E’ una catena (ormai)

November 15th, 2010 § 5 comments

Sul caso di Paola Caruso hanno già detto tutto Matteo e Guia, quindi mi limito a linkare quello che scrivono (anche perché lavoro a 5 metri dal Corriere e finisce che la figliuola, appena recupera le forze, mi mena in pausa pranzo e da sempre adotto una politica di buon vicinato).

Per una volta vorrei condividere un pensiero positivo.
Con buona probabilità la povera Paola non farà più la giornalista. O almeno non lo farà al Corriere. In compenso ha un futuro come social media manager: in un paio di giorni ha coinvolto e mobilitato in massa tutti i socialcosi, spingendosi là dove centinaia di agenzie e di mezzi guru del “social media marketing” non sono mai riusciti ad arrivare.

Lo dico a tutti gli amici e conoscenti che lavorano in quell’ambito: regà, se questa si mette in proprio vi fa neri.

(a margine, cari amici che avete invaso così in massa e così acriticamente i socialcosi per 2 giorni, mi inquieta un po’ il pensiero che la difesa del posto fisso venga considerata un’avanguardia dalla mia generazione. E mi inquieta ancora di più la facilità con cui nei conciliaboli della blogosfera si creano martiri ed eroine transitori, così un po’ alla cazzo. Ma forse ogni generazione ha le Rosa Parks che si merita).

§ 5 Responses to E’ una catena (ormai)"

  • @Enrico, lo vuoi un davvero social media manager? Conosci http://twitter.com/dietnam ? L’uomo dietro Chuck Norris, Barack Obama, Brinda con Papi e ultima in ordine di tempo, l’hai visto il primo hashtag non sponsorizzato (quindi il secondo) sui trending topic italiani, sì? 🙂

  • suzukimaruti says:

    Confesso che ho problemi a capire le dinamiche della blogosfera.
    Mi spiego: ci sono migliaia di cause più importanti, più giuste e più emergenti di quella di Paola Caruso. Ecco, mi sembra che ci siano occasioni migliori per spendere la propria indignazione e la propria forza politica.

    E invece vedo che la maggior parte dei blogger nostrani si sono buttati su questa causa che, a mio giudizio, non merita molto. In primis perché non è una storia di precariato (si parla di una persona che lavora ininterrottamente da 7 anni, peraltro in un mondo dove l’assunzione a tempo indeterminato non è così comune, anzi buona parte dei giornalisti fanno i collaboratori a un tanto al pezzo), in secondo luogo perché la causa mi sembra ben poco condivisibile nel merito (ovvero: non sono affatto convinto che l’assunzione dopo 7 anni di contratti annali sia “dovuta”. Anzi.)

    Non riesco a spiegarmi perché la blogosfera abbia abbracciato in massa e con così tanta enfasi proprio questa singola causa e non altre. Boh. Forse è la dimensione individualistica della protesta, forse è una forma di identificazione (nella blogosfera in molti si sentono un po’ giornalisti/comunicatori o giù di lì e spesso pretendono un ruolo nel mercato della comunicazione, anche se magari non se lo meritano), o forse c’è qualcosa che mi sfugge.

    Quel che mi pare identificabile e certo è che i meccanismi di condivisione e di “intelligenza connettiva” rischiano di diventare – e questa volta mi pare sia capitato – azioni un po’ da pecoroni: uno dietro l’altro, acriticamente, senza valutare bene la situazione, senza approfondire, senza informarsi bene.
    Insomma, mi disturba pensare che a breve lapideranno una poveraccia in Iran e le iniziative a suo favore hanno mosso ben poche coscienze nella blogosfera italiana (giusto qualcuno ha cambiato la fotina su Facebook con quella di Sakineh), mentre una questione ridicola e un po’ capricciosa è diventata d’improvviso la causa numero 1 della blogosfera italiana.

    (sì, sto facendo del benaltrismo, perché serve, cazzarola)

  • Sergio says:

    Ma così per valutare prospettive future… esistono guru del social media marketing assunti a tempo indeterminato? 🙂

  • Con tutto il rispetto, ci riuscirebbero in molti, se per esempio minacciassero abbastanza credibilmente di darsi fuoco su YouTube. Senza considerare che, oltretutto, Paola ha avuto il “””vantaggioso privilegio””” (basta come virgolettato?) di avere quale avversario il corsera. Fosse stato la Ghinazzi Spurghi, più probabilmente sarebbe rimasta in quinta pagina dell’Eco di Bergamo. O comunque non avrebbe avuto lo stesso eco sul web, come è stato per gli immigrati sulla gru.

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