Il post su Renzi, quello lungo

November 19th, 2012 § 163 comments

Faccio subito coming out: io sono bersaniano. Ma proprio tanto.

Perché Bersani le ha tutte: ha un’età e un’esperienza politica e amministrativa tale da garantire competenza senza avere addosso troppo vecchiume, ha una storia politica affine alla mia, cioè è un ex comunista diventato sinceramente democratico con venature liberaleggianti ed è pure un esempio perfetto di “modello emiliano” con cui credo di avervi assillato negli ultimi vent’anni circa (scusatemi), peraltro avendo ragione.

Insomma, Pierluigi Bersani mi piace da morire come persona, come politico, come amministratore.
Dirò di più: Bersani mi rappresenta. Mi riconosco in lui e tra tutti i candidati alle Primarie è quello nei fatti più affine a quello che sono per storia, educazione, valori.
Ogni volta che guardo quell’immagine un po’ ingrata in cui lui è lì che si beve una birretta da solo (mentre pranza e lavora, perché quelli come noi sono degli stakanovisti quando si tratta di militare) mi viene voglia di pagargli un secondo giro e tenergli compagnia: la conversazione sarebbe di sicuro deliziosa.

Non ho problemi ad ammetterlo: Bersani sarebbe un perfetto leader di un centrosinistra di chiara matrice socialdemocratica. Nel 1992.

 

[Il post prosegue per altre 11 pagine di Word (sì, l’ho scritto in Word, sono un romantico a Milano), peraltro senza figure. Quindi o vi fermate qui o vi sincerate di avere un sacco di tempo e di pazienza a vostra disposizione. Se siete dei don Ferrante e il tempo non vi manca, proseguite oltre.] Oppure scaricate il post in PDF e ve lo leggete come più vi aggrada, qui.

Il problema è che vent’anni dopo il 1992, il centrosinistra e soprattutto il paese non hanno bisogno di una coalizione di scuola socialisteggiante, pur avendo bisogno di sinistra.

E le Primarie – e in generale le elezioni – non sono un contest in cui voti il candidato che ti assomiglia di più o ti sta più simpatico, ma quelle in cui il buon senso impone di votare chi propone le soluzioni migliori per risolvere i problemi di tutti.

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Questo è un post in cui provo a spiegare perché alle Primarie voterò per Matteo Renzi e per le idee e il modello di sinistra e di paese di cui si fa promotore.

Provo a ragionare pubblicamente e a raccontarmi, perché confesso che per un bersaniano naturale come me la scelta non è stata facile e prevede un bel po’ di passaggi, che tra l’altro hanno a che fare con boh “quel sentimento di percezione che si ha di se stessi e non si abbandona mai” (quasi di certo c’è una parola tedesca che lo riassume)

Ecco, quindi, un po’ di punti su cui mi sono trovato a riflettere. Iniziano tutti, tranne le conclusioni, con “Nel 2012”, perché il punto è anche un po’ quello.

 

1 – GUSTOSE RICETTE D’ALTRI TEMPI

Nel 2012 la ricetta socialdemocratica dura, pura e indiscussa, non funziona più. E non lo fa dalla fine del secolo scorso. Se su questa ricetta mettiamo la salsa della contiguità con la CGIL, il piatto diventa immangiabile.

E non lo dico io, che ho studi economici limitati a qualche esame all’Università e sono scarso in matematica: lo dicono i fatti.

 

Faccio sempre il solito esempio (l’avrete già letto in qualche mio commento in giro o ve l’avrò direttamente fatto dal vivo, se siete sfortunati).
Prendete la vostra rubrica telefonica. Se è su carta, lasciate perdere e votate direttamente Bersani. Se è su uno smartphone, prendete nota di quanti tra i vostri amici sono assunti a tempo indeterminato.
Quasi nessuno, vero? Adesso contate quanti di questi assunti a tempo indeterminato lavorano nel pubblico impiego. Si contano sulle dita di una mano, di solito.

Ecco, la crisi del modello proposto dalla componente catto-socialisteggiante del PD e dalla CGIL è tutta lì. Lavorano, sicuramente animati da buone intenzioni, per garantire e difendere quelli che non stanno sulla vostra rubrica. Gente che, giustamente, è già garantita di suo. Ma voi (noi) no.

La gente come me (e come voi), insomma, per quel pezzo rilevante di sinistra NON ESISTE. Ed è difficile spiegare alla CGIL che le partite IVA piccole sono i nuovi sfruttati che fanno lavori para-dipendenti senza alcuna garanzia e non sono il nemico evasore.

 

Questa cosa va cambiata. E va fatto perché in questo momento la CGIL è, ai miei occhi, uno dei più grandi freni all’innovazione e al progresso in Italia. Non per cattiveria, ma perché proprio non ce la fa a capire. Come certe nonne adorabili ma un po’ rintronate.
Perché – fateci caso – se sommiamo le nostre rubriche telefoniche piene di tutto fuorché assunti, viene fuori una generazione. La nostra. Dimenticati. Lost.
Con la sua assurda pretesa di applicare vecchi concetti a una società, un mercato e a gente nuovi, il sindacato fa danni. O, come capita più spesso, si gira dall’altra parte e non ci vede.

Cambiare questa cosa non significa dimenticarsi i diritti dei lavoratori e tutte le sacrosante garanzie che in anni di battaglie giuste sono state conquistate.
Credo, semplicemente, che non sia una bestemmia porsi il problema di aggiornare la visione, di adattarsi ai nuovi tempi, di modernizzare le modalità di tutela del lavoro e dei lavoratori.
Magari capendo che i termini della questione non sono più quelli di un tempo (che era un tempo in cui a 18 anni facevi un lavoro e andavi in pensione avendo fatto sempre lo stesso lavoro nello stesso posto: ditemi chi fa, tra i nostri coetanei, una vita così, ora).

 

Ecco, Matteo Renzi propone di cambiare questa visione. E suggerisce una soluzione di sinistra (non lo dico io: lo dicono tutti gli analisti e perfino Wikipedia) che si chiama Flexicurity.

Se avete voglia di studiarvela, non è una cosa difficile da capire. In compenso è uno dei motivi per cui i lavoratori danesi (che è dove la Flexicurity si è attuata) sono tra i più felici al mondo, nonostante ore e ore di esposizione al pop locale.

Normalmente quando parlo di Flexicurity qualcuno mi risponde “eh, sì, ma noi non siamo mica la Danimarca”. Questa è una classica risposta “perdentista” (il copyright è di Aldo Cernuto, con cui ho il piacere di lavorare) tipica italiana e, odio dirlo, caratteristica di certa sinistra conservatrice.

 

Ovvio che non siamo la Danimarca. Ma nulla ci impedisce, se non la nostra inerzia fatalista e un certo timore che il nostro paese dia i natali a una nuova Whigfield, di provare ad assomigliarle.

D’altronde lo scopo della politica bella è quello di tracciare scenari lunghi e ambiziosi. Perfino utopie, va.

Il piccolo cabotaggio mi è venuto a noia, perché non produce risultati credibili e fa proliferare gli Scilipoti.
Credo, invece, che in Italia ci sia bisogno di quello che in anglo-milanese fighetto si chiama “paradigm shift”. Cioè, provare a rivoluzionare un ambito, senza distruggerlo, ma cambiandolo con forza con criteri scientifici, spostando letteralmente più in là la soglia tra problemi e soluzioni e adottando un punto di vista inedito.

Magari facciamo una sperimentazione limitata nello spazio e nel tempo, magari mettiamo a confronto materialmente due modelli, magari ci arriviamo col tempo, visto che qui nessuno vuole tutto e subito. Ma proviamoci, dannazione!

E facciamola tutta, non un pezzo (perché qui abbiamo l’abitudine di fare le riforme sul lavoro approvando prima le parti sfavorevoli ai lavoratori e poi darci malati quando bisogna approvare quelle favorevoli).

 

Rassegnarsi al “qui non si può fare” mentre altrove si può e funziona è una cosa che mi urta da morire. E sono di sinistra perché, come il bambino col pallone in “Comici spaventati guerrieri” non rinuncio a cercare il quisipuò.

 

 

2 – UN PARTITO ZIMBELLO

Nel 2012, a pochi anni dalla sua nascita, il Partito Democratico italiano è una barzelletta vivente. Vorrei dire cose più lusinghiere del partito che ragionevolmente voterò, ma non riesco a produrre di meglio.

Diciamoci la verità: il PD così com’è non piace a nessuno. E nel caso migliore questa condizione genera rabbia, che almeno è una reazione che nasce dal dispiacere. Nei casi peggiori la gente fa spallucce, gira gli occhi al cielo. O ride, direttamente.

La quantità di persone che non riescono a prendere sul serio il PD, considerato nei casi migliori una maionese impazzita (cioè una cosa immangiabile che nasce da ingredienti buoni, ma deve diventare qualcos’altro o la si butta via), è impressionante.

 

Perché non funziona? Perché al Lingotto ci eravamo detti che avremmo fatto un partito a vocazione maggioritaria, con altri riferimenti politici e culturali che non fossero gli epigoni del PCI e della DC.

Ora guardate il gruppo dirigente del partito. Esatto: ex PCI + ex DC. Che sorpresa.
La verità è che il PD, dimenticata la giornata al Lingotto, è diventato una sorta di compromesso storico tascabile che scontenta tutti. La solita medietà che nasce dall’assemblaggio di due cose vecchie spacciate per nuove: alla fine si incollano sempre le due metà peggiori.

 

Ora, non sembri che ci sia ingratitudine verso le due grandi culture politiche che hanno caratterizzato il Novecento (in verità sono grato solo a una delle due e peraltro con riserve). Ma, appunto, hanno caratterizzato il Novecento, che – cari compagni della mozione “Novecento”- è finito!
Ora la società è cambiata e pure il secolo non è più lo stesso. E quelle due chiese lì, peraltro strutturalmente poco propense a mettersi in discussione e aggiornarsi, non raccontano più il mondo in modo giusto. E se analizzano male il presente e i suoi problemi, figuriamoci quanto riescono a proporre soluzioni efficaci per il futuro.

