Morire per delle idee

February 21st, 2011 § 20 comments

Parte tutto da questa vignetta di Makkox sul Post. Più che una vignetta, è un editoriale. E mi ha fatto male, perché dice la verità. Ed è una verità antipatica, che mi procura un malsano odio autoriferito.

Mi urta anche solo pensarlo, perché speravo di meritare qualcosa di meglio, ma è assolutamente vero che la cifra identitaria di una generazione, della mia generazione, è Berlusconi. No, non l’opposizione a Berlusconi: la sua stessa esistenza, la sua irruzione nelle nostre vite, il nostro cercare colpe, meriti, eroismi, identità e il nostro sperare che, come un male non curato, vada via da solo.

Makkox ci chiama – e si mette anche lui nel mucchio – “kamikaze vili”, disposti a “morire per”, ma non a lottare. E ha ragione, purtroppo.
Perché pur di vederlo uscire dalle nostre vite, dalle nostre teste, dalle nostre conversazioni, ci siamo appigliati a tutto. E questo “tutto” era sempre al di fuori di noi e non era “noi”.
Insomma, per l’ennesima volta, come tutti i pigri e i passivi, abbiamo perso la speranza che esistesse una soluzione interna e di sistema al problema-Berlusconi e ci siamo affidati all’unico fattore di rinnovamento possibile in Italia: il caso (eventualità che comprende anche la morte).
C’è stato un momento in cui, evidentemente, ci siamo tutti convinti – io incluso – che è inutile darsi da fare e agitarsi e che questo male qui non va via con l’impegno, con la lotta, con la politica.

Come per il fascismo, come per mille mali profondi di questo paese e delle nostre vite quotidiane, non ci salviamo. Ci salvano. O il male passa da solo. O succede qualcosa di così grosso che, anche se finiamo nei guai o ci ricopriamo di merda, almeno ci liberiamo di lui.
E in assenza di salvatori, e visto che Berlusconi non accenna a schiattare, non ci resta che sperare nella terza soluzione: una disgrazia. Tutti morti, tutti finiti, lui incluso.
Siamo arrivati a questo: un cupio dissolvi collettivo, perché dal male così profondo non c’è fuga, perché è radicato, perché è ineluttabile.

E’ dal 1994 che viviamo così. E per molti di noi, per quanto ci sforziamo a non ammetterlo, Berlusconi è diventato una presenza quotidiana, un riferimento costante, un “qualcosa” che, anche se non nominato, anche se volutamente ignorato, è presente.
Ne parlavo, tempo fa, con un amico. Ci raccontavamo di come, sotto sotto, entrambi vivessimo con la cognizione di un “dopo” in cui, liberate le nostre vite dalla brutta presenza di Berlusconi, tutto sarebbe cambiato. Magari marginalmente in meglio, eh. Ma ci sarebbe stata una condizione in cui tutti gli sforzi sarebbero valsi un po’ più la pena. Ora no: questa situazione, che dura ormai da 17 anni, è un killer per qualsiasi entusiasmo. E’ un problema psicologico collettivo, più che un fatto politico. Ma non riesco (più) a nascondermi che vivo ogni giorno sperando in un “dopo”. Qualsiasi “dopo” che sia civile, fossero anche 50 anni di destra al potere. E non mi piace vivere sperando.

Sono gli anni di Berlusconi e mi fa schifo il solo fatto di viverci e di aver fatto pochissimo per porvi rimedio, giusto un po’ di militanza in campagna elettorale, il voto a sinistra (quello utile, senza velleità bertinottiane), qualche telefonata per convincere gli amici di tendenza astensionista, una secchiata di vacui post faziosi sul blog in cui ci si dava torto/ragione tra gente già convinta. E basta: tutte soluzioni comode, da divano.

