Intro the groove: riflessioni spezzettate sul prodotto musicale (finora) più interessante del 2009

March 5th, 2009 § 27 comments

Nel desolante panorama radiofonico nostrano l’unica ancora di salvezza è rivolgersi all’estero, tanto c’è la Rete. E se non c’è la Rete c’è il satellite. Insomma, ci si aggiusta. 
Già sapete che qui si ha una passione sperticata per Radio Nova, che personalmente considero la migliore radio al mondo per programmazione musicale, creatrice di uno stile tutto suo e senza pari, declinato in decine di compilation bellissime.

L’altra grande passione radiofonica, condivisa con tanti amanti della musica, è Radio One della BBC, che di fatto è la bibbia per chiunque segua la musica anglosassone in tutte le sue incarnazioni. E’ la radio da ascoltare, insomma, per essere informati su cosa succede nel mondo della musica, ovviamente con largo anticipo sul resto del mondo. 

Circa un mese fa, per la precisione il 2 febbraio, la trasmissione di Rob Da Bank su Radio One ha ospitato i Soulwax che, per i non informati musicalmente, sono un duo che ha riportato il Belgio sulla mappa dell’elettronica cool europea dopo anni di latitanza (può sembrare strano, ma c’era un periodo in cui il Belgio era una delle capitali della musica elettronica mondiale) e, soprattutto, ha sdoganato commercialmente l’arte del mashup, cioè l’ibridamento tra brani musicali fatto di collage, sovrapposizioni, ecc. 

Il 2 febbraio si sono presentati ai microfoni della BBC con un’idea notevole: fare un’ora intera di mix composta da soli intro di canzoni. E in 60 minuti di mix ne hanno messi ben 420, intitolando tutto “Introversy”.

Mi spiego meglio: in 3600 secondi questi signori hanno messo 420 inizi di canzoni di ogni epoca, non limitandosi a piazzarli uno dietro l’altro, ma facendone un mix creativo, bellissimo.

Se volete godervi l’ora mixata più intelligente del 2009, potete scaricare il file direttamente qui e la tracklist è qui (su 420 brani è facile perdere il segno, quindi conviene seguirla con attenzione).

Se fino a qualche tempo fa la massima avanguardia musicale generata dalla diffusione di massa dei computer e dei software “per suonare” era la cultura del mashup, il mix di 420 intro di quei diavolacci dei Soulwax sposta la frontiera un po’ più in là.

Sì, perché al di là di uno dei mix più originali mai ascoltati (se la gioca col mitico mix di Fatboy Slim fatto tutto di dischi suonati alla velocità sbagliata), i 60 minuti dei Soulwax sono un perfetto manifesto sul concetto di invenzione e di produzione culturale nel 2009.

E’ opinione diffusa che nel mondo globalizzato e iperconnesso nessuno inventa più nulla: per quanto uno si sforzi ad inventare qualcosa, nel 99% dei casi qualcuno l’ha già fatto prima e meglio. 
In generale nell’arte del djing e più in particolare nel caso di “Introversy”, la creatività non sta nella produzione di materiale, ma nel suo uso o, meglio ancora, nel suo assemblaggio creativo. 
E’ la vittoria, per necessità o per volontà?, del “come” sul “cosa”, uno spostamento di focus che, in altre forme artistiche, è avvenuto da decenni, almeno nelle avanguardie.

Di mezzo c’è la cultura “Blob”, per cui non poca parte del divertimento portato dal mix è dato dall’accostamento tra i vari intro: si percepisce un’intelligenza divertita, che a volte associa i pezzi per titolo, altre volte per pura somiglianza sonora o per contrasto, o per genere.  

Volendo, “Introversy” è anche un bel gioco dalle parti del marketing: le modalità di costruzione e presentazione di un oggetto ne diventano il principale veicolo comunicativo portando all’estremo il concetto per cui qualsiasi esecuzione musicale è contemporaneamente oggetto ed “evento”.

Intellettualizzazioni a parte, è innegabile il fatto che il mix di 60 minuti prodotto dai Soulwax sia qualcosa di musicalmente notevole, perché di fatto è una raccolta eclettica di citazioni musicali (si spazia da sconosciuti produttori di kraut rock a “Primavera/Stop Bajon” di Tullio de Piscopo, passando per Celentano, i MGMT, la peggior disco canadese e i Rolling Stones) in cui tutti prima o poi si ritrovano.

Come molta arte contemporanea e di massa, i 60 minuti dei Soulwax sono anche un’opera aperta”. Di fatto c’è chi può limitarsi al puro intrattenimento: è una bella ora, tiratissima, mixata in modo divertito e divertente, che si può perfino quasi ballare, se si è disposti a cambiare spesso ritmo :-). Gli appassionati di musica con propensione alle attività scacciafiga possono anche divertirsi a riconoscere i singoli intro (ho fatto giusto un viaggio Torino-Milano con Giorgio Valletta, pompando a volume 11 il mix e giocando ad “indovina l’intro”, ovviamente ricorrendo alla tracklist nei casi impossibili) e gustarsi le decine di ammiccamenti, inside jokes, ecc. che i due belgi meno noiosi del pianeta hanno prodotto.
E i blogger in vena di menate possono produrre un bel po’ di intellettualizzazioni, perché tanto sono sì e no al ventesimo ascolto in meno di un mese.

