Scritte, rottami, teppismi e Negri con la maiuscola – il negazionismo NOTAV e la città violata

January 30th, 2012 § 66 comments

Sabato un corteo Notav per le strade di Torino ha richiamato in città qualche migliaio di manifestanti. Non erano in tanti, contando che la manifestazione era preparata e annunciata dal lungo tempo, ma il corteo è riuscito a fare numerosi danni in città.

La manifestazione, infatti, ha lasciato una grande quantità di scritte sui muri (alcune creative, altre orribili e preoccupanti) e macchie di vernice contro edifici “antipatici” al movimento. I cittadini si sono, giustamente, incazzati, un po’ perché la pulizia è a carico della città, un po’ perché le scritte e i deturpamenti hanno colpito alcuni aspetti simbolici della città.

 

I FATTI

Ci sono due cose in particolare che hanno fatto sensazione:

– l’imbrattamento dell’immagine di Norberto Bobbio su un poster della ex libreria de La Stampa di via Roma

– la minaccia al giudice Giancarlo Caselli. “Caselli, TAV-visiamo” su un muro lungo il percorso del corteo.

 

LA POLEMICA

Tralasciamo per ora le minacce a Caselli, limitandoci a notare che vive sotto scorta ed è una delle figure di primo piano nella lotta prima al terrorismo e poi alla mafia. Ed è uno che fa il suo dovere con equilibrio, al punto di ritenere necessario commentare gli arresti di alcuni leader violenti dei Notav con parole rassicuranti e di grande civiltà, a tutela della parte sana e pacifica del movimento.

Ieri su Twitter è scoppiata – anche e soprattutto per causa mia – una notevole polemica sullo sfregio all’immagine di Bobbio.

La polemica ha avuto uno strascico piuttosto lungo, che dura anche questa mattina. L’indignazione per lo sfregio all’immagine di Norberto Bobbio è stata accolta male dai militanti Notav su Twitter, in particolare quelli che fanno riferimento alla sinistra radicale, ai centri sociali e più in generale all’antagonismo.

I motivi della loro critica sono sostanzialmente due (li riassumo tenendo conto che ne sono arrivati a pioggia, ciascuno con le sue sfumature), spesso concomitanti:

– la TAV è un’opera che a nostro giudizio farà molti danni e siamo molto incazzati, non andiamo molto per il sottile: tenetevi il centro imbrattato, non è poi la fine del mondo; (con corollario di notav romani che dicono di trovarsi benissimo in una città deturpata dalle scritte sui muri ed evidentemente vogliono estendere il piacere anche a Torino). Insomma, la famosa massima brechtiana per cui i portatori di gentilezza non poterono essere gentili. Bah.

– l’immagine del deturpamento della fotografia di Bobbio è un falso.

 

 

IL “FALSO”

Rispondo all’accusa di falso, perché sono stato tra i primi a proporre online l’immagine del povero Bobbio (che, per i non informati, è questo signore qui) violato dalla vernice lanciata dai Notav contro la ex libreria della Stampa (che loro credevano essere sede della Stampa, mentre è un edificio chiuso in cui presto sarà aperto il secondo Apple Store di Torino: non pretendiamo che il movimento sia informato, no?).

La polemica nasce da questa fotografia, che è un close-up che ritrae Bobbio “verniciato” accanto alla parola “servo”. L’ho presa da questo status qui, di un amico. Il quale l’ha presa da un suo contatto. E’ uscita nel pomeriggio, dopo le 16.

Va da sè che mi è scattata l’indignazione: violare l’immagine di Bobbio, che è da sempre un teorico della nonviolenza e una delle figure alte di riferimento della democrazia italiana, senza colori di sorta (pun intended), mi è sembrata e mi sembra tuttora una cosa raccapricciante. E soprattutto una cosa stupida da parte di un movimento che si dichiara pacifico e gioca a fare la vittima e in ogni sua manifestazione riesce a produrre e attirare solo violenza (anche con eccessi polizieschi nella risposta, talvolta, perché la violenza chiama violenza in un’escalation senza fine).

Qualche ora più tardi un altro amico, che fa il fotoreporter, condivide una fotografia più allargata dello scempio a Bobbio.


La fotografia rivela una buona notizia e una cattiva.
Quella buona è che lo scempio a Bobbio è meno infame: hanno sfregiato la sua fotografia, ma almeno non gli hanno dato del “servo”.
Quella cattiva è che l’appellativo “servo” è riferito a Massimo Numa, giornalista de La Stampa oggetto di una polemica dai contorni poco limpidi (è accusato dal movimento di aver postato commenti falsi a detrimento della causa Notav) su cui il giornale non ha fatto chiarezza (e visti gli elementi a carico si capisce anche perché).

