Coraggio, fatti menare

October 21st, 2011 § 5 comments

Non voglio aggiungermi alla lista di quelli che hanno fatto la parte dei costernados dopo gli scontri del 15 ottobre e vi risparmio un post noioso contro la violenza uguale a tanti altri belli tondi e ragionevoli.

In compenso guardo avanti, per la precisione a domenica prossima, giorno in cui si terrà l’ennesimo corteo notav in Valle di Susa.
Si tratta di una manifestazione preoccupante, perché la sua “piattaforma” (scusate i burocratismi in sinistrese vintage) è tanto semplice quanto micidiale nel suo cupio dissolvi: “migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto” (del cantiere della TAV, ndSuz).
La spiego meglio: l’intenzione è fare un corteo di gente che si porta dietro cesoie e tronchesine (che ci dicono andate a ruba nelle ferramenta della valle, le uniche finora a profittare della protesta, visto che vendono a palate ai manifestanti anche mascherine antigas, guanti e scarponi da cantiere).

Ora possiamo anche fare finta che il 15 ottobre non sia successo nulla e sarebbe tutto sbagliato lo stesso. Ma poiché il 15 ottobre il già pesante distacco tra il “mondo dei cortei” e quello reale si è ampliato a dismisura, forse è il caso di ragionare alla luce dell’ubriacatura di delusioni, scazzi, rimpianti e rabbia maturata in quel brutto pomeriggio.

 

UN PROBLEMA GRAVE

Non ho mai fatto mistero di essere favorevole alla TAV in valsusa – riservandomi di avere ragionevoli perplessità sul “come” e confidando negli strumenti democratici per fare bene – e ho sempre avversato l’antimodernismo dell’ottica “nimby”, con sovratoni nicciani, del movimento notav. Ma scriverei le stesse cose anche se fossi contrario al treno ad alta velocità in Valle Susa, perché – prima ancora che di merito – il problema del movimento è di metodo. Ed è un problema grave che rischia di generare conseguenze pericolose, col suo mix di provocazioni e violenza.

E’ grave perché dopo gli scontri di sabato scorso le Forze dell’Ordine hanno una voglia matta di vendicarsi o quantomeno di farla pagare cara alle frange antagoniste, tenendo conto che queste ultime normalmente si infiltrano nei cortei ma nel caso del movimento notav sono pienamente alla guida.

E’ grave perché il movimento, nell’istante in cui prosegue la politica dell’assalto materiale al cantiere, agli operai che lavorano al suo interno e alle aziende che partecipano ai lavori, passa automaticamente dalla parte del torto e compie azioni al di fuori della legge. E anche se le recinzioni, come asseriscono i notav (non so bene sulla base di cosa), fossero illegali, non spetterebbe loro smantellarle. Cioè, se domani prendo una ruspa e abbatto la casa in cui abita un criminale, mi metto nei guai con la legge (e nel caso della TAV le accuse del movimento sono tutte da dimostrare, by the way).

E’ grave perché sono pochissimi quelli che, nel movimento notav, si rendono conto di marciare dritti verso la sconfitta, scegliendo l’opzione violenta. E sarà una sconfitta con perdite, un po’ per l’aria che tira, un po’ perché l’assalto al cantiere è un motivo perfetto e incontestabile per caricare un corteo e arrestare chi danneggia le reti (con tutti gli odiosi eccessi polizieschi che ben conosciamo, motivo per cui i capetti dei centri sociali resteranno impuniti e ben lontani dai guai e finiranno in mezzo i più fessi, magari gente al primo sampietrino).

E’ grave perché il movimento ormai ha adottato retorica e toni da gruppo talebano. Provate a leggere cosa scrivono gli appartenenti al movimento su siti, forum, gruppi di discussione, ecc. del movimento notav: i pochi che predicano la protesta pacifica sono zittiti, mobbati, sfanculati. E ci sono un mood da apocalisse, un allarmismo con toni totalmente ingiustificati, un’enfasi venata di senso di emergenza che, davvero, dovremmo riservare a questioni più gravi e più imminenti.

