Il mio regalo di Natale: un mixtape per nottambuli

December 24th, 2012 § Comments Off on Il mio regalo di Natale: un mixtape per nottambuli § permalink

Non amando troppo i regali in occasioni formali, quest’anno il dono per chi insiste a leggere questo blog è un mixtape.
Sì, una cassetta audio di una volta con sopra una compilation. Quelle che si facevano alle ragazze e che ora non si fanno più.

Consideratela una specie di “Back To Mine“, anzi per essere precisi una versione personale di “Late Night Tales” (per i non pratici: una serie di compilation in cui alcuni musicisti componevano la loro playlist notturna ideale in piena libertà, fregandosene di generi, anni, coerenza, eccetera).

Infatti ha senso se ascoltate questo mixtape in piena notte, meglio se comodi.

Come tutti i mix che faccio, anche quelli notturni, inizia tranquillo e si agita progressivamente. Sì, esattamente il contrario di quello che ci si aspetta da una compilation per nottambuli, ma chi l’ha detto che il fine della notte sia addormentarsi? E’ mixata ma non è affatto per ballare. Anzi, ha senso se la ascoltate comodi sul divano con in mano un bel drink (se vi fate le canne, ci sono 3 o 4 pezzi ad hoc), magari pronti a fare occasionalmente due salti verso la fine.

La potete scaricare o ascoltare in streaming qui: dura poco più di una cassetta da 46 e spero vi piaccia.

Dovrei anche scrivere una tracklist, ma lo faccio domani. Oppure non lo faccio affatto. Tanto quello che conta è la musica e alla peggio c’è Shazam.

Buona notte (di Natale e non solo). E Auguri, whatever.

Quello che resta*

December 2nd, 2012 § 16 comments § permalink

Ho coniugato così tante volte il verbo perdere che ormai la parola si sta consumando un po’.
Anni di militanza a sinistra e tifo granata mi hanno forgiato alla sconfitta: non ne faccio un dramma da anni. Anzi, si è diffusa una mezza tradizione di ritrovarsi da queste parti per leccarsi le ferite dopo l’ennesima batosta, parziale o collettiva.
Ci si consola, dove la parola bella è “ci”, perché prevede un “noi”.

 

Ho sentimenti contrastanti. Dovrei lamentarmi di molte cose, del bullismo di partito, dell’arroganza e delle cadute di stile dell’apparato e di quella dei militanti. Non ho mai scritto una parola contro gli avversari, a cui ho sempre riconosciuto legittimità, dignità e cittadinanza all’interno della sinistra. Non ho e non abbiamo ricevuto in cambio lo stesso rispetto. Peccato.

 

Dovrei dispiacermi perfino di alcune persone, che sono state particolarmente spiacevoli, scorrette, perfino cattive in quella che alla fine era una competizione interna, tra simili. Ma qualcuno ancora crede all’equazione diverso = nemico, sempre.

 

Dovrei anche preoccuparmi di questo inedito PCI che ha vinto le Primarie e di cosa succederà al partito per cui militerò e voterò, nonostante il dissenso. Ma lo faccio da domani.

 

Cosa mi resta.

Mi resta che riparto da me, perché dopo non so quanti anni sono tornato felice a fare attività politica, mi sono perfino un po’ entusiasmato (non troppo, ché sono torinese), ho avuto di nuovo piacere e voglia di scrivere e parlare di politica, di condividere o dibattere le idee con gli altri.

Sì, lo so, non ho mai smesso di scrivere di politica, ma ho scritto incattivito per anni, per sfogo, per rabbia, per amarezza. Ora scrivo con uno spirito diverso.

Qualcosa è cambiato ed è cambiato in me. Mi sembra un buon punto di partenza. Sono una frazione infinitesimale della sinistra italiana e sono cambiato. Nel mio seggio personale ho vinto le Primarie. Qui si cambia, poi si vedrà.

 

E poi resti tu, che ho trovato in questi giorni, con cui abbiamo condiviso un’esperienza, con cui abbiamo vissuto una delle cose più belle al mondo dopo l’amore, il rock e il mare: la politica, quella vera.

La cosa più piacevole di questi giorni è scorrere con la memoria tutte le facce, gli avatar, i nickname, le parole delle persone con cui abbiamo scambiato idee, supporto, battute. Mi sono affezionato perfino ad alcuni detrattori e “nemici” polemici. Mi sono sentito meno solo. Spero sia capitato anche a voi.

E nonostante a molti avversari sia mancato lo spirito costruttivo, mi sono sentito parte di qualcosa di più grande che si stava profilando.
Peccato che, probabilmente, questa cosa si rivelerà l’ennesima figura barbina della sinistra italiana. Ma mi è piaciuto partecipare, seppure nella parte di quello che prima o poi si troverà a dire “ve l’avevamo detto!”.

 

Sarò onesto. Ora che la battaglia è finita vedo con più lucidità le ragioni e anche i torti e le falle di ciò per cui ci siamo spesi. Vedo le nostre ingenuità, le cose da cambiare in noi, perfino le nostre inadeguatezze.

E vedo che non hanno vinto i motivi dei nostri avversari, ma le ragioni contro le nostre istanze e soprattutto contro chi se ne faceva portatore.

 

Ecco perché, da sconfitto, ho ragionevoli speranze.

Innanzitutto perché l’alleato più infallibile (e impresentabile) di Bersani non è stato Casini o Vendola, ma la paura. Paura del nuovo, mascherata da disciplina di partito, da ortodossia, da consuetudine.

E poi perché è evidente che è solo questione di tempo, forse di maturazione politica nostra e di chi abbiamo investito come nostro rappresentante (che oggi, nel suo discorso da sconfitto mi è già sembrato più maturo e più bravo).

Il fatto è che il partito non era pronto, l’elettorato nemmeno e noi neppure.
La terapia-shock del raid alle Primarie, tuttavia, ha dato molti frutti: una consistenza numerica importante e una visibilità altissima delle nostre idee, delle nostre parole d’ordine e delle nostre istanze.

 

Ora c’è più tempo per costruire il cambiamento, anzi l’evoluzione, con un po’ più di dolcezza, all’interno della sinistra. Sono convinto che, spiegate senza l’ansia di una competizione incombente, le nostre buone ragioni troveranno ascolto.

Speriamo solo che non sia troppo tardi e i vincitori oggi non abbiano fatto l’ennesimo disastro.

 

La battaglia comincia oggi: abbiamo un nome, sappiamo quanti siamo, il mondo sa che esistiamo e cosa vogliamo. Sarà una battaglia di contributi, di generosità, di diffusione di idee. Non c’è niente da vincere, se non una sinistra migliore.
Vi direi di rimboccarci le maniche, ma mi accusereste di saltare sul carro del vincitore. Ma ci siamo capiti. Ci.

 

*sì, il titolo è un super-criptico riferimento ai Fluxus e lo hai capito solo tu, fratello Enver

Lo dico ora, a urne chiuse

December 2nd, 2012 § Comments Off on Lo dico ora, a urne chiuse § permalink

Let’s stay together.

 

 

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