[bignami] Il Venerabile Maestro e chi lo venera

November 27th, 2009 § Comments Off on [bignami] Il Venerabile Maestro e chi lo venera § permalink

[i post “bignami” sono versioni condensate, sotto forma di elenco puntato, dei miei soliti post lunghi, ideali per chi non ha tempo o non ha voglia]

Il post originale (quello lungo) è qui.

– ho prodotto la seconda puntata sull’irriverenza online per Aprileonline

– già che ci sono ne approfitto per riassumerla per sommi capi, casomai non la leggeste

– sì, lo so, sono pedante

– in ogni caso, nel post segnalo che c’è un gruppo di Facebook che – scherzosamente – propone la riabilitazione di Licio Gelli

– incredibilmente (o forse no) a quel gruppo sono iscritte un bel po’ di associazioni e federazioni del PdL

– il che magari getterebbe anche un’ombra inquietante sulle loro reale intenzioni democratiche: organi locali del partito ora al governo diventano pubblicamente fan di un golpista criminale? (peraltro la militanza piduista imbarazza lo stesso Berlusconi, a dirla tutta)

– alla fine riesco a indignarmi più per la palese stupidità dei tizi del PdL che si sono iscritti a quel gruppo (gente con seri problemi di comprensione del testo e di valutazione dell’opportunità di certe scelte politiche) che per il fatto che sono uomini di “sicura fede democratica ed entusiaste idee fasciste” (cit.), che ormai non sorprende più nessuno.

Il Venerabile Maestro e chi lo venera

November 27th, 2009 § 1 comment § permalink

Ho prodotto la seconda puntata della mia panoramica sull’irriverenza online. La trovate come sempre sull’edizione online di Aprile.

In questo caso si parla di détournement online, cioè della deriva di prodotti mediatici in altri prodotti mediatici, al fine di cambiarne il senso, spesso ribaltando il significato del prodotto di partenza.

Alla fine, onde evitare di farla più lunga del solito, nell’articolo faccio tre esempi. Il primo è il Google bombing, che in effetti rovesciava (uso i verbi al passato perché pare che ora non si possa più fare) il fine stesso del fare una ricerca, pilotandone i risultati.

Il secondo riguarda l’uso politico della registrazione di domini. E’ una tecnica decisamente originale e forse di scarsa applicabilità e ha colpito Glenn Beck, il più scorretto e retorico tra i predicatori di Fox News.

Il più interessante, però, è il terzo, perché credo meriterebbe un po’ più di attenzione.

Accade questo: un gruppo di simpaticoni ha fondato per ridere un paradossale gruppo su Facebook chiamato “Comitato per la integrale riabilitazione di Licio Gelli“, ovviamente per stigmatizzare la contiguità politica tra il programma della destra berlusconiana al potere e il Piano di Rinascita Democratica prodotto dalla Loggia P2.

Nonostante il gruppo sia palesemente scherzoso e giochi sul paradosso – basta osservare che i due amministratori si fanno chiamare “Magister Venerabilis” e “Ics Ipsilon Zeta” – ci sono cascati in tanti. Curiosamente non gli allarmisti di sinistra, quelli che fanno le raccolte firme di Repubblica, ma i militanti di destra.

Basta dare un’occhiata all’elenco dei fan che vogliono riabilitare il Venerabile Maestro* ed ecco che vengono fuori la Gioventù Italiana dell’Alto Adige, Azione Giovani di Asti, la Giovane Italia di Asti, la Giovane Italia dei Nebrodi, Azione Giovani di Reggio Emilia, il Circolo PdL di Roccapiemonte, Azione Giovani di Rende e la Giovane Italia dell’Alcantara.

Sono tutte associazioni organiche al PdL. Tutti gruppi e associazioni che si dichiarano senza problemi fan di un tentato golpista e apertamente antidemocratico. Il tutto in uno scenario in cui perfino Berlusconi stesso, che era iscritto alla P2, ha sempre vissuto la cosa con estremo imbarazzo, non certo un’attività di cui andare fiero.

Paura, eh?