E’ grave perché il movimento si isola completamente, si ripiega su se stesso. E non dialoga con forze terze che magari avrebbero tutta la voglia di supportarlo o, come nel caso di SeL, cavalcarlo per fini elettorali. Anzi, la polemica con la sinistra parlamentare è fortissima, sui forum notav. E perfino gli amministratori locali faticano a tornare coi piedi per terra (c’è uno sconfortante articolo sulle pagine locali della Stampa in cui i sindaci della valle non riescono a prendere le distanze dalla violenza: è più forte di loro), presi come sono da una battaglia che è diventata talmente ombelicale da galleggiare nel totale disinteresse del resto d’Italia. E i movimenti isolati, che abbiano torto o ragione, solitamente finiscono male.

 

THIS FILM’S CRAP, LET’S SLASH THE SEATS

E no, non c’è nessuna valida ragione politica per tagliare le recinzioni di un cantiere pubblico.
Ho discusso della questione con alcuni notav su Twitter e la loro unica argomentazione a supporto dell’atto violento è “per noi il cantiere è illegale”, “per noi il cantiere è una minaccia alla salute pubblica”, “per noi il cantiere è sbagliato”. Quindi per loro è giusto attaccarlo, perché il cantiere è il male.

Il problema è il “per noi”. Nel momento in cui le opinioni di una parte diventano unilateralmente legge, si ragiona da fascisti.

Non voglio fare quello che si spaventa perché c’è gente che rinuncia alla politica e si mette ad attaccare fisicamente i simboli, fregandosene se dietro o in mezzo ci sono delle persone, però mi è naturale pensare che il motivo per cui un notav si sente perfettamente legittimato ad assaltare – con un atto palesemente illegale – un cantiere pubblico è lo stesso per cui per un incappucciato è giusto dare fuoco a un SUV o a un bancomat. Per loro sono i nemici, sono il male, sono la mafia, ecc., quindi è giusto e legittimo attaccarli, perché non riconoscono nessun principio superiore al proprio giudizio personale.
E poi, come dicono i notav, non sono attacchi alle persone, ma alle cose. Quindi si può, no? Ecco la logica da black bloc.

Difficile spiegare a gente così inutilmente agitata che il concetto di giustizia non è personale e che ciò che è ingiusto per una parte potrebbe essere giustissimo per un’altra o anche neutro. E non sta ai singoli stabilirlo, perché grazie al cielo abbiamo una società con adeguati strumenti per emanare e far rispettare la legge.
Il cantiere è illegale? Rivolgetevi alla magistratura. E’ un pericolo per la salute pubblica? Chiamate l’ufficio d’igiene. E così via.
Ma non è che esiste una valida ragione per distruggere, fregandosene delle leggi, tutto quello che non ci piace. Quella è violenza. Ed è stupida e infantile anche se hai ragione.

 

ARMIAMOCI E PARTITE: CHI GUIDA IL MOVIMENTO

Credo che buona parte delle azioni stupide del movimento notav siano da imputare all’ingenuità dei leader: gente che non ha esperienza politica e che è riuscita a farsi intortare dagli autonomi dell’Askatasuna (parlo da torinese che bazzicava in altri tempi quel mondo lì), che nei giri dell’antagonismo, in cui il livello umano e politico è quel che è, non sono mai brillati per acume rivoluzionario e hanno sempre fatto la figura dei cugini sfigati degli autonomi di Roma o di Padova, che passavano per “duri”.

Tra l’altro l’irresponsabilità con cui Alberto Perino, presunto capo dei notav, rischia di mandare testardamente a farsi riempire di mazzate centinaia di persone della valle è alle soglie del criminale. Perfino uno come lui è in grado di accorgersi che fare una manifestazione con atti provocatori (loro li chiamano “simbolici”) 8 giorni dopo i casini del 15 ottobre è un atto mostruosamente autolesionistico.

Alla fine emerge, tra un proclama militaresco e l’altro, la totale assenza di rivendicazioni politiche da parte del movimento, salvo un generico gridare “esistiamo e siamo incazzati”. Cosa che peraltro hanno capito tutti quelli che ancora leggono le notizie riguardo la TAV senza sbadigliare per la noia.

 

(aggiornamento del 21 ottobre)
Per fortuna nelle ultime ore pare si stia facendo largo un po’ di ragione e nelle più recenti assemblee aperte del movimento notav è emersa una linea un po’ più sana ma contraddittoria: non facciamoci picchiare, evitiamo scontri, teniamo fuori dal corteo la gente a volto coperto *ma comunque l’intenzione è arrivare al cantiere: tagliamo la recinzione, anche solo un pezzetto*.

