La fai lunga (ma ti piace così): post ombelicale

October 27th, 2008 § 30 comments

Quello che segue è un post ombelicale, per di più della peggior specie perché parla di blog, di ragioni del bloggare e di altre inutilità autoriferite che credo battano il record nazionale di noiosità e raccapriccio e si avvicinino, come accoglienza da parte del pubblico, alla poesia Vogon o alla discografia dei Doors dopo la morte di Jim Morrison.

Quindi valutate voi se è il caso, se avete il tempo e soprattutto la voglia di leggere oltre. Peraltro, per i miei parametri almeno, la lunghezza non è drammatica. 

Uno dei rilievi più diffusi da parte di chi legge questo blog è “fai i post troppo lunghi”. Anzi, c’è perfino chi si mette lì e conta i caratteri e poi me lo fa notare.

Non intendo minimamente nascondere il fatto che so benissimo che i post su questo mio blog sono lunghi, se comparati all’andazzo generale della blogosfera italiana.
E’ che del rilievo non mi tornano tre cose. Non che mi danni (anzi, dopo 5 anni di blogging affronto la cosa solo ora), ma già che c’ero mi sembrava carino parlarne.

La prima è il “troppo”. In che senso sono “troppo” lunghi?

Insomma, non trattandosi di un atto obbligatorio, ma anzi di un atto volontario compiuto (si spera) da persone adulte e nel pieno delle proprie facoltà mentali, non esiste un “troppo lungo”. Anzi, non esistono affatto dei “troppo”. 

Se uno trova troppo lungo ciò che c’è scritto su questo blog, ha piena libertà di fermarsi, cliccare altrove e perfino non tornare più, perché i post sono troppo lunghi per i suoi gusti.

Ora, lo capisco che normalmente i post che si leggono altrove sono più stringati. Ma non vedo perché uno debba conformarsi alla media.
Mi sembra, insomma, una critica vana tipo i vari “hey, ma questo è un blog fazioso: dovresti essere più obiettivo” che trovo nei commenti. A entrambi la naturale risposta che mi viene è “col cavolo!”. E’ un blog, una cosa mia, ci metto la faccia e non me la tiro da periodico o da pubblicazione neutra e distaccata, con dei doveri editoriali o dei parametri di qualità che rispondono ad esigenze di terzi. 

Qualche scienziato della comunicazione potrebbe dirmi, a ragione, che certe lunghezze mal si adattano al Web e alle basse soglie dell’attenzione di chi legge online. Lo so benissimo.

Ma il fine di un blog (o almeno del mio) non è raggiungere il numero massimo di lettori.
Per quanto mi riguarda bloggo per poter esprimere quel che sento/vedo/penso/provo e non per farmi leggere dal maggior numero di persone possibili. Altrimenti avrei fatto tanti post brevi quotidiani di segnalazione news vagamente geek e duepuntozzero, una pennellatina di iPhone ogni tanto, un po’ di gnocca e un po’ di polemica. Il successo – numerico – con questa ricetta è assicurato.

L’altra cosa che mi contraria è leggere “non hai il dono della sintesi”. 
Il fatto che io scriva post lunghi non significa che non sappia scriverne di brevi o, più in generale, non sappia limitarmi quando scrivo.
Mi spiego meglio: possiedo e faccio largo uso del dono della sintesi, tanto che dal 1992 ne ho fatto un mestiere con cui campo tuttora (di fatto, essendomi formato come copy, scrivere, produrre contenuti, ecc. è un grande esercizio di contenimento della verbosità entro limiti predefiniti). Semplicemente sul blog non mi va di esercitarlo. Anzi, non mi interessa per un motivo specifico.

E qui veniamo al punto critico numero tre. “Sei verboso” (o l’equivalente di persona “sei logorroico”).

Partiamo da “verboso”. L’accezione negativa di “verboso” sta a significare, sebbene un po’ impropriamente, una persona che impiega tante parole per esprimere concetti semplici e riassumibili in modo molto più stringato.

Ecco, non mi sembra il mio caso. O, almeno, ho un’impressione e soprattutto un’intenzione diversa.
Non avendo spazi ristretti, limiti di caratteri, necessità editoriali, ecc. il blog per me è un ambito in cui posso finalmente dire la mia senza dovermi preoccupare troppo della limitata pazienza ed attenzione di chi legge.

