Incursioni non autorizzate nell’armadietto delle medicine di Susanna Camusso

December 20th, 2011 § 18 comments § permalink

[Premessa inutile da considerarsi una sorta di pagina 777 del Televideo per sinistrorsi permalosi: se non lo siete, saltate pure al post] Chi scrive ha frequentato  CGIL per anni, ha passato un pezzo di vita non insignificante negli uffici torinesi di via Pedrotti 5, lì ha imparato qualcosa di politica e ha incontrato idee, persone e storie belle e talvolta ammirevoli; e ha anche visto morire improvvisamente qualche amico, come Pia Lai, per cui tuttora ogni tanto si sveglia un po’ triste e parla di sè in terza persona, odiandosi copiosamente per questo. Quindi no, non sto col padronato, non tradisco la classe operaia e non sono improvvisamente impazzito più del solito * [fine della premessa]

L’eterno formalismo con cui noi di sinistra ci balocchiamo rischia di nuovo di farci male. Anzi, malissimo visto che il rischio questa volta è perdere definitivamente l’identità, lo scopo, la ragione d’essere. E dividerci, tanto per cambiare.

Il problema, questa volta, è la riforma del mercato del lavoro, su cui ci stiamo spiaccicando inevitabilmente come un moscerino in volo sulla terza corsia in autostrada.
Credo, ormai da anni, che uno dei principali freni all’innovazione in questo paese sia il sindacato (tutto). Con questo non voglio dire che i sindacati siano il male, anzi li reputo fondamentali.
Però è da anni che, ogni volta che ne ascolto le idee, gli interventi, sento quello strano odore di canfora e chiuso che c’è nelle case delle vecchie nonne: gente a cui vuoi tutto il bene possibile ma di cui percepisci la naturale inadeguatezza all’oggi.

Penso che la battaglia della CGIL e del lato “welfarista” del PD contro la riforma del mercato del lavoro sia, come sempre, una questione prevalentemente estetica (o puramente ideologica, a volerla vedere bene). E gli attacchi alle proposte di Pietro Ichino (che, ricordiamolo, sta nel PD) e alle aperture del ministro Fornero a soluzioni innovative sono poco più che reazioni pavloviane: a stimolo propositivo corrisponde uno slogan apodittico (e immagino qualche sindacalista tapparsi le orecchie e gridare LALALALALALALALA per sfuggire alla discussione).

Non entro nel dettaglio delle proposte di Ichino e altri, della cosiddetta Flexsecurity, ecc. In compenso rifletto su cosa stiano attualmente difendendo la CGIL & c. Accanirsi difendendo a spada tratta l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori da qualsiasi tentativo di riforma del mercato del lavoro significa difendere un paradosso.

E’ un paradosso che si spiega in fretta: l’articolo 18 decreta la sacralità del posto fisso di lavoro,  rendendo sostanzialmente impossibile licenziare gli assunti in aziende con più di 15 dipendenti (a meno che ci sia una evidente giusta causa – es. il dipendente viene sorpreso mentre frega sistematicamente le Fiesta dalla macchinetta distributrice).

Tutto giusto e bellissimo, con un solo neo: tra i lavoratori “giovani” (metto le virgolette perché in Italia si è ancora giovani a 35 anni) l’assunzione a tempo indeterminato è una rarità.
Avendo tempo da perdere, ho preso la rubrica dell’iPhone e controllato nome per nome dalla A alla Z la situazione lavorativa dei miei coetanei o quasi: sì e no il 2% dei miei conoscenti è assunto a tempo indeterminato. Gli altri si barcamenano tra partite IVA, contratti a progetto, collaborazioni volanti oppure sono in proprio. Non sono tutti necessariamente poveri e derelitti, ma sicuramente sono tutti non garantiti dall’articolo 18.
[ah, mi è appena stato fornito un dato: in Italia, considerato l’intero apparato economico, il 65,2% delle attività ha zero dipendenti: solo titolari o subordinati precari, interinali, temporanei, ecc.]

Magari è colpa mia e scopro ora di avere una straordinaria propensione a fare amicizia con precari e affini, ma credo che la realtà emersa dalla rubrica del mio telefonino possa essere estesa a livello nazionale, quantomeno a spanne.
Perché abbiamo tutti la rubrica piena di amici e conoscenti non garantiti? Perché i tempi sono cambiati, il mito del posto fisso per una vita intera è tramontato passando dalla generazione dei nostri genitori alla nostra e il costo del lavoro è diventato così alto che, per un’azienda sopra i 15 dipendenti, assumere una persona a tempo indeterminato è un atto costoso, rischioso e sostanzialmente irreversibile. Ovvio che ci vanno coi piedi di piombo quando si tratta di assumere.

Possiamo spaccarci la testa a individuare le cause di questa situazione ma rischiamo di perdere di vista il vero problema: i sindacati e chi gli va dietro si stanno arroccando per difendere una legge che, di fatto, tutela i già garantiti (perché le proposte di riforma di Ichino e altri prevedono di essere applicate solo sui nuovi contratti di lavoro, non toccando i diritti acquisiti da chi già lavora) e non incide in alcun modo sui reali problemi *attuali* del mondo del lavoro.

Cosa me ne faccio di una legge che, se mai fossi assunto a tempo indeterminato, mi renderebbe illicenziabile? Tanto non mi assume nessuno!
Lo so che là fuori è un mondo difficile, ma il problema principale del mondo del lavoro non è difendere perinde ac cadaver diritti e modalità di relazione sindacali che andavano benissimo 40 anni fa e che ora non riguardano nessun giovane, visto che le assunzioni sono una chimera, ma è *creare lavoratori*, cioè gente che guadagna dignitosamente e regolarmente e può costruirsi una vita.