 

 

#BOBBIO vs #FAKEBOBBIO

Visto lo sfregio all’immagine di Norberto Bobbio, ho cercato – insieme ad alcune persone in Rete – di diffondere il più possibile l’immagine dello scempio e di far riflettere i miei contatti online sulla natura del movimento Notav, ormai ostaggio dell’ala violenta e antagonista, estranea alla Valle Susa (lo dimostrano gli arresti dei violenti della settimana scorsa: solo 3 hanno riguardato valsusini).

A un certo punto è emersa su Twitter l’idea di portare tra i Trending Topic l’hashtag #Bobbio per rimediare, in sedicesimo, al danno e riabilitare l’immagine di un uomo che non si merita la vernice in faccia e la violenza teppista. L’operazione è riuscita e l’indignazione registrata in Rete è stata tantissima, per quanto – temo – effimera.

Il problema di Torino deturpata di fatto e deturpata nei suoi simboli ha costretto il (formalmente) leader dei Notav a una imbarazzata retromarcia con un delirante finale in cui vaneggia di “infiltrati” e non si prende alcuna responsabilità politica. E soprattutto non chiede scusa e non annuncia una sana operazione di pulizia a cura del movimento, che – lo capisce anche l’ultimo degli allievi a un corso di PR – sarebbe un’operazione d’immagine utilissima alla causa.

Trovatosi in difficoltà e messo in crisi da 4 gatti online, il movimento non ha potuto fare altro che aggrapparsi all’unico elemento possibile: la scritta “servo”.
E’ vero, quando è uscita l’immagine “ristretta” l’indignazione (mia e di tanti) era tripla, perché il povero Bobbio oltre che deturpato era pure insultato. Quando poi si è scoperto che gli insulti erano rivolti “solo” a Massimo Numa (uno a cui online dedicano inquietanti testi anonimi intitolati “Massimo Numa è ancora vivo“), l’accusa si è ridimensionata. Bobbio è stato solo deturpato, non insultato.

L’accusa dei Notav a me e a chi ha contribuito alla causa #Bobbio è di aver fatto montare ad arte la polemica sulla prima immagine. Peccato che sia stato io a diffondere via Twitter l’immagine più allargata, grazie al mio amico fotoreporter. E abbia ovviamente corretto all’istante il tiro alle accuse, peraltro ripetendo la cosa più volte (per esempio qui e qui, ma potrei andare avanti per due righe di “qui”) e basando le accuse – ovvie e indiscutibili – solo sullo scempio all’immagine del filosofo torinese.
COME FUNZIONA IL NEGAZIONISMO

[Edit: visto che qualcuno si lamenta, quella che segue non è una reductio ad Hitlerum ma una nota di metodo che non segue il sentiero di paragoni azzardati, ché qui si è per i toni poco accesi]

Non so se vi è mai capitato di parlare con un negazionista o leggere i suoi scritti. Di solito sono persone preparatissime nel dettaglio. E seguono un copione che tanti anni fa fu intelligentemente tracciato da Furio Colombo in un articolo che, purtroppo, non trovo più ma è da recuperare (anzi, se qualcuno ce l’ha sotto mano e me lo manda mi fa un grande piacere).

Scriveva Colombo che chi nega l’Olocausto segue una prassi precisa per raggiungere il suo obiettivo: corregge le minuzie e si basa su piccoli errori per dimostrare (o dare la sensazione) per sineddoche che tutto il resto sia sbagliato.
Se rievochi le malefatte di un gerarca nazista nel campo tal dei tali, il negazionista ti farà notare che il nome è scritto sbagliato o che il suddetto gerarca non aveva gli occhi azzurri ma verdi. E quindi è tutto sbagliato, tutto falso, eccetera.
E cercherà di far pesare i dettagli (su cui magari ha pure ragione) rispetto alla mostruosa evidenza di fatti più grandi.

Sta succedendo lo stesso con lo scempio a Bobbio. La sua immagine è stata violata e questo è un fatto indiscutibile e chiara a chiunque abbia il dono della vista.
Non gli è stato dato del “servo” e, appena la cosa è stata chiara (meno di un’ora dopo), ho diffuso l’immagine e corretto il tiro, eliminando le accuse di insulti e mantenendo quelle evidenti di scempio. E mantenendo l’indignazione, come tanti.

Il tentativo di ribaltare la verità basandosi su un dettaglio (che non cambia di molto i fatti: è giusto un’aggravante in meno) e tralasciando che sono stato colui che l’ha diffuso non è molto onorevole, ma visti i soggetti coinvolti (rottami anni Settanta rovinati dai sofismi filo-violenza di Toni Negri) non c’è da meravigliarsi.

Tra l’altro la scusa “non volevamo dare del servo a Bobbio, volevamo solo imbrattare la sede di un giornale per insultare un giornalista”, non so voi, ma a me suona male da qualsiasi lato la si prenda.

