Derisi & Calpesti TV

March 16th, 2011 § 6 comments

Non prendetemi per leghista o per becero bastiancontrario, ma non ho molta voglia di festeggiare i 150 anni di unità italiana.

Certo, il Risorgimento è stata una fase importante della nostra storia patria, animata da una èlite consapevole e fatta *nonostante* il popolo. Anche perché quei trecento che provarono a fare l’Italia sbarcando a Sapri e convincendo le masse finirono presi a roncolate dai contadini stessi che volevano liberare.

Certo, la Resistenza è la pagina più bella dell’intera storia d’Italia ed è il fondamento di quel poco di dignità nazionale che ci rimane. Ma è stata fatta da una minoranza di persone, svegliatesi dalla truffa del fascismo a cui, in massa, la quasi totalità del paese aveva entusiasticamente aderito per un paio di decenni.

Non riesco a non pensare che le poche cose buone dell’Italia siano state fatte da poche avanguardie più o meno illuminate per rimediare alla straordinaria capacità degli italiani di trovarsi sempre e comunque dalla parte sbagliata della Storia, in compagnia dei peggiori infami.

Non riesco a festeggiare l’unità di un paese così. Un po’ perché statisticamente 150 anni di storia dimostrano che – lasciati a loro stessi – gli italiani fanno scelte stupide, sbagliate e autolesioniste. E si mettono in mano a leader imbarazzanti, disonesti.

E l’orgoglio patrio si basa tutto su azioni più o meno eroiche di cittadini che, da soli o in pochi, sono andati contro lo spirito nazionale, contro gli umori delle masse, contro le scelte sciagurate della maggioranza dei loro concittadini.

Capisco benissimo chi, esponendo il tricolore oggi, vuole celebrare quelle poche pagine belle del nostro libro di storia e i valori sani che, nonostante tutto, in qualche modo galleggiano qua e là come chiazze di pulito in un mare di cacca. E capisco chi piazza il tricolore sul balcone per contrastare in modo estetico l’idiozia leghista/nordista/localista.

Ma io non riesco a festeggiare, scusatemi.

Un po’ perché provo imbarazzo per questo paese disgraziato in cui sono nato e per la bruttezza umana dei suoi cittadini presenti, passati e – visto come stanno le cose – futuri.
Un po’ perché non sono così tanto convinto di essere altro rispetto a loro e di poter fare la differenza.

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