Azienda trasporti emotivi

February 21st, 2009 § 18 comments § permalink

Per questioni culturali ed affettive (ci lavorano un bel po’ di amici e di persone che stimo), mi sento molto vicino a Current Tv, che per i non pratici di tv è il canale 130 su Sky, quello voluto da Al Gore e prevalentemente dedicato al giornalismo d’inchiesta e all’informazione non comune, d’avanguardia, spesso “user generated”.

La formula innovativa, in uno scenario – quello televisivo – dove l’innovazione è amata quanto la sabbia tra le lenzuola – sta dando i suoi frutti, tanto che a Current hanno pensato, visto il successo, di lanciare il nuovo formato (che lascia spazio a contenuti ancora più “forti”, a inchieste e documentari lunghi, a tv magari “scomoda” ma veritiera) con una campagna di affissioni che promuove due imminenti video-inchieste di Vanguard, il programma di punta della Rete.

I manifesti sarebbero dovuti essere affissi nelle metropolitane di Roma e di Milano, ma sorprendentemente l’ATAC di Roma ha deciso di rifiutare all’ultimo minuto le affissioni di Current. Che succede?


LA PATRIA POTESTA’ DELL’ATAC SULLE NOSTRE VITE

Succede che all’ATAC non se la sentono.
I visual della campagna di Current promuovono due inchieste non banali.
La prima è sul rapporto tra la Chiesa e il crimine organizzato e si intitola “Cosa succede quando la camorra entra in chiesa?” e il relativo manifesto raffigura una bibbia crivellata di colpi di arma da fuoco.
La seconda video-inchiesta, rappresentata sul manifesto da un mitra a stelle e strisce e una mazzetta di dollari, è  altrettanto “scomoda”, visto che si intitola “Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?” e parla dei curiosi rapporti tra gli States e le forze paraterroristiche anti-Iran.

L’ATAC, che è l’azienda trasporti del Comune di Roma, rifiuta la campagna (che invece è stata tranquillamente accettata dall’azienda trasporti di Milano).
Il motivo? Lo spiegano direttamente con un comunicato stampa:

 

Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio.

 

Cioè, tradotto in termini più comprensibili: i tempi sono bui, la gente si agita facilmente e noi dell’Azienda Trasporti dobbiamo aiutare il Sindaco Alemanno a tenere tutti buoni

Che bello. E io che credevo che il compito dell’azienda trasporti di una grande città fosse spostare la gente dal punto A al punto B nel modo più efficace possibile.

Invece scopriamo che a Roma l’azienda trasporti si preoccupa prevalentemente di noi, dei nostri sentimenti, dei nostri stati d’animo. Ci vogliono bene e non vogliono che ci agitiamo. Nel mezzo sì, ci portano da una parte all’altra della città, ma senza pensieri negativi.

E io che credevo che pagare il biglietto del tram servisse giusto a comprare la corsa! Stolto.
Invece no, l’ATAC a Roma dà anche una piacevole assistenza psicologica, anzi *non può non* aiutare il Sindaco a farci credere che tutto va bene, madama la marchesa, fosse anche impedendoci paternalisticamente di essere esposti a contenuti che – a giudizio del team di tranvieri psicologi che sicuramente dirige l’ATAC – potrebbero urtare la nostra sensibilità. Che gentili.

D’altronde siamo tutti dei minus habens incapaci di intendere e di volere ed è giusto che sia l’azienda trasporti del Comune di Roma a decidere cosa è bene e cosa è male per noi. 

 

I CONTI NON TORNANO

Qualcuno, però, si ricorda che forse abbiamo compiuto la maggiore età da un pezzo e non abbiamo bisogno di tutori o sostitutivi della figura paterna che decidano per noi cosa possiamo vedere e cosa no, meno che mai se i suddetti tutori sono aziende municipalizzate.