Chissà cosa ne dicono il PdL di Asti, di Reggio Emilia e dell’Alto Adige.

In verità, più che  ciò che mi spaventa di più è constatare che i suddetti berlusconiani, dall’Alcantara ad Asti, non sono stati in grado di distinguere una pagina apertamente paradossale e scherzosa da una seria. Ci sarebbe riuscito perfino un bambino, neanche tra i più svegli. Il fatto che si siano associati pubblicamente a idee mostruose, semmai, è un’aggravante.

* risparmiatevi pure le ironie sul fatto che tra  gli iscritti c’è pure l’Associazione Giovani Organettisti, perché in privato le abbiamo già fatte tutte.

[anafore] Personalità confusa

November 23rd, 2009 § 6 comments § permalink

confusione-2

Mi sa di no, Alessia.

[Anafore esce tutti i weekend (o il lunedì sera, se il weekend sono rintronato). Qui c’è la spiegazione.]

Notarelle digitali d’uno dei mille

November 17th, 2009 § 1 comment § permalink

Non contento di aver riattivato il blog, ho fatto ripartire pure il Tumblr. E anche in questo caso l’indirizzo è stato cambiato.

Il nuovo Tumblr si trova qui: enrico-sola.tumblr.com

E già che c’ero ho capito (credo) come si usa un Tumblr (perché quello vecchio era più che altro una piattaforma di cazzeggio, sperimentazioni e deliri).

Anzi, per non farmi mancare nulla mi sono pure lanciato e ho messo su un template del genere urban-modern-fighetto-cool di cui sicuramente tra qualche settimana mi vergognerò, non appena il mio filosovietismo estetico avrà la meglio sulle mie buone ragioni e mi prenderà allo stomaco nel dormiveglia, come un senso di colpa non sopito.

Prometto di resistere, eh. Se è caduto il muro di Berlino, può anche cadere la mia predilezione per le periferie desolate d’Oltrecortina e la grafica digitale da esse derivata.

Ah, la foto che illustra il post è di Amir K.

[anafore] La rivincita dei nerd

November 15th, 2009 § 5 comments § permalink

mi dice-3

Un amore nerd. Finito male. Non c’era comunicazione.

[Anafore esce tutti i weekend. Qui c’è la spiegazione.]

Ha fatto tutto lui

November 15th, 2009 § 2 comments § permalink

Visto che qui, titolare a parte, è tutto nuovo o quasi, nel backstage di questo blog si svolazza con la fantasia, pregustando i mille usi del nuovo giocattolo.

Prima che passi l’entusiasmo, ché certi sentimenti sono tanto belli quanto fugaci, meglio inaugurare una nuova rubrica, frutto appunto di quell’entusiasmo fantasioso di cui sopra.

Più che una rubrica è un giochino. Uno di quelli scemi che, se sei al terzo drink, ti sembrano anche intelligenti. Se sei al quinto drink e hai la ciucca buona, finisce pure che tiri in ballo la letteratura generativa, Burroughs, Breton e pure Nanni Balestrini. Come sempre, il mattino dopo ti fai prendere dall’imbarazzo per le fughe da ‘mbriaco e ti scusi con tutti, a partire dalla signorina Richmond.

In sostanza, senza pretese avanguardiste, facciamo così: una volta alla settimana prendiamo Google, diamo in pasto qualche parola alla sua funzione “suggest” e lasciamo che ci racconti una storiella o vada direttamente sul poetico.

Sta, poi, a noi gettarci nell’interpretazione di quello che ha detto. Tanto la fantasia non ci manca.

La prima storiella suggerita da Google è qui. Ed è pure un po’ triste, perché parla di un amore finito male.

P.S. Il giochino ha una categoria tutta sua, chiamata “anafore”. Anafore, non anfore. Non equivocate, please.

[bignami] Fai l’irriverenza

November 13th, 2009 § 2 comments § permalink

[i post “bignami” sono versioni condensate, sotto forma di elenco puntato, dei miei soliti post lunghi, ideali per chi non ha tempo o non ha voglia]

Il post originale (quello lungo) è qui.