Ovvio, qualcuno sta approfittando dell’inadeguatezza temporale del sindacato per infangarne i meriti storici e democratici. E la destra berlusconiana, quando governava, ha blandamente tentato di abolire i diritti dei lavoratori sanciti dall’articolo 18, aggiungendo a valle la solita gabola: eliminiamo i diritti e poi ci dimentichiamo di approvare gli ammortizzatori sociali e gli altri strumenti di equità.

Però il ministro Fornero non mi sembra programmaticamente e, lasciatemelo dire, antropologicamente assimilabile al sadismo padronale di Sacconi/Brunetta. E le sue intenzioni, le sue parole e la portata dei suoi interventi in merito alla riforma del mercato del lavoro mi sono sembrati quantomeno interessanti.

Certo, mi piacerebbe che la CGIL (non tutta, ché la FIOM è perduta ed è finita in mano a un manipolo di ottusi antagonisti) capisse che le soluzioni che propone e per cui ha lottato per decenni si sono rivelate ottime per la giustizia sociale in Italia ma ora non funzionano più: sono inadeguate e sono sostanzialmente inapplicabili allo scenario attuale.
Anzi, un sindacato incattivito e stretto nell’angolo della difesa di chi ha già un lavoro intoccabile a tempo indeterminato, totalmente disinteressato alla grande massa di non garantiti giovani che affollano le schiere dei disoccupati, sotto-occupati, mal-occupati e – tutti quanti – preoccupati, rischia di fare danni e di mettere stupidamente padri garantiti contro figli precari o poco più.

I “padri” non lo vogliono e non sono state poche le prese di distanza dall’ultimo sciopero, anche da parte di gente con la tessera CGIL in tasca: buon segno. I “figli”, intanto, considerano – obiettivamente con molte ragioni – i sindacati qualcosa di estraneo e inutile alla loro vita.
Non ci va una sfera di cristallo per capire che i sindacati rischiano, col tempo, di diventare una sorta di Touring Club Italiano: migliaia e migliaia di iscritti over 60 in memoria del tempo che fu, in calo costante causa morte.

Forse è il caso che al sindacato capiscano che le ottime medicine sociali di una volta sono scadute e rischiano di fare male. E chiedere di discutere queste medicine, cambiarne e trovarne di nuove più adatte alla contemporaneità non significa tifare per la malattia. Anzi.

 

* mi sono reso conto che, quando faccio qualche post che critica la sinistra, che è la mia parte, mi scattano automatiche premesse ansiose di questo genere. Ho deciso che d’ora in poi abbrevierò il tutto scrivendo solo “A zoccolè’!” e voi capite, ché un Mario Brega vale più di mille parole.

Si scoprono i mandanti (o quantomeno i beneficiari) del raid fascista/juventino al campo rom della Continassa?

December 14th, 2011 § 7 comments § permalink

Post rapidissimo per segnalare che il blog di Riccardo Caldara contiene un’informazione piuttosto utile (e ovviamente taciuta dai media) riguardo il raid fascista fatto da ultras della juve nel campo rom nell’area della cascina Continassa.

A quanto dice il post di Caldara, l’area su cui c’era il campo rom è assegnata alla juventus s.p.a., che ha un grande piano di ristrutturazione dell’area (che comprende anche la costruzione della propria nuova sede in loco). Non c’è da sorprendersi, quindi, che il raid che ha dato fuoco a roulotte, baracche e tende (fortunatamente abbandonate in tempo dai rom) sia stato compiuto da ultras della juve: oltre al razzismo e alla violenza, che sono di casa tra la tifoseria organizzata bianconera, evidentemente rischia di esserci anche qualche motivo in più.

Il risultato è che l’unico beneficiario di questo episodio orribile pare essere, se quanto affermato nel post di Caldara corrisponde al vero, la società bianconera.

In assenza di prove, non ho risposte e non ho opinioni, ma giusto alcune domande.

1 – Chi ha avvertito i rom della Continassa dell’imminente raid? E chi li ha fatti scappare prima che avvenisse? Le forze dell’ordine? Dei privati?

2 – Come mai il raid fascista e potenzialmente omicida contro il campo rom è stato fatto quasi esclusivamente da noti ultras bianconeri? E’ credibile la spiegazione per cui, essendo le Vallette un quartiere abitato in gran parte da famiglie di origine meridionale (e quindi facilmente di fede juventina) si siano trovati “per caso” solo tifosi della juve?

3 – E’ vero che l’area su cui insisteva il campo rom è stata assegnata alla juventus s.p.a.?

4 – Per quale motivo le forze dell’ordine hanno sottovalutato il corteo da cui si è generato il raid al campo rom, quando era chiaro anche ai sassi che una manifestazione di quel genere non poteva che essere tesissima e sfociare in violenza?

5 – Come mai i reparti delle forze dell’ordine che vigilano sulle manifestazioni politiche e sul mondo ultrà (e che normalmente sono rapidissime nel fermare in anticipo eccessi e crimini) hanno lasciato che, in piena città in un corteo organizzato e pericolosissimo, potessero girare liberamente spranghe, molotov, bombole di gas, ecc?

6 – Perché non si sanno ancora con precisione i nomi degli arrestati e le accuse a loro carico?

 

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