Altri notano che, visto anche il merito dei visual della campagna di Current, non è che i manifesti siano così minacciosi. Anzi, ancora devo capire come un manifesto possa minacciarmi, a meno che non ci sia sopra la mia faccia e la scritta “wanted, dead or alive”.

Altri bolscevichi si ricordano che in Italia ci sarebbe quella clausolina della Costituzione che dice che da queste parti c’è la libertà di espressione e che l’eventuale grado di offensività di una campagna pubblicitaria è valutato da un codice di autoregolamentazione professionale e, in extremis, dalla legge. Non certo dalle preoccupazioni dell’ATAC per la nostra salute mentale.

La cosa, poi, inizia a puzzare. Il Presidente dell’ATAC, Massimo Tabacchiera, intervistato sulla questione, dice cose che non sono esattamente in linea con il comunicato stampa ATAC del giorno prima. In primis dice

“Nella scelta (di rifiutare la campagna, ndSuz) non ha avuto alcun ruolo il tema della sicurezza”.

I casi sono due: o sono duro di comprendonio io, o Er Tabacchiera ha un problema con chi gli scrive i comunicati stampa, visto che basta leggere qualche riga più in su la citazione che dice “riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio”.

Si fa largo l’ipotesi che ci stiano vagamente prendendo in giro. Per di più le motivazioni “tecniche” addotte da Tabacchiera per il rifiuto della campagna sono deliziose e ci permettono di identificare subito un grande comunicatore, attento al dettaglio:
 

“Quei manifesti non vanno bene per dei mezzi in movimento, la gente non ha il tempo di fermarsi a leggere e comprendere il senso del messaggio… i caratteri sono troppo piccoli per poterli leggere mentre l’autobus si sposta”
 

A parte il fatto che sono gioiosi problemi di Current se il testo è troppo piccolo o troppo grande per il messaggio che vuole ottenere, c’è un problemino non da poco: i manifesti non dovevano essere attaccati agli autobus, ma dovevano essere giganteschi e statici, appesi sulle pareti delle stazioni della metropolitana, che salvo in caso di terremoto è ragionevole pensare ferme.

E siamo alle solite: o il Presidente dell’ATAC è mal informato sulle questioni che riguardano la società che dirige o ci sta prendendo in giro. 

 

A PENSAR MALE SI FA PECCATO

Certo che a voler essere perfidi e malpensanti (e qui lo si è con slancio) c’è da pensare che forse tanto affabile altruismo manifestato dall’ATAC nei confronti delle nostre povere menti di verginelle seicentesche sotto sotto è altro. 

Qualcuno ha detto censura? Personalmente sì, dico censura. E delle più gravi. Il fatto è che un’indagine sui rapporti (non esattamente conflittuali, anzi) tra Chiesa e camorra evidentemente a qualcuno non piace. E meno che mai una sulla faccia sporca della “war on terror” di Bush, che da queste parti ha trovato ciechi sostenitori nella parte politica ora al potere.

Di fatto, anche sforzandomi davvero a pensare all’ATAC come ad una società di filantropi preoccupati per noi tutti, quello che vedo è uno scenario desolante:

– un’azienda municipalizzata di trasporti che compie decisioni politiche e funzionali all’ideologia politica dell’amministrazione comunale e lo dice apertamente: questa campagna non è in linea con gli obiettivi del Comune, che vuole rassicurare e garantire la (sua) pace sociale.

– un presidente di nomina politica che, invece che occuparsi di trasporti, usa la società che dirige come braccio armato politico del Sindaco, censurando contenuti scomodi

– un presidente di nomina politica che è totalmente disinformato sulla questione o ci prende in giro (tristemente è più probabile la prima ipotesi), contraddicendo le comunicazioni ufficiali della propria amministrazione

– una censura *sui contenuti* alle videoindagini di Current Tv: non vogliono che si vedano, non vogliono che la gente sappia che esistono

– una visione paternale – con motivazioni pretestuose, perché l’immagine di una bibbia e di un mitra non sono certo ragione di scandalo o turbamento, visto soprattutto cosa passa normalmente sotto i nostri occhi sui manifesti – della società italiana: “pensiamo noi per voi, voi state tranquilli, va tutto bene, circolare!”

