Coraggio, fatti menare

October 21st, 2011 § 5 comments § permalink

Non voglio aggiungermi alla lista di quelli che hanno fatto la parte dei costernados dopo gli scontri del 15 ottobre e vi risparmio un post noioso contro la violenza uguale a tanti altri belli tondi e ragionevoli.

In compenso guardo avanti, per la precisione a domenica prossima, giorno in cui si terrà l’ennesimo corteo notav in Valle di Susa.
Si tratta di una manifestazione preoccupante, perché la sua “piattaforma” (scusate i burocratismi in sinistrese vintage) è tanto semplice quanto micidiale nel suo cupio dissolvi: “migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto” (del cantiere della TAV, ndSuz).
La spiego meglio: l’intenzione è fare un corteo di gente che si porta dietro cesoie e tronchesine (che ci dicono andate a ruba nelle ferramenta della valle, le uniche finora a profittare della protesta, visto che vendono a palate ai manifestanti anche mascherine antigas, guanti e scarponi da cantiere).

Ora possiamo anche fare finta che il 15 ottobre non sia successo nulla e sarebbe tutto sbagliato lo stesso. Ma poiché il 15 ottobre il già pesante distacco tra il “mondo dei cortei” e quello reale si è ampliato a dismisura, forse è il caso di ragionare alla luce dell’ubriacatura di delusioni, scazzi, rimpianti e rabbia maturata in quel brutto pomeriggio.

 

UN PROBLEMA GRAVE

Non ho mai fatto mistero di essere favorevole alla TAV in valsusa – riservandomi di avere ragionevoli perplessità sul “come” e confidando negli strumenti democratici per fare bene – e ho sempre avversato l’antimodernismo dell’ottica “nimby”, con sovratoni nicciani, del movimento notav. Ma scriverei le stesse cose anche se fossi contrario al treno ad alta velocità in Valle Susa, perché – prima ancora che di merito – il problema del movimento è di metodo. Ed è un problema grave che rischia di generare conseguenze pericolose, col suo mix di provocazioni e violenza.

E’ grave perché dopo gli scontri di sabato scorso le Forze dell’Ordine hanno una voglia matta di vendicarsi o quantomeno di farla pagare cara alle frange antagoniste, tenendo conto che queste ultime normalmente si infiltrano nei cortei ma nel caso del movimento notav sono pienamente alla guida.

E’ grave perché il movimento, nell’istante in cui prosegue la politica dell’assalto materiale al cantiere, agli operai che lavorano al suo interno e alle aziende che partecipano ai lavori, passa automaticamente dalla parte del torto e compie azioni al di fuori della legge. E anche se le recinzioni, come asseriscono i notav (non so bene sulla base di cosa), fossero illegali, non spetterebbe loro smantellarle. Cioè, se domani prendo una ruspa e abbatto la casa in cui abita un criminale, mi metto nei guai con la legge (e nel caso della TAV le accuse del movimento sono tutte da dimostrare, by the way).

E’ grave perché sono pochissimi quelli che, nel movimento notav, si rendono conto di marciare dritti verso la sconfitta, scegliendo l’opzione violenta. E sarà una sconfitta con perdite, un po’ per l’aria che tira, un po’ perché l’assalto al cantiere è un motivo perfetto e incontestabile per caricare un corteo e arrestare chi danneggia le reti (con tutti gli odiosi eccessi polizieschi che ben conosciamo, motivo per cui i capetti dei centri sociali resteranno impuniti e ben lontani dai guai e finiranno in mezzo i più fessi, magari gente al primo sampietrino).

E’ grave perché il movimento ormai ha adottato retorica e toni da gruppo talebano. Provate a leggere cosa scrivono gli appartenenti al movimento su siti, forum, gruppi di discussione, ecc. del movimento notav: i pochi che predicano la protesta pacifica sono zittiti, mobbati, sfanculati. E ci sono un mood da apocalisse, un allarmismo con toni totalmente ingiustificati, un’enfasi venata di senso di emergenza che, davvero, dovremmo riservare a questioni più gravi e più imminenti.

E’ grave perché il movimento si isola completamente, si ripiega su se stesso. E non dialoga con forze terze che magari avrebbero tutta la voglia di supportarlo o, come nel caso di SeL, cavalcarlo per fini elettorali. Anzi, la polemica con la sinistra parlamentare è fortissima, sui forum notav. E perfino gli amministratori locali faticano a tornare coi piedi per terra (c’è uno sconfortante articolo sulle pagine locali della Stampa in cui i sindaci della valle non riescono a prendere le distanze dalla violenza: è più forte di loro), presi come sono da una battaglia che è diventata talmente ombelicale da galleggiare nel totale disinteresse del resto d’Italia. E i movimenti isolati, che abbiano torto o ragione, solitamente finiscono male.

 

THIS FILM’S CRAP, LET’S SLASH THE SEATS

E no, non c’è nessuna valida ragione politica per tagliare le recinzioni di un cantiere pubblico.
Ho discusso della questione con alcuni notav su Twitter e la loro unica argomentazione a supporto dell’atto violento è “per noi il cantiere è illegale”, “per noi il cantiere è una minaccia alla salute pubblica”, “per noi il cantiere è sbagliato”. Quindi per loro è giusto attaccarlo, perché il cantiere è il male.