I problemi non finiscono qui. C’è anche il fatto che negli ultimi anni la pratica politica quotidiana del centrosinistra manca di capacità di produrre visioni, orizzonti, idee. E il PD non ha funzionato nemmeno bene nel ruolo di oppositore, visto che quello di propositore non gli è congeniale.

 

Nel corso degli anni mi sono passati sotto il naso tutti i fallimenti, i no show, i tentennamenti , gli imbarazzi e le scelte sbagliate di un partito che sa benissimo da quali antiche parti è composto ma non sa dove vuole andare in futuro e si preoccupa più di non scontentare nessuno che di fare politica.
Faccio giusto qualche esempio:
– ciance infinite sulle unioni di fatto (qualche genio, addirittura, fece scrivere la proposta di legge alla Bindi) che hanno prodotto il nulla e lasciato praterie alla destra clericofascista

nessuna legge sul conflitto d’interessi, a fronte del conflitto d’interessi più grande al mondo

nessuna proposta innovativa sul mercato del lavoro se non difendere la formalità dell’esistente (è vero che il PD è il partito dalla parte dei lavoratori: peccato che il problema di quest’epoca sia diventare lavoratori)

timidi accenni di dialettica sul fine-vita, sui diritti della persona, ecc. subito auto-cassati per non spiacere al clericofascista di turno, peraltro imbarcato direttamente nel partito o tenuto da conto come amatissimo alleato ricattante

nessuna iniziativa sul tema (per me secondario, ma importante a livello comunicativo) dei costi e dei privilegi della politica, se non tardiva, derivativa e tirata per i capelli

tentennamenti (e poi tifo spudorato per i listini bloccati, senza  le primarie per scegliere i candidati o con “parlamentarie” (si usa?) farlocche in mano ai capibastone)

carenza d’iniziativa riguardo agli ultimi referendum (quelli sull’acqua pubblica, ecc.), con un esempio perfetto di non-schieramento

indisciplina e lassismo nell’opposizione a Berlusconi, quando governava (e tassi d’assenteismo inaccettabili tra i parlamentari)

linea ondivaga, per cui un giorno fai la foto di Vasto con Vendola e Di Pietro, poi fai un’alleanza strutturale in Sicilia con l’UDC (cioè, l’UDC siciliano, una realtà al cui confronto la Spectre è la Caritas), poi fai quasi una federazione con il partito di Vendola e corteggi l’UDC mentre Vendola lo sfancula e tu ti trovi in mezzo al fuoco incrociato di due partiti che in un paese civile non dovrebbero esistere.

 

Ora i casi sono due. O cambiamo radicalmente il partito e ne facciamo qualcosa di nuovo. Oppure continuiamo a regalargli un voto di risulta, più identitario e di posizionamento che politicamente motivato, fino a quando avremo pietà per noi stessi. Finendo chissà dove. Forse in un posto peggiore. Forse a casa a fare i rancorosi, come tanti.

 

Si respira incertezza, di questi tempi. Lo so. Ma sono certo di una cosa: votare per la coalizione di ex boiardi PCI ed ex boiardi DC che sostiene il povero Bersani significa affermare col voto che il PD così com’è ci piace da morire e che tutto quello che è stato fatto finora ci è sembrato inappuntabile, giustissimo.
Insomma, chi vota Bersani esprime un inequivocabile “continuate così” al PD.
E’ giusto che tutti lo sappiate.

 

 

3 – DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHE NON GOVERNI

 

Nel 2012 la prospettiva di avere un partito socialdemocratico di massa che si allea con un partito di estrema sinistra fino a poco prima extraparlamentare (oltre che guidato da un ex parlamentare che non ebbe problemi a far cadere il migliore – nonché unico credibile – governo di centrosinistra che l’Italia abbia mai avuto, cioè il primo Prodi) mi lascia perplesso.

 

[Ok, chi prendo in giro. Allearci con Vendola e rifare il PCI è una figata incredibile. E tutti i miei ormoni da sedicenne fanno la capriola da ore, dopo vent’anni di letargo. Però allora torna TUTTO indietro, eh. Torniamo a essere la quinta economia mondiale, torna l’URSS, il Toro torna a piazzarsi fisso nella parte alta della classifica di serie A e io torno adolescente e mi arricchisco col calcioscommesse clandestino, tanto so tutti i risultati da allora a oggi (note to self: nel 1999 compra azioni Tiscali ma poi vendi prima dell’estate) e non mi rifidanzo con la fidanzatina di allora.]

 

Battute a parte, la prospettiva del PD “storico” è la solita: fare un partito profondamente identitario, cioè un partito che viene votato da gente che si definisce di sinistra, che è intimamente di sinistra e che fa del suo essere di sinistra una questione esistenziale. Non so se ho scritto “sinistra” un numero di volte sufficiente nel periodo prima di questo, ma spero di aver reso l’idea.

Chiariamoci: là fuori è pieno di gente che è intimamente di sinistra. Gente che se perde la memoria, la prima cosa che ricorda quando la recupera è “sono un comunista”.
Sono uno di quelli pure io, uno di quelli che ai funerali dei nonnetti dell’ANPI si commuove se suonano l’Internazionale, che prova un certo brivido di appartenenza a chiamarsi “compagno” tra compagni e che sa tutte le canzoni di Guccini a memoria (testo e accordi, eh) nonostante abbia fatto di tutto per dimenticarsele.

Però quella percentuale di persone lì, ammesso che voti tutta per intero e che non sia morta nel corso degli anni, in Italia ammonta al massimo al 34% dell’elettorato.
Abbiamo una sorta di sindrome del 34%, è una storia lunga. Cioè il massimo storico raggiunto dal PCI in un’elezione a carattere nazionale.
Giusto un punto in più di quanto prese il PD al suo esordio, nonostante Veltroni leggesse lacrimevoli missive di bambini moribondi a ogni comizio.

 

Se vogliamo che il centrosinistra conti qualcosa in più di un misero terzo dell’elettorato, dobbiamo raccogliere i voti di chi non si definisce di sinistra ma è disposto a concordare con le proposte del PD, con le sue idee e perfino i suoi valori.

Là fuori è pieno di gente così, gente di buonsenso, civile, integra, che crede nei valori giusti, ecc.
Magari persone che qualche volta hanno votato a sinistra, altre no, altre sono state a casa. E che non sono di sinistra, nel senso che non gli interessa definirsi secondo quel parametro o semplicemente hanno altri stili di vita.

L’avrò scritto in decine di post, quindi vi risparmio la solfa, ma la questione per cui se voti un partito tu “sei” di quel partito e quella scelta caratterizzerà la tua vita, il tuo modo di pensare, essere e concepire il mondo è una sonora. e macroscopica pippa mentale di noi vetero di sinistra.

Il fatto che noi siamo così non implica che il resto del mondo lo sia. Ma, abituati così tanto a fissarci intensamente l’ombelico, non ce ne siamo mai accorti.

Ed è dovuto arrivare uno “straniero” rispetto alle nostre identità per svegliarci dall’ipnosi causataci dai nostri interessantissimi ombelichi identitari.

Qualcuno è lì che reclama ancora 5 minuti di sonno ombelicale, ma è tempo di svegliarsi e andare.

 

Andare dove? Dove ci eravamo detti che saremmo andati, cioè verso la famosa “vocazione maggioritaria”. Ovvero, per tradurlo dal politichese, verso un partitone che prende almeno il 40% dei voti, in virtù della sua capacità di aggregare l’elettorato attorno a precise parole d’ordine programmatiche, non basandosi più su parametri identitari, su posizionamenti politici novecenteschi e così via.

Su questo Renzi è imbattibile. Qualsiasi sondaggio (e il buonsenso, chiacchierando in giro) conferma che, essendo la prima figura di spicco espressa dal centrosinistra a non avere forti caratteri identitari novecenteschi, è in grado di far votare il programma del centrosinistra a gente che non si definisce di sinistra. Perfino da gente che in passato ha votato dall’altra parte.

E non lo fa alterando la natura programmatica del centrosinistra (anzi, dal campo bersaniano lamentano “ci copia il programma”, dimenticando che Renzi e Bersani sono nello stesso partito), ma riuscendo a comunicare con quella parte dell’elettorato che cambia canale appena sente in tv l’ampollosa prosa sinistrese e considera una tortura l’ascolto di una canzone intera di Guccini.

Il partito a vocazione maggioritaria, cioè, è quello che compete per togliere voti ai potenziali alleati.
Il partito minoritario immaginato dal campo bersaniano è sempre il solito: quello che si ritira nell’orticello identitario, lasciando libere praterie agli alleati che, casomai si andasse al governo, avranno peso e importanza tali da compiere ricatti a raffica.
E visto che abbiamo già subito l’umiliazione di farci ricattare dagli estremisti di sinistra e di centro nelle due incolori esperienze di governo nazionale di centrosinistra, credo sia giusto dire basta. O volete un altro Prodi-bis in cui ogni mattina ci svegliavamo con l’ansia che il senatore Pallaro avesse perso l’aereo da Buenos Aires?

 

L’ipotesi di Renzi, dichiarata a gran voce negli ultimi giorni, di fare un PD a vocazione maggioritaria che non si allea con i clericofascisti familisti dell’UDC e taglia i ponti con le cariatidi anticapitaliste fricchettone di SEL e punta al 40% e oltre per me è la migliore disponibile.

Sottolineo la parola “disponibile”, perché si fa quel che si può. E ragionevolmente il PD da solo non avrà i numeri per governare.

Li avrà, forse, se fa un’ammucchiata che imbarca cani e porci da Diliberto a Casini. Sarà il governo più ricattabile e debole del mondo, che tra litigiosità e incapacità di decidere spalancherà entro pochi mesi le porte al trionfo berlusconiano-grillino.
Io l’ammucchiata non la voglio più. E trovo stupido che al PD non si accorgano che è la scelta peggiore. Peggio dell’opposizione.