 

LE DUE DESTRE

E’ impossibile non buttare in politica questa storia di censura, operata dall’amministrazione di destra – guidata da Alemanno – su due contenuti che peraltro nessuno ancora ha visto in Italia. E’ proprio vero che le inchieste fanno paura, che le domande terrorizzano, che lo spirito irrequieto di chi vuole sapere di più fa tremare i potenti, comunque e sempre.

Ed è un caso curioso, perché questa storia di censura – che non finirà qui – racconta le due destre in Italia. Una è quella di Milano, che non censura – come è giusto – la campagna di Current, magari storcendo il naso, ma ricordandosi che in Italia esistono delle leggi che tutelano la libertà di espressione.
E soprattutto ricordandosi che non c’è niente di meglio che un atto di ingiustizia e di censura per “pompare” un contenuto sui media e dargli una visibilità insperata.

Dall’altra c’è la destra infinitamente stupida, quella ancora “fascia”, rozza e picchiatrice, che calpesta i diritti dei cittadini tutti. Quella che censura con motivi ridicoli, gestendo malissimo la vicenda, con personaggi evidentemente non all’altezza, comunicazioni che si contraddicono e un’aria ingiustificabile di improvvisazione.

E questa è la destra peggiore, anche se – detto da uomo di sinistra – la più auspicabile, perché è da operetta nel perseguire le “maniere forti” che risultano inesorabimente in una sconfitta.
Sì, perché oggi la notizia di questo atto di censura è sui giornali (per esempio in home su Repubblica.it), se ne parla diffusamente in Rete  e l’attesa per le due video-inchieste di Current è altissima non solo a Roma e a Milano, ma in tutta Italia. E questo senza che Current abbia attaccato un singolo manifesto sui tremolanti muri della metropolitana capitolina.

Verrebbe da dire “grazie Alemanno (o Tabacchiera), continua così”, perché questo è il più grande favore che si poteva fare a Current, ai suoi valori e ai suoi temi. I contenuti di questa tv iniziano – perfino preventivamente – a fare “paura”.

E viene da domandarsi chi è che può avere paura di una video-indagine sui rapporti tra la Chiesa e la camorra, tanto da non volerne diffondere la pubblicità. E soprattutto viene da domandarsi da che parte stia chi, politicamente, non vuole dare l’opportunità alla gente di informarsi su un tema così forte e controverso.

Ovvero, se la Chiesa non ha nulla da temere, perché censurare questa video-inchiesta?

 

SUPPORTIAMO CURRENT E LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE

Quello che conforta è che la questione non finisce qui, anche perché gli episodi di censura tramviaria (mi duole dirlo: bipartisan, visto il caso della pubblicità della UAAR sui mezzi pubblici di Genova) stanno iniziano a diventare dei pessimi precedenti in questa Italia in cui si avvallano per legge le ronde e progressivamente spariscono i diritti personali, primo fra tutti quello all’espressione e, a breve, quello di libero accesso alla Rete.

E proprio la Rete, nel suo piccolo, si incazza. Qui c’è un gruppo di Facebook, a cui vi invito a partecipare, in cui è riassunta la questione, in cui c’è una rassegna stampa che spiega per filo e per segno cosa è accaduto e in cui si può discutere della questione e coordinarsi per protestare contro la censura.

Anche il sito di Current segue la questione qui. E c’è pure un sondaggio in cui è possibile esprimere la propria opinione su questo caso.

E presto sarà possibile vedere le due video-inchieste su Current che tanto fanno paura a quei filantropi dell’azienda trasporti romana e ai loro padrini politici.

“…tutti con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare” – riflessioni ottimistiche sul caso Englaro

February 10th, 2009 § 26 comments § permalink

Devo ancora parlare del caso di Eluana.
Provo a fare un post politico-schematico, perché se mi abbandono alla prosa finisce che vomito un post chilometrico.

