Lettera ad un fratello occupante

October 24th, 2008 § 37 comments

Caro ipotetico fratello minore,

immagino che mentre io me ne sto qui comodo nei miei borghesissimi 100 metri quadri di proprietà, tu avrai abbandonato la tua cameretta in condivisione in qualche brutto bilocale in zona Università e starai occupando qualche aula per protestare contro i tagli all’Istruzione pubblica.

Ti confesso che oggi, vagamente scazzato da una giornata riempita male di cose lavorative, ho fatto un giro dalle parti di quell’Università in cui tu ora e io allora abbiamo più o meno studiato. Ecco, no, Scienze della Comunicazione a Torino  – il corso di laurea più facile al mondo, alla portata di chiunque – non giustifica il verbo “studiare”, che è una cosa seria.  Facciamo che tu (forse) ci studi e io ci ho dato gli esami, ok?

No, non era una passeggiata per i portici di Memory Lane. Banalmente volevo capire, dare un’occhiata ad un’occupazione del 2008 e confrontarla con quelle dei primi anni Novanta, quando stavo dalla tua stessa parte della cattedra.

Il fatto è che, contrariamente alle occupazioni dei miei tempi, stavolta avete proprio ragione. Incontestabilmente. Anzi, io vorrei proprio capire, se non fosse che si nascondono, da un elettore di Berlusconi e soci come mai un Governo, indipendentemente dal colore, tagli i fondi all’istruzione. 

Cioè, anche in un’ottica di destra, nella più marcia e fetida possibile, la scuola teoricamente dovrebbe essere comunque fondamentale. E se per noi che ancora ci definiamo democratici vale il principio per cui un buon sistema scolastico produce buoni cittadini, credo che per anche il più turpe governo iperdestrorso la scuola sarebbe ugualmente una risorsa, magari pronta a formare buoni guerrieri o buoni camerati o chissà cosa.

Boh, mi è sempre sembrato naturalmente bipartisan il pensare che, se uno ha a cuore le sorti del proprio paese, voglia che le scuole funzionino al meglio, con il massimo delle risorse possibili. Insomma, anche in un’ottica addirittura golpista è meglio avere una scuola che funziona: mal che vada la controlli politicamente e poi, forte della tua superiorità accademico-scientifica, invadi l’Istria e la Dalmazia. Ma perché tagliarle le gambe?

È per questo che non mi spiego come mai il Governo attuale stia smontando pezzo dopo pezzo la scuola pubblica. Qualcuno mi sa spiegare perché? C’è una verità di destra che è difendibile o che mi sfugge? So che qualche elettore di destra spia questa mia missiva. Ha per caso voglia di rispondere?

E dire che mi sono spaccato la testa in mille ragionamenti, dando fondo alle classiche paranoie sinistrorse che ancora mi attanagliano.
Vabbè, tiriamole fuori, sapendo che sono – appunto – paranoie.

La prima è che tutto questo smantellamento dell’istruzione pubblica sia funzionale a quella privata. Ma, salvo qualche diplomificio e qualche Università privata di poco conto, non c’è niente di rilevante e non mi sembra che la lobby delle scuole e università private sia così potente da giustificare tutto questo macello.

Seconda paranoia: che ci siano di mezzo – al solito – i preti?
Ok, è una fissa della destra, in barba al suo preteso liberalismo economico, regalare soldi pubblici ad imprese private (nello specifico le scuole private) per fare un favore alla Chiesa e ai suoi istituti privati. Ma è davvero questo? Non bastava il buono scuola, che è già una porcheria di per sé? Bisogna proprio smontare la scuola pubblica per rendere appetibile la scuola confessionale dei preti?

La terza ipotesi paranoica è vecchia come il cucco: vogliono una classe di dominati e una di dominanti. Insomma, italiani di serie A e di serie B. 

Ma anche qui i conti non tornano tanto. Di fatto manca tuttora una scuola che formi i ricchi e i fortunati (cioè, è pieno di scuole private per soli ricchi, ma l’eccellenza in quell’ambito è tutta all’estero e questo vale ancora di più per l’Università) e francamente per dividere l’Italia tra elite ricca e poveri ignoranti è più semplice e perfino accettabile una vecchia soluzione.

Già, basta tornare a come era l’Università una volta, quando le lezioni erano obbligatorie (e addio studenti lavoratori: studiava solo chi aveva la grana di papi) e, soprattutto, c’erano dei sani blocchi all’accesso, per cui se avevi per caso fatto 5 anni di istituto professionale col cavolo che ti iscrivevi a Lettere o a Scienze Politiche.
Insomma, il principio – in salsa maccheronica – delle caste, per cui a 13 anni prendi una via e da quella non ti schiodi più. Così addio alla promozione sociale: i figli degli operai fanno, in gran parte, gli operai. E quelli dei professionisti fanno in gran parte i professionisti. Non è così che è funzionata l’Italia democristiana per anni?

Per decenni quel metodo è servito ad evitare la “miscela tra l’alta e bassa gente”. E costa decisamente meno fatica che smantellare la scuola pubblica (e si prenderebbe pure un bel po’ di voti cattolici, perché agli ex democristiani sotto sotto questa cosa della scuola coi blocchi è sempre piaciuta, perfino a gente che sta nel PD) 

Vorrei, in verità, caro ipotetico fratello minore occupante, che i motivi che stanno alla base delle scelte del Governo me li spiegassi tu, tanto hai un sacco di tempo da impiegare, mentre occupi.

In compenso beccati un bel po’ di avvertimenti paternali, di quelli per cui dovresti fare altre occupazioni per puro esercizio di rabbia generazionale. 

Il primo è di non fidarti di quelli della mia età. Aspetta, lo rispiego altrimenti sembra che mi contraddico.
Vedi, oggi sono entrato in quella che era la mia Università e, a capo di tanti ventenni incazzati perché la destra al potere gli toglie la scuola (cioè il futuro) da sotto il naso, ho visto gli stessi che erano in prima fila 15 anni fa, quando facevo lo studente io. Ed erano già vecchierelli all’epoca. 

Sì, il problema è proprio quello. Ed è il solito. I capetti.
E’ uno dei motivi per cui, dopo anni felici di politica nelle scuole superiori, arrivato all’Università ho preferito passare ad altro. Il fatto è che all’Università c’è sempre qualcuno che è più a sinistra di te (a parole), che grida di più, che fa più rumore. E vince, perché nelle assemblee (luoghi rumorosi, dove la dialettica è un sottoprodotto del wrestling) conta quello.

Ecco perché oggi sono entrato all’Università e ho visto centinaia di ventenni monopolizzati da cariatidi coi capelli bianchi dei centri sociali o dell’estremismo politico. 

E’ che alla fine un’occupazione si riduce al puro atto di ordine pubblico, mentre dovrebbe avere un valore politico, simbolico e perfino pratico (occupiamo e nel mentre ragioniamo, studiamo il problema, ecc.).

Invece finisce che prende tristemente il sopravvento il valore puramente fisico dell’occupare. E gli estremisti, che hanno un ottimo know-how per quanto concerne gli aspetti “ginnici” della protesta, monopolizzano il movimento, perché trasudano un antagonismo fenotipico che – solo in quelle occasioni – sembra irresistibile.

Ecco, se vuoi un consiglio, gira alla larga da quelle cariatidi. Sì, lo so, è gente che a quarant’anni suonati è ancora legittimamente all’Università e continua a fare lo studente con i soldi che i genitori gli passano direttamente dal loculo. Lo so, perché me li ricordo ai miei tempi: stonavano già allora, vecchi nel look, nei modi, negli slogan. E perennemente portati a tirare il sasso, nascondere la mano e lasciare che la polizia picchi voi, i ventenni lì dietro.

Ecco, le botte. Parliamone. Mamma è preoccupata. Non per te, perché sei uno responsabile. È preoccupata per il clima. Perché le parole di Berlusconi prima e di Kossiga poi (oggi si prende la cara vecchia “k”, poi se fa il bravo e prende tutte le pastiglie gli restituiamo la “c”) non sono solo semplici fandonie di due anziani in crisi psichiatrica: sono un preciso segnale politico. E chi doveva intendere ha inteso.

Ecco, questi hanno paura. E hanno paura perché in questo caso hanno torto marcio, non hanno una singola giustificazione. E hanno capito che l’unica minaccia alla loro solida presa del potere in Italia, legittimata da milioni di voti scriteriati, è questo movimento qui, che può dilagare e in effetti ha misure sorprendenti. 

