Who’s gonna drive you home?

November 28th, 2008 § 18 comments

Dopo aver dato il meglio di sè nella gestione del problema della presidenza della Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI, candidando un impresentabile e incompetente e vedendosi eleggere con un colpo di mano – coi voti della maggioranza berlusconiana  – un poco di buono ex mastelliano pronto a tutto (e mi inquieta che il PD candidi uno così, davvero), il partito che teoricamente dovrei votare sta consumando le sue preziose energie politiche per un’altra battaglia di altissimo profilo e che non mancherà di appassionarci per la sua utilità per il paese.

Quanto avrei voluto che dio mi avesse fulminato seduta stante il giorno in cui ho lasciato la mia email agli uffici stampa nazionali e locali del partito che teoricamente dovrei votare, perché è ormai da una settimana che quotidianamente le caselle di posta si intasano a causa di una pioggia di comunicati stampa su un tema fondamentale come la collocazione nel Parlamento Europeo del Partito Democratico.

Ovvero, fra un anno ci saranno le europee e verosimilmente il PD riuscirà a fare eleggere qualcuno, nonostante stia facendo di tutto affinché ciò non accada. Dove si siederanno costoro? Staranno nel gruppo del Partito Socialista Europeo? O con i Popolari? Oppure con un terzo gruppo?

Certo, se il tuo partito è fatto da una mai completata sintesi tra ex ex comunisti e ex ex democristiani, il problema è spinoso, perché non puoi certo chiedere a quella simpatica donna della Binetti di sedere tra i socialisti europei. Così impari a candidarla, peraltro.

Però, per quanto mi riguarda, è un problema inutile. E trovo pure insultante leggere che Fassino, Rutelli, Bobba, ecc. si lancino strali su una questione puramente formale mentre avrebbero un bel po’ di cose da fare (opposizione, costruire un’alternativa credibile al berlusconismo decadente di questi anni, ecc.)

Ma davvero, ci interessa dove siederanno gli eletti del Partito Democratico nel Parlamento Europeo?
A me francamente il dibattito dà le stesse vibrazioni che la serie B di pallamano femminile.
Mi interessa, invece, molto come il PD voterà, quali sono le sue proposte, le sue scelte e le sue posizioni. E mi sembrano questioni a monte rispetto al gruppo parlamentare a cui iscriversi.

Invece no, i pezzi da novanta del PD continuano questa guerra di comunicati piccati e stronzetti in cui di fatto gli ex DS continuano a dire “la grande tradizione riformista europea sta tra i socialisti” e gli ex democristiani rispondono “col cazzo, piuttosto ce ne andiamo”, coi pochi laici ex Margherita che tergiversano e, nel dubbio, dicono tutti la loro.

E quindi via con illuminanti e promettenti discussioni su un ipotetico scioglimento del PD, su una scissione, ecc. Non che si rovini nulla più di tanto, eh? Però c’è sempre un limite al peggio.

 

E’ UN FATTO DI APPARTENENZA

La cosa che mi spaventa e mi fa capire che a sinistra (ma in verità il problema è trasversale, sebbene con intensità differenti a seconda degli schieramenti) siamo ancora mostruosamente indietro nella visione dello scenario politico.

Continuiamo, cioè, a pensare alla politica come ad una questione di appartenenza. Quindi il problema numero 1 dell’esordio del PD nel Parlamento Europeo non sarà cosa voterà caso per caso, ma come si definirà, a quale “grande famiglia trasversale” della politica europea si iscriverà.

Tradotto in termini pratici, il PD spende il 99% delle sue già esigue e contraddittorie energie politiche per cercare litigiosamente di distillare una sintesi identitaria tra le sue componenti. E consuma se va bene l’1% a fare politica, cioè a compiere gli atti materiali che permettono ai suoi diretti e potenziali “consumatori” di definirlo.

E questo è un po’ il dramma della sinistra e del suo approccio al paese. Continuiamo, noi che di sinistra lo *siamo*, a non capacitarci come il resto del paese possa non esserlo senza sentirsi sporco, in colpa, ecc. E continuiamo a fare una politica in cui il nostro fine reale non è risolvere problemi (o proporre soluzioni per) e su questo conquistare voti, ma è di fatto lavorare affinché la gente si converta e *diventi* di sinistra o centro sinistra o centro centro sinistra.

In verità basta riavvolgere minimamente il nastro per notare come la dimensione identitaria a sinistra sia una priorità assoluta. Democratici di Sinistra, Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, ecc. Lo vedete? L’ossessione di definire un’appartentenza che è a monte, a priori rispetto all’azione politica.

Ovvio che la gente che magari è così intelligente da non votare per Berlusconi ma non è de facto di sinistra o non si percepisce/definisce tale finisce per votare per Di Pietro, che di fatto è l’unico partito della coalizione in grado di intercettare gli swing voters tra uno schieramento e l’altro proprio in virtù del suo essere definito da scelte, da pratiche, da posizioni e non da appartenenze politiche ottocentesche.