Prima faccio una premessa: vedo molti, sui principali social network, che quasi si incazzano predicando il silenzio. “C’è un morto di mezzo, tacete, è il momento del dolore”. 
Pur capendo benissimo questa necessità, non provengo da una cultura cattolica e la contrizione permanente non mi appartiene. Sono più da funerale anglosassone: ci si trova alla veglia e si fa tutto tranne che tacere: si beve, si parla, si ragiona, si sta insieme a riflettere e ricordare e in certi casi si canta e si ride perfino un po’ sguaiati. 
Quindi non prendete questo post come un’indelicatezza: è solo un approccio diverso alla morte. E da ateo non posso che dire hats off to Eluana e Beppino, perché ci hanno mostrato la via pagando in prima persona.

 

Provo a spiegare perché sono ottimista riguardo alle questioni sollevate dal caso Englaro. Vado per punti e la prendo un po’ alla lontana. 

 
Questione 1: Perché Berlusconi si è esposto in prima persona in questa battaglia?

In effetti è strano: Berlusconi, nonostante si dipinga come un buon cattolico, finora si è sempre nascosto tantissimo sulle questioni etiche, in parte credo per carenza di autorevolezza (un uomo con un’etica orribile non è credibile come modello morale). Se ricordate, sui referendum sulla fecondazione assistita era proprio sparito, lasciando ai suoi compari il compito di abbracciare le più oscurantiste volontà repressive volute dalla Chiesa e imporle al paese. Ma lui no, se ne stava fuori.

In questo caso si è speso, si è esposto, ha rischiato addirittura lo scontro istituzionale.
Perché? Chi glielo fa fare?

Mi vengono in mente due risposte, che peraltro non si escludono:

1 – Berlusconi ha visto in questo caso un’opportunità. Sì, il caso Englaro era un’opportunità politica enorme per la destra, perché permetteva di ricompattare i rapporti col Vaticano (un po’ lisi a causa del giro di vite ultra-repressivo contro l’immigrazione) e soprattutto offriva alla destra uno straordinario veicolo di marketing su cui peraltro insistono tuttora: “noi stiamo con la vita, gli altri con la morte”.
C’è poi un non trascurabile terzo motivo: la questione avrebbe diviso il PD. Cosa prontamente avvenuta e assolutamente funzionale alla destra e al disamoramento tra il partito di Veltroni e il suo elettorato, che è molto più laico dei politici che esprime. 
Il quarto motivo è noto a tutti: il modo migliore per non parlare della crisi economica in corso, che sta mettendo ancora più in evidenza l’inadeguatezza del Governo e della classe dirigente di PDL e Lega, è trovare un diversivo. Eccolo. 

2 – E’ una questione di delirio d’onnipotenza. In effetti gli eventi degli ultimi giorni sembrano confermare che nel Governo ci sia una sindrome del tipo “comandiamo noi e voi non siete nulla”. Il che in un sistema di bilanciamento dei poteri non è esattamente valido e tutti noi sappiamo quanto questo pesi a Berlusconi in primis. 
Insomma, al Governo c’è l’impressione di poter disporre del paese come meglio gli pare. Ecco, quindi, che un atto arrogante, cioè un atto di “definizione” di una società (direi “definizione culturale”, giacché il rapporto con la morte è un elemento di identificazione di una cultura) viene fatto ope legis a colpi di maggioranza. 

Sembra quasi un dire “da noi si fa così, perché lo diciamo noi”. Il che, mi sia permesso, fa un po’ paura ed è per quello che qualcuno sente aria di regime. Per la precisione io sento puzza di “stato etico” hegeliano. E non è un piccolo particolare.