 

CAMMINA COME UNA LUCERTOLA, SI NUTRE COME UNA LUCERTOLA, DORME COME UNA LUCERTOLA…

Uno ci prova anche a essere comprensivo, a pensare bene, a illudersi che no, l’attacco all’immagine di Bobbio non è stato intenzionale e il movimento non è né stupido né violento e si è trattato di un compagno del plotone “uova di vernice” con la mira particolarmente grama.
Fosse stato un episodio isolato in un corteo pacifico, pulito e rispettoso della città, sarebbe stato un peccato non provare a essere ottimisti.
Ma la realtà non è così. Il movimento non solo è capace di violenze di piazza, ma deturpa la città e ha nelle sue corde toni, parole e slogan preoccupanti, in certi casi infami e che rievocano memorie oscure.

E il corteo ha lasciato dietro sè uno scempio totale del centro di Torino, con via Po imbrattata di scritte su ogni colonna.

E poi scritte brutte, pericolose. Come quella minaccia contro Giancarlo Caselli, gravissima. Non un errore del movimento: un orrore.
E mi meraviglia che gli epigoni di Toni Negri non siano ancora partiti con le scuse: ce l’avevano con Caterina, quella bugiarda.

 

QUINDI

Dati alla mano, gli scempi restano, la polemica negazionista crolla in modo inequivocabile. E i violenti Notav fanno l’ennesima brutta figura.

E fanno l’ennesimo errore strategico, inimicandosi i torinesi (gli unici a cui possono sperare di estendere l’ottica NIMBY della valle per recuperare un po’ di consenso, visto che sono in crisi di popolarità da tempo).

Come avrete notato, tutto quello che ho detto è indipendente dal giudizio di ciascuno sulla TAV. Indipendentemente da come la penso su quell’opera, sono indignato come torinese se vedo la mia città (che negli anni è diventata sempre più bella e pulita) sporcata da una manifestazione.
Mi sarei incazzato, da iscritto all’ANPI, perfino se la manifestazione del 25 aprile avesse deturpato la città e i suoi simboli (cosa impossibile, va da sè).

E non c’è fine, non c’è emergenza che giustifichi i mezzi. E non c’è infamia (presunta) di un giornalista che giustifichi inondare di vernice i muri della mia – della nostra – città.
E non c’è emergenza che giustifichi il teppismo, soprattutto se colpisce soggetti terzi.

Qualcuno, dopo questi episodi, dice “vietiamo le manifestazioni”. No, non vietiamole: la stupidità di pochi non deve ledere un diritto di molti. E i Notav hanno tutto il diritto di poter manifestare in pace e senza violenze in divisa. Ma in cambio DEVONO rispettare le leggi. Tutte.
Ci riusciranno solo quando l’ala pacifica del movimento isolerà quella violenta, che attualmente comanda e detta la linea (militaresca) del movimento.
Spacciarsi per ecologisti a colpi di teppismo e mancato rispetto per il prossimo non è una buona strategia. Speriamo facciano chiarezza. E speriamo corrano a ripulire Torino, dopo che l’hanno ridotta male.

Sabato i Notav hanno voluto portare i rottami del cantiere in Valle Susa di fronte al Consiglio Regionale. Si preoccupino dei rottami ideologici che si portano dietro dagli anni Settanta, perché fanno solo danni. Anche alla loro causa.

 

§ 66 Responses to Scritte, rottami, teppismi e Negri con la maiuscola – il negazionismo NOTAV e la città violata"

  • umanesimo says:

    jjj dice:
    >>
    quando dici “gli arresti sono stati fatti per provocare questo tipo di reazione. “: cadere nelle provocazioni è bene o male? davvero bravi?
    >>

    @jjj
    io voglio dire che qualunque cosa fosse successa (anche nulla) si sarebbe trovato qualcosa su cui gonfiare il caso.
    la storia di bobbio è un non evento.
    suzukimaruti ha speso un sacco di energie e di tempo per parlare di qualcosa che è un non evento.
    come dice baudrillard c’è una sproporzione enorme tra la potenza dei mezzi che si usano per comunicare (e non aveva mai visto twitter) e la reale importanza delle informazioni che si veicolano.

    tutti qua stiamo perdendo tempo ed energia. parlando di un non fatto. perché non è successo niente. anche se spaccavano una vetrina, non sarebbe successo nulla. anche se si accoltellavano. sotto casa mia ieri si sono accoltellati. per dire.
    cambiava qualcosa rispetto alla legittimità o meno della tav?
    no.

