Non ora, non qui

September 8th, 2008 § 29 comments

Finisse così, finisse dopodomani, non vorrei, davvero.

Sono poche le cose che ti fanno fare i bilanci. Di solito è una disgrazia altrui, un addio improvviso, qualcosa che ti fa fare i conti col fatto che i tuoi giorni non sono garantiti e da un momento all’altro qualcuno potrebbe fare Mela-Q su quel piccolo task che chiami vita.

Superati i trent’anni capita che il bilancio lo fai, perché i padri invecchiano e le mamme imbiancano e ti specchi nella paura della mortalità altrui, per scoprire che assomiglia in modo preoccupante alla tua. Magari lo fai anche prima, da più giovane, ma è difficile che il concetto di fine ti colpisca con tutta la sua forza sillogistica, nel periodo di vita in cui ci si crede immortali o giù di lì.

Questa volta è diverso, perché non c’è il male di un dolore sfiorato o scampato a farti fare Il Bilancio. C’è giusto di mezzo, nel mio caso, il Monte Bianco e un po’ di Valle d’Aosta. E poi quella terra di nessuno tra la Svizzera e la Francia, dove c’è il CERN, un luogo pieno di tubi sottoterra, di fisici un po’ schizzati e di adolescenti in gita di classe, più o meno disposti a credere che lì nei tubi accade qualcosa di atomico.

Certo fa sorridere pensare che la fine del mondo potrebbe provenire da lassù, nelle stesse stanze dove, visto che si erano stufati dei tubi, un giorno hanno inventato il World Wide Web. E fa ridere ancora di più pensare che Dan Brown in “Angeli e Demoni” aveva previsto questo  scenario per filo e per segno.
Libri orribili che diventano profetici. È davvero la fine del mondo.

Fatto sta che fai Il Bilancio da lucido, da non-reduce.
E scopri che hai vissuto. Tanto, nel mio caso.
Se esiste un parametro che misura la densità di vita, i miei giorni sono stati densi. Fin troppo, forse, almeno fino ad una decina di anni fa. Poi ho rallentato, sovraccarico. E ho scelto la qualità sulla quantità. E forse ho sbagliato, perché non ho tenuto da conto la noia. Non so dirlo, sono confuso.

Quello che è certo è che questo bilancio a freddo, per quanto hai vissuto “denso”, è sempre in negativo.
Perché non conta quello che hai fatto, provato, sentito. Conta tutto quello che non hai vissuto, ogni secondo di qualcosa che ti sei perso.

E vorresti ammazzarti, se non ci pensasse già un buco nero made in Switzerland, per ogni volta che ti è stato detto “Enrico, dai, vieni…” e tu hai tergiversato, innamorato del non fare niente lì sul divano, o ipnotizzato di fronte ad una fondamentale replica di Willy il Principe di Bel Air.

È come l’ultimo giorno di vacanza, quando all’ultimo tuffo in mare prima di partire per l’autunno maledici tutte le nuotate che non hai fatto.
E sai che passerà un anno prima di rivedere il mare da vicino.

Tutto quello che non sei stato, che non hai visto, che non hai toccato, che non hai provato ti si para di fronte al naso mentre tiri le somme del bilancio. E mette un gigantesco segno meno di fronte a qualsiasi esame esistenziale.

Il saldo è negativo, per quanto cerchiamo di rincuorarci, di rassicurarci, di contare su quello che abbiamo, che abbiamo avuto e che siamo stati. E mentre in momenti come questi ogni rinuncia passata suona come stupida, l’illuminazione.

Io non lo so cosa sia morire e credo non sopravvivrò all’esperienza per  poterlo raccontare (…). Ma mi sono convinto che morire da vivi sia considerarsi soddisfatti, finiti, pieni: avere il bilancio in positivo.

Ecco la più grande forza che dovrebbe animare ogni singola giornata di una vita: l’insoddisfazione, il rimpianto, la voglia innata di qualcosa di più, il senso di privazione, di ingiustizia.

