[bignami] Da Paolo Villaggio al sabato del villaggio. E dire che è un post sull’iPad

January 27th, 2010 § Comments Off on [bignami] Da Paolo Villaggio al sabato del villaggio. E dire che è un post sull’iPad § permalink

[i post “bignami” sono versioni condensate, sotto forma di elenco puntato, dei miei soliti post lunghi, ideali per chi non ha tempo o non ha voglia]

Il post originale (quello lungo) è qui.

Per l’occasione, il Bignami è a cura di Gaia Giordani

Per una migliore comprensione di questo dialogo, ecco una legenda: Cs = Copiascolla, E = Essere Umano di Riferimento aka Ectoplasma

E – L’aggeggio si chiama iPad e in sostanza è un grosso iPhone che non fa le telefonate…

Cs – Abbasso la tavoletta!

Da Paolo Villaggio al sabato del villaggio. E dire che è un post sull’iPad

January 27th, 2010 § 15 comments § permalink

Chiariamoci subito. Il problema è nostro, che in 10 anni di anticipazioni, sussurri e mormorii, in assenza di informazioni ci siamo costruiti un mito irraggiungibile, un po’ come il risultato di Italia-Inghilterra per Fantozzi e colleghi imprigionati nel cineforum aziendale a sorbirsi la corazzata Potëmkin.

Se l’iPhone aveva colto di sorpresa molti, l’iPad di Apple ha deluso tutte le aspettative. Attenzione, non sto scrivendo che l’iPad sia un brutto prodotto. Sto scrivendo che per una volta il prodotto è inferiore a ciò che ci si aspettava.

E non poteva essere che così. Il fantasmagorico Tablet della Apple è un prodotto leopardiano: atteso, mitizzato e desiderato fino al momento prima che si riveli. La domenica del villaggio è bella finché è sabato.

UNA DELUSIONE E QUATTRO PREOCCUPAZIONI

Psicologia collettiva a parte, il resto sono considerazioni tecnologiche e di mercato.

L’impressione è che l’hardware non faccia poi così tanto la differenza. Cioè, l’iPad sembra un prodotto del 2010, il che non è un problema, ma lo diventa se si pensa che l’iPhone sembrava un prodotto del 2010 quando fu presentato nel 2007.

La vera delusione è lo schermo: quasi 10 pollici e una risoluzione di 1024×768, come se fossimo nel 1999. Personalmente, nell’era dell’HD, da un gadget non tascabile mi aspetto minimo un display HD-Ready 720p, insomma 1280×720 o poco più. Invece no: proporzioni 4/3 e risoluzione XGA. Let’s go back to the old school!

Non dico che per me sia deal-breaking (lo devo provare), ma poco ci manca.

Ci sono, poi, un sacco di preoccupazioni, soprattutto per noi che siamo un interno-cortile nella periferia sfigata della provincia dell’impero. Ne elenco un po’.

La prima: un display da 10 pollici su un hardware leggero è perfetto come player video. E lo sarà per gli americani, che potranno accedere a un sacco di contenuti video su iTunes (pagandoli, ovvio) e goderseli come più gli aggrada.
Se per l’iPad in Italia va a finire come per l’iPhone – cioè attualmente zero contenuti video venduti su iTunes – una delle destinazioni d’uso dell’iPad va a farsi benedire. E dubito che Steve Jobs mi permetterà di riempirmi la tavoletta di DivX e guardarmeli (e dire che ci è arrivata perfino la Microsoft, che con il più recente aggiornamento di firmware ha reso compatibile lo zune HD con DivX e XviD). Una Apple TV portatile? No grazie, Steve, visto che qui non ci vuoi vendere i film su iTunes!

L’altra preoccupazione riguarda l’iPad come macchina per giocare. Visto che il 50% del keynote è stato occupato da demo di giochi, è palese che a Cupertino contano molto sulle capacità videoludiche della tavoletta. Dovessi dirvi che sono rimasto impressionato dai giochi mostrati, mentirei. Ok, c’era poco tempo a disposizione e ci sono ampi margini di crescita, però mi aspettavo di più. Vediamo che succede nei prossimi mesi.

La terza preoccupazione è forse la più grossa. L’iPad è rivoluzionario nel prezzo e nel modello di connettività mobile: niente abbonamenti pluriennali, giusto un hardware a un prezzo umano (di fatto costa meno dell’iPhone) e, volendo, sui modelli 3G una connettività che si paga mese per mese. Con 30$ al mese si ha banda 3G illimitata (il piano da 15$ per 250 Mb mensili è per soli masochisti) e tutto sommato 629$ per la tavoletta 3G sono accettabili.
Il problema è che nulla ci garantisce che accada altrettanto in Italia. Negli Stati Uniti è una pacchia e credo che il piano dati dell’iPad metterà nei guai i piani flat dati di molti operatori e li obbligherà a rivedere i prezzi verso il basso. Ma qui? Lo scopriremo a giugno/luglio.

