iPhone 3.0: come fare se non vi funziona il tethering con Tre (post notturno per nerd senza una vita)

June 18th, 2009 § 9 comments § permalink

E’ uscito il firmware 3.0 dell’iPhone e il mondo vi sorride. Sì, perché siete dei nerd all’ultimo stadio esattamente come il titolare di questo blog.
Quindi vi sarete sicuramente fiondati a scaricare i 230 Mb di aggiornamento sul vostro gadget preferito, pronti a godervi il cut&paste, gli MMS e – finalmente – il tethering, che per i non-nerd dotati di una vita sessuale sarebbe a dire “usare il cellulare come modem 3G per navigare in Internet col computer”.

Vi sarete subito accorti che, pur essendo tecnicamente possibile, il tethering non funziona subito sui vostri telefoni, meno che mai se avete Tre, che teoricamente non dovrebbe nemmeno supportare l’iPhone, visto che la Apple continua a non filarla.
Però in giro è pieno di soluzioni per attivare il tethering con le SIM di tutti gli operatori. Si tratta di scaricare un piccolo file di configurazione che – in teoria – dovrebbe risolvere tutti i problemi. Se siete fortunati, queste soluzioni funzionano al primo colpo.

Se non siete fortunati, con buona probabilità le avete provate tutte, incluso rivolgere preghiere al Santissimo, inginocchiati verso Salita Ruinà, con il risultato che spesso il vostro iPhone smette di navigare via 3G.

Niente panico. Ripristinate il profilo del telefono (andando su Impostazioni – Generale – Profilo, cancellando il profilo corrente e poi rimettendo l’APN giusto in Impostazioni – Generale – Rete – Rete dati cellulare) e leggete sotto.

Se non vi funziona il tethering può darsi che siate clienti business di Tre e abbiate scelto una delle opzioni Simply Dati Business (sono 3: B.on, B.time e B.unlimited), che vi garantiscono una chiavetta HSDPA con  dentro una SIM che, come molti, avete messo nell’iPhone.
[Personalmente ho la B.on che mi garantisce (esclusivamente, cioè non potete usarla per telefonare) un traffico dati di 5Gb alla settimana, cioè molto di più di quanto potrei immaginare, a un prezzo veramente basso: 14€ al mese.]

La caratteristica delle SIM di queste offerte è che utilizzano, per accedere a Internet, un APN diverso dagli altri terminali Tre. Infatti il loro APN è datacard.tre.it.

Tutte le soluzioni per abilitare il tethering sull’iPhone che si trovano online finora non tengono conto di questa famiglia di SIM e, per Tre, contemplano solo l’APN tre.it, che ovviamente non funziona con le SIM Simply Dati Business, col risultato che se le adottate il vostro iPhone smette di navigare.

Che fare?
L’unica è farsi un file di configurazione personalizzato. E’ facilissimo.

1 – Andate qui http://www.iphone-notes.de/mobileconfig e, invece che selezionare un operatore preconfigurato, fatevene uno personalizzato. In sostanza scegliete “custom carrier” e scrivete datacard.tre.it nel campo APN.  Lasciate tutti gli altri campi vuoti.

2 – Inserite in cima alla pagina uno degli indirizzi e-mail che leggete con l’iPhone (anzi, con il programma di posta dell’iPhone), riempite il noiosissimo captcha, cliccate su “send” e vi verrà spedito il file.

3 – Sull’iPhone aprite il messaggio di posta che vi è testé arrivato, cliccate sull’allegato, dite sì a tutto (fidatevi) e come per magia il tethering funzionerà anche a voi.

Attenzione, a volte il menù del tethering sull’iPhone (che si trova in Impostazioni – Generali – Rete) non funziona a meno che non abbiate fisicamente collegato il telefono al vostro computer tramite USB. Fatelo e vi permetterà di collegarvi anche via Bluetooth, ma la prima connessione è meglio che sia via cavo.

Da lì in poi tutto dovrebbe funzionare bene. Qui, almeno, va tutto (usando un Macbook): infatti questo post è stato pubblicato usando l’iPhone come modem.

Sicuramente emergeranno soluzioni più raffinate (anzi, se ne avete sono benvenute e aggiorniamo il post), ma nel mentre il tethering c’è.