La realtà è che vivi solo se sei insoddisfatto  e sai che ogni tua conquista ti avvicina asintoticamente alla Grande Soddisfazione.
Vivi e cerchi, scavi, combatti, ti incazzi. I Greci chiamavano questo belligerante senso di ingiustizia hybris e con 6 lettere dicevano tantissimo.

Avevano capito che l’uomo è una macchina alimentata ad insoddisfazione, a desiderio di “più”.
E non a caso avevano messo in mare, nei loro miti, un uomo chiamato Ulisse, che voleva andare più in là, sempre.

Sono convinto che là fuori esiste una versione dell’Odissea in cui l’uomo archetipicamente più moderno  dell’umanità intera se ne frega di Itaca, di Penelope e dei Proci e non smette di navigare alla ricerca di un “di più” che non lo soddisferà mai. E’ il personaggio che ho ammirato di più in vita mia.

Se sopravvivremo alla più grande minaccia proveniente dalla Svizzera dopo gli Swatch da collezione e se mai avrò un figlio, vorrei che da qualche parte nel suo nome ci fosse la parola “Ulisse”, come augurio per una vita piena di voglia di vita.

Ho paura di morire?
No, ho paura del non vivere, dell’inerzia, dei giorni di spiaggia in cui inspiegabilmente non ti tuffi in mare anche se è splendido, delle ragazze con cui non ci hai provato perché boh, era troppo uno sbattimento, di tutti i “no, mi basta un caffè” che ho opposto ai “vuole la carta dei dolci?”, preso da chissà cosa.

Ecco perché non vorrei che tre 48 ore qualcuno a pochi chilometri da casa mia dicesse un “ooops!” e finisse tutto.

Non mi fa affatto paura la possibilità di vivere, visto che finora mi si è presentata ogni giorno e l’ho sottovalutata.
Mi spaventa il contrario: l’esperimento va bene e, pieno di sollievo, accendo la Playstation e rimando tutto, perennemente, a domani, quando forse avrò più voglia.

Vorrei avere il coraggio e la forza di guardare il buco nero negli occhi mentre, innocuo, mi passa accanto. E scoprire che l’esperienza mi ha reso migliore.

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§ 29 Responses to Non ora, non qui"

  • Cle` says:

    Al di la’ dei relativismi e delle punzonate mediatiche, anche al di la’ dell’esperimento riuscito, mi stupisco ancora della mancanza di raziocinio negli umani e nella loro infinita ignoranza mi tange ancora la potenza che essi attribuiscono ai media e ai tromboni echeggianti..

    Nemmeno alla Fortezza delle Scienze sarebbero stati in grado di riprodurre un buco nero tale da risucchiare il Grande Mazinga, Venus, Boss e il Generale Nero.. finche’ persistera’ la creduloneria senza conoscienza (gia’, perche’ si scrive cosi’) non mi stupisco nemmeno dei bilanci. Anche se in questo caso e’ ben fatto =)

  • nives says:

    aiuto mi è scappato un iprevedibile con 2 v

  • nives says:

    Perchè ci vuole la minaccia del buco nero del CERN per fare dei bilanci e finire a rammaricarsi? I buchi neri sono tanti, imprevvedibili e ogni giorno ci sfiorano. Bisogna vivere il momento: col senno di poi non si costruisce niente e si ci rompe solo le b…. a furia di se avessi. Ho un solo timore, che il mio buco nero possa ingoiare o sfiorare troppo da vicino chi più amo e chi non può e sa ancora difendersi. Vivi oggi: del doman non c’è certezza (scriveva un antico saggio goliardico che non si faceva mancare nulla) e, per quanto riguarda il ieri, l’acqua passata non macina più.

  • Eazye says:

    sì lo so che si dice beneamata o benemerita… (cfr.) é una vita che me lo sento dire… 😉
    Comunque secondo te si riesce a farlo “montare” sto buzz?

  • Suzukimaruti says:

    Eazye: guarda che la mazza che si usa nell’espressione è “beneamata” e non Benedetta.

    In ogni caso Benedetta Mazza suona bene ugualmente.