Ma non finisce qui. Perché c’è di mezzo la psicologia berlusconiana. E si sa che da queste parti si pensa che il PresDelCons abbia seri problemi di ego.
Quindi immaginate quanto debba essersi sentito attratto Berlusconi dalla prospettiva di “salvare” Eluana. E’ una vita che cerca di presentarsi come “il salvatore” (e dio solo sa quanto gli pesa che non abbia messo la “s” maiuscola).
L’idea di potersi cullare con la retorica del salvatore e del difensore della vita deve davvero aver fatto presa sulla sua psiche da insicuro perenne, insomma. E ci si è buttato.

 

 

Questione 2: perché sei convinto che la destra e la Chiesa abbiano perso questa battaglia?

Provo a spiegarmi. La destra avrebbe avuto tutto l’interesse a lasciar perdere il caso Englaro, a farlo trascurare dai media che controlla e ad evitarsi questo mal di pancia che tocca più le coscienze che il portafoglio. E tocca le coscienze in un punto in cui tutti siamo sensibili, perché tutti – da vivi – abbiamo a che fare con la morte.

Eppure ci si sono buttati, un po’ per sudditanza verso il Vaticano, un po’ perché hanno percepito le opportunità che evidenziavo sopra.
Ma non hanno tenuto conto di due cose:

1 – che su questo tema la posizione della Chiesa e della destra è in minoranza nella società italiana.
Ovvio, non ho telefonato a tutti gli italiani chiedendo un parere. Però guardo i sondaggi di ogni genere (li ho cercati apposta, per farmi un’idea dello scenario), da quelli online a quelli cartacei, e non ho ancora trovato un singolo risultato in cui i favorevoli al testamento biologico, alla libera scelta, all’autodeterminazione del corpo, ecc. non siano la stragrande maggioranza.

Sarà pure un caso di coincidenze, ma ho la fortissima impressione che questa società sia molto più secolarizzata e laica dei rappresentanti che elegge. E credo che un po’ di Storia dimostri che è sempre stato così: i referendum sul divorzio e sull’aborto, per dire, furono vinti in un momento in cui la DC prendeva percentuali bulgare. Eppure la società era più avanti rispetto a come votava. 

 

2 – che una strategia così dà risultati positivi solo se si vince, ottenendo un risultato subito. Il partito trasversale dei clericofascisti sapeva che il tema è caldo ed è noto a tutti molto più di quello della fecondazione artificiale. Ecco perché la strategia avrebbe pagato molto, se vincente: era un pesantissimo “display of power” (che nella politica maschilista italiana è fondamentale) ed era una sorta di colpo di mano istituzionale giustificato da cause “etiche”. 
Insomma, se passava il “colpo” su Eluana e la cosa otteneva risultati, era la scusa perfetta per mostrare i muscoli al paese e soprattutto per fondare un modello d’azione governativa assolutamente non democratico: leggi ad personam, ad categoriam, ecc. approvate senza dibattito, senza considerare il Parlamento, fregandosene di tutto e di tutti, del Presidente della Repubblica, della Corte Costituzionale, ecc.  

 

Il risultato è che la destra clericofascista avrebbe guadagnato molto se Eluana non fosse morta ma fosse stata “salvata”: immagine, retoriche positive da usare, ego per il PresDelCons, divisione dell’opposizione, ricompattamento dei cattolici oscurantisti (anche quelli con Casini e quei pochi col PD), giustificazione “etica” di un colpo di mano a livello istituzionale, ecc.

Purtroppo gli è andata male ed Eluana attualmente è in paradiso e sta suonando “Imagine” con al piano John Lennon, dedicandola a quel grande uomo giusto di suo padre. E non pensa a quei piccoli uomini nell’aldiqua che la volevano torturare a vita in nome di un principio parziale che lei non riconosceva e che loro volevano rendere assoluto.

E per quei piccoli uomini oggi è una brutta giornata, perché ora si trovano con in mano una legge oscurantista sul diritto all’autodeterminazione del corpo. Una legge sicuramente scritta malissimo, che sarà tanto brutta quanto attaccabile, scritta da gente incattivita, mal formulata, fatta senza nessun confronto con il Parlamento. Sarà una pessima legge nel merito, nel metodo e nella forma e nei contenuti. E come tutte quelle leggi sarà debolissima o un boomerang. Ma non temete: durerà poco.