– Da oggi, ogni venerdì scrivo di tecnologia, Web e società su Aprile Online, che è una testata di sinistra

– Per le prossime 3 settimane faccio una panoramica sull’irriverenza politica in Rete.

Qui c’è la prima puntata.

– Dalla quarta puntata in poi non lo so (anzi, se vi viene in mente qualcosa, ben vengano spunti, suggerimenti, scopiazzature, ecc.)

– (mi sono sempre chiesto chi mai si sarebbe comprato un dominio .info)

Fai l’irriverenza

November 13th, 2009 § 5 comments § permalink

La redazione di Aprile Online mi ha proposto di tenere una rubrica settimanale dedicata alla Rete e alla tecnologia.

Mi sono dovuto porre il problema di scrivere di cose tecnologiche su una testata di chiara natura politica. Ovvero: faccio la mia solita panoramica di oggetti tecnologici del desiderio o ragiono su cose un po’ più profonde?

Fosse per me, mi abbandonerei quotidianamente al tecno-lust, ma il rischio di intristire il prossimo con una dotta disquisizione sui DPI dei gaming mouse di ultima generazione sarebbe altissimo e i lettori di Aprile Online, che già soffrono tanto per ovvi motivi politici, non se lo meritano.

Alla fine mi è venuta l’idea di fare una panoramica sull’irriverenza politica in Rete, cioè raccontare tutti i casi in cui il popolo di chi sta lì di fronte al computer sfida il potere, mette in dubbio le sue parole e, già che c’è, gli ride dietro.

Il pensiero un po’ da anarchico ottocentesco di tanti Franti digitali che, infami, ridono del potere sullo schermo è tanto romantico quanto irreale, soprattutto in un paese in cui la quasi totalità degli atti di irriverenza online finora non è andata molto più in là di “Meno tasse per Totti”.

Ecco, quindi, la prima puntata di “Il potere dei cittadini digitali, tra creatività, satira e conflitto”. Il resto dell’articolo è infinitamente meno peso del titolo.

Venerdì 20, la seconda puntata e venerdì 27 la terza e ultima.

Ogni suggerimento su come impiegare la rubrica dal 27 novembre in poi è benvenuto.

[bignami] Le epigone della casa del vino

November 12th, 2009 § 1 comment § permalink

[i post “bignami” sono versioni condensate, sotto forma di elenco puntato, dei miei soliti post lunghi, ideali per chi non ha tempo o non ha voglia]

Il post originale (quello lungo) è qui.

– Amy Winehouse è una sorta di gallina dalle uova d’oro per l’industria discografica (ed è pure brava, suvvia).

– Però tende all’autodistruzione (casomai non ve ne foste accorti nonostante i 120 articoli alla settimana) e i discografici devono trovare qualche valida alternativa da propinarci.

– In precedenza hanno provato a proporci Adele e Duffy. Brave, eh. Però, ecco, non spiccano il volo.

– Alla fine qui si tifa per una soluzione shock: un gruppo di soul australiano che si chiama Cooking On Three Burners e ha un suo notevole perché.

– Sì, sì, lo so: ho scritto soul australiano senza nemmeno fare una battuta perplessa. Nel post lungo c’è. Non è colpa mia se avete fretta e leggete i post condensati.

– (e poi qui si ha un’insana passione per le cover strane di pezzi di Gary Numan)

Le epigone della casa del vino

November 12th, 2009 § 8 comments § permalink

Bisognerebbe abolire la parola “mitico” dal vocabolario. Anzi, forse direttamente dalla mentalità nazionale, perché basta il solo concetto a fare danni mostruosi.

Intendiamoci, sono danni musicali, quindi niente di così grave se le cose con cui vi riempite le orecchie sono di scarsa rilevanza nella vostra vita. Però se siete tra quelli che “fanno caso” alla musica state quasi sicuramente subendo l’effetto “mitico”.