Chi voterò alle Europee (un endorsement un po’ geek e un po’ politico)

June 5th, 2009 § 24 comments § permalink

Lo so, questo weekend si vota e ci sono le elezioni europee. E so anche che la voglia di votare PD, che è il partito su cui ho messo la crocetta l’ultima volta, è decisamente bassa e non per snobismo, ma perché da quelle parti non ne hanno azzeccata una e personalmente ho le balle un po’ girate per lo strapotere dei cattolici all’interno di quello che dovrebbe essere (e a tutti gli effetti è) il più grande partito di sinistra del paese. 

 

LA VOGLIA DI NON VOTARE PD E LE ALTERNATIVE RIDICOLE

 

Insomma, la voglia di non votare per il “Grande Partito Unitario Del Centrosinistra” è tanta e i motivi comprensibili. 

Però mi guardo intorno e vedo il disastro: a sinistra del PD il nulla. Cioè in verità il contrario: un’accozzaglia di liste “comuniste”, tutte fatte da capetti vendicativi e insignificanti, con programmi politici deliranti. 

 

La lista peggiore è un cartello elettorale che si chiama Sinistra e Libertà ed è capeggiata dal politico più sopravvalutato della storia italiana, cioè Nichi Vendola: si tratta di un curioso agglomerato fatto da ex rifondatori bertinottiani, gli apprezzatissimi (…) Verdi di Pecoraro Scanio – pare tutti e quattro – i socialisti liberal di Boselli e gli ex diessini ritardati (quelli che si sono accorti nel 2007 che non gli era piaciuta la svolta della Bolognina di Occhetto nel 1991) di Sinistra Democratica. Sono talmente divisi e inconciliabili, animati solo da un astio delirante verso il PD e verso Rifondazione, da non essere assolutamente in grado di produrre un programma comune. Ma fortunatamente non ci hanno nemmeno provato: il loro unico selling point politico è “noi siamo quelli immediatamente più a sinistra del PD: ci votate?”.

 

E poco importa che su temi come la TAV, il lavoro, le infrastrutture, i salari, la responsabilità di governare, i termovalorizzatori, i rigassificatori, le discariche, ecc. quelli di SD e del PSI la pensino in maniera opposta ai Verdi o agli anticapitalisti bertinottiani. Basta non scrivere il programma e il gioco è fatto.

Ecco, finalmente, la politica fatta di puro posizionamento. Perché produrre contenuti, sintesi e idee quando bastano le coordinate? Siamo alle soglie della geografia. Materia che non amo.

 

Il resto mi sembra ancora più improponibile: liste che, al di là del fondatore, non hanno classe dirigente meritevole (Italia dei Valori), partitini insignificanti numericamente, partiti che voterei volentieri se non ci fossero due o tre temi che per me sono dealbreaking (i Radicali: vorrei tanto iniziassero a pensarla come Obama, su Israele, per dire) e poco altro. 

 

 

E INVECE QUESTA VOLTA SO COSA VOTARE E SONO PURE CONVINTO

 

La verità è che in quelle che dovrebbero essere le elezioni che dovrei affrontare con più incertezze mi trovo, invece, perfettamente conscio di chi voterò. E per una volta sono davvero convinto, non mi trovo a dover votare per disperazione.

 

Per farla breve, alle Europee – dove è possibile scegliere un partito e dare fino a 3 preferenze – darò un solo voto di preferenza a Roberto Placido, penultimo della lista del Partito Democratico, proprio sopra Scalfacoso.

 

 

UNA STORIA NERD CON HAPPY END

 

Perché voto per Placido? I motivi sono tanti e cominciano con una storiella un po’ nerd. Eccola.

 

Qualche tempo fa il Governo Berlusconi propose l’adozione degli ebook nella scuola pubblica. “Finalmente una cosa progressita fatta da quei pazzi clericofascisti che ci governano”, pensai. E invece il PD, per bocca del suo ministro-ombra per l’istruzione Maria Pia Garavaglia si oppose, peraltro con argomentazioni risibili (non avevano nemmeno capito bene cosa fossero gli ebook e credevano fossero libri da stampare a casa) e talmente ignoranti da irritarmi in modo bestiale.

 

Preso da una sonora indignazione e decisissimo a fare l’elettore rompipalle (cosa che dovremmo fare più spesso e in maggior numero, ragazzi), ho scritto una mail arrabbiatissima praticamente a tutti i politici locali degni di nota, spiegando che stavamo facendo un errore e che i libri elettronici a scuola erano una cosa progressista, intelligente, ecologica e di aiuto alle famiglie più povere.