Da soli, con un partito forte, le chance di governare in solitaria sono pochissime (dipendono molto dalla legge elettorale).
In compenso, visto che tutto ci porta verso una grande coalizione Monti-bis, un PD al 40% potrebbe contare molto di più e far fare a Monti le cose buone che non ha fatto, visto la brutta maggioranza (a guida PDL) che lo supporta.

 

 

4 – IL PIU’ GROSSO PROBLEMA DEI RENZIANI E’ RENZI. IL RENZI PERCEPITO A PELLE

Nel 2012 non riesco più, dopo vent’anni di Berlusconi, a prendere sul serio chi oppone sensazioni personali a ragionamenti politici.

Quelli che “Renzi mi sta antipatico”, “Renzi ha una faccia che non mi piace”, “Renzi è un furbetto”, ecc. non si rendono conto che stanno percorrendo il lato B della concezione carismatica della politica. Una concezione su cui Berlusconi ha fondato vent’anni di vittorie elettorali.

 

Il lusso delle scelte d’impulso, la velleità di affidarsi all’intuito, la moda dannosa di giudicare “a naso” hanno fatto danni politici mostruosi. E anche danni altrove, ma restiamo nel campo politico.

Tra l’altro se l’intuito delle masse fosse davvero una cosa buona, ci saremmo risparmiati un sacco di problemi in passato. Ma dai tempi di “Barabba, Barabba!” diffido dei giudizi “a pelle” della gente.

E, non offendetevi, l’espressione “intuito politico” da parte dell’elettorato italiano (sì, anche tu) è un ossimoro. Fatevene una ragione.

 

Fatte tutte queste premesse doverose, capisco il disagio di molti. Di molti come me.

Sì, perché quel tizio lì che a 37 anni vuole fare il capo può effettivamente stare sull’anima.
Ma, di nuovo, il problema siamo noi. Ci sta sull’anima per un sacco di motivi sbagliati.

 

Il più emergente dice “a 37 anni non sei nessuno”, “chi ti credi di essere”, “ne devi mangiare di Ovomaltina per essere credibile con la Merkel, e così via.

Ecco, questo è un ragionamento da vecchi.
Ma vecchi brutti, vecchi dentro. Perché a 37 anni, nei paesi civilizzati, non solo sei pronto a tutto, ma sei pure “un po’ in ritardo.

E se non ci ribelliamo noi di sinistra alla dittatura della vecchiezza, per cui c’è gente che fa la prima esperienza di lavoro seria ben dopo i 30 anni di età, allora siamo spacciati.

Siamo una gerontocrazia mentale, oltre che de facto.

E ci tengo a ricordare a tutti che a 27 anni Jim Morrison era già Jim Morrison e Bergomi ha vinto il suo primo mondiale a 18 anni, con due baffi da uomo.

 

Siamo così abituati al fatto che il giovane (e l’Italia è l’unico posto dove a 37 anni sei giovane) è uno sfigato da considerare spavalderia la legittima aspirazione a contare di più. Dove contare di più non significa conseguire alla soglia dei quarant’anni il primo contratto di lavoro non semestrale, ma governare il paese.

 

Il secondo è che Renzi “non è uno di noi”, non parla come noi, delude le nostre aspettative formali, ecc. Cosa profondamente vera.

Mi chiedo solo se è sano essere così presuntuosi da pensare che ciò che non ci assomiglia sia automaticamente il male.

Anzi, fatemi rigirare il concetto. Dopo anni a votare ed eleggere gente che alla fine non ci è piaciuta tantissimo, ma ci assomigliava in modo impressionante, non è forse il caso di chiederci se il problema siamo noi?

Pecchiamo di superbia, talvolta. E ancora più spesso di chiusura mentale.

E ci ritroviamo a pensare che esista una sola via per il bene: la nostra.

Però, alla millesima dimostrazione che non è proprio così, forse potrebbe essere intelligente chiedersi se è possibile davvero un’altra via, peraltro affine a quella che, storicamente e pervicacemente, abbiamo seguito.

 

Non si tratta di uno spostamento epocale, cioè di svegliarci una mattina, tradire gli affetti e iniziare a tifare per i cattivi, ma di riconoscere che lo spirito di sinistra può prendere altre forme, magari più efficaci e di successo e capaci di fare presa su chi non è come noi.
Certo, accettare questo implica automaticamente dirci che evidentemente non eravamo il migliore dei mondi possibili. Abbiamo il coraggio di farlo?

 

Il terzo è una sorta di contenitore e ha a che fare con il complottismo paranoico tipico delle comunità chiuse. E quindi a seconda dei casi Renzi è di destra, Renzi è un democristiano, Renzi è come Berlusconi, Renzi è come Blair, eccetera.
Tutte accuse generiche, fatte a monte, e dipendenti da un solo motivo: la diversità di Renzi rispetto a quelli a cui siamo abituati.
Prese una a una, le accuse crollano con un soffio.

 

Renzi è di destra? Leggi il programma e scopri che non lo è affatto. E tra l’altro la dicotomia destra-sinistra su cui si basa questa accusa è scaduta da una quindicina d’anni e inizia a puzzare in frigo.
Renzi è un democristiano? Sì, la sua esperienza politica “prima” è stata nei popolari, quelli post-dc che ci piacevano tanto. Poi ha fatto altro, a sinistra, per esempio due esperienze amministrative di alto livello, una delle quali in una specie di piccolo ministero degli Esteri e del Turismo che si chiama Città di Firenze.

E come uomo della sinistra ci è andato benissimo, senza battere ciglio, per ben due elezioni.
Mi chiedo che problemi possa dare a chi ha votato Prodi, democristiano per davvero.

 

Renzi è come Berlusconi? Sì, è come Berlusconi nella capacità di comunicare, nel dominio dei media, nella capacità di semplificare un messaggio e renderlo comprensibile a tutti e non solo ai laureati con lode in scienze politiche e lunga esperienza di militanza attiva. Per il resto cosa ha da spartire con Berlsconi, visto che la sua forza comunicativa è il peggiore nemico del grande seduttore che ha abusato di questo paese per vent’anni?

 

Renzi è come Blair? A parte il fatto che essere come Blair non sarebbe necessariamente un male, se in Italia manca del tutto l’esperienza di una sinistra in grado di uscire dal proprio recinto ideologico (esclusi pochi casi, tipo Chiamparino), forse è il caso di recuperare.
E in ogni caso se di tutta l’esperienza blairiana ricordiamo solo la deriva finale, non facciamo un buon servizio alla verità. La svolta extraideologica è un passaggio obbligato della maturazione della sinistra. Arriviamo con comodo dopo il Regno Unito, ma forse è il caso che prima o poi ci adeguiamo.

 

5 – QUINDI?

 

Quindi dovrei fare quella che in comunicazione si chiama call-to-action, cioè invitare la gente a fare qualcosa che ritengo giusto o utile.
In verità non me la sento, perché mi piacerebbe che questa lunga prolusione fosse una sorta di call-to-thought.
Pensateci, avete ancora qualche giorno.

 

Da un lato c’è l’occasione di cambiare la sinistra e forse il paese, con idee nuove (e con alcune idee vecchie e “nostre” per cui continuiamo a lottare), una visione realistica e di buonsenso e un investimento sul potenziale di un leader e di una classe dirigente che scalpita, tenuta lontana dal potere per troppo tempo da boiardi di partito.

C’è un programma esteso, ragionevole e pieno di novità a cui (limite mio, ma piacevole sorpresa) non avevo nemmeno pensato, c’è l’emergere sulla scena politica di persone che fino a oggi si erano tenute lontane da comizi e affini ma hanno trovato una inedita voglia di partecipare, c’è un leader a sinistra che finalmente sa comunicare, padroneggia i linguaggi, le piattaforme, gli stili.

E c’è l’opportunità di provare a fare qualcosa di diverso in un contesto sicuro, perché il segretario resta Bersani e la sinistra siamo tutti noi, capacissimi di cambiare rotta.
Alla peggio (ma ho valide ragioni per considerarlo uno scenario improbabile, però ci tenevo a rassicurarti, nonno), se ci accorgiamo che è stato un errore, ci sono tutte le garanzie per ripartire dalla casella precedente.

L’errore è aver paura di osare. E l’errore è ancora più grave è aver creato questo clima in cui Renzi è il capellone e il PD fa la parte delle anziane anni Sessanta, scandalizzate.

 

Dall’altra, escluso il segretario che è una brava persona e sarebbe un ottimo ministro dell’Economia, ci sono i boiardi di partito, le solite facce della solita sinistra con le solite parole d’ordine, i soliti slogan e niente di nuovo se non un “ora tocca a noi” reclamato più per solite questioni di turno che di merito. C’è il solito, per capirci.

Non vi dico di scegliere Renzi subito. Non fatelo, almeno non fatelo dopo aver letto questo post. Leggete il programma, capite se e quanto vi piace. E leggetevi i programmi degli altri e fate due conti con la realtà.
Ma, mi raccomando, non scegliete (mai più) a pelle. Nemmeno se a pelle vi viene di votare per Renzi. Impariamo dagli errori.

 

Se sceglierete l’idea che la sinistra in Italia faccia un salto di qualità rispetto al solito laburismo ricucinato, arrivi a pesare quasi la metà dell’elettorato e la smetta di farsi ricattare da alleati micragnosi con idee e persone orribili (sto parlando di UDC e SEL), credo farete bene al paese e anche a voi stessi (lo so, sembra una lettera di una catena di Sant’Antonio, questa parte).

 

Se sceglierete ancora la sicurezza e la disciplina (di partito) per dire alla sinistra di continuare così dopo vent’anni di successi politici ed elettorali straordinari, contenti voi.

 

Segnatevi, però, questo post . Perché nel caso lo tirerò fuori quando ci accorgeremo troppo tardi che il PD sta facendo la parte della rana bollita lentamente (la metafora è di Alessandra Farabegoli) e che la sinistra va scemando piano piano a favore di chissà cosa.