La quarta si concentra tutta sull’uso dell’iPad come lettore di ebook. Il fatto è che in termini di qualità della lettura, un display tradizionale è anni luce peggio rispetto a uno schermo e-ink, che non è retroilluminato e non si ricarica 60 volte al secondo, ma sta fermo lì, opaco come la pagina di un libro. Davvero, sono due mondi diversi.
In cuor mio sapevo che Apple non avrebbe mai fatto un prodotto basato sull’e-ink e la cosa mi andava bene, perché mi aspettavo – anche tenendo conto dei rumors – che in cambio a Cupertino si sarebbero ri-inventati il mercato dei periodici, che è in crisi da tempo immemore.
Invece niente: giusto una versione del New York Times, decisamente ordinaria e drammaticamente simile alla versione NYT Reader, che già gira su tutti i computer su cui è installato Adobe Air.

MA MI SERVE? AKA “FAMOLO GROSSO”

Se non avessi di fronte al naso un iPhone (cioè, ora che sto scrivendo ho un MacBook, ma ci siamo capiti), probabilmente mi starei strappando i capelli dalla gioia per l’iPad. Ma la realtà è che fatico a trovare, almeno da quanto ho visto oggi nel keynote di Jobs, differenze mostruose tra il mio cellulare e l’iPad.

Anzi, ho il timore che la versatilità dell’iPhone sia il migliore argomento a sfavore dell’iPad. Di fatto l’iPhone fa tutto quello che fa l’iPad: oltre a farmi telefonare, suona gli mp3, mi fa vedere video in formati inutili, esegue centinaia di migliaia di applicazioni e qualche giochino interessante, mi fa navigare bene in mobilità senza Flash e mi fa pure leggere gli ebook su uno schermo retroilluminato. E la necessità di farlo più in grande per me non è così impellente, soprattutto se non c’è nemmeno il supporto a Flash o un abbozzo di multitasking a fare la differenza tra l’iPad e l’iPhone.

Sì, ovvio, qualcuno potrà dirmi che ora c’è la suite di iWork ricicciata per iPad. Saranno felici tutti i 25 utenti reali di iWork, ma non mi riesco a emozionare.
E se devo leggere ebook in mobilità, tenendo conto che il modello di business librario di Apple è, almeno per l’utente, identico alla concorrenze, tanto vale comprarmi un Kindle, almeno non mi cavo gli occhi. E se proprio voglio cavarmeli, o uso un iPhone (che con Stanza fa miracoli) o accendo il MacBook e mi apro un PDF.

COSE CHE NON HO

Alla fine, visto l’esercito di rumors prodotti dalla Rete negli ultimi mesi, si contano le feature sopravvissute e presenti nel prodotto finale e quelle cadute durante l’unveiling. Alcune mi erano particolarmente care.

L’idea dell’iPad come lettore di emagazine (non è un refuso, è come l’ebook ma con le riviste, capisce?) mi sembrava realizzabile e a portata di mano. Ma per ora nada.

Anche l’idea di utilizzare l’iPad come superficie tattile-visiva aggiuntiva di un Mac non mi sarebbe dispiaciuta. Cioè, immaginate di poter abbinare l’iPad al vostro Mac e poter controllare quest’ultimo attraverso l’iPad, che diventa una via di mezzo tra una tavoletta grafica, un touch-screen aggiuntivo e un touch-pad. Figo, no? Magari Apple col tempo si inventa un’applicazione simile: metterebbe nei guai, per esempio, tutte le aziende che vendono controller hardware fisici. Pensate che bello poter controllare in realtime i parametri di Logic smanettando sull’iPad mentre sul Mac “gira” la musica.

Mi sarebbe anche piaciuto un iPad un po’ più orientato alla comunicazione interpersonale. Nella mia immaginazione lo avrei visto bene con due fotovideocamere, una sul retro e una frontale, per fare videoconferenze e videotelefonate. Non ne ha nemmeno una. E dire che lo spazio su quella cornice spessissima (che è molto poco Apple) non manca.

QUINDI?

Quindi aspettiamo. Magari siamo di fronte a una sorta di primo iPhone (quello 2G senza applicazioni, che negli States dava occupato quando eri connesso a Internet e che non mi aveva convinto). Magari tra un po’ esce un iPad numero 2 che fa fare al prodotto il vero salto di qualità, così come è accaduto con l’iPhone 3G.
Oppure c’è qualcosa che mi sono perso (e non sono l’unico, tenendo conto che personalmente sospendo il giudizio e sto alla finestra, ma noto in giro un po’ di delusione, perfino su siti come Gizmodo ed Engadget, normalmente servilissimi quando si tratta di Apple) e Apple finisce per rifondare 3 o 4 mercati, rivoluzionare il mercato dei media, cancellare la fame nel mondo, donare la vista a Stevie Wonder e far vincere le elezioni al PD.
Oppure accettiamo che Apple abbia prodotto il suo Zune marrone e tiriamo avanti.

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