Vota al ballottaggio, anche se non ti sei registrato al primo turno

November 29th, 2012 § 16 comments § permalink

Ok, non hai votato al primo turno delle Primarie.

Avevi da fare, te ne sei dimenticato, non eri convintissimo, ti sei svegliato sverso, eri via, insomma: cavoli tuoi.

Non c’è problema: in un raro scatto di lucidità il centrosinistra burocratico ha deciso che puoi registrarti e votare al secondo turno, basta che lo fai entro venerdì e, come direbbe Elio, adduci una motivazione plausibile.

Sì, ci va la giustificazione, ma basta una motivazione generica tipo “questioni di lavoro”, “problemi di famiglia”: la solita formalità burocratica fatta per metterti il bastone tra le ruote e impedirti di dire la tua. Perché qualcuno lì a sinistra ha paura di te, che magari sei diverso o non sei un ortodosso con vent’anni di tessere in tasca che vota il segretario.

Come fare?

Semplice, vai su questo sito, compila il form e il sistema invia una mail con la tua richiesta di iscrizione direttamente al seggio in cui voterai.

www.domenicavoto.it

 

IMPORTANTE: fallo entro venerdì.
Prima lo fai e meglio è. Anzi, fallo oggi stesso, se puoi.

E, soprattutto, fallo sapere in giro. Chiama gli amici, convinci gli indecisi, porta i familiari, manda un po’ di mail a gente potenzialmente interessata. E parlane in giro. Finalmente abbiamo la chance di parlare di politica, invece che lamentarcene.

Ieri sera, in prima serata su Rai 1, per la prima volta non sembrava di essere in Italia: discorsi politici seri e concreti, una conduzione sobria, nessuna soubrette, niente urla e la sensazione condivisa che la soluzione ai problemi nazionali passi attraverso questo bel modo di fare politica.

E’ un’occasione da cogliere: puoi incoraggiare la civilizzazione della politica italiana, scegliendo e mettendoti in gioco in prima persona.
E’ la volta che si cambia.

Ehi, tu! (il post su di te, quello corto)

November 25th, 2012 § 3 comments § permalink

Ehi, tu. Sì, proprio tu.

Ero in coda dietro te alle Primarie e non ho avuto il coraggio di dirtelo dal vivo. Però te lo dico con un post.
Grazie per aver votato alle Primarie della sinistra.

Grazie anche se non hai votato come me, anche se in coda ci siamo guardati e non ci siamo trovati simili, anche se negli ultimi giorni su Internet ci siamo più o meno simpaticamente mandati a stendere, anche se sei uno che faceva la faccia tutta preoccupata del tipo “mio dio cosa ci faccio qui”.
E grazie anche se in coda, all’ennesimo rallentamento, ho pensato che forse sarebbe stato meglio che tu fossi rimasto a casa.

Grazie per averci creduto un po’, per sperarci molto di più e per esserti impegnato a fare qualcosa per tutti.

La soluzione dei problemi di questo paese non è quello che hai votato. Sei tu.

Il post su Renzi, quello lungo

November 19th, 2012 § 163 comments § permalink

Faccio subito coming out: io sono bersaniano. Ma proprio tanto.

Perché Bersani le ha tutte: ha un’età e un’esperienza politica e amministrativa tale da garantire competenza senza avere addosso troppo vecchiume, ha una storia politica affine alla mia, cioè è un ex comunista diventato sinceramente democratico con venature liberaleggianti ed è pure un esempio perfetto di “modello emiliano” con cui credo di avervi assillato negli ultimi vent’anni circa (scusatemi), peraltro avendo ragione.

Insomma, Pierluigi Bersani mi piace da morire come persona, come politico, come amministratore.
Dirò di più: Bersani mi rappresenta. Mi riconosco in lui e tra tutti i candidati alle Primarie è quello nei fatti più affine a quello che sono per storia, educazione, valori.
Ogni volta che guardo quell’immagine un po’ ingrata in cui lui è lì che si beve una birretta da solo (mentre pranza e lavora, perché quelli come noi sono degli stakanovisti quando si tratta di militare) mi viene voglia di pagargli un secondo giro e tenergli compagnia: la conversazione sarebbe di sicuro deliziosa.

Non ho problemi ad ammetterlo: Bersani sarebbe un perfetto leader di un centrosinistra di chiara matrice socialdemocratica. Nel 1992.

 

[Il post prosegue per altre 11 pagine di Word (sì, l’ho scritto in Word, sono un romantico a Milano), peraltro senza figure. Quindi o vi fermate qui o vi sincerate di avere un sacco di tempo e di pazienza a vostra disposizione. Se siete dei don Ferrante e il tempo non vi manca, proseguite oltre.] Oppure scaricate il post in PDF e ve lo leggete come più vi aggrada, qui.

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Lettera a un fratello che sciopera

November 14th, 2012 § 10 comments § permalink

Caro ipotetico fratello minore,

è un po’ che non ti scrivo, ma siamo sempre lì: tu in piazza e io a guardarti dal balcone un po’ preoccupato, ché ho già quell’età in cui l’affetto diventa protettivo e probabilmente ti metterebbe in imbarazzo.