Visto che la recinzione sarà a 1 km esatto da dove passerà il corteo, per poterla tagliare anche simbolicamente, i manifestanti dovrebbero valicare un limite imposto e difeso dalle Forze dell’Ordine. Insomma, dovrebbero sfondare un cordone. E dovrebbero essere armati di cesoie, che sono state vietate alla manifestazione. (e tra l’altro in caso di cariche si verificherebbe il più grande incubo di tutte le nonne: gente che corre con le forbici in mano, magari anche senza golfino).

Resta il fatto che i notav non riescono proprio a escludere dal menù gli atti violenti, anche quando l’eventualità di scontri è all’ordine del giorno e riempie le pagine dei giornali (nazionali e locali) da una settimana.
Tra l’altro le mezze buone intenzioni dell’ala meno dura del movimento contano poco di fronte ai proclami guerreschi degli antagonisti (mi sono sorbito un’ora abbondante di streaming dell’assemblea notav e non è mancato, a un certo punto, l’intervento di un tizio che continuava a ripetere “siamo legittimati a farlo [tagliare le reti ndSuz] perché lottiamo da vent’anni!”: una logica meravigliosa.)

Chiudo il post evitando il solito appello ragionevole (e l’unico possibile, a questo punto), cioè abbandonare la lotta ormai strapersa contro la scelta di fare la TAV e concentrarsi sul *come* fare la TAV, cercando di farla nel modo migliore possibile e utilizzando bene tutti gli strumenti che la nostra democrazia concede.
L’unica cosa che mi sento di consigliare agli avventati che il 23 intendono andare in Valsusa a farsi menare dalla polizia più incazzata che mai, spalleggiata da un governo disperatamente alla ricerca di risultati in qualsiasi campo (credo che non vedano l’ora di poter dire “abbiamo fatto piazza pulita”) è di pensare che tutto questo sarebbe un regalo enorme alla peggiore destra (quella a cui teoricamente sareste avversi). E fareste una fine peggiore degli indignados nostrani, a cui è bastato un pomeriggio di cariche dei vostri capetti autonomi per ripiombare nell’anonimato.
Fate voi, io (come tanti altri) vi ho avvertito.

§ 5 Responses to Coraggio, fatti menare"

  • suzukimaruti says:

    guardacaso ricevo l’ennesimo commento con link all’ennesima fonte di parte: è una malattia. Ma d’altronde da chi sostanzialmente dice “la ragione è dalla nostra parte, ricordiamocelo!” non c’è da aspettarsi altro che il verso seguente che dice “avanti, all’arrembaggio”. E giuro che mi pesa rispolverare Bennato per una questione così semplice.

    Il cavillare sul cantiere non ancora attivo (a detta dei manifestanti, gli stessi che volevano impedire i carotaggi, tempo fa, che peraltro sarebbero potuti tornargli utili), la doppia morale per cui il cantiere è “illegale” (quindi prendiamo a sassate gli operai, i poliziotti e diamo fuoco alle ruspe) sono frutto di una concezione “ginnica” del confronto. Una concezione fascista in tutto e per tutto.
    Il cantiere è, come dicono i notav, “illegale?”. Bene, fate causa. Fate le “barricate di carta”, che mi sembrano un modo civilissimo di manifestare e non mi danno alcun problema.

    C’è, invece, nella pochezza del (fu) movimento notav, la solita confusione. Tutte le presunte ragioni per cui alcune centinaia di picchiatori dei centri sociali e una minoranza di valligiani antimoderni si sentono in dovere di compiere atti illegali, dare del mafioso a destra e a manca, minacciare il prossimo (non penso alle tante mail di minaccia che ho ricevuto nel corso degli anni, quanto ai proiettili inviati a Esposito, i mezzi incendiati alle tante aziende della valle coinvolte nella TAV, gli imprenditori picchiati sotto casa o alla casa devastata di chi, tra i notav stessi, aveva promesso di fotografare ed esporre sui media i violenti in corteo) nascono da un’idea sbagliata di come si *cambiano* le cose in un contesto democratico.