  • stellavale says:

    Anche per stavolta, siam vivi. Io un po’mi sento morta, ma passerà. Spero.

  • Eazye says:

    COMPLETAMENTE O.T.

    Benedetta Mazza MISS ITALIA SUBITO!
    Dai vi prego gente, smuovete le acque per Mazza Benedetta, certo magari non si riuscirà a farla vincere a SalsomaggioreLevicoRecoaroFiuggiMontecatiniTERME, ma sono convinto che la blogsfera italiana possa almeno farla vincere su tutti i sondaggi online! VOTATE Mazza Benedetta numero 8!
    Vi invoco virtualmente a ritagliare un nanosecondo di cazzeggio per la causa.
    Andrei Neiboschi Coimaschi

  • odiamore says:

    Grazie a Federico, finalmente! E comunque, a parte tutta ‘sto parlare di LHC senza neanche sapere di cosa si sta effettivamente parlando (il che ha un po’ rotto le scatole), ben vengano i bilanci e anche i momenti di tristezza… se poi servono a qualcosa!! Enrico, io i bilanci nelle ultime settimane li ho fatti perché, stavolta, mi è toccato intravedere la malattia più da vicino. Ma, anche per questo: il nostro progetto?????? Ti abbraccio, nonostante tutto 😉

  • G says:

    Uhh banalità…

  • Sonia says:

    Quoto “degra” al 100%.

    Secondo me l’insoddisfazione è la madre del vittimismo e non ho mai visto nessuno che si consideri “vittima della sfiga” combinare qualcosa di buono spinto da questa consapevolezza.

  • eazye says:

    io in questo clima di panico generale e generalizzato finalmente ho deciso di prendermi cura del mio fisico malandato…
    e comunque aspetto il 21 Ottobre (giorno del primo test vero e proprio) prima di fasciarmi la testa…

  • Mitì says:

    Scriverei qui le stesse identiche, sagge parole di Andrea. E aggiungerei altro, se non fossi al galòp sotto un meraviglioso cielo bolognese blu come non s’era mai visto, col profumo delle tagliatelle al ragù che viene dalla cucina e in procinto per partire per Roma dove mi aspetta una casa da rendere bellissima e una festa piena di amici da organizzare per il mio amore che il 10 compie 50 anni. Per me nessun rimpianto, mai, da anni e anni: solo “oggi” meravigliosi.

  • Giovanni says:

    La penso come te. Il mio rammarico più grande però sarebbe quello di non sapere cosa sarebbe potuto accadere. Ho una morbosa curiosità nei confronti del futuro e che sia domani o fra cent’anni la fine del mondo o la mia scomparsa, sono sicuro che questa curiosità si placherà difficilmente.

    Una volta però, un amico mi ha detto che questa curiosità passa il giorno in cui si diventa padre.
    A quel punto forse il mio pensiero più grande sarà fare in modo che mio figlio non perda nulla, che colga tutto quello che la vita offre di bello.

    Sono abbastanza sicuro di questo.

  • Federico D'Ambrosio says:

    Piccola nota tecnica: il CERN fa qualcosa che i raggi cosmici fanno da sempre, senza creare buchi neri.

    Anche se si creasse un buco nero, sarebbe talmente piccolo da sparire per radiazione di HAwking in milionesimi di secondo.

    Anche se sopravvivesse, probabilmente schizzerebbe via. Se non lo facesse, non sarebbe mai in grado, nemmeno nell’intera durata dell’Universo, a mangiare niente di rilevante.

  • Suzukimaruti says:

    Andrea Beggi: ti capisco benissimo e ora mi rendo conto che quanto hai scritto ieri sullo stesso tema è assolutamente complementare a quanto ho scritto.
    Vero, l’inquietudine, l’irrequietezza fa figo ma non paga. E’ in effetti la sua funzione e smette di essere tale nel momento in cui paga :-).

    La realtà è che di fronte alle rose non colte c’è chi si gode il raccolto, chi ambisce le altre rose e chi, come me, sta lì nel mezzo col joypad della Playstation in mano. E nell’imminenza della fine sente un grande bisogno di rose e, col rimpianto, dilaga.

