My generation

November 5th, 2008 § 33 comments

Sono qui, alle 5 del mattino, l’angoscia e passata e il vino lo stappo ora. Per festeggiare!

Sì, perché è avvenuta quella che, politicamente, finora è la cosa più positiva e potenzialmente più rilevante per la mia generazione: hanno eletto Barack Obama presidente degli Stati Uniti, che poi è come dire “capo del mondo” ed è un bene, anzi è un’ottima notizia.

Non voglio dire altro su Obama, perché, ora che la sua elezione è praticamente sicura, i media insisteranno ulteriormente nel propinarcelo in tutte le salse e l’unico rischio per il nuovo Presidente è che ci venga a noia come il marziano di Flaiano.

Anzi, c’è un secondo rischio [warning: sto facendo dell’ironia scimmiottando il gergo paranoico dei complottisti] e cioè che la CIA, Israele o i poteri forti lo ammazzino. Incrociamo le dita. E confidiamo in un Jack Bauer (possibilmente meno fascio di quello televisivo), casomai fosse necessario.[/warning: sto facendo dell’ironia]

Intanto mi godo McCain che fa il suo discorso di commiato, sconfitto dopo tutte le porcate che ha fatto in campagna elettorale. Gli sta bene, è una persona orribile, finto eroe di una guerra in cui stava dalla parte sbagliata e si è pure fatto beccare.

Capita che ogni tanto le storie finiscono bene, i cattivi, le brutte persone, i fascisti, i guerrafondai, i disonesti, perdono. Raramente, però, vengono umiliati dal voto popolare.
Oggi è capitato ed è un buon segno. Ed è un bel giorno. Uno dei pochi, francamente, che mi capita di vivere in questa esistenza che, tra – ehm – calcio e politica, nega da sempre gioie collettive a quelli come me.

Ma non è solo una questione di “vincere”, che è un verbo vuoto. E’ davvero una questione di speranza, di cambiamento, un presagio positivo in un momento brutto per tutti. Se perfino gli Stati Uniti sono riusciti a capire che il cambiamento sta dalla parte giusta, forse c’è un barlume di speranza perfino per questo paese orribile in cui viviamo, circondati da gente in gran parte schifosa, familista, disonesta.

Nonostante pericolose tentazioni che scorrono a sinistra, sono un uomo di sinistra da sempre filoamericano, fin da tempi non sospetti.
Amo gli Stati Uniti e penso che laggiù, per molti aspetti, ci sia un grado di civiltà superiore, bastava guardare come gli elettori si mettevano in fila per votare (e per votare bene!).
E poi adesso un pezzo dell’America che mi piace, quella multietnica, multiculturale, quella black si appresta a sedere lì, nella stanza ovale.

Ed essendo uno che si commuove ad ascoltare Archie Shepp che suona “Blues For Brother George Jackson” mi piace pensare che le lotte di quella generazione lì, che ha combattuto contro il razzismo, il bigottismo, la repressione, sono finalmente finite. E i 12 anni di carcere di George Jackson, il Gramsci di pelle nera, non sono stati vani.

E se oggi il capo del mondo è una persona in cui per mille motivi – non ultima l’età – mi riconosco (e, tra l’altro, il primo adulto vero in 16 anni a guidare gli USA) e che sento familiare, vicina e “umana”, è merito di chi in passato ha lottato per le cose giuste, anche quando lottare era impopolare e talvolta criminale.

E adesso, a vino stappato, tutti ad ascoltarsi “Black President” di Fela Kuti, un altro che aveva previsto tutto con qualche decennio d’anticipo.

Poi domani, con comodo, razionalizzo. Ora godiamoci il risultato e una provvidenziale pennellata di speranza.
E voi subitevi un post emozionato, scritto male. Capitemi 🙂

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§ 33 Responses to My generation"

  • Suzukimaruti says:

    yes, e hai vinto 100 punti-suzukimaruti per la scoperta!:-)

  • indieandre says:

    ma la prima riga è una citazione/parafrasi di guccini?

  • Giorgio says:

    Non vorrei essere controcorrente ma siamo sicuri che esista l’autodeterminazione dei popoli?
    Secondo voi quando Khomeini fece esiliare Reza Palhevi gli iraniani si autoderminarono felicemente, per vivere in un mondo migliore?
    Ricordo molto bene come l’ayatollah diventò la super star della sinistra extra in quei giorni e si spesero fiumi di metafore per definirlo come il campione dell’antimperialismo universale.
    Lo stesso vale per la storia recente dell’Iraq.
    Abbiamo il coraggio di dire che colà c’era un regime di matrice nazista?
    Ora che D’Alema faccia sua la tesi per cui chiunque possa farsi manipolare in casa propria mi sta anche bene.
    Del resto lo dicevano anche Churchill e Chamberlain ai loro tempi riguardo alla Germania nazista ed all’Italia mussoliniana.
    Non voglio giustificare nulla, ma voglio sottollineare come l’isolazionismo nella Storia non è mai stata positiva.
    Purtroppo isolazionismo USA ( o di qualsiasi potenza globale) equivale a sbilanciamento della diplomazia e questo è un dato di fatto inequivocabile.
    Le guerre regionali sono aumentate dopo la fine della guerra fredda e non credo che i popoli africani si stiano emancipando.

  • Claudio says:

    Scusa, ma l’argomento mi attira, più che di autodeterminazione postcoloniale ( dove a mancare era proprio l’autodeterminazione), non si puo’ parlare di quella enorme carneficina che fu la guerra in Vietnam, dimenticandoci di inserirla nel più ampio contesto della guerra fredda che si consumò in quello come in altri scenari.

    Magari vi fosse un popolo che tentava di autodeterminarsi, purtroppo vi fu unicamente il tentativo da parte dell’Unione Sovietica di acquisire un altro pezzo sullo scacchiere internazionale (si, lo so, quando parlo così sembro Kissinger).
    La parola chiave, ovviamente, è autodeterminazione.

    Cordialità.

  • Stamattina Mariotto Segni mi ha invitato a unirmi al gruppo Facebook ‘Vogliamo un Obama italiano’.
    Mi ha reso più triste dello standard attuale.
    Possibile che non sappiamo fare di meglio del farci colonizzare?
    Abbiamo avuto grandi italiani , Salvemini, Mazzini e Gramsci, p.e, che hanno saputo pensare in italiano e hanno speso l’esistenza per dare un pensiero decoroso al nostro paese.
    Obama è un esempio di come ‘si può fare’ se si vuole fare, ma resti limitato a questo.
    Siamo soltanto italiani e dobbiamo farne misura e opportunità.
    Pensiamo in italiano, parliamo come magnamo.

  • Suzukimaruti says:

    Claudio, è esattamente come per l’Iraq ai giorni nostri: non è che se un paese democratico ne invade uno non-democratico, automaticamente fa bene e ha ragione.

    Tutto qui: francamente il Vietnam aveva diritto alla sua autodeterminazione postcoloniale, eventualmente anche sbagliando le scelte.

  • Claudio says:

    Scusa, ma mi sfugge quale fosse, secondo te la “parte giusta” nella guerra del Vietnam, forse i Vietcong armati da Cina ed Unione Sovietica per diffondere la democrazia nel sud-est asiatico?
    Si, lo so, sono un po’ off-topic, ma mi ha colpito questo inciso.

  • garethjax says:

    era *ripartizioniamo. L’attuale censo politico è troppo frammentato.

  • garethjax says:

    Riparizioniamo gli italiani. Finchè ci sarà la sinistra di berlusconi o la sinistra di veltroni/d’alema, non ci sarà una vera rappresentanza. Serve una destra e una sinistra.

  • Filippo says:

    La vittoria di Obama è una grande occasione per dare dignità a tutte le minoranze sparse per il mondo e ritengo che sia una vera e propria rivoluzione culturale…
    Però se vogliamo ricordarci chi sono(anche) gli americani suggerisco questo illuminante video http://it.youtube.com/watch?v=u-kCzFdCnO4
    p.s.
    niente rettili ne venusiani

  • Andrea.de says:

    Io continuo ad essere scettico, é un simbolo, un gran bel simbolo, ma di change vero ho paura si vedrá poco.
    Internamente deve far ripartire la giostra, non si sa con che soldi, e nel mondo saranno gli ex consiglieri Clinton a far cambiare strada agli USA? mmmmmhh… cambiare la superficie e dare continuitá nel profondo…

  • stellavale says:

    Da tempo non mi emozionavo ed entusiasmavo così!

  • Smeerch says:

    Big up for “Blues for brother George Jackson”!!!

  • Mic.vvf says:

    Ho pare che gli state a tirare i piedi?
    Lo so che noi ci dobbiamo sorbire sto cazzo di governo fino al 2013.
    Ma almeno adesso lasciateci godere di questa fittoria ?
    Al berlusca gli sarà andato proprio di traverso,
    speriamo che si strafoghi……………….

  • nexusdue says:

    Il presidente nero lo avevano previsto anche gli sceneggiatori di 24. Troppo avanti 🙂

  • non farà la fine di kennedy, perchè è approvigionato dalle lobbies, però il vento che parte dal basso magari arriva fino a qua.
    io lo aspetto e brindo alla nostra.

  • Luca says:

    No Suzuki, no….
    Ti prego, lo sai che ti stimo ma non scrivere ste cose, non mi far cadere le balle.
    Ma un pò di orgoglio non ce l’hai? Un pò di coglioni….
    Ma che festeggi? Ma a che ti attacchi? Ma che esulti?
    Qui ti tieni Berlusconi e Bossi fino al 2013, ma lo capisci? Ma che c’entra Baracco? Che con i miliardi che ha preso dalle lobbies avrà mani e piedi legati.
    Madonna se siete messi male, cari miei.
    (per chiudere: Real Madrid – Juventus 0-2, siamo sempre l’unico motivo d’orgoglio di essere torinesi, malgrado quello che ci hanno fatto, PRRRRRRRR!!!!!!!)

  • Ly says:

    Bel post, davvero.

  • cliomedia says:

    Anche io temo che faccia la fine dei Kennedy, anche perché quelli del KKK son sempre pronti.

    Comunque io ascolterei anche “America is not the world” di Morrissey del 2004.
    “America, Where The President Is Never Black, Female Or Gay,
    And until that day, you have nothing to say to me”

  • degra says:

    Suz, io sarò il solito paranoico complottista, ma per me il rischio che lo facciano fuori non è poi tanto “da luogo comune”.
    Per dire, io non avrei scommesso sulla sua elezione “da vivo”…

  • eazye says:

    Dai speriamo in bene…

  • Signed, Sealed, Delivered I’m Yours: Obama-Wonder!

  • pier says:

    Ciao, io purtroppo non nutro grandissime speranze per un paese fascista-borbonico con il nostro. Queste cose possono solo succedere lì, dove un ragazzo ha una buona idea, si rinchiude nel garage a smanettare sul suo IBM e poi diventa l’uomo più ricco del mondo… Se un ragazzino con la frangia ridicola si recasse in una banca italiana a chiedere un finanziamento… “signor Giovanni Cancelli, a lei chi la raccomanda? A nessuno? E allora si attacchi!” Solo in un microcosmo aperto come quello degli USA può nascere un Barak Obama. Qui invece abbiamo Gasparri e la Carfagna

  • e.l.e.n.a. says:

    mi sono commossa anche io stanotte.
    euforicamente commossa.
    e ho pensato che avrei voluto essere lì.
    e poi c’è che sono interamente d’accordo con un tuo post.
    (sì, credo sia proprio un gran giorno!)

  • antonio says:

    mi commuovo alla sola vista di chi, nero (ma non solo) si commuove per quest’elezione – vedi jesse jackson.
    e mi sorprendo di me quando, alla parola “filoamericano” non associo più un istintivo rigetto emotivo, ma, al contrario, la concessione della possibilità, in me, di poter convivere con questa posizione (politica, ma da oggi, ancora di più, culturale).

    da oggi, almeno in duscussioni pubbliche, la categoria semantica dell’appartenenza etnica è spinta all’irrilevanza. però, attendo le posizioni politiche di Obama riguardo l’immigrazione messicana.

    basta razionalizzare per oggi. mi godo ciò che, rubando un titolo di un giornale americano, è successo “in our lifetime”, durante la nostra vita.

  • Suzukimaruti says:

    ste, palmasco: quel passaggio è ironico e volutamente iperbolico e cerca di fare il verso alla retorica dei complottisti e ai loro più triti cliché (ma vi sembro uno che possa usare l’espressione “poteri forti” da sobrio? al massimo potri farlo parlando di calcio :-)).

    E il fatto che lo abbiate già preso per serio in due conferma che è scritto male. Metto delle parentesi che avvertono dell’ironia in corso.

  • ste says:

    Va bene il post emozionato e scritto male, ma il passaggio sui possibili mandanti di un eventuale assassinio e’ parecchio infelice (oltre che un classico esempio del piu’ trito luogocomunismo).

  • palmasco says:

    “Israele lo ammazzi?”

  • il_morto says:

    Possiamo cambiare? Certo, ma quando? E come, in un contesto in cui c’è qualcuno che è letteralmente *padrone della realtà*, che ha la capacità e i mezzi per riplasmarla a modo suo?

    Resta solo da sperare nell’Onda, nel fatto che la realtà sia più ostinata di coloro che hanno gli strumenti per plasmarla.

  • Certo che come ci siamo ridotti male, festeggiare per le elezioni degli altri. We can change! 🙂

  • il_morto says:

    Siamo in tanti profondamente colpiti dal risultato delle elezioni USA. Poi, fra di noi, ce ne sono anche parecchi che si commuovono ascoltando Archie Shepp, o Max Roach. E’ bello, incontrarsi.

    Change, il cambiamento. La speranza di un cambiamento reale, che parta dal continente americano e che a pioggia si riversi sul resto del mondo. Cambiamento nelle strategie belliche. Cambiamento nelle strategie economiche. Cambiamento nelle strategie ambientali.

    Magari. Una grande opportunità per il globo: non si può non essere contenti.

    Ciò detto, val la pena di fare un po’ di tara alla situazione. Euforia, alle nostre latitudini? Beh. Spero di non vedere anche questo evento ridotto a un fenomeno da curva di stadio.

    Vale la pena di essere contenti. E come vale la pena di essere contenti, vale la pena di ricordare che, mentre oltreoceano si spera nel cambiamento, perché il voto lo ha scelto e lo chiede, dalle nostre parti il cambiamento è la P2 in televisione, la televisione al governo, Veltroni e D’Alema che lottano per il predominio nell’opposizione.

    Change?

  • pacio says:

    yes, maybe we could as well 🙂

    (alle 6.40am magari non ti viene neanche di insultarmi troppo 😉

  • Nono, suz, questo è della lunghezza giusta, è scritto benissimo, capiscimi! 😀

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