    Si cambiano col voto, facendo lobby, facendo proseliti. E a volte lo fanno anche le minoranze, se riescono a essere avanguardie (ma immagino che là in mezzo pochi abbiano letto Lenin), ad allargare il consenso, ecc.

    Le ingenuità che ho letto nel tuo commento, pep, sono troppe. Mi limito a segnalartene un paio molto imbarazzanti.

    La prima è “il laboratorio politico più sorprendente degli ultimi anni, che ha portato una valle montana intera a mobilitarsi ecc.”. Facciamo i conti: circa metà valle ha votato per Berlusconi e soci, molto pro-tav (furono quelli che fecero bastonare dalla polizia i valligiani veri, anni fa, a freddo). E già quella non appartiene. L’altra metà ha votato quasi del tutto partiti del centrosinistra (tutti pro-tav). E pure quelli, via. Cosa resta? Resta il fatto che, tra l’altro, in alta valle della tav non importa un fico secco a nessuno. Risultato? Numericamente, il “laboratorio politico più sorprendente degli ultimi anni”, nonostante l’esposizione mediatica causa violenze pregresse, nel suo momento più alto è riuscito a portare in corteo 4 gatti (quando gli organizzatori dicono “diecimila” per farsi coraggio, un po’ mi intenerisco), peraltro quasi tutti provenienti da fuori, cioè dal giro dell’antagonismo.

    Fa ridere anche che quella cosa lì sia definita “laboratorio politico”: il movimento notav è la negazione della politica, visto che non dialoga con nessuno, è totalmente isolato e non propone soluzioni diverse dall’assalto fisico all’opera contestata. Ed è talmente debole la “spina dorsale” politica dei notav che il movimento ha un pover’uomo come leader (senza offesa, anzi prendetelo come un consiglio: Perino non è all’altezza) e materialmente comandano i centri sociali.

    Vero, alle assemblee arrivano decine e decine di persone su cui il terrorismo psicologico in valle ha fatto colpo. Ma sono sempre gli stessi. E sono sempre meno. Non so se tu viva in valle o no, ma credo che il sentimento diffuso da Sant’Ambrogio in su non sia un buon metro di cosa “sente” il paese.

    E quest’ultimo pezzo è l’ingenuità enorme numero due: pensare che la TAV sia una questione della valsusa. La TAV è una questione internazionale, europea! La trascurabilità della protesta (che è una protesta di minoranza e locale, come ce ne sono tante di fronte alle grandi opere) è evidente. E l’incapacità di dialogare con chi è attento alla questione, magari anche da ottiche diverse (dare a me – e a quelli come me, interessati alla questione – del gufo non è una cosa intelligentissima, oltre che una falsità evidente) è l’ultimo chiodo sulla bara della capacità del movimento notav di uscire dall’angolo in cui si è piazzato, peraltro in cattiva compagnia.

    Quello che cerco di far capire ai notav con cui parlo è che la grande quantità di contestazioni *nel merito* della TAV sono un’ottima occasione per parlare di *come farla meglio*.
    Con l’opposizione frontale e becera alla parte fisica del progetto (un’azione che lascia intatta, anzi legittima la sua parte “politico/amministrativa”, tra l’altro dando la chance ai peggiori infami di PDL/Lega di fare la parte delle vittime) si finisce per avere il risultato peggiore: la TAV rischia di venire fatta così com’è, senza gli opportuni correttivi, senza migliorarla, senza progettazione partecipata. Così poi si arricchiscono i Lunardi di turno.

    Il fallimento del movimento è tutto lì: ha lasciato la politica (che, di fronte alle sconfitte evidenti consiglia di trattare, di mediare, di ottenere il massimo dei risultati *possibili* – ripeto: possibili), non dialoga con nessuno, se la suona e se la canta in valle in compagnia dei suoi nuovi padroncini sfascia-vetrine e perde tempo cercando nemici a sinistra. Nemici che, giustamente, trova.
    Perché nessun progressista vero può essere contro la TAV, che come tutti i treni è un investimento ecologico che procura, certo, qualche fastidio in fase di costruzione ma poi elettrifica percorsi ora intasati da camion e automobili (e lo dico da felice pendolare Torino-Milano via TAV: pensa quanto mi costava in euro, tempo e salute/rischio e quanto *ci* costava in termini di inquinamento impormi 300 km al giorno in automobile!).
    Magari si può essere perplessi da alcuni aspetti della TAV (io lo sono e confido nelle forme della nostra democrazia per cambiarla e vedrai che il tanto vituperato Esposito alla fine lavorerà per fare una TAV migliore esattamente come ora lavora per contrastare le forme più stupide della contestazione all’opera), ma la necessità di portare cose e persone in Francia in tempi strettissimi, collegando la capitale del Nord-Ovest nostrano a Lione, è fondamentale e abbatterebbe davvero una frontiera “fisica”, con tutti i benefici che ne conseguono.