 

QUASI QUASI MANDO UNA LETTERA A VELTRONI (NO, CHE POI LA LEGGE IN PIAZZA)

Il tragico è che ad ogni comunicato stampa che ricevo – l’ultimo, piccatissimo, di Gianni Vernetti, persona a cui sono peraltro vicino umanamente e che come sottosegretario agli esteri nella passata legislatura ho molto apprezzato, che sfancula Fassino – mi scatta una voglia tremenda di rispondere da semplice elettore.

E mi viene una voglia pazza di gridare ai dirigenti del mio partito che questo dibattito inutile viene fatto sulla pelle dei cittadini ed è un po’ un insulto per chi ha votato PD, fidandosi che non avrebbe votato per un partito di stupidi.

E mi piacerebbe segnalare ai vari Rutelli, Fassino, ecc. che le priorità politiche mi pare siano altre. E se per loro non è così, beh allora voto altrove.
Perché qui lo tsunami ci ha colpito in pieno (ricordate? quello con la cacca-Berlusconi che ci galleggia, irrilevante, in mezzo) e chi ci dovrebbe salvare sta a riva a dibattere se farlo nuotando a delfino o a rana.

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§ 18 Responses to Who’s gonna drive you home?"

  • Uriel says:

    Problemino inutile una cippa. Il PDL e’ gia’ iscritto al PPE. Se anche il PD si iscrivesse al PPE,alle prossime elezioni europee potrai votare PPE oppure PPE.

    Se per te andare alle europee con un partito unico e’ una cosasecondaria, beh, auguri. Pero’ poi dovrai spiegarmi come mai in italia siate due partiti diversi, e in europa firmiate lo stesso programma sotto la stessa bandiera.

    Uriel

  • Keper says:

    Quoto:”chi ci dovrebbe salvare sta a riva a dibattere se farlo nuotando a delfino o a rana.”

    Ma fammi ridere! In un paese come il nostro, che si basa sulla raccomandazione, sull’amicizia e, come dici spesso, sul familismo, credi davvero che l’altra parte sia bella, coraggiosa e con la volontà di salvarci? Il problema, come scrivi nel post linkato è un problema di paese e non è perché qualcuno ha un’etichetta con scritto “sinistra” che cambi qualcosa.

    L’unica stupida speranza è che finalmente il paese voti un partitello delle balle che non abbia forti connessioni con i poteri in modo da farli saltare, ci sarebbe una rivoluzione fino a quando questi poteri verrebbero ristabiliti.

    I politici di oggi in toto sono solo lo specchio del fallimento di un popolo.

  • Vale says:

    Guarda, io mi vergogno di aver votato pd..

  • il potere del consumatore è non comprare un prodotto se no gli piace.il potere del popolo è di votare chi secondo lui si comporta bene.
    in una democrazia normale si votano gli ideali, perchè questi sono ancora alla base dei partiti.in italia no.
    in italia si tifa per dx o sx limitandosi a difendere il proprio partito anche in torto marcio o attaccare l’opposto al primo piccolo errore.
    io penso che prima bisognerebbe portare la questione morale nella politica, ritornare una democrazia quasi seria e poi potremmo anche parlare di ideologie.
    io voto di pietro che è l’unico partito che si batte per la questione morale.in un paese normale l’idv starebbe a dx qua sta a sinistra e prende i voti di uno di sinistra come me, e spero in futuro come te.

  • indieandre says:

    io continuo a dire che aveva e continua ad avere ragione lui http://it.youtube.com/watch?v=hsYRccl4bFI

  • e se ci si definisce per quel che si fa, il PD non può che stare con i democristiani europei, sia per laicità, che per cultura politica.
    Il problema della collocazione europea è sicuramente secondario, ma implica diverse cose (ne elenco due).
    La prima è definire se il partito aderisce o meno ad un manifesto programmatico comune di tutti i partiti socialisti europei (quindi di contenuti si parla) e dato che le elezioni sono europee direi che è rilevante.
    La seconda è se il partito è ancora di sinistra (questione tutt’altro che nominalistica) o meno.
    Perchè se è vero che ci sono personaggi che hanno il coraggio di definirsi socialisti governando con Berlusconi, è anche vero che l’essere di sinistra, socialisti o qualunque nome si voglia dare, deve essere chiaramente visibile attraverso contenuti, altrimenti possiamo dare ragione a chi dice che destra e sinistra pari sono.

  • mario says:

    non sono d’accordo con te, suz, a me la pallamano femminile di serie b che molti brividi, come la lotta nel fango.