Non crediate che sia una vittoria il fatto che nei prossimi giorni sia approvata. La approveranno, la chiameranno “Legge Eluana”, col consenso dei media al loro libro paga (perché a destra piace piazzare un bel ricatto morale battezzando le leggi) e poi la parte sana del paese inizierà lentamente a farla a pezzetti, sempre che riescano a farla, perché una legge fatta male non passa facilmente al vaglio della Corte Costituzionale.

 

Questione 3: come andrà a finire?

Finirà con un duplice scenario, che in entrambi i casi prevede un referendum.

1 – Se la legge non passa perché cozza contro la Costituzione e i suoi principi, finiranno per cercare di cambiare la Costituzione. Hanno i numeri per provarci. Ma poi devono affrontare un bel referendum costituzionale in cui la sconfitta è assicurata, perché non c’è nemmeno il limite del quorum. 

2 – Se la legge in qualche modo passa, raccoglieremo le firme e faremo un bel referendum.
E lo perderanno, per quanto si applichino a farlo ignorare dai loro lacché catodici.
Perché questo tema tocca tutti e il più grosso rammarico che penso serpeggi nella sede del PDL e in Vaticano è aver attirato l’attenzione di tutti su un tema che tocca così da vicino la vita di tutti e non richiede competenze specifiche o chissà quale cultura per essere compreso. Perfino il più disinformato degli elettori sa rapportarsi col suo senso di pietà e scegliere di conseguenza. 
E quel referendum sarà una dura sconfitta per i clericofascisti e soprattutto per i partiti, che si perderanno in bizantinismi pur di non schierarsi o farsi dei nemici Oltretevere.

Ovviamente in questo secondo scenario starà  a noi impegnarci. Può sembrare strano ma mi pare di aver percepito (parlo di sensazioni mie, quindi il tutto ha la validità scientifica di Voyager) una fortissima indignazione, superata solo dalla voglia di impegnarsi per questa battaglia fondamentale, perfino da parte di gente che mai mi sarei immaginato. 

Per una volta c’è un tema in cui la proverbiale ignoranza degli italiani non è d’ostacolo, perché la morte non fa distinzione e tutti hanno esperienza diretta o indiretta di sofferenza, di parenti/amici/conoscenti a cui auguri di andarsene in fretta e non soffrire, ecc. 
E per gli oscurantisti, per la Chiesa, per la destra sarà una brutta notizia, perché non riusciranno  – come hanno sempre fatto – a prosperare sull’ignoranza delle masse.
Almeno per questo argomento credo proprio di no.

I princìpi sulle nuvole, le persone sulla terra – riflessioni su una battaglia che non potremo che vincere

February 5th, 2009 § 9 comments § permalink

Vorrei scrivere qualcosa di sensato e di freddo sul caso di Eluana Englaro, ma mi è difficile.
Proprio non ci riesco, nonostante gli sforzi, perché sul tema mi considero un pratico, un semplice, ma contemporaneamente un estremista. E ne sono fiero, perché credo che su una questione come questa non esistano posizioni intermedie.

Non si può mediare su un concetto semplice e contemporaneamente life-defining come la libertà di disporre del proprio corpo.  Non esiste sfera più intima, salvo il controllo del pensiero. Ma all’atto pratico siamo questo: siamo corpi più o meno vivi e ci definiamo esseri viventi e senzienti perché ne disponiamo volontariamente. Scegliamo, cioè, che farne. E la libertà di “agire” liberamente il nostro corpo è una di quelle che – nella mia visione – sta a monte di tutte le altre. Io sono mio, mi sembra un principio inalienabile e non negoziabile.

