Scritte, rottami, teppismi e Negri con la maiuscola – il negazionismo NOTAV e la città violata

January 30th, 2012 § 66 comments § permalink

Sabato un corteo Notav per le strade di Torino ha richiamato in città qualche migliaio di manifestanti. Non erano in tanti, contando che la manifestazione era preparata e annunciata dal lungo tempo, ma il corteo è riuscito a fare numerosi danni in città.

La manifestazione, infatti, ha lasciato una grande quantità di scritte sui muri (alcune creative, altre orribili e preoccupanti) e macchie di vernice contro edifici “antipatici” al movimento. I cittadini si sono, giustamente, incazzati, un po’ perché la pulizia è a carico della città, un po’ perché le scritte e i deturpamenti hanno colpito alcuni aspetti simbolici della città.

 

I FATTI

Ci sono due cose in particolare che hanno fatto sensazione:

– l’imbrattamento dell’immagine di Norberto Bobbio su un poster della ex libreria de La Stampa di via Roma

– la minaccia al giudice Giancarlo Caselli. “Caselli, TAV-visiamo” su un muro lungo il percorso del corteo.

 

LA POLEMICA

Tralasciamo per ora le minacce a Caselli, limitandoci a notare che vive sotto scorta ed è una delle figure di primo piano nella lotta prima al terrorismo e poi alla mafia. Ed è uno che fa il suo dovere con equilibrio, al punto di ritenere necessario commentare gli arresti di alcuni leader violenti dei Notav con parole rassicuranti e di grande civiltà, a tutela della parte sana e pacifica del movimento.

Ieri su Twitter è scoppiata – anche e soprattutto per causa mia – una notevole polemica sullo sfregio all’immagine di Bobbio.

La polemica ha avuto uno strascico piuttosto lungo, che dura anche questa mattina. L’indignazione per lo sfregio all’immagine di Norberto Bobbio è stata accolta male dai militanti Notav su Twitter, in particolare quelli che fanno riferimento alla sinistra radicale, ai centri sociali e più in generale all’antagonismo.

I motivi della loro critica sono sostanzialmente due (li riassumo tenendo conto che ne sono arrivati a pioggia, ciascuno con le sue sfumature), spesso concomitanti:

– la TAV è un’opera che a nostro giudizio farà molti danni e siamo molto incazzati, non andiamo molto per il sottile: tenetevi il centro imbrattato, non è poi la fine del mondo; (con corollario di notav romani che dicono di trovarsi benissimo in una città deturpata dalle scritte sui muri ed evidentemente vogliono estendere il piacere anche a Torino). Insomma, la famosa massima brechtiana per cui i portatori di gentilezza non poterono essere gentili. Bah.

– l’immagine del deturpamento della fotografia di Bobbio è un falso.

 

 

IL “FALSO”

Rispondo all’accusa di falso, perché sono stato tra i primi a proporre online l’immagine del povero Bobbio (che, per i non informati, è questo signore qui) violato dalla vernice lanciata dai Notav contro la ex libreria della Stampa (che loro credevano essere sede della Stampa, mentre è un edificio chiuso in cui presto sarà aperto il secondo Apple Store di Torino: non pretendiamo che il movimento sia informato, no?).

La polemica nasce da questa fotografia, che è un close-up che ritrae Bobbio “verniciato” accanto alla parola “servo”. L’ho presa da questo status qui, di un amico. Il quale l’ha presa da un suo contatto. E’ uscita nel pomeriggio, dopo le 16.

Va da sè che mi è scattata l’indignazione: violare l’immagine di Bobbio, che è da sempre un teorico della nonviolenza e una delle figure alte di riferimento della democrazia italiana, senza colori di sorta (pun intended), mi è sembrata e mi sembra tuttora una cosa raccapricciante. E soprattutto una cosa stupida da parte di un movimento che si dichiara pacifico e gioca a fare la vittima e in ogni sua manifestazione riesce a produrre e attirare solo violenza (anche con eccessi polizieschi nella risposta, talvolta, perché la violenza chiama violenza in un’escalation senza fine).

Qualche ora più tardi un altro amico, che fa il fotoreporter, condivide una fotografia più allargata dello scempio a Bobbio.


La fotografia rivela una buona notizia e una cattiva.
Quella buona è che lo scempio a Bobbio è meno infame: hanno sfregiato la sua fotografia, ma almeno non gli hanno dato del “servo”.
Quella cattiva è che l’appellativo “servo” è riferito a Massimo Numa, giornalista de La Stampa oggetto di una polemica dai contorni poco limpidi (è accusato dal movimento di aver postato commenti falsi a detrimento della causa Notav) su cui il giornale non ha fatto chiarezza (e visti gli elementi a carico si capisce anche perché).

 

 

#BOBBIO vs #FAKEBOBBIO

Visto lo sfregio all’immagine di Norberto Bobbio, ho cercato – insieme ad alcune persone in Rete – di diffondere il più possibile l’immagine dello scempio e di far riflettere i miei contatti online sulla natura del movimento Notav, ormai ostaggio dell’ala violenta e antagonista, estranea alla Valle Susa (lo dimostrano gli arresti dei violenti della settimana scorsa: solo 3 hanno riguardato valsusini).