    la macchina dei media (anche in questa declinazione orizzontale/di massa) non ha alcun interesse alla portata dell’evento rispetto all’opzione di occuparsene o meno. anche un non-evento diventa materia di consumo, diventa un prodotto, diventa qualcosa che facciamo finta che sia, anche se non è. qui parliamo proprio di un non-evento che non ha bisogno di nessun simulacro.
    poco fa sono uscito e c’era uno che sbombolettava su un muro. alle 2 del pomeriggio.
    uh. un reato. al lupo! al lupo!
    e hakim bey l’ha letto nessuno?
    e le TAZ?

    non mi chiamo fuori: anch’io che sono qui a scrivere queste cose, a perdere tempo. o chi ha debunkato (era facile, dio.) enrico s.
    simao tutti qui a sprecare tempo, risorse, energie, pensiero.
    è tutto inutile. è tutto una specie di gioco dove non c’è nulla in palio.

    per farti capire io me ne frego se in una manifestazione di 10000 persone in 5, 10, o 100 cacano in mezzo alla strada, facciano quello che vogliono. io non rappresento loro, loro non rappresentano me. anzi ti dirò: se cacavano in mezzo alla strada era meglio, almeno quello sarebbe stato un fatto più particolare di una scritta sul muro. almeno tutta la macchina si sarebbe mossa per qualcosa di più originale di hashtag#bobbio. al lupo! al lupo!

    io ad una manifestazione ci vado come singolo per dire una cosa che dicono anche gli altri. non ci vado come massa.
    io non sparo la vernice su bobbio. ma se uno spara la vernice su bobbio non cambia la legittimità dei motivi che guidano la manifestazione.

    la tav è una porcata e non serve guardarla con occhi ambientalisti o radicali per rendersene conto. è un fatto di pragmatismo, fondamentali di quella che chiamano democrazia liberale (e che non è più).
    pensa: è come se mi chiedessi di montare un ascensore nel tuo palazzo così che tu possa fare prima ad arrivare al piano e io ti propongo un elicottero. che mi risponderesti? quali sono i rapporti costi/benefici? quale è stata la ratio delle grandi opere in italia? possibile che nessuno dica che il sistema capitalistico è talmente assurdo che ha bisogno di cose inutili per alimentarsi? possibile che nessuno lo dica? possibile che si stia a parlare (tutti: da ambo le parti) di una foto con della vernice sopra per capire se l’hanno centrato sul naso o a lambire il sopracciglio?

    la resistenza della valsusa è incredibilmente interessante perché dimostra che una comunità coesa (e benestante, quindi non corruttibile, non comprabile) può fare inceppare un ingranaggio enorme; ingranaggio che non tiene minimamente conto non solo delle esigenze degli abitanti, ma neppure dell’utilità della cosa che si va a realizzare. un ingranaggio stupido. e qualche centinaio di persone per bene che lo stanno inceppando. se salta la tav salta qualche miliardo di euro di tangenti. non è poco, in tempi di crisi. ma non è il dato materiale, è il paradigma che nel suo essere monolitico (la crescita continua, come un dogma) si è rivelato fragilissimo.

    quindi freghiamocene della vetrina spaccata e della vernice sul filosofo. e pensiamo alla valenza simbolica (davide stese golia con una fionda) del fatto.
    non è una questione di legalità. chi ha sparato lacrimogeni ad altezza d’uomo, manco è indagato. gli esposti del movimento notav sull’illegittimità delle misure di protezione di un cantiere che non esiste, giacciono in un cassetto.

    al sistema interessano i propri obiettivi, non la legalità.

    non ho riletto, scusa se c’è qualche strafalcione qua e là.
    ciao.

  • mazzetta says:

    non mi sembra il caso di tanti contro uno, semmai contro tantissimi, non sei tu la pietra dello scandalo, ma una massa di gente che s’indigna e si esibisce nell’indignazione senza ragionare e senza controllare niente

    tutta gente alla quale delle scritte, nel caso in oggetto, non fregava nulla a nessuno

    per questo non mi sembra nemmeno che tu possa lamentare una censura, dove parlano di te offrono anche elementi sufficienti per rintracciarti a chi voglia sentire la tua campana, la loro è una scelta legittima, non una censura

    così come non mi sembra che esista il branco, io almeno non faccio branco con nessuno, mi irritano cose del genere da qualunque parte provengano, le considero clamorose sconfitte per chi desidera un dibattito pubblico utile e fondato su presupposti reali

    invece si è di nuovo scaduti in maldestri tentativi di criminalizzare un movimento per le scritte sui muri

    dopo che per anni non si sono contati buffi tentativi analoghi, dall’esibizione della “catapulte” sequestrate ai “terroristi” fino alla diffamazione sistematica di chi si opponeva alla TAV

    che ha argomenti e numeri che vanno molto oltre lo “io voglio andare in fretta a Lione”

    ma nessuno discute di numer con i NoTav, perché i numeri non mentono e allora si procede così da anni, tra aggressioni e strumentalizzazioni, sperando che prima o poi succeda qualcosa di abbastanza brutto da convincere i più a dissociarsi dalla protesta

    invece sono ancora lì

    il che dovrebbe far riflettere sulla praticabilità di certe tattiche, let alone di atteggiamenti come quelli di Numa, ad esempio, che hai avuto il piacere di osservare in azione anche oggi, nell’interpellarmi con garbo inimitabile