Certo è che un mix così, fatto tutto di parti di canzone, anzi di una sola parte, frantuma ancora di più il concetto di musica nel 2009. Insomma, fino a qualche tempo fa era ancora forte in noi la cultura dell’album, cioè dell’opera completa, su un supporto fisico, con una durata specifica e un mercato ben definito. Poi ci è scoppiato tra le mani il boom della musica digitale e il concetto di album, spiace dirlo, ma è in lento declino: ha molto più senso l’idea di playlist, soprattutto in un’epoca in cui ormai i brani si comprano singolarmente, come decenni fa si faceva con le sigarette. 

I Soulwax – ok, per gioco – fanno ancora di più: spezzano perfino l’unità del brano, ne scelgono un pezzo – l’inizio – e ne esaltano le caratteristiche (ed è bellissimo notare come l’intro di un brano possa essere un manifesto di quello che verrà dopo o una deviazione completa, un depistaggio, un contrasto, una citazione, una trappola, ecc.), compiendo un’operazione di iper-selezione e moltiplicazione che era avvenuta giusto col primo hip-hop, quello che ancora si faceva con pochi soldi, 2 giradischi ed un microfono, andando alla ricerca dei break ritmici da mettere in loop per costruire le basi.

Se già mi piacevano i Soulwax (e mi piacevano già tanto: date un’occhiata al loro sito ufficiale, che è composto incredibilmente di loop multimediali in sequenza, usando per una volta Flash in maniera intelligente), beh ora mi piacciono ancora di più. E dire che non c’è una singola nota, in quei 60 minuti di mix, che sia stata prodotta da loro. Se non è post-post-post moderno questo…

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§ 27 Responses to Intro the groove: riflessioni spezzettate sul prodotto musicale (finora) più interessante del 2009"

  • Il Mando says:

    E’ uscito l’album di Little Boots (magari lo sapevate già tutti…).

  • Suzukimaruti says:

    indieandre: no, non è che ho chiuso il blog. semplicemente non ho niente da scriverci.

    vb: già sai che ti voglio bene, ma non ti seguo affatto nella tua avventura politica. di certo non per sfiducia nei tuoi confronti (anzi), ma per totale raccapriccio verso l’ispiratore di quelle liste e il suo modo di fare politica (e se penso ai commentatori del suo blog divento stalinista per interi quarti d’ora) 🙂

  • Ma non si parla più nemmeno di politica con le elezioni alle porte? Io ci tenevo a ospitare sul tuo blog il dibattito tra me (il candidato presidente della Provincia tuo ex compagno di liceo e sostenuto da una lista civica apartitica) contro il tuo candidato piddino Votantonio Saitta…

  • indieandre says:

    ormai son 3 mesi… rimarrà come tuo epitaffio?

  • Axell says:

    Ma che fai? Non aggiorni il blog da mesi!!!!!

  • Grandi Soulwax… Che ne dici degli Wolfmother?

  • Non conoscevo questo radio. Grazie!

  • quante dritte in questo post..
    per i soulwax non ci sono più parole ormai..vengono in italia st’estate se non erro..

  • Vado su Lastfm. Sisi.

  • Frankie says:

    di DRONE ZONE su SOMA FM che ne pensi?

    Senza dimenticare lo stream con tappeti sonori babbo-natalizi che mettono su verso novembre…

    http://somafm.com/

  • Q. says:

    Ecco parlando di concept e di post-post-post-modernismo questo
    http://thru-you.com/
    secondo me è avanti.
    E scusate se per caso sono obs.

  • Hamlet says:

    Un bel “Blob” musicale 🙂
    cosa hanno fatto, per quanto riguarda i diritti d’autore dei 420 intro?

  • unwiredbrain says:

    Dopo averlo ascoltato più volte, a mente fresca posso dire che, sostanzialmente, mi è piaciuto.

    Spero di non essere l’unico, ma mentre ascoltavo mi sono riaffiorate alla mente alcune scene particolari de Il favoloso mondo di Amélie, in particolare le scene registrate sulla videocassetta che Amélie consegna all’uomo di vetro: tante piccole scene spezzettate.

    Per come la vedo io, questo mix rappresenta una specie di zapping continuo, lungo 60 minuti, vagante (come tra l’altro già evidenziato da Homo Italicus) all’interno della cultura musicale dei due animacerati.
    Che è un bel viaggio, non c’è che dire, però forse una maggiore attenzione alle transizioni avrebbe dato quel qualcosa in più da renderlo un’opera epica.