    Non è un mistero che nel resto del mondo la TAV e più in generale la promozione dei treni veloci come alternativa ecologica al trasporto privato su gomma e al trasporto aereo siano da sempre un cavallo di battaglia degli ecologisti e della sinistra. Sarebbe il caso di spiegarlo per bene ai notav nostrani, soprattutto a quei pochi valsusini rimasti tra uno squatter e l’altro. Perché sono gli stessi che anni fa fecero i fuochi d’artificio dalla gratitudine quando gli fu costruita l’autostrada in mezzo alla valle: un’opera inquinante, deturpante, rumorosa e – a quanto pare – perfino pericolosa nei tratti sotterranei. Tra l’altro sono gli stessi che dicevano (ora lo dicono di meno) “potenziamo la linea ferroviaria attuale”. Peccato che sia una linea che passa in mezzo alle case, ai paesi, coi balconi che sfiorano i pali dell’alta tensione, ecc. Però è una linea che non “salta” la valle in galleria. E forse è questo vuol dire qualcosa sui reali interessi dietro al movimento notav orginario valligiano.

    In chiusura, una nota personale: capisco che la hybris movimentista impedisca di pensare che i “nemici” siano informati, ma nei primi anni Novanta mi sono interessato alla TAV partendo da una posizione fortemente contraria e militando per essa (anche se all’epoca era tutto poco più che una questione di pamphlet e discussioni su progetti indefiniti). Poi, informandomi meglio e crescendo politicamente, ho capito il valore strategico (e politico e perfino esistenziale) di un collegamento che ci porti il più in fretta possibile in Francia senza inquinare.

  • pep says:

    A me non è andata male, anzi. Meglio così per tutti. E’ andata bene perché i notav hanno desistito, come suggerivo in questo post, dai loro infantili propositi guerreschi. Piccolo problema: l’unico contenuto comunicato dalla manifestazione è stato “per una volta i notav non hanno assaltato il cantiere e i lavoratori al suo interno”.

    — bhè innanzitutto gli unici lavoratori all’interno di quel cantiere sono i poliziotti e ti invito ad andare a verificare di persona che all’interno del “non cantiere” non si muove una ruspa che sia una. Secondo adesso non tirare l’acqua al tuo mulino come traspare sempre dai tuoi commenti. Sei il gufo n.2 (dopo Esposito, of course)–

    Il problema è che è colpa dei notav se una questione politica è stata trasformata in un problema di ordine pubblico. Continuano a pensare che la lotta al cantiere passi attraverso azioni fisiche, cioè che ci sia un punto in cui l’attacco frontale alle strutture del cantiere faccia rimangiare ai decisori la volontà politica, gli investimenti, ecc. Pura fantascienza. O wishful thinking adolescenziale (di adolescenti non brillanti, peraltro).

    –continui a non capire nulla del movimento notav, o meglio sei male informato.Il movimento notav ha mille sfaccettature,così come c’è chi fa sentire il “fiato sul collo” alla maddalena, c’è chi si impegna nelle cosiddette “barricate di carta”, ci sono aperti contenziosi alla corte dei conti e al tribunale di Torino per l’illegalità di quelle recinzioni (non c’è una DIA presentata per il cantiere, tutto fatto illegalmente), c’è chi ha acquistato i terreni dove dovrebbe ro bucare ecc. Capisco che tu odi i rompicoglioni, ma se credi che la gente vada a votare 1 volta ogni 5 anni e poi se ne stia zitta…

    Il problema è sempre lì: non c’è un solo notav che nei suoi commenti si esima dal mettere un link a un suo bel rassicurante contenuto di parte. Per questo movimento di talebani antimoderni è semplicemente impensabile che qualcuno possa essere contemporaneamente informato e favorevole alla tav. Proprio non ce la fanno: l’assoluta certezza di avere ragione e di essere la verità è uno dei fondamenti del pensiero autoritario/totalitario.