Insomma, non hanno certo paura del PD, che ormai aggiunto moderazione all’espressione “acqua di rose”. Hanno paura di voi.
E hanno paura delle madri e dei padri, in gran parte loro elettori, che con la scuola dell’obbligo a ramengo si troveranno seriamente nei guai per gestire i figli (senza il tempo pieno dove li si mette?).
E hanno paura dei genitori preoccupati perché loro figlio studia in università pessime, con insegnanti svogliati e non aggiornati e – una volta sul mercato del lavoro – finisce a servire Big Mac nella migliore delle ipotesi., oppure gli pesa sul groppone fino alla soglia dei quaranta.

Insomma, questa protesta qui – ben oltre lo stretto merito che la ispira – è potenzialmente dannosa per questa destra. E loro lo sanno.

E hanno solo un modo per fermarvi, che è criminalizzarvi, farvi passare tutti per sfascia vetrine, casseur e chissà cos’altro. E poi riempirvi di botte. Il segnale ai picchiatori di stato è già stato inviato.

E tristemente ci riusciranno, complici (non ho mai capito quanto volontari) i rappresentanti di quell’antagonismo politico di cui ti dicevo sopra. Sì, quelli che giocano a fare gli spartani ma poi hanno il fiatone da uomo di mezza età alla prima carica della celere.
Saranno loro ad imporvi di radicalizzare il movimento, ad iniziare ad alzare il tono del dibattito e poi dello scontro, a tirare fuori i barotti e i sampietrini e poi a lasciarvi lì, mentre la polizia carica.

Diffida di quella gente lì, prova a fare qualcosa che esuli dal ripetere tristi riti che dal 1977 ad oggi non sono cambiati.
Perché io oggi ho visto una sorta di filmato di repertorio: un’ostentazione di kefieh (e dio solo sa quanto significhi per me – da sempre filopalestinese militante – quel simbolo), di parole d’ordine vetuste (sono dovuto uscire dall’assemblea per reale disagio fisico di fronte al ripetersi di tic verbali), di cartelloni teletrasportati dai tempi della Pantera (però coi fumetti più manga-like, giusto una piccola discontinuità da parte dell’ala creativa del movimento).
 
Sembra quasi che, nel 2008, protestare contro i tagli all’istruzione sia una sorta di interpretazione teatrale in cui si fa a gara a chi imita meglio il settantasettino medio. Let’s do the timewarp again.

In verità mi ero già preoccupato, perché l’altra sera ho dato un’occhiata a Matrix (per errore: volevo guardare le donne nude delle pubblicità degli 166 su una rete privata, cosa sicuramente di cui vergognarsi meno) e ho visto un po’ di presunti capetti del movimento, ospitati ad arte in studio a scioccare i borghesi.

Erano tremendi, sembravano figuranti e stavano alla Sinistra così come il look dei travestiti sta alla femminilità. Cioè, solo un redattore di Libero particolarmente stupido avrebbe potuto immaginarli così temibili, stereotipati e caricaturali: brutti, sloganistici, inutilmente aggressivi, capaci di parlare solo per formule e, ovviamente, antagonisti oltre ogni limite, roba da record del mondo.

Renditi conto che dopo 2 minuti che ho sentito parlare uno di loro (anzi, era una ma ci ho messo un po’ a capirlo) mi è cresciuta una sana voglia di manganellare il prossimo, che ho faticosamente domato con un sorso di grappa di Arneis. E io sono un nonviolento di sinistra, quindi figurati gli altri.

Prova, caro fratello minore ipotetico, a liberarti da quella gente lì, catapultata da qualcuna di quelle sigle ridicole (Socialismo Rivoluzionario, Movimento Comunista Internazionalista, Marxisti Nudisti Albini, ecc.) che compaiono solo ai cortei e alle occupazioni, ma che poi nel mondo reale non esistono, come le camicie Dino Erre Collofit. 

Anche perché siete così in tanti, là dentro, che è palese che questa protesta qui è vostra e non va monopolizzata dai soliti capetti.
E sai che lì, tra tutti voi, c’è gente che non è di sinistra, ma è semplicemente interessata ad avere una scuola che funziona, che ha dei fondi e che crea gente competitiva dal punto di vista intellettuale, curiosa, profonda, capace di dire la sua in Italia e nel mondo.
E non è necessario essere i più comunisti del mondo per volere quello. Basta essere intelligenti, cosa molto più auspicabile che essere comunisti, se vogliamo proprio dircela tutta.

Sai, insomma, cosa rischi. Ma sai anche che hai l’opportunità di fare un’esperienza politica positiva.
Perché la battaglia che combatti, se non ti si piazza di fronte un quarantenne sfigato col suo simboletto politico insignificante, è giusta ed è una battaglia per tutti, inclusi quelli che si iscriveranno dopo che tu ti sarai laureato. Perfino per i figli di quelli che comprano Libero ogni mattina in edicola senza provare vergogna.

Quindi tieni dritte le antenne, non fare cavolate (se devi darci sotto col sesso, droga & rock’n’roll, fai pure, ma non mi pare che questo sia il ’68: i costumi nella nostra società sono tali per cui puoi darti alla pazza gioia dei sensi anche senza occupare l’Università, no? O ti senti, da quel punto di vista, represso? E poi, fidati di me, al di fuori di qualche film di Bertolucci, durante le occupazioni non si batte chiodo, si dorme scomodi, ci si lava necessariamente come si può e ci si fa solo un mazzo tanto) e diffida di chi viene a parlarti di rivoluzione, quando tu vuoi solo (si fa per dire) che il tuo futuro non sia messo a repentaglio da un governo di improvvisatori.
Ma non smettere di lottare per nemmeno un secondo. 

 

Stammi bene.
Un abbraccio militante,

 

Suz

 

P.S. Mamma dice di coprirti, che le aule universitarie di sera non sono riscaldate. Ho provato a spiegarle che il concetto di “golfino” è di destra, ma non mi sembra convinta. Temo insisterà.

P.P.S. Ne abbiamo già parlato: no, non ti addo su MSN perché non lo uso. Passati i 25, sicuramente userai anche tu degli IM da adulto, tipo Gtalk o Skype. Nel mentre, usiamo la cara vecchia e-mail, che è intergenerazionale.

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§ 37 Responses to Lettera ad un fratello occupante"

  • luigibio says:

    ottimo post, da un 36enne che c’era ai tempi della pantera e che, da due volte maggiorenne, si sente di sottoscrivere a caratteri cubitali tutto quelli che hai scritto e, che, ancora oggi, pensa che manifestare e chiedere di avere una istruzione libera sia un diritto fondamentale.

  • vb says:

    Eh ma c’hai ragione.

    La cosa che a me irrita di questa per il resto sacrosanta rivolta è che dentro c’è troppa gente che preme per mantenere e/o agganciarsi allo status quo (posti sicuri, fancazzismo libero, nonnismo e baronismo forever) piuttosto che per fare un’altra riforma, quella nella direzione giusta.

    Che peraltro passa necessariamente dalla piena autonomia degli Atenei, dalla sostituzione dei concorsi pubblici con normali procedure di assunzione come fanno le università del resto del pianeta, e dalla morte di quella pletora di facoltà e atenei minori nati solo per garantire cattedre ai raccomandati.

    Secondo me gli studenti di oggi, con un po’ di riflessione, potrebbero anche arrivarci. Ma fallo capire ai Marxisti Nudisti Albini.

  • elofoolish says:

    i motivi dei tagli sono quelli citati da Suzukimaruti.
    finziamenti ai preti e larghe elargizioni ad alitalia e compagnia bella.
    l’universita’ non funziona cosi’ com’e’ tant’e’.
    si sa lo sanno tutti nessuno pone rimedio.
    i concorsi sono ridicoli. una presa per il culo.
    tanto meglio sarebbe il metodo americano: la raccomandazione che di fatto in italia esiste ma e’ celata, mentre invece in america si usa ed e’ alla luce del sole. se si assume una pippa ne va della serieta’ del raccomandante.
    certo e’ difficile entrare nel mondo universitario se non sei un leccaculo e pure baciapile, ma la sparata a zero di questo governo sulla qualita’ dell’insegnamento in senso assoluto e’ ridicola.
    qualunque laureato (anche mediocre) in italia trova un posto da ricercato in america e in europa in zero secondi.
    questo la dice lunga.
    nessuno ha mai detto A sul fatto che i cosidetti bnaroni non schiodino dalla sedia fino a quando madre natura non li richiama a se’. questo e’assolutamente sscandaloso. ma come si pensa che si possa fare ricerca con le cariatidi?
    del resto il nostro e’ un paese per vecchi.
    i giovani sono di meno (ergo votano in meno) per essere aiutati concretamente.

    da un’ex ricercatrice precaria

  • ti chiedo scuse, ma faccio copia incola ed inserisco nel mio blog (ovviamente correlato di dovuto link verso la tua pagina e la solita scritta “questo testo appartiene al suo autore, è stato pubblicato solo a titolo educativo/informativo. Non è permessa la sua pubblicazione totale o parziale, senza l’autorizzazione dell’autore, se a fine di lucro.”

    comunque i miei complimenti, sei riuscito a trasmettere anche quelle che sono le mie stesse paure.