  • Luca.P says:

    caro Suz, ti leggo sempre ma contribuisco di rado, che sono praticamente sempre d’accordo.
    Stavolta invece vorrei dire “perché” sono d’accordo, non fosse altro che per dare la linea ad uno dei miei iscritti che ha commentato prima di me 😉
    Secondo me questa ansia di identità non ha senso.
    Il PD non si caratterizza sulle sigle, ma su quello che deve dire al Paese.
    Io mi ritengo di sinistra, ma non ho aderito al PD perché era un partito “di sinistra” quanto perché è quello che, secondo me, può rispondere meglio alle richieste dell’Italia di oggi.
    Noi di sinistra continuiamo a rincorrere le sigle, le appartenenze, quando quello per cui dovremmo lottare è l’affermazione del metodo di scelta: dei programmi, delle candidature, dei dirigenti. Il contenuto viene di conseguenza.
    Sotto questo punto di vista il PD è sicuramente nella linea del PDS-DS, più che della Margherita.
    E’questo che rischia di far fallire il PD, più che le lotte intestine: il fatto che continuiamo, come dici tu, a voler “convertire” gli italiani invece che provare a capirli.
    Come vedi, il metodo si fa sostanza.
    Un abbraccio

  • panda says:

    luca, concordo al mille per mille. è che veltroni si doveva dimettere dopo la sconfitta elettorale. fosse o non fosse colpa sua, largo ad altri.

  • Suzukimaruti says:

    Luca, guarda che tu hai sempre torto perché sei della juve!!!!! 🙂

  • Luca says:

    Bravo Marutico, bel post; questi sono i tuoi post che preferisco.
    Quando proprio non si può fare a meno di piegare la testa e ammettere il disastro di un personaggio incapace come Veltroni che DICIAMOLO: non ne ha imbroccata una.
    E io son stufo di avere sempre ragione.

  • condivido in pieno l’analisi, e credo che il problema sia anche più grande della *semplice* (si fa per dire) opposizione a berlusconi:
    in un mondo che e’ in pieno salto di qualita’ (e come tutti i salti non è né sarà indolore) passare il proprio tempo a dibattere su chi siamo e da dove veniamo è qualcosa di inutile, ridicolo e un po’ agghiacciante, come quelli che ballavano sul titanic

  • Suzukimaruti says:

    marco: nessuno ha scritto che tutti gli elettori di Di Pietro sono swing voters (la definizione peraltro è comunemente usata nelle analisi elettorali e non significa “swinger”).
    Quel che è certo (non lo dico io ma le analisi sul voto) è che il suo partito intercetta molto lo swing vote, proprio perché presenta un programma totalmente aderente a quello del PD, ma un’identità fenotipica non di sinistra.

  • marco says:

    Quasi d’accordo, con un piccolo appunto.
    IO alle ultime politiche ho votato DiPietro, ma non sono uno _swinger_ (che cesso di definizione, dai!). E l’ho fatto per due ragioni: UNO perché la Binetti e il Rutelli io NON li voto. Non sono d’accordo con le loro idee e non voglio che mi rappresentino in parlamento.
    DUE perché in una situazione politica come quella attuale, io da un politico voglio *opposizione*, cazzo. Ed era evidente che non sarebbe arrivata dal PD.

  • Giorgio says:

    Enrico,concordo in pieno con te.
    Anzi non sono mai stato così concorde con una tua dissertazione personale.
    Sto inserendo commenti come il tuo ovunque abbia l’opportunità di interloquire con chi è nei posti contanti e credo che come me lo stiano facendo tutti coloro a cui sta a cuore , non il PD, ma l’esistenza di un’opposizione qualsivoglia (e forse l’UDC pare più seria).
    Credo che il PD oggi sia una mera entità teocratica e che le loro divisioni siano ormai avvicinabili a quelle del Papa.
    Questo perchè è incapace a rispondere ai problemi e pensa ancora che l’attuale problema dell’Italia sia il conflitto d’interessi del capo della principale coalizione avversaria e il suo staff impresentabile.
    Esattamente la strategia di comunicazione di chi non ha strategia generale.
    Prepariamoci a un lustro thatcheriano,forse ce lo meritiamo.

  • tommaso says:

    io dico che le appartenenze contano, se le prendi sul serio – nel senso che le appartenenze condizionano le tue azioni.

    qui siamo oltre, siamo alla buffonata, suz.
    la margherita attualmente siede nel parlamento europeo in un partito, l’ALDE, che ha una piattaforma sulle coppie di fatto e sulla laicità che è diecimila anni a sinistra di rifondazione comunista. e si eh, intendo il partito della binetti.
    ma questa appartenenza non orienta le loro scelte.
    noi non siamo di sinistra, perchè sono ” socialisti ” ( questi vedono baffone ovunque ) non siamo di destra ( mah… ), siamo di centro ma un centro diverso dal centro, noi certe cose che fanno gli altri di centro non le facciamo.

  • pier says:

    Sai qual’è il paradosso? l’idea del PD, come forza di tutti i riformisti è di per se un’idea eccezionale! peccato che i dirigenti attuali di questo partito non abbiano capito una beata fava della potenzialità rivoluzionaria di questo progetto. Ovvero si sono coopatati alla testa di un corpo che non conoscono (e non sono in grado di comprendere)!

  • Alessandra says:

    Che dire Enrico? Tu hai ancora la pazienza di scriverne a lungo, io ormai nemmeno quella. Come scriveva la Tinagli nella lettera di dimissioni dalla Direzione del PD (che poi, chiamare Direzione un organo con decine di persone a me sembra una presa per i fondelli, ma questo è un altro discorso), ci si definisce in base a quello che si fa, non in base ai nomi che ci si da.

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