    –ahahaha no guarda mi sto sbellicando dal ridere. REPORT un contenuto di parte! Cioè IL Servizio Pubblico (e le maiuscole non sono messe a caso) tu lo giudichi un contenuto di parte. Il prof. Marco Ponti, un Liberale,professore di economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, non un(a) Sola qualsiasi, è di parte, un talebano antimoderno. Se la TAV è la modernità siamo messi bene. Sai cos’è per me la modernità? E’ avere scuole e ospedali efficenti che si auto-producono energia, è la Ricerca scientifica, sono i collegamenti brevi, un opera di riassesto del sistema idrogeologico del Paese (e le notizie delle ultime ore fanno pensare dove dovrebbero andare i pochi soldi che abbiamo in cassa), un piano nazionale di difesa dei beni culturali, l’efficenza delle ferrovie per i pendolari, una rete di scambio fra ferrovie e trasporto pubblico degno di un paese moderno.
    I SiTav sono i novelli Cavour, peccato che sono cambiate le condizioni e non siamo più nel 1860, il picco del petrolio è già stato raggiunto e superato, tutti i dati di proiezione sui trasporti futuri indicano un incremento solo sui brevissimi tratti.
    Se vuoi mettici anche che in Francia e Spagna le merci non viaggiano su AV, facciamo un’opera da 20 miliardi per portare pochissime persone a Lione?(perchè di questo si tratta, tant’è che alcuni treni Torino Lione vengono soppressi e sostituiti dai bus)–

    Ma forse tutto torna: il movimento, ormai ben oltre il concetto di perdente, è quello che è per la sua natura non compromissoria, antipolitica, sfascista. Se alla brutta impostazione “politica” del movimento notav uniamo l’immaturità di certa sinistra sedicente estrema (ma in realtà antimoderna, anti-mercato) e la leadership affidata volta per volta ai meno brillanti tra i centri sociali nostrani e a un signore mediocre in delirio d’onnipotenza, il mix è letale.

    –il laboratorio politico più sorprendente degli ultimi anni, che ha portato una valle montana intera a mobilitarsi in svariate occasioni, che ha costruito iniziative importanti con professionisti e studiosi provenienti da tutto il mondo, che ha portato migliaia di persone a fare politica attiva sul proprio territorio, assemblee partecipate da centinaia di persone. Questa è Politica attiva (da polis, capacità di confronto su un’ideale attività di Governo), A certo ma tu ritieni politica quella del palazzo.–

    Ora è solo questione di tempo. Prima o poi il movimento si accorgerà di essere morto per irrilevanza. Cosa che hanno notato (anzi, non hanno notato) tutti gli altri.

    –E invece ti sbagli, il movimento è sempre più forte perchèaha dalla sua le ragioni, quelle su cui tu non ti sei mai informato, e visto che ti piacciono tanto i link te ne lascio un altro, l’intervista a Marco Ponti, il professore di cui sopra
    http://www.unacitta.it/newsite/intervista.asp?id=2170

  • Mike says:

    A me non è andata male, anzi. Meglio così per tutti. E’ andata bene perché i notav NON hanno desistito, DL POTER MANIFESTARE IN MANIERA DEMOCRATICA Piccolo problema: l’unico contenuto comunicato DAL TG1 E DAI MEZZI DI INFORMAZIONE GOVERNATIVI DELLA MANIFESTAZIONE manifestazione è stato “per una volta i notav non hanno assaltato il cantiere e i lavoratori al suo interno”.

    Il problema è che è colpa DEL GOVERNO E DI PARTE DELL’OPPOSIZIONE se una questione politica è stata AFFRONTATA COME un problema di ordine pubblico. Continuano a pensare che PER FARE LA TAV SI passi attraverso azioni fisiche, cioè che ci sia un punto in cui LA MILITARIZZAZIONE DELLA VALLE faccia rimangiare AGLI ABITANTI DELLA VAL DI SUSA la volontà politica, gli investimenti, ecc. Pura fantascienza. O wishful thinking adolescenziale (di adolescenti non brillanti, peraltro).

