiamo quanti siamo, il mondo sa che esistiamo e cosa vogliamo. Sarà una battaglia di contributi, di generosità, di diffusione di idee. Non c’è niente da vincere, se non una sinistra migliore.
Vi direi di rimboccarci le maniche, ma mi accusereste di saltare sul carro del vincitore. Ma ci siamo capiti. Ci.

 

*sì, il titolo è un super-criptico riferimento ai Fluxus e lo hai capito solo tu, fratello Enver

§ 16 Responses to Quello che resta*"

  • u. says:

    Io durante la campagna delle primarie, da renziano convinto quale sono e resto (perché con Renzi non ho votato soltanto o principalmente una persona, ma una serie ben precisa di idee di fondo e di proposte concrete), pensavo che senza Renzi candidato questo PD non l’avrei votato.
    Pensavo -e penso tuttora- che la disonestà intellettuale coperta dalla foglia di fico della burocrazia, la debolezza programmatica e la rivendicazione identitaria rivendicata mentre si vuole caricar su i rottami del berlusconismo (Casini, e tutti quelli che Casini imbarcherà) non meritino il mio voto.
    Però nel PD ora so che c’è anche un buon 40% di persone che in quelle mie stesse idee ci hanno creduto e ci credono.
    Che faccio, le lascio sole?

  • Hendioke says:

    Non penso ci sia il desiderio perverso di dire “ve l’avevo detto” nel timore di molti che hanno votato Renzi che il prossimo governo di csx (che speriamo vinca il csx, qui lo stiamo dando un po’ tutti per scontato ma non mi piacere dire gatto prima di averlo nel sacco) naufraghi ma semplicemente, appunto, un timore.
    Un timore che, almeno personalmente, è stato uno dei fattori che mi ha portato a votare Renzi.
    Ho ancora viva nella memoria lo sfascio dell’ultimo Governo Prodi, arenatosi sulle pensioni per colpa di un pugno di vetero-comunisti assolutamente ininfluenti ma necessari per tenere in piedi un governo che si reggeva su un pugno di poltrone e abbiamo visto come è finito.
    Ho ancora viva la memoria della formazione del PD, una sorta di partitificazione dell’Ulivo e dei molti dubbi che mi hanno animato al riguardo.
    Sinceramente, fin dal principio, al netto di Renzi, l’idea di un PD che vince con 12 punti datigli da Vendola e Casini (o anche solo i 6 di Vendola), l’idea di un PD dove ancora molti pensano che sul lavoro la CGIL ha la verità in tasca mi spaventa. E’ anche per questo che ho votato Renzi, che come politico metto sotto Bersani anche se confido nella sua maturazione futura.
    Adesso che so che ad andare, speriamo, al potere, sarà il PD del non si muove foglia che CGIL non voglia e dell’appoggio di Vendola mi son semplicemente tornati i timori che avevo già da prima.
    Non c’è nessun intento di gufare, anzi, spero che Bersani sfrutti questi stupendo 60% per non farsi tirare la giacchetta quando sarà al governo!

  • @enver

    Ma no che non esiste un solo centrosinistra. Non siamo il Labour, che aveva dentro i liberal e i veteromarxisti. Non ancora. Sono d’accordo con te che il congresso sarà un’altra importante occasione di confronto, ma attenzione che il mondo non starà ad aspettare il confronto programmatico dei democratici italiani: va bene l’unità der partito, e confermo il piacevole ritorno ar ‘friccico’ d’a partecipazione…ma francamente a me interessa più il destino del Paese che non quello del csx. Mi sento assai più Montiano di Renzi, almeno in questo momento.

  • enver says:

    Federico, la metafora della riva del fiume è di Reggi (il più antipatico, di gran lunga, nel giro di Renzi), poliziotto cattivo l’ha definito Mario Lavìa su Europa -non certo un avversario- e la mia impressione che non pochi attivisti renziani sperino in un Monti bis per dire «avevo ragione» è suffragata ogni minuto che passa, su twitter ad esempio. Ed è quest’ultima la cosa che mi fa più male: esiste un solo centrosinistra, e dopo che lo avremo portato al governo si aprirà l’importantissima partita della segreteria nazionale, del congresso. Quella a mio avviso l’occasione per la piattaforma di Renzi per “prendersi” (benevolmente) quel partito che ha un po’ voluto snobbare anche prima delle ultime primarie: senza il partito, senza la coalizione, senza gli elettori di questi ultimi, qualsiasi costruzione è virtuale, se diamo retta ai sondaggi che parlano di un PD al 34% da aggiungere al 6% di Vendola.

  • simone says:

    scusa ma la consistenza numerica delle Primarie è solo mediatica. Mi spiego meglio: nel 2009 parteciparono 3 milioni e 100 mila votanti, ed il PD correva da solo. Quest’anno il risultato numerico è stato lo stesso, ma con un partito in più a correre (SEL) che ha ottenuto 600 mila voti al primo turno più Tabascci che non si capisce bene dove stia.
    La mia lettura è di un’emorragia di voti da quando le primarie sono state indette.

  • vedremo che succederà, sempre a vista si naviga.