Il problema è il “per noi”. Nel momento in cui le opinioni di una parte diventano unilateralmente legge, si ragiona da fascisti.

Non voglio fare quello che si spaventa perché c’è gente che rinuncia alla politica e si mette ad attaccare fisicamente i simboli, fregandosene se dietro o in mezzo ci sono delle persone, però mi è naturale pensare che il motivo per cui un notav si sente perfettamente legittimato ad assaltare – con un atto palesemente illegale – un cantiere pubblico è lo stesso per cui per un incappucciato è giusto dare fuoco a un SUV o a un bancomat. Per loro sono i nemici, sono il male, sono la mafia, ecc., quindi è giusto e legittimo attaccarli, perché non riconoscono nessun principio superiore al proprio giudizio personale.
E poi, come dicono i notav, non sono attacchi alle persone, ma alle cose. Quindi si può, no? Ecco la logica da black bloc.

Difficile spiegare a gente così inutilmente agitata che il concetto di giustizia non è personale e che ciò che è ingiusto per una parte potrebbe essere giustissimo per un’altra o anche neutro. E non sta ai singoli stabilirlo, perché grazie al cielo abbiamo una società con adeguati strumenti per emanare e far rispettare la legge.
Il cantiere è illegale? Rivolgetevi alla magistratura. E’ un pericolo per la salute pubblica? Chiamate l’ufficio d’igiene. E così via.
Ma non è che esiste una valida ragione per distruggere, fregandosene delle leggi, tutto quello che non ci piace. Quella è violenza. Ed è stupida e infantile anche se hai ragione.

 

ARMIAMOCI E PARTITE: CHI GUIDA IL MOVIMENTO

Credo che buona parte delle azioni stupide del movimento notav siano da imputare all’ingenuità dei leader: gente che non ha esperienza politica e che è riuscita a farsi intortare dagli autonomi dell’Askatasuna (parlo da torinese che bazzicava in altri tempi quel mondo lì), che nei giri dell’antagonismo, in cui il livello umano e politico è quel che è, non sono mai brillati per acume rivoluzionario e hanno sempre fatto la figura dei cugini sfigati degli autonomi di Roma o di Padova, che passavano per “duri”.

Tra l’altro l’irresponsabilità con cui Alberto Perino, presunto capo dei notav, rischia di mandare testardamente a farsi riempire di mazzate centinaia di persone della valle è alle soglie del criminale. Perfino uno come lui è in grado di accorgersi che fare una manifestazione con atti provocatori (loro li chiamano “simbolici”) 8 giorni dopo i casini del 15 ottobre è un atto mostruosamente autolesionistico.

Alla fine emerge, tra un proclama militaresco e l’altro, la totale assenza di rivendicazioni politiche da parte del movimento, salvo un generico gridare “esistiamo e siamo incazzati”. Cosa che peraltro hanno capito tutti quelli che ancora leggono le notizie riguardo la TAV senza sbadigliare per la noia.

 

(aggiornamento del 21 ottobre)
Per fortuna nelle ultime ore pare si stia facendo largo un po’ di ragione e nelle più recenti assemblee aperte del movimento notav è emersa una linea un po’ più sana ma contraddittoria: non facciamoci picchiare, evitiamo scontri, teniamo fuori dal corteo la gente a volto coperto *ma comunque l’intenzione è arrivare al cantiere: tagliamo la recinzione, anche solo un pezzetto*.

Visto che la recinzione sarà a 1 km esatto da dove passerà il corteo, per poterla tagliare anche simbolicamente, i manifestanti dovrebbero valicare un limite imposto e difeso dalle Forze dell’Ordine. Insomma, dovrebbero sfondare un cordone. E dovrebbero essere armati di cesoie, che sono state vietate alla manifestazione. (e tra l’altro in caso di cariche si verificherebbe il più grande incubo di tutte le nonne: gente che corre con le forbici in mano, magari anche senza golfino).

Resta il fatto che i notav non riescono proprio a escludere dal menù gli atti violenti, anche quando l’eventualità di scontri è all’ordine del giorno e riempie le pagine dei giornali (nazionali e locali) da una settimana.
Tra l’altro le mezze buone intenzioni dell’ala meno dura del movimento contano poco di fronte ai proclami guerreschi degli antagonisti (mi sono sorbito un’ora abbondante di streaming dell’assemblea notav e non è mancato, a un certo punto, l’intervento di un tizio che continuava a ripetere “siamo legittimati a farlo [tagliare le reti ndSuz] perché lottiamo da vent’anni!”: una logica meravigliosa.)

