Ikea Stonehenge « How to be a Retronaut

February 17th, 2011 § 2 comments § permalink

Ikea Stonehenge « How to be a Retronaut

Calembour perdibili – 2

February 17th, 2011 § 0 comments § permalink

A quanto pare Berlusconi ama circondarsi di yesmen e ooohyesyesyeswomen.

Giornalismo di (mala)parte

February 16th, 2011 § 4 comments § permalink

Oggi Giuliano Ferrara ha prodotto sul Foglio uno dei suoi articoli più inviperiti e apodittici.
Normalmente riesce a piazzare da qualche parte un po’ di leggerezza calviniana, un po’ di stile.

Oggi no: mi ha sorpreso trovare il logo dell’Elefantino a fine articolo, perché la malcelata incazzatura, il cercare far passare malamente le opinioni per fatti e lo stile rognoso non sono alla sua altezza. 

Insomma, se Ferrara si riduce a sputazzare faziosità mediocri come un Lehner qualsiasi, significa che sta succedendo qualcosa di significativo.

Giusto nel titolo si capisce il tocco di Ferrara, con quel riferimento a “Tecnica del colpo di stato”, libretto di Curzio Malaparte, dimenticato dai più. (per leggerlo – non essendo ristampato da anni – l’unico modo è recuperare questa raccolta, che lo contiene)

Il problema di tirare in mezzo Malaparte è noto: difficile piegare un’identità mostruosamente ondivaga come lui ai ragionamenti di parte. Il libro nasceva nei primi anni Trenta come “guida pratica” per rivoluzionari europei (e fu censurato in tutti i paesi in cui c’era una dittatura), ma nelle intenzioni dell’autore era un manuale di autodifesa per stati liberali. 

Quel che è certo è che in “Tecnica del colpo di stato” il nemico da abbattere sempre e comunque era l’autocrate, il concentratore di potere, il leader vanitoso perennemente allo specchio. Usare questo libro per gridare al golpe giudiziario mi sembra paradossale, insomma.

Malaparte è un’arma a doppio taglio. Ferrara ne ha fatto un uso improprio e paradossale e, soprattutto, ha compiuto l’errore – grave – di aver preso solo una parte dell’universo malapartiano. 

Sì, perché alle vibrazioni rivoluzionarie (o reazionarie) giovanili del buon Curzio hanno fatto seguito i racconti più impietosi, morbosi e inquietanti della disgrazia nostrana.

Se Ferrara vuole usare Malaparte per raccontare le miserie di oggi, si rilegga “La pelle”: ci ritroverà lo schifo degli uomini che vendono le figlie per soldi, scoprirà la bruttezza delle cortigiane al servizio del potere, troverà sullo sfondo una Napoli immersa nella monnezza, reale e umana.

Mi ha un po’ sorpreso, ora che sta tutto andando ancora più in vacca di quanto ci aspettassimo, scoprire che avevo tirato fuori Malaparte già 3 anni fa, quando Berlusconi tornò al Governo. Non riesco a trovare un libro migliore de “La pelle” – che non è altro che un saggio pratico di antropologia culturale sotto forma di romanzo perverso – per spiegarmi l’Italia di oggi.
Per quanto mi riguarda siamo ancora lì: scrivevo nel 2008 che l’Italia si prostituiva a Berlusconi per disperazione, convinta intimamente dell’assenza di altre vie più dignitose per “farcela”. Mi sa che avevo – caso raro – ragione. Non che ci volesse molto ad arrivarci, eh. 

E se Ferrara ha tempo potrebbe anche rileggersi, sempre di Malaparte, il libro sul disfacimento di chi, conquistato un potere enorme, ha comunque perso la guerra, il racconto del crollo degli eserciti nazifascisti.
Si cerchi, se può, le pagine sulla strana paura dei soldati tedeschi in rotta in Ucraina e provi a vedere se trova tra i suoi compagni di militanza lo stesso senso febbrile di smarrimento alternato a momenti di vana esaltazione retorica.
Morti o scappati i generali e gli strateghi, restano le seconde linee delle Santanché e i veterani Ferrara ormai fuori forma. E l’esercito, ancora vivo, non fugge e non combatte. Perde per noia, giorno dopo giorno, trincea dopo trincea.

Credo non sia un caso che quel libro si intitoli “Kaputt”, parola che non significa esattamente “morto”, ma “incapacitato” (non so se il termine esiste in italiano), inabile ad agire. Proprio come il nostro amato Premier.

Calembour perdibili

February 16th, 2011 § 0 comments § permalink

Pare che dalla marmitta della macchina del fango esca il fumus persecutionis.

Teorema di Sanremo, Italia

February 15th, 2011 § 1 comment § permalink

Per quanto ci si impegni ad alzare la qualità delle proposte, la gente alla fine vota sempre per i peggiori.

Volevamo la dittatura del proletariato? Eccola.

Il solito Sanremo di regime

February 15th, 2011 § 0 comments § permalink

Quest’anno lo commento su Twitter.

http://www.twitter.com/suzukimaruti

Arte sacra Fine art. – Imgur

February 15th, 2011 § 0 comments § permalink

Arte sacra

Fine art. – Imgur

“brutti, cattivi, adesso mi porto via il pallone e non…

February 15th, 2011 § 0 comments § permalink

“brutti, cattivi, adesso mi porto via il pallone e non gioco più, ecco, così imparate”

(a margine – presa dall’entusiasmo antiberlusconiano, oggi Repubblica.it ha definitivamente azzeccato lo slideshow in apertura; il Corriere, invece, è un piccolo incubo a vedersi)

Trascurata la brutta signora e messe da parte tutte le…

February 9th, 2011 § 2 comments § permalink

Trascurata la brutta signora e messe da parte tutte le considerazioni politiche, non resta che fare la versione in prosa del cartello, cioè:

 ”Ovunque l’ingiustizia minaccia la giustizia”.

Una tautologia di questo genere ha senso solo se, immediatamente dopo averla pronunciata, si aggiunge: “per questo c’è bisogno di Superman!”. E poi parte la sigla

(oppure è tutto un trappolone per farci passare per persone volgari e distratte, giacché a un cartello di questo genere non si può che rispondere “antani”, “‘e ‘sti cazzi!”, oppure “eh?”.)

Cocaina, cani e mignotte (pochissimi cani)

February 9th, 2011 § 2 comments § permalink

Se io mi devo kurare, tu piantala con cocaina, cani e mignotte!”. 

(Sara Tommasi in un SMS a Paolo Berlusconi – da Repubblica)

Da queste parti si dibatte sul significato del messaggio. Cosa fa esattamente Paolo Berlusconi, con la coca, i cani e le mignotte?

Sono 3 attività totalmente scollegate? O fanno tutte parte di un’unica macro-attività? (il che evocherebbe scenari da film porno animal, che fa così anni Ottanta).

Insomma, la cocaina e le mignotte le capisco, viste anche le mirabolanti imprese del fratello. Ma i cani?

Cosa fa, li tortura? Li mangia come un coreano? Ci si accoppia? Scommette alle corse dei cani? Spende capitali alla Brigitte Bardot per salvarli dal randagismo?

Oppure Sara Tommasi è una specie di Crudelia DeMon che non sopporta che il povero First Brother nazionale si occupi amorevolmente dei suoi 101 dalmati?

Chi sa, parli.


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