    Il problema è sempre lì: non c’è un solo SI TAV che nei suoi commenti si esima dal mettere un link a un suo bel rassicurante contenuto di parte. Per questo GRUPPO DI POTERE è semplicemente impensabile che qualcuno possa essere NON favorevole alla tav. Proprio non ce la fanno: l’assoluta certezza di avere ragione e di essere la verità è uno dei fondamenti del pensiero autoritario/totalitario.

    Ma forse tutto torna: IL GOVERNO BERLUSCONI ormai ben oltre il concetto di perdente, è quello che è per la sua natura non compromissoria, antipolitica, fascista. Se alla brutta impostazione CHE VEDE SOLO UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO NEL movimento notav uniamo l’immaturità di certa sinistra CHE GUARDA AL CENTRO MODERATO COME MERLO ED ESPOSITO (ma in realtà antimoderna, anti-mercato) e la leadership affidata volta per volta ai meno brillanti tra i RAZZISTI nostrani e a un signore MILIARDARIO in delirio d’onnipotenza, il mix è letale.

    Ora è solo questione di tempo. Prima o poi CHI VUOLE LA TAV si accorgerà di essere morto per irrilevanza. Cosa che hanno notato (anzi, non hanno notato) tutti gli altri. 🙂

    FTFY 🙂

  • suzukimaruti says:

    A me non è andata male, anzi. Meglio così per tutti. E’ andata bene perché i notav hanno desistito, come suggerivo in questo post, dai loro infantili propositi guerreschi. Piccolo problema: l’unico contenuto comunicato dalla manifestazione è stato “per una volta i notav non hanno assaltato il cantiere e i lavoratori al suo interno”.

    Il problema è che è colpa dei notav se una questione politica è stata trasformata in un problema di ordine pubblico. Continuano a pensare che la lotta al cantiere passi attraverso azioni fisiche, cioè che ci sia un punto in cui l’attacco frontale alle strutture del cantiere faccia rimangiare ai decisori la volontà politica, gli investimenti, ecc. Pura fantascienza. O wishful thinking adolescenziale (di adolescenti non brillanti, peraltro).

    Il problema è sempre lì: non c’è un solo notav che nei suoi commenti si esima dal mettere un link a un suo bel rassicurante contenuto di parte. Per questo movimento di talebani antimoderni è semplicemente impensabile che qualcuno possa essere contemporaneamente informato e favorevole alla tav. Proprio non ce la fanno: l’assoluta certezza di avere ragione e di essere la verità è uno dei fondamenti del pensiero autoritario/totalitario.

    Ma forse tutto torna: il movimento, ormai ben oltre il concetto di perdente, è quello che è per la sua natura non compromissoria, antipolitica, sfascista. Se alla brutta impostazione “politica” del movimento notav uniamo l’immaturità di certa sinistra sedicente estrema (ma in realtà antimoderna, anti-mercato) e la leadership affidata volta per volta ai meno brillanti tra i centri sociali nostrani e a un signore mediocre in delirio d’onnipotenza, il mix è letale.

    Ora è solo questione di tempo. Prima o poi il movimento si accorgerà di essere morto per irrilevanza. Cosa che hanno notato (anzi, non hanno notato) tutti gli altri. 🙂

  • pep says:

    Mi dispiace, ti è andata male. Vedi il tuo problema è che riesci a parlare della Tav sempre e solo sul piano dell’ordine pubblico, ottima strategia per distogliere l’attenzione dai veri motivi per cui bisogna opporsi. Ti dici favorevole a quest’opera ma non ho visto un articolo in cui motivi il perchè del tuo sostegno alla Tav.
    Magari potresti informarti incominciando dalla puntata di Report di ieri sera, dove Marco Ponti, Professore ordinario di economia dei trasporti al Politecnico di Milano, spiega perchè questa è un’opera assolutamente inutile e controproducente, nel senso che non ci sarà mai un ritorno economico in positivo (perchè dopo averla fatta un’opera di tale portata, la devi anche manutenere, e il disastro economico del tunnel sotto la manica dovrebbe insegnare qualcosa).

    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-de6ce8bb-94f5-464c-bcbf-366ce69f0dff.html

What's this?

You are currently reading Coraggio, fatti menare at Suzukimaruti.

meta