  • suzukimaruti says:

    - umanesimo, una premessa. Conoscendo jjj da anni, credo che abbia letto TAZ prima ancora che Gomma e Raf Valvola lo portassero in Italia. Insomma, è l’ultima persona a cui si può dire “leggiti TAZ”. E la penultima sono io :-)
    Certo, avendolo letto presto ho il buon gusto di non crederci più tanto (ma un po’ sì, ma è un discorso lungo che possiamo – volentieri, my side – fare altrove).

    Sul fatto che gli atti non cambino le sostanze, guarda, concordo. Ecco perché dico di *non* imbrattare i muri (et similia): perché non serve, non cambia niente, fa solo sporcizia e imbruttisce la città. E alla peggio è strategicamente dannoso per il movimento, perché si fa nemici in casa e tra i vicini di casa. E tra l’altro offre ai politici torinesi (che sono quelli che hanno pertinenza politica sule cose della valle) mille ragioni per non dialogare.

    Cioè, non c’è nessuna attenuante (anche pensandolo – e non lo penso) data dal fatto che “la TAV è un disastro”: bisogna rispettare le leggi e soprattutto rispettare le persone, che poi sono coloro a cui la politica si rivolge.
    Se trovo uno che, magari avendo ragione, lo scrive sui muri della mia città, mi incazzo. E finisco per non dargli retta.

    Spiegare questa cosa qui a una certa sinistra extraparlamentare/antagonista è un problema vecchio (lo dico prendendomi la mia fetta di colpa, avendone fatto parte in età in cui l’estremismo è una questione endocrina che passa con la maturità) che risale a molto prima dell’affaire-tav.
    Cioè, qualcuno dovrebbe spiegare ai duri e puri che girano per il corteo incappucciati e fanno il cordone coi barotti che non è politicamente utile spaventare la gente. E che là fuori non sono tutti fenotipicamente antagonisti e disposti a seguire quelle retoriche.
    Gli argomenti pacati, discutibilissimi, ci sono.
    Discutere di cifre e di ingegneria internazionale dei trasporti gridando slogan e tirando sassi mi sembra poco pratico, tutto qui.
    Spero lo capiscano i valsusini. Se riescono liberarsi di chi sta cavalcando la loro protesta per poter picchiare gli sbirri, forse otterranno qualcosa.

  • suzukimaruti says:

    - mazzetta: tu non la chiami censura, perché è ovvio che chi vuole mi trova e legge le mie ragioni e si mette il cuore in pace. Ma credo sia davvero indicativo di un modo di fare. Qui vengono approvati TUTTI i commenti (tengo il filtro giusto perché se qualcuno scrive cose penalmente rilevanti gli mando una mail e gli chiedo se se la sente davvero), perché è giusto così.
    Là no, cioè i più “comunisti” di tutti non solo mi impediscono di commentare (facciamo che, visto il danno che ha subito il movimento, siano offesi con me), ma non fanno uscire i commenti a loro sgraditi da parte di terzi.
    Mi sembra una concezione molto sovietica – e in divisa – della democrazia.
    Insomma, all’atto pratico questi signori si rivelano dei mezzi uomini. E pure vigliacchi. E avere paura di un innocuo blogger qualsiasi è segno di tanta insicurezza.

    E il branco lo fanno, se si rigirano le loro informazioni false e se la suonano e se la cantano tra loro, tutti contro uno a cui non è consentito replicare nei loro spazi.

    Ma comunque, i Wu-Ming lasciano il tempo che trovano. Gli si è data fin troppa attenzione e mettono tristezza.

    Parliamo d’altro, cioè della tua accusa “si è di nuovo scaduti in maldestri tentativi di criminalizzare un movimento per le scritte sui muri”.
    Su questo punto vorrei chiarire le cose.

    Qui non c’è nessuno che abbia voglia di criminalizzare il movimento NoTav, salvo i NoTav stessi.
    Cioè, il racconto dei paciosi valligiani in lotta contro le corporation che vogliono sventrare il loro terreno è palesemente falso sotto ogni punto di vista, a partire dal fatto che la Valsusa è uno dei posti più brutti e deturpati del Piemonte, tra autostrada, abusi edilizi a fini turistici, seconde case progettate dai geometri, piste da sci fatte disboscando il disboscabile e mostri voluti dal crimine tipo Campo Smith (e la brutta industrializzazione in bassa valle, tutta capannoni).