Lo so, negli ultimi anni abbiamo avuto i nostri scazzi e un po’ di divergenze politiche. E continuo a essere scandalizzato che ti piacciano i Muse nonostante tutti i dischi che hai trovato in casa. Però ci tenevo a dirti che oggi sono con te, lì in piazza.

Magari non la vediamo proprio allo stesso modo sul governo Monti, sul PD, ma al di là di qualche dettaglio ti capisco.
Capisco la tua frustrazione di ventenne quando incontri i tuoi coetanei in Europa e scopri che questi hanno una casa tutta per loro, hanno automobili, fidanzate (alcuni addirittura mogli e figli), viaggiano, fanno progetti, coniugano i verbi al futuro, si diertono e sanno che il meglio deve ancora venire.
E tu hai orizzonti semestrali, contratti che non sono nemmeno precari: sono fatui. Non progetti niente, non costruisci, non hai spazi di manovra, perché il sistema in cui viviamo (che è complesso e quindi non ha la esse maiuscola, perché è giusto non prendersi il lusso di essere generici) ha reso permanente il tuo status di collettore di paghette. Esatto, quelle che rimediavi in casa per pagarti la birra e i dischi. La tua condizione è così diffusa e abituale che vivi in un eterno presente: non riesci a pensare più in là di qualche settimana.

Oggi sei in piazza coi nervi tesi per una questione che va oltre l’economia: fatta così, questa vita non è vita. Lo so.
Intendiamoci: nessuno tra te e i tuoi amici sta patendo la fame. State tutti bene, grazie al cielo, perché c’è una famiglia alle spalle che garantisce una casa, pasti regolari, vacanze più o meno dignitose, vestiti, eccetera.
Ma, seppure tenuto al caldo e nutrito, posso immaginare quanto ti bruci tenere lì tutto il tuo potenziale. Scalpiti, lo sento. E ti monta la rabbia, perché questa esistenza a singhiozzo non ti fa esprimere, non ti dà una direzione. Ti porterà a trent’anni a essere un collezionista di frazioni d’esperienza, la maggior parte delle quali rimediate su internet, perché la vita reale è un limbo un po’ noioso.

Non ho molti anni più di te, ma a noi è andata bene: ci è scoppiata Internet tra le mani che avevamo vent’anni e più o meno tutti abbiamo trovato un lavoro da quelle parti lì, ciascuno con la sua inclinazione. A voi non è capitato. E la fatica che abbiamo fatto (e stiamo facendo) per far schiodare dai posti di potere i privilegiati, gli immeritevoli, i vecchi che godono a vita di rendite di posizione da secoli, ecc. è bastata malapena per pochi di noi, nemmeno tutti.

La cosa che mi dispiace di più, oltre a vedere il tuo potenziale non colto e continuare a chiedermi come saresti se ti fosse riconosciuto il diritto alle opportunità, è che non ho soluzioni. Riesco solo a sfilare mentalmente accanto a te in corteo.

Ricordi, il nonno ci diceva che alla fine “al male si spara”. Loro hanno dovuto farlo per davvero, perché il male sparava alla gente, la impiccava per strada, la mandava in guerra e poi al massacro.

Io ti dico di sparare con l’unica arma nonviolenta che ci è concessa: la parola.
Spara, fratello. Spara una raffica di no. E dì ai tuoi amici di fare altrettanto. Spara un no all’ennesimo lavoro mascherato da stage non retribuito, spara un no a tutti i “fallo gratis in cambio di visibilità”, spara un no ai siti e ai giornali da 3 euro al pezzo, spara un no ai “ringrazia che ti diamo un lavoro”. Spara a chi ti nega la dignità di coniugare te stesso al futuro. Vediamo se il sistema regge l’impatto di tutti quei “no”.

Oggi scioperate, scioperiamo. Ma se finisce oggi non risolviamo niente. Il vero sciopero inizia domani e dura tutta la vita: dire di no a chi se ne approfitta, a chi ci condanna al limbo, a chi ci vuole mediocri. Rompi il sistema in modo nonviolento, con la forza del tuo no, dei nostri no. Devono essere tantissimi.
Insomma, fratello fossimo in piazza ti direi di non rompere le vetrine: rompi le palle. Pretendi chance, opportunità, occasioni. Niente di garantito, solo la possibilità di giocartela.

Mi raccomando, occhi aperti, antenne dritte e buonsenso anche quando sfoghi la tua rabbia. Tanto in corteo ci sai stare. Fai in modo che oggi sia solo l’inizio. La vera austerity da combattere è questa congiura a volerci mediocri. Dì un no fantasioso e sarò ancora, come sono sempre stato, fiero di te.
Stammi bene.
Un abbraccio militante,

Enrico

 

P.S. Mamma insiste con la storia del golfino. Magari stavolta accontentala, ché è novembre inoltrato e il golf da sfigato va fortissimo tra gli hipster. Finisce pure che sei alla moda. (poi dalla prossima volta continua a fregartene e regolati termicamente come ti pare: ormai sei grande).

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