  • Luca says:

    Intanto il derby è bianconero.
    (ci mancherebbe, contro una squadra di bidoni come la vostra…. anche se era la Juve B)
    Bonne nuit.

  • Suzukimaruti says:

    Stefano: mi permetto di ricamare un po’ sul dubbio che sollevi.
    Tu ti/mi chiedi “ma non è che in realtà la destra al governo taglia i fondi all’Università perché ha un’idea su come renderla più efficiente e con meno costi?”

    Vista l’esperienza e i risultati di chi ci governa – che è la terza volta che lo fa, a livello nazionale, producendo sempre e solo danni macroscopici (e non parliamo di cosa fa a livello locale – cough! Catania e Taranto! cough!) – tenderei a dire di no.

    Ma facciamo finta che, miracolosamente, il governo di Calderoli e Gasparri possieda il miracoloso know-how su come far costare meno e funzionare meglio l’istruzione in Italia, d’altronde un po’ di fantascienza non ha mai fatto male a nessuno.

    Ecco, se un Governo ha per le mani la SOLUZIONE con tutte le lettere maiuscole ai problemi del sistema d’istruzione nazionale, credo che sia sano e ragionevole che

    -1 progetti la miracolosa riforma complessiva dell’istruzione, la approvi e la renda esecutiva (e trattandosi della prima riforma vera dal 1945 ad oggi non sarebbe un pranzo di gala e sarebbe qualcosa in più del decretino Gelmini)
    – 2 la metta in atto, spostando/tagliando i fondi ove necessario

    Invece qui è capitato che:

    – 1 il Governo ha tagliato alla cazzo di cane i fondi all’Istruzione, contando che siamo in una situazione in cui gli allievi delle elementari in certe scuole si portano la carta igienica da casa e le famiglie comprano la carta per le circolari, perché gli istituti non hanno grana

    2 – non c’è traccia nemmeno lontanamente di una riforma strutturale della scuola che ridistribuisca meglio i fondi (sono convinto pure io che l’istruzione, soprattutto quella universitaria, abbia abbastanza fondi, solo che sono spesi malissimo e distribuiti peggio) e introduca la sacrosanta meritocrazia in uno degli ultimi ambiti da cui è stata tenuta alla larga (contando che è forse quello dove è più necessaria).

    3 -non c’è traccia di un attacco o anche solo di un ridimensionamento delle peggiori baronie che infestano l’Università da secoli, coi post sessantottini incollati agli scranni come vongole veraci.

    Cioè, questi hanno tagliato i fondi. E basta.
    E contemporaneamente sono gli stessi che regalano soldi alle scuole private, per un motivo che tuttora mi sfugge. Soldi che magari servirebbero.

    Concordo: non c’è trippa per gatti e andiamo verso un periodo di vacche snellissime. Bene: cominciamo a tagliare, anzi ad annullare, i regali di Stato alle scuole private, che sono una follia. E sono una cosa antiliberale.

    E poi ben vengano tutti i tagli possibili e immaginabili all’Istruzione, se prima si è costruita una riforma credibile che garantisce migliori performance, più giustizia e costi minori.

    Insomma, hai mai visto un medico che dice “prima amputiamo la gamba, poi cerchiamo di curarla”?

    Piccola nota personale: da quando ho 14 anni mi sono occupato di politica scolastica a livello nazionale e la cosa è tristemente diventata una mia passione. E’ uno dei pochi temi su cui mi considero davvero competente, aggiornato, ecc., non fosse altro perché la mia formazione politica è stata fatta al 90% studiando il sistema-Istruzione in Italia e tutti i (vani) tentativi di riforma nel corso degli anni. E poi i sistemi scolastici comparati, ecc. Tuttora uno dei miei ice-breakers preferiti è parlare delle scuole elementari danesi: dev’essere per quello che il mio successo con le donne è pari a quello del PD coi veneti.

    E pur essendo innegabilmente di sinistra, sul tema Istruzione non la penso come molta sinistra, tutta tesa a difendere lo status quo della scuola. Quando fu bocciata la riforma Berlinguer, che introduceva blandissimi elementi di merito nella scuola, col risultato che tutti i sindacati scuola avevano fatto il diavolo a quattro, ero in prima fila a difenderla. E giuro che era una mozzarella, rispetto a quanto andrebbe fatto.

    Quindi no, quello che leggi non è il solito coretto di sinistra che difende la scuola così com’è, perché – diciamolo – la scuola così com’è fa cagare e l’Università peggio. E se qualcosa funziona ancora è perché tra i docenti peggio pagati d’Europa c’è chi ci crede ancora e ha un sano senso di “missione” nonostante tutto e tutti.
    E da liberale di sinistra penso che tra chi insegna ci siano orridi profittatori, cialtroni, persone mostruosamente impreparate, ecc. E gni giorno spero che un governo, fosse anche di nazisti dell’Illinois, si metta a filtrare i grandi insegnanti (ce ne sono, fortunatamente) dai ruba-stipendio e paghi di più chi lavora meglio.

    E aggiungo che non ho tabù verso la scuola privata, se non fosse che è costituita per la maggior parte da diplomifici per asini con la grana e da università di comodo per far laureare i figli di papà che vanno al CEPU. Questo perché siamo in Italia. Nei paesi più civili del nostro l’Istruzione privata non compie ingiustizie, ma produce qualità, sforna cittadini preparati, ha solidi legami con l’impresa, fa ricerca avanzata, raccoglie fondi con la forza dei suoi risultati, ecc. *E non prende una singola lira dallo Stato*, come è normale per tutte le imprese private.
    E come non ho tabù verso l’impresa privata dell’Istruzione, non ho problemi col rapporto tra Istruzione pubblica e impresa, anzi lamento lo scollamento tra Università e mondo del lavoro (ho perso 5 anni del mio tempo a fare Scienze della Comunicazione a Torino senza fare un minuto solo di stage in azienda, anzi senza vedere mai nemmeno da lontano un’impresa: abbiamo un’Università che forma perfetti teorici da salotto, ecco perché a 35 anni c’è gente che porta le pizze a domicilio e ha scritto “dott.” sul biglietto da visita).
    Insomma, sono un piccolo imprenditore, credo nel mercato, economicamente sono un liberale di sinistra di scuola gobettiana e non sono certo un COBAS della scuola o un sepolcro imbiancato dello SNALS o della triplice.

    Lo dico con franchezza e non perché lo ha prodotto un governo che considero avverso e imbarazzantemente dilettantesco e in malafede: di tutto questo non c’è traccia nell’intervento del governo Berlusconi. Niente visione sul futuro, niente meritocrazia, nessuno strumento di maggiore equità (possibile che se io e il figlio di Berlusconi ci iscriviamo alla stessa università paghiamo le stesse tasse universitarie? Non sono da rivedere gli scaglioni?), nessuno strumento di verifica sulla qualità dell’insegnamento, nessuna indicazione utile sulla redistribuzione dei fondi, ecc.
    Ci fosse, sebbene con le balle girate perché avrei preferito lo facessero i “nostri”, sarei il primo ad esserne felice.

    Ma qui si sta solo premendo l’acceleratore sulla pars destruens. E su quella costruens (si dice?) vuoto assoluto.
    Hanno solo tagliato, tagliato, tagliato.

    E strategicamente hanno pure fatto male a farlo, perché in uno scenario di tagli l’Istruzione è *sempre* l’ultimo settore da colpire. Piuttosto diamo meno rimborsi farlocchi ai contadini, che sono già ricchi di loro, ritiriamo il fottuto “buono scuola” per chi manda il figlio a studiare dai preti, diamo un taglio vero alle spese militari ed evitiamo di fare un inutile e dannoso ponte di Messina (e potrei andare avanti per ore).

  • danix says:

    [È per questo che non mi spiego come mai il Governo attuale stia smontando pezzo dopo pezzo la scuola pubblica. Qualcuno mi sa spiegare perché? C’è una verità di destra che è difendibile o che mi sfugge?]