Chiudo il post evitando il solito appello ragionevole (e l’unico possibile, a questo punto), cioè abbandonare la lotta ormai strapersa contro la scelta di fare la TAV e concentrarsi sul *come* fare la TAV, cercando di farla nel modo migliore possibile e utilizzando bene tutti gli strumenti che la nostra democrazia concede.
L’unica cosa che mi sento di consigliare agli avventati che il 23 intendono andare in Valsusa a farsi menare dalla polizia più incazzata che mai, spalleggiata da un governo disperatamente alla ricerca di risultati in qualsiasi campo (credo che non vedano l’ora di poter dire “abbiamo fatto piazza pulita”) è di pensare che tutto questo sarebbe un regalo enorme alla peggiore destra (quella a cui teoricamente sareste avversi). E fareste una fine peggiore degli indignados nostrani, a cui è bastato un pomeriggio di cariche dei vostri capetti autonomi per ripiombare nell’anonimato.
Fate voi, io (come tanti altri) vi ho avvertito.

Co-marketing politico parassitario, presente cadavere: l’imbarazzante caso di Sinistra Ecologia e Libertà e il necrologio per Steve Jobs

October 12th, 2011 § 29 comments § permalink

In queste ore sta girando in rete un’immagine che ritrae un manifesto, assemblato in fretta e furia, con cui Sinistra Ecologia e Libertà onora Steve Jobs. (trovata grazie al buon Menietti, che a sua volta l’ha presa da Frankie Hi NRG MC attraverso Zoro)

Se proprio ci tenete a vederla, eccola qui.

Il problema è che quando una cosa mi fa schifo per troppe ragioni, non so mai da dove cominciare e rimango senza parole. Poi mi faccio passare la nausea e me ne vengono tante.
Ond evitare di fare scempio del vostro tempo libero, mi limito a un elenco facile facile.

– è una campagna fuori tempo massimo: se arrivi con i manifesti funebri 4 giorni dopo che il de cuius è morto hai sbagliato tutto. E non riesci a profittare dell’effetto “tutti piangono, buttiamoci nella mischia”, perché ormai il lutto è stato elaborato e stiamo tutti aspettando iOS 5.

– è la classica campagna parassita, in cui si cerca neanche troppo sottilmente (vedi il visual imbarazzante in cui hanno incollato alla meglio il logo di Sinistra e Libertà nelle Mela) un’associazione tra marchi, sperando che la gente faccia uno più uno. E che magari pensi che Vendola è lo Steve Jobs della politica. Verrebbe voglia di augurarglielo.

– è una campagna contraddittoria in termini tecnologici: Sinistra Ecologia e Libertà ha in programma il supporto e la diffusione del software libero e open source e celebra uno dei paladini della massima chiusura, per fini economici e paternalistici/censori, dei sistemi.

– è una campagna contraddittoria in termini puramente politici: ti chiami Sinistra Ecologia e Libertà e celebri con un manifesto un tycoon americano ultra-capitalista e che partecipa all’embargo a Cuba  (nota, per me non c’è nessun problema nel fatto che sia ricco, americano, capitalista e nemico del regime di Castro, anzi: cerco di ragionare con la testa dell’elettore vendoliano medio) la cui azienda non solo sfrutta gli operai cinesi della Foxconn facendoli lavorare, minori inclusi, in condizioni degradanti e senza supporto sindacale, ma si è presa più volte il patentino di multinazionale anti-ecologica, inquinante, ecc.

– è una campagna loffia (in altri contesti direi “da sfigati”), perché si vede che è un disperato “me too”, un goffo tentativo di partecipare a una festa funebre a cui non si è invitati. E’ un problema noto di certa sinistra (e mi piange il cuore a dirlo): il disagio nei confronti della modernità, una lentezza ad adottare le novità, un amore estetizzante per il passato (mi gioco una pizza che Vendola, al secondo bicchiere di Negroamaro, ti tira fuori il discorso sull’intima bellezza del libro cartaceo o sul piacere di scrivere le sue poesie con la stilografica e così via).

– è una campagna a rischio, perché non è che puoi prendere il marchio Apple e conciarlo come ti pare col marchio del tuo partito e poi riempirci il centro di Roma. Sento già il rumore di una decina di avvocati a Cupertino che iniziano ad affilare i canini.

– in ultimo è uno sciacallaggio evidentissimo: non c’è una sola ragione al mondo per cui un partito politico italiano desideri celebrare una figura che non ha nulla da spartire con il suo mondo se non un palese tentativo di co-marketing forzato, presente cadavere (anzi, assente causa ritardo di Vendola & c.)

Nello spezzettamento lacaniano dell’io in rete, questa bella iniziativa del partito di Nichi Vendola è riuscita a infastidirmi come uomo di sinistra, come appassionato di tecnologia, come comunicatore di mestiere e pure come semplice cittadino. Per quanto ne capisco, Sinistra Ecologia e Libertà ha rimediato una figura imbarazzante e, cosa ancora più grave, ha fatto qualcosa di moralmente riprovevole.

Mi piacerebbe fare quello offeso che dice “ecco, per questa porcata non avranno il mio voto”, ma ho motivi più seri e più validi per non votarli. Però da oggi mi fanno anche un po’ schifo.

Update: Vendola ha preso le distanze dal manifesto, definendolo un “incidente di percorso” (via Claudio Cerasa). Il che solleva seri problemi su come gestisce il partito (che più personale non si può).

 

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