Sogni politici mostruosamente proibiti

July 16th, 2012 § 28 comments § permalink

Prima o poi ci toccherà votare, perché la ricreazione-Monti sta per finire e sarà nuovamente il tempo di avere un governo che abbia un’identità politica più che tecnica. Non so se sarà un bene, ma pare inevitabile (ché qui, fosse per me, si terrebbe il governo Monti per un’altra ventina d’anni).

Il fatto è che il partito che vorrei votare non c’è. E ho un (disordinato, umorale, provvisorio, incompleto, in costante mutamento, criticabilissimo, troppo generico, troppo specifico, ingenuo, idealistico, disilluso, speranzoso, odioso) elenco di cose che vorrei che il partito facesse (un po’ su sé stesso, un po’ una volta al Governo) che condivido qui, più per sfogo che per altro.

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Vorrei un partito che sui diritti della persona non ha tabù e su questo tema si erge a portabandiera di valori e istanze innovative, senza cincischiare, senza nascondersi dietro un sacco di tatticismi che portano all’inazione: favorevole al matrimonio omosessuale, favorevole alle adozioni da parte di coppie omosessuali, favorevole a tutte le forme più avanzate di fecondazione assistita, pronto a cancellare con leggi ad hoc la Legge 40 (una delle cose più incivili, intimamente fasciste, retrograde e crudeli approvate in Italia), pronto ad approvare una legge sul fine vita e legalizzare l’eutanasia.

Vorrei un partito che non teme la modernità e il mercato e, anzi, li favorisce. Un partito che capisca che il concetto di “sinistra” nel 2012 non coincide più con quello del ventesimo secolo e nemmeno con il suicidio antistorico della decrescita (che non potrebbe che essere infelice, tra l’altro).
Vorrei un partito che capisca che tra i nuovi conservatori ci sono la CGIL e la FIOM, che hanno una visione antica del mondo e del mercato e si ostinano a difendere gli assunti a tempo indeterminato ultragarantiti, mentre i veri precari del 2012 hanno quasi tutti la partita IVA (provate a telefonare alla CGIL e dire “buongiorno, sono una partita IVA, cosa potete fare per me?”: vi attaccheranno il telefono in faccia).
[anzi, forse ora più che mai ci vorrebbe un nuovo sindacato, cioè un sindacato che nasca su presupposti nuovi, che dia rappresentanza a nuovi soggetti, che sappia gestire in modo equo e non unilaterale il patto tra generazioni].

Da imprenditore, vorrei un partito che mette a programma come punto 1 in economia la riduzione massiccia del cuneo fiscale, cioè i soldi che un datore di lavoro deve fare fuori per dare una paga a un suo dipendente/consulente. E vorrei un partito che premia le assunzioni, defiscalizzando il pagamento dei neo-dipendenti per un tot di anni. E favorisce fiscalmente le imprese strategiche, che fanno innovazione, che non inquinano, che attraggono investimenti.
E stabilisce ed esige per legge i tempi dei pagamenti, annullando l’attuale sostanziale impunità per chi non paga i fornitori o li paga con tempi biblici.

Vorrei un partito che introduca la flexsecurity sul modello danese, approvando prima la flessibilità in entrata (così da tutelarsi da eventuali colpi di mano della destra) e poi quella in uscita. E che capisca che il modello welfarista può essere ritoccato, modernizzato, cambiato senza che questo implichi per forza metterlo in discussione in toto.

Vorrei un partito che abbia a programma un rialzo delle tasse sulle rendite finanziarie. Perché chi investe 10 milioni di euro in borsa paga molto meno tasse di chi investe 10 milioni di euro e apre un’impresa rischiando, dando da lavorare a molta gente e generando benefici a cascata.
Tassiamo di più chi si arricchisce senza far “girare l’economia” e favoriamo fiscalmente chi crea valore e benessere per gli altri, mentre si arricchisce (cosa – è ora di dirlo, cari compagni – che non è assolutamente un male, anzi, se fatta in modo onesto e civile).

Vorrei anche un partito che, per uscire dalle cattive acque economiche, fa una patrimoniale senza timori reverenziali. E la fa forte, colpendo i grandi accumulatori di ricchezza non investita con tassi ragionevolmente alti.
E vorrei un partito che, una volta al potere, tolga l’IMU e ripristini l’ICI: una tassa locale sulla proprietà, che “paghi a Torino e ‘vedi al lavoro’ a Torino” (mettete il vostro comune). Forse la tassa più giusta che c’era in Italia.