In verità mi vergogno per il solo fatto che sto qui a chiedermi cosa posso, cosa possiamo, fare di più.
C’è il Mediterraneo in fiamme e a 40 miglia di mare sta succedendo qualcosa che qui non ci sogniamo nemmeno. Forse è nel destino di questa penisola incrostarsi, fossilizzarsi su un regime e vedere quelli che chiamavamo “barbari” superarci in modernità. E lentamente – o velocemente, a seconda di come la vedete – invaderci, scassare le nostre abitudini, entrare nelle nostre vite, cambiarle e dare una botta al motore della storia patria, che gira a vuoto – o all’indietro – da troppo tempo.

Credo che il declino, quello di un popolo, sia questo: osservare impotenti e indolenti il male, accorgendosi che l’unica forma di lotta che ci siamo concessi è stato il tentativo di assomigliargli un po’ meno. E aspettare che arrivi qualcuno, da fuori, a rompere lo specchio.

§ 20 Responses to Morire per delle idee"

  • efraim says:

    Allora, in questo post esprimi un’idea di atteggiamento che porta al declino di un popolo di cui ti senti parte che inizia dalla vignetta e finisce con l’essersi accontentati di assomigliare un po’ meno al male, giusto?
    Ebbene, sono stato lieto di leggerlo perché è proprio l’impressione che mi hai fatto in tutto e per tutto: esemplare sommo. Tutto qua.

    Poi non penso che se al posto di Berlusconi ci fosse stato Rutelli (avrai letto forse il bel post di leonardo http://leonardo.blogspot.com/2011/01/rutelli-scenario.html ) o quando arriverà Tremonti (o Bersani o Vendola) le cose sarebbero potute essere migliori quel tanto che valga la pena anelarlo, né che lo diventeranno all’interno di questo sistema. Né penso che servano anche solo a limitare i danni strategie come quelle che hai indicato nel post (moderata militanza di centrosinistra), ma è un altro discorso e ci sono tante altre cose che penso… non importa.
    Va bene anche solo relativamente a Berlusconi e anche se non condivido l’idea di come contrastarlo: mi fa piacere che tu ti riconosca nel personaggio della vignetta e sia l’autore di questa autoanalisi, perché ti descrivi come ti ho sempre visto. Se è una visione verace, ti auguro di trovare stimoli e soluzioni che ti sembrino validi per uscirne e ci auguro che tu ci prenda.

    Se non ti torna la parte centrale fa niente, il succo è all’inizio e l’ho ribadito alla fine. Buon tutto.

  • suzukimaruti says:

    Sì, ma prova a scrivere concetti semplici, ben spiegati (se è il caso parti da Adamo ed Eva) e frasi brevi che possa capire chiunque.
    Perché, giuro, non ci capisco una mazza. E dire che mi sforzo, eh!

  • efraim says:

    Sarà, se vuoi ci riprovo pure, ma magari non è che hai tutta questa voglia.

  • suzukimaruti says:

    (continuo a capire poco o niente di quello che scrivi, ma ho capito che è anche un po’ colpa tua)

  • efraim says:

    Provo a spiegarmi così: sono contento che tu abbia descritto, in questo post, proprio come ti ho sempre visto, trovandoti anzi esempio esemplare, anche se credo che il discorso sia più profondo e non cambierebbe se al posto di Berlusconi ci fosse qualcun altro (o più correttamente: cambierebbe: ma non sostanzialmente).
    Mica per cattiveria, che immagino ci si senta male a sentirsi così, ma perché vuol dire che probabilmente non avevo tutti i torti a vederti così e, se è vero, che ti piaccia o no, saperlo ti conviene sempre.

    Già che c’ero, t’informavo che ho inserito in un libro di improbabile pubblicazione il virgolettato di cui sopra, assolutamente ispirato a questa immagine che mi sono fatto dal nostro occasionale incontro, anche se privo di ogni riferimento alla tua persona.