    Intendiamoci: non perdo di vista il fatto che il movimento contempli una buona parte di valsusini preoccupati; e non perdo di vista nemmeno che al di là dei valsusini nimby ci siano tanti non-valsusini che protestano “cifre alla mano” contro un’opera che trovano inutile.
    C’è però una terza componente, che purtroppo ha fatto virare il movimento verso toni e modalità operative decisamente guerresche. E sono gli antagonisti, gli estremisti (chiamali come preferisci, ci siamo capiti), estranei alla sinistra parlamentare.

    Da quando ci sono loro, i loro modi si sono imposti (ricordo che Vittorio Bertola, del Movimento 5 Stelle, è andato via da un’assemblea in cui furoreggiavano toni violenti ed elenchi di persone/aziende da colpire, lamentandosi della cosa via Facebook), le loro parole sono diventate quelle del movimento.

    Sulla trasfigurazione linguistica del movimento, da realtà valligiana a colonia montana dei centri sociali è emblematico questo comunicato: http://www.notav.info/movimento/sulle-scritte-una-polemica-regalata-alla-controparte/

    Sembra scritto da un allievo – ripetente – di Tronti o da un piccolo fan di Bifo, più che da un placido montagnino mentre, preoccupato, sorseggia una grappa al bar del suo paese. A meno che in valsusa si siano tutti messi a parlare strano e sia perfettamente normale per un movimento sedicente popolare scrivere “C’è un po’ un senso di *sovradeterminazione* nell’aver voluto fare una scritta ogni due metri” invece che “è sbagliato fare le scritte, ragazzi!”.
    Conosco bene quel linguaggio lì, da cattivi maestri. Purtroppo la ricchezza di vocabolario e la finezza verbale nell’analisi sono sempre sprecate a difesa di atti sgradevoli.

    Quindi nessuno criminalizza, io meno che mai, il movimento. Ha fatto tutto da solo. E la via d’uscita c’è: cacciare dalle battaglie notav i principali nemici della placida discussione sulle cifre che tutti evocano (io incluso). E cioè quelli che hanno trasformato – con la complicità di certi eccessi polizieschi – una questione politica in una questione di ordine pubblico.

    Non a caso sono giorni che tutti parlano (anzi, tutti parliamo) di scritte sui muri dei notav e non dei temi dei notav. Non ci fossero state le scritte sui muri, lo sfregio (volontario o meno) a Bobbio e le minacce ai giudici (e i petardi di fronte al carcere e la contestazione violenta a quel galantuomo di Napolitano, ecc.), forse si parlerebbe d’altro.
    Ogni azione antagonista (anche quelle spacciate per resistenza passiva), ogni assalto al cantiere (ma a cosa serve? nota che faccio la stessa domanda dai tempi dei cortei per il G8 genovese riguardo la “zona rossa”; qualcuno crede per davvero che una volta che riuscite ad assaltare il cantiere poi non fanno la TAV?), ogni prova di forza è un’occasione in meno per parlare di cifre. E un’occasione in più per perdere consenso.

  • suzukimaruti says:

    Ne approfitto per fare una postilla – per tutti – sul capitolo Numa.
    Come tutte le realtà chiuse in un angolo e ripiegate su loro stesse, anche il movimento NoTav è a rischio paranoia.
    E la paranoia viene quando si sommano cose diverse tra loro, quando si mescolano le discussioni, i piani narrativi, i fatti con le opinioni, eccetera.

    Non ho idea se il giornalista Numa abbia fatto effettivamente ciò di cui i NoTav lo accusano. A leggere le accuse mi sembra di sì, ma appunto sono accuse :-)
    Lui si è difeso opponendo una sua versione su cui non so dare un giudizio, perché è la sua parola contro quella dei suoi accusatori.
    Esistono, tuttavia, terze parti che giudicano la verità. Immagino che Numa sia stato denunciato da qualcuno del movimento.
    La verità spunterà fuori, penso. Intanto è ragionevole e sobrio sospendere il giudizio. Tanto non se ne sa di più. E gridare più forte la versione di una parte non la rende più vera o verificabile

    Certo è che se lui contro-denuncia è perché evidentemente è sicuro di avere ragione. O forse denuncia perché qualcuno ha iniziato a minacciarlo (anche di morte, mi duole constatarlo).
    Ed è lì che la questione è diventata fuori proporzione.

    Vedo una colpa certa, tuttavia, cioè la mancanza di una risposta concreta da parte della Stampa. Poiché tra giornale e lettori c’è un patto di fiducia, credo sia opportuno che il giornale lo onori, impegnandosi a capire la questione e trovare la verità. E dirla ai lettori (non al movimento, ma a tutti). Teoricamente alla Stampa sono ancora in tempo a rimediare. Speriamo lo facciano.