Vorrei un partito che metta a programma il progressivo smantellamento della spesa militare in Italia, che deve diventare un decimo dell’attuale, come minimo. L’Esercito Italiano è inutile, costoso, gestito da una manica di ladri graduati e totalmente inadeguato a un paese civile del 2012. Niente soldi per gli F-35, vendita delle caserme, vendita delle portaerei e del materiale militare inutilizzato e riduzione dell’esercito a pochissime unità (un paio di migliaia, intendo) di volontari d’èlite, formati su specifiche attività di pubblica utilità (gestione delle emergenze, principalmente).
Anzi, mi piacerebbe tanto una campagna “caserme x scuole“, con i soldi guadagnati dalla dismissione del patrimonio immobiliare militare riutilizzati per l’edilizia scolastica.

Vorrei un partito che abbia coraggio per quanto concerne i trasporti e si faccia pioniere della chiusura al traffico dei centro-città, imponga in tutte le grandi città la congestion-charge sul modello dell’Area C milanese, favorisca la riconversione del parco-vetture nazionale verso modelli ibridi o a basso impatto (sul modello californiano) e investa sui trasporti non inquinanti e veloci, come la TAV. E tassi enormemente le automobili inquinanti, pesanti e voluminose (con eventuali licenze per chi ha molti figli: il quoziente familiare, in campo automobilistico, avrebbe molto senso e ha un nome che si spiega da sé), seguendo il modello danese (ok, ho un debole per la Danimarca).

Vorrei un partito con la ruspa (fosse per me, la metterei nel logo), che si proponga di abbattere abusi edilizi, case non condonate, eco-mostri, eccetera e faccia leggi che snelliscano le procedure per arrivare alle demolizioni di tutto ciò che violenta il paesaggio italiano (che tra l’altro è il nostro unico selling point all’estero, oltre al cibo).
E lo faccia in fretta.

Vorrei un partito che, al Governo, si occupi fortemente del paesaggio italiano, della sua preservazione, della sua promozione e della sua qualificazione. Un po’ perché è giusto e bello che sia così, un po’ perché il turismo italiano potrebbe offrire e far guadagnare molto di più, se il nostro paese non fosse rovinato dal brutto in mezzo al bellissimo.
Ecco perché vorrei anche un partito che approvi a livello nazionale una legge che impedisce di costruire entro 2 km dalla costa (sul modello di quanto approvò Soru in Sardegna, preservando per alcuni anni le coste sarde dalla speculazione edilizia e dalla bruttezza delle villette a schiera).
Vorrei un partito che fa riconquistare il mare ai cittadini, de-privatizza le coste, rivede le concessioni delle spiagge riducendone la durata, si fa pioniere del diritto di tutti di accedere al mare liberamente (e fa smantellare a colpi di ruspa vergogne nazionali come gli stabilimenti sulla spiaggia di Paraggi)

Vorrei un partito che sappia realmente liberalizzare il sistema economico italiano, abbattendo privilegi e rendite di posizione, favorendo la concorrenza. Vorrei un partito che abolisce l’esame di stato per l’accesso alle professioni, abolisce gli ordini professionali, abolisce il valore legale dei titoli di studio (e marca a vista a suon di ispezioni le scuole private confessionali e non, a cui lo Stato non deve dare una lira, affinché non diventino diplomifici), abolisce le norme anti-concorrenziali (per esempio quella sulle farmacie), liberalizza le tariffe dei professionisti, liberalizza il mercato dei taxi, abolisce il più possibile il concetto di “licenza” e il suo mercato.

Vorrei un partito laico e aconfessionale, che proponga una legge chiarissima e semplice (che eventualmente cozzi contro i Patti Lateranensi, che potremmo tranquillamente abolire): “lo Stato Italiano non deve, per legge, pagare nulla alla Chiesa o al Vaticano a cui non corrisponda un’erogazione proporzionale e a prezzi di mercato di beni o servizi. Tutte le attività e le proprietà della Chiesa sono soggette alla legge e al Fisco italiano senza il riconoscimento di status speciali.”

Vorrei un partito che si proponga di scoraggiare il più possibile i pagamenti denaro contante (nemici della trasparenza), rendendo digitali e peritabili la maggior parte dei pagamenti.
E vorrei un partito che non abbia paura di instaurare quello che la destra chiama “stato di polizia fiscale” (spauracchio degli evasori, ma atto di civiltà che in altri paesi – come gli Stati Uniti – è la norma), continuando a colpire privilegi e veri e propri furti ai danni della collettività con perquisizioni, raid (come quelli a Cortina e altrove di qualche mese fa) e controlli a tappeto. Far pagare a tutti le tasse dovute è una condizione necessaria per poterle ridurre.