 

Siamo di nuovo a una svolta, come nel 1994. La crisi si fa sentire e non è solo una questione economica, è un fatto di sfiducia complessiva, di stanchezza, di esasperazioni che si sommano e che meriterebbero altri tempi, altre garanzie, perfino altre gentilezze che non abbiamo potuto preparare.
Nel 1994 ci affossò un nemico inedito, con elmi e armi nuove che non sapevamo esistessero e poco dopo non sapevamo usare. Perdemmo male e non ci siamo del tutto ripresi da allora.

Ora abbiamo l’occasione per dare una svolta, e forse per imprimere un segno di dignità da parte della nostra generazione via via sventurata, inibita e viziata.
Scegliere Renzi non è una risposta definitiva, lo sappiamo tutti, lo sa e lo ha detto anche lui stesso. Però è il tentativo più forte, più credibile, più affascinante di rinnovare la sinistra, proporsi con idee nuove al paese, provare davvero a cambiare le cose. E cambiare significa anche cambiare la sinistra. E pure cambiare noi.

Non so se sarà una battaglia che vinceremo. Ma non mi perdonerei mai di non averla combattuta, nel 2012.

§ 163 Responses to Il post su Renzi, quello lungo"

  • Federico says:

    Rosamaria. Perché Renzi propone una sinistra che può piacere e convincere. Perché non esiste una sinistra sola. E guarda caso in molti riteniamo che vorremmo la sinistra che propone Renzi. E’ la sinistra del nostro tempo, non la sinistra del passato (remoto o prossimo che sia). Siamo democratici e non altro. Renzi non è roba patinata o finta. I temi affrontati sono reali. Mi sembra molto più patinato e finto chi continua ad abitare la sinistra con categorie ed espressioni del passato, come se stesse giocando un ruolo (ecco la finzione) e non impegnandosi in un servizio per il bene comune.

  • Angel says:

    Azzardo una previsione (speranza?) che Renzi possa governare in alleanza con 5 Stelle, dove Grillo coagula lo scontento e Renzi lo indirizza.

  • dario says:

    il “modello emiliano” è il peggio del peggio del peggio…
    è l’espressione di un idealismo realista (contraddizione che già da sola strappa la pelle di dosso), di una politica maneggiona e facciona, fatto da mestieranti della politica che si passano la palla tra loro da generazioni.

    bleah. mi fate schifo tutti.
    tutti.

  • Sandman says:

    Mi spiace ma nonostante questa analisi non riesco a non convincermi che molte preferenze, argomentazioni e tesi vengano fatte per perseguire un sogno. Cambiano solo i sogni. Basta anche leggere i commenti qui presenti che come motivazione invocano FUTURO e speranza.
    Renzi è un grande comunicatore ma come leader non basta, abbiamo avuto 20 anni di pessimi esempi su come sia pericolosa una politica fondata sul marketing.
    Un’altra prerogativa che leggo è la “giovinezza” di Renzi e si invoca una nuova classe dirigente. Sono d’accordo sulla necessità del rinnovamento politico ma concretamente come avverrebbe? Con l’eventuale insediamento di Renzi si rinnovano i membri del parlamento? I ministri saranno nuovi e preparati giovani 40enni? O sarà solo la presenza del “giovane” Renzi a rendere tutti più rinnovati? Perché il programma (e le idee) è simile a quello di Bersani e sinceramente non capisco l’entusiasmo e il cambiamento se tutte le persone che ci hanno governato da anni rimangono le stesse nel FUTURO.
    E’ un po’ come volere un governo PULITO e perciò scegliere Mastro Lindo come premier lasciando tutto immutato.
    Sinceramente non capisco e sono deluso. Piacerebbe anche a me essere felice della possibilità del cambiamento ma vedo solo slogan ripetuti, marketing e la solita tifoseria cieca da stadio.
    Firmato: un astenuto

  • ho letto tutto l’intervento e molti dei commenti e, che ti devo dire? nonostante la captatio benevolentiae iniziale, con l’eleogio a Bersani che mi suonava tanto “ma Bruto è un uomo d’onore”, la mia diffidenza verso Renzi e i suoi sostenitori è solo aumentata. Tutto troppo patinato per essere sincero. E anche se Renzi sincero lo fosse, continuerebbe a non rappresentarmi. E lui del resto non vuole rappresentarmi, Nè vuole rappresentare il PD, visto che nome e simbolo del partito sono scomparsi da tutti i suoi manifesti, opuscoli, comunicati e quant’altro. In tutti i suoi interventi ha attaccato sempre e solo il PD e la sinistra, come un qualunque politico di destra o vetero-democristiano.. Tutta la destra lo elogia e apprezza. PERCHE’ UN ELETTORE DI SINISTRA ISCRITTO AL PD DOVREBBE VOTARE RENZI?

  • Nicole Caruso says:

    Mi piace tantissimo quello che ha scritto, perché fa una giusta analisi che non molti “comunisti”(ossia quelli che si ci sentono dentro con nostalgia, ma che hanno creduto in dei veri valori di giustizia e libertà) farebbero oggi, ma come penso io che oggi ho 31 anni e come pensa anche mio papà che oggi ne ha il doppio, bene dobbiamo passarci una mano nella coscienza, e chi come mio papà non ha mai avuto 1 tessera politica, ma anche ha avuto 1 lavoro da insegnante perchè lo meritava, perchè aveva studiato e perchè suo papà aveva lavorato sodo per farlo studiare, ebbene oggi noi 2 generazioni a confronto ci rendiamo conto che noi che alla nascita del PD avevamo esultato perchè finalmente di Berlusconi e dei suoi scagnozzi non se ne poteva più…ebbene si anche noi domani andremo a votare Renzi e sappia che a me ha iniziato a fare simpatia quando si disse che Berlusconi lo voleva per sè perchè mediatico ebbene si perchè in italia si vota anche seguendo questa simpatia, o e perchè in italia vanno a votare non solo quelli che il posto di lavoro ce l’hanno grazie a berlusconi e company, ma vanno a votare anche quelli come me, che hanno studiato una vita credendo in un mondo migliore per poi svegliarsi e capire che quel mondo non esiste, idem la meritocrazia, ma esistono soltanto i miei coetanei che andati dietro al politico di turno hanno 1 posto, non importa la mansione, loro hanno già 10 anni di contributi per la pensione, io no, questo è 1 dato di fatto e basta…allora ti senti stupida, ma continui a crederci che si possa cambiare e se non lo si fà ADESSO…ALLORA DOMANI SARA’ TROPPO TARDI, perchè magari una come me non si venderà mai, ma non tramanderà mai ai propri figli, se mai avrà la possibilità economica di farsi 1 famiglia, di credere in un mondo migliore…

  • Nello Zanni says:

    Complimenti per la lucidità dell’analisi la cui complessità di comprensione è alleggerita ad ottimi spunti ironici. Per quanto mi riguarda, dopo personali e prolungate migrazioni (dalla sinistra estrema dei miei 18 anni, passando per il “risolutore” di turno, incluso mister B.), sono arrivato alla conclusione di “volermi” fidare dei miei figli (4 da 19 a 31 anni) sostenendoli nel compito gravoso di diventare protagonisti di una politica nuova e, soprattutto, di un modello sociale diverso.
    Ergo: voto per Matteo.

  • u. says:

    Giacomo

    Dispiace che tu abbia l’impressione che il tuo impegno non sia stato apprezzato.
    Però cerca di vederla non dal punto di vista di chi aiuta i precari ma di di chi E’ precario.
    Io lavoro nella scuola, per un anno sono anche stato iscritto CGIL, e dai sindacalisti CGIL ho sentito soltanto rivendicazioni nobilissime ma del tutto irrealizzabili.
    Come dire: noi precari qua siamo dei pedoni che stanno lottando per avere un abbonamento dell’autobus. Arriva la CGIL e dice: “Volvo e BMW per tutti!”. Sì, bellissimo se fosse vero…ma chi ci crede?
    E intanto vedo i colleghi di ruolo che, senza far nulla per meritarlo, girano su una onesta Lancia con manutenzione, RCA, e benzina gratuite, e punti illimitati sulla patente.
    Ti girano le palle, dopo un po’, sai?

  • Roy says:

    Primarie : con la scelta di Matteo Renzi è possibile il più epocale rinnovamento democratico della storia politica italiana

    “ Io domenica 25 novembre non voterò Matteo Renzi perché ha proposto la rottamazione o perché in qualche momento girando con lui per le piazze d’italia mi sono emozionato e riappassionato alla politica. Sarebbero ragioni importanti ma superficiali. Domenica voterò Renzi perché la sua proposta politica per il paese è la più adeguata ai tempi e trasforma radicalmente in meglio il modo di intendere la parola “sinistra”. La sua sfida è legata alla radice originaria profonda dell’intuizione del PD del 2007. La sua vittoria la realizzerà pienamente !”
    Mario Adinolfi, deputato PD

    “Confesso che ero andato alla Leopolda prevenuto. Due mesi di bombardamento a dire che Renzi è figlio dei poteri forti, espressione della Cia e chissà, forse pure del Mossad… populista, peronista, e fascistoide (Michele Prospero sull’Unità)…La seconda sorpresa, ancora più grossa, è la condizione di allegro caos con cui i comitati Renzi entrano nella settimana decisiva che precede le primarie. Un movimento allo stato nascente, con la sua carica di ingenuità e di dirompente voglia di esserci…. Poche facce note, pochissimi i politici di professione, il popolo di Renzi è più negli spazi bianchi ancora da scrivere, come ha detto Alessandro Baricco… In quegli spazi bianchi ci sono i ventenni e i trentenni che sono il vero carburante di Renzi. Ragazzi e ragazze, che hanno affittato il pulmino per partecipare, e che affollano la gigantesca stazione come in nessun altro convegno politico. Sono gli outsider, i non garantiti, i non tutelati. Si identificano con Renzi perché sono come lui. Sono quelli che devono fare da soli, quelli che non li chiama nessuno, i Non Invitati. È incredibile che i vertici del Pd abbiano talmente paura di questi ragazzi che per fermarli si sia costruito un rosario di albi, preregistrazioni, ostacoli burocratici. Ed è incredibile anche che D’Alema imputi a questi ragazzi la colpa di voler distruggere il centrosinistra. In tutta evidenza è un’accusa che andrebbe indirizzata a qualcun altro: questi ragazzi lo stanno salvando….
    …solo una vittoria di Renzi sarebbe per il sistema lo choc necessario. E sarebbe il vero atto di nascita del Partito democratico. Quello di Veltroni non ebbe il tempo di crescere, fu rapidamente travolto dagli avversari interni, a causa della debolezza culturale del progetto e del rifiuto del suo leader di dare battaglia in un congresso… Conclusione: può darsi che il corpaccione dell’apparato e del partito stia con il segretario ma lo spirito per cui è stato fondato il Pd, svolazzava questa mattina alla Leopolda…
    Marco Damilano, giornalista L’Espresso Blog