    Semplicemente per renderci una massa ben manovrabile. Che si educhi guardando il grande fratello o l’isola dei famosi.
    Perché la gente che studia è potenzialmente pericolosa per il “potere” – destra o sinistra indifferentemente a mio modo di vedere, perché lo studio ci permette di comprendere tutte le prese in giro che arrivano dall’alto e ci da la possibilità di smontarle.
    Le pecore invece vanno dove va la massa, non si pongono domande, sono a-critiche, prendono per oro colato tutto quello che la televisione dice e quindi non sono scomode per chi vuole fare i propri interessi.
    E l’università, pur con tutte le sue pecche e i suoi difetti che sono sì da correggere, quasi per definizione è un luogo di incontro di tante mentalità, di dialogo, di approfondimento, anche di “scontro” ideologico alle volte, ma che porta le persone a ragionare, a farsi domande, a cercare risposte, a documentarsi.
    E questo, questo governo, non lo può certo permettere.
    Ovviamente IMHO.

  • caracaterina says:

    Anche sbagliando? ‘ndo cojo cojo? E chi pijo stia zitto?

  • Senti, tanto per… ma di aggiungere l’ipotesi che siano convinti che si possa ottenere un sistema di istruzione pubblico migliore con meno soldi e ristrutturandolo profondamente proprio non si può mettere?

    La cassa è vuota! Non è un concetto di dx o sx. E’ un dato di fatto. Si taglia ovunque. Quindi, viene da pensare che, l’unica soluzione, dopo aver tagliato, sia quella di ottimizzare le poche risorse che si hanno.

    Ah ma il taglio è orizzontale. Si taglia a tutti senza guardare meriti o demeriti delle diverse realtà. Vero. Ma il tempo è finito (altro dato di fatto) Games is over. Ora, per identificare i buoni amministratori basterà guardare chi riuscirà a sopravvivere ai tagli e, successivamente, premiarli.

    Oppure continuiamo a tenere la testa sotto la sabbia dell’ideologia, totalmente distaccata dalla realtà, sentendo il cammino di ministri della pubblica istruzione (di dx e sx) che miserabilmente falliscono ogni tentativo di riforma senza neanche poterla provare sul campo.

    Enrico, sei persona colta ed intelligente. Lo sai che stiamo andando verso anni di un duro inverno dopo decenni trascorsi al sole come simpatiche cicale. E necessario intervenire, anche sbagliando, per poi cercare di migliorare.

  • caracaterina says:

    Caro Suz e caro Francesco, sono la mamma.
    Mi rivolgo soprattutto a te, Franci per dirti che sono d’accordo con quello che scrivi. “Ma anche” che non sono d’accordo, eh no.
    Che siate aria, sono d’accordo. (Pare che qualcuno, invece, dica che siete Onda, acqua, giusto, figli di un mondo liquido, oddìo, sì, me lo ricordo). Ma perchè l’aria, o l’acqua, dia vita c’è bisogno di una “lavorazione”: quella naturale dei polmoni e del sangue, via via su su fino a quella tecnologica degli impianti eolici o delle antiche centrali idroelettriche.
    Ecco, tutta quella “lavorazione”: chi la fa? Con quale energia?
    Sono queste le domande che non cambiano e che riportano tutta questa diversità, reale, alla necessità di risposte, altrettanto reali. E nella realtà ci sono dei limiti che magari gli uragani possono permettersi di ignorare (e voi non lo siete, uragani, non mi sembra) ma gli umani no. Quello che manca ancora a questo vento impetuoso che solleva onde è la sua trasformazione in lavoro.
    E’ questione di tempo, innanzitutto. Ed è questione di scelte, quindi, per noi umani, di politica.
    Se è vero che, molto probabilmente, almeno lo spero, tu e i tuoi amici potete ormai permettervi di snobbare le raccomandazioni del vecchio Suz e non vi fate davvero fregare da antichi mestatori sconfitti di cui avete avuto modo di riconoscere l’incapacità di scegliere e, perciò, di fare politica, se è vero, allora, quali scelte pensate di fare voi?
    E a chi affidarne la diffusione, la spiegazione, l’applicazione? Chi inizierà a proporre nuove soluzioni al problema dell’università, della scuola in generale, dell’economia, ovvero del lavoro? E in che modo?
    In alcuni commenti precedenti si invocano nuove proposte su questo terreno. Giusto, ma non si tratta di affrontare un gioco di problem solving, nè di semplice governance. Si tratta di politica.
    C’è una domanda politica che sale, come dicevano ai miei tempi, dal basso. Ma che non si riconosce ancora come tale perchè non ha referenti. C’è una latitanza della Politica, sia a destra, che non fa politica, solo esercizio di spesa e di potere, sia a sinistra, dove mancano idee ed energie.
    Se si tratta di Politica, allora, ecco, non sono più tanto d’accordo con te, non siete più “un’altra cosa”. Se, pretendendo una totale diversità, vi chiamate fuori dalla politica, finirete stritolati da chi, invece, la politica la fa e continuerà a farla. (Perchè la politica “c’è”, anche se, ad affermarlo, ti sembrerò quella che se ne va in giro sui ponti autostradali a scrivere dio c’è). Se accetterete, invece, di “fare politica” ecco che perderete la vostra aurorale verginità, e la vostra integrale differenza verrà ridimensionata secondo le leggi della storia.
    Che lo sappiate o no, state applicando un modello già pensato e messo alla prova. Abbastanza elastico e complesso da prevedere delle varianti senza disintegrarsi, almeno qui da noi. La semplificazione infantile che ne hanno fatto le cariatidi che ancora pretendono di guidarvi non gli rende ragione e, anzi, vi imporrebbe di togliere di mezzo le loro rigide interpretazioni da giaculatoria e di andarvi a impadronire dell’originale. D’altronde, a questi ominidi attaccati al catechismo, corrispondono simmetricamente, dall’altra parte, gli attuali e transitori gestori delle istituzioni politiche e mediatiche, altrettanto poveri, altrettanto attaccati a giaculatorie che biascicano in un latino storpiato come vecchie bigotte alla messa mattutina.
    Il quadro è cambiato ma modelli interpretativi forti ci sono già, ve lo ricordo. Non è mica la prima volta che il mondo cambia e sembra girare sui cardini e qualcuno ha vissuto nel mezzo di vuoti d’aria e di turbolenze anche assai peggiori di queste, assai peggiori di voi, e ci ha pensato sopra.
    Si dirà: non c’è mai stato internet. Non c’è mai stata questa estensione/sovrapposizione/frammentazione nello spazio e nel tempo generata dal virtuale. Non c’è mai stato un tale e diffuso knowhow. Beh, non voglio andare troppo indietro nel tempo, nè spostarmi granchè nello spazio, solo di cinquecento anni e poi di duecentocinquanta e rimanere in Europa, dove non c’era mai stata la stampa a caratteri mobili, nè la nozione di America, nè il treno. Tutte robe che fecero, allora, l’effetto che internet fa adesso. Si dirà: la scala era più piccola. Appunto: la scala, non il modello. Si dirà: non si può modificare la scala oltre un certo limite se no salta pure il modello. Beh, ripeto: a me il modello sembra abbastanza elastico e le condizioni per farlo saltare non mi sembra che ci siano, almeno da parte del genere umano. Voglio dire: se siamo ancora in tempo a inserire nel modello le variabili relative alle modificazioni del clima e degli equilibri ambientali vitali e ad agire di conseguenza. Perchè, se siamo già oltre quel punto di non ritorno allora, beh, allora, fanculo i modelli e andiamoci, ehm, andate pure, voi, a ubriacarvi o a girare per le strade col cartello penitenziàgite addosso.
    Insomma, dovrete trovarvi dei leader politici, prima o poi, se non si vuole finire a tarallucci e vino. Forse stanno maturando le condizioni per una reale trasformazione, che in ogni caso sarà lenta. Forse nasceranno davvero dei leader dalla vostra generazione. Non saranno “un’altra cosa”. Saranno semplicemente “nuovi”, più adatti, selezionati dalla natura dei conflitti. Ma pur sempre soggetti alle vecchie leggi della politica e della società umana.
    Come saranno non lo sappiamo. Quello che spero io, insieme con tuo fratello Suzuki, è che non siano l’esatta fotocopia di quelli vecchi. La foto originale è già tanto sbiadita che non si vedrebbe niente. (Speriamo pure che i nuovi non siano anche peggiori. Sai, la legge di Mendel, a distanza di generazioni, fa di quegli scherzi…)
    Mi raccomando, mettiti la felpa spessa (nello zainetto ti ho messo anche quell’altra, cos’ c’hai un cambio) e va a voltare pagina coi tuoi amici che dovete andare nel futuro.
    Con affetto. La mamma
    p.s. Spero davvero che ci andrete nel futuro, perchè, quando sarò proprio vecchia e mi verrete a trovare, avrò voglia di sentire finalmente le vostre storie su cose che non ho mai sentito e di vedere cose che non ho mai visto, proprio come vostro nonno con l’internet che si è tanto divertito anche se non capiva niente E, per favore, non mi portate da tenere i nipotini tutto il tempo, che non ce n’avrò voglia. Mandateli a scuola, piuttosto, al tempo pieno, con tutte quelle brave maestre..