Il blog non deve vendere niente, non deve avere tanti lettori per forza. Serve a me: mi permette di affrontare i temi, i problemi, ecc. in modo approfondito, “dicendola tutta”, senza dover per forza tagliare i concetti a metà o raccontare solo una parte. 

E’ uno spazio di libertà, insomma, in cui mi metto in condizione di dire quello che mi va con le misure che più mi aggradano. E trovo positivo poter approfondire, divagare, svaccare, ecc. Tanto non c’è un editore che si lamenta o un pubblico pagante, ma giusto un manipolo di bazzicatori che, se interessati, arrivano fino in fondo. Oppure si fermano prima, come più gli aggrada.

Non nascondo nemmeno il fatto che, nello scrivere tanto, ci sia quello che considero un sano e – per quanto mi riguarda – provvidenziale piacere di scrivere.
A me scrivere piace tantissimo, forse ancora più di leggere (affermazione che farà rivoltare decine di semiologi nella tomba, al grido di “semia diretta e semia sostitutiva, asino!”), quindi mi guardo bene dal moderarmi e, come tutti quelli che scrivono, condisco il tutto anche con un po’ di vanità, un po’ di autocompiacimento e un po’ di cazzi miei.
Il risultato, magari, è una porcheria. Però mi diverto, nel mezzo. 

Anche la definizione di “logorroico” male si attaglia.
Il fatto è che è una parola usata impropriamente per esprimere il concetto iperonimo di “persona che parla tanto”. La definizione di “logorroico”, invece, implica un tratto patologico. Ovvero, il logorroico è colui che riempie i vuoti con la sua chiacchiera, che è completamente vuota, nervosa e priva di significato, spesso come risposta a problemi quali l’inadeguatezza, l’insicurezza, ecc.

So bene di essere loquace e financo estroverso, se preso bene e in modalità “social” (cosa, peraltro, naturale: ci manca pure che uno va ai BarCamp e poi sta in disparte, zitto, morettianamente), versione in cui spesso molti compari della blogosfera mi vedono. Ma logorroico, direi, proprio no.

Almeno, l’intenzione e l’impressione – mi ripeto – è quella di dire cose compiute e, nei limiti del tasso-stronzate quotidiano, sensate. Magari tante, ci mancherebbe, ma non credo siano sproloqui da psicotico. 
E parlo a ragion veduta, avendo avuto anni fa un’amica che era logorroica davvero (causa traumi familiari) e posso assicurare che il volume di parole era inversamente proporzionale al senso e alla profondità delle cose che diceva. 

Il rapporto tra chi scrive e chi legge è di fatto un accordo tacito, proposto da colui che scrive. In sostanza le premesse sono qualcosa del tipo “il mio stile, la mia modalità di comunicare, i miei toni, ecc. sono questi. Se ci stai, prosegui, altrimenti passa altrove”. E se il lettore ci sta, bene. 

La mia scelta, per questo spazio strettamente personale e senza nessuna pretesa, è scrivere senza pormi limiti.
Non prendetela per una tronfia e pomposa dichiarazione di stile, perché lo stile non c’è: è una pura e semplice constatazione, peraltro non sempre valida (essendo senza pretese, mi prendo il lusso di essere erratico e umorale, in quanto a coerenza bloggante), ma fondamentalmente indicatrice di cosa penso significhi, per me questo blog. Vogliamo chiamarlo cazzeggio? Non amo il termine, per quella pennellata di autocompiacimento tardoadolescenziale che si porta dietro, ma il senso è più o meno quello. 
Mettiamola così: piacere, mio, nello scrivere, nell’argomentare e nel confrontarmi con il prossimo dopo essermi (auspicabilmente) fatto capire per bene e in ogni aspetto.  

Insomma, considerate la lunghezza dei post come una caratteristica strutturale di questo blog, esattamente come lo è scegliere di fare un blog tutto di vignette o un blog in inglese.
Anzi, credo ormai di bloggare solo se ho qualcosa di approfondito da dire. E forse non è un male, perché se siete tra i pochi interessati al tema, magari trovate un bell’ambito di discussione e opinioni ben espresse che, si sa mai, potrebbero esservi utili (in negativo o in positivo, valutate voi).