 

Tra tutti quelli che hanno ricevuto la mia email, solo uno mi ha risposto: Roberto Placido, che peraltro è il vicepresidente del Consiglio Regionale.

E non mi ha mandato una mail precompilata o un suo sostitutivo liquidatorio: mi ha scritto “spiegami meglio”.

 

Tempo un paio di settimane e gli ho spiegato meglio: gli ho spedito un po’ di link, lui nel mentre si è documentato e ha riconosciuto che il suo/nostro ministro ombra e il partito intero si stava coprendo di ridicolo.

 

Che fare? Beh, rimediare. Placido si è attivato, ha reperito i fondi e ha attivato una sperimentazione della Regione Piemonte in una scuola superiore di Torino: una sezione, a partire da settembre, studierà sugli ebook, grazie ad un accordo – che è una prima assoluta in Italia – tra Simplicissimus di Antonio Tombolini (che è all’avanguardia nella diffusione della cultura dell’ebook in Italia), i principali editori di testi scolastici (in precedenza a dir poco recalcitranti alla sola idea di fare libri non di carta) e la Regione Piemonte.

 

Ecco un esempio di politica che funziona: un cittadino esprime un’istanza, la politica lo ascolta, si documenta se non è competente, accoglie le sue istanze, le trasforma in proposta politica/amministrativa e realizza qualcosa che – personalmente – trovo innanzitutto giusto e poi anche di sinistra, progressista e anche un po’ geek come piace a me.

 

CHIEDI AL TUO CANDIDATO SE HA MAI MANDATO UN POKE

 

Da quell’episodio lì – tenendo conto che con Placido ci conoscevamo già, ma in termini puramente non politici (lo ospitavo spesso in radio, perché ha un passato da deejay di cui va piuttosto fiero e avere la seconda carica del tuo Consiglio Regionale in studio a mettere dischi e cazzeggiare non guasta mai, anzi diverte) – ho visto nascere in un politico un interesse reale per le nuove tecnologie.

 

E’ un classico caso di politico che fa tutto da solo: ha voluto un blog (che usa eccome e non solo per fini markettari ed elettorali: per esempio ha beccato i furbetti che fregavano, non avendone diritto, i soldi del contestatissimo “buono scuola privata” voluto dalla precedente amministrazione regionale di destra e ha piacevolmente rotto le scatole a destra e a manca online) e lo usa decisamente bene. Si è aperto un profilo di Facebook (che usa lui, mica il suo staff) e lo alimenta personalmente, senza retorica elettorale o politichese. E usa pure FriendFeed, anzi verificate: potreste esservi beccati qualche suo like.

 

Lo ammetto, voto Placido anche per mera affinità di scelte: come tutti i politici che preferisco, non è un mestierante della politica, ma ha un passato da manager della comunicazione, anzi lavorava proprio in pubblicità e la cosa si nota (in città e non solo, alcune sue campagne sono rimaste memorabili). E’ un ex dj, ogni anno organizza un mega-concerto rock per il 25 aprile (quest’anno con gli Afterhours) e ha una passione evidente per la tecnologia. Beh, mi ci riconosco 🙂

 

 

UN PD LAICO E PIU’ DI SINISTRA: LAVORIAMOCI

 

Ma ci sono anche motivi più strettamente politici per cui voterò Roberto Placido e per cui vi invito a farlo, se state in Piemonte, Liguria Valle d’Aosta e Lombardia. 

Il più importante è che Placido è il primo politico del PD che dice *apertamente* che il partito è troppo poco di sinistra, che è troppo spostato al centro e che va riportato a sinistra, dove peraltro c’è la sua vera vocazione. 

E’ il tema portante della sua campagna: fare qualcosa di sinistra, campionando Nanni Moretti. 

 

Tra il dirlo e il farlo, mi rendo conto, ce ne passa. Ma anche da questo punto di vista Placido si è dato da fare. Giusto oggi ha organizzato una video-chat online con i più importanti esponenti del PSOE spagnolo (cioè, per i non informati, il partito di Zapatero). Tema della discussione, una politica europea di sinistra. E tra le priorità della politica europea di sinistra, Placido ha messo i diritti civili, la libertà di accesso alla Rete e la sua neutralità, gli incentivi per l’impresa che fa innovazione e – internamente – la collocazione del PD al Partito Socialista Europeo. Sarà difficile spiegarlo a certi baciapile cattolici candidati nel P, ma lui personalmente ha scelto. E mi pare una scelta condivisibile.