    Anch’io penso che domenica prossima, i progressisti italiani hanno una occasione storica pressoché unica: chi vincerà alle Primarie del centrosinistra sarà molto probabilmente il premier dei prossimi anni. I votanti alle Primarie hanno la clamorosa possibilità di realizzare il più epocale rinnovamento politico democratico della storia politica italiana. Epocale perché in italia le culture autenticamente riformiste non hanno mai avuto grande favore popolare. Clamoroso, perché la nausea e la rivolta popolare contro il fallimento della politica politicante italiana, avrebbero una vera alternativa allo sbocco nullista del grillismo e dintorni
    Renzi e il suo movimento propongono al PD e al centrosinistra un fenomenale rinnovamento per la politica italiana, nel linguaggio, nelle idee, nella prassi, nello stile. Idee e proposte che sono innovative e adeguate per la modernizzazione dell’Italia, ma attengono alle radici antiche della migliore e più genuina cultura riformista (a proposito di Pantheon: ai papi ed ai cardinali, si potrebbero aggiungere personaggi dell’umanesimo socialista come Salvador Allende, Pietro Nenni, Sandro Pertini, Luciano Lama…)
    La voglia di vincere e governare senza la ossessiva ricerca della “fonte legittimante” (tipo, Dini-Ciampi- Monti…domani Montezemolo?), senza delegare la rappresentanza del centro a Casini o ad altri, in una indigeribile palude e melassa dorotea…La sinistra di Renzi non ha tutta questa sudditanza psicologica alla borghesia dei poteri forti, alla borghesia salottiera di Scalfari e compagnia.
    Perché la sinistra autenticamente riformista, come nel nord Europa ed in America, sa parlare e sa rappresentare direttamente i ceti medi produttivi , le piccole imprese, le partite Iva.
    Sa coniugare il mondo del Merito con quello del Bisogno attraverso politiche riformiste che salvaguardino i qualificanti fondamenti del welfare e della parità delle basi di partenza, con il riconoscimento di strategie per il riconoscimento della meritorietà e della responsabilità individuale, in questa società italiana ammorbata e ammalata dalle pratiche del familismo, della raccomandazione, della spartizione, del privilegio
    Il convegno della Leopolda della scorsa settimana, ha prodotto un innovativo programma di governo. Mi piace ricordare che nel “modello italiano” fatto di arte, di bellezza e dello spirito d’iniziativa che serve a trasformare questo patrimonio in un formidabile strumento di crescita, civile ed economica, si focalizzano in particolare le idee forza di cultura, turismo, sostenibilità
    Il Prof. Pietro Ichino (senatore del PD, giuslavorista presso l’Università Statale di Milano, da giovanissimo sindacalista Fiom-Cgil…), con una analisi coraggiosa, impietosa ma calzante, ha indicato sui temi della politica economica e del lavoro, la strada dell’innovazione alla sinistra che vuole e sa guardare al futuro, rinnovare il presente e governare il cambiamento!
    Alessandro Baricco, scrittore e saggista, col suo brillante intervento ha “letto” la novità nel PD e nella sinistra italiana del movimento di Renzi, che nasce dal basso trascinato da giovani generazioni di ragazzi e ragazze: con i ‘rivoluzionari’ volani della Cultura e dell’Educazione, speranza per il futuro, speranza per la sinistra, speranza per l’Italia…
    Una cosa è certa:comunque vadano, dopo queste Primarie nella sinistra italiana niente sarà più come prima !
    Roy Berardi

  • Fabrizio says:

    Quello che hai scritto è piaciuto molto al mio concittadino Matteo Renzi. Mi sono permesso di segnalarglielo via e-mail e lui lo ha pubblicato immediatamente nell’ultima delle sue newsletters periodiche.

    Fabrizio

  • Bel post che riassume molti dei pensieri fatti negli ultimi mesi e ne aggiunge (di questo Ti ringrazio) di nuovi. Non sono mai stato un “militante di sinistra, ma – credo – mi sento sicuramente figlio di una sensibilità democratica.
    Andrò a votare alle primarie e sceglierò Renzi. Se poi nel nostro vecchio paese tutto resterà come sempre, pazienza: continuerò a sperare contro ogni speranza 🙂
    Chissà che la sensibilità democratica italiana non possa cominciare a uscire dai solchi della sinistra anni ’70 che DAVVERO “inizia a puzzare in frigo”.

  • VAnni FI_sud e FI_vera says:

    Un post decisamente molto interessante e, francamente, che abbia centrato un buon numero di problemi dell’attuale PD lo dimostrano i “commenti” dei favorevoli (soggetti tendenzialmente nuovi che si avvicinano) e le “reazioni” dei contrari (soggetti che si mettono su una posizione tendenzialmente rabbiosa e difensiva).
    Posso elencare un gran numero di ragioni del mio voto a Renzi, ma provo a contenermi, riservandomi, magari, di integrare.
    Voto Renzi perché:
    > ha fatto svegliare il PD che ripeteva da anni una litania scontata fatta solo di 3 parole, se non addirittura di una sola: «antiberlusconismo»;
    > ha ridato vitalità a Bersani che ha pure perso quel tic nervoso che gli era apparso ultimamente (ricordate ? tirava a sinistra bocca e naso);
    > sarà anche ambizioso e un po’ presuntuoso, ma allora provateci voi a scalzare “i culi di piombo” dalle loro poltrone, chiedendoglielo con cortesia e con la vocina delicata;
    > sarà anche presenzialista e protagonista, ma allora provateci voi a trovare animo e fisico per quest’impresa e per esser presente in due mesi in tutte le provincie italiane, invece di stare comodamente davanti alla tv sul vostro divano di casa;
    > ha messo in moto una macchina (ed un camper) per tornare in giro tra la gente comune a parlare di politica, generando ovunque entusiasmo;
    > ora quella macchina, camper, autobus, ape o bagnarola che sia, la devono far viaggiare tutti, senza più poter governare stando nelle stanze delle Segreterie;
    > al PD sta facendo un favore dall’interno evitandogli che la “rottamazione” arrivi dagli elettori, da Grillo o da quella che, semplicisticamente, colpevolmente e stupidamente, amano definire antipolitica; e, quindi, associando sé stessi alla politica, cioè a quello che ormai dà a tutti l’orticaria;
    > ha dimostrato che non è poi così vero che «tanto, sono tutti uguali»; salvo poi, dopo averlo trovato, accusarlo proprio di non essere “uguale”;
    > ha ridestato la voglia di partecipazione politica nei giovani e in tutti gli altri;
    > se non farà bene o fallirà, non ci sarà bisogno che lo si rottami fra 20 anni: toglierà il disturbo da solo molto, molto prima;
    > non è più accettabile un PD “choosy” con gli Italiani che fanno scelte diverse;
    > dopo la novità Renzi, nulla sarà più come prima: nel Centro-sinistra e nel Centro-destra;
    > dopo la novità di Renzi, anche nel Centro-destra comincia a soffiare un’aria nuova: la “rottamazione” la chiamano “formattazione”. Va bene lo stesso !
    > perché la “rottamazione” scandalizza e fa paura solo ai rottamabili, mentre invce tutti gli altri ne hanno compreso benissimo il senso, anche se hanno il doppio degli anni di Renzi;
    > grazie a Renzi, fra 5-6 anni ricorderemo tutte quelle facce, che da almeno 20 infestavano ed inquinavano i nostri sogni ed il nostro futuro, con un leggero sorriso sulle labbra;
    > la strada del cambiamento e del rinnovamento della leadership che ha aperto Renzi è una svolta definitiva, una strada senza ritorno: un pilastro cui sarà normale – da qui in avanti – fare riferimento;
    > dimostra che la dialettica, anche quella vera e un po’ aspra, deve stare all’interno dei due poli, non nella frammentazione partitica che più di così non si può o, peggio, all’interno delle finte maggioranze di Governo che poi, inevitabilmente, non potranno che sgretolarsi a danno del Paese;
    > è la prova che anche in Italia si può cambiare;
    > «quegli show all’americana senza essere gli Stati Uniti». Ma allora, come pensiamo di far crescere un Obama italiano, piuttosto che invidiarglielo e basta ?
    > oltre alle idee, ha portato a quella politica da troppo tempo elitaria, triste, spenta, monotona o frivola e impresentabile, nuovo fermento e vivacità. Ed anche spettacolo, ma senza ricorrere alle ballerine;
    > ha dato una colonna sonora ai nostri sogni;
    > i nostri sogni non rimarranno tali, visto che tutti noi, aiutandolo e “marcandolo stretto”, gliene chiederemo conto ogni giorno;
    > sono sicuro che fra 20 anni – in un modo o nell’altro – Renzi lo ritroveremo a parlare solo di quello che ha fatto in un numero limitato di anni e non di quello che in 20 anni ancora non è riuscito a realizzare, nemmeno quand’era al Governo !, ma …«datemi ancora fiducia e vedrete»;
    > …

    Scusate, non sono stato breve come promettevo.