  • regulus21 says:

    Calamandrei, non un pirla qualunque. CALAMANDREI!

    Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso
    dell’Associazione
    a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950.

    Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al
    potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole
    rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza.
    Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento
    per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata
    dittatura.

    Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare
    le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di
    stato hanno il difetto di essere imparziali.
    C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto
    il fascismo c’è stata.
    Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi
    teorica, intendiamoci).
    Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad
    impoverirle.
    Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non
    tutte le scuole private.
    Le scuole del suo partito, di quel partito.
    Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private.
    Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i
    ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si
    dice, di quelle di stato.
    E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare
    dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro
    figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private.
    A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e
    si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola
    privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare
    apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora
    le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
    Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna
    discutere.
    Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di
    questa bassa cucina.
    L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto:
    rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora.
    Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
    Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.
    Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che
    non hanno
    i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
    Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle
    scuole
    private denaro pubblico.

    (Pubblicato sulla rivista “Scuola democratica”, 20 marzo 1950).

  • Francesco says:

    Caro ipotetico fratello maggiore Suz,

    mi scrivi delle cose così interessanti che non posso non risponderti dall’alto dei miei vent’anni e qualcosa.

    Prima, però, due annotazioni da parte della mamma: 1) dice di dirti che non è tanto bello sottolineare questa cosa dei 100 mq. Io ho provato a dirle che era una cosa giustificata dal suo contesto testuale ecc ecc, ma lei imperterrita ha continuato a dire che invece no, che pubblicamente certe cose non le si sottolineano. Questione di gusto, dice. 2) dice sempre la mamma che ‘sta cosa di Scienze-della-comunicazione-facoltà-facile ha fatto il suo tempo, tipo “non ci sono più le mezze stagioni”, senza contare il fatto che è uno dei leit-motiv di vespa, e ti ho detto tutto. Io, comunque, beh, sia chiaro che concordo con la mamma: voglio dire, negli ultimi cinque anni credo che mattina e pomeriggio mi ono dedicato a una cosa che si chiama Studio. E tu non puoi venirmi a dire che invece era un calesse! Ad ogni modo, su questo io e la mamma siamo in-fles-si-bi-li, sappilo. Sosteniamo convintamente che qualsiasi facoltà la puoi fare bene o male, tutto dipende dall’approccio soggettivo e dalla voglia con cui ti poni di fronte al corso di laurea che hai scelto vuoi perchè ti piaceva o vuoi perchè ti sentivi (anche solo un po’) predisposto. Su questo io e la mamma siamo un sacco avanti.

    Bene, adesso entriamo nel tema.
    In generale, come sempre, concordo alla grandissima con ciò che scrivi. Fai piovere sul bagnato quando rincari la dose contro i tristi e anacronistici comunistoidi, pseudo-capetti de noartri che si ostinano a ripetere da decenni ciò che leggono sui giornali che sempre tengono sotto braccio (ultimamente, va molto grillo, a dir la verità). Ne converrai anche tu, comunque, che anche tra 20 o 30 anni questa razza umana non sarà estirpata, anche perchè se ci pensi bene sono già qualcosa come 40 anni che il mondo universitario ce l’ha sul groppone (vedi anche: Due di due, di De carlo) Non voglio buttarla in una roba tipo: “che ci vuoi fa,’così vanno le cose”, si tratta piuttosto di una constatazione del fatto che al mondo le persone che posseggono o che utilizzano il raziocinio sono solo una parte del tutto.

    Concordo alla grande, poi, anche quando parli di occupazioni e proteste le quali sembrano tutto sommato declinazioni di una sorta di ordine, un “ordine pubblico, mentre [invece] dovrebbeRO avere un valore politico, simbolico e perfino pratico”. Hai ragione. Così come hai ragione quando stronchi con intelligenza e raziocinio lo sfascio di questo governo nell’ambito scolastico, una cosa, questa, che non mi sorprende visto l’incompetenza e la volgarità di cui tutti i governi Berlusconi hanno fatto gran uso, tra l’altro in tutti gli ambiti.

    C’è però qualcosa che non mi torna in tutto il tuo ragionamento. Ci ho ragionato su, caro fratello maggiore Suz, e credo che il problema ruoti tutto intorno alla tua idea dei ventenni/ventenni-e-qualcosa di oggi, i quali, dici tu, sono “dietro” i capetti di cui sopra, sostanzialmente “monopolizzati da cariatidi coi capelli bianchi dei centri sociali o dell’estremismo politico”. Se tu mi dici che hai visto ciò, sia chiaro che io ti credo, ovviamente. C’è però, a mio modo di vedere, un discorso più ampio e a monte, ed è un discorso tutto generazionale. Partiamo da un fatto: la mia generazione è cresciuta negli anni 90! Non so se tu hai presente cosa voglia dire crescere negli anni 90. Abbiamo appreso della caduta del muro di berlino all’ultimo anno di liceo (in realtà spesso ci si fermava alla 2 guerra mondiale, ma certe notizie giravano lo stesso manco fossero virali). insomma, siamo vissuti in un’epoca dominata dal soggettivismo, dalla indipendenza, dai consumi, immersi in una postmodernità che rigettava qualsiasi guru di sorta (al massimo, madonna o roberto baggio). Tutto questo pippone per dirti che ok che hai visto “centinaia di ventenni” che si appecoravano dietro a vecchie cariatidi sconclusionate, ma secondo me questi stessi centinaia NON erano dalla loro parte. Non lo erano, direi, storicamente. Perchè io credo che la mia generazione è, semplicemente, un’altra cosa. Ma proprio unaltra cosa. Non c’è bisogno, vero, che tiri fuori Bauman per sottolineare la liquidità del mondo che abitiamo e dei suoi movimenti e dinamiche? Ebbene se il mondo è liquido, noi siamo, direi, aria. Siamo più volatili, più cangianti, assolutamente de-ideologizzati. Siamo spesso sovraistruiti e sottopagati, e le nostre giornate scivolano tra birre, facebook, lavori sempre precari, canzoni da scaricare e da passare, idee da cambiare e da scambiare, idendità in perenne stato di costruzione, sentimenti sempre da rincorrere.

    Insomma, tutto questo per dire, caro fratello maggiore Suz, che noi (lasciami usare ‘to “noi” anche se lo so che non sono nesusno per adottarlo e blabla) non apparteniamo alla cariatidi di cui sopra. Siamo un’altra cosa. Decisamente. E penso che i modi e i contenuti di queste proteste ne siamo un esempio emblematico e chiaro.

    Ti mando un saluto e già che siamo in confidenza ti faccio anche i miei complimenti per questo tuo bellissimo blog, troppo intelligente per essere vero.
    Ad maiora. Francesco

    ps. ma ‘sta cosa che msn è ok fino ai 25 e poi è out, diciamocelo, è una cazzata grande quanto una casa, su. 🙂

  • robb says:

    Eh si, quella su scienze della comunicazione è proprio na fesseria.

  • Attila says:

    Caro hobo, attenzione a confondere il diritto allo studio con il diritto allo sperpero.
    Bloccare il turnover è l’unico sistema possibile in Italia per porre un freno al pubblico/pseudopubblico, vorresti prepensionare i baroni? Con quali soldi?
    “Magari motivata” spero sia un refuso, ne abbiamo un sacco di gente “magari motivata” all’Università, soprattutto quelli di ruolo che non devono più dimostrare niente, come i professori di ruolo nelle scuole superiori.
    Cominciamo a introdurre il criterio “laido” della produttività come ce l’hanno tutti quelli che lavorano, come l’ignorante scrivente, nel privato, ma cosa direbbero sindacati e studenti (ahhhh uccidiamo l’uguaglianza), cominciamo a far entrare soldi privati nelle Università come in tutti i Paesi Occidentali, così sì ci saranno Università di serie A e Università di serie B, perchè se io mi faccio un mazzo tanto per laurearmi in un dato Ateneo non avrò lo stesso pezzo di carta di chi si è grattato per un tot di anni studiando nell’altro Ateneo nella stessa facoltà, cominciamo a dire che non è che deve essere per forza tutto ugualmente piatto. Cominciamo a togliere, cari Atenei, corsi di laurea da 1 partecipante oppure continuiamo a finanziare parcheggi per studenti che tanto alla fine del percorso si troveranno a lavorare alla cassa di un supermercato se va bene o in un call center se va male, ma con una laurea. E la parola Ricerca (ove finanziata dallo stato), per favore, non prendiamoci in giro, quanto in denaro secondo voi nell’attuale sistema è dedicato a questa e quanto alle poltrone Frau nei rettorati (solo un esempio), proviamo a togliere l’acqua dallo stagno dei pirana, vediamo che succede.
    Scusami Suzukimaruti, mi concedo uno sfogo personale:
    Ma voi sapete chi è il rettore della più popolosa università d’Italia (La Sapienza per intenderci), secondo voi che ricerche ha fatto? Quelle per che posto dare in una facoltà di medicina il posto alla figlia (o figlio, lacuna mia) laureata in giurisprudenza sembrano quelle che hanno portato i più fulgidi risultati.