  • Tecnicamente parlando si è lavorato più sulla quantità dei samples che sulla creatività del copia e incolla, ma mi colpisce il concept dell’opera che, forse andando al di là delle intenzioni dei produttori, diventa opera multimediale interattiva. I singoli frammenti sonori diventano infatti chiavi di accesso al vissuto dell’ascoltatore che per 60 minuti viene accompagnato in un personalissimo percorso emotivo di ascolto… (meriterebbe un premio in un’esposizione multimediale… 😉

  • Fabs says:

    Sono un fan delle compilation autistiche, ma devo dire che questa dopo l’ascolto mi ha un po’ deluso… Come dire, sembra che ci abbiano lavorato 3 giorni invece delle 3 settimane necessarie.

    Mi aspettavo una cosa più elaborata, genere Grayfolded:
    http://www.pfony.com/grayfolded/index.swf

  • Limo says:

    Lo sapevo, avrei dovuto aspettare prima di scrivere.

    Con in cuffia il pezzo riformulo la domanda: assodato che non trovo (magari c’è, ma non lo percepisco) nessun sovra-senso in questo mix di pezzi più o meno noti (se non una bella base per partite a colpi di Uomo-Gatto), …

  • Limo says:

    Lo so che non bisognerebbe farlo, di parlare prima di aver ascoltato il prodotto musicale di cui si parla, ma se mi sposto di un po’ nella prospettiva di osservazione mi è concesso. E poi, in fondo, si tratta di una innocente domanda?

    Questo post-moderno musicale poggia in ogni caso su musica e canzoni composte nel senso più tradizionale del termine. Apprezzando comunque l’operazione Soulwax, come ci si deve porre nei confronti di una manipolazione che demolisce quello che qualcun altro ha costruito?

    Si tratta di dare un senso a una musica ritenuta banale (ma si può fare solo perché questa ha un gusto condiviso) o di dare un sovra-senso a delle canzoni tradizionali?

  • Eazye says:

    “Introversy” é una gran ficata… e Nova “spacca la merda” (cit.) a volte la mattina arrivo al lavoro e non so quale sia l’informazione vera… tutto per colpa de “PLUS BELLE LA FRANCE, La France plus Belle”… :S

  • stellavale says:

    Non conoscevo radio nova, la sto ascoltando ora… grazie!

  • Stefano6884 says:

    Ma vogliamo dire cos’è successo quando qui a torino han suonato “sarà perchè ti amo” ?!?!?!?! che i-d-o-l-i!!!

  • Andrea.de says:

    Imperdibili dal vivo, come dice Peaches nel documentario sono due ore (almeno) di salti!!!

  • unwiredbrain says:

    ’95-’96? Siamo sicuri? Di quel periodo non trovo nulla né su Discogs né su allmusic… 🙁

    Non ho visto su MusicBrainz, ma in genere se un certo disco non appare né su Discogs né su allmusic vuol dire che semplicemente non è mai esistito 😛

    Fesserie a parte: del ’95-’96, come compilation mixata c’è solo Better Living Through Chemistry, del 1996, su etichetta Astralwerks.

    L’album successivo è On the Floor at the Boutique, del 1998 però, immediatamente succeduto da You’ve Come a Long Way, Baby (contenente alcune tracce che mi hanno segnato personalmente: Right Here, Right Now, per dirne una).

    Non voglio fare la figura del saccente, lungi da me, ma sento di poter affermare con una discreta autorevolezza di conoscere molto bene la discografia di Normanno Cuoco, e, sinceramente, non conosco il disco in questione. È per questo che sono così interessato alla cosa 😉

    Non appena ti torna in mente, faccelo sapere! 🙂

  • Suzukimaruti says:

    Il vero grande dramma è che non riesco a ricordarmi il titolo: era una compilation mixata del 1995-1996, ma cazzarola non la trovo e non mi ricordo il titolo. Uffa.

  • unwiredbrain says:

    Qual è il mix di Fatboy Slim a cui ti riferisci?

  • Smeerch says:

    Grazie per la dritta, Suz.
    Comunque mi permetto di far notare che anche Osymyso tempo fa ha realizzato qualcosa di simile con la sua “Introinspection”.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Osymyso#Intro-Inspection

    Ne parlai l’anno scorso anche nel mio blog.
    http://www.smeerch.it/2008/05/30/il-non-plus-ultra-del-bastard-pop/ Smeerch.

  • tostoini says:

    Sentitamente consigliato, in tema ‘Soulwax, 2Manydjs e cultura corollaria’, “Part Of The Weekend Never Dies”, il documentario di Saam Farahmand. Se si riesce a superare lo scoglio del menù lampeggiante in colori primari del dvd, il resto è un’ottima visione.

  • Raibaz says:

    Quando i Soulwax si dedicano a quello che gli riesce meglio (il mash-up), non ce n’è per nessuno.

    Mi ero perso questo mixato, ma ho consumato gli “As heard on Radio Soulwax” in cui portano il djing a un livello completamente nuovo estremizzando il concetto di “accosto due dischi tra loro perchè stanno bene assieme anche se magari non si direbbe”, che è una delle basi del djing stesso 🙂

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