  • Brù says:

    A parte che son d’accordo al 100% su quanto scritto, che apprezzo la citazione riguardande il Toro (di cui mi pregio di essere sostenitore), e che comunque le canzoni del Maestrone sono parte di me,

    volevo solo dire

    che Whigfield

    E’ effettivamente un prodotto dance Italiano (prodotto da OffLimits di Reggio Emilia).

  • Mentore says:

    In ogni caso il sostegno a Renzi da parte del Post (da cui, per quanto mi riguarda, proviene il link a questo intervento) ormai è qualcosa di francamente imbarazzante, manco dall’altra parte ci fossero Fiorito, Scilipoti e Himmler. Avete rotto i cosiddetti.

  • lidia pandiani says:

    ho 81 anni, ci ho pensato parecchio:voterò renzi,perchè bisogna almeno tentare:non voglio perdere la speranza nel VOSTRO futuro

  • michele_dal_mugello says:

    Stimato Enrico: in primo luogo grazie per il post, così articolato e ricco di spunti.
    Mi ci riconosco ampiamente, in particolare per la logica che deve guidare la scelta alle primarie.
    Ci aggiungerei un elemento non banale (peraltro vagamente accennato nel tuo post): la cooptazione come pratica politica dell’attuale gruppo dirigente del PD, a tutti i livelli territoriali. Se non sei organico al pensiero dominante vieni lasciato fuori. Questa è l’autentica gerontocrazia, non quella anagrafica.

    Oltre la rigidità ‘in ingresso’ per i ‘non omologabili’, la filiera-PD (tutte le sue reincarnazioni) ha prodotto anche un meccanismo di reimpiego della propria nobiltà amministrativa e segretariale nelle aziende locali partecipate, assicurando a un tempo impropri compensi ai suoi ‘pensionati amministratori’ e sbarrando – una volta di più – la strada a chi avrebbe potuto – voluto concorrere per quelle posizioni sulla base di competenze e progettualità. Ma questo è logico, perchè i cooptati sul treno alla stazione precedente avrebbero tutto da perdere da un confronto costitutivamente impari.

    Ecco, Renzi è la persona giusta per far saltare il meccanismo, perchè è arrivato dov’è ora quasi letteralmente ‘a dispetto dei santi’.

    Agli incalliti bersaniani ricordo solo questo: la candidatura di Renzi a sindaco di Firenze, anzichè accolta e sostenuta neutralmente, come si conviene ad una vera e propria segreteria politica nei confronti dei propri iscritti (ma non siamo il partito delle primarie? E cosa vuol dire se non assicurare nei fatti la pariteticità delle candidature?), venne fortemente osteggiata, sia organizzativamente che politicamente, con l’invio di un candidato alternativo dell’ultim’ora, del tutto alieno a Firenze.

    Infine, dietro Bersani c’è il partito che in vaste aree è contiguo, fino alla correità in certi luoghi e circostanze, per le logiche e pratiche di alimentazione della casta. Perchè non si è vista e anzi si è avallata la cornice legislativa in cui è avvenuto lo scandalo laziale? Chi c’era alla segreteria nazionale, Renzi o Bersani?

    Hai detto bene nel post: dal partito non è mai venuta una proposta forte sul tema (su alcuno in verità: qualcuno sa cosa si pensa dell’Ilva, dell’Alcoa, della politica economica in generale, che non abbia un sapore difensivista – rivendicazionista alla CGIL?).

    Sapete cosa penso? Che tutti – ma proprio tutti – noi abbiamo vissuto sopra le righe in questi decenni, e che dovremmo (dovremo) provvedere ad una colossale ‘cessione del quinto’ delle nostre ricchezze (in senso lato) per ripagare a un tempo i prestiti contratti e operare per una società finalmente e frescamente inclusiva (lavorare meno, guadagnare meno, ma lavorare tutti, ritrovarsi e reinventarsi tutti).

    In questo senso un suggerimento per Matteone: considera le praterie del part time e dei contratti di solidarietà come tipologia di risposta politico programmatica: restare e sentirsi ‘fuori’ del cerchio di energia sociale è corrosivo. Già alzarsi al lunedì e sapere che per almeno due-tre giorni si ha una effettiva ragione di scambio con la società consente di definirsi, di fronte a se stessi e agli altri, e poter dare una pur iniziale, non conclusiva risposta alla fatidica domanda: ‘tu cosa fai?’ .

    Grazie ancora,

    michele dal mugello

  • angelo says:

    Appartengo, anagraficamente, alla categoria degli anziani, ma non abbastanza anziani da non capire che quelli della mia età non sono in grado di produrre istanze innovative perché le ruote del nostro carretto sono imprigionate nei solchi di una vita e non c’è modo di farle uscire se non sconquassando tutto. Ciò mi aiuta, però, a rendermi conto che anche certe appartenenze identitarie (destra/sinistra) radicano ormai nei solchi di una storia priva di attualità.
    Bene, Renzi mi appare come un insieme di dispositivi meccanici che, applicati al carretto dell’ideologia, è in grado di trascinarlo fuori dal solito tratturo della contrapposizione secondo cui “obnitor ergo sum”.
    Mi piace credere che le forze uguali e e contrarie, fin’ora, dissipate nella reciproca contrapposizione degli schieramenti verrebbero, da Renzi, impiegate a far partire il turbo del nostro sistema Paese.

  • Federico says:

    Mi permetto un commento anch’io…anche se tardi spero di scrivere qualcosa di utile e interessante. Renzi non intende rinunciare all’alleanza con SEL, mentre ha già detto no chiaro a UDC e prima di eventuali elezioni con lui candidato (Bersani non è stato invece chiaro). La differenza sta nel fatto che se tutti i contendenti delle Primarie sono leali, chiunque vinca si appoggerà il suo programma, discutendone un po’ presumo, ma non ostacolando il lavoro del nuovo governo nel rispetto degli elettori di centrosinistra votanti alle Primarie per persone, ma soprattutto programmi (anche se vedo molti che votano l’usato sicuro che fidandosi non approfondiscono il programma bersaniano, mi spiace…). Quindi in caso di vittoria di Renzi, Vendola con SEL lo appoggerebbe (stessa coalizione), mentre l’UDC non ha e non avrebbe nulla da spartire. Ora: per l’approccio e il programma, un centrosinistra guidato da Renzi ha una vocazione maggioritaria; guidato da Vendola o Bersani no (loro non prendono o quasi voti al centro, a destra, ai grillini, ai possibili astensionisti). Vuol dire che se Renzi vince si avranno migliori percentuali di voto per meglio governare, quindi maggiore stabilità, quindi maggiore possibilità di realizzare un programma per intero o gran parte, soprattutto toccando le cose fondamentali, senza accontentarsi di provvedimenti parziali seppur buoni (come si dovette fare con Bersani). Ecco perché Renzi è un candidato migliore. Questo punto gioca a suo favore in modo determinante. L’età è giovane (anomalia italiana essere definiti “giovani” a 37 anni), ma ha una discreta esperienza di amministrazione e non è una persona che rifiuta aiuti, anzi…si circonda di consiglieri e altri amministratori…e Bersani stesso per primo lo dovrebbe sostenere in caso di sua vittoria alle primarie. L’autorevolezza all’estero è possibile, proprio oggi il Financial Times lo ha definito (Renzi) il candidato migliore per il centrosinistra. E poi basta gerontocrazia e pessimismo, grazie! E basta con la sinistra del 1900. La candidatura di Renzi ha ridato ossigeno al PD, al centrosinistra, a tante persone lontane dalla politica. Lasciamo entrare una nuova Italia.

  • Commento con colpevole ritardo, ma apprezzo molto il suo post, soprattutto perché si smarca dalla logica del “tifoso” per cercare di venire al cuore del problema.
    Io non sono un elettore del PD [nel senso che non l’ho mai votato da quando esiste], ma lo considero sempre il mio partito di riferimento. Voterò per Renzi, consapevole che non è il singolo [cioè Renzi stesso] che potrà risolvere i problemi dell’Italia, ma il progetto che propone insieme ai suoi collaboratori.

  • Marghe says:

    Analisi interessante e gradevole. Apprendo di essere vecchia dentro in quanto priva di smartphone e dotata di lavoro statale. Inoltre, suscitando grave disappunto, amo definirmi compagna. Di nuovo in Renzi, mio coetaneo, non vedo nulla. La migliore analisi politica la devo a mio figlio, anni otto, che mi ha chiesto: MA SE QUELLO DICE DI ESSERE DI SINISTRA E DICE COSE DI DESTRA, DOVE HA MESSO LE COSE IN CUI CREDE? Ecco, bambino mio, hai detto tutto.

  • giacomo says:

    l’ho letto, e mi ha deluso parecchio. Ho 34 anni, sono un sindacalista della Cgil e passo la mia vita ad occuparmi di precari. Ho lottato contro le norme che hanno generato il precariato. E mi rattrista essere considerato come quello che se ne fotte, non capisce o addirittura ha contribuito a generarlo

  • Per me (verde-rosso) le domande importanti sono tre:
    – è possibile che il pd possa esprimere scelte progressiste e ambientaliste
    – come costruire una coalizione che sia ingrado di governare proponendo un’alternativa progressista e ambientalista
    – che tipo di candidato presidente del consiglio serve.

    1. Sono sinceramente scettico che il pd di per sé possa esprimere un’alternativa progressista
    2. il pd al 40% non basta, in questo l’autore del post mi sembra rimasto all’orizzonte di Veltroni. La carta degli intenti delle primarie, che sono stato costretto a sottoscrivere se intendevo dire la mia in questo passaggio, indica solo la possibilità di un’alleanza con il centro liberale qualsiasi cosa esso sia. Senza apertura alle forze di sinistra e ambientaliste, e senza valorizzazione di quello che di buono porta il movimento 5 stelle, l’unico sbocco sarà un Monti-bis o un Monti-Bersani
    3. serve un referente nazionale che sia in grado di fare mediazioni alte e intelligenti tra . Il miglior Prodi ci riusciva. I vari rutelli, veltroni d’alema non sono mai stati davvero interessati a questo (e l’ala sinistra delle coalizioni di allora era in genere pessima). Renzi senz’altro no, è pieno di sé. Bersani? Forse messo alle strette , in nome del realismo.