  • spidermars says:

    Beh
    I cambiamenti politici sono repentini, quelli culturali lunghi e tutt’altro che lineari. Immaginate come avrebbe reagito un attivista del PCI degli anni 60 se gli avessero detto che il suo partito si sarebbe trasformato cosi’…O avrebbe riso o gli sarebbe venuto un infarto
    In piu’,con tutta onestà, potreste dire che le proposte erano abbastanza sviluppate per poter essere prese come road map per la guida di un paese in profonda crisi?
    Non è questione di paura, è questione di essere acerbi, non del tutto convincenti e di trovarsi in un momento storico particolare. La bontà dei contenuti, se c’è, è destinata a venir fuori per forza, magari mediata con altre sensibilità, ma comunque, per forza di cose

  • Maurizio says:

    Condivido la lettura, sono solo meno ottimista, che la Paura che vince è quella che pulsa nel Paese, che ci congela

  • Paola says:

    Condivido caro Enrico e sottoscrivo: la battaglia comincia oggi. Abbiamo un nome, sappiamo quanti siamo, il mondo sa che esistiamo e cosa vogliamo. Ero certa del risultato (appena è iniziata la competizione), ma la consapevolezza di essere in tanti a pensare che la Sinistra, i suoi volti, i suoi apparati, la sua politica astratta non mi rappresentano quasi più, mi dà speranza. Faccio leva sull’intelligenza di Bersani, unico politico che salverei della vecchia guardia, sperando che accolga e ascolti anche noi.

  • @enver

    Quella del governo tecnico è una possibilità non remota, punto.

    Le persone e i contenuti di Renzi sono minoritari, in direzione nazionale e un po’ ovunque nelle federazioni provinciali. A questo sono servite le primarie, a verificare se fosse ancora così. Pace, si vota PD lo stesso.

    In quanto al cadavere lungo il fiume, al poliziotto cattivo, all’attesa infinita di Godot …Beh, son proprio delle immagini efficaci. Non so se saranno utili alla prossima asta dei BOT. Non siam mica qui a smacchiare i giaguari.

  • spidermars says:

    Capisco…perdere derby e primarie nel giro di un paio di giorni può scatenare questo mood depressivo :D.
    Scherzi a parte quello che mi viene da domandarti e se sai in questi frangenti distinguere tra una “sconfitta” e una “semina”. Questa solo in superficie puo’ essere letta come una sconfitta e lo dico dalla posizione di uno che ufficialmente “ha vinto”.
    Per vari motivi, ho votato Bersani (anche al primo turno). Questo non toglie che vedessi molta qualità nella proposta espressa dai (termine orribile, ma tant’è…) “Renziani” (…non da lui, che mi sembra non sia degno dei suoi sostenitori, esattamente come Vendola, mi sembra molto meglio di molti “Vendoliani”… ma questo è un altro discorso). Ora quello che mi aspetto è la nascita di una dialettica interna, anche perchè sarebbe suicida per un grande partito archiviare alla voce “fronda estemporanea” quello che a tutti gli effetti sembra essere un nucleo in grado di generare nuovi e salutari contenuti. In ogli caso mi conforta pensare che i nostri veri avversari siano in questo momento ridotti ad attendere la solenne decisione di Ramsete II. E quindi mi ritengo fortunato di far parte di uno schieramento così fertile.
    Quindi grazie mille a “voi” e andiamo avanti assieme

    PS Non mi dilungo sulla questione regole. La partita è finita ed è inutile polemizzare adesso. Solo una nota per dire che quello è stato un capitolo che non mi è piaciuto affatto e che ha rischiato di mandare tutto a puttane. Sarebbe il caso di rifletterci per non trovarsi in situazioni silimli le prossime volte

  • cos’e’ un renziano? come si distingue da un bersaniano? Piumaggio o forma del becco ? E qual’e’ la differenza con un dalemiano? Esistono ancora i veltroniani? E’ vero che i veltroniani in origine hanno costruito Voltron o è Voltron che ha generato i veltroniani?
    Una ipotesi per assurdo: non è che per caso sono tutte etichette e invece in politica ci vanno i soliti noti e questo è solo un teatrino molto elaborato?

  • enver says:

    eccoli, i renziani che gufano, che sperano nel governo tecnico. Li avevo previsti qualche mio post fa. Vi do una notizia: Bersani governerà il Paese con il centrosinistra. A voi scegliere se esserne parte con persone e contenuti, o se restare sulla riva del fiume ad aspettare Godot. Il Po da Piacenza intanto sta portando qua alla foce quello che sulla riva si era appostato, e non è il segretario, bensì il vostro poliziotto cattivo.

  • Condivido molto delle tue impressioni. E soprattutto condivido il ritorno alla passione per la politica *partecipata*, non solo *vista* da acido osservatore a bordo campo. Paradossalmente, l’aver creduto alla proposta di Renzi mi ha fatto apprezzare l’equilibrio di Bersani, che si troverà a dover mediare tra velleitari, parolai e gente impaurita dal cambiamento, appunto. Ma ci sarà tutto il tempo, volendolo fare, per “costruire una sintesi”. Tutto il tempo del prossimo governo tecnico.

  • Nic says:

    A mio parere abbiamo assistito ad un teatrino del banale che in pochi ci invidiano, ancora con stà farsa delle primarie, del cambiamento, dell uomo nuovo contro l uomo vecchio, serve tutt altro a questa Italia signori mi dispiace, serve una ventata di francesismo vecchio stampo e successivamente una costituente.Mi spiace violare i Vostri sogni di primarie, di sinistra bella e leale, dalle guance rosse in piazza, dai sogni che trasudano dagli occhi, questa è un altra Italia, un altra Europa, ci vuole Movimento, bisogna ascoltare lo stomaco questa volta.
    Con sommo rispetto

  • enver says:

    eccomi. grazie della citazione, come mi sopravvaluti tu nemmeno le donne che ho avuto e perso. troppe cose vorrei dire, anche su questo post. alcune le dirò, qua, là, altrove, su una focalizzo: è l’ultima volta che io e te non combattiamo una battaglia assieme, dallo stesso fronte. E spero che la prossima sia proprio quella di cui parliamo da giorni. Ti abbraccio, da fratello che ama il fatto di non essere cambiato.

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