  • Sghimbescio says:

    Sòla, guarda che sul blog dei wuminghi il tuo commento c’è, e da mo’.
    Semplicemente, nessuno t’ha cagato.
    E han fatto bene.

  • Nexus says:

    “Visto lo sfregio all’immagine di Norberto Bobbio, ho cercato – insieme ad alcune persone in Rete – di diffondere il più possibile l’immagine dello scempio e di far riflettere i miei contatti online sulla natura del movimento Notav, ormai ostaggio dell’ala violenta e antagonista, estranea alla Valle Susa” [cit.]

    I tuoi tweet nn mi sono sembrati tanto “spunti di riflessione”:

    “A tutti i #notav: guardate cos’hanno fatto all’immagine di Norberto Bobbio. Fascisti.”

    “@umanesimo @halgher ecco cos’hanno fatto i #notav, tra le tante cose. Dando pure del servo a Norberto Bobbio. Vergogna!”

    “@Samuele Chi infanga l’immagine di Bobbio è un fascista. Anche rosso. Ma il metodo è quello.”

    “Questa cosa dello sfregio a Bobbio mi fa incazzare come una iena. Ma chi può essere così idiota da infangare la sua immagine? Non mi do pace”

    ***
    Parlando di sineddoche, una è quella della “parte per il tutto”. La tua analisi affrettata sulla “parte” fotografica con Bobbio e la scritta “servo”, ha creato l’effetto-sineddoche “Bobbio+Servo => NoTav fascisti”. Lo stesso accadde il #15Ott quando si fece delazione sul web ad un giornalista che era stato fotografato prima vicino ai blackbloc, poi ai poliziotti (http://www.giornalettismo.com/archives/158613/chi-e-linfiltrato-tra-gli-indignados/)
    ***
    La tua deduzione è stata fallace (http://it.wikipedia.org/wiki/Abduzione), perchè – come hai ammesso – dietro c’era una regola di partenza ideologica:”.

    Il caso #Bobbio ha seguito questo iter:
    – Regola: “il movimento NoTav sta diventando ostaggio dei violenti”
    – Caso: “l’immagine di Bobbio è stata deturpata durante una manif. NoTav” (v.foto parziale)
    – Risultato: “i NoTav hanno infangato Bobbio”

    Si potrebbe anche parlare del principio di facilità (la tendenza a ritenere significativi gli elementi più appariscenti di un fenomeno: i lanci di vernice non erano “mirati” a Bobbio, se analizziamo la topologia casuale delle macchie) o del post hoc ergo propter hoc (Si assume una conseguenza e la si intende come causa della propria causa: se oggi i NoTav sono stati teppisti,significa che già lo erano) tipici del metodo deduttivo ermetico che imperversa sul web.

    Ma il tuo riferimento al negazionismo nazista per pararti i fondelli dalla gaffe ermeneutica su #Bobbio è la ciliegina sulla torta – e chiude il discorso.
    Un saluto, N.

  • Suzukimaruti says:

    Sghimbescio: no, fino a poco tempo fa non c’era. (sono una di quelle brutte persone che fanno gli screenshot).
    Poi, magari, accortisi dell’ennesima figura da fascistelli cercano di rimediare a posteriori. Ma è una toppa peggiore del buco (soprattutto se se la prendono con uno che fa gli screenshot del buco).

  • Suzukimaruti says:

    Nexus, ciò che scrivi è bellissimo e tradisce studio matto e disperatissimo.
    Il problema è che leggi male. Se avessi letto con attenzione avresti notato che la campagna su Bobbio è stata fatta *dopo* l’uscita delle immagini allargate.

    Mentre giravano quelle ristrette (quelle di ” servo”, per capirci) ho sicuramente accusato i #notav di una colpa più grave di quelle effettivamente a loro carico. E ho specificato, nel primo momento possibile, che la scritta servo era “solo” diretta a un giornalista inviso al movimento.

    Insomma, la si può girare come volete. Ma la realtà che emerge è una sola ed è la verità. Che notoriamente fa male, come diceva Caselli (Caterina, per carità).

    E il tentativo di far passare per peracottaro l’accusatore è un segno di degrado etico del movimento. Una cosa perfino più spiacevole delle violenze, se devo dirla tutta.

  • Nexus says:

    @suzukimaruti

    Infatti ho compiuto l’errore di non allegare i link dei tuoi primi post: rimedio subito così puoi vedere che le immagini da te linkate *non* sono quelle allargate, e che già davi del “fascista ad ignoti”.

    https://twitter.com/#!/suzukimaruti/status/163651941740711936/photo/1

    Un saluto, N.