  • Joshell says:

    Uqbal, ci dai una notizia, Renzi farebbe a meno di sel e dell’udc? Con chi si accorderebbe in caso probabile di non autosufficenza? Grillo o Berlusconi? Usi argomenti patetici.

  • uqbal says:

    Rugginoso
    I meritori provvedimenti di Bersani nel Prodi II non sono stati seguiti da nulla perché il governo è caduto, ammazzato lentamente dalle defezioni dei vari Turigliatto e compagnia da un lato e da Mastella dall’altro.
    Ora al posto di Bertinotti c’è Vendola, e al posto di Mastella c’è Casini. Quanto si può andare avanti?

  • Edoardo l'Addolorato says:

    Kelinu72, anche secondo me sarebbe molto utile che si discutesse e ci si capisse su cosa vuol dire “sinistra” oggi; e secondo me delle riflessioni interessanti, per partire, sono qui

    http://www.qdrmagazine.it/2011/11/1/34_costa.aspx
    http://www.francescocosta.net/2011/11/03/destra-e-sinistra-2/#more-9555

    E’ proprio partendo da una prospettiva come questa che io, ad esempio, voterò Renzi, perché in realtà è, sotto molti aspetti anche se non tutti, il candidato più “a sinistra”.

  • stefano says:

    Gli argomenti di Rugginoso vedono un solo lato della medaglia e sinceramente il + banale. Le liberalizzazzioni fatte da Bersani sono state un “contentino”. Se guardi tt il resto somiglia molto all’ultima idea montiano, riduciamo l’IRPEF e aumentiamo l’IVA…..comunque l’hai presa in quel posto. Sono emiliano e siccome ti lamenti dell’autobus (ma ti scordi che la società era così indebitata che alternativa era di chiuderla) vieni a vedere i disastri fatti dalle “generose” coop. Chiediti come mai dobbiamo appoggiare una legge per mantenere Formigoni per il terzo mandato……a già scusa se no Errani dove lo mettiamo. Come vedi caro Rugginoso di materiale ce ne a iosa però una cosa ti dovresti chiedere: Il bel risultato che abbiamo sotto gli occhi, figlio dell’attuale classe politica, dobbiamo farlo proseguire??Se riesci a spiegarlo ai tuoi figli allora puoi tranquillamente votare per Bersani….

  • saraingiro says:

    gli argomenti di Rugginoso paiono inattaccabili, bei fatterelli da toccare.

  • sabry says:

    io credo che tutti quelli che voteranno alle primarie di coalizione,nn hanno ben chiaro quello che potrebbe succedere in sto’ paese se nn si ha il coraggio di dare una svolta e una sterzata alla politica in genere.quindi penso che tutti quelli che voteranno i soliti 4,nn abbiano voglia di cambiare un bel niente,xke’ l’usato sicuro è + comodo e tranquillizzante………..almeno sanno che nn rischiano di perdere tutto quello che hanno avuto fino ad ora (( privilegi,poltrone,posti di comando,lavoro x raccomandazione,incarichi vari x amicizie o x avere la tessera giusta in tasca,sussidi vari nn regolati da giusta causa……..etc,etc.)) x questo peso che daro’ una chance ad un ragazzo cosi’ antipatico e molto presuntuoso come MATTEO.ciao a tutti

  • Domenico says:

    sono di parte: ho deciso da tempo di votare per Matteo Renzi alle primarie e lo sto anche sostenendo attivamente (a Roma). Ho 49 anni.
    Quest’estate alla festa di Municipio del PD ero il più giovane o quasi (l’usato sicuro), l’altra sera alla sede romana del comitato di Renzi ero il più vecchio (il futuro).
    Io per me e per i miei tre figli, per i miei nipoti, per i figli dei miei amici e per tutti gli altri ragazzi italiani sono e voto per il Futuro, con tutti i rischi che comporta ma anche con tutte le opportunità.

  • lorenzo says:

    questo post vale meno di zero, basta qualche frase per capirlo: quale sarebbe il minimo senso di “cariatidi anticapitaliste fricchettone di sel”? ma come si fa mettere sel nella categoria “alleati micragnosi con idee e persone orribili”? parli di un partito guidato da chi ha governato bene una regione difficile come la Puglia per otto anni,e non una realtà florida come quella di Firenze per nemmeno 3 anni, ti ricordo. Quando hai tempo dai un’occhiata qui, ti aprirà gli occhi magari
    http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&idSondaggio=11387

  • Rugginoso says:

    Io voterò Bersani perchè se pago 150€ in meno al mese la rata del mutuo lo devo a lui, se pago 18€ in meno al mese la bolletta del telefono+ADSL lo devo a lui, se pago 200€ in meno all’anno di assicurazione, lo devo a lui….. se pagherò una botta di IMU lo devo a Renzi, se per potermi sposare devo aspettare 4 anni invece di 300 giorni lo devo a Renzi, se non ho più l’autobus e la tramvia è lontana, lo devo a Renzi….perchè a FiRenzi è così…e ho il terrore che tutto questo possa essere trasferito in Italia…e invito i Renziani di ferro a venire a toccare con mano…

  • Matteo mi ha mandato il tuo post..non ti conoscevo prima. Tu sei riuscito in nn poche righe a dire quello che pochi sanno fare..Dovresti ridurlo un poco e lo facciamo diventare un manifesto del cambiamento
    complimenti !!

  • giommi@gmail.com says:

    sei stato inserito nella NL che Renzi manda ai suoi iscritti

  • Kelinu72 says:

    Ringrazio l’autore dell’articolo e invito a leggere anche i commenti (utili in argomenti e rispettosi in stile, cose entrambe molto rare).
    Apprezzo tutti gli spunti, l’invito all’autocritica costruttiva (rivolta però non a se stessi, ma a chi vota per l’altro candidato…evvabbè) e anche alcune battute divertenti.
    Detto questo: 1. Il PD NON è un partito di sinistra, non si definisce tale, non dice di esserlo e neanche tenta di esserlo: gli unici che lo pensano sono quelli che lo rimproverano di esserlo (Mr B. e seguito) e di non esserlo (nostalgici).
    2. Non è che ho paura che Renzi porti a “far votare il programma del centrosinistra a gente che non si definisce di sinistra”; temo che faccia votare alla sinistra leggi di centro (-destra).
    3. Le vere “praterie” sono gli astensionisti e non sono dovute a questa o quella politica ma alla questione morale. Grillo avrà gioco facile, tanto più che, da quando si sono resi conto del pericolo, i magnaccioni, invece di darsi una regolata, hanno solo confermato le accuse. Faccio osservare che la maggioranza di magnaccioni non si trova tra i “nudi e puri”, di nessuno schieramento.
    4. Perché deve essere sempre la “sinistra” a doversi mettere “al passo coi tempi”, mentre la destra continua a spacciare per nuova sempre la solita ricetta (guadagno perché sono un bravo imprenditore, ti licenzio perché siamo in crisi)? (Domanda retorica, ndr) . Come giustamente dice un commento “Se una ricetta non funziona non viene mai il dubbio che questa sia sbagliata?” Se siamo arrivati in questo frangente storico non è per caso, sono state le scelte politiche, interne e internazionali, degli ultimi 10-20-50-100 e 200 anni a portarci qui. E francamente non mi sembra che siano state di sinistra.
    5. Se qualcuno non è d’accordo con i principi ispiratori di un partito, non è obbligato a candidarsi o votare per quel partito. Se ne può fondare tranquillamente un altro. E quando il primo partito non trovasse più risposta tra gli elettori, si spegnerà e chiuderà. Non sarà certo il primo.
    6. L’argomento “se ci accorgiamo che è stato un errore…etc etc)” è stato uno degli argomenti principe di Mr B. ed è sempre una truffa: non si può mai ritornare alla casella precedente e spesso si ripete l’errore. Non ditemi che non ve lo ricordate.

    Al fondo di tutto questo, sempre la solita domanda ”cosa vuol dire essere di sinistra? Quando è che una politica o una legge è di “sinistra” e quando no?” Se non ci si mette d’accordo su questo, le nostre discussioni, compresi i miei dubbi, non potranno mai essere chiare né chiarite.
    Alcuni esempi fuor di cronaca: la liberalizzazione dell’accesso all’università, le case popolari, la scala mobile, le partecipazioni statali, lo statuto dei lavoratori sono state scelte di sinistra o demagogia? Ricordo che sono tutte leggi a firma DC…

  • Michele says:

    Scrivere è meritevole. Scrivere bene è talento. Scrivere giusto è visione.
    Io voterò Renzi. Perchè ha la ma età e quindi il mio vissuto. Ha visto la politica e il rinnovato scenario sociale, economico e finanziario, come li ho visti io. Ed è un errore che non ho ancora fatto. Se devo andare a fondo, voglio farlo avendo almeno sperato per un breve attimo che sarebbe potuta andare diversamente. Bersani, al contrario, è un errore che consoco bene, perchè lo perpetuo dal 1994. Vendola e Grillo, invece, sono entusiasta che ci siano e che rispondano alle esigenze di una certa fettta di elettorato. Sono felice che ci sia gente che vota per loro. Mi fa sentire circondato di gente migliore. Ma non io. Io devo avere una visione diversa.

  • Jacopo Scandella says:

    @Elena, mi permetto solo un appunto: se Renzi vincerà le Primarie, potrà tranquillamente correre per la carica di Presidente del Consiglio. Guiderà la coalizione di centrosinistra da privato cittadino e, in caso di vittoria, potrà essere incaricato dal Presidente della Repubblica. Per quel ruolo, infatti, non è necessario essere eletti in Parlamento.