A un certo punto è emersa su Twitter l’idea di portare tra i Trending Topic l’hashtag #Bobbio per rimediare, in sedicesimo, al danno e riabilitare l’immagine di un uomo che non si merita la vernice in faccia e la violenza teppista. L’operazione è riuscita e l’indignazione registrata in Rete è stata tantissima, per quanto – temo – effimera.

Il problema di Torino deturpata di fatto e deturpata nei suoi simboli ha costretto il (formalmente) leader dei Notav a una imbarazzata retromarcia con un delirante finale in cui vaneggia di “infiltrati” e non si prende alcuna responsabilità politica. E soprattutto non chiede scusa e non annuncia una sana operazione di pulizia a cura del movimento, che – lo capisce anche l’ultimo degli allievi a un corso di PR – sarebbe un’operazione d’immagine utilissima alla causa.

Trovatosi in difficoltà e messo in crisi da 4 gatti online, il movimento non ha potuto fare altro che aggrapparsi all’unico elemento possibile: la scritta “servo”.
E’ vero, quando è uscita l’immagine “ristretta” l’indignazione (mia e di tanti) era tripla, perché il povero Bobbio oltre che deturpato era pure insultato. Quando poi si è scoperto che gli insulti erano rivolti “solo” a Massimo Numa (uno a cui online dedicano inquietanti testi anonimi intitolati “Massimo Numa è ancora vivo“), l’accusa si è ridimensionata. Bobbio è stato solo deturpato, non insultato.

L’accusa dei Notav a me e a chi ha contribuito alla causa #Bobbio è di aver fatto montare ad arte la polemica sulla prima immagine. Peccato che sia stato io a diffondere via Twitter l’immagine più allargata, grazie al mio amico fotoreporter. E abbia ovviamente corretto all’istante il tiro alle accuse, peraltro ripetendo la cosa più volte (per esempio qui e qui, ma potrei andare avanti per due righe di “qui”) e basando le accuse – ovvie e indiscutibili – solo sullo scempio all’immagine del filosofo torinese.
COME FUNZIONA IL NEGAZIONISMO

[Edit: visto che qualcuno si lamenta, quella che segue non è una reductio ad Hitlerum ma una nota di metodo che non segue il sentiero di paragoni azzardati, ché qui si è per i toni poco accesi]

Non so se vi è mai capitato di parlare con un negazionista o leggere i suoi scritti. Di solito sono persone preparatissime nel dettaglio. E seguono un copione che tanti anni fa fu intelligentemente tracciato da Furio Colombo in un articolo che, purtroppo, non trovo più ma è da recuperare (anzi, se qualcuno ce l’ha sotto mano e me lo manda mi fa un grande piacere).

Scriveva Colombo che chi nega l’Olocausto segue una prassi precisa per raggiungere il suo obiettivo: corregge le minuzie e si basa su piccoli errori per dimostrare (o dare la sensazione) per sineddoche che tutto il resto sia sbagliato.
Se rievochi le malefatte di un gerarca nazista nel campo tal dei tali, il negazionista ti farà notare che il nome è scritto sbagliato o che il suddetto gerarca non aveva gli occhi azzurri ma verdi. E quindi è tutto sbagliato, tutto falso, eccetera.
E cercherà di far pesare i dettagli (su cui magari ha pure ragione) rispetto alla mostruosa evidenza di fatti più grandi.

Sta succedendo lo stesso con lo scempio a Bobbio. La sua immagine è stata violata e questo è un fatto indiscutibile e chiara a chiunque abbia il dono della vista.
Non gli è stato dato del “servo” e, appena la cosa è stata chiara (meno di un’ora dopo), ho diffuso l’immagine e corretto il tiro, eliminando le accuse di insulti e mantenendo quelle evidenti di scempio. E mantenendo l’indignazione, come tanti.

Il tentativo di ribaltare la verità basandosi su un dettaglio (che non cambia di molto i fatti: è giusto un’aggravante in meno) e tralasciando che sono stato colui che l’ha diffuso non è molto onorevole, ma visti i soggetti coinvolti (rottami anni Settanta rovinati dai sofismi filo-violenza di Toni Negri) non c’è da meravigliarsi.

Tra l’altro la scusa “non volevamo dare del servo a Bobbio, volevamo solo imbrattare la sede di un giornale per insultare un giornalista”, non so voi, ma a me suona male da qualsiasi lato la si prenda.

 

CAMMINA COME UNA LUCERTOLA, SI NUTRE COME UNA LUCERTOLA, DORME COME UNA LUCERTOLA…

Uno ci prova anche a essere comprensivo, a pensare bene, a illudersi che no, l’attacco all’immagine di Bobbio non è stato intenzionale e il movimento non è né stupido né violento e si è trattato di un compagno del plotone “uova di vernice” con la mira particolarmente grama.
Fosse stato un episodio isolato in un corteo pacifico, pulito e rispettoso della città, sarebbe stato un peccato non provare a essere ottimisti.
Ma la realtà non è così. Il movimento non solo è capace di violenze di piazza, ma deturpa la città e ha nelle sue corde toni, parole e slogan preoccupanti, in certi casi infami e che rievocano memorie oscure.