  • Danxxx says:

    uhuh i capetti comunisti, è vero, quando mi ero iscritto subito pronti come iene per arruolarmi!
    brrrr che brividi di schifo!

    volevo solo dire questo, molte cose intelligenti sono già state dette da Yokopocomaioko e fra i vari commentatori!

    Ciao

  • hobo says:

    Attila, Luca e Massimo, basta mettersi d’accordo sulle questioni di fondo: l’istruzione è un diritto o, come va di moda dire oggi, un privilegio? Se è un privilegio allora va più che bene metterci mano a partire dall’idea che si deve tagliare la spesa, e che si deve spingere le università a fare a gara a chi si accaparra più soldi dei privati. Uno su mille ce la fa, come cantava quello lì.
    Se invece pensate che la scuola sia un diritto (per me lo è, uno di quei quattro-cinque diritti fondamentali che danno senso all’esistenza dello stato assieme a salute, sicurezza, cibo e tetto sulla testa) allora forse bisognerebbe avere un approccio diverso. Siamo tutti d’accordo nel dire che l’università com’è oggi fa schifo, se volete facciamo a gara a chi trova più magagne. Però quello che io vorrei è migliorarla, non abbatterla. Un solo esempio: se la qualità dell’insegnamento è pessima (mediamente), se è pieno di docenti che son lì solo perché sono figli o mogli o mariti di qualcuno, che senso ha bloccare il turn-over? Come minchia facciamo a cacciare la feccia se impediamo l’ingresso a gente giovane e magari un po’ più pulita e colta e motivata? Forse avrebbe più senso discutere di come organizzare i concorsi, di come valutare il merito scientifico, etc.
    Poi uno può decidere di mettere da parte i soldi per far studiare il proprio figlio/a in scuole private, e per fargli fare l’università ad Harvard. Occhio solo a investire i propri risparmi nel modo giusto.

  • degra says:

    Suz, post da applausi, anche se non ho avuto nessuna esperienza di okkupante o militante, pur avendo la tua età.

    Provo anch’io a rispondere alla domanda: non si tratta della destra, ma del berlusconismo.
    E il berlusconismo non ha bisogno di persone formate, ma di persone ignoranti.
    Ha bisogno, per conquistarsi il consenso e mantenerlo anche post Silvio, una classe dirigente di laureati ignoranti. Di gente che abbia la convinzione di sapere perchè è laureato, ma che non abbia studiato praticamente nulla a confronto dei vecchi laureati.
    In pratica l’invasione dei dottori.
    Ed è già cominciata.

    Ciò non toglie che le elementari vadano profondamente riformate e con UN SOLO maestro, come ai nostri tempi. E che si torni ad insegnare quello che conta: leggere, scrivere e far di conto.
    E invece del tempo pieno (i bambini non devono stare 8 ore a studiare, sono bambini non minatori!) pensare a qualcosa che permetta di non lasciarli per strada.
    Tipo, che so, un aumento di pensione agli anziani che vogliano fare da nonni ad un bambino. Sempre meglio che stare a scuola otto ore.

  • masimo says:

    una banale domanda da parte di un limitato ( 2 lauree) che ha votato per Berlusconi.
    Se un operaio sbaglia 70 pezzi su 100 viene sbattuto fuori a calci e non lo salva nemmeno il sindacato.
    Qualcuno ha mai chiesto a maestri e professori di elementari medie e licei conto delle cazzate che combinano i loro allievi; quanti di questi vanno all’università e si laureano?O almeno terminano un ciclo di studi in maniera decente. I disadattati che allietano le cronache dei giornali che maestri e professori hanno avuto ?; è sempre colpa della famiglia e della tv di Berlusconi ?

  • indieandre says:

    che dire, suz, concordo pienamente sui capetti. penso che siano resi benissimo, anche nella loro evoluzione, da un personaggio di “tutti giù per terra”, più nel film che nel libro, per la verità. parafrasando ” i capetti fanno orrore, non credi?”.

  • robb says:

    Ma mi spiegate dove trovate il tempo per leggere un post tanto lungo? E anche per scrivere commenti che ne sono la metà.

    Suzikimaruti, ma te il dono della sintesi non ce l’hai eh?

  • Premetto che non sono un universitario e che il diploma l’ho preso con 3 anni di ritardo.
    La questione che a mio parere è dietro questi “tagli” è semplicemente l’esigenza legittima di “ripartire” da zero per creare un sistema distributivo nuovo e basato sui reali meriti e capacità di ogni ateneo/scuola, per anni questa italietta è andata avanti trascinandosi una serie di modi di governare le varie parti di “cose pubbliche” pensando solo a mettere al sicuro i propri privilegi. L’unico modo per rimettere tutto in ordine è ricominciare un nuovo sistema e per farlo bisogna azzerare e ripartire.
    Quelli che protestano fanno bene, ci mancherebbe altro, quello che stona è proprio la mancanza di richieste, i spiego meglio: tutti vanno in piazza o occupano gli atenei rivendicando il diritto di avere un università adeguata ma nessuno propone con iniziative costruttive niente. Quello che traspare sono gli aizzamenti (passatemelo) dei 68ttini che non essendo riusciti a fare nulla quando potevano e dovevano farlo ed essendo oggi depositari dei “privilegi” si ergono a capipopolo di una massa di ragazzi senza reali motivazioni per scagliarli contro il sitema che sta cambiando.
    Sacrosanto il diritto di “dissentire” ma altrettanto quello di chi invece è concorde al cambiamento, magari fuori sede con i soldi contati, che vuole sfruttare le lezioni ogni santo giorno per “pesare il meno possibile a propri genitori” e darsi da fare con lo studio.
    Mi scuso per la risposta di getto e senza un’organizzazione degna del post da cui si è partiti.

  • Luca says:

    Bravo Attila.
    Nient altro da dire dopo il post del peggior Suzuki, lo snob di sinistra lontano anni luce dai problemi veri.
    L’intervista di Kossiga su Quotidiano Nazionale l’ho incorniciata in ufficio.

  • mat says:

    non entro nel merito, però…boh, mi chiedo solo perchè questa smania di tagliare soldi pubblici “sprecati” si abbatta su qualsiasi cosa (in questo caso, e in modo preponderante, sull’istruzione), e non su quello che fino a pochi mesi fa era l’emergenza nazionale: i costi della politica, della “casta”, dei parlamentari?
    Cambiato il governo, ma non le voci di spesa, tutto questo ha smesso di essere un problema? E come potremo noi prendere sul serio questa necessità di tagliare la spesa pubblica se non è chi lo propone a dare il buon esempio?
    Come potremo mai credere nella buona fede di questa legge sull’istruzione se non si ha neanche il coraggio di discuterla in parlamento?

  • Matteo R says:

    io ho un pensiero che mi tenta… ed è della serie tanto peggio tanto meglio…. forse ci vuole proprio berlusconi per passare con le ruspe su questa università….

    boh… mi vergogno quasi di pensarlo…

  • Paolo Madeddu says:

    Sono parecchio d’accordo con Paolo Crosetto eccetto per una cosa: la tecnica, dalla “discesa in campo” in poi, è

    1) buttare il sasso nello stagno e fare un passo indietro
    2) aspettare che le acque si calmino. Che i facinorosi sclerino. Che la reazione scomposta produca il polverone.
    3) contare quanti infastiditi dal polverone hanno mormorato: “Certo però che…”
    4) qualche tempo dopo, procedere.

    Non fanno mai le cose quando le propongono, e nei modi goffi in cui le propongono. Lo faranno in modo vezzoso, tra un anno o due.