  • suzukimaruti says:

    Nexus, lo so bene.
    Ma, come scrivo nel post, non appena sono uscite le immagini allargate (che ho postato io per primo, avendole ricevute prima che uscissero in Rete da un amico che fa il fotoreporter per La Stampa) le ho diffuse e ho specificato che gli insulti non erano rivolti a Bobbio. Insomma, ho fatto informazione corretta. Consulta bene la sequenza che ho ricostruito nel mio post e vedrai.

    I notav violenti si sono presi ingiustamente dei fascisti da me, in quell’occasione? Sì, senza dubbio. Fino a quando non ci sono state altre immagini (40 lunghissimi minuti) si sono presi una colpa che non avevano: quella di aver insultato Bobbio.

    Poi ragioniamo su “ingiustamente”. Direi che gli è stato attribuito un appellativo giusto per una ragione sbagliata. Cioè, deturpare una città e minacciare i giornalisti e i magistrati è fascista nel metodo tanto quanto lo è nella sostanza insultare Bobbio.

    Spero di averti chiarito la dinamica.

  • jjj says:

    @umanesimo: TAZ il diavolo della Tasmania, vuoi dire? :-) Ho letto, ho letto: leggere è fortunatamente il mio lavoro, ma non quello – sfortunatamente – di tutti quelli che camminano sulle strade. Che non sanno chi sia Hakim Bey e neppure Baudrillard: ma che se pestano una merda si incazzano con chi gliel’ha messa nei piedi. NOn voglio essere aggressivo, per nulla: è che le reazioni immediate dei molti di cui tutti prima o poi facciamo parte istintivamente sono veloci. Ed è per questo che quando si manifesta una ragione occorre difendere le ragioni, il modo in cui le ragioni si portano avanti correttamente. Un non evento, tutto quel che vuoi: il succo di tutto questo discorso, proprio andando oltre le menate, è che manifestare è una responsabilità. Per me può valere tutto, ma per altri no, e il rispetto va anche a questi altri… Voltaire, tolleranza, Lakoff, libertà, Doctorow, quelle robe lì.

  • Asaradura says:

    Sola, sul blog di Wu Ming il primo commento di ogni utente va automaticamente in moderazione, è così per tutti, ci son passati tutti, lo sanno tutti. Naturalmente tu sei libero di spenderti come meglio ti pare e verso chi ti pare insulti come “fascistelli”, però non ci fai una bella figura. Sbagliarsi capita, insistere peggiora le cose.

  • suzukimaruti says:

    Lo so benissimo. Peccato che non fosse il primo che lasciavo e peccato ancora di più che il mio commento sia stato in moderazione per giorni e giorni, ben oltre i limiti ragionevoli del “ci stanno pensando su”. Quindi sì, sbagliarsi capita. Insistere a fare comportamenti fascistelli peggiora le cose.
    E i Wu-Ming sono un comico collettivo di piccoli fascisti tinti di rosso, che hanno letto 2 libri in croce e si sentono quindi eredi intellettuali di chi 30 anni fa faceva lezione forzata alla gente, gambizzando i professori e sequestrando le classi.

    Ho imparato a conoscere le persone brutte tra chi mi somiglia. E non basta un’intellettualizzazione da liceale a cambiare la sostanza. Anzi, tra il picchiatore da corteo incazzato e rozzo e il capetto con gli occhialini so chi è il vero nemico.

  • umanesimo says:

    @jjj
    il mio lavoro è vedere, non leggere.
    ma se ti interessa uno scambio (privato, qui non ha senso) sono su gmail. con il mio nick. se mai dovessi leggere questo commento tardivo.

  • Hendioke says:

    Credo il succo della questione sia che se chi dovrebbe coordinare un movimento, gestirne i metodi di protesta, isolare chi causa problemi non isola chi porta avanti la protesta in modi violenti (dalla violenza del lanciare vernice per le strade a quella di indirizzare colpi ed esplosivi aritigianali contro un cantiere e chi vi sta dentro) tollerandoli o, addirittura, organizzando parte di questi atteggiamenti violenti, allora il movimento non può stupirsi che chi non è d’accordo con loro sfrutti questi atti per porli dalla parte del torto.

    Sulla TAV potete avere tutte le ragioni del mondo e la Verità in tasca, ma fintanto che questa Verità la diffonderete assieme al vandalismo e alle violenze (d’ogni ordine e grado) nessuno, tranne quelli pregiudizialmente vicini ai metodi di lotta violenta, vi darà mai ragione, nemmeno quelli che, se sapessero come stanno le cose riguardo la TAV, vi appoggerebbero.

    Strano ma vero, oggi se stiamo a parlare di pari diritti fra neri e bianchi negli USA lo dobbiamo quanto al movimento per i diritti civili di Martin Luther King e quanto alle Pantenere Nere?

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