E credo sia a causa delle tante righe occupate dai post che ricevo talvolta commenti tipo “hai esattamente espresso quello che volevo dire io”, oppure “quello che hai scritto mi è servito”. Se avessi scritto dei post tipo “L’iPhone non mi è piaciuto perché sì” e “Il centrosinistra ha perso le elezioni, uffa!” avrei sicuramente avuto più lettori, ma boh non ci saremmo fatti le chiacchierate che ci siamo fatti. 

Non avete tempo per leggere i miei post? (cosa che mi dicono in tanti)
Mi spiace davvero, ma se ne avete poco ci sono sicuramente cose migliori da fare e non lo dico per celia, ma perché – seriamente – è vero. 
Se vi può consolare, i post lunghi, anche quelli chilometrici, mi portano via pochissimo tempo. Poiché faccio da 16 anni il mestiere di scrivere, ho la fortuna di riuscire a scrivere di getto, mettendo naturalmente in ordine i concetti e, senza mai rileggere, facendo un numero contenuto di refusi.
E’ puro mestiere. E aveva ragione quel commentatore che, qualche mese fa, diceva “non scambiate la facilità di scrittura per talento e per profondità”. La profondità, quando c’è, arriva accompagnata da un grande numero di caratteri. 

Per tutto il resto ci sono altri mezzi, su tutti FriendFeed, forse la cosa più vicina al “social network definitivo” che abbia visto in vita mia. Se volete leggere delle cose più corte prodotte da me, puntate le antenne lì.
Però il consiglio è di iscrivervi a FriendFeed e partecipare a vostra volta. Ne vale la pena, fidatevi.

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§ 30 Responses to La fai lunga (ma ti piace così): post ombelicale"

  • Topo Frajo says:

    m’è partito un tasto…
    “anche se aperto a tutti e perciò pubblico”.

    Ancora ciao. Dalla stessa fogna!

  • Topo Frajo says:

    A me piace molto il tuo stile di scrittura e sono comunque d’accordo sul fatto che ognuno è libero di scrivere come vuole sul proprio blog.
    Io amo lo stile stringato, ma non per questo sto a lamentarmi per post “troppo lunghi”.
    E mi viene da ridere quando sento parlare di tecniche da blogger… lasciamo stare, sono in linea con Diletta: non seguo una regola, perché mi pare un controsenso mettere delle regole in qualcosa di così personale come un blog, anche se aperto a tutti e

    Un saluto dalla mia fogna.

  • diletta says:

    “Una parola è troppa, e due sono poche”, dice Lino Banfi.
    Ebbene: la questione del lungo/corto (oddio detta così suona male, ma ci siam capiti), l’ho sentita anche a laboratori sul blogging, ogni volta espressa con l’intento di spiegare al blogger le tecniche con cui accaparrarsi/tenersi i lettori. La linea di demarcazione che traccia la lunghezza dei post l’hai spiegata: dipende da cosa vuoi fare con il tuo blog. Giustamente, ognuno ci fa un po’ quel che gli pare. A me però quella storia mi è rimasta in testa, e ogni tanto penso “sarò stata troppo prolissa”? Ma poi la risposta non ha conseguenze pratiche: sono così sdoppiata che son capace di scrivere 10 righe come 30, e non seguo mezza delle buone regole del blogger.
    Tu almeno ua lunghezza standard ce l’hai. E poi il web non è fatto per questo? Andare un po’ dove piffero ci pare a leggere cosa piffero ci piace? E allora, deo gratia, viva la democrazia, andiamo e moltiplichiamoci (in forma di link). Beh, ora ho passato troppo tempo a leggere i post arretrati e devo seguire le elezioni 🙂
    ps. a proposito di invidia, io ti invidio per i refusi!