  • Manuela S says:

    Dedicato ai miei amici che ” Renzi è di destra, perchè…sa parlare”. Bello bello sto post. Grande!

  • elena says:

    ciao Enrico, grazie per qst post così attento.
    ho 28 anni. 3 contratti atipici. assessore all’innovazione.
    e sono bersaniana.
    sono bersaniana per alcuni motivi:
    – perchè non trovo un punto del programma di renzi che sia davvero innovativo (flexicurity? il pd ne parla da anni), che davvero possa rappresentare il coraggio e l’osare di cui parli…
    – perchè molti politici che stanno seguendo il facilissimo tema del rinnovamento della politica hanno più di una rubrica di carta nel taschino e allora mi accorgo che è davvero solo retorica, acuta, ma retorica;
    – perchè queste sono primarie per decidere il candidato premier per le elezioni, non è un congresso. se parliamo di cambiare il partito… io stessa non sono sicura che sceglierò bersani a ottobre.
    ma per fare il premier non serve cambiare il partito. serve solo renderlo unito e sperare che lo sia abbastanza per rendere governabile qst nostro strano paese.
    inoltre, siccome renzi non potrà essere il candidato premier del nostro partito, visto che non si è dimesso per tempo, perchè mai dovresti sostenerlo? sarebbe come dire che sostieni uno che partecipa alle selezioni di una gara nazionale, già sapendo che non potrà partecipare alla gara. a me sembra una scelta strana.
    e un po’ irresponsabile.

    la mia battaglia è solo quella di provare a governare e magari farlo bene.
    e di qst mi pentirei se non lo facessi.

    grazie,
    elena

  • Il mio problema è che ho un dubbio. Un dubbio atroce che mi perseguita. Lo hai pure tacciato come “un ragionamento da vecchi.Ma vecchi brutti, vecchi dentro.” E se non glielo lasciassero fare? Casta. Mafia. Vaticano. Noi abbiamo tre cose che in Danimarca non ci sono. Tali mancanze permettono che li-si-può-ma-qui-no. Scusa il mio vecchiume. Scusa se non ho mai votato e mai lo farò in questo paese. Non ci sono i presupposti. Cmq, bel post.

  • Carlo Miano says:

    Mi hanno consigliato di leggere questo post e in parte hanno fatto bene. Ci sono ancora dei dubbi da fugare (e non sono pochi) pero’ mi hai quasi convinto che renzi non sia l’uomo nero.
    Non votero’ alle primarie perchè non saro’ in italia domenica. Adesso penso che alla fine non sarà una tragedia se renzi guiderà il centro sinistra alle prossime elezioni.

  • Invierò copia di questo post a una persona che ha cercato di convincermi a votare per renzi, non per darle ragione ma per mostrarle il mio rispetto per le idee altrui che, sbagliate o giuste che siano, devono circolare in nome della dialettica e non del mio particolare tornaconto. Ma la benemerita discussione tra stati sovrani ha prodotto in palestina morti e feriti, e tra le forze politiche in italia disoccupati e precari. Anche il metodo è una ricetta: dobbiamo concludere che è sbagliato? Voglio dire che le regole del gioco non cambieranno, né quindi l’esito della partita, renzi o bersani. Perché allora dovrei scegliere il fiorentino e non l’emiliano o il pugliese? Renzi ha un programma ecumenico (ma copia bersani?), è giovane, ha imparato la lezione del secondo ventennio: la sua mi pare una ricetta con ingredienti tossici – consociativismo, individualismo spettacolarizzato, giovanilismo…Magari si amalgamano in qualcosa di ottimo. Io essendo vecchio non cucino il boletus per cercare di renderlo innocuo, scelgo un altro fungo e campo ancora secondo il disegno degli dei. Però sono completamente in errore e non mi scandalizzo se qualcuno propone di “provare”, tanto ci siamo noi a garantire la sopravvivenza della sinistra… E a questo punto dichiaro di essere confuso: i no-renzi? quelli identitari che ascoltano guccini, che hanno fatto il loro tempo, che non inviterebbero a cena i padroni del vapore perché, girala come vuoi, a noi ci toccherà spalare carbone nella locomotiva, sempre meglio certo che crepare in palestina in afganistan in africa qualche volta nelle civilissime piazze del 2012. Sarebbero gli zombie a garantire che la prova non sia irreversibile? O forse l’attuale sinistra è solo quella che si riconosce in renzi, e quindi va dove la porta il cuore.

  • Maurizio says:

    Io mi sento tipo Trumanshow due volte, la prima perchè il post di sopra potrei averlo scritto io, parola per parola, compreso il fatto che scegliere “perchè mi somiglia” è proprio quello che ci ha insegnato Berlusconi in questi anni.
    La seconda, perchè sono cresciuto anche io con Guccini, concerti in adolescenza compresa, e ancora adesso aspetto che il 27 esca il nuovo disco 🙂

  • Andrea B. says:

    Un post che mi e’ piaciuto molto. Lo sento molto mio. Ci sono molte cose vere, cose che cerco di dire ad amici di sinistra da almeno quindici anni.
    Pero’ questo post ha il difetto di fare una descrizione dell’elettore bersaniano del tutto esagerata. Capisco l’esigenza di forzare un po la mano su certi concetti ai fini della comunicazione e della propaganda ma forse si sta esagerando un po troppo. E’ vero che parte dell’elettorato “bersaniano” e’ forse un po conservatore ed un po troppo influenzato dall’apparato, ma tante altre persone non sono cosi’ come dipinto in questo post (anche al netto delle metafore). Io penso ad esempio che ci siano tante persone (ne conosco tante) che vogliano arrivare ad un sistema simile a quello proposto da Ichino ma, per varie ragioni (giuste o sbagliate che siano), pensano sia meglio arrivarci da una strada diversa rispetto a quella indicata da Renzi.
    C’e’ poi in questo pezzo un po della solita retorica, a volte basata su analisi errate. Ad esempio c’e’ la solita retorica sulle virtu’ della giovane eta’. E’ vero che qualcuno in Italia considera giovane anche un cinquantenne, ma e’ anche vero che in tutto il mondo a 37 anni si viene in genere considerati inesperti ed immaturi per coprire ruoli difficilissimi come quello di primo ministro. Non e’ quindi affatto vero che all’estero sia normale essere primo ministro a 37 anni. Infatti i primi ministri/presidenti/capi di stato sotto i 40 anni rappresentano una piccolissima minoranza di casi nel mondo. Si dia ad esempio una occhiata a quanti premier/presidenti sotto i 40 anni ci sono stati in USA e UK negli ultimi due secoli… ed allora si potra’ quindi capire che chi dice che Renzi e’ forse ancora un po immaturo per diventare Presidente del Consiglio non sta facendo un discorso poi cosi’ fuori dalla realta’.
    Inoltre, penso che in questo pezzo si giudichi troppo negativamente il centrosinistra italiano degli ultimi venti anni. Sicuramente si poteva e si doveva fare di piu’ ma non e’ facile risolvere alcuni problemi di sistema, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Criticare dalla righe di un blog e’ molto piu’ facile che risolvere i problemi (chiediamoci a tal proposito quanto potrebbe fare un Obama se trasportato nel sistema Italia e meditiamo su questo).

    Per concludere, questo pezzo parla di molte di quelle cose per cui sto pensando di votare Renzi (ma non ho ancora deciso).
    Penso pero’ che si potrebbero convincere piu’ persone a votare Renzi se si enfatizzasse un un po di meno con una rappresentazione troppo caricaturale ed irrispettosa della gente bersaniana e si ricorresse un po di meno ad un certo tipo di retorica.

    Forse la cosa migliore da augurarsi da queste primarie e’ una vittoria di Bersani (che sembra ormai quasi scontata) ma con un grande risultato di Renzi.

  • Francesco says:

    Aggiungo che da adolescente sono stato ad una quindicina di concerti di Guccini, quanti saremo in italia? Inquietante

  • Francesco says:

    Sono sconvolto, ho letto quello che hai scritto tu, ma… in realtà è quello che penso io. Pure gli esempi che fai sono quelli che uso solitamente io. Mi sento tipo trumanshow

  • Innanzi tutto, grazie per la lunghezza del post. Ne ho le scatole piene della storia degli standard della comunicazione web. Talvolta, per articolare un pensiero, è bene abbandonare cinguettii di slogan e scrivere, per Dio!
    In secondo luogo, lei ha avuto la capacità di dar voce ai miei dubbi, le mie speranze, le mie delusioni e le motivazioni per le quali faro’ la sua stessa scelta. Il punto, pero’, non è che il mio pensiero è identico al suo: è che ho la netta impressione che sia identico a quello di tanti, tanti altri. E che il treno che ci passerà davanti il prossimo fine settimana, sia uno di quelli che è un vero peccato perdere.
    Buona giornata.

  • suzukimaruti: e visto che ci sei spiegaci anche il concetto di “Non sequitur”

  • suzukimaruti says:

    mi toccherà fare un post in cui spiego cosa è una metafora, prima o poi.

  • L’esempio della rubrica telefonica è emblematico di come sia sconclusionato questo endorsement. Perché il fatto di avere più o meno contatti di persone che lavorano a tempo indeterminato o meno dipende da una miriade di fattori, per esempio da che lavoro faccio o, sopratutto, da che età ho. E che in gran parte dipende da quel giorno in cui in questo paese è stato fatto passare il concetto che maggiore flessibilità avrebbe automaticamente generato nuovi posti di lavoro e migliorato il mercato del lavoro. Cosa che non è successa, a detta del padrone di casa, per colpa della CGIL.Io non ho alcuna simpatia per la CGIL, però il passaggio logico è stupefacente.Se una ricetta non funziona non viene mai il dubbio che questa sia sbagliata?
    Ovvero la superbia di cui sono accusati i contrari a Renzi qualche riga dopo!
    Non so chi voterò alle primarie, vorrei per esempio da tutti i contendenti la garanzia che chiunque vinca dal giorno dopo tutti si adegueranno alla linea del vincente.Temo non sarà così e questo post me lo conferma.

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