 

Tutto questo mi fa votare in modo convinto per Roberto Placido. Mi rendo conto che votando per lui non voto per questo PD, ma per quello che potrebbe esserci, se i Roberto Placido e le Debora Serracchiani fossero tanti, all’interno del partito.

 

Stiamo per affrontare le elezioni europee, quelle in cui è possibile dare una preferenza, scegliere, premiare esattamente le persone che ci piacciono e nelle cui idee ci riconosciamo maggiormente.

 

Punire il PD non votandolo è comprensibile, ma in questo momento è sbagliato, perché queste sono elezioni in cui abbiamo la possibilità di incidere direttamente nelle scelte del PD, far capire ai democristiani oscurantisti che si sono insediati nei suoi organi amministrativi che sono una minoranza non gradita e che la maggioranza degli elettori di sinsitra è laica, progressista e pure un po’ arrabbiata.

 

Credo anche che sia impensabile, anzi forse è risibile, immaginare che il futuro della sinistra in Italia passi da qualcosa che non sia la ridefinizione del PD. Cioè, rendiamocene conto: il PD non implode, per quanti pochi voti prenda. Semmai, se noi di sinistra ci allontaniamo dal Partito Democratico, finiranno solo per avere sempre più linfa vitale le Binetti e i Rutelli di turno.

 

Lo ammetto: ci fossero state le liste bloccate non avrei votato PD, meno che mai con Cofferati capolista nel Nord Ovest, uomo che riesce miracolosamente a racchiudere tutto ciò che detesto di certa sinistra: la vecchiezza della mentalità sindacale classica, che rifiuta la modernità, il suo essere un politico che ha lavorato ben poco nella vita, lontano dal paese reale, i gusti snob, l’antipatia, l’incoerenza (ma non si era dimesso per stare a Genova?), lo snobbare la Rete, l’attrazione per il potere a tutti i costi (personalmente *odio* chi si candida sindaco in una città in cui non vive; e lo odio anche se vince!).

 

QUINDI? VOTO ROBERTO PLACIDO E VI INVITO A FARE ALTRETTANTO

 

Grazie al voto di preferenza riesco a votare una persona che credo meriti il mio voto e in questi giorni si è meritata il mio supporto e pure un po’ della mia militanza. 

Tutto separa una figura come Roberto Placido, che è un self-made-man, figlio dell’immigrazione lucana a Torino, da Cofferati e da cosa rappresenta (l’arroganza di certi dirigenti del PD). 

 

Quindi voto Roberto Placido e mi rendo conto che saremo in tantissimi a farlo. Non è un caso che, alle scorse elezioni amministrative, sia stato il politico che ha preso più preferenze nel Centrosinistra in tutto il Nord Italia. Di fatto è una persona che si spende, che presenzia, che vuole capire. 

Potrà sembrarvi stupido, ma da qualche anno insegno – insieme ad una collega – a delle classi di pensionati come si fa ad aprire un blog di quartiere, con cui raccontarsi. E tra i “nonni tecnologici” mi ha sorpreso scoprire che, per motivi diversi, Placido è popolarissimo. Perfino quelli di destra lo conoscono, lo stimano e gli riconoscono lealtà e – cosa importante – presenza. Perché, non so bene come faccia, ma è dappertutto. E ogni nonno dotato di mouse poteva ricordare almeno un paio di eventi recenti in cui Placido si era palesato ad osservare, ascoltare, spiegare, capire.

 

In effetti forse ho trovato qualcuno che, col suo scooter un po’ sgarrupato, gira più di me e dorme meno di me e va in giro a ficcare il naso, a fare domande, a cercare di capire. Anche solo per questo (e per il fatto che trova perfettamente normale convocarti per una riunione a mezzanotte) dovrei votarlo. E lo farò. Come, spero, molti di voi.

 

Se volete conoscerlo meglio, www.robertoplacido.it, oppure aggiungetelo su Facebook.

Where am I?

You are currently viewing the archives for June, 2009 at Suzukimaruti.