  • Ti leggo spesso ma non sono mai intervenuto. Lo faccio ora perche’ anche a me dicono che scrivo “cose troppo lunghe” (che poi scrivo di cucina e scienza, mica di ermeneutica eh….) e sottoscrivo tutto quello che dici.
    Purtroppo, nella “generazione SMS” la soglia di attenzione e’ sempre piu’ bassa

    ciao Dario

  • temporalia says:

    Oh, a me invece i tuoi post lunghi mi sono sempre piaciuti. Del resto, mica li scrivi ogni giorno, perciò non vedo il problema. E’vero che ci sono blog in cui i post sono giornalieri e brevissimi, ma io a volte mi chiedo che li scrivono a fare visto che spesso sono proprio banalità.Evviva la lunghezza…

  • Mr Oz says:

    La verità è che le persone non hanno tempo di leggere i tuoi papiri al lavoro, così stampano le pagine del tuo blog per leggersele sul tram, e il toner inquina e per fare la carta bisogna abbattere gli alberi e quindi la causa dell’inquinamento e della deforestazione selvaggia dell’Amazzonia è nella lunghezza dei tuoi post! Per non palare dei gigOwatt di energia elettrica consumata da chi ti legge sullo schermo a notte fonda invece di dormire!

  • gommaweb says:

    Ma quanto cazzo scrivi!!! 🙂

  • Antonio says:

    Io francamente non mi sono mai stancato a leggere i tuoi post lunghi… perché sono sempre interessanti… anzi quando nel mio feed aggregator leggo che c’è un nuovo post di suzukimaruti penso: “Ah bene … vediamo oggi cosa ha da dirci …”, e mi prendo quei 5 minuti buoni per leggere con calma i tuoi articoli. Credo che forse, inconsciamente, vedendo articoli lunghi penso che l’autore abbia esaurito tutto quello che c’era da dire sull’argomento… senza, in questo caso, esaurire gli astanti 😉
    Nella blogosfera si leggono troppi post pseudo sms/tumblr/tweeter e la troppa sintesi a volte è anche controproducente!

    Ciao,
    Antonio

  • Axell says:

    concordo con Giovanni…
    comunque l’importante è che tu faccia cosa ti senti di fare.
    Tutto il resto è nooooiaaaaaa 🙂

  • degra says:

    eh? già finito? stavolta era troppo corto, per nulla fazioso, basta, non ti leggo più!!! 😛

    la lunghezza del post è, sì, motivo di difficoltà nella lettura e nell’attenzione, ma dipende da COME è scritto.
    ovvio che è più pesante da leggere una ventina di righe scritte in modo pedante che un intero post (tipo quello precedente) scritto in modo scorrevole.

    Friendfeed dici? Io mi sono iscritto, ma a parte leggere le cose che scrivete tu e i tuoi amici (io non ne ho che siano iscritti su FF) non ci faccio molto, non mi “prende” come servizio: sì, raccoglie i feed di tutti i servizi ai quali si è iscritti, ma per me non fa rete…

  • Paguro says:

    lo dicono anche del mio blog, ora posso evitarmi la fatica di rispondere linkando questo pezzo 😛

  • Matteo says:

    E se fosse solo questione d’interlinea?

  • Roberto says:

    Beh, scrivere un post lungo per giustificare la tua esigenza di scrivere post lunghi mi sembra un capolavoro di coerenza 🙂
    Forse non the ne può fregare di meno, ma ti dico come faccio io: apro il tuo post e se è lungo tanto da non poterlo leggere nei ritagli di tempo, lo marco come “da leggere” in Google Reader e me lo godo in serata, con calma.
    Ecco, io ho riletto anche questo commento prima di pubblicarlo. Come t’invidio…

  • seymour caulfield says:

    Suzuki continua così. Non commento quasi mai i tuoi post perché non c’è mai molto da aggiungere.

  • Fai benissimo nel fare qui ciò che ti pare. In fondo a volte se non leggo tutti i tuoi interventi è per sensata mancanza di tempo ma ti assicuro che se uno scrive qualcosa di interessante e che mi colpisce alla fine arrivo fino in fondo. 🙂

  • Giovanni says:

    C’è una cosa che non capisco di questo post, ovvero la necessità di doverti in qualche modo “giustificare” delle scelte che fai, come giustamente dici tu, “a casa tua”.
    Capisco più di ogni altro che ad un certo punto ti rompi pure e sbotti, ma alla fine dei conti, semiologi a parte, per chi scrivi? per te stesso o per chi ti legge?