E il corteo ha lasciato dietro sè uno scempio totale del centro di Torino, con via Po imbrattata di scritte su ogni colonna.

E poi scritte brutte, pericolose. Come quella minaccia contro Giancarlo Caselli, gravissima. Non un errore del movimento: un orrore.
E mi meraviglia che gli epigoni di Toni Negri non siano ancora partiti con le scuse: ce l’avevano con Caterina, quella bugiarda.

 

QUINDI

Dati alla mano, gli scempi restano, la polemica negazionista crolla in modo inequivocabile. E i violenti Notav fanno l’ennesima brutta figura.

E fanno l’ennesimo errore strategico, inimicandosi i torinesi (gli unici a cui possono sperare di estendere l’ottica NIMBY della valle per recuperare un po’ di consenso, visto che sono in crisi di popolarità da tempo).

Come avrete notato, tutto quello che ho detto è indipendente dal giudizio di ciascuno sulla TAV. Indipendentemente da come la penso su quell’opera, sono indignato come torinese se vedo la mia città (che negli anni è diventata sempre più bella e pulita) sporcata da una manifestazione.
Mi sarei incazzato, da iscritto all’ANPI, perfino se la manifestazione del 25 aprile avesse deturpato la città e i suoi simboli (cosa impossibile, va da sè).

E non c’è fine, non c’è emergenza che giustifichi i mezzi. E non c’è infamia (presunta) di un giornalista che giustifichi inondare di vernice i muri della mia – della nostra – città.
E non c’è emergenza che giustifichi il teppismo, soprattutto se colpisce soggetti terzi.

Qualcuno, dopo questi episodi, dice “vietiamo le manifestazioni”. No, non vietiamole: la stupidità di pochi non deve ledere un diritto di molti. E i Notav hanno tutto il diritto di poter manifestare in pace e senza violenze in divisa. Ma in cambio DEVONO rispettare le leggi. Tutte.
Ci riusciranno solo quando l’ala pacifica del movimento isolerà quella violenta, che attualmente comanda e detta la linea (militaresca) del movimento.
Spacciarsi per ecologisti a colpi di teppismo e mancato rispetto per il prossimo non è una buona strategia. Speriamo facciano chiarezza. E speriamo corrano a ripulire Torino, dopo che l’hanno ridotta male.

Sabato i Notav hanno voluto portare i rottami del cantiere in Valle Susa di fronte al Consiglio Regionale. Si preoccupino dei rottami ideologici che si portano dietro dagli anni Settanta, perché fanno solo danni. Anche alla loro causa.

 

Iniziamo l’anno con una cosa figa (cioè, che piace a me e che magari potrebbe pure piacere ad altri)

January 13th, 2012 § 1 comment § permalink

EmmeBi ha dettato la linea: iniziamo il 2012 con una cosa figa (sul suo blog sono già 2 ma direi che l’abbondanza in questo caso non è un problema).

Mi unisco volentieri allo slancio di condivisione, anche perché giusto in questi giorni mi è capitato di incappare in qualcosa di musicale che non vedevo l’ora di condividere prima che i Maya ci obblighino a sentire musica latinoamericana in loop nei secoli dei secoli nel loro aldilà.

Potrà sembrare incredibile, ma è musica italiana.
Ok, non italiana nel senso che intendiamo comunemente. E’ un vecchio pezzo italo-disco (per i non informati sulla musica: il genere sintetico post-discomusic tutto italiano dei primi anni Ottanta, da sempre fonte di gemme musicali per chi ha voglia di ravanare tra i 45 giri o direttamente nei ricordi di infanzie in riviera tra un gelato Toseroni e le 3 ore di attesa inevitabili accanto a un juke-box prima di poter fare il bagno)

Il pezzo si chiama “Mind Games” e lo suonano i Jojo (sigla dietro cui si celano 3 cognomi italianissimi). Uscì all’epoca – 1982 – per la Disc8, label piuttosto fortunata dell’epoca.
A me piace molto la versione strumentale, sintetica, calda, con un giro di synth che ti fa battere il piede. E anche quella vocal ha un suo perché.
Sarà una fissa mia o una nostalgia per le notti magiche del 1982 (che, avendo 8 anni, finivano verso le 21 e 30), ma ho il pezzo in loop da ore.

httpv://www.youtube.com/watch?v=i2R_2fwoh5M

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=GDSgabReQT4

In un’epoca in cui la colonna sonora plasticosa di Drive piace quasi più del film e il pop sintetico che flirta con la dance sembra tornare in voga, iniziamo il countdown in attesa che qualcuno tipo Todd Terje si svegli, ne faccia un re-edit come capitò con Camino del Sol e riempia le piste di gente che balla (fortunatamente) un po’ più piano del solito.

Where am I?

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