  • suzukimaruti says:

    (non ho letteralmente capito una sega)

  • efraim says:

    Ma che bello leggere questo pezzo! Lo sai che quanto dici è proprio quello che ho pensato di te da quando ti conobbi. Non riguardo al solo Berlusconi, ma all’andamento globale del sistema in cui viviamo; ma è già molto leggerti dire ciò riferito al più immediato dei problemi…
    Anzi, la tua immagine mi si è cristallizzata come l’epitome vivente di tutto ciò che descrivi. Anzi, ne approfitto per informarti che mi sono ispirato a te inserendo questo riferimento assolutamente incomprensibile in un libro che ho scritto (attualmente e forse sempre inedito), “Non potete spuntarla con i suzukimaruti, con gl’uomini che si credono tali quali si dipingono” anche se l’espressione immediata non indica proprio quello che dici, ma nel discorso il riferimento è quello.

  • Debora says:

    Mi chiedo perché Makkox abbia fatto parlare Andrea Pazienza… il naso, i riccioli, la tazza in mano…

  • suzukimaruti says:

    Bolso: quando mi volevi DAVVERO bene non solo mi leggevi ma ti lamentavi pubblicamente della lunghezza dei miei post, aggiungendo anche un puntuale conteggio caratteri alle tue contumelie! 😉

  • Uno dei contributi più lucidi che abbia mai letto sullo sbando e sull’inerzia di questo paese. Complimenti! Se posso aggiungere una cosa, l’attuale classe politica non è solo la causa di questa deriva sociale diffusa, quanto in buona parte il naturale prodotto…

  • Suz, con questo post torno a leggerti regolarmente e forse a farti trackback, guarda mo’ te!

    Grazie per averlo scritto.

  • M. says:

    Si chiama democrazia. Voti, insieme a te votano altre persone e chi riceve più voti governa. Quello che hai fatto tu è quello che si può e si deve fare.

  • sara says:

    “la cifra stilistica di una generazione” non esiste, secondo simone weil e sono d’accordo con lei. ci sono individui che si rispettano o meno. non mi sono mai riconosciuta in alcunchè, complessivamente, ho sempre riconosciuto rispetto ad altre persone e alle regole della convivenza civile. e quando queste regole non mi piacevano sono scesa in piazza e da quando c’è questo tizio in piazza non scendo più, perchè non ha più senso. la lotta è riuscire a dare un senso al tuo quotidiano, malgrado tutto e rispettando anche le persone che pensano che questo sia un grande statista, la lotta è per restare plurali e non lamentarsi della realtà, cambiarla, quando si può, fare con quando non si può. se la maggioranza delle persone del paese in cui vivo pensa che uno così sia un grande statista ok, devo fare con. non mi piace questo gioco del riconoscersi, giustifica troppi piagnistei. saluti

  • Garethjax says:

    Mi stupisco che makkox si stupisca e anche tu ti fai coinvolgere.
    Questo paese è un ospizio malandato e i vecchi votano Berlusconi perché Promette cose da vecchi. Morte libera tutti.

  • suzukimaruti says:

    Grazie, Mitì 🙂

    I tuoi complimenti valgono di più 😉

  • Mitì says:

    Chapeau, tesoro.

  • Luca says:

    Bel post ma ti preferisco quando metti le foto.

  • lo scorfano says:

    Che bel postr che hai scritto. Amarissimo, ma tanto (troppo) vero.

  • Non per giustificarmi/rci, ma mi piace pensare che se quelle soluzioni da divano fossero applicate da una fetta consistente della popolazione probabilmente non si sarebbe arrivati a questo punto. E sinceramente spero di non arrivare alla situazione della Libia o dell’Egitto per vedere se riusciamo ad abbandonare il nostro torpore. Da italiano pizza e mandolino, ti lascio tre canzoni: “Si può dare di più senza essere eroi”, “Libertà è partecipazione”, “Potere troppe volte delegato ad altre mani…”.

  • Samuele says:

    Mai mi sono sentito politicamente vicino a te come in questo momento.
    Come si dice in questi casi: ‘bel post’. 🙂

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