  • Mitì says:

    La lunghezza è cosa assai relativa; tu hai uno “stile” estremamente scorrevole nell’esprimerti, sia a voce che per iscritto.
    In termini di tempo, ci metto molto meno a leggere i tuoi post che altri, magari di sole 10 righe, che però devo rileggere 25 volte prima di capire cosa diavolo vogliano dire. ;-*

  • Tom says:

    Ormai la lunghezza dei tuoi post è diventata un tratto distintivo: se ti mettessi a scrivere post sintetici probabilmente qualcuno ci rimarrebbe male 😛

  • Ninna says:

    Orso: tu e suz insieme SIETE logorroici all’inverosimile. ma questo non significa che io non apprezzi la cosa. 😉

    Suz: sarà che i tuoi sono gli unici post lunghi che riesco a leggere comunque. 😛

  • maxzulli says:

    Questo post è troppo lungo.

  • sul web vale in generale lo stesso principio della vita: meglio sperimentare cose nuove 🙂 a me friendfeed piace ma temo che diventerà uno strumento di nicchia nei prossimi mesi. il vero di notizie e persone è già facebooK perché ci si può iscrivere anche se no avere un blog, perché è uno strumento fres aggregatore co, semplice, molto visivo. facebook aggrega le persone alla grande, piaccia o non piaccio il suo mestiere è questo.

  • Raibaz says:

    A me la critica dellaggente che rugna che i tuoi post son troppo lunghi pare un po’ quella di chi giudica i libri in base al numero di pagine, eh…nonostante la lunghezza, io non ho mai fatto fatica ad arrivare in fondo a un tuo post, segno che cmq li si legge facile e scorrono via a dovere, mentre mi capita di vedere post molto più corti che però devo rileggere N volte per capire che ca**o stanno dicendo.

    Quindi, capisco l’irritazione per la purga di Amauri (e per il fatto che il derby sia stato una partita veramente noiosa), ma direi che puoi tranquillamente ignorare la critica, visto anche che come dici giustamente, se ti ci diverti va benissimo così 🙂

  • gluca says:

    secondo me la tendenza generale a non leggere i post lunghi è vera: è il riflesso online della poco volonta’ italica (di quella del mainstream almeno) a leggere, e della particolare propensione invece a chiaccherare.
    ma siccome i tuoi sono stra-lunghi, e anche rari, a volte, il tuo pubblico di nicchia non te lo toglie nessuno 🙂

  • grRRiiz says:

    ecco, faro’ leggere a ross cosi’ la smettera’ di dirmi che io e te si e’ logorroici…
    [letto il commento sembrera’ che non abbia capito una cippa del post, ma non e’ vero e apprezzo]

  • Giorgio says:

    So che stai trangugiando una cosa che si chiama derby…
    Che tu sappia essere sintetico ed ermeneutico ce l’hai dimostrato, tanto che ti abbiamo esortato a dettagliare.
    Ma sto parlando di lavoro, già!
    Saluti.

  • Maxime says:

    Tutto ‘sto casino solo per fare una marchetta a FrindFeed? Scherzi a parte, se io fossi un giudice e questa fosse la tua difesa, io la sposerei in toto. Premesso che non c’è un cazzo di cui giustificarsi. 😉

  • Tu mi ricordi Sam e a volte anche Toby (The west wing). Vedi te chi ti sta piu’ simpaico. Poi siccome sei un genietto dellapenna/tastiera non vedo perche’ non puoi scrivere come e quanto vuoi. Ora che la gggente arrivi qui e rompa le palle ecco mi sembra giustissimo che tu abbia suggerito alla suddetta gggente che se ne vada pure da qualche altra parte. Mica hai la porta chiusa giusto? Questa e’ casa tua. Io leggo i post lunghi e corti, perche’ a me piace leggere chi argomenta bene. La ggente dice sempre che non legge libri ma guardo le figure. Cazzi loro. Sii fiero di essere bravo a scrivere. E morta li’.

  • catepol says:

    Come esplodere il sintetico concetto “Il blog è mio e ci faccio il cavolo che voglio” 🙂
    (giuro di aver letto fino alla fine, di concordare con quello che scrivi, e giuro anche che la lettura non m’è pesata, semplicemente perchè m’andava di leggere fino in fondo). Un salutone

  • remyna says:

    beato te che hai questo bel dono! ti invidio un po’

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