Ecco perché trovo assurdo che la destra italiana, insieme alla Chiesa, si schieri per la limitazione di quella che è la “libertà madre” di tutte le libertà. E non c’è etica che tenga: se voglio dettare le condizioni per la mia morte, se voglio disporre liberamente di me, intimamente di me, con riflessi solo su di me, è anti-umano. E’ disumano nel vero senso della parola che qualcuno decida per legge cosa posso e cosa non posso fare di me, del mio corpo, della mia vita.

In linea di principio – pur combattendolo – trovo meno barbaro che la Legge e la politica decidano di mettermi il naso in camera da letto o nel repertorio di idee che porto addosso. Ma il corpo è ancora più intimo, non abbiamo altro: è il nostro ultimo bastione. Da lì, mi spiace, ma non si passa.

L’etica, la bioetica, la filosofia, ecc. per quanto mi riguarda contano davvero poco, perché viene tutto dopo: è sovrastruttura, mentre qui stiamo a parlare di carne.
Vanno giusto bene per normare le zone grigie, quelle in cui la volontà del cittadino non è espressa, quelle in cui è ambigua. Ma se voglio mangiare un gelato o morire o fare dieci flessioni è una scelta mia e risponde solamente alla mia coscienza, ai miei valori e alle mie relazioni con gli altri. Ma inizia e finisce dentro di me.

Il vero estremismo pericoloso è proprio quella malata ideologia che si maschera da “difesa della vita”. Ed è veramente qualcosa che confina con il peggiore estremismo e che ha tratti paraterroristici, perché si basa su principi assoluti (e peraltro non so quanto condivisi), non sulla realtà.

Le persone di buonsenso parlano di episodi, di casi, di individui. Gli estremisti della “difesa della vita” parlano di simboli, di categorie , di “bene assoluto” imposto a terzi, senza pensare cosa ci sia nel mezzo.

Ho già visto quel modo di pensare lì, animato da ottime intenzioni sulla carta. C’era gente che pensava di riscattare le masse e salvare il mondo. Per farlo bisognava sparare a qualche uomo, ma suvvia: non erano uomini, erano simboli. E si sa che ogni rivoluzione ha bisogno dei suoi boia, ecc. Abbiamo già dato.

Io ho paura di quelle persone lì, indipendentemente dalla bandiera che sventolano, perché sotto sotto è una sola: quella dell’alienazione dalla realtà. Ho paura di quelli che parlano per categorie assolute e agiscono di conseguenza. Il vero estremismo è quello: restare indomiti sulla nuvoletta dei principi puri senza guardare cosa succede realmente là sotto, dove c’è il paese reale, che per una volta non è un’espressione comune ma siamo noi.

Mi consola una cosa: perderanno. E perderanno perché non hanno tenuto conto che la morte, la sofferenza, il dolore, sono cose comuni a tutti.

E non lo dico per ecumenismo: moriamo tutti e tutti scontiamo da vivi la morte di alcuni che ci sono accanto.
E a tutti, indipendentemente dal colore politico, è capitato di vedere soffrire tanto qualcuno vicino e lontano e trovarsi un giorno ad un funerale e dirsi che sì, dispiace, ma è meglio che sia andata così.

Tutti abbiamo avuto un nonno, un prozio, un vicino di casa, un cugino, ecc. per cui la nostra pietà umana ha, obtorto collo, augurato una fine , piuttosto che un prolungamento sine die del capitolo del dolore, dell’umiliazione, della non-vita.

E quando i brigatisti del “movimento per la vita” parleranno di assoluti, di diritto alla vita e di sacralità, cercando di imporci un’ideologia che è antitetica al nostro senso pratico e praticato di pietà umana, al nostro non voler veder soffrire inutilmente le persone a cui teniamo, noi tutti saremo lì coi piedi per terra e penseremo ai nostri morti, ai nostri parenti, conoscenti, amici, alle loro storie, alla loro sofferenza. E sapremo, come abbiamo sempre fatto, cosa pensare e cosa fare.

Where am I?

You are currently viewing the archives for February, 2009 at Suzukimaruti.