  • Andrea Beggi says:

    Come siamo diversi: io cerco di trarre il massimo da quello che mi viene offerto in un determinato momento, senza pensare alle opportunità diverse, che tanto sono troppe e non le potrei comunque cogliere tutte.
    Sarà anche l’età, ma mi sono accorto che alla fine l’inquietudine fa figo ma non paga.
    Mi sembra che anche nelle piccole e solite cose si possano trovare infinite sfumature.
    Amare la rosa che non hai colto a scapito di quella che hai in mano è inutile, e allontana dalla serenità.

  • degra says:

    A parte che mi sembra una cagata, giusto degna di Dan Brown, io invece ci starei.
    Però se ci fosse solo un “oops” e poi il nulla.
    Dover sapere che fra 4 anni finirà tutto e non poterci far niente, già non mi piacerebbe proprio.
    Io bilanci non ne faccio (ho sempre odiato la contabilità, anche se invece mi tocca fare i bilanci 2-3 volte all’anno) perchè non mi va di giudicare il mio operato: beno o male che sia, se ho fatto ciò che ho fatto, di sicuro c’era una ragione. E se in quel momento mi sembrava giusto, lo era, e per me lo resta.
    Non rimpiango nulla, perchè ho sempre deciso per me (e per un motivo, anche se magari non mi ricordo quale), quindi se avessi voluto diversamente, avrei deciso altro.
    Come non mi piace appellarmi alla sfiga per le cose che non sono andate come volevo. Amen.

    Certo che gli svizzeri mi stanno sempre meno simpatici: dopo aver tentato di costruire una centrale a biomasse truffaldina nel mio paese, adesso vogliono implodere il mondo?

  • passifalsi says:

    @Axel “Mi sto toccando da mezz’ora. Cazzo!”
    A me di solito basta molto meno.

  • errore 🙂 i paradisi migliori sono quelli perduti

  • @palmasco i paradisi perduti sono quelli perduti (proust) 🙂

  • digito says:

    il mondo finirà a causa di un buco svizzero. una forma di groviera ci ingoierà tutti. verremo mangiati dal formaggio.

    ora che ci penso, è apocalittico. (?)

  • Attila says:

    Spero che non si debbano passare i tornelli anche per la fine del Mondo… o che almeno non occorra presentarsi con la carta di identità… 😉

  • azael says:

    il commento di palmasco vale il post

  • calca says:

    ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh 😉

    infatti diceva “gigio” con accento spagnolo … 😉

  • Axell says:

    Mi sto toccando da mezz’ora. Cazzo!

  • Suzukimaruti says:

    e il tragico era che tu non ti chiami Gigi 🙂

  • calca says:

    bellissima riflessione.
    una volta una ragazza splendida mi disse:

    “gigi devi andare”

    per spronarmi nel fare le cose, per abbandonare quel “divano” che non ti fa assaporare la vita.

    ps. se non sbaglio, se veramente si formerà il buco nero avremo 4 anni per goderci questi ultimi momenti ..

  • palmasco says:

    Diciamo che questo post mette l’accento, nella frase “le rose che non colsi”, sul “non colsi”.

    Mentre l’esperienza vera, vedrai, a un certo punto ti allontana dal senso di bilancio personale, per mettere l’accento sulle rose.
    Erano rose? Non erano rose? Che rose erano? Quante rose ci sono? Qual’è una rosa? Com’è una rosa?

    Pur restando en quete, inquieto traduzione italiana, “in cerca” originale francese, allora la scorza dell’interesse cambia parecchio. Perfino da una posizione non verticale sul divano 🙂

  • Vai afk, il 10 è il mio compleanno. Non c’era data migliore per finire il mondo.

    E comunque, per sdrammatizzare, stavo pensando di fare una versione reppah di questo post.

    Sarebbe curioso venire risucchiato da un buco nero enorme, quel “buco nero” di cui noi maschietti siam sempre alla ricerca.

    Non è che il buco nero sia per caso la fica dell’Universo?

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