  • Attila says:

    Scusatemi, ma dissento…
    Sono quello che potrebbe essere definito un bastardo (anche se non ho votato per il Berluska), individualista, borghesuccio ignorante (anche con laurea e master, ma questi non c’entrano), però io ogni mese pago le tasse e non mi va di sovvenzionare un’Università che mi ha fatto schifo dal primo giorno di frequenza (ho frequentato poco, perchè mi sono messo a fare il cane da guardia nelle discoteche per mantenermi e studiavo da casa) gonfia di raccomandati, con professori assenteisti, con regole giurassiche che tutelavano un corpo docente straricco e totalmente assorbito dal proprio mandarinato, dove la rappresentanza degli studenti è di quelli che un giorno diventeranno/speranodidiventare star della politica (di dx o di sx indifferentemente), solamente per dimostrare che sono capaci a urlare più forte, un’Università dove lo scandalo amministrativo è di norma, dove i fondi si perdono, dove le parentele e le affinità proliferano, dove i corsi con 1 studente non sono proprio rari. Non mi va di sovvenzionare una scuola che sembra un carrozzone, dove i diritti sono sempre degli insegnanti, anche se fanno meno ore o sono in costante malattia, dove la spesa è enorme se paragonata agli altri stati occidentali (i numeri sono numeri, e come tali freddi ed indiscutibili), dove il numero dei bidelli è sproporzionato rispetto agli studenti, dove gli insegnanti sono pagati poco (ma con una spesa enorme), dove chi tira un pugno ad un insegnante non viene bandito da tutte le scuole del regno, dove lo stipendificio è la regola aurea, dove l’insegnante di matematica è un ingegnere fallito che è stato cacciato da un tot di posti e usa l’insegnamento come ultima spiaggia anche se non ne è capace (questo è un esempio), dove alle elementari devono esserci uno sproposito di maestri per ogni classe solamente perchè i sindacati dovevano essere risarciti della soppressione della scala mobile nel lontano 1989 dall’allora presidente del consiglio Bettino Craxi (leggetevi le urla di dolore di La Repubblica del periodo, sono piuttosto esilaranti, accostate agli articoli di oggi) anche se il tempo pieno funzionava anche allora e non credo che tutti i miei compagni di classe siano usciti ignoranti come me solo perchè c’era un solo maestro, dove nessuno chiede conto di un minimo di meritocrazia agli insegnanti, dove c’è un divario abissale tra la preparazione del nord italia e del sud italia, ma i voti di diploma del sud sono mediamente molto più alti di quelli del nord.

    A me non va nemmeno di aver pagato Alitalia, per me la strada giusta era il fallimento, il tutti a casa, il cosa ci fanno 12 operatori al rifornimento quando le altre compagnie ne adoperano 3, oppure una valanga di piloti per 5 aerei. Giusto perchè non mi va di passare per berlusconiano. Ma quando sono in treno e questo è in ritardo di 2 ore perchè devono rimuovere un binario e su 10 operai 1 lavora al saldatore e 9 guardano, penso all’Energumeno Tascabile e comincio a fare il tifo per lui, perchè spero che vinca, che lo statale/parastatale/pseudostatale/fintoprivato sia trattato come chi lavora per un’azienda privata.

    Tra pochi mesi avrò un figlio/a (non lo so ancora), io sto risparmiando già adesso perchè frequenti una scuola privata e vada a fare l’università in un Paese straniero, tagli o non taglia nella situazione in cui mi sono trovato io, non vorrei mai ci si trovasse anche lui.

    Come ho premesso sono un bastardo, individualista, borghesuccio ignorante e pago le tasse ogni santo mese.

    Cordialità

    Attila

  • Suzukimaruti says:

    Tutti: parlo da “odiatore” dell’Università italiana così com’è.
    Sono convinto pure io che sia un sistema da riformare con le ruspe. E ci vanno, come suggerisce Paola (btw: il post che ha linkato merita davvero) equità nelle opportunità e introduzione reale del concetto di merito (da radicaloide è una vita che lo ripeto come un mantra) e delle pratiche conseguenti.

    Certo, però, che la cattiva condizione di una cosa buona e necessaria non è una scusa per smantellarla e per umiliarla. Insomma, se l’Università è malata dubito che l’amputazione sia una cura ragionevole.
    Anzi, l’effetto immediato è che i peggiori baroni passano per vittime e, semplicemente con meno grana, finiranno per spadroneggiare anche con la nuova riforma in atto.

  • Paolo Crosetto says:

    matteo: io non voglio lasciar vincere Berlusconi; mi sono di sicuro fatto capire male, scusa. La battaglia contro i tagli va fatta, perchè tagliare così fa male, e molto. Forse più alle lementari che a noi all’università.

    Ci andrebbe però il coraggio di cogliere la palla al balzo e proporre una riforma davvero coraggiosa dell’università; non, certo, arroccarsi in difesa dell’università così com’è.
    Purtroppo, ora ci tocca di difendere il fortino: questi vogliono solo fare cassa, dall’orecchio delle riforme vere non ci sentono; inoltre, l’università stessa è difficilmente riformabile, ci va tempo, dedizione, voglia di scontentare potentati, etc.
    Le mie conclusioni sono: spero che da questo movimento di difesa del fortino nasca un manipolo agguerrito che colga l’occasione epr cambiarlo, il fortino, mentre lo si difende, per renderlo più difendibile. E’, mi pare, la stessa idea di Suz nel suo post: è una protesta sacrosanta, fatela però diventare una protesta di oggi, viva, e non una protesta a difesa del passato.

    Solo che, sarò pessimista, e forse 3 anni di dottorato hanno contribuito al mio disfattismo, mi sembra che così non sarà; che se va bene si salva buona parte del fortino, e di più non si farà. Mi rimane un lumicino di speranza… ma non di più. Anche di fronte al modo in cui la cosa è presa dai media (scontro e basta), dalla politica, da tutti…

  • Zoidberg says:

    ho 29 anni, uso msn/live messenger tutto orgoglione e Gtalk mi fa pena.
    Onestamente Gtalk mi sembra la versione fighetta di msn, funzionano tutti e due alla stessa maniera, ma uno è bianco e lo usano in pochi.
    un po’ come il mac.

  • Matteo R says:

    Paolo sono d’accordo con la tua analisi. non mi convincono le conlusioni.

    cioè presi dal fuoco incrociato tra chi difende dall’interno questa roba qui e chi l’attacca dall’esterno… io davvero non so cosa fare. far vincere i baroni oggi vorrebbe dire che hanno vinto di nuovo. ed addio ad anche alla piu minima riforma da qui ai prox 5 anni.

    lasciar vincere Berlusconi come dici te forse significa però mandare dei veri e fieri dilettanti allo sbaraglio, peraltro è una pia illusione che questi qua abbiano la meritocrazia oppure semplicemente un po’ di pudore piu a cuore dei baroni asseragliati nel fortino….

    Boh…. l’unica cosa sensata da fare che ho trovato sin ora (e so che è ben poca cosa) è aderire a quest’appello qua: http://meritonella133.tk/

  • grRRiiz says:

    bella lettera, complimenti.
    se devo fare la mia di ipotesi [ipotesi di un cazzaro di sinistra e quindi non so quanto adatto a interpretare i moventi di berlusconi & c.] sul perche’ dello smontaggio della scuola pubblica sono costretto a distaccarmi dalle tue tre idee e ad abbassare il livello del tuo discorso.
    e’ obbligatorio abbassare il livello perche’ le tue sono ipotesi politiche e ormai, da una parte e dall’altra, di politica non se ne fa piu’; chi si impegna fa all’limite un poco di politica economica.
    non hanno neppure preso in considerazione moventi come i tuoi, che implicherebbero comunque una visione delle cose che si spinga piu’ in la’ della prossima trimestrale di bilancio e, e’ solo la mia impressione ma ci credo abbastanza, hanno guardato le voci in uscita: la sanita’ a toccarla succede sempre un casino, avranno detto, e poi li’ si taglia ad ogni riunione delle camere: pensiamo a qualcosa di piu’ originale!
    ok, anche la scuola l’hanno maltrattata parecchio negli ultimi anni, ma si sono sempre limitati a farne questioni di propaganda smontando la riforma precedente per far capire quanto la nostra classe politica tenga alla gioventu’ problematica [hanno infatti sempre scassato i cosiddetti soprattutto alla scuola superiore].
    la scuola costa.
    solo questo e’ stato preso in considerazione, e tutte le osservazioni presenti per esempio nei commenti precedenti al mio su qualita’ dell’insegnamento e valore della ricerca non sono cosa che interessi a chi deve tagliare i costi. tutte le motivazioni portate a giustificare i tagli, per cio’ che mi concerne, sono state buttate li’ a caso e preparate giusto perche’ si sapeva che qualcuno avrebbe chiesto alla gelmini: «perche’ lo fai, disperata ragazza?» e lei si e’ arrampicata sui vetri per rispondere, tornando anche lei un po’ ai tempi della scuola: quando si era chiamati a sorpresa alla lavagna e, impappinandosi sui quattro sensi della commedia, all’imbeccata della prof che ti diceva «ana…?» si rispondeva trionfanti «anacoluto!».
    che e’ poi cio’ che e’ questa riforma: un anacoluto.