Guardiamo le classifiche: sono un fiorire di vecchie glorie, raccoltone, ristampe, venerati maestri, giganti del rock, pezzi da novanta. Tutto è mitico, all’insegna dell’ “ah, come eravamo”, dalle raccolte di rumenta anni Ottanta (i mitici anni Ottanta) alle autocelebrazioni di Ligabue (che è uno che sull’industria del “ah, quanto eravamo mitici noi col nostro maggiolone cabriolet sfatto ma piaceva tanto a lei” ci ha fatto una fortuna), alle raffiche di “best of…” dell’Artista Indiscutibile di turno, possibilmente sopra la cinquantina o, meglio ancora, inesorabilmente morto.

Sono cose di cui scrive meravigliosamente ogni settimana su Macchianera, con solerzia elvetica, l’ineffabile Paolo Madeddu nella sua rubrica The Classifica, quindi vi lascio nelle sue mani se volete farvi del male guardando cosa diavolo comprano i nostri compaesani nei negozi di dischi (che poi, a giudicare da certa roba in classifica, mi sorge il dubbio che la gente alla fine compri i dischi all’autogrill, per disperazione), anche perché tutta questa fatica a scrivere dell’italico approccio mitico al mercato discografico è funzionale a parlare d’altro.

Mi spiego. Tra le migliaia di cariatidi, carampane e cari estinti più o meno meritevoli di mitizzazione, una delle poche figure non stantie che hanno sfondato discograficamente in Italia è Amy Winehouse.

Ok, dimentichiamoci che per molti vale come una pre-morta, viste le acrobazie che fa fare alla sua esistenza (che poi, a dirla tutta, gente come Iggy Pop e Keith Richards in passato hanno fatto di peggio senza che nessuno si agitasse così tanto, eh) e concentriamoci sul fatto che Amy Winehouse è uno dei pochi artisti capace di vendere agli italiani due copie dello stesso disco. Prima quella normale e poi quella deluxe con un tot di inediti e di canzoni aggiuntive. E tutti giù a comprare.

Insomma, qui in Italia la nanerottola tatuata con la cofana alla Moira Orfei e la voce virata a seppia piace. E piace pure tanto. Non che piaccia solo qui, visto che il suo successo è un fenomeno globale, ma è un po’ come i telefonini: vendono tanto ovunque ma qui ne andiamo matti. Vai a capire perché.

La cosa divertente è che piace solo Amy Winehouse, non il sound alla Winehouse. Cioè, lei esclusa, il british soul in Italia non vende una mazza. E dire che ci hanno provato a piazzarci prima Adele e poi, con più insistenza e un singolo azzeccato, Duffy. Tra l’altro sono cantanti con una qual certa credibilità musicale e non tristi imitatrici.

Però niente. Mi sa che qui in Italia piace più il fenomeno che il suono. Ed è un peccato, perché – fiutata la gallina autodistruttiva dalle uova d’oro – i discografici si sono buttati alla ricerca di tutto ciò che suona vagamente winehousiano e fanculo al personaggio. E hanno trovato qualcosa di interessante.

Può darsi che vi venga da ridere, ma una delle winehouserie più interessanti arriva dall’Australia. Lo so, lo so: il concetto di “soul australiano” è significativo tanto quanto “polka congolese”, ma che ci posso fare se i Cooking On Three Burners sono deliziosi e, tra una winehousata e l’altra, si prendono pure il lusso di una cover vagamente exotica di Cars di Gary Numan?

Non è che questa band con un nome balengo salti fuori dal nulla. Cioè, è gente che suona dal 2000 e se vi fate un giro sul Web li trovate pure sorridenti in una session con i Dap Kings, cioè il gruppo che accompagna Sharon Jones (che è una che canta alla Winehouse da prima della Winehouse ) e che ha pure accompagnato per un po’ la stessa Winehouse, tanto per confondere le cose e rendere ancora più illeggibile questa frase.

Credo che l’ultima volta che mi sono preso bene per qualcosa di musicale proveniente dall’Australia ci fosse ancora il muro di Berlino o forse era cascato da poco. Però, in un’epoca globalizzata, ci sta pure che un pezzo di british soul arrivi da “down under”. Alla fine stanno pure loro nel Commonwealth, no?

Where am I?

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