Vorrei un partito che ha come primo nemico i furbi, che in Italia sono tantissimi tra i cittadini e tra le imprese. Un partito che lotti contro le aziende che fanno cartello (per esempio le Assicurazioni e le compagnie petrolifere), un partito che per esempio favorisca – una volta al governo – una grande campagna di ri-valutazione, fatta da medici terzi, di tutti gli invalidi civili italiani (quanti saranno quelli falsi? credo tantissimi), un partito che lotti contro l’elusione fiscale, contro le ordinanze-canaglia di alcuni enti locali.

Vorrei un partito che, al Governo, riduce gli sprechi al minimo. E taglia tutte le forme di finanziamento all’editoria, taglia il 100% delle auto blu, mette un tetto massimo ragionevole allo stipendio dei manager pubblici (non è fantascienza: lo sta facendo Hollande in Francia). (Update: la notizia riguardo Hollande è una bufala; quindi è fantascienza, ma questo non significa che dobbiamo smettere di desiderarla, anzi: vogliamo un mondo come quello di Star Trek!)

Vorrei un partito che capisca che l’immigrazione è un fatto inevitabile della Storia e faccia proposte politiche per gestirla, non per tentare vanamente di arginarla. E vorrei un partito che lavora per l’integrazione e contemporaneamente per l’espulsione di chi sbaglia. Un partito che non fa pagare l’immigrazione ai bambini: chi nasce in Italia è italiano.

Vorrei un partito che smetta di far pagare gli insegnanti in modo uniforme e lotti affinché siano pagati i meritevoli con stipendi più alti, stabilendo criteri di valutazione a livello nazionale sulla loro preparazione, sul loro aggiornamento, sulla loro efficacia. E vorrei un partito che renda licenziabili quei dipendenti pubblici che lavorano male, non producono, sono assenteisti, rubano e non hanno uno spirito di servizio nei confronti dei cittadini.

Vorrei un partito che crei una commissione d’indagine parlamentare sulle violenze al G8 di Genova. E faccia partire un’azione a tutto campo contro il fascismo e il sadismo nelle Forze dell’Ordine, isolando a ogni livello i singoli colpevoli ed educando le forze di polizia alla democrazia.
E che imponga l’uso di numeri identificativi leggibili e ben in vista sulle divise dei membri delle Forze dell’Ordine impiegati sul campo.

Vorrei un partito che abbia una classe politica di competenti in costante rinnovamento, che non si arrocchi nella “dittatura dei dirigenti” e d’altro canto non si annulli nell’apertura plebiscitarista al primo che passa, che è la morte della democrazia rappresentativa. Vorrei un partito che studia, che forma i suoi militanti, che si guarda in giro e non ha paura di mettersi in discussione.
Vorrei un partito coraggioso – in un’epoca in cui chiunque grida porcate sentendosi legittimato da un mandato popolare che non ha – che faccia proposte forti (non pazze: forti), senza perdersi in mezze parole.

Vorrei un partito in cui le proposte e le idee contano il 90% e le alleanze solo il 10%. Vorrei un partito in cui i parlamentari fanno un numero limitato (variabile in base ai meriti acquisiti) di mandati, dirigenti inclusi; un partito che fa le primarie aperte a tutti per ogni tipo di elezione, incluse quelle di quartiere .

Vorrei un partito che ha più paura di perdere dignità e coerenza che perdere le elezioni.

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In verità mi accontenterei di un partito che mettesse a programma anche solo il 10% di quello che ho scritto in fretta e furia qui sopra.
E francamente mi interessa davvero poco stabilire se un partito simile sarebbe – secondo le trite categorie novecentesche che ci ostiniamo a usare – di sinistra, di centro, di destra o chissà cosa.

Per me è un *partito di sinistra del 2012 secondo parametri del 2012*, perché è progressista, lotta contro l’ingiustizia, impone il merito come criterio fondante di ogni forma di promozione sociale, favorisce il benessere di tutti senza odi sociali verso chi raggiunge o ha raggiunto la ricchezza, laicizza lo Stato e permette ai cittadini una completa autodeterminazione del proprio corpo.

Questo post è la cosa più stupidamente ingenua che ho scritto da quando ho aperto un blog (e forse in vita mia, escluse forse certe lettere d’amore da adolescente, ma dovrei verificare) ma a questo punto possiamo prenderci il lusso di dirla tutta.

E poi votare il meno peggio, come al solito.

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