  • Paolo Crosetto says:

    Non credo nella dietrologia, ma in questo caso farò un’eccezione.
    Alla tua domanda “perchè la destra dovrebbe volere questo” rispondo: colgono l’occasione dei tagli epr far male a uno dei (pochi) luoghi dove esiste un’egemonia della sinistra (in senso lato). Le università sono, in Italia, e credo dal ’68 in poi, un luogo pien di persone di sinistra, o sedicenti tali. Con poche eccezioni, e sicuramente qui a Torino, ma anche a Milano (sono le realtà universitarie che conosco). Ne è (debole) controprova il fatto che nella mia cerchia di dottorandi (in economia, mica in sociologia della devianza), anche allargando agli amici degli amici, nessuno (cioè _zero_) ha neanche pensato di votare centrodestra. Ma intendo nessuno neanche i professori. Neanche le segretarie (beh, loro forse sì, ci hanno epnsaot, poi sono state indottrinate a dovere).
    La mia idea è semplice semplice: devo tagliare, allora colpisco là dove può fare più male al mio avversario.
    La cosa che davvero non si capisce è a mio avviso un’altra: perchè non colpiscano più duro. Perchè non attacchino davver forte, davvero promuovendo quella meritocrazia che il movimento dei ventenni invoca, e che i professori fanno finta di invocare. Se davvero si facesse quello che dottorandi e assegnisti vogliono (limitatamente alla ricerca, non parlo di undergraduate e di accesso etc) – finanziamenti in base all’attività di ricerca, meritocrazia, peer review, etc… questo sì farebbe _davvero_ male a parti consistenti del sistema universitario. E aggiungo: alle parti peggiori. Non necessariamente alle “più di sinistra”, e forse qui vedo perchè l’attacco non è diretto a loro. Però.

    Quotando Corrado Guzzanti quando faceva il fascista, “questi del Duce hanno tutte le idee, ma non la fierezza di portarle avanti. Ditelo, e fatelo, perdio!”. Ecco, mi sembra un attacco alla cieca, in un comma di una legge balneare, buttato quasi a caso. E subito smentito, subito stemperato; sìsì, facciamo le fondazioni e le università vadano a cercarsi i fondi dai privati, ma poi facciamo un bel fondo perequativo che rimetterà tutti allo stesso (basso e decrescente) livello: se hai cercato soldi dai privati, bene, allora lo stato te ne darà meno. Se sei stato pigro, no problem, interveniamo noi.
    Ecco, questa manovra mi pare tanto scellerata, soprattutto nei tagli a pioggia e nel blocco del turnover (già l’età meda dei nostri prof è altissima…). Però mi pare anche tanto un’italianata, l’ennesima riforma che sarà bypassata, che sarà stemperata, che sarà rivoltata e disapplicata a tutti i livelli.
    Restano i tagli, quelli ci sono e rimangono. E contro quelli mi mobilito. Ma mi girano un pò le palle, come a Matteo R qui sopra, trovarmi a difendere tutta la baracca, inclusi i capetti, inclusi i finanziamenti alle preghiere de ciellini, inclusi i concorsi truccati, incluso il precariato a vita dei giovani ricercatori. So che non è il momento di dividersi; allo stesso tempo, mi dispera trovarmi senza armi, preso in mezzo tra il difendere lo status quo e un taglio insensato mascherato da riforma.
    Spero che dai ventenni e dal movimento possa nascere un’alternativa, possa venire fuori un progetto di università migliore. Ma, scusate la disillusione, non ci credo. Chi ne sarebbe il terminal politico? Chi ne raccoglierebbe i frutti, in quest’italia in cui Silvio è al 65% di gradimento, il PD non esiste (o io comunque – e lo dico a malincuore – lo considero inesistente), la sinistra è fuori dal parlamento e ingiallita come le pagine del Capitale e preda di settantasettismi vari? Sarà Di Pietro a farlo? Oppure dobbiamo essere così utopici da pensare che questo movimento si crei i suoi, di terminali politici?

  • Matteo R says:

    REstiamo all’argomento università. Faccio una premessa: sono un asegnista di ricerca in scadenza. con il blocco dei turnover della 133 le mie speranze di continuare questa carriera si sono -usiamo un eufemismo- fiaccate. Eppure francamente non mi va di fare battaglie per questa università. Questa roba qui. Molto prima che arrivasse berlusconi si è disintegrata e delegittimata dall’interno. Pensa al rettore della sapienza o alla dinastia di bari o a tutto lo sfacelo che c’è. Vi consiglio di leggervi l’università truccata di perotti per farvi un’idea e togliervi anche qualche pregiudizio. Per esempio che l’italia investa poco in università. non è vero: dividendo la spesa totale per il numero di studenti effettivamente frequentanti (cioè quelli che poi alla fine utilizzano le strutture) siamo poco al di sotto degli USA e cmq sopra la maggior parte dell’europa. Ed allora di oca parliamo? Di un settore (il mio, lo ripeto) che finora ha letteralmente sprecato i soldi del contribuente per alimentare le baronie, per creare 85 università su 100 provincie, per fare 7 università telematiche e per non fare quasi mai della ricerca a livello decente).

    Ecco, a me la 133 non piace in generale, e personalmente mi sega le gambe. Ma ad okkupare per difendere lo status quo dei baroni proprio non me la sento di andarci.

    Altre due cose. Ma perchè tutta questa retorica contro la trasformazione in fondazioni? questa mi sembra una battaglia di retroguardia. anzi di avanspettacolo.

    LA mia personale opinione su cosa doveva fare il PD è che non doveva cavalcare le occupazioni degli studenti dietro cui si nascondono i baroni dello status quo. MA piuttosto incanzare il governo e dire.
    Volete fare i tagli? ok prendetevi voi questa responsabilità con il paese, ma ascoltate noi su come farli: non tagliate indiscriminatamente ma piuttosto dire: fatto 100 il taglio, prendiamo le prime università in termini di ricerca ed addirittura premiamole con piu soldi e tagliamo il doppio a quelle che non fanno ricerca, non fanno buona didattica e si sono macchiate di baronie varie. Cogliamo insomma l’occasione del taglio per introdurre un po’ meritocrazia.

  • FG says:

    Aggiungerei il consiglio di usare msn, facebook, myspace e compagnia bella x supportare la protesta. Questo é un terreno sul quale i 20 something non hanno rivali. Ma forse é un consiglio scontato.

    P.S. Mi aiuti a far tradurre Little Brother in Italiano?

  • Pino Catapano says:

    Caro mio, dimentichi i soldi ($$$)
    Prima degli arzigogolamenti politici, è sufficiente fare il classico conto della serva per evincere che 1 (uno) insegnante costa meno di 3-4
    L’unico motivo è quello.
    Mi spiace aver distrutto un post chilometrico in 4 righe, ma sinceramente non vedo nessuna altra spiegazione.

    Quando i soldi mancano si raschia il barile, se poi lo si fa a spese di altri…pazienza.

    A tuo fratello che dire, se non che tanto sappiamo bene che alla prima “carica” tutti faranno dietrofront…

    Gli anzianotti/capetti saranno fuggiti ben prima della stessa e i quattro fessi che ci avranno creduto, dopo 2 randellate e “l’accompagnamento” in caserma non ci penseranno MAI più…

    E gli anzianotti attenderanno i nuovi iscritti…

    cari Saluti

  • LivePaola says:

    Il problema finanziario del sistema educativo italiano non è la mancanza di fondi, o i tagli, ma la distribuzione a pioggia (dei fondi come dei tagli). Destra e sinistra hanno fallito clamorosamente sia in termini di equità (una scuola che crei veramente opportunità per tutti) sia in termini di efficacia (una scuola che permetta punte di eccellenza per i più meritevoli). Dibattito qui:
    http://www.meritocrazia.com/index.php?option=com_myblog&show=Un-test-nazionale-standard-per-riformare-il-